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Roma, Ferrero: “Giampaolo? Ha detto che rimane. Defrel vuole restare? Allora siamo in due a volerlo”

A margine del Cda della Sampdoria, il presidente Massimo Ferrero ha parlato del futuro del club blucerchiato, di Giampaolo e di Defrel. Queste le parole: "ll bilancio è in attivo, sono soddisfatto ma non posso dire il numero dei milioni. Il futuro? Ci sto già pensando, ho chiamato anche una chiromante. Giampaolo? Ha detto che resta. Defrel è venuto a Genova per far vedere le sue qualità, visto che ne ha tante. Non era apprezzato a Roma ed è voluto venire alla Sampdoria. Vuole restare? Allora siamo in due a volerlo".

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Allenamenti

Roma, lavoro tecnico e schemi offensivi. Allenamento personalizzato per El Shaarawy

A due giorni dalla sfida di San Siro, la Roma è scesa in campo dopo la conferenza stampa di Claudio Ranieri per preparare la delicata trasferta di Milano contro l'Inter dell'ex Spalletti. La squadra, dopo il consueto riscaldamento ha proseguito la seduta col lavoro tecnico. Nella seconda parte si sono provati schemi offensivi e tiri in porta

De Rossi, Karsdorp e Santon hanno svolto allenamento individuale. Stephan El Shaarawy ha effettuato un allenamento personalizzato di "gestione" fisica, già riservato nelle scorse settimane a Dzeko e Manolas

 

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Inter-Roma, arbitra Guida. Negativo il precedente a Milano

Sarà Marco Guida della sezione di Torre Annunziata (Na) l'arbitro di Inter-Roma, il match in programma sabato sera alle 20.30 allo stadio Meazza. In campo sarà assistito dai signori Meli e Valeriani e dal IV uomo Manganiello. Al Var c'è Calvarese, Avar Vivenzi. Soltanto un precedente in stagione per i giallorossi col fischietto campano un solo precedente in questa stagione, sempre a San Siro: si giocava però Milan-Roma, terminata col risultato di 2-1 per i rossoneri. In totale sono 15 i precedenti in carriera con la Roma in Serie A per un bilancio di 8 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte.

INTER – ROMA sabato h. 20.30
GUIDA
MELI – VALERIANI
IV: MANGANIELLO
VAR: CALVARESE
AVAR: VIVENZI

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[VIDEO] – Conte: “Sarò in una squadra che ha un progetto che mi convince”. Il siparietto con Cattelan

"Non so ancora dove andrò l'anno prossimo. Una cosa è certa: sarò in una squadra che ha un progetto che mi convince". Queste le parole di Antonio Conte a Alessandro Cattelan, conduttore dello show 'E poi c'è Cattelan', nel quale questa sera sarà ospite l'ambito tecnico. In un'anteprima della puntata pubblicata sui social del programma, si vede il tecnico impegnato in un simpatico siparietto sul futuro: Conte scarta una dopo l'altra una serie di carte che rappresentano le possibili destinazioni per la prossima stagione, finché non ne resta soltanto una: sempre nascosta, questa viene inserita in una busta che si aprirà soltanto dopo l'annuncio ufficiale. A margine del gioco ha spiegato i motivi che potrebbero spingerlo a scegliere una squadra al posto di un'altra: "Qui non c'è un progetto, questa è già ben occupata" alcuni dei commenti. Ecco la clip:

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[VIDEO] – Ranieri: “Il futuro? Non lo stabilisco io, ma felice che mi consideriate. Una sconfitta con l’Inter non sarebbe la fine”

A due giorni dalla sfida contro l’Inter, in programma sabato alle 20.30 a San Siro, torna a parlare in conferenza stampa Claudio Ranieri. Ecco le parole del tecnico della Roma:

Che effetto le fa tornare a San Siro da allenatore della Roma?
Già mi fa effetto essere l’allenatore della Roma, se è San Siro o un altro stadio non mi cambia nulla. Essere tifoso e allenare la tua squadra ti rende orgoglioso oltre ogni limite. Giocare contro l’Inter, che è molto vicino alla Champions League, per noi è una bella sfida.

