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SERIE A TIM

Biraghi: “La fascia di Astori non si tocca, pagheremo eventuali multe”

Dal ritiro della Nazionale riprende quota la polemica sulle fasce di capitano personalizzate. A rilanciarla è il terzino sinistro in forza alla Fiorentina, Cristiano Biraghi, che si rivolge alla Lega di Serie A: "la fascia da capitano della Fiorentina dedicata a Davide Astori non si tocca. Se la Serie A ci multerà, pagheremo le multe". Messaggio chiaro e forte ai dirigenti della lega che hanno stabilito sanzioni per i capitani che non si atterranno alle disposizioni della fascia unica e uguale per tutti.

Già Daniele De Rossi e Alejandro "Papu"Gomez non si erano attenuti alle nuove regole in queste prime tre giornate di campionato. La questione della fascia dedicata a Davide Astori potrebbe di sicur riaprire il dibattito intorno a una disposizione assurda e incomprensibile copiata e incollata dalla Premier League, lega da cui, a ragion veduta si potrebbero prendere e mutuare mille altri spunti o iniziative, come la riforma della Coppa Italia in stile FA Cup. Invece no, nei palazzi del potere, come spesso accade, si discute del sesso degli angeli. 

Giorgio De Angelis

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SERIE A TIM

Nazionale, Zaniolo: “Sono felicissimo. Mio padre ha pianto, io quasi”

La novità più sorprendente delle convocazioni diramate dal ct della Nazionale, Roberto Mancini, risponde al nome di Nicolò Zaniolo. Il centrocampista, arrivato in estate a Trigoria nell'ambito dell'operazioneNainggolan, ha raccontato ai microfoni della Rai l'emozione per questa nuova avventura. 

A chi devi dire grazie per questa convocazione?
Devo dire grazie al mister, allo staff e alla Roma che ha creduto in me.

Ti fa piacere essere l’esempio dei giovani che stanno crescendo?
Si è bellissimo essere qua. Il percorso in Under 19 mi ha aiutato molto e ora vediamo che succede.

Sei più un interno o trequartista?
Sono più interno ma posso fare anche il trequartista. Questi sono i due ruoli che posso fare.

Tuo padre ha confessato di essersi messo a piangere…
Si è vero ho chiamato lui e si è messo a piangere. Anche io ci sono andato vicino ma ero felicissimo e quasi incredulo.

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Allenamenti

Trigoria. Lavoro individuale per De Rossi, Perotti e Florenzi nella seduta mattutina

Nonostante l'assenza dei convocati in Nazionale, la Roma continua la propria preparazione con i giocatori a disposizione tra le mura di Trigoria. Agli ordini di Di Francesco, il gruppo è stato impegnato in una sessione d'allenamento mattutina, con l'obiettivo di preparare la gara interna contro il Chievo, ma ancor prima l'amichevole contro il Benevento di domani pomeriggio. Ancora lavoro individuale per Perotti, Florenzi e Mirante, a cui oggi si è aggiunto Daniele De Rossi.

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Tifosi

Roma, da oggi in vendita i tagliandi per il derby

Con un comunicato diramato attraverso il proprio portale web, la Roma ha reso noto che a partire dalle ore 10:00 di giovedì 6 settembre 2018 sarà possibile acquistare i biglietti per la gara di campionato Roma-Lazio. Il calcio di inizio del derby d'andata è previsto per le ore 15:00 di sabato 29 settembre.

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NEWS

Totti: “Scudetto? Le aspettative devono essere altre. Giochiamo dal secondo posto in poi, la gente deve saperlo. Dobbiamo stare vicini a Di Francesco”

Torna a parlare Francesco Totti, dopo un'estate lontana dai riflettori. Lo storico capitano giallorosso ha commentato il momento della squadra e il mercato, insieme a Vincent Candela, ai microfoni dell'emittente radiofonica della Roma. Ecco le sue parole: "Sappiamo tutti quello che ha fatto Candela da calciatore, quelli erano bei tempi". 

