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Giorgio Rossi, l’addio dei tifosi allo storico massaggiatore romanista

Commozione e raccoglimento per i funerali dello storico massaggiatore romanista Giorgio Rossi. Oggi alle 15.30 si celebrano i funerali presso la Basilica di San Giovanni Bosco in via dei Salesiani, in zona Tuscolana.

55 anni di Roma dal 1957 al 2012, l'amore della gente romanista, che oggi ha voluto porgere l'ultimo saluto a chi per anni si è preso cura della Roma e dei Romanisti, in modo silenzioso ed educato, spesso lontano dai riflettori e dalle luci della ribalta. L'essenzialità del romanismo

Due corone da parte dei Fedayn e del Gruppo Roma, uno striscione da parte dei Boys "Ciao Giorgio". Cose semplici, come Giorgio, come i tifosi della Roma. Presente Rosella Sensi, che ha voluto sottolineare come "Giorgio era un uomo dolce, un grande professionista, ha fatto grandi cose per la Roma". 

Arriva Bruno Conti: "Grande uomo, un padre per tutti noi. Grazie a lui Lionello Manfredonia si salvò a Bologna".  Presenti anche Eusebio Di Francesco, Francesco Totti, Daniele De Rossi e Zdenek Zeman. Anche Sebino Nela ha voluto ricordarlo ai nostri microfoni: "Giorgio era forse l'unico indispensabile in questa società". Presenti, tra gli altri, anche gli ex Aleandro Rosi, Alberto Aquilani, Odoacre Chierico, Giovanni Cervone, Simone Perrotta. 

Durante la funzione ha parlato Daniele De Rossi: "Per una persona come Giorgio credo che la spontaneità sia la cosa migliore. Giorgio mi accompagnava a trovare mia figlia mentre ero in ritiro. Parlammo tanto su come si fa il padre e come si tiene una famiglia. Giorgio lo voglio ringraziare per quello. Per tutto quello che ha fatto per noi in questi anni, non lo ringrazia il capitano della Roma, ma il ragazzino che a 17 anni che era a Trigoria con lui. Era una persona veramente unica".

Anche Eusebio Di Francesco ha voluto ricordare Giorgio Rossi: "Dico una cosa sentita alla famiglia. Porto di lui un ricordo indelebile. Daniele ha detto cose importanti di Giorgio, ha insegnato a tutti ad essere se stessi nella vittoria e nella sconfitta. Quando sono andato via da Roma mi chiamava solo per dirmi che mi voleva bene. Grazie Giorgio".

Al termine della messa, durante l'uscita del feretro i tifosi hanno applaudito e intonato il coro: "Giorgio uno di noi". Infine, i romanisti hanno portato a braccio la bara per tutta la piazza, salutando con canti e applausi lo storico massaggiatore.

 

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Osvaldo: “Luis Enrique era un genio, come Guardiola”. Fu il primo allenatore della Roma USA

La Roma vive una crisi profonda, di gioco e di risultati. Tante le voci che vorrebbero un cambio in panchina, ma l'affastellarsi degli allenatori sulla panchina giallorossa non ha mai prodotto risultati vincenti negli ultimi anni. A proposito di allenatori, Pablo Daniel Osvaldo, ex attaccante della Roma, ha parlato In un'intervista a Marca del suo rapporto con i tecnici: "Pochettino ha saputo comprendermi, soprattutto nel periodo all'Espanyol. Al Southampton un po' meno, forse perché lui è cambiato, mentre io ero la stessa persona di prima. E' stato come un padre per me. 

Il migliore in assoluto è Antonio Conte: aveva sempre ragione. Sembrava vedere le cose sempre prima degli altri – ha detto l'ex attaccante, che poi ha ricordato il suo periodo romanista –  Con Luis Enrique ho avuto momenti di tensione, ma perché è una persona sincera, non ti mente mai. Come tecnico era un genio, simile a Guardiola; con lui avevi la sensazione di poter segnare 6 gol a partita". Un tecnico andato via dalla Roma tra lo scherno e la derisione, tacciato di essere uno "scienziato", salvo poi vncere tutto a livello di club una volta tornato al Barcellona.

