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Frosinone-Roma, arbitra Manganiello e tornano i fantasmi della Coppa Italia

Si rendono noti i nominativi degli Arbitri, degli Assistenti, dei IV Ufficiali, dei V.A.R. e degli A.V.A.R. che dirigeranno le gare valide per la sesta giornata di ritorno del Campionato di Serie A 2018/19 in programma questo fine settimana. Per quanto riguarda Frosinone-Roma (sabato 23 febbraio, ore 20.30, Dazn), l'incontro sarà diretto dal signor Gianluca Manganiello della sezione di Pinerolo. Il precedente più recente con i giallorossi in questa stagione è la gara di Coppa Italia al Franchi, con il drammatico 7-1 che ha permesso alla Fiorentina di eliminare dalla competizione la squadra di Di Francesco. Precedentemente, Manganiello ha diretto Parma-Roma 0-2 dello scorso 29 dicembre: vittoria che si unisce a quelle casalinghe contro Benevento e Crotone della passata stagione, per un totale di 3 successi in Serie A su 3 incorci per i capitolini. Assistenti saranno Ranghetti e Mei, mentre il quarto uomo sarà Di Paolo. Al Var, invece, presenti Pairetto e Paganessi.

FROSINONE – ROMA Sabato 23/02 h. 20.30 
MANGANIELLO 
RANGHETTI – MELI 
IV: DI PAOLO 
VAR: PAIRETTO 
AVAR: PAGANESSI 

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Trigoria. Under verso il recupero completo, domani DiFra in conferenza

La Roma continua ad allenarsi in vista del match contro il Frosinone di sabato alle 20.30. La squadra ha svolto un torello prima di dedicarsi al lavoro atletico e tattico sui campi di allenamento del Fulvio Bernardini. Trova continuità Cengiz Under, ancora in gruppo dopo il rientro di ieri, mentre Patrik Schick e Rick Karsdorp proseguono nello svolgere lavoro individuale. Alle 15.00 di domani, invece, Eusebio Di Francesco interverrà in conferenza stampa per presentare il match dello Stirpe.

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TuttoSport, a Madrid l’agente di Zaniolo incontra la Juventus

In occasione di quest'andata degli ottavi di finale contro l'Atletico Madrid, la Juventus ha scelto di alloggiare nel Iussuoso hotel Gran Melià Fenix, dove un anno fa è iniziata la clamorosa operazione Cristiano Ronaldo. Come scrive TuttoSport, presente ieri il solito via vai di gente. Non solo tifosi a caccia di foto e vecchie glorie, ma anche addetti ai lavori. In tarda mattinata è stato avvistato il manager Claudio Vigorelli. Lo stimato agente italiano, oltre che un importante mediatore internazionale, è il procuratore di Nicolò Zaniolo. Vigorelli, occhiali da sole e cappotto blu, è stato fotografato da qualche tifoso presente sul posto. Il manager di Zaniolo, assieme al suo storico assistito Marco Storari, ha fatto un passaggio nell'hotel della Juventus per salutare i dirigenti bianconeri. Non è stato l'unico (a Madrid c'era anche Mendes) e gli appuntamenti in queste occasioni rientrano nella normalità. Come è normale che Paratici, nella chiacchierata con Vigorelli, abbia chiesto aggiornamenti sulla situazione di diversi calciatori, compreso quello che viene considerato da tutti il miglior talento italiano. Talmente stimato, il gioiello della Roma, che anche altri agenti sono in pressing sul ragazzo, ma da fonti vicine alla famiglia filtra massima fiducia in Vigorelli. L'operazione, ora come ora, sembra tutt'altro che semplice perché la Roma non ha intenzione di privarsi del proprio gioiellino al quale ha intenzione di rinnovare il contratto a fine campionato. Più che il prezzo (non meno di 50 milioni), il vero ostacolo per la Juve e per le altre big (Real Madrid e Chelsea su tutte) è rappresentato dalla volontà del club giallorosso di costruire la squadra del futuro attorno a Zaniolo.

