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Real-Roma, Lopetegui: “Roma più forte dello scorso anno”

Alla vigilia della partita tra Real e Roma ha parlato in conferenza stampa l'allenatore madridista, Julen Lopetegui, affiancato dal capitano dei blancos Sergio Ramos:

Domani è la sua prima partita di Champions. Emozionato?
"Sento un forte senso di responsabilità. Mi fa molto piacere poter giocare questa partita domani. Vogliamo giocare una grande partita, abbiamo molta ambizione".

Per la prima volta il Real gioca in Champions senza Ronaldo. Questo Real è più debole? Più forte?
"Noi ci concentriamo soltanto sui calciatori che abbiamo. Questa è una rosa che può essere competitiva in tutte le competizioni a cui è iscritta, Champions inclusa".

Mariano e Vinicius ancora non hanno mai giocato. Conterà anche su di loro? 
"Mariano viene convocato regolarmente e conto su di lui. Può far parte dell’11 titolare o partire dalla panchina. Vinicius sta giocando per il Castilla, è bravissimo, e se avremo bisogno di lui prenderemo le decisioni adeguate".

Ha notato un cambiamento per i giocatori francesi del Real che hanno giocato il Mondiale? 
"I giocatori accumulano esperienza e quella del mondiale è straordinaria. Per quanto riguarda Lucas deve migliorare come calciatore. L’esperienza al mondiale ha giovato a tutti".

Chi gioca domani in porta?
"Non ho ancora preso decisioni. Entrambi i nostri portieri sono di altissimo livello e qualsiasi decisione prenderò domani sarà quella giusta".

Marcelo e Modric stanno accusando l’alto ritmo della preparazione? 
"Per la preparazione è vero. I giocatori dopo il Mondiale vengono reintrodotti in squadra gradualmente. Tutti i problemi però sono ormai passati. La rosa del Real è molto ampia e per me sono tutti titolari".

Roma semifinalista di Champions. Che partita si aspetta domani?
"Lei ha descritto la Roma molto bene. L’anno scorso la Roma ha eliminato Atletico e Barcellona. La rosa della Roma è più completa, l’allenatore è lo stesso quindi gli automatismi sono collaudati. Mi aspetto un avversario ancora più forte di quella dell’anno scorso e che venga imbastita una partita straordinaria".

Ha fatto molto turnover. Sta sperimentando? 
"Faccio le rotazioni per affrontare ogni partita al meglio tatticamente. Se giochiamo ogni tre giorni dobbiamo cercare soluzioni alternative. La nostra rosa è molto ampia".

Le tre Champions vinte da Zidane le mettono pressione?
"No assolutamente. Dico chapeau all’allenatore che ha vinto tre Champions ma noi facciamo quello che dobbiamo fare. Sono molto ambizioso e ho molto entusiasmo. Siamo fiduciosi nei nostri mezzi".

Come sta Keylor Navas? Come vive il duello con Courtois? 
"Sta bene, è un lottatore. Sta lottando come tutti i suoi compagni".

Modric come sta? 
"Sta bene, sempre meglio. La sua estate è stata intensa. Ha un certo bisogno di riposo ma sta andando benissimo, ogni giorno meglio".

Quale sarà il suo stile di gioco? Verticalizzazioni o più pazienza nell’attaccare? 
"I ritmi vertiginosi che ci sono state nelle partite hanno significato che c’erano tanti cambi da fare. L’importante è gestire il ritmo a secondo delle fasi della partita".

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Real-Roma, ecco i convocati di Di Francesco: out Pastore

Dopo l'allenamento mattutino, Eusebio Di Francesco ha diramato la lista dei convocati per la sfida di domani sera alle 21.00 contro il Real Madrid. Assente Pastore, che oggi non si è allenato col gruppo, Coric e Luca Pellegrini, che non saranno della partita.

Ecco l'elenco completo dei convocati:

Olsen
Mirante

Karsdorp
Jesus
Kolarov
Marcano
Santon
Fazio
Florenzi
Manolas

Cristante
Lo. Pellegrini
De Rossi
Zaniolo
Nzonzi

Perotti
Dzeko
Schick
Cengiz Under
El Shaarawy
Kluivert

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Allenamenti

[VIDEO e FOTO] – Trigoria. Rifinitura in vista del Real Madrid, assente Pastore

Giornata di rifinitura in casa Roma prima della partenza direzione Madrid, dove domani alle 21.00 contro il Real è atteso l'esordio stagionale in Champions League. Alle 11, nel centro sportivo Fulvio Bernardini, i calciatori si sono ritrovati agli ordini di Eusebio Di Francesco in una seduta di allenamento parzialmente aperta alla stampa. Unico assente Pastore, ancora alle prese con un infortunio al polpaccio destro che lo tormenta dai tempi del PSG. La squadra partirà per la Spagna al pomeriggio, intorno alle 15.30: attese in serata alle 19.00 le dichiarazioni del tecnico e di Daniele De Rossi in conferenza stampa. Presenti a bordo campo anche il ds Monchi e Ricky Massara, mentre la squadra svolge il classico torello di riscaldamento e una serie di scatti ed allunghi sul terreno di gioco.