Fu solo il primo degli allenatori dell'era americana e resistette per una sola stagione. Poi toccò a Zeman (6 mesi), Andreazzoli (6 mesi), Garcia (due anni e mezzo), Spalletti (18 mesi) e attualmente Di Francesco, in carica da poco più di un anno. Una Roma USA e getta, mangia allenatori, un progetto finalmente decollato la scorsa stagione e poi imploso nel peggiore dei modi. La soluzione? Ovvio, cambiare l'allenatore per la settima volta in 8 stagioni e ricominciare daccapo.  

Giorgio De Angelis

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Roma-Frosinone, arbitra Di Bello. Dallo Spezia al Torino, luci ed ombre giallorosse

Si rendono noti i nominativi delle squadre arbitrali che dirigeranno le gare valide per la sesta giornata di andata del Campionato di Serie A 2018/19 in programma mercoledì 26 settembre alle ore 21.00. Roma-Frosinone (diretta Dazn) sarà affidata a Marco Di Bello di Brindisi, coadiuvato dagli assistenti Posado e Galetto, oltre che dal IV uomo Piscopo, dal Var Banti e dall'Avar Liberti. Per il fischietto trentasettenne sarà la 77esima direzione in Serie A: nove i precedenti con i giallorossi, che vantano ben sette vittorie, un pareggio ed una sconfitta nel bilancio generale. Sei su sette le vittorie in campionato – con un pareggio per 0-0 sul campo dell'Empoli a completare il quadro -, mentre il brindisino è stato il direttore di gara di Roma-Spezia in Coppa Italia, sconfitta che nel 2015 rappresentò il punto più basso della gestione Garcia. Due soli incroci con il Frosinone: una vittoria in trasferta per 1-2 sempre contro l'Empoli ed una sconfitta per 2-0 proprio all'Olimpico, ma contro la Lazio. Di Bello, da segnalare, ha diretto in questa stagione l'unica vittoria romanista fin qui in A: la trasferta di Torino della prima giornata con gol di Dzeko.

Luca Loghi

ROMA – FROSINONE
DI BELLO
POSADO – GALETTO
IV: PISCOPO
VAR: BANTI
AVAR: LIBERTI

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Crisi Roma. Squadra in ritiro, annullato evento con Pellegrini al Nike Store

Tutti in ritiro a Trigoria: questa la decisione della società giallorossa dopo la deludente sconfitta di Bologna. Non si salva nessuno dalla decisione: da ieri sera i calciatori sono all'interno del centro sportivo Fulvio Bernardini, unica delega per Dzeko che ha raggiunto oggi i compagni per permettere lo svolgimento di un evento con sponsor a Milano impossibile da rimandare. Stessa sorte, invece, non ha avuto un appuntamento odierno in programma nella Capitale: Lorenzo Pellegrini sarebbe dovuto essere ospite, dalle 17, del Nike Store di via del Corso. Come apprende Rete Sport, in seguito alla decisione del club, l'evento è stato però ufficialmente annullato.

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Allenamenti

Trigoria. Squadra in campo nel primo giorno di ritiro: gli aggiornamenti

Torna in campo la Roma, dopo la sconfitta di Bologna e l'inizio del ritiro punitivo deciso dalla società e scattato già dal rientro della squadra nel centro sportivo ieri sera. Seduta d'allenamento questa mattina iniziata alle 11 sul campo C: intenso il lavoro tattico, dopo la classica attivazione muscolare con torello, in vista della gara col Frosinone in programma mercoledì sera all'Olimpico (ore 21.00, diretta Dazn). Lavora a parte chi è sceso in campo nel match di ieri. Presente anche Edin Dzeko: l'attaccante bosniaco, infatti, in accordo con la società, ieri si è allontanato dal Dall'Ara con un mezzo privato per prendere parte a un evento targato D&G a Milano. In mattinata il centravanti ha raggiunto i compagni al Fulvio Bernardini per unirsi al ritiro.

