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Condò: “Totti vorrebbe svolgere il ruolo di Direttore Tecnico, ma la Roma lo vuole utilizzare come Uomo Immagine”

Paolo Condò, giornalista di Sky Sport, ha parlato a soccermagazine.it del libro "Un Capitano", svelando qualche altro particolare. Queste le sue parole:

Lei che ha avuto l’onore di entrare tra i ricordi del Totti uomo, quali differenze e analogie crede che vedremo col tempo tra il Francesco calciatore e il Francesco dirigente?

Il Totti calciatore è stato così grande, e così coerente nella sua scelta di giocare tutta la carriera nella Roma, da impedire al Totti dirigente anche solo di sognare di raggiungere lo stesso livello. La Roma lo vuole utilizzare sostanzialmente da uomo immagine, lui vorrebbe una responsabilità da direttore tecnico (ma nel calcio moderno il direttore sportivo ha inglobato anche quel ruolo). Penso che troveranno una soluzione mediana.

Probabilmente era già stato messo in conto l’alone mediatico sorto intorno alla citazione di altri personaggi nella biografia, ma non aveva temuto da subito la reazione di Baldini?

Non temevo nessuna reazione, il problema semmai è di Totti, che ovviamente ha visto e approvato più volte il testo. In realtà la conclusione del discorso con Baldini è presentata in modo costruttivo. Si vede che non gli è bastato.

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Instagram, Juan Jesus: “Contro Barcellona e Chelsea le partite migliori. Cristante e Santon i compagni preferiti”

E' il difensore brasiliano Juan Jesus il calciatore scelto questa settimana dalla Roma per rispondere alle domande dei tifosi su Instagram. Questi i passaggi principali: 

Con quale compagno di squadra ti trovi meglio? 
"I miei migliori amici alla Roma adesso sono Bryan Cristante e Santon, che conosco già dai tempi dell’Inter. Poi sono due ragazzi fantastici, umili e tranquilli. Quindi sono come me e mi trovo bene con loro".

La partita preferita?
"Sicuramente il Barcellona, ma per me rimane più bello il ricordo della partita contro il Chelsea in casa, 3-0. Abbiamo disputato una grandissima gara".

Il videogioco preferito?
"Prima era Fifa, adesso Rainbow Six che è un gioco di guerra e tattica".

Che ti manca del Brasile?
"Mi manca sicuramente la mia famiglia, mia figlia Maria Sofia, il cibo di mia madre, che è buonissimo".

Chi è il tuo idolo?
"Il mio idolo è Lucio, che ho visto sempre giocato in Nazionale, al Bayern Monaco e all'Inter. Ho avuto la possibilità di giocare con lui, è una persona fantastica e un grandissimo giocatore".

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Allenamenti

Trigoria: terapie per Pastore,De Rossi e Kolarov

Si torna a lavorare a Trigoria, anche se il gruppo è ridotto: Lorenzo Pellegrini, Alessandro Florenzi, Luca Pellegrini, Nicolò Zaniolo, Kostas Manolas, Justin Kluivert, Edin Dzeko, Cengiz Ünder, Robin Olsen, Patrik Schick e Steven Nzonzi sono con le rispettive nazionali e Di Francesco deve anche fare i conti con gli infortuni di Javier Pastore, Aleksandar Kolarov e Daniele De Rossi che oggi svolgeranno terapie per recuperare dai rispettivi infortuni

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Condò: “Totti vorrebbe essere Direttore Tecnico della Roma”

A due settimane dall'uscita del libro "Un Capitano", Paolo Condò è tornato a parlare di Francesco Totti e lo ha fatto rilasciando una lunga intervista a soccermagazine. Ecco le sue parole sul dirigente giallorosso:

Lei che ha avuto l’onore di entrare tra i ricordi del Totti uomo, quali differenze e analogie crede che vedremo col tempo tra il Francesco calciatore e il Francesco dirigente?