Inter-Roma può essere una partita decisiva per capire il processo di crescita della Roma?
Se ci fosse una battuta d’arresto questa non cambierebbe il nostro umore, ma un risultato positivo potrebbe darci una spinta notevole. Far bene significherebbe molto, perdere non cambierebbe la nostra determinazione di arrivare alla fine lottando su ogni pallone.

Il cambio di passo di Pellegrini può dare più garanzie di Nzonzi?
Decido sempre la sera prima della partita. Ho visto tutti i ragazzi bene, vogliosi. Tutte le mie considerazioni saranno messe a punto proprio venerdì sera. Condivido la sua esternazione: Lorenzo ha un passo più rapido di Steven. Nzonzi è un punto di riferimento e fa giocare la palla con uno o due tocchi. E’ un giocatore importante per la squadra.

Come valuta il lavoro di Spalletti?
Non valuto gli altri, li stimo tutti. Facciamo un lavoro bellissimo ma difficile. I fattori di successo sono figli di piccoli particolari.

Che differenza c’è tra Roma e Milano?
Ogni città ha differenze, ma dipende dal momento storico. Spalletti conosce benissimo Roma e sta conoscendo adesso Milano. Io ho avuto poco tempo per conoscere Milano, sono entrato ed uscito in corsa. Ho avuto pochi mesi. Ho perso due calciatori, uno importantissimo come Motta e uno di giovani speranze come Coutinho. Fino a quel momento l’Inter si era ripreso, dopo si è perso il punto di riferimento centrale e ci siamo spenti.

Dzeko-Schick giocheranno insieme o è un esperimento da mettere da parte?
Io ho fatto il farmacista, sapevo le problematiche in squadra. Sapevo che Daniele non poteva tenere tutta la partita. Per questo sono partito con due punte. Venerdì sera farò le stesse valutazioni contro una squadra in salute, che corre e lotta. Farò le mie valutazioni pensando ai 90 minuti.

Zaniolo potremo vederlo più accentrato? Sull’esterno è sembrato in calo…
Non credo che adesso Nicolò stia nel momento migliore, il suo miglior ruolo è da mezzala a tutto campo, neanche dietro la punta. Trequartista o esterno è la stessa cosa, ma la sua conformazione fisica lo rende mezzala a tutto campo. In questo momento è più una mezzala.

Quando parla di Roma le brillano gli occhi. E’ difficile essere profeti in patria?
Io mi trovo bene qui. Mi brillano gli occhi per la Roma e per il Cagliari. Lì ho scalato tutte le categorie, dalla C alla A. Ho tutte le mie ex nella mente, ma Roma e Cagliari nel cuore. Non mi sento un profeta, ma un professionista che alcune volte ha avuto le possibilità di poter lavorare come sa lavorare, in altre sono arrivato in momenti storici non positivi. Dove sono andato sono arrivato in momenti particolari, ma sono soddisfatto della mia carriera, che non è finita ancora.

Le vittorie hanno dato autostima alla squadra? E’ entrato in sintonia con la squadra?
Questo mese e mezzo ci ha portato ad una conoscenza migliore, per loro è più facile che devono capire solamente me, io tutti loro. E’ logico che le due partite ci hanno dato un’autostima importante: non prendere gol e soffrire per vincerle ci ha dato ancora di più convinzione. La partita di San Siro sarà importante se arriva la vittoria, in caso di sconfitta non ci cambia granché: dobbiamo comunque lottare, sudare e far vedere ai tifosi che arriveremo a fine anno a testa alta.