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APPROFONDIMENTI

Tutti i numeri di Bologna-Roma. Certificata la partenza ad handicap, Dzeko non la prende mai

Bologna-Roma si conclude con una contestazione, il rientro in pullman, il conseguente ritiro punitivo a Trigoria. Testa che viaggia, quella dei tifosi, al derby con la Lazio di sabato prima ancora che all'infrasettimale di mercoledì col Frosinone, l'unica squadra che in questa Serie A non è riuscita ancora a trovare il gol. Paradossalmente arriverà dopo gli emiliani, fino a ieri compagni di viaggio dei ciociari, resuscitati dalla Roma al culmine – si spera – di una crisi certificata da numeri che hanno dell'incredibile. Come quelli che ci raccontano di una vittoria, ai felsinei, contro i giallorossi che mancava dal settembre del 2012, che per la prima volta dal dicembre 1999 poi la Roma non è riuscita a trovare il gol contro i rossoblu in Serie A, che ritrovano invece la rete che mancava da 564 minuti – da quella di Verdi contro il Chievo a maggio, mentre addirittura non se ne facevano due dallo scorso aprile contro il Verona -. Se da un lato la squadra di Di Francesco ha prodotto il 72.3% di possesso palla – record per i giallorossi in una singola partita di Serie A dal dicembre del 2017, con il 77.5% contro la SPAL -, in tre delle ultime quattro occasioni compresa ieri in cui si sono tentate almeno 25 conclusioni verso la porta avversario non si è trovato il gol. Dato clamoroso se si mettono a confronto i due unici tiri nello specchio che hanno portato alle due reti del Bologna, capace di far gioire per due 'prime volte': quelle di Mattiello e Santander – era già successo in questa stagione con Rigoni dell'Atalanta -.

AVVIO SHOCK – Con quella di ieri, la Roma ha perso tre trasferte consecutive, considerando anche la Champions, per la prima volta da gennaio 2013 – con Zeman -, subendo quattro gol nelle ultime due in A, tanti quanti quelli incassati nelle precedenti 11 partite esterne di campionato. Anche i cinque punti in cinque partite fin qui messi in cascina rapprensentano un record negativo: non si registravano dal 2010/11, stagione poi terminata al sesto posto. Rispetto allo scorso anno, sono cinque i punti in meno, tre le reti fatte in meno e ben cinque i gol subiti in più, frutto di tre vittorie, un pareggio ed una sconfitta, valevoli per il 6° posto dell'epoca- ora si occupa il 14° -.

I SINGOLI – Se da un lato analizzare le prestazioni individuali nel match contro il Bologna può sembrare riduttivo, dall'altro restituisce una fotografia delle difficoltà in campo, soprattuto rispetto alla produzione offensiva. La Roma ha fatto registrare 510 passaggi riusciti, il 90% di quelli tentati – per rendere l'idea, furono 568 quelli del Real Madrid, l'88% del totale, nell'esordio Champions, mentre sono stati 557, sempre corrispondendi al 90%, quelli positivi che hanno portato al risultato di 0-2 della Juventus sul Frosinone ieri sera -. Oltre la metà di questi, 264, prodotti solamente dalla linea difensiva, ovvero da Florenzi, Manolas, Fazio, Marcano e dal subentrato Kolarov. Il singolo ad aver toccato più palloni in campo è stato proprio Florenzi: il terzino giallorosso è stato per 109 volte in possesso della sfera, producendo due tiri in porta, due occasioni da gol, due palloni persi ed 83 passaggi riusciti, più di chiunque altro. Meglio di lui, in fase di conlusione, nella Roma di ieri ha fatto soltanto Fazio – un difensore centrale -: tre tiri tentati verso lo specchio della porta, che hanno portato a due occasioni da rete, sempre da calcio d'angolo – i giallorossi ne hanno battuti 10 -. Un solo tiro per Dzeko, bottino magro che fa il paio con i 32 palloni toccati e e i 15 passaggi riusciti: ben sei i palloni persi dal bosniaco.

Luca Loghi

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Rassegna stampa

Gervinho: “Garcia un secondo padre, faceva sentire tutti importanti. Totti il migliore”

Gervinho, ex attaccante ivoriano della Roma ora in forze al Parma, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport, nella quale ha parlato anche del periodo trascorso nel club giallorosso. Ecco un estratto delle sue parole:

A diciotto anni lo sbarco in Europa. Come fu?
«Bello, ma difficile. Molto difficile. Andai in Belgio, al Beveren. Sentivo la nostalgia dell’Africa, la sera mi coricavo e mi dicevo: “Resisti, non puoi permetterti di essere triste: a te, attraverso il calcio, hanno dato una possibilità, mentre altri non hanno nemmeno quella”. Ho tenuto duro, e poi ho incontrato Rudi Garcia».

Il suo secondo papà, vero?
«Proprio così. Tutto quello che so fare sul campo me l’ha insegnato lui. E con il Lilla, quando abbiamo vinto campionato e Coppa di Francia nel 2011, mamma mia che divertimento!».