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Di Francesco: “Mi aspettavo un inizio migliore, ci manca continuità. Kluivert qui diventerà un giocatore importante, del Real prenderei Asensio”

Alla vigilia di Real Madrid-Roma, Eusebio Di Francesco è protagonista di una lunga intervista rilasciata ai microfoni del quotidiano spagnolo AS. Ecco le sue parole:

Poco più di un anno fa la sua Roma è stata sorteggiata in un gruppo con Chelsea e Atlético. Immaginava poi di sfiorare la finale?
È stata una grande cavalcata, e siamo arrivati ​​dove siamo arrivati ​​con molto merito. Speriamo di poterlo ripetere.

Il ritorno contro il Barça ha scritto una pagina di storia.
Mi rendo conto di quello che abbiamo fatto ogni giorno, i tifosi me lo ricordano quando attraversiamo la strada. Ero molto calmo alla fine della partita.

Non hai sentito qualcosa di speciale?
La sensazione è stata meravigliosa, ma ho vissuto tutto con l'equilibrio che ho quasi sempre e che non avevo un paio di settimane fa, quando mi sono rotto la mano per dare un pugno alla panchina.

Come hai motivato i tuoi giocatori dopo l'andata finita 4-1?
Spiegando che in 90 minuti può succedere di tutto. Ci ho creduto così tanto che ho fatto delle rotazioni nelle precedenti partite di campionato, contro la Fiorentina, e mi hanno criticato. Lì, tuttavia, è iniziata la rimonta. Dopo la gara ho incontrato Chiellini e Buffon e mi hanno detto che eravamo un incentivo per la loro partita contro il Real. Ci sono andati vicini…

Quando hai deciso di sorprendere Valverde con una difesa a tre giocatori?
Al di là dei numeri, l'atteggiamento, la mentalità, l'aggressività in ciascuna area del campo hanno fatto la differenza. Sapevo che con quel modulo potevamo pressare meglio.

Hai sentito che la tua squadra è stata sottovalutata?
Non leggo i giornali, ma era normale considerarci l'avversario più 'facile'. La bellezza del calcio è che sa come sorprenderti.

C'è qualche rimprovero riguardo alla semifinale con il Liverpool?
C'è sempre. Se arrivi lì, vuoi la finale. Alcune decisioni arbitrali non ci hanno aiutato, ma quella mezz'ora ad Anfield ci ha ferito molto ed è stata colpa nostra.

E ora, con quale obiettivo ritorni in Champions?
Sappiamo che tutti si aspettano una Roma con desiderio, con una mentalità offensiva e seguiremo questa strada. Vedremo con quali risultati.

Quanto è cambiata la tua Roma?
Ora abbiamo un altro anno di lavoro insieme, mi aspettavo un inizio migliore in Serie A. Dobbiamo trovare continuità nelle nostre prestazioni.

Non c'è più Alisson…
Sapevamo che potevamo perderlo. C'erano offerte irrinunciabili per il club e il giocatore. Ha avuto il desiderio di andarsene.

I tifosi non hanno preso molto bene le cessioni di Strootman e Nainggolan.
Kevin voleva anche una nuova esperienza, è stata una sua decisione. Mentre per Radja è stato fatto un diverso ragionamento. Ma voglio guardare avanti.

È complicato gestire undici nuovi acquisti?
Da una parte sì, ma avere giovani talenti interessanti e calciatori con tale entusiasmo è uno stimolo.

Justin Kluivert quanto può crescere?
Molto. Diventerà un giocatore molto importante per noi. È più istintivo che razionale, dovrebbe migliorare su questo.

Dzeko si è appena laureato in management dello sport. Sacchi ha ragione: la testa vale più dei piedi…
Nel calcio moderno è così, e Edin ha tutto. A volte gli dico che è felice e che non dovrebbe farlo, perché penso che sia uno degli attaccanti che più si ricorda di Van Basten. Ora, in aggiunta, ha ancora più cultura e dovrò stare attento a come parlo (ride).

Come hai visto il tuo amico Totti nel suo primo anno come dirigente?
È stato un anno di trasformazione, sta gradualmente comprendendo cosa vuole essere "da grande". Averlo vicino è prezioso, al di là del suo ruolo è un amico, un supporto… Ho un ottimo rapporto con lui.

Gli eredi del romanismo come De Rossi e Florenzi fanno la differenza?
Dico sempre che un giocatore di calcio o un allenatore dovrebbe innamorarsi della squadra nella quale lavorano e aiutano a trasmettere quel sentimento di appartenenza.

Lavorare con Monchi è così speciale?
So che è al mio fianco e non davanti a me, come dice lui. Ha una notevole conoscenza del calcio internazionale e si sta adattando al calcio italiano. Qui si cercano più forza fisica e senso tattico, in Spagna più tecnica. L'ideale è una miscela.

Madrid non ha un direttore sportivo. Pensi che questo modello possa funzionare in Italia?
Non ci credo. Qui gli allenatori sono abituati ad avere un manager che si occupa dei trasferimenti.