La Roma può offrire un progetto convincente all’allenatore del prossimo anno?
Non sta a me, menomale che mi avete messo in mezzo (ride, ndr). Non stabilisco i programmi futuri, siamo gli ultimi a sapere le cose. Penso a fare il mio per quest’anno, ma dipende da quello che vorrà fare il Presidente e da che cosa faremo in campionato perché una cosa è arrivare in Champions League, una cosa è non arrivarci.

Possiamo vedere un 4-3-3 sabato? Under è pronto?
Diciamo che sto vedendo tutti bene, le mie considerazioni della sera prima saranno su quanti possono arrivare ai 90 minuti sicuri. Sono queste le mie difficoltà, quanti hanno i 90 minuti e quanti no. Non posso mettere 4 calciatori che non li hanno, perché io posso fare solamente tre cambi. Ho detto tutto e non ho detto niente, come al solito (ride, ndr).

La Roma è più sicura della sua costruzione o deve essere giudiziosa?
Dobbiamo esserlo sempre, ma mi piace giocare all’attacco e dare emozioni ai tifosi. Quante squadre iniziano da dietro e fanno gol? Io sono pratico, vedo cosa ho, che cosa possono fare i miei calciatori. Dobbiamo essere pratici e dare emozioni ai nostri tifosi. Dobbiamo mettere il cuore su ogni pallone, dobbiamo far capire che vogliamo vincere. Questo deve accadere in campo e servono gli strumenti idonei per far sì che questo accada.

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Calciomercato

Tuttosport: “Inter, occhi su Dzeko. Si può chiudere a 12 milioni”

Sabato avrà sessantamila occhi addosso, Edin Dzeko, scrive questa mattina Tuttosport. Un po’ perché sarà il pericolo numero uno per Milan Skriniar e Stefan De Vrij, un po’ perché i tifosi nerazzurri già potranno immaginarselo come erede di Mauro Icardi che a fine stagione saluterà l’Inter ribadisce il quotidiano torinese. Dzeko incarna alla perfezione i dogmi della dottrina Marotta: è un grande giocatore, in carriera ha vinto tanto, possiede esperienza internazionale e può seminare all’interno dello spogliatoio quella mentalità da grande squadra che difetta all’Inter. L’arrivo di Dzeko comporterebbe un altro vantaggio per il club nerazzurro: il suo non sarebbe certo un acquisto tale da può tarpare le ali alla crescita di Lautaro Martinez che per Suning vale un patrimonio come certifica la clausola rescissoria da 111 milioni fatta inserire sul suo cartellino. Con Dzeko potrebbe trovare, oltre che un maestro, pure un compagno di reparto con cui provare a coesistere. Il costo del cartellino? L'Inter pensa di poterlo strappare ai giallorossi al massimo sborsando 10-12 milioni.

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Rassegna stampa

Roma, più spazio per Massara. E Totti riceverà i primi “gradi”

Dal breve meeting di Boston tra il presidente Pallotta, il consulente Baldini e il d.s. Ricky Massara, quest’ultimo ne è venuto fuori con una investitura più forte del previsto scrive La Gazzetta dello Sport, anche se si deve ancora decidere un affiancamento o meno sul fronte del mercato. Intanto, a proposito di italianità, sembra che a fine stagione possa arrivare un segnale positivo anche nei confronti di Francesco Totti. La proprietà, infatti, starebbe pensando di dare all’ex capitano la prima qualifica ufficiale da quando è diventato dirigente, ovvero quella di «responsabile tecnico». Non «direttore», perché è una figura che per il momento non vorrebbero far ricoprire da nessuno. Totti, in pratica, dovrebbe fare da collante tra l’area tecnica, quella mercato e lo spogliatoio. Il messaggio che giunge da Trigoria in fondo è chiaro: se dimostrerà di avere le qualità che occorrono per fare il dirigente, col tempo potrà scalare i vertici decisionali.