La dote principale di Garcia?
«Non pensava soltanto ai titolari, ma a tutto il gruppo. Ognuno di noi sapeva di essere importante e di avere una funzione» .

E quando l’ha chiamata alla Roma non ha avuto dubbi: via dall’Arsenal e sbarco nella capitale.
«Come si fa a dire di no a Rudi? A Roma sono stato benissimo. E ho giocato con il migliore degli ultimi trent’anni: Totti. Francesco è un re che non si comporta come tale, questa è la dote più bella. Non faceva pesare il suo ruolo, la sua classe: scherzava con tutti, raccontava le barzellette, organizzava cene. Un grande».

E com’era giocare con Totti?
«La cosa più facile del mondo. Lui ti mandava in porta con gli occhi».

In che senso?
«Ti faceva capire con uno sguardo dove avrebbe messo il pallone e tu non avevi che da correre, correre, correre. Facile, no? Garcia mi diceva sempre: se Totti è qui, tu stai dall’altra parte e accentrati, prima o poi il pallone ti arriva. Aveva ragione».

Con la maglia della Roma ha vissuto anche un episodio di razzismo a Rotterdam…
«Partita di Europa League, mi lanciarono una banana dagli spalti. Ma non parlo volentieri di questo argomento. Il razzismo è un problema per chi lo prova, molto più che per chi lo subisce. Mi accorgo che c’è, vedo le facce di chi guarda i migranti sbarcare in Europa e non tutti sono contenti. Però bisogna sapere che, se in Africa non c’è lavoro e non c’è da mangiare, questi uomini e queste donne qualcosa dovranno pur inventarsi. A quelli invece che vengono qui pensando di trovare la terra dell’oro e i soldi facili, dico che anche in Europa ci sono problemi e che ci si deve rimboccare le maniche per portare a casa un pezzo di pane».

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Ranieri: “Di Francesco uno dei migliori, quest’anno gli hanno venduto la spina dorsale della squadra”

Claudio Ranieri ha parlato del momento della Roma intervenendo a "Radio Anch’io lo Sport" sull'emittente radiofonica Radio Uno. Queste le sue parole: "Di Francesco è uno dei migliori allenatori emergenti del calcio italiano. A Sassuolo ha fatto benissimo e così anche lo scorso anno alla Roma, quest’anno gli hanno venduto la spina dorsale della squadra. Ha bisogno di stimolare il gruppo per ritrovare il bandolo della matassa, spero che gli venga fatto fare il lavoro che merita di fare".

"Quando un allenatore firma un contratto conosce la filosofia della squadra – ha proseguito Ranieri – Di Francesco sapeva a cosa andava incontro, la Roma vende da anni i pezzi migliori, poi è chiaro che un rendimento così non se l’aspettava nessuno. La Fiorentina ha cambiato tanto, ma sta volando, anche perché là i giovani se li coccolano, a Roma è diverso: i giocatori hanno paura di toccare il pallone, sembra che scotti. I tifosi devono stare vicini alla squadra".

Ma Ranieri accetterebbe di subentrare a Di Francesco? "Nella mia mente c’è l’idea di abbracciare un progetto serio. Roma è nel mio cuore, ma sono un tifoso e spero che Di Francesco possa mostrare che le proprie idee sono valide. Quello scudetto sfumato nell’ultima mezzora della giornata conclusiva brucia ancora, ci penso spesso, per fortuna in parte mi sono riscattato a Leicester…".

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Totti: “Una carriera alla Roma la mia vittoria più grande. Un ragazzo è rimasto in carcere per vedermi”

E’ tutto pronto per l’uscita il 27 settembre dell’autobiografia di Francesco Totti. L’ex capitano giallorosso, stasera, è  stato ospite del programma in onda su Rai 1 “Che tempo che fa”, condotto da Fabio Fazio. L’ex 10 romanista è stato protagonista di un’intervista esclusiva della prima puntata della trasmissione. Queste le sue parole:

L’abbiamo vista qualche mese fa al Colosseo per la prima de “Il Gladiatore, il concerto”. 
“Sì l’ho visto parecchie volte e mi caricava. Poi mi piaceva il contesto. L’ho visto e mi è piaciuto. Ho incontro anche Russel Crowe dentro al Colosseo”.