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Da Kolarov a Fazio, il gol è in-attivo

IL MESSAGGERO (U.Trani) – Terzo attacco del campionato con 46 reti – dietro soltanto alla Juventus (52) e all'Atalanta (51) – ma nessuna delle punte a disposizione di Di Francesco è ancora andata in doppia cifra: El Shaarawy, il migliore del reparto, è fermo a quota 8, con 10 specialisti, da CR7 a Petagna, e di 10 squadre diverse che hanno fatto meglio di lui e quindi degli altri giallorossi. È l'anomalia che regna a Trigoria che vuole i difensori protagonisti: 15 reti (il top in serie A), le ultime 2 segnate da Kolarov (7) e Fazio (4) al Bologna. E gran parte di queste marcature, arrivano – come accaduto lunedì sera – da palle inattive. In questa graduatoria la Roma (che segna come nessun altro all'Olimpico: già 30 centri) è con 16 gol dietro solo alla Juve (17). Cosi divisi: 4 su rigore, 4 da corner, 2 da punizione diretta e 6 da quella indiretta. Kolarov e Fazio i finalizzatori scelti: lasciante a 7 compagni le altre reti. I difensori restano comunque i più ispirati: Manolas e Jesus sono entrati nella lista. Ma anche i centrocampisti sanno come far centro, di testa e di piede: Cristante, Nzonzi, Pellegrini e Zaniolo. In più Perotti, il rigorista che, per le ricadute muscolari, ha dovuto scansarsi davanti al cecchino Kolarov che ha colpito pure su punizione.

ALTA QUOTA – Il difensore centrale ha addirittura fatto l'en plein (4 su 4). In questa stagione Fazio è diventato il simbolo della nuova opzione, conseguenza della strategia del mercato estivo, per rendere più competitiva l'attuale rosa. E per consentire alla Roma, semifinalista nell'edizione scorsa della Champions, di avere più fisicità proprio quando va in giro per l'Europa. Monchi, al momento di scegliere i rinforzi, ha guardato anche alla statura: ecco che sono arrivati a Trigoria Marcano, Cristante, Zaniolo, Nzonzi e Pastore, pronti ad affiancare Fazio, Manolas, Kolarov, Dzeko e Schick, gli altri giganti del gruppo. Sono 10 i giocatori di movimento che guardano gli altri dall'alto in basso, partendo minimo da 187 centimetri. Come se non bastasse, catalogati da pivot pure i nuovi portieri: Olsen sfiora i 2 metri (1,98) e Mirante accanto al titolare non sfigura (1,94). E anche il terzo Fuzato li può guardare negli occhi (1.90). Più di mezza squadra è di vatussi. I muscoli e i centimetri rappresentano, dunque, le certezze nella corsa per il 4° posto.

PERCORSO ALTERNATIVO – Sono già 16 le reti (su 46, quindi più di un terzo) sbocciate da palla inattiva. L'evoluzione della Roma, tornando al campionato scorso, è evidente: stesso raccolto, ma senza aspettare 38 partite. Premiato il lavoro di Di Francesco nelle esercitazioni quotidiane. Adesso l'allenatore sa che, contando proprio sulle caratteristiche degli interpreti, può andare a dama sfruttando esclusivamente l'abilità dei singoli nell'area avversaria o semplicemente la precisione su calcio piazzato. Spesso, senza offesa, è mancato il gioco. Dall'addestramento e non certo dal cilindro, è però uscita la giocata. Da corner o da punizione, in acrobazia, di testa o con il classico tap in. Il collettivo si vede anche da fermo.

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Frosinone, Perotti gioca e Under andrà in panchina

IL TEMPO (E.Menghi) – A un mese dallo scatto «a freddo» contro il Torino che gli è costato una lesione al retto femorale della coscia sinistra, Under è tornato in gruppo: a Frosinone ci sarà, probabilmente in panchina, e Di Francesco potrà contare su una risorsa in più in attacco. Assente nelle ultime 6 partite, il turco dovrà gestirsi al meglio in vista di derby e Porto. Zaniolo ha coperto bene il «buco» a destra, il rientro del titolare potrebbe farlo scivolare di nuovo a centrocampo, ma non da subito perché sabato potrebbe toccare ancora al ragazzino bocciato dalla Fiorentina ai tempi della Primavera: «Mi hanno comunicato che non c'era posto per me e ho pianto una settimana intera. Poi mi sono rimboccato le maniche». Fino all’esordio in Champions contro il Real: «Il mister mi ha dato la notizia dopo la riunione tecnica e sono stato tutto il giorno a fissare il soffitto della camera, De Rossi e Totti mi hanno detto di stare tranquillo e in campo ho pensato solo a giocare: sarebbe un sogno fare come loro e restare qui. Non sono famoso, ma sotto gli occhi di tutti sì e devo essere bravo a gestire tutto questo». Di Francesco dovrà piuttosto gestire le energie dei suoi e gli faranno comodo i ritorni di Under e Perotti, che col Bologna è andato in panchina e ora vuole farsi largo nell’attacco ancora orfano di Schick, che si sta allenando individualmente al pari di Karsdorp.