La prima in Champions sarà contro i campioni. Senza CR7 sarà una situazione più affrontabile?
Sono ancora forti, dicono i primi giorni. Hanno più qualità con la palla, meno errori, molti leader… Ci sono bravi giocatori che sono alla base della nazionale spagnola.

D'altra parte, l'arrivo di Cristiano in Italia cambia la Serie A?
È un valore in più per il campionato, ha portato l'interesse di più paesi e questo è buono. Per lo scudetto, la Juve si era già dimostrata forte senza di lui, non cambia molto. L'hanno preso per avere più forza in Europa.

A chi vorresti dare il Pallone d'oro?
Per la carriera, l'avrebbe meritato Buffon. Forse non quest'anno, ma in generale se lo meritava. Quindi, Messi è ancora un giocatore che cambia le partite da solo e Cristiano allo stesso modo. Il portoghese magari non lo vedi ma improvvisamente è decisivo. E in difesa… Sergio Ramos è il migliore.

E se lo vincerà Modric?
Sarebbe meritato, anche per quello che ha fatto con la Croazia. Sarebbe il dovuto riconoscimento per un giocatore di grande qualità.

Cosa pensi di quello che è successo a Lopetegui prima della Coppa del Mondo?
Forse i tempi non erano adeguati o mancavano di chiarezza. Ma non l'ho vissuto di persona, quindi non posso esprimere un'opinione.

Come cambia Madrid senza Zidane?
Zidane ha fatto qualcosa di straordinario. Ho amato la sua serenità, il suo equilibrio, mi congratulo anche con lui per come ha lasciato Madrid, con grande eleganza. Era il mio centrocampista preferito, il mio idolo. Anche come allenatore ha dimostrato di essere un grande. Lopetegui cerca di dare più organizzazione, come se giocassero di più insieme, con più aggressività. Prima che il Real Madrid dava la sensazione di dormire per poi svegliarsi improvvisamente, ora vedo una squadra più consistente.

Dopo tre Champions ci sarà ancora fame di vittorie?
Sì, hanno la mentalità per vincere sempre, come la Juve in Italia. In Spagna ci sono due o tre squadre del genere, il Barça, l'Atletico con Simeone… Hanno il desiderio di prendersi ogni trofeo, ogni partita. Mi piace.

In Italia non esiste un tale desiderio?
Lo stiamo ritrovando. Negli ultimi anni solo la Juve ce l'ha avuto, ma ultimamente stanno crescendo squadre come Napoli, Roma, Inter, Milan o Lazio.

La favorita per la Champions?
Il Liverpool si è rafforzato molto ed essendo stato finalista è un grande candidato. Poi metto il City, che ha uno dei migliori tecnici del mondo.

Quale giocatore di Madrid sarebbe perfetto nella sua Roma?
Asensio.

Lo vedi come un futuro pallone d'oro?
Sì, sono sicuro che ci arriverà. Mi piacerebbe averlo per la sua età, la qualità che sta dimostrando e che avevo già intuito, la capacità di adattarsi a ruoli più offensivi e per il suo talento.

Ha già elogiato Ramos, un difensore che ha segnato più di 80 gol nella sua carriera. Eppure, ci sono quelli che lo criticano.
Bene, grazie a Dio lo criticano. Vorrei averlo avuto…

Benzema dice che ora gioca di più lui. Ti piace?
Se ogni allenatore lo usa, significa che ha delle qualità importanti. Si mette al servizio della squadra, crea spazi per i suoi compagni di squadra, è intelligente, capace di giocare per gli altri e segnare goal.

Ti ricordi Dzeko in questo senso?
Sì, è vero, anche se con meno forza fisica.

Courtois e Keylor: chi metteresti?
Non è un mio problema, per fortuna. Anche se è un ottimo problema…

Adesso alla guida della Spagna c'è Luis Enrique, che ha anche allenato a Roma.
Mi piace molto, qui ha dato qualcosa di nuovo anche come metodologia. Conoscere Roma lo ha aiutato, poi ha fatto grandi cose al Celta e al Barça. A volte devi passare attraverso un fallimento o qualcosa che non va come volevi. Ha carisma, personalità e idee.

Oltre a Zeman, tra i suoi riferimenti ha citato anche Guardiola. Ti senti più vicino alla filosofia del calcio spagnolo?
Non sono d'accordo con la vecchia mentalità italiana "difensivista", che tuttavia mi ha insegnato molto. Devi sapere come attaccare e difenderti, farlo bene. Guardiola, in questo, era un precursore come Sacchi in Italia, che cercava di dominare le partite. Sono idee che bisogna avere dentro e provare a trasmettere.

In Italia si dice che le squadre spagnole difendono male. È vero?
Beh, immagina se avessero difeso ben … (ride). Lo fanno in modo diverso, cercano di essere nel mezzo del campo avversario e accettano i duelli individuali. Non c'è una verità assoluta, la Francia ha vinto la Coppa del Mondo con un calcio un po' più difensivo. Ognuno ha una mentalità, la spagnola è diversa e l'italiana si sta evolvendo. Si sta avvicinando a quella degli altri campionati, dove non c'è paura di affrontare il rivale nell'uno contro uno, mantenendo però identità.