Il Totti calciatore è stato così grande, e così coerente nella sua scelta di giocare tutta la carriera nella Roma, da impedire al Totti dirigente anche solo di sognare di raggiungere lo stesso livello. La Roma lo vuole utilizzare sostanzialmente da uomo immagine, lui vorrebbe una responsabilità da direttore tecnico (ma nel calcio moderno il direttore sportivo ha inglobato anche quel ruolo). Penso che troveranno una soluzione mediana.

Probabilmente era già stato messo in conto l’alone mediatico sorto intorno alla citazione di altri personaggi nella biografia, ma non aveva temuto da subito la reazione di Baldini?

Io non temevo nessuna reazione, il problema semmai è di Totti, che ovviamente ha visto e approvato più volte il testo. In realtà la conclusione del discorso con Baldini è presentata in modo costruttivo. Si vede che non gli è bastato.

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Italia, nel pomeriggio visita al Ponte Morandi

La sfida amichevole con l’Ucraina segna il ritorno a Genova degli Azzurri dopo 4 anni (ultimo precedente Italia – Albania 1-0 il 18 novembre 2014) e per l’occasione la Figc, il Comune di Genova e la Regione Liguria hanno definito d’intesa una serie di iniziative per commemorare le vittime del crollo del ponte Morandi del 14 agosto scorso e riaffermare un messaggio di solidarietà nei confronti delle loro famiglie così come per tutti i genovesi, in particolare coloro i quali hanno dovuto lasciare la propria abitazione e vivono in condizioni particolarmente difficili in questo momento. Come si legge dal portale della Federcalcio, appena sbarcata a Genova, il 9 ottobre la Nazionale si recherà in prossimità del ponte per rendere omaggio alle vittime in un momento di raccoglimento e riflessione. All’arrivo allo Stadio “Ferraris” gli Azzurri incontreranno i 9 orfani della tragedia che sono stati invitati allo stadio: per loro la Figc ha già stanziato dei fondi propri a favore di una borsa di studio per i prossimi 3 anni. Saranno presenti allo stadio anche 100 tra bambini e ragazzi della zona rossa della città. Il giorno seguente, saranno presenti allo stadio alcuni tra i cittadini che hanno dovuto lasciare la propria abitazione in seguito alla tragedia. Le squadre entreranno in campo accompagnate dai player escort che indosseranno le maglie “Genova nel cuore”, la stessa scritta sarà riportata sulle maglia della Nazionale personalizzata per quest’occasione particolare. Nel corso della partita, trasmessa da Rai 1, saranno fornite tutte le indicazioni per favorire le donazioni da parte dei telespettatori, mentre al 43’ verranno ricordate tutte le vittime con il coinvolgimento del pubblico.

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Rassegna stampa

De Rossi crac: il capitano si frattura il mignolo del piede. Ma potrebbe tornare già dopo la sosta

IL TEMPO (E.Menghi) – Uomini forti, mignoli rotti. Si potrebbe adattare così una delle massime «spallettiane» all'attualità romanista, che vede due leader ai box con lo stesso infortunio. Destino strano quello che accomuna Kolarov e De Rossi, entrambi costretti a giocare sopra il dolore per non lasciare la Roma nei guai. La prova di forza del capitano c'è stata a Empoli, si è fatto male al 6' in un contrasto con Krunic, ma non ha fatto una piega ed è rimasto in campo fino alla fine. E già aveva fatto di tutto per esserci, recuperando in fretta dall'infiammazione al ginocchio che lo tormenta da tempo e gli aveva fatto saltare la sfida di Champions con il Viktoria Plzen. «Devo fermarmi», aveva annunciato dopo il derby, ma non ce l'ha fatta a restare a guardare e, in accordo con lo staff medico, aveva deciso di stringere ancora un po' i denti e mettersi a riposo nella seconda sosta senza nazionale per lui. Mancini conosce gli acciacchi e i limiti dell'età di De Rossi, continua a tenerlo in considerazione per l'Italia, ma al tempo stesso non vuole spremere un senatore in questo periodo di prove, dove gli osservati speciali sono soprattutto i giovani. Tutti sanno cosa può dare Daniele, e al Castellani ha fornito l'ennesima conferma di quella che Di Francesco chiama «disponibilità da uomo». Quando gli appuntamenti si faranno importanti, il ct saprà su chi fare affidamento e probabilmente squillerà il telefono a casa De Rossi.