È stato citato nella Grande Bellezza di Sorrentino.
“Si non lo sapevo. Quando fai un tipo di lavoro sei sempre al centro dell’attenzione”.

Le è mai successo di passare inosservato?
“In realtà ora è anche peggiorato. Pensavo una volta finita la carriera da calciatore che tutto diminuisse. Tra foto e autografi non hai un momento di libertà”.

In onda un video della sua carriera da calciatore. Totti scherza: “Ti ringrazio, ma manca uno dei gol più belli (ride, ndr). Quello di Genova”.

Tu saresti potuto andare alla Samp…
“Se non ci fosse stato un mini-torneo con la Roma, già avevo firmato”.

Il 28 maggio è andato in scena qualcosa di incredibile: il tuo addio al calcio. Un momento senza eguali..
“Sì, diciamo che un giorno differente da tutti i miei 25 anni trascorsi da calciatore. Sapevo che era la fine di una carriera che ho sempre voluto terminare a Roma, con un’unica maglia, il mio sogno fin da bambino”.

Dicendo no al Real…
“Sì, ci sono stati propositi di andare via. Alla fine il cuore, la testa, l’amore verso questi colori hanno fatto sì che scegliessi la Roma per sempre. Mi posso reputare un ragazzo fortunato sotto tutti i punti di vista, anche senza vincere tanto: per me la vittoria più grande è stata quella”.

Hai avuto paura a fare il discorso?
“Con Ilary ne parlavamo un mese prima, volevo fare una cosa diversa dagli altri, una cosa semplice. Ci siamo messi là, gli ho detto ‘aiutami, voglio esternare a tutti i tifosi giallorossi, italiani ed europei quello che ho provato in questi 25 anni con questa maglia. Quando stavo a casa da solo, piangevo e mi dicevo “cavolo, da solo piangi? Quando c’è la gente che fai?’, poi venivano Cristian e Chanel e cercavo di non farmi vedere, ma non ci riuscivo”.

Poi piangi anche quando sei solo…
“No, ora no. Però se c’è un rumore mando a vedere Ilary. Da piccolo quando sentivo rumori strani facevo finta di essere morto. Ora, invece, se suona l’allarme va Ilary (ride, ndr). La cosa bella di Ilary è che è rimasta sempre uguale”.

Si dice farete una sit-com…
“Sì, ho letto ma non so niente”.

Sono uscite foto in cui ti rimprovera…
“Non stavamo litigando, lei è abituato a gesticolare, non sta mai ferma (ride, ndr)”.

Il 27 settembre esce il titolo…
“Ringrazio Rizzoli e Condò, Paolo mi è stato dietro un anno, non è stato facile, non lo è neanche per me perché le interviste non mi piacciono tanto. Il 27 facciamo l’evento al Colosseo ma non per me, per il libro: tutto il ricavato andrà al Bambin Gesù”.

Nel libro si racconta di questo amore viscerale tra te, la città ed i tifosi tramite la storia di un carcerato. Un giorno fate visita a Rebibbia e…
“Facciamo il giro panoramico di tutte le celle, andiamo a trovare questi detenuti di ogni tipo di squadra. Erano tutti contentissimi, per loro vedere i calciatori era come vedere il Papa. In questa sala c’era un bancone dove noi facevamo autografi e foto e c’era un ragazzo che strillava e gesticolava, senza che nessuno lo facesse passare. E’ venuto si è fatto la foto per primo con me, non sapevo perché aveva fretta. Ho saputo poi che in realtà lui doveva uscire una settimana prima, ha chiesto il permesso di restare una settimana in più per incontrarmi”.

Ed invece quella volta che ti ha salvato il frate cappuccino…
“Lì mi sono un po’ impaurito. Eravamo ad un ristorante a Testaccio, avevamo appena vinto lo scudetto. Voce di corridoio, la gente ha saputo che ero lì e già c’erano sotto non so quante persone, l’unico modo per scappare perché era impossibile scendere dal ristorante, ci siamo dovuti arrampicare dall’altra parte e c’erano i frati cappuccini. Quando mi sono buttato, c’era questo con la lampada ed ho detto ‘ecco mo ce spara’ ed invece il frate mi ha accompagnato e mi ha chiesto una foto”.

Sul soprannome “gnomo”.
“Mi chiavano gnomo perché non crescevo e nessuno mi voleva in squadra. Mamma mi dava la pappa reale (ride, ndr)”.