In Italia Ronaldo avrà più difficoltà?
Le sta già avendo, ma la sua forza verrà fuori nel corso del campionato. Spero che non succeda a Roma, ovviamente (ride).

Faticherà di più a segnare 50 gol?
È presto per dirlo, ma penso che sarà più complicato.

L'Italia può uscire dalla crisi cambiando la sua filosofia di gioco?
Sì, ed è qualcosa che deve nascere dalle giovanili, senza dubbio. Fortunatamente, molti club stanno già provando a cambiare.

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Manolas: “La Roma è una squadra in costruzione, abbiamo perso giocatori importanti. L’obiettivo è tornare in Champions il prossimo anno”

Intervistato tra le colonne dell'edizione cartacea odierna di Marca, noto quotidiano spagnolo, Kostas Manolas torna a parlare della notte di RomaBarcellona, commentando l'accoglienza che il Santiago Bernabeu sta preparando per lui. Nella lunga intervista, il greco ha modo di affrontare anche il difficile momento della Roma, alla vigilia dell'esordio in Champions League. Ecco le parole del giallorosso:

"Dicono che mi applaudiranno. Va bene, sarà divertente, ma all'inizio del match penserò soltanto a vincere con la mia squadra al Bernabeu".

Che giocatore è Manolas? Come pensa che la ricordano gli appasionati di calcio spagnoli?
"Sono un giocatore che dà sempre tutto per la squadra, però credo che in Spagna mi ricordino per il gol al Barcelona prima di ogni altra cosa. È logico, è servito alla squadra per arrivare in semifinale. Voglio essere sempre positivo, aggresivo, ma al servizio dei compagni".

Che succede alla Roma in questa stagione in cui non gioca e non rende come nella scorsa?
Non possiamo fare una cosa simile. Giochiamo contro i campioni ed è già difficile per questo. Dobbiamo andare al Bernabéu a giocare la nostra partita con la testa positiva. Sempre.

Il problema è la difesa, l'attacco o la mentalità?
Il problema non è la difesa o l'attacco ma l'atteggiamento. Dobbiamo difendere tutti e attaccare tutti. Una squadra non dipende da quattro difensori o tre attaccanti. È una questione di gruppo.

La Roma è arrivata ad un passo dalla finale, è possibile ripetere questo risultato?
Sì, molto, molto vicini. Sbagliammo nella prima gara contro il Liverpool e nello shock al ritorno. Due rigori non concessi, un'espulsione perdonata ai reds. Per questo non abbiamo raggiunto la finale.

È stata giusta la vittoria del Real Madrid?
Certo. È il miglior club, ha i migliori giocatori, è la miglior squadra al mondo. Non è casualità se ha vinto tre Champions League consecutive. Nessuno ci era riusciuto e ci sarà un motivo. Nessun può dir nulla sul fatto che l'ultima Champions è stata vinta dal Real.

Si dice che il Real Madrid vince sempre le partite importanti, è vero?
Il Real è campione perché ha giocatori con molta personalità e carattere che lo rendono un club temibile e con molta esperienza perché giocano insieme da molto tempo. Hanno perso Ronaldo, ma credo continueranno alla stessa maniera.

E la Roma? Ha giocatori con questa personalità?
La Roma è una squadra in costruzione. Abbiamo perso giocatori importanti, ma non dobbiamo pensare a questo ma a fare le cose bene in campo.

Qual è l'obiettivo della Roma in questa stagione?
Tornare in Champions nella prossima stagione, arrivando tra le prime quattro. Sappiamo che la Juventus è la squadra più forte del campionato, però saremo lì sperando in un'opportunità per noi. In Champions l'obiettivo è superare il girone e proseguire passo dopo passo senza mollare nulla.

Real Madrid e Champions League vanno di pari passo, vero?
È qualcosa di reale. Lo dice la storia. Il Real Madrid partecipa da sempre ed è una squadra molto forte. Nessuno ha raggiunto i traguardi del Real. Ne vi si è avvicinato.

Il Bernabeu aspetta Manolas per accoglierlo a braccia aperte…
Il Bernabeu è uno stadio molto bello, tra i migliori. Sarà un piacere giocarci, fare una buona prestazione con la mia squadra. Darò il massimo.

Manolas è un idolo per i tifosi del Real, lo sà?
(Ride, ndr). Davvero? Abbiamo eliminato il Barcellona con una mia rete, una squadra con tanti campioni. Non so se sono un idolo come dice, però so che darò tutto per la mia squadra e qualsiasi cosa arriverà sarà buona.

Si aspetta un omaggio?
Non lo so. Lo dice lei ed è quello che trapela. Per me sarà un piacere se i tifosi del Real Madrid mi accoglieranno bene. So che mi stanno aspettando.

Che ha provato nel momento del gol al Barcellona?
È stato il giorno più bello da quando gioco a calcio. Siamo riusciti ad eliminare il Barcellona, una squadra fortissima con Messi, Suarez, Pique… Una sensazione unica, incredibile, con tanta felicità.

Che pensava?
Era una cosa unica, impensabile. Vincere 3-0 col Barcellona al ritorno! Non ricordo una gara persa dal Barcellona 3-0. Il PSG? Parlo di una partita decisiva. Una cosa è vincere, un'altra eliminare una squadra così.