Che ne pensi di questo momento?
È un momento particolare, nessuno si sarebbe aspettato questo inizio di stagione. Non si può però dopo tre partite parlare di colpe di qualcuno o di qualcun'altro, il campionato è ancora lungo e bisogna essere realisti. La Juventus fa un campionato a parte, noi dobbiamo farne un altro con Inter, Milan, Napoli e Lazio. La gente deve sapere questo, le aspettative devono essere altre. Visto quanto fatto lo scorso anno è normale che si cerca di migliorare, ma farlo vorrebbe dire vincere il campionato e fare la finale di Champions in questa stagione. Tutti inizialmente tentano di darsi questo obiettivo, ma la realtà è un'altra. Noi cerchiamo di arrivare tra secondo e quarto posto, questo è l'obiettivo principale. Poi cerchiamo di superare il turno di Champions e dobbiamo essere uniti, accantonando le voci fuori da Trigoria e facendo gruppo.

C’è unità tra allenatore, società, dirigenza e squadra?
Le chiacchiere da bar, giornalisti, radio e tutto il resto, le dobbiamo lasciare fuori, portarle in casa genera problemi. La realtà dei fatti la sappiamo solo noi. Di Francesco è uno dei migliori tecnici italiani, è giovane, ha carattere e non si fa influenzare da nessuno. Col tempo dimostrerà il suo valore, lo ha fatto non solo a Sassuolo, già lo scorso anno lo ha fatto qui. Poi Roma è una piazza particolare, tutti si aspettano risultati e tutti vogliono vincere. Si dice che qui non si vince da molto, ma anche le altre squadre non lo fanno, lo fa solo la Juve. Dobbiamo stare vicini al mister, noi società e i tifosi soprattutto, che sono la gran parte di spinta per fare bene durante le partite. I tifosi della Roma sono orgogliosi e calorosi, senza di loro non possiamo andare da nessuna parte. Insieme possiamo uscire fuori da quello che non è un tunnel, il mister sa cosa fare e la squadra deve essere brava a seguire le sue idee e i suoi pensieri. Vedremo ancora una Roma come quella di due mesi fa, grande in Italia ed in Europa.

Hai portato i fazzoletti per Schick e Kluivert? Ho letto che piangono…
Quando si va in Nazionale si cerca di tirar fuori ai giocatori le cose non dette. Sono ragazzi, giusto che vogliano giocare, vuol dire questo apprezzamento verso la Roma e loro stessi. Anche io a 18 anni volevo sempre giocare. Sono due ragazzi eccezionali, con grande futuro, su cui la Roma punta forte. Faranno vedere il loro valore. Hanno detto le stesse cose che avrei detto io a 18 anni.

Monchi è sotto attacco per una campagna acquisti e cessioni nella quale si è preso delle responsabilità.
Il ds si sarà mosso insieme alla società in determinati modi. Ha venduto grandi giocatori ma allo stesso tempo ne ha acquistati, con prospettive future e pronti a far bene. La Roma ha una squadra forte, e nessuno può dire il contrario, lo dicono anche i numeri dei convocati in Nazionale. Su Monchi adesso sono parole superflue, a fine anno si tirerà una riga e si faranno le valutazioni in base ai risultati. Se non ne avrà portati sarà giusto criticarlo. Gli alti e i bassi non fanno bene alla squadra ne hai tifosi, bisogna avere equilibrio. Quattro punti in 3 partite sono un bottino che ci può stare visti gli impegni affrontati, tutti vorrebbero vincere sempre ma non si può, forse solo una ci riesce (ride, ndr). La squadra è forte e deve lottare per vincere, non deve avere alibi, poi se ci si riesce o no bisogna essere realisti.

Hai rivisto le immagini del tuo addio?
Non ho riguardato la partita dell'addio, ho rivisto le immagini del post dato che ogni tanto Christian e Chanel le guardano. Ogni tanto riguardare ciò che è successo è piacevole, fino ad un certo punto. Fu una giornata surreale, non per l'addio, ma per le facce della gente, mi sono rimaste impresse. Rappresentano la sincerità, l'amore che ho per loro e loro per me. Fosse per me non riguarderei mai quelle immagini, ma sono comunque piacevoli quando mi capita.