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Sarri-Roma, attrazione fatale. Baldini gli offre la panchina

LA REPUBBLICA (G.Cardone – M.Pinci) – Come in un corteggiamento vero e proprio, tutto è iniziato con un invito a cena. Di certo, non è più solo una forte attrazione: la Roma a giugno cambierà allenatore e vuole convincere Maurizio Sarri a dirle di sì. L’idea è di quelle suggestive, ma si è già trasformata in azioni concrete. Due telefonate, un appuntamento a tavola, a Londra: a guidare le mosse del club giallorosso per assicurarsi dalla prossima stagione l’ex tecnico del Napoli è il consigliere personale del presidente Pallotta, Franco Baldini. Che per Sarri ha una passione da tempo: a lui la Roma pensò già nel 2015, quando poi firmò con De Laurentiis dando inizio a quella saga culminata con lo scudetto sfiorato un anno fa. Al Chelsea invece non ha avuto la stessa fortuna, finora: secondo voci ricorrenti se perdesse la finale di Coppa di Lega contro il Manchester City di Guardiola – da cui ha recentemente incassato sei gol – sarebbe subito esonerato. In ogni caso, il destino a fine stagione pare segnato o quasi, anche se lui prova a restare aggrappato alla panchina: «Devo pensare al fatto che sarò l’allenatore del Chelsea per molto tempo, altrimenti non posso lavorare. Non ne sono sicuro, ma devo pensarlo». E quel «non ne sono sicuro» è la crepa in cui ha provato a inserirsi la Roma appena ha annusato l’aria che tirava a Londra intorno al tecnico. Aria che si è fatta pesantissima dopo il 6-0 col City, ma che già da alcune settimane soffiava voci di rottura. È bastato l’acquisto di Pulisic, che il Chelsea si è assicurato per la prossima stagione e di cui Sarri ha saputo leggendo i giornali. A Marina Granovskaia, plenipotenziaria del club inglese per mandato diretto di Roman Abramovich, alcune scelte hanno dato un certo fastidio. Intanto, quelle di mercato: il club ha speso in estate 65 milioni per Jorginho, pur di accontentare Sarri, ma il rendimento del regista della Nazionale azzurra è stato fin qui tragicamente ordinario, con momenti di profonda insufficienza. In più, è costato il dirottamento fuori ruolo del gioiello Kanté, che adesso ha messo il broncio e vorrebbe andar via, in Spagna o al Bayern. Pure l’affare Higuain, preso in prestito a gennaio per espressa richiesta dell’allenatore con la speranza che rivitalizzasse il Chelsea, è stato fin qui ininfluente per i destini del club. E anzi è costato il “sacrificio” di Morata, cinque anni più giovane di lui. Hazard gli ha dato pubblicamente del “vecchietto”, persino i tifosi che inizialmente avevano sposato la sua filosofia di gioco ora lo attaccano, cantando “fuck the Sarri ball”. E Marina avrebbe preso contatti con Zidane per sostituirlo. Insomma, a meno di ribaltamenti da qui a fine campionato, il divorzio pare solo una questione di tempo. La Roma si è già mossa, per bruciare i concorrenti: anche perché la liason con Di Francesco a fine stagione – a meno di un’insperata finale di Champions League, che rivoluzionerebbe i piani – è destinata a chiudersi. Complice l’addio, sempre più probabile, del principale sponsor dell’allenatore abruzzese: il direttore sportivo Monchi. Lo spagnolo è esausto, voci ricorrenti lo candidano alla direzione sportiva dell’Arsenal, altre lo vorrebbero futuro presidente del “suo” Siviglia, per un gruppo straniero che vuole acquistarlo: «Sono convinto che tornerà qui, non so però se da direttore sportivo», confessò qualche mese fa il suo ex collaboratore al Siviglia Miguel Ángel Gomez. Di certo la Roma sta già iniziando a pensare all’eventualità della successione. Provando a garantirsi nel frattempo una certezza in panchina.