Si è messo a correre come un bambino…
Pensavo solo che restavano ancora 7 minuti e che il Barcellona non doveva segnare. Volevo restare concentrato e pesare a questo. Prima, è chiaro, volevo celebrarlo, gridare, dividere la mia gioia con tutti i miei compagni, ma allo stesso tempo abbiamo iniziato a caricarci per tenere alta l'attenzione perché la partita non era terminata.

Quanti messaggi hai ricevuto?
Tanti, cento… Alcuni da tifosi del Real Madrid.

Il suo miglior gol?
Dici? Certo. È stato il momento più felice per me, senza dubbio.

Che cosa è passato nella testa dell'autore del miracolo?
Non pensavo a nulla, veramente. Volevo soltanto vivere il momento della fine della partita con i miei compagni e con la tifoseria. Questo cercavo. Continuo ad emozionarmi.

Ha incontrato negli ultimi mesi alcuni madridisti per la strada?
Solo per messaggi. Cento di loro. Congratulazioni, messaggi di incoraggiamento e di quanto quel gol fosse importante per loro.

Sono state realizzate anche delle parodie…
Sì, sì. Ne ho vista una. Divertente. Ma non la ricordo (ride, ndr).

Real Madrid o Barcellona?
Sono due grandi squadre. Quando ero piccolo tifavo per l'AEK Atene, la mia squadra. Real e Barca sono due ottime squadre, tra le miglieri al mondo, però oggi sono della Roma. Non posso avere un'altra squadra. Da piccolo tifavo AEK e poi ho firmato per l'Olympiacos, ma era differente. È calcio.

Crede che il Real senza Ronaldo sia meno forte?
È un grande campione, ma il Real resta il Real. Ora gioca di più come squadra. Adesso si metteranno in mostra giocatori come Bale che ha sempre sofferto Ronaldo, come tutti. Era qualcosa di ovvio e ora potrà uscir fuori il talento di molti di loro e della squadra come tale. Sicuramente.

Ha paura del Real?
Mai. Ne la Roma ne io possiamo aver paura di fronte a nulla. Rispetto sì, ma paura no. Hanno una grande squadra, un centrocampo stupendo, ma paura no.

Nell'ultima estate si è parlato di Manolas al Real Madrid.
Io non ho parlato con nessuno del Real Madrid. Non so cosa si sia detto. Si possono dire molte cose, però io non le ho fatte.

In Serie A Ronaldo monopolizza l'attenzione, c'è di più oltre a lui in Italia?
Ronaldo negli ultimi anni è stato ad un livello eccezionale, il migliore del mondo. Ha segnato tantissimo, tante Champions, un Europeo col Portogallo, tante buone partite. È stato stato ad un livello incredibile ed è logico che si parli di lui.

Si sta per assegnare il Pallone D'Oro, Ronaldo, Modric o Salah?
Non lo so. Forse è arrivato il momento di cambiare. Modric ha fatto molto con la Croazia e con il Real Madrid. Ronaldo dà spettacolo in tutti i match, segna tanto… È complicato scegliere.

Che giocatori del Real Madrid sceglieresti per la Roma?
Tutti, si puo?

Non lo so, ora Monchi è lei…
Tutti i giocatori del Real Madrid potrebbero giocare nella Roma. È normale. Modric o Sergio Ramos, per me il miglior difensore del mondo e sarebbe un piacere giocarci affianco.

E della Roma nel Real Madrid? Manolas?
Non lo so. Non posso dirlo io. Sono un giocatore competitivo a cui piace dare tutto. Questo sì che posso dirlo.

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A Madrid con De Rossi. Gioca la Roma più esperta

Nei momenti di difficoltà c’è bisogno di affidarsi alle (poche) certezze che si hanno. Come sottolinea il Corriere della Sera, quelle di Eusebio Di Francesco e della Roma si chiamano Daniele De Rossi, per quello che riguarda le questioni di campo, e Francesco Totti per tutto il resto. Ancora una volta dovranno essere i due «capitani» ad indicare la strada: De Rossi comincerà a farlo questa sera in conferenza stampa, Totti lo ha fatto con un’intervista al Match Program della società in presentazione di Real Madrid-Roma. «La speranza – sono le sue parole – è ripartire in Champions League da dove abbiamo lasciato». Nonostante la falsa partenza in campionato, con 5 punti in 4 partite, Totti è fiducioso: «Abbiamo un organico e una squadra per fare bella figura, anche se davanti abbiamo dei marziani. Dobbiamo affrontare il Real Madrid con tranquillità, lo spirito giusto e la consapevolezza di essere competitivi». Di Francesco, domani, ripartirà da Daniele De Rossi. Al suo fianco – o nel ruolo di mezzala nel 4-3-3 o in quello di centrale nel 4-2-3-1 – ci sarà Steven Nzonzi. Ancora out Javier Pastore, che non partirà per Madrid. Per la terza maglia in mezzo al campo il ballottaggio si restringe a Cristante e Pellegrini, con il primo favorito sul secondo non solo per il gol realizzato contro il Chievo, il suo primo in giallorosso. In difesa sarà confermato Florenzi sulla destra, mentre Fazio si riprenderà il posto al centro al fianco di Manolas, con Kolarov a sinistra. Davanti il ballottaggio è solo sugli esterni – El Shaarawy, Perotti, Cengiz e Kluivert sono in lizza per due maglie – perché al centro si ripartirà da Edin Dzeko.

