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Fiorentina-Roma, Pezzella: “Rigore strano. Lo avessero dato contro di noi mi sarei arrabbiato”

"Il rigore con la Roma è un rigore strano, se lo fischiassero a me, io mi arrabbierei un po’. In altre partite ci hanno fischiato cose per le quali eravamo arrabbiati a nostra volta". Così German Pezzella sul discusso epidodio che ha portato al vantaggio della Fiorentina sulla Roma nella gara disputata sabato al Franchi. "Io – prosegue il capitano dei Viola – ho in casa un foglio con tutte le decisioni contro di noi. E’ difficile la questione Var, in campo spesso non si capisce chi è che prende la decisione. L’altro giorno ci hanno detto che il Var non è intervenuto, mentre pensavamo di sì. Non si sa mai chi è che decide, se in campo o allo schermo. "

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Strootman strapagato e “cocco” di Rudi, i marsigliesi non ci stanno

Secondo L'Equipe, ci sarebbe un gran caos all'interno dello spogliatoio del Marsiglia a causa dello stipendio monstre di Kevin Strootman, il più alto dell'intera storia del club francese. 
Stando a  quanto riporta il quotidiano, alcuni giocatori allenati da Rudi Garcia, su tutti Payet e Thauvin, non avrebbero gradito di essere stati scavalcati dal centrocampista olandese nella classifica degli stipendi più remunerativi. 

In particolare Payet sarebbe scontento di non essere più il prediletto dell'allenatore e il giornale francese riporta anche un virgolettato dall'interno: "Nello spogliatoio, prendiamo in giro scherzosamente Payet sul fatto che non sia più "il figlioccio" dell'allenatore dal momento dell'arrivo di Strootman. Discutiamo, fantasticando sulle cifre, sullo stipendio dell'olandese. Queste discussioni avvengono alle spalle dell'uomo con la mascella squadrata".

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Sousa: “Mi piacerebbe allenare la Roma. Contatti? Mai”

"Se ho ricevuto una telefonata dalla dirigenza giallorossa? No, mai". Così Paulo Sousa ai microfoni di Sky spegne le voci che, nei momenti di maggiore difficoltà di Di Francesco, lo vedevano in pole per prendere le redini della Roma. L'ex Fiorentina non nasconde, però, che un pensiero nel caso ce lo farebbe volentieri: "Mi piacerebbe allenare i giallorossi, non l'ho mai nascosto. Difficoltà a trovare una panchina? Purtroppo dopo la Fiorentina le mie aspettative erano alte, volevo una squadra che avesse come obiettivo di vincere il campionato e lottare fino alla fine in Champions. Questo è il mio target e la Roma è una squadra che potrebbe fare al caso mio. Non abbiamo però mai avuto contatti. Mi piace molto l'Italia, è un paese e un calcio che fanno per me".

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CHAMPIONS LEAGUE

[FOTO] – Cska-Roma, i convocati di Di Francesco: non recupera De Rossi

Eusebio Di Francesco ha diramato la lista dei convocati in vista della gara contro il Cska Mosca in programma mercoledì alle 18.55. Ecco il tweet della società con la grafica contenente i 20 nomi: assente come previsto Daniele De Rossi, mentre non recuperano neanche Karsdorp e Perotti, alle prese coi recuperi dai relativi infortuni.

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CHAMPIONS LEAGUE

Cska-Roma, arbitra Çakır: statistiche da incubo con il turco

Sarà Cüneyt Çakır a dirigere il match tra Cska Mosca e Roma in Champions League questo mercoledì alle 18.55. I giallorossi vantano delle statistiche da incubo con il fischietto turco: 3 direzioni, 3 sconfitte, due delle quali proprio in Champions ed una in Europa League contro la Fiorentina allo stadio Olimpico, l'unico precedente casalingo. In trasferta, infatti, si registrano il 6-1 al Camp Nou contro il Barcellona nel novembre del 2015 (l'utimo incrocio tra le parti) e il 2-0 in casa del Bayern Monaco nel novembre del 2014. Non gioisce però neanche il Cska: una sola gara diretta da Çakır con i russi, persa nell'agosto del 2015 per 2-1 in casa dello Sporting Lisbona. Con lui a dirigere il match ci saranno gli assistenti Duran ed Ongun oltre agli assistenti Göçek e Şimşek, mentre il quarto uomo sarà Eyisoy.