Il discorso di un affiancamento di Massara non è ancora tramontato. Per questo la società giallorossa fa sapere che, nonostante la diga (a suon di soldi) fatta dal Lilla, l’ipotesi di un arrivo di Luis Campos nel ruolo di super-consulente (con residenza monegasca) non è ancora tramontata, visto che sembrerebbe avere una clausola d’uscita dal contratto. Sullo stesso fronte, perciò, è ancora viva anche la candidatura di Petrachi, sondato da tempo. Piace anche Bigon.

Una volta definito il «pacchetto mercato», si andrà alla caccia dell’allenatore. Se Conte resta solo un sogno, il primo della lista resta Sarri, anche se bisognerà vedere se il Chelsea lo libererà, con Giampaolo e Gasperini subito dietro, mentre se arrivasse Campos lieviterebbero le quotazioni di Jardim (Monaco) e Fonseca (Shakhtar).

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Rassegna stampa

Pallotta blinda Zaniolo: 100 milioni il nuovo prezzo, talento d’oro per il futuro

LA REPUBBLICA (G. Cardone/F. Ferrazza) – Dal summit di Boston esce rafforzata l’idea che sia necessaria una restaurazione nella Roma che parta da un management italiano dentro Trigoria. Sia dirigenziale, sia tecnico. E sia sportivo. Per questo per la società giallorossa si defila sempre più l’idea di avere come consulente esterno Campos (che ha una clausola, non esercitata dal presidente del Lille, per liberarsi a un mese dalla scadenza del contratto) e avanza la candidatura di Petrachi, ora al Torino, e pronto a lavorare con Massara. L’attuale direttore sportivo ad interim non avrebbe alcun problema dividere la poltrona con l’eventuale nuovo uomo-mercato giallorosso – il cui nome da settimane è caldeggiato dal nuovo amministratore delegato, Guido Fienga – convinto che l’ottima conoscenza delle dinamiche del calcio nostrano di Petrachi, sia un vantaggio enorme rispetto, per esempio, alle tante difficoltà trovate da Monchi.

Italiana dovrà essere anche la panchina (questa la direttiva che sembra mettere d’accordo tutti, da Baldini a Totti), e su questo fronte i tempi sono destinati ad allungarsi. Il sogno è Conte, contattato dalla dirigenza giallorossa – compreso lo stesso Totti – e molto amico proprio di Petrachi, la cui presenza dentro Trigoria potrebbe essere un lasciapassare importante per il tecnico ex Chelsea. Ma l’altro nome caldo, sempre legato al Chelsea, è quello di Sarri, che vorrebbe peró restare a Londra e il cui (eventuale) divorzio dal club inglese non sembra cosa per nulla facile, né imminente. Restano, sotto a queste, le opzioni meno suggestive – vedi Giampaolo oppure Gasperini – appena sopra le quali potrebbe spuntare a sorpresa la conferma di Ranieri. L’attuale allenatore della Roma – in caso di miracolosa qualificazione al quarto posto – diventerebbe una reale soluzione giá pronta per l’uso in casa, con i giocatori che lo stimano e una base di partenza gettata già in questi mesi. “Abbiamo iniziato a giocare meglio con mister Ranieri”, l’ammissione di Under, specchio di una fiducia che il mister testaccino si sta conquistando gradualmente.

Il futuro italiano dovrà passare però da una squadra sempre più tricolore, e per questo motivo Pallotta ha dato mandato di blindare Zaniolo, con un contratto nuovo (l’ingaggio gli verrà triplicato) e fissando un prezzo per la vendita del ragazzo di 100 milioni di euro, che equivale a renderlo incedibile. Almeno per la prossima stagione, individuando in lui il simbolo da cui ripartire

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Retesport 24

I pensieri di giornata dei conduttori e degli opinionisti di Retesport: 

 

FERRAZZA: “Chissà se la sconfitta della juve possa cambiare gli equilibri nel futuro del calcio italiano”

ZUCCHELLI: “Il modello Ajax sta bene ad Amsterdam. Io voglio il modello Capello: tutte partite 1-0 e via”

CENTO: "Nonostante tutto, negli ultimi due anni la squadra italiana che è andata più avanti in Europa è stata la Roma"