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Crisi e difesa nel caos. Totti sprona la squadra “Ripartiamo da Madrid”. L’addio a Maria Sensi

LA REPUBBLICA (F.Ferrazza) – «Tutti uniti quando va bene, ma ancora di più se va male». È Edin Dzeko a richiamare l’attenzione sulla necessità di compattarsi, fare gruppo, restare uniti per non disperdere completamente le energie consumate dallo sconfortante pareggio casalingo contro il Chievo. Così, mentre la Roma di ieri e quella di oggi dava l’estremo saluto a Maria Sensi, moglie del presidente del terzo scudetto giallorosso, la testa di dirigenza e giocatori si è immediatamente proiettata al primo impegno stagionale in programma domani sera a Madrid. Totti, De Rossi, Di Francesco, Monchi e Baldissoni si sono presentati al funerale della signora Maria ieri mattina, alla chiesa di San Lorenzo fuori le mura, stringendosi intorno al dolore delle tre figlie e di tutta la famiglia.

Oggi sarà il capitano della Roma, Daniele De Rossi, insieme al tecnico, a presentarsi davanti alla stampa, in Spagna, per provare a spiegare il momento, regalare all’esterno la sensazione che non tutto sia perduto – la Roma ha numeri difensivi tremendi, con 7 gol presi nelle prime 4 giornate – visto che il cammino europeo è appena all’inizio. «Ripartiamo da dove abbiamo lasciato – prova a caricare l’ambiente, Totti – anche se non è semplice ripetersi in competizioni di questo livello, ma cercheremo di arrivare il più lontano possibile. Il Real è una squadra di marziani, ma abbiamo l’organico per fare bella figura. Consiglio alla squadra di scendere in campo con serenità e tranquillità perché abbiamo un gruppo forte». Di Francesco dovrebbe affidarsi al 4-2-3-1, con De Rossi e Nzonzi insieme a centrocampo a fare da diga.

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Ma cos’è questa crisi?

IL MESSAGGERO (A.Angeloni – M.Ferretti – U.Trani) – Roma in crisi. Viaggio tra cause (evidenti) e rimedi (possibili): c'è da evitare di rovinare la stagione. Ecco il dibattito a Il Messaggero.

Perché la Roma ha subito questa involuzione tattica?
«Perché in alcuni ruoli, a cominciare dagli intermedi di centrocampo, c'è poca scelta, nonostante i 12 colpi nell'ultimo mercato. Così alcune mosse sono obbligate. Spesso diventano azzardate o controproducenti».

Quali sono le responsabilità di Di Francesco?
«Non aver detto pubblicamente, come è successo l'anno scorso, in quali ruoli avrebbe voluto i principali rinforzi; non aver difeso il titolare Strootman come fece a gennaio con Dzeko; aver cambiato troppo nelle ultime partite, disorientando la squadra e sconfessando se stesso».

Che cosa si può fare da qui a gennaio, quando riaprirà il mercato?
«Scegliere il sistema di gioco e utilizzare i giocatori adatti senza guardare in faccia nessuno, big e giovani. Anche a costo di rinunciare a mettere in campo gli acquisti di quest'estate. Se oggi non sono pronti, meglio non bruciarli. Aspettandoli ci guadagna la squadra. Del presente e magari anche del futuro».

Il mercato è stato sbagliato?
«Più che altro poco mirato all'esigenze dell'allenatore. L'errore più grave: aver ceduto Strootman senza poterlo sostituire. In più dall'estate del 2017 la Roma cerca l'esterno alto a destra di piede mancino. Dopo Mahrez, niente da fare nemmeno con Malcom. L'acquisto andava fatto a gennaio. O quantomeno bloccato il giocatore. Il terzino destro, con Karsdorp in chiaro ritardo, andava preso».

Le cessioni, alcune almeno, erano evitabili?
«Le plusvalenze sono la priorità della proprietà Usa. I migliori, se la società ha l'intenzione di restare al vertice in Italia e in Europa, non si cedono. Se proprio è necessario lasciarli andare, bisogna rimpiazzarli con giocatori dello stesso livello. Spesso non accade».

Perché Di Francesco non si è opposto/imposto di più durante l'estate?
«Perché gli è stato detto chiaramente che almeno Alisson e Nainggolan sarebbero stati ceduti. E che gli avrebbero preso l'esterno alto a destra di piede mancino».

La Roma non va bene anche per un problema legato alla preparazione?
«Non si può escludere, nel senso che almeno contro l'Atalanta e il Milan i giocatori hanno giocato solo mezza partita. Ma il problema è che la Roma non ha stabilità. C'è bisogno di tempo per ritrovare la sintonia tra i reparti e quella tra i singoli».