Sulla famiglia.
“Sono stati la mia fortuna. Mio padre lo chiamavano “lo sceriffo”.

Quando le cose sono andate bene da calciatore avete dovuto cambiare casa?
“Alla fine era diventato invivibile. C’era gente sul pianerottolo e anche quelli del palazzo erano un po’ seccati”.

Ti ricordi il primo gol al Foggia?
“Sì, non sapevo dove andare. Quando ho visto la palla entrare volevo fare mille cose, poi non ho fatto niente”.

I giornali titolavano: “Totti salva la Roma”…
“Sì, non avevamo fatto una gran partita quel giorno. Io ero ancora giovane e spensierato, senza pressione. Poi man, mano crescendo. Io sono uno molto tranquillo, ma quando c’è da prendersi responsabilità lo faccio tranquillamente”.

Dopo lo scudetto sei uscito in motorino…
“Io sono astemio, partiamo da questo. Dopo la partita tornai a casa e presi la moto, andammo in un ristorante e festeggiammo là. A Roma, però, era impossibile camminare. Entrai lì col casco e restai 5 minuti col casco con tutta la gente dentro e poi l’ho dovuto levare, altrimenti mi veniva la rosolia (ride, ndr)”.

E’ vero che Giovanni Paolo II ad un’udienza tornò indietro…
“Sì, erano le elementari. C’era un’udienza con milioni di persone, passò, dopo due secondi tornò indietro e mi baciò in fronte. E poi vorrei precisare che quello con la barba nella foto, ha rubato il portafoglio a quella signora là (viene mostrata la foto, risate in studio)”.

Interconnessione con l’Arena di Verona dove c’è concerto di Venditti, che dedica una canzone allo storico Capitano. Totti compare anche sugli schermi dell’Arena in diretta.

Foto di Cristian e Totti insieme.
“Mi assomiglia anche se prende più da Ilary”.

Gioca già nelle giovanili della Roma?
“Aveva un torneo a Madrid”.

Video di Cristian che poteva segnare al Psg, ma si ferma perché si era infortunato.
Totti: “Gli ho detto per me non sei mio figlio (ride, ndr). Io avrei segnato e poi sarei andato dal portiere”.

Sull’inglese di Cristian.
“Almeno lui lo sa. Ringrazierò sempre Ilary perché ha voluto che andassero alla scuola americana”.

Fazio regala 4 rigatoni a Totti in riferimento alla vecchia intervista dove diceva che Ilary lo controllava sul mangiare: “Ilary mi controlla. Mangerò qualcos’altro di nascosto (ride, ndr)”. 

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Di Francesco: “Ora devo cercare gli uomini giusti più che i giocatori giusti”. De Rossi: “Non ci sottraiamo di un centimetro dalle nostra responsabilità”

Tutte le dichiarazioni post Bologna-Roma 2-0.

Di Francesco a Sky

72% di possesso palla ma spesso sterile. Ultime 5 partite 3 sconfitte e 2 pareggi. Crisi anche della filosofia di gioco
Dico solo che tutti parlano, quando è il lavoro che paga. Io cerco di andare a trovare le soluzione ma fino ad ora non ci sono riuscito e mi sento tra i responsabili. Parliamo troppo di numeri e poco di atteggiamento e di fuoco dentro. Quando devi avere la personalità di fare giocate importanti e creare superiorità numerica o finalizzare le occasioni e non lo fai solo demerito tuo. Ad oggi io non so dirvi le soluzioni e il modulo che farò perché devo andare a cercare gli uomini giusti, più che i giocatori giusti.

Questo processo di crescita quanto durerà? 
E’ qualcosa che ti scatta dentro. Il contrasto non è una cosa tattica, devi mettere il piede ed il calciatore deve averlo dentro. Io l’ho fatto il calciatore e so che significa averlo dentro, questo è il mio pensiero. Parliamo di Milano, hai preso gol nel finale ma nel secondo tempo sembrava potessi vincere. Oggi abbiamo chiuso sotto rete, abbiamo sbagliato gol da un metro. 280 cross da 25 metri quando hai solo Dzeko che può prendere questa palla. Non hanno la lucidità di andare a fare quello che proviamo in settimana. Le risposte mi porteranno a cambiare, devo valutare. Un dato di fatto c’è: la squadra da la sensazione di avere poca solidità difensiva ed è quello che ci fa fare queste figuracce.