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Var, Gravina: “Ci sono margini di miglioramento, ma evitiamo la moviola alla moviola”

Continua a far discute il tema Var. Nel merito, questa mattina si è espresso anche il noe presidente dalla Figc, Gabriele Gravina, ai microfoni di Radio Anch’io Sport: “Ci sono margini di miglioramento, sappiamo che la tecnologia ha bisogno di essere sperimentata. Ma eviterei quello che purtroppo si sta verificando negli ultimi giorni e nelle ultime settimane: una sorta di moviola alla moviola. L’introduzione del Var è sicuramente utile ad eliminare alcune tensioni del passato”.

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Rassegna stampa

Un magnate ceco sogna la Roma. Il piano Pallotta: Mosca e stadio

CORRIERE DELLA SERA (L.Valdiserri) – Non è un bel momento per la Roma nona in campionato, a -15 dalla Juve, a -5 dal quarto posto (l’ultimo buono per la qualificazione in Champions) e contestata sabato sera dai suoi tifosi alla stazione di Campo di Marte dopo il pareggio contro la Fiorentina. Eppure c’è ancora chi pensa che la società giallorossa abbia un grande fascino. Tra questi c’è Daniel Kretinsky, 43 anni, ceco, milionario numero 924 della classifica di Forbes, proprietario del gruppo energetico EPH che possiede e gestisce attività in Repubblica Ceca, Slovacchia, Germania, Italia, Regno Unito, Polonia e Ungheria.

Kretinsky è appassionato di calcio: dal 2004 è co-proprietario dello Sparta Praga e il suo modello è Roman Abramovich. Il calcio ceco gli va stretto e vorrebbe alzare la posta. Nei giorni scorsi si è parlato di un’offerta da 600 milioni di euro al Fondo Elliott per acquistare il Milan. In ambienti milanesi si sussurra invece che la squadra a cui Kretinsky è interessato sia la Roma. Il gruppo del magnate ceco ha acquistato in Italia le centrali termoelettriche di proprietà della tedesca E.On, in Inghilterra l’impianto a carbone di Eggborough e ha una partecipazione nel gasdotto che porta al confine austriaco il gas russo. Recentemente Kretinsky è entrato nella compagine azionaria di Le Monde. Secondo il sito italiano, EPH impiega 25 mila lavoratori, ha ricavi per 6 miliardi di euro e un utile netto di 800 milioni.

Ma la Roma è in vendita? Da Trigoria e Boston negano. Il presidente Pallotta non ha ancora ottenuto sul campo i risultati che sperava, ma non ha intenzione di mollare. Sullo sfondo c’è il discorso dello stadio, che Pallotta è ancora convinto di poter costruire: la società non è stata coinvolta dalla raffica di arresti nell’ambito dell’inchiesta Rinascimento. I tempi, però, continuano a dilatarsi. È lapalissiano che un conto è vendere un club senza lo stadio di proprietà e un conto con. Nei giorni scorsi c’è chi ha ipotizzato che Pallotta potrebbe fare un’offerta per i terreni di Eurnova sui quali costruire l’impianto a Tor di Valle.

L’interesse della Roma e del suo presidente — è la tesi giallorossa — è tutto incentrato sulla trasferta di Mosca: mercoledì sera, contro il Cska, la Roma si gioca una bella fetta di qualificazione agli ottavi di finale e almeno una ventina di milioni di euro tra premi Uefa e incassi. La Champions, nella scorsa stagione, ha portato 84 milioni nelle casse giallorosse: una miniera d’oro. Il momento della squadra è quello che è e Di Francesco recupererà solo Manolas, mentre De Rossi resterà a casa. In Champions League, però, la Roma si trasforma. E guadagna appeal e valore sul mercato.

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Calciomercato

Mercato Roma. Tottenham, Under nel mirino: pronti 60 milioni

Si continua a parlare di calciomercato in casa Roma. Come riporta Rai Sport, infatti, il Tottenham sarebbe pronto a mettere sul piatto circa 60 milioni di euro per arrivare a Cengiz Under. L'emittente televisiva ha ribadito l'intenzione da parte del club londinese di strappare ai giallorossi l'esterno turco, confermando la cifra dell'offerta circolata nei giorni scorsi (circa 52 milioni di sterline). Sul calciatore sono attive anche le attenzioni di altri club europei, come il Barcellona e il Bayern Monaco.