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NEWS

[VIDEO] – Iturbe, che reazione! L’ex Roma perde la testa

Sembra non riuscire ad uscire dal periodo negativo che ormai lo attanaglia Juan Manuel Iturbe. Al minuto 59 della gara tra Pumas e Tampico Madero andata in scena questa notte, l'ex giallorosso è stato richiamato in panchina dal tecnico David Patiño, mostrando chiaramente in diretta tv il proprio malcontento per la decisione dell'allenatore: sguardo basso, qualche insulto, calci alla panchina e lancio di una bottiglietta d'acqua il bilancio della concitata manifestazione di protesta. L'argentino, al termine del match, ha voluto però porre le proprie scuse riguardo l'accaduto: "Vorrei chiedere scusa ai miei compagni ed al mio allenatore – il messaggio dell'attaccante affidato a Twitter -. Non era mia intenzione, ma la impossibilità di proseguire a giocare mi ha portato a reagire così, in questo momento sto cercando di recuperare la forma dopo la lesione. Era solo uno sfogo, ora voglio pensare solo al futuro". Il riferimento è alla rottura del crociato avvenuta lo scorso gennaio.

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Rassegna stampa

Allarme a Trigoria. La Roma corre poco e lo fa anche male

I giallorossi, sono addirittura diciottesimi nella classifica stilata dalla Lega per chilometri percorsi: di meno corrono solo Udinese e Sampdoria. In questi giorni il tema della condizione atletica è al centro delle analisi relative alla falsa partenza dei giallorossi. Anche se poi Eusebio Di Francesco nella conferenza pre-Milan ha analizzato la situazione così, riferendosi alla precedente partita pareggiata con l’Atalanta: «Paradossalmente abbiamo corso quanto loro, ma abbiamo corso peggio, male e con poca qualità di corsa». Probabile sia così, anche se l’impressione che resta dei primi tempi giocati proprio contro Atalanta e Milan è di una squadra che faticava ad andare dietro al ritmo degli avversari. Tranne poi, però, fare meglio nella ripresa. Il che, evidentemente, vuol dire che non può essere un problema di condizione fisica ma, forse, proprio di qualità di corsa. La tabella della Lega è comunque chiarissima, la Roma in queste prime tre gare ha corso per una media-partita di 106,192 chilometri, ben lontana dai 115,143 del Bologna, in vetta alla classifica davanti a Chievo, Milan e Cagliari. Il problema è che la Roma è molto indietro anche rispetto ai chilometri percorsi da ogni rivale diretta per il traguardo finale: Milan 113,797 chilometri di media, Inter 110,748, Lazio 110,355 e Napoli 106,708. Con la Juve, appunto, quasi a quota 108. l problema, ovviamente, si ripercuote anche sulle statistiche individuali, dove i giocatori della Roma sono tutti molto indietro. Il primo, per intenderci, è Daniele De Rossi, che con 10,944 chilometri percorsi a gara è in 45a posizione nella graduatoria italiana. Molto più indietro, tra l’altro, gli altri giallorossi, con Aleksandar Kolarov solo 76° (10,672 chilometri a gara) e Federico Fazio addirittura 105° (10,344). In realtà un (ex) giallorosso in alto ci sarebbe, ed è Kevin Strootman: 14° (11,569). Ma ormai l’olandese è un giocatore del Marsiglia. Intanto Di Francesco ha rinunciato al meeting degli allenatori d’élite d’Europa a Nyon, preferendo restare a Trigoria per lavorare con quel che resta in questi giorni della Roma. Nel frattempo nel fine settimana dovrebbe riaggregarsi al gruppo Perotti, la prossima settimana potrebbe essere invece la volta di Florenzi.

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Calciomercato

I frutti dei vivai sacrificati alle facili plusvalenze

LA REPUBBLICA (M.Pinci) –  La Serie A non crede più nel vivaio, o se ci crede è bravissima a nasconderlo. Esattamente 4 anni fa, per tutelare i giovani italiani, la Federcalcio di Tavecchio impose (dal 2017) le rose a 25 giocatori con l’obbligo di avere in organico 4 giocatori formati in Italia e 4 prodotti dal proprio vivaio. Oggi, delle 20 squadre di Serie A, nessuna ha in rosa 4 calciatori oltre i 22 anni cresciuti in casa propria. Ci va vicina solo la Samp che ne ha 3, mentre cinque squadre non ne hanno saputo indicare nemmeno uno: tra queste, c’è l’Inter reduce da due scudetti Primavera consecutivi. Altri club non sono riusciti nemmeno a completare la lista dei 4 formati in un qualsiasi vivaio italiano. Unica attenuante: la soglia a 22 anni (alzata quest’anno, prima era a 21) consente di utilizzare giovani "italiani" sotto quell'età senza inserirli in lista (Lorenzo Pellegrini della Roma e Federico Chiesa della Fiorentina).