Lo scorso anno è stato fatto qualcosa di eccezionale. Sembrava un punto di partenza, ma bisogna fare tre passi indietro e rimettersi in discussione…
E’ un’osservazione giusta. Nel calcio devi dare continuità ed ho lavorato paradossalmente molto in ritiro. Abbiamo lavorato tanto sui meccanismi e per quello ogni volta scatta il pensiero di cambiare qualcosa, io devo provare. Non posso stare fermo ad accettare certe cose. Oggi ho scelto Marcano, è impossibile far giocare sempre gli stessi con così tante partite. Tutti eravamo nella stessa direzione, il sacrificio era differente, recuperavamo palla agli attaccanti. Se non scatta qualcosa dentro si fa fatica. Tanto vale mettersi sotto la traversa e ogni tanto un gol lo facciamo.

C’è un problema sulle distanze?
Condivido. E’ quello che fa la differenza, il difensore deve essere pessimista: da un momento all’altro puoi perdere una palla. Siamo stati lenti. Dobbiamo pensare che la palla si può perdere. Fate partire l’azione del secondo gol dall’inizio, quando abbiamo sbagliato noi una palla avanti, non possiamo permettercelo. I dati di oggi mi condannano. In questo momento dobbiamo stare zitti e pedalare, è tutto contro di noi. Non conta chi è arrivato.

Di Francesco in conferenza stampa

Hai ancora la convinzione di poter far ripartire la Roma? 
Io devo avere questa convinzione e ce l’ho. Sono uno abituato a combattere e non a tirarsi indietro, anche nelle difficoltà. Nel momento in cui tante cose non vanno bene, in generale, ed è legittimo perché i numeri contro di noi sono schiaccianti, la forza sta nel reagire. Devo scegliere quelli che ritengo giusti, quelli che hanno desiderio e non posso più sbagliare. Non posso più permettermi di fare degli errori, devo scegliere gli uomini giusti perché alla fine quello deve venir fuori in questo momento, quello che abbiamo dentro di noi.

Sembra che i calciatori non la seguano in campo… 
E’ una vostra opinione, chiedetelo a loro. Se dovessi dire che hanno fatto quello che chiedevo io direi di no, ovvio, ma magari non è l’unica partita, anche l’anno scorso succedeva. Io credo che sia al di là dell’allenatore portare questa maglia, combattere partita dopo partita, è una questione di orgoglio personale. Io ho fatto il calciatore e so cosa significa andare in campo, al di là del pensiero che un calciatore ha sull’allenatore. È una questione di serietà, di personalità, di attaccamento e noi questo non lo stiamo dimostrando e dobbiamo tirarlo fuori.

Con questa rosa la Roma può fare meglio di cosi? 
La Roma può fare meglio di cosi, deve fare meglio di cosi. Se andiamo ad analizzare la rosa, io ad un certo punto ho fatto entrare Pastore, Kolarov ed Under. I più giovani li ho visti intimoriti ma sono quelli che vanno un po’ accompagnati in queste situazioni e cercare di responsabilizzare tutti. Io ho una partita mercoledì e una sabato ma non è facile far giocare solo 10 giocatori. Noi abbiamo bisogno di tutti. Obiettivamente bisogna ritrovare altre caratteristiche fondamentali e lo dico da tanto. Se il Bologna ha il 30% di possesso palla ma fa due gol c’è qualcosa che non va nel nostro 70%. Questo è un insieme di cose. Tutti cerchiamo di lavorare e di migliorare.

De Rossi a Sky

E’ un giorno triste nel ricordo di Giorgio Rossi…
Andremo domani al funerale per fargli un saluto. E’ stato importante per tutta la Roma. Mi ha accudito come un nonno quando ero un ragazzino, fino a pochi anni fa. Stava poco bene e spero stia meglio ora.

Riusciamo a dare un senso a questo momento della Roma? 
C’è il senso illogico di quando le cose vanno molto male, di quando le cose sembrano impossibili da invertire e c’è il senso della mia esperienza che mi dice che di momenti così ne abbiamo passati e ne siamo sempre usciti fuori, a volte meglio ed a volte meno bene, ma c’è tanto tempo e c’è l’obbligo morale di fare molto meglio di così.