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Marquinhos: “Sogno una finale di Champions tra Psg e Roma”

Marquinhos, difensore del PSG scoperto e acquistato da Walter Sabatini quando ricopriva il ruolo di ds della Roma, torna in Italia per la gara di Champions in programma con il Napoli. Nell'occasione, il brasiliano ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport, nella quale ha parlato anche del suo passato giallorosso:

Lei torna in Italia per la prima da avversario dai tempi della Roma.
«In quell’anno affrontammo due volte il Napoli, ma saltai le partite per squalifica e infortunio. All’andata Cavani segnò una tripletta (4-1). Per fortuna adesso giochiamo insieme. Comunque oggi la situazione è ben diversa e oltre a Cavani possiamo contare anche su Mbappé e Neymar. Mi fa piacere tornare in Italia. La Serie A la seguo sempre, in particolare le partite della Roma. Sono contento di rivedere squadre italiane protagoniste in Europa».

L’ideale quindi sarebbe passare il turno per sfidare la Roma agli ottavi?
«No, l’ideale sarebbe Psg-Roma in finale»

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Rassegna stampa

Var, orgoglio e pregiudizio. Perché l’arbitro rifiuta l’aiutino

LA REPUBBLICA (M.Pinci) –  A volte, il monitor del Var deve somigliare allo specchio della vanità. E dietro questa parola che si nasconde il lato oscuro della tecnologia, quello invisibile ma che rischia di procurare sul campo danni irreversibili. Il Var in sé non c'entra, anzi: il protocollo non è cambiato, il suo impiego neanche. I numeri dell'Aia dicono che l'utilizzo è sostanzialmente lo stesso della seconda parte della stagione scorsa. Ma c'è un "ma". Che in qualche caso si sovrappone alla voglia di un arbitro di sentirsi "gratificato" dalla propria direzione: si è in effetti ingenerata la convinzione in molti direttori di gara secondo cui per dire di aver arbitrato davvero bene non devi aver ricevuto "aiutini". Ovvio: l'obiettivo di tutti è non commettere errori e in questo senso avere il supporto di un assistente seduto davanti alla tv con la possibilità di vedere i replay in tempo reale dovrebbe essere ritenuto da tutti un aiuto irrinunciabile. A volte però capita di farsi tradire dalla voglia di dimostrare di non averne bisogno. Il motivo è semplice: nella mente di tutti o quasi, il Var più che aiutare, "corregge". E se c'è bisogno di una correzione, vuol dire che c'è stato un errore. Probabilmente non è il caso del più che discusso episodio Simeone-Olsen in Fiorentina-Roma di sabato pomeriggio, quello che ha fatto infuriare il ds giallorosso Monchi. A differenza di come la veda il dirigente romanista, lì – è la convinzione dei vertici arbitrali – la revisione al monitor non sarebbe stata una scelta corretta. Perché il Var Orsato ha confermato lo stesso contatto tra attaccante e portiere che aveva convinto l'arbitro Banti a fischiare il rigore. Se pure avesse dato un'interpretazione diversa del gesto rispetto al collega in campo, non sarebbe stato abbastanza per suggerire al collega di correre a bordo campo per rivedere le immagini. Discorso diverso invece per la direzione di Mariani, in Juventus-Cagliari: il fallo di mano di Bradaric lui, che era a un metro, l'aveva interpretato subito come un tocco di spalla. Il monitor avrebbe dovuto dargli elementi sufficienti per dubitare seriamente della propria percezione – eufemismo – ma lui è rimasto della propria idea. Convinto forse che i dubbi fossero tali da non giustificare una riforma della decisione presa. Insomma, la paura di dire "ho sbagliato" può averlo tradito. Lo stesso errore lo fece Manganiello in Bologna-Udinese, controllando il monitor ma senza poi correggersi. Sbagliando. Inutile dire che è anche una questione di curriculum: senza una buona esperienza il rischio di sentirsi sotto esame e di non voler dare l'idea di aver bisogno di un tutor esterno per dirigere bene una partita è un rischio sempre dietro l'angolo. Soprattutto per chi teme di non essere confermato nell'élite degli arbitri italiani o ambisce a ottenere la qualifica di internazionale. E ogni arbitro sa che un ricorso eccessivo all'assistenza video rischia di pesare quasi quanto un errore grave nelle valutazioni che portano alla graduatoria di fine stagione, comunicata a tutti i direttori di gara dopo il 30 giugno. Nella valutazione degli errori da Var, però, c'è pure un altro aspetto da mettere sulla bilancia: l'attenzione della critica. Se nella prima stagione della moviola in campo gli addetti ai lavori avevano mostrato una certa tolleranza degli errori, oggi l'aspettativa – a cui ha contribuito il successo nel Mondiale – è altissima. Il Var però non potrà cancellare ogni errore: può ridurre la possibilità di sbagliare. Nelle mani dell'arbitro resterà sempre una fetta di discrezionalità. E il rischio di finir vittima della vanità.