Ora il capitano giallorosso può concentrarsi solo sulla Roma e sfruttare la pausa per gestire sia il problema cronico al ginocchio sia la frattura al mignolo del piede sinistro, evidenziata ieri dagli esami strumentali a Villa Stuart, dove poi si è trattenuto per far visita al baby Calafiori, che oggi va in America per farsi ricostruire il ginocchio: «Grazie mille Daniè», il messaggio sui social del 16enne dopo la bella sorpresa. Le condizioni di De Rossi verranno valutate nei prossimi giorni, la sensazione è che basti un po' di riposo e, se non sarà per la gara casalinga con la Spal, tornerà in campo 3 giorni dopo sempre all'Olimpico col Cska Mosca. La Roma è attesa da un mini-ciclo dipartite impegnative sul doppio fronte campionato-Champions e Di Francesco vuole avere tutti i suoi uomini migliori a disposizione. Ecco perché ha accolto di buon grado il rientro anticipato di Kolarov: il serbo sarà nella capitale oggi stesso. Inizialmente gli accordi tra club e federazione prevedevano l'utilizzo part-time del giocatore, ieri la svolta dopo i controlli medici in nazionale e la scelta del sostituto Miletic, terzino del Partizan Belgrado. L'ex City punta a rientrare dopo la pausa, obiettivo che ha anche Pastore, col polpaccio ko dal derby: ieri, nonostante il giorno libero (oggi pomeriggio la ripresa), ha lavorato a Trigoria e ha in programma di rientrare in gruppo a ridosso della Spal. I piedi buoni della Roma sono in infermeria, pronti a tornare dopo questa sosta – è il caso di dirlo – benedetta.

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Gravina: «Etica, alleanze e interessi comuni: solo così usciremo dal Medioevo»

CORRIERE DELLA SERA – L’appuntamento è alle dieci. Gabriele Gravina, candidato unico alle elezioni federali del 22 ottobre, l’uomo che dovrà riaccendere il calcio italiano, arriva con un quarto d’ora d’anticipo e le idee molto chiare. Tempo da perdere non ce n’è. La sua agenda è piena, il telefonino squilla in continuazione, ma Gravina è un uomo sereno e profondamente convinto di quello che fa. «Fede, azione, alleanze», spiega. Un programma in tre parole per la rifondazione culturale. «C’è molto da fare e non ci si può risparmiare. Non ci sarà sosta se non sulla cima. Dobbiamo uscire dal Medioevo e puntare a un nuovo umanesimo».

Presidente Gravina come lo spiega ai tifosi che proprio lei e Sibilia, incapaci il 29 gennaio scorso di trovare un accordo per scongiurare il commissariamento della Federcalcio, siete ora gli uomini forti del rinascimento italiano? 
«Il mio no quel giorno è stato un errore. Pensavo che fosse meglio il commissario. E invece mi sbagliavo. Ma quel momento, per quanto drammatico, è stato anche il punto di partenza che ci ha portato sino a qui. Ciascuno di noi ha fatto un passo indietro prima di farne due in avanti. Ci siamo conosciuti e abbiamo affinato l’intesa, insieme a Nicchi e Ulivieri. A gennaio il calcio era spaccato e impossibile da governare. Ora speriamo di aggregare e di arrivare a un largo consenso per dare vita alle riforme».

Da dove si parte? 
«Dalla base. Vorrei reintrodurre l’ora di calcio nelle scuole. E poi certificare la qualità delle nostre scuole calcio e sviluppare gli asset giovanili».

Come sarà la rivoluzione di Gravina? 
«Di sistema. Nel programma ho giocato con le parole: fede, azione, alleanze. C’è un piano strategico per arrivare in tempi rapidi a una nuova concezione del calcio. Un calcio più equo e sostenibile, il calcio della collettività e non dei singoli interessi. Come detto si parte dalla base, dai giovani, ma anche da una riqualificazione etica e morale. Vogliamo dare subito una scossa».