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Zaniolo: “Sarebbe un sogno fare lo stesso percorso di Totti e De Rossi”

È un momento magico per Nicolò Zaniolo alla Roma. Il giovane giallorosso ha rilasciato una lunga intervista al portale ufficiale del club. Queste le sue parole:

Quali sono i tuoi primi ricordi legati al calcio?                                               

“Avevo tre o quattro anni, non ero ancora iscritto a una scuola calcio, ma appena vedevo una cosa per strada la prendevo a calci. Poi quando sono cresciuto ho iniziato ad andare a vedere mio padre Igor che giocava e lì è nata definitivamente la passione: mi piaceva vedere i tifosi esultare ai gol, vivere il campo la domenica”.

Dove giocava tuo padre quando eri piccolo?

“È stato in diverse squadre, ma ricordo bene quando giocava alla Carrarese, perché era vicino casa. E anche qui alla Cisco Roma, spesso venivamo qui per vederlo giocare. Mi emozionavo quando segnava un gol”.

Chi erano i tuoi idoli calcistici da bambino?

“Il mio idolo è sempre stato Kakà, mi appassionava il suo stile di gioco, era bello da vedere quando toccava il pallone”.

A che età hai capito che avresti fatto il calciatore professionista?

“Non saprei, ho sempre pensato a divertirmi e a giocare. Nella mia carriera tra le giovanili non ho avuto certezze, anzi: più delusioni. Non c’è un momento in cui ho pensato “ce la faccio”. Nemmeno adesso ci sto pensando, ti dico la verità. Voglio solo allenarmi e giocare”.

Ci racconti gli esordi della tua carriera?

“Ho iniziato al Genoa e poi sono andato alla Fiorentina, partendo con gli Esordienti. Sono arrivato fino agli Allievi e alla preparazione estiva con la Primavera. Poi mi hanno comunicato che non c’era posto per me…”.

Quell’episodio ti ha demoralizzato?

“Sì. Dopo sette anni trascorsi lì mi ero fatto i miei amici, mi sentivo in famiglia. È stata una doccia fredda e ci ho pianto una settimana intera. Poi mi sono rimboccato le maniche. Sono andato all’Entella, vicino casa e alla mia famiglia, e da lì è nato tutto”.

C’è stato un momento in cui hai pensato che non saresti riuscito a fare il calciatore?

“Sì. Nel primo mese alla Virtus Entella. Ero in Primavera e non giocavo, dovevo ancora ambientarmi, ero arrivato a preparazione già finita. Mi ritrovai nel bar di mio padre a La Spezia, che piangevo. Gli dicevo “se non riesco a giocare qui, forse devo fare qualcos’altro nella vita”. E lui mi rispose: “Fai l’ultima settimana, a mille, fatta bene, senza pensare”. L’ho fatta e da lì non sono più uscito”.

Proprio con l’Entella hai fatto il tuo esordio in Serie B. Che ricordi hai di quel momento?

“Era già nell’aria. Una volta ci sono andato vicino e ancora me lo ricordo. Eravamo a Vicenza, vincevamo 1-0 il mister mi disse “scaldati che fra poco tocca a te”, poi abbiamo preso gol e ha scelto di mettere un difensore. Poi a Benevento, un giorno prima del compleanno di mio padre, è arrivato l’esordio. È stata un’emozione incredibile, non ci credevo: era passato meno di un anno dallo scarto della Fiorentina e stavo esordendo tra i professionisti”.

A diciotto mesi di distanza, dopo essere passato per l’Inter, è arrivato l’esordio in Champions League contro il Real Madrid. In quel momento cosa hai pensato?

“Il mister fece la riunione tecnica alle 11. Non annunciò la formazione, ma mi disse che voleva parlarmi a fine riunione. Lì mi comunicò che avrei giocato, mi chiese se ero pronto. Io gli ho detto di sì. Invece di riposare, sono stato tutto il giorno in camera a guardare il soffitto. Poi una volta arrivato allo stadio, ho pensato solo a giocare e a fare quello che sapevo. Quando sei in campo pensi solo a quello”.

Quanto ti hanno aiutato i compagni?

“De Rossi è venuto a dirmi di stare tranquillo. Di giocare come sapevo, a due tocchi. Anche Totti è venuto a dirmelo”.

Com’è cambiata la tua vita dopo quella partita?

“Sono cambiate le attenzioni nei miei confronti. E anche nei confronti delle persone che mi stanno attorno. Però voglio che si parli molto di più di me e di quello che faccio in campo, rispetto a quello che c’è fuori. A me piace molto il calcio, questa è la mia passione. Sono contento della mia stagione e spero che continui così”.