Più preoccupante suona allora un altro dato. Quello che racconta come mezza Serie A – 9 club su 20 – non abbia mai schierato in questo torneo calciatori usciti dai propri settori giovanili. Non necessariamente giovani, non necessariamente italiani. Ma ragazzi che, come da criteri Figc, abbiano passato almeno 3 anni nel vivaio. Tra queste, anche due grandissime come la Juventus – ha in organico Rugani e Kean, ma non li ha mai impiegati, ancora – e di nuovo l’Inter, che a dire il vero non è che abbondi di ragazzi formati ad Appiano: gli unici sono il terzo e quarto portiere, Berni e Di Gennaro. Ma tante altre non hanno tenuto in casa atleti che sui propri campi sono cresciuti, anzi spesso sono stati immolati per rincorrere plusvalenze facili, le stesse su cui ha acceso i fari la Procura della Figc. Curioso che nell'elenco dei "cattivi" finisca l’Atalanta: scuola di tradizione mitica, da cui però ha attinto solo per utilizzare l’attaccante Barrow, che nelle giovanili bergamasche ha passato giusto 18 mesi, di cui solo 12 da tesserato. Discorso analogo per Okwonkwo del Bologna e Kiyine del Chievo: complicato definirli giocatori cresciuti con queste squadre. Così, finisce che l’esempio "virtuoso" lo offrano le solite: il Milan di Cutrone, Donnarumma e Calabria è la squadra che utilizza di più – e meglio – i propri prodotti. La Roma si difende grazie a De Rossi, Pellegrini e Florenzi, mentre la Lazio ha Strakosha e le comparse Murgia e Cataldi, 10 minuti in due. Il Cagliari dà continuità a Sau e Barella, le altre fanno poco. O nulla. Se l’estate ha bocciato il progetto delle squadre B, ora l’autunno rischia di spiegarci anche il perché.

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Rassegna stampa

Laboratorio Roma. Eusebio al lavoro

IL MESSAGGERO (U.Trani) – Lavoro e basta. Di Francesco, anche se con la rosa dimezzata per la partenza di 13 nazionali, tiene aperto il suo laboratorio. Nessuna pausa, dopo i 2 giorni di riposi concessi alla squadra. Annullato anche il viaggio a Nyon, dove ieri pomeriggio era in programma il 20° Forum Uefa per allenatori club d'elite. Eusebio è qui, non lascia la Roma in questa fase cruciale e pericolosa della stagione. E, incrociando i dati delle prime 3 partite ufficiali della stagione e analizzando i video delle stesse, cerca di correggere gli errori suoi e dei calciatori. Gli esperimenti, con già 19 giocatori utilizzati, non hanno funzionato. Gaffe dei singoli e di reparto. Tant'è vero che l'allenatore, nelle ultime ore, sta spiegando a chi è a Trigoria (sono solo 13, con Mirante, Florenzi e Perotti ancora costretti ad allenarsi a parte: aggregati i primavera Pezzella, D'Orazio e Celar) quei concetti che sono mancati nelle gare contro l'Atalanta e il Milan. Tecnica e soprattutto tattica, dunque, insistendo sul comportamento individuale e di ogni settore.

ASSETTO VULNERABILE – La difesa, a 3 o a 4 che sia, attualmente non dà garanzie. Di Francesco, pur mancando i titolari Manolas e Fazio, riparte da zero o quasi. La linea è da aggiornare e riqualificare. Di gaffe, lì dietro, ne ha viste a raffica. Le 3 reti dell'Atalanta e le 2 del Milan sono la sintesi degli errori dilettantistici commessi dai singoli. Da addestrare, quindi, i terzini, a cominciare da Karsdorp che tende a lasciare la posizione e soprattutto la corsia, pure in fase di ripartenza, accentrandosi senza motivo con il rischio di perdere palla in una zona più a rischio. Lo accoppia, nelle esercitazioni quotidiane, con Santon e con i centrali, per ritrovare la sintonia quando c'è da alzarsi o, in alcuni casi, da scappare all'indietro. Il lavoro con Fazio, Jesus e Marcano è proprio su come, a seconda delle circostanze, devono chiamare i compagni a muoversi e a sistemarsi.