Deluso da Tommasi, che prima faceva parte dell’alleanza e poi si è tirato indietro?
«Non sono deluso da Damiano, mi spiace però verificare la sua schizofrenia e che sia rimasto sordo all'invito di partecipare al rinnovamento. La sua scelta è un atto immorale».  

Presidente, si troverà un c.t. scelto da altri. 
«In condizioni generali sarebbe stato opportuno che certe decisioni fossero rimandate. Ma quella dell’allenatore della Nazionale non si poteva rinviare. O, per meglio dire, si poteva fare se il commissariamento fosse stato breve. Ma non è stato così…».

Ma lei cosa pensa di Mancini? 
«È un bravo tecnico chiamato a gestire una situazione difficile sia perché non c’è una governance, sia perché la rosa a sua disposizione non è più quella di un tempo. Ma è preparato e dispensa tranquillità. Ora bisognerà assisterlo».

Arriverà Beppe Marotta? 
«Sarebbe il profilo giusto perché stiamo parlando di un grande dirigente a livello europeo. Ci siamo confrontati e ho potuto verificare di persona il suo interesse. Ma la disponibilità, che c’è ed è reale, si scontra con i parametri  economici. Non so se sarà un matrimonio possibile…».

Mancini, ultimo c.t. della lista, si lamenta dei troppi stranieri in serie A. 
«Un problema serio di non facile risoluzione. Ci sono delle leggi e non possiamo cambiarle. Credo che l’ostacolo vada aggirato cercando di produrre i talenti in casa».

Cosa ne pensa della Var che tanto fa discutere?
«È stata un’ottima intuizione che ha ridotto gli errori. Va migliorata e incentivata, magari proponendo due chiamate a squadra per partita. Ne parleremo con Nicchi. Quello della Var non può essere un processo statico». 

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Roma, anche il gol fa turn over

IL MESSAGGERO (A.Angeloni) – Se segna Edin Dzeko, siamo tranquilli. Avviso ai naviganti: ci pensa lui, il bomber. Messaggio buono per la scorsa stagione, non per quella attuale. Edin fino a questo momento ha segnato – in campionato – due reti, una a Torino, esordio della serie A, un'altra sabato a Empoli, l'ultima prima della pausa nazionali (in mezzo l'exploit in Champions, con il tris al Plzen). Nelle partite di campionato sono andati a segno soprattutto i suoi compagni di squadra e non sempre attaccanti, basti vedere il derby: Pellegrini, Kolarov e Fazio, due difensori e un centrocampista-trequartista. La Roma quest'anno segna abbastanza e, dopo la Juve con diciotto reti, è la squadra che ha marcato di più, sedici gol. Del resto Eusebio lo aveva annunciato/auspicato: doveva essere migliorata l'efficacia sotto porta, visto che la difesa aveva fatto la sua parte e che invece quest'anno – per ora – si è concessa qualche distrazione di troppo (solo tre volte su otto Olsen non ha preso reti). Rispetto alla passata annata, là davanti qualcosa è migliorato, ma il dato è quasi impercettibile.