Dopo cinque mesi sono arrivati i due gol in Champions contro il Porto e ora tutto il mondo parla di te. Come ti sei sentito dopo quella doppietta all’Olimpico?

“È un’emozione che ancora adesso non riesco a descrivere. Forse non ho ancora realizzato quello che è successo la scorsa settimana. Ora però devo allenarmi, penso a quello: andare forte sul campo per avere altrettante soddisfazioni”.

Che cosa pensi quando la gente ti descrive come il nuovo Totti o come la speranza per il futuro del calcio italiano?

“Fare paragoni con lui è davvero una forzatura. Sono onorato anche solo dell’accostamento, ma io ancora non ho fatto niente”.

Ai tifosi della Roma ha fatto piacere sentire che vorresti giocare per tutta la carriera qui. Lo pensi davvero o lo hai detto perché eri davanti a una telecamera?

“Alla fine giocando in squadra con De Rossi e Florenzi, o vedendo a quello che ha fatto Totti, capisci quanto si può essere attaccati a questa squadra e a questi tifosi. Sarebbe un sogno fare le stesse cose. Io ora penso ad allenarmi e a giocare”.

Il tuo esordio in Serie B è arrivato poco tempo prima dell’addio al calcio di Francesco Totti. Ti piaceva come calciatore? Ti capita di chiedergli qualche consiglio?

“Era troppo forte, vedeva la giocata due ore prima degli altri, era impressionante. Io sono timido, mi vergogno ad andare a parlarci e per questo non gli ho mai chiesto niente direttamente, ma è sempre venuto lui a darmi dei consigli”.

Kolarov ha detto che hai la testa sulle spalle ma che sarebbe il primo a tarparti le ali se ti vedesse troppo su di giri. Che ne pensi?

“Alex è esperto, fortissimo, conosce le dinamiche. Sa cosa può succedere a un ragazzo che è sulla bocca di tutti. Se dovesse vedermi con la cresta alzata farebbe bene a tirarmela giù. Lui è un esempio nello spogliatoio e in campo. Ha ragione”.

Da chi apprendi di più durante gli allenamenti?

“Dove ti giri ti giri ci sono i campioni. Mi ispiro ai più esperti, ai senatori, a De Rossi, Manolas, Kolarov, Dzeko. Sono i miei esempi”.

Qual è stato il miglior consiglio che hai ricevuto finora in carriera?

“Mio papà mi dice che si fa presto ad andare in alto, ma ci si mette ancora meno ad andare in basso. Me lo ripete in continuazione, “non montarti la testa”, soprattutto adesso. E mi dice anche “ricordati come stavi quando la Fiorentina ti ha mandato via”.

Il Club ha creduto tanto in te, tenendoti in rosa dopo il mercato estivo. C’è stato un momento in cui hai pensato che saresti andato fuori a farti le ossa?

“Non ho fatto la preparazione estiva con la squadra perché ero impegnato nell’Europeo e nemmeno la tournée. Quando sono tornato ero il nono centrocampista e l’idea di andare sei mesi o un anno a farsi le ossa c’era. La Società ha creduto in me, però, e anche il mister. Devo ringraziarli per questo. Spero di continuare a dimostrare che la fiducia data non è stata persa. Di Francesco ogni giorno mi dà consigli, mi dice come muovermi, anche fuori dal campo. Lo ringrazio per tutte queste possibilità”.

Nello spogliatoio sei circondato da calciatori come De Rossi e Nzonzi che hanno vinto un Mondiale. Ci pensi mai?

“Giusto ieri parlavo con Daniele delle emozioni vissute con la vittoria del Mondiale. E mi è venuta la pelle d’oca. Questi sono giocatori da cui devo prendere spunto per far bene. Un giorno, magari, spero di riuscirci anch’io. Ma non ci sto pensando ancora”.

A volte i calciatori più grandi  sostengono che i loro colleghi più giovani pensano troppo ai social media e poco al calcio giocato. Cosa ne pensi? Ti rivedi in questa descrizione?

“Sono nato nell’era dei social media ed è difficile non utilizzarli. Ti ci diverti, ma so che bisogna stare attenti. La gente è andata a ripescare dei post che ho fatto cinque anni fa quando avevo tredici anni”.

Qual è una giornata tipo di Nicolò Zaniolo?