Di Francesco rischia il posto?
«Attualmente no. Monchi, anche in pubblico, lo difende e lo sorregge. E' chiaro che i risultati possono complicare la sua avventura a Trigoria. Oggi è sotto osservazione. Più in campionato che in Champions».

L'eventuale cambio dell'allenatore cosa modificherebbe?
«Dipende dal tecnico scelto, ovviamente. La Juve è distante da 7 anni e si è fatto poco per avvicinarla. La Roma spesso è stata più debole dall'anno precedente».

Quali sono le responsabilità della società?
«La rinuncia alla continuità: la rosa viene sempre smontata e rimontata».

Perché la squadra viene smantellata ogni anno?
«Inizialmente per il Fair Play Finanziario. Oggi per ringiovanire la rosa e provare ad abbassare il monte ingaggi».

Quale obiettivo ha la Roma in questa stagione?
«Come ha detto Totti, la Juve fa un campionato a sé. Quindi la squadra di Di Francesco punta ad arrivare dal 2° al 4° posto».

Non c'è il rischio che i giocatori, senza avere l'obiettivo di vincere, siano meno motivati?
«I giocatori sono professionisti strapagati e non dovrebbero neppure ipotizzare un cosa simile. Devono giocare e dare il massimo sempre e comunque».

Considerata la strategia di mercato della Roma che, da anni, prevede sempre cessioni eccellenti, non è che i giocatori si sentono sempre di passaggio?
«Lo dicono loro, nelle interviste: Schick sogna lo United, Kluivert il Barça».

Come mai Dzeko ha spesso il muso?
«Forse è il suo carattere o forse non si sente tatticamente a suo agio perché ogni anno deve abituarsi a nuovi compagni. Ma non può e non deve essere un alibi».

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[FOTO] – Dzeko: “Uniti quando quando va bene, ancor di più se va male”

"Tutti uniti quando va bene, ma ancora di più se va male. #forzaRomasempre": questo il messaggio di Edin Dzeko sul proprio profilo Instagram, dopo il brutto pareggio contro il Chievo e in vista dell'impegno di mercoledì sera al Santiago Bernabeu conro il Real Madrid, quando i giallorossi saranno chiamati a non sfigurare e possibilmente a sorprendere al cospetto dei padroni incontrastati della Champions League dell'ultimo triennio. 

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Champions League, Totti: “Proveremo ad andare lontano anche questa volta”

La Roma torna al Bernabeu e torna al Bernabeu il dirigente Francesco Totti. “Colui che fece il gran rifiuto” rubando le parole a Dante Alighieri, l’unico calciatore ad aver detto no al Real Madrid. La sua è stata una scelta d’amore. E oggi, lavorando a stretto contatto con il ds Monchi e Eusebio Di Francesco sa che la Roma ha le carte in regola per scendere in campo tranquilla, serena, consapevole della propria forza. La prima gara della Champions League partendo “da dove siamo arrivati lo scorso anno”, parola di Francesco Totti che ha rilasciato uni'intervista al Match Program della Roma: 

Riparte la Champions League, la competizione per club più affascinante di tutte.
“La Champions League, è sicuramente la più importante competizione per club. Ci sono squadre blasonate, molto competitive, squadre che hanno fior fiore di campioni. Partecipare aquesta competizione è la massima aspirazione per ogni giocatore”.

Con quali ambizioni inizia la Champions League della Roma, soprattutto dopo quanto fatto lo scorso anno in Europa?
“La Champions della Roma inizia con la speranza di ripartire dove siamo arrivati lo scorso anno. È l’augurio che ci facciamo noi della Roma e soprattutto se lo fanno tutti i tifosi
giallorossi. Sappiamo che non è semplice ripetersi in competizioni di questo calibro, ma cercheremo di arrivare lontano e di portare la Roma in Europa più in alto possibile”.

Era presente al sorteggio di Montecarlo. A distanza di qualche giorno, a mente fredda, come guidica il girone della Roma?
“Sulla carta è meno difficile rispetto a quello dello scorso anno, ma poi in campo è tutta un’altra storia. Sappiamo bene che la Roma le partite sulla carta un po’ più semplici non
sempre le gioca ad altissimi livelli, quando invece si trova in partite più complicate si trasforma, perciò dobbiamo entrare in campo con un unico obiettivo, qualificarci agli ottavi”.

Qual è il suo giudizio dei nostri avversari?
“Il sorteggio lo si può giudicare buono, ma allo stesso tempo anche negativo. Se togliamo il Real Madrid, le altre due Viktoria Plzen e CSKA sono due squadre molto competitive. Se sono arrivate in Champions vuol dire che sono forti. E quando incontri squadre forti può uscire qualunque risultato”.

La partita d’esordio, almeno sulla carta, sarà la più complicata. Che gara si aspetta al Bernabeu? 
“Sulla carta potrebbe essere la più difficile, sono i campioni d’Europa, a Madrid, in uno stadio un po’ particolare, differente da tutti gli altri stadi. Affrontandola nella prima gara del girone potremmo riuscire a giocare una grande partita, sicuramente la squadra ci proverà, perché abbiamo l’organico per fare bella figura, anche se davanti abbiamo dei marziani”.