ANDAMENTO LENTO – La condizione atletica incide sul rendimento della Roma (è terzultima in serie A nei chilometri percorsi: corre poco e male), ma non basta a spiegare l'involuzione della traccia, scomparsa dopo la prestazione decente di Torino. Il centrocampo è il reparto più statico: De Rossi e Nzonzi, se schierati in tandem, non permettono al reparto e quindi alla squadra di ritrovare il dinamismo, utile per l'equilibrio e la compattezza. Tra l'altro la posizione del centrale pesa sul sistema di gioco. Se si abbassa troppo per schermare la difesa, viene meno il pressing, fondamentale per Di Francesco. Che, quando riavrà i nazionali, sarà chiamato a scegliere gli intermedi del 4-3-3. Pellegrini è il più indicato, Cristante quello su cui insistere. Pastore, invece, si deve ancora abituare al ruolo. Se ne sta occupando, in prima persona, l'allenatore proprio in questa sosta.

VISTA SULL'ESTERNO – Perotti non è pronto. A Trigoria l'unico attaccante disponibile è El Shaarawy che, sulla fascia, è tra gli interpreti più affidabili. Di Francesco punta forte su Coric, già provato a sinistra, nel tridente, durante la tournée negli Usa (in più c'è il giovane Celar, inserito nella lista Uefa). Sulle corsie la Roma deve riprendere il volo. E Kluivert, dal ritiro dell'Olanda, si candida: «Voglio diventare titolare, ho lasciato l'Ajax per quello». Chi non gioca dall'inizio, si fa largo per ora a parole. Non è l'unico che, una volta fuori da Trigoria, sente il bisogno di chiedere spazio o di evidenziare quello che ultimamente non va. Sentite Schick, in versione convocato della Repubblica Ceca: «C'è un po' di confusione in partita, dovuta ai cambiamenti di mercato». Strootman, invece, fa il suo black out chiacchierato: «Non parlo della mia cessione per rispetto della Roma». Basta e avanza così.

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Perotti, da eroe a «desaparecido». La Roma può fare a meno di lui?

Pochi mesi fa era «l’uomo della provvidenza», oggi se ne sono quasi perse le tracce. Come sottolinea il Corriere della Sera, Diego Perotti è sparito dal radar di Eusebio Di Francesco per colpa di un infortunio alla caviglia, rimediato a due giorni dall'inizio del campionato, che lo costringe ancora a lavorare a ritmo ridotto. Dovrebbe tornare a disposizione per la gara con il Chievo del 16 settembre.  La sua assenza si sente, perché oltre a quelle di Dzeko e Manolas, c’è anche la sua firma in alcune delle giornate più importanti vissute da questa squadra negli ultimi tempi: suo il gol al Genoa a tempo scaduto che il 28 maggio 2017, nel giorno dell’addio al calcio di Francesco Totti, ha regalato alla formazione giallorossa l’accesso diretto ai gironi di Champions e un bel po’ di milioni da mettere a bilancio. Sempre suo, lo scorso 5 dicembre, quello che ha consentito alla squadra di Di Francesco di superare all'Olimpico il Qarabag e di raggiungere il primo posto nel girone eliminatorio con Chelsea e Atletico. Da quel risultato la Roma ha guadagnato, tra l’altro, un’altra pioggia di milioni. Pochi giorni dopo quel match è arrivato anche il rinnovo del contratto, con adeguamento dello stipendio a 3 milioni netti fino al 2021, quando l’argentino avrà 33 anni. La sua volontà è stata sempre chiara («Andare via senza aver vinto sarebbe una delusione più grande della mancata partecipazione al Mondiale») e per questo non ha preso in considerazione nessuna offerta. A gennaio, però, potrebbe ripresentarsi l’occasione per una cessione: fino ad allora l’argentino dovrà riconvincere tutti della sua importanza.