Nelle prime otto partite disputate (non compresa Samp-Roma), la fase offensiva ha prodotto quattordici reti, ovvero due in meno di quest'anno. Se si include nelle otto giornate quella rinviata (di Marassi) siamo a quindici, quindi differenza con quest'anno ancor più impercettibile. La metà delle reti segnate alla ottava dello scorso anno, porta la firma di Dzeko. Di Kolarov, Nainggolan, autorete Lucioni, Perotti, 2 El Shaarawy, Florenzi gli altri marcatori. Sei a segno. Quest'anno il tutto è distribuito su più maglie, come se anche il gol facesse il turn over. Sono undici i bomber di campionato (2 Dzeko, 1 Florenzi, 2 Pastore, 1 Manolas, 2 Fazio, 1 Cristante, 2 El Shaarawy, 1 Under, 2 Kolarov, 1 Pellegrini e 1 Nzonzi), dodici compresa la Champions (Kluivert in più). Sedici reti in tutto (più cinque in Champions League) ma il risveglio c'è stato dal Frosinone, con nove reti in tre partite: quattro ai ciociari, tre alla Lazio e due all'Empoli. Subendo un solo gol, quello di Immobile, per gentile concessione della Roma (errore grossolano di Fazio). Questo tris di partite è ciò che Di Francesco aveva sognato e ciò per cui aveva lavorato: una squadra offensiva ed equilibrata. E la Roma è arrivata in ritardo, perdendo punti nelle prime giornate, faticando a creare gioco e subendo sempre, vedi le tre reti incassate con l'Atalanta, le due col Chievo e le due di Bologna. Chi manca all'appello tra gli attaccanti è Schick (Perotti non è stato quasi mai disponibile, per lui solo una presenza in campo a Bologna e due volte in panchina). Patrik è tornato a vivere gli incubi dell'inizio stagione scorso, con la differenza che all'epoca, in questo periodo, era alle prese con problemi fisici, mentre quest'anno è dato in piena forma ma non gioca. O meglio fino a ora è stato utilizzato due volte da titolare in campionato (Milan e Frosinone) e per tre volte è subentrato (Torino, Atalanta e Milan), reti fatte zero. A Trigoria aspettano e sperano che il patrimonio Schick non si svilisca. Forse Di Francesco dovrebbe concedere qualche opportunità in più, forse anche lui dovrebbe metterci un po' più di cattiveria, di veleno, si dice in gergo. Un po' e un po'.

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Cassano torna in campo: “Con Totti mi sono divertito tanto”

Era fondamentale tornare a sentirmi un calciatore. Oggi è stata una giornata stupenda, ho riassaporato l’erba di un campo e sono felice. Ringrazio il presidente Gozzi, che si è dimostrato una persona di cuore. Gli ho chiesto la possibilità di potermi allenare e mi ha dato la disponibilità". Così Antonio Cassano nel giorno del suo primo allenamento dopo il lungo periodo di inattività. "È un momento – ha spiegato – in cui io devo dar conto ai miei figli, far capire loro, dal momento che sono più grandi, che le Cassanate si pagano. Sarebbe una delusione per loro vedere il vecchio Cassano. Ma io sono sempre stato bravo! (ride, ndr). A meno che qualcuno non mi mandi su di giri. Ma quei tempi sono passati. Totti dice che sono stato tra i compagni con più talento? Ha ragione! Ci siamo divertiti tanto, e dice bene quando pensa che io abbia reso solo il 30% o 40%. Dieci anni fa avevo un’altra testa, avessi avuto i figli, sarei stato un altro e avrei vinto di più. Ho sempre cercato la felicità, ora con mia moglie e i miei figli ho il massimo che si possa chiedere“.

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Nazionali, Kolarov dà forfait e torna a Roma

Aleksandar Kolarov torna a Roma. il terzino è in procinto di lasciare il ritiro della Nazionale serba per rientrare nella capitale. Dopo aver risposto alla chiamata di ct Krstajic, il calciatore ha sostenuto la visita di controllo e, causa l’infortunio al quinto dito del piede sinistro, ha ottenuto l'esenzione per le prossime due gare della Serbia. Il terzino giallorosso ha stretto i denti contro Lazio Viktoria Plzen, ma alla vigilia della partita contro l’Empoli non riusciva a camminare, come dichiarato dal tecnico Di Francesco in conferenza stampa. Kolarov, durante la sosta, sarà seguito dai medici dello staff sanitario della Roma che hanno preparato per lui un programma di riabilitazione. Impossibile determinare al momento i tempi di recupero che saranno stabiliti in base al decorso clinico e al dolore che sente il calciatore. L’obiettivo è quello di rientrare al termine della sosta, magari per il terzo turno di Champions all’Olimpico contro il Cska Mosca.