Il Bernabeu fa più paura o crea più stimoli?
“È uno stadio può incutere timore, ma che può essere al contempo da stimolo. Non capita spesso di giocare a Madrid e quando accade cerchi sempre di fare bella figura”.

Totti e il Bernabeu, un legame forte, che ha scandito momenti importanti della sua carriera. Cosa ricordi del 30 ottobre del 2002?
“In quello stadio ricordo cose belle, ma anche momenti brutti. Però sono più i ricordi belli in questi venticinque anni di carriera. Nel 2002 il primo gol a Madrid con una vittoria, per 1-0. Uno dei ricordi più belli della mia carriera. Dopo tantissimi anni una squadra italiana era tornata a vincere al Bernabeu, con un mio gol. Per me è stata una doppia soddisfazione. In quel momento però pensavo più alla squadra che a me stesso”.

Nel 2016, tutto lo stadio le tributò una standing ovation.
“Quando entrai a pochi minuti dalla fine tutto lo stadio si alzò in piedi. È stato il coronamento alla mia carriera. Per me è stato un giorno memorabile, indimenticabile. In quel rettangolo di gioco ne hanno visti di campioni, ne sono passati tanti e tanti giocatori ci sono tutt’ora. Vedere tutta la gente in piedi che mi applaudiva, non me lo aspettavo. Per questo li ringrazierò infinitamente perché ogni volta che ho giocato al Bernabeu mi hanno sempre trattato con i guanti bianchi, in tutto e per tutto”.

A distanza di tempo, può raccontarci come andarono le cose con il Real Madrid? È vero che tra i vari tentativi di portarla in Spagna, le inviarono una maglia del Real con il suo nome?
“C’è stato un momento nella mia carriera, dal 2004 in poi, nel quale hanno cercato di portarmi a Madrid in tutti i modi. Mi mandarono la maglia del Real con 10 Totti per “aiutarmi” a passare con loro. Il Presidente non posso dire che mi chiamasse spesso e volentieri, ma ha provato in tutti i modi di entrare in contatto con me. In quel momento ero abbastanza titubante, ero con un piede di qua e uno a Madrid. Ero molto indeciso… Poi però l’amore ha prevalso su tutto. L’amore per la maglia, per questa città, per questa gente… per tutti quelli che mi hannoaiutato in questi venticinque anni ad indossare la fascia di capitano con una sola maglia”.

Le è capitato di incontrare negli ultimi tempi il presidente Florentino Perez, cosa le ha detto?
“Mi è capitato spesso di rincontrarlo, anche l’ultima volta ai sorteggi a Montecarlo. Mi saluta sempre con affetto e gratitudine. Però ogni volta mi fa la stessa battuta, perché sono stato l’unico giocatore che non è riuscito a portare al Real, e lui non se ne è mai fatto una ragione. Nell’ultima partita che ho giocato contro di loro ha voluto una maglia autografata con la scritta "l'unico giocatore che ha detto no al Real Madrid”.

Oggi che Real incontra la Roma? È una squadra diversa rispetto allo scorso anno, è cambiato l’allenatore ed è partito Ronaldo.
“La Roma incontra un’altra squadra rispetto a quella dello scorso anno, per modo di dire. È andato via il pezzo pregiato, Cristiano Ronaldo. Ha cambiato l’allenatore, ma nonostante il cambio di due pedine non penso che troveremo un Real Madrid ridimensionato, anzi. Troveremo una squadra sempre difficile da battere, difficile da affrontare. Noi cercheremo di sfruttare ogni minima occasione per metterli in difficoltà”.

Nell’organico attuale c’è Modric che ha sempre detto che lei è il suo idolo. Crede possa vincere il pallone d’oro?
“Quest’anno penso abbia buone possibilità di vincerlo… ancora se ancora non ho capito come si vince: bisogna vincere un trofeo oppure perché sei più forte come giocatore, sono due cose ben differenti. Negli ultimi quindici anni Ronaldo e Messi sono stati extraterresti… quelli che fanno parte di un’altra categoria. Modric è un fuoriclasse, extraterrestre anche lui, ha vinto tanto e fatto un grande mondiale. Ha buone possibilità di vincere, anche se penso che alla fine vincerà Ronaldo”.

Se dovesse assegnarlo lei, invece?
“Lo darei a Modric, anche per cambiare e credo sarebbero contenti anche Ronaldo e Messi”.

Se potesse, quale calciatore toglierebbe a Lopetegui?
“Se potessi ne toglierei tanti, non un giocatore in particolare… Io farei giocare tutti, sono giocatori che fanno divertire e di calciatori così più ce ne sono e meglio è”.

Cosa consigla di fare e di non fare alla squadra?
“Se dovessi dare un consiglio alla Roma, le direi di affrontare il Real con serenità, con lo spirito giusto. Con la serenità di essere una squadra competitiva, certo affronti la squadra top della competizione, però anche loro ogni volta che ci incontrano, riusciamo a metterli in difficoltà. Hanno quei piccoli problemi in attacco, difesa e centrocampo e dobbiamo riuscire a sfruttarli al massimo. Insomma, dobbiamo andare al Bernabeu con la serenità e la tranquillità di essere una squadra forte”.