E’ meglio continuare con Di Francesco o voltare pagina? 
E’ lo stesso che lo scorso anno ci ha portato in semifinale di Champions, lo stesso con cui comunichiamo. Non vedo perché dovrebbe essere il colpevole. Per battere il Bologna ed il Chievo non serve Guardiola in panchina. Noi ci prendiamo le nostre responsabilità ed il mister dovrà valutare tutto quanto e capire dove stiamo sbagliando e dove sta sbagliando lui. Quando le cose vanno male non si salva nessuno. Non mi sembra questo il momento di dare la colpa all’allenatore.

De Rossi a Roma Tv

A Giorgio Rossi avrebbe fatto piacere un altro regalo… 
Non la buttiamo su di lui, non c’entra niente. Giorgio in questi momenti ci sosteneva come nessun altro, era una figura importante per noi. Oggi abbiamo fatto una partita che non pensavamo di fare, eravamo carichi. Il primo gol ci ha tagliato le gambe.

Come mai un gol contro il Bologna uccide psicologicamente? 
Siamo a settembre, per forza di cose si deve guardare questi errori e analizzarli, la stagione è ancora tutta nelle nostre mani ma non c’è da stare sereni, perché qualcosa non funziona. Dobbiamo cercare motivazioni tra di noi, guardandoci negli occhi.

Tutti i cambi di Di Francesco sono basati sulla mancanza di fiducia tra di voi? 
Forse sì, ma l’allenatore che deve fare? Se non vanno bene cambia, a me piacerebbe fare questo lavoro ma vedo che è difficile. Intestardirsi con la stessa formazione non sarebbe intelligente, cambiano tutti, anche il Bologna oggi. Non possiamo ridurre tutto quanto a questo. Dobbiamo prenderci responsabilità, i moduli vanno cambiati ma poi siamo sempre noi. Non ci sottraiamo di un centimetro dalle nostra responsabilità, il mister continua a fare il suo lavoro. A mio avviso sarebbe assurdo continuare in un determinato modo se le cose non vanno bene.

Voi esperti farete qualcosa nello spogliatoio? 
Facciamo di tutto ma per ora non sta funzionando. Ci si responsabilizza, non è che noi anziani siamo meno colpevoli. Ora non sta funzionando niente, ogni cosa sembra un tuffo nel vuoto. Sono sicuro che ne usciremo fuori, abbiamo due partite per forza da non sbagliare.

Di Francesco a Roma Tv

Pomeriggio terribile… 
Serve avere qualcosa in più dal punto di vista caratteriale, possiamo parlare di discorsi tecnici e tattici quanto vogliamo ma se non c’è il desiderio di difendere in un certo modo non serve a niente. Per forza di cose la squadra subisce dei cambiamenti, anche per i tanti impegni vicini. Il calcio di oggi non permette di fare 3 partite in 6 giorni con gli stessi uomini. Ma diventa riduttivo non parlare di tutta la squadra ma solo di determinati giocatori.

Non c’è entusiasmo? 
Non è così, il desiderio di fare qualcosa c’era. Poi è subentrata sfiducia, ci voleva il desiderio di riprendere qualcosa e non perdere le nostre abitudini. Noi dobbiamo essere bravi nelle difficoltà, in questi momenti si vede chi ha caratteristiche importanti, chi ha capacità psicologiche forti. Oggi più che calciatori devo scegliere gli uomini giusti per mettere in campo l’agonismo. A vedere i valori non c’era partita, ma il Bologna ha messo in campo questo. Non possiamo ridurci a parlare di pochi elementi, siamo una squadra che deve giocare insieme in tutte le situazioni.

Quali sono le corde da toccare adesso? 
Mi affiderò a quelli che ritengo abbiano il desiderio di lottare. Ci siamo tutti soffermati sui moduli, al fatto che si cambiano elementi, ma un allenatore non può rimanere fermo ad accettare chi si deve mettere in condizione, sia fisica sia mentale. Devi cercare di spronare un po’ tutti.

Come hai intenzione di proseguire?
Questo è un calcio differente, impossibile che tutti possano fare 4 partite con la stessa intensità. Oltre questo, devo responsabilizzare chi si vuole sentire responsabilizzato, chi non ha il desiderio non lo posso fare. Serve quel senso di appartenenza alla maglia e ai colori, quel desiderio di combattere. Oggi la parte tecnica viene meno, se ho il 70% di possesso significa che so tenere la palla, ma in quel 30% degli avversari non posso subire quello che abbiamo subito.