“Mi sveglio, faccio colazione con mia mamma. Mi porta all’allenamento e mi viene a riprendere. Poi ogni tanto ultimamente vedo la mia ragazza, che ho conosciuto qua. E niente, così”.

Niente videogiochi?

“No, non mi piacciono”.

Il tuo hobby preferito al di fuori dal calcio?

“Uscire con gli amici, parlare di cavolate e scherzare con loro”.

Sei diventato famoso?

“Non famoso, ma sono sotto gli occhi di tutti sì. So che sono giovane, sto facendo bene in una piazza così importante. Devo essere bravo a gestire tutto questo”.

Hai ancora gli stessi amici di sempre?

“Sì sì. A Capodanno ho preferito restare con loro, piuttosto che andare in vacanza. Ho fatto una cena con loro a La Spezia, siamo stati bene”.

Chi è il tuo migliore amico nel calcio?

“Giuseppe Caso, che gioca nel Cuneo. Fino a quando ero piccolo, ai tempi del Canaletto e poi l’ho ritrovato alla Fiorentina”.

Hai un messaggio per i tifosi della Roma che già ti adorano?

“Li ringrazio per il sostegno. Spero di continuare così e centrare assieme a loro i nostri obiettivi”.

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CHAMPIONS LEAGUE

Champions League, caro biglietti: la protesta dei tifosi del Bayern oscurata dalla Uefa

Durante il match di andata degli ottavi di finale di Champions League ad Anfield tra Liverpool e Bayern Monaco, i tifosi tedeschi hanno esposto uno striscione contro il caro biglietti. Questo il testo: “Biglietti tifosi ospiti: Liverpool 48£ Bayern 55€. L’avidità non ha limiti. La misura è colma”. La regia Uefa ha peró evitato di inquadrare il settore dello stadio in cui era esposta la protesta. 

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GIOVANILI

Youth League, Roma eliminata ai calci di rigore. De Rossi: “Potevamo fare meglio”

Delusione per la Roma Primaveraeliminata al play-off di Youth League dal Midtjylland. La formazione di Alberto De Rossi era andata in vantaggio dopo 2 minuti grazie a un tiro di Pezzella deviato da Isaksen, ma Tengstedt, dal dischetto, ha riequilibrato subito il punteggio. Per decidere la sfida è servito ricorrere ai calci di rigore, decisi dagli errori di D’Orazio e Chierico.

Questo il commento di Alberto De Rossi: 

Che partita è stata?
Analizziamo la partita in maniera generale. A parte gli episodi che si sono succeduti dopo il nostro vantaggio la squadra ha fatto un’ottima partita, anche se ha sofferto un po’ a inizio secondo tempo, ma ha tenuto bene campo e palla. Ci è mancato qualcosa, sennò avremmo passato il turno. I rigori fanno parte della gara, erano tanti anni che non perdevamo ai rigori. Facendo anche bene, qualcosa non è andato per il verso giusto. Dietro abbiamo difeso bene, ci ha messo in difficoltà questa palla sempre calciata, ma tutta la squadra globalmente ha fatto una buona gara.

È mancato l’ultimo passaggio o la cattiveria nei metri finali?
Entrambe. Ma tantissime occasioni non le abbiamo create. Onestamente dico che sotto porta qualcosa in più potevamo fare, a memoria non abbiamo creato molto. Oggi però la linea difensiva ha funzionato bene, cosa che è successo poco quest’anno.

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[FOTO] – Wrestling, Balor diventa campione Intercontinentale: gli omaggi della Roma

WRESTLING – Finn Balor ha appena battuto Bobby Lashley e Lio Rush in un Handicap Match a Elimination Chamber, laureandosi campione Intercontinentale per la prima volta in carriera. E la Roma, sul suo account Twitter (nella versione inglese), ha voluto omaggiare il successo di quello che viene soprannominato “l’uomo capace di fare imprese straordinarie”. L’atleta irlandese era stato ospite a Trigoria durante l’ultimo tour italiano della WWE (a novembre 2018) e aveva anche provato a giocare a calcio (insieme alla collega Alexa Bliss) con Edin Dzeko.

STORIA – Finn Balor, tifosissimo del Tottenham e grande appassionato anche di calcio italiano, adesso potrà avere una seconda squadra. Per Balor si tratta del secondo titolo in singolo vinto in carriera, dopo la cintura di campione Universale ottenuta nell’agosto 2016, a SummerSlam contro Seth Rollins.