CATALANI: “Sarri? Dovrebbe rinunciare a troppi soldi per venire a Roma”

MAGNI: “I risultati si ottengono o con i grandi giocatori (sicuramente), o con il gioco (forse). Non è difficile capire qual è l’unica strada che la Roma può tentare”

CRISTOFORI: "Fatturati, monte ingaggi, stadio di proprietà. Ieri il calcio ci ha dimostrato che con un idea vera si può sognare. In questa città parliamo sempre meno di calcio, ma solo di dirigenti, economia e finanza"

TRANI: "Baldini e Pallotta vorrebbero Campos, ma da Roma spingono per un uomo a contatto con la squadra"

ANGELONI: "Non so se il modello Ajax è applicabile ovunque, si provò a fare qualcosa di simile con Luis Enrique"

FRANCI: “A Roma già successo che il sistema di gioco sia stato capace di andare oltre le qualità dei singoli”

MAIDA: "La scuola Ajax è importabile? Allenamenti aperti, ritiri con le mogli… è una cultura bellissima”

VALDISERRI: “Ten Hag è bravissimo, ma è destinato al Barcellona, che oltre a De Jong potrebbe prendere De Ligt”

MADEDDU: “La Roma deve programmare non una nuova stagione, ma un nuovo ciclo. O compri giocatori pronti, spendendo molto, oppure ragioni su base triennale, ripartendo da ragazzi piuttosto giovani. Mettiamoci comodi”

INFASCELLI: “A me non risulta che Campos sia vincolato a una clausola, ma se la Roma ha scelto la linea italiana forse è meglio. Credo che ci siano altre figure che possano fare bene”

CERVONE: “Possibile che tutti quelli che cerca la Roma abbiano una clausola. Allenatori, dirigenti…comunque speriamo che quella di Campos sia altissima, impossibile da pagare”

ZAMPA: "E' tutto nelle mani della società. Allenatore e direttore sportivo non fanno miracoli"

ASPRI: “Massara sta prendendo sempre più forza, ma bisogna capire se davvero sia Totti a spingere per Conte. Da quello che ho potuto raccogliere credo proprio di sì, ma serve la qualificazione in Champions League”

DE ANGELIS: “La Juventus per un romanista è stata, è, e sempre sarà, l’espressione di tutti i valori negativi dello sport: l’arroganza, il potere e la slealtà”

BIOTTI: “Ieri non ha perso il calcio italiano, ma una squadra italiana. Smettiamo di identificare il calcio italiano con la Juventus”

CECCHINI: “Ho l’impressione che prendere Ten Hag e trapiantarlo non sia una grande idea. Lui è la punta di un iceberg, dietro c’è tutta una struttura che lo supporta. Ormai appena un allenatore o un giocatore disputa una buona partita il giorno dopo è accostato alla Roma, ma il mercato non si fa in questo modo”

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Roma, Under: “Arriveremo in Champions League. Con Ranieri stiamo giocando meglio”

A dieci anni ha lasciato casa per fare il professionista e ancora oggi pensa solo al calcio. L'anno scorso si è presentato a tutti con un gran gol al Verona e tredici mesi dopo ha raccontato qualcosa in più sulla sua vita. Questo è Cengiz Under, per tutti Cengo.

Ci racconti qualcosa di Cengiz da bambino?

“Sono nato in un piccolo paese vicino a Balıkesir, che si chiama Sındırgı. Ho sempre avuto un grande amore per il calcio, ho sempre giocato a pallone. Il mio percorso in questo mondo è iniziato quando a dieci anni sono stato chiamato nel settore giovanile del Bucaspor, a Smirne, lontano da casa”.

Com’è stato allontanarti dal posto in cui sei nato?

“Iniziare a vivere fuori casa senza la mia famiglia non è stato semplice. Dopo un po’ di tempo il presidente ha fatto venire lì anche mia madre. Lei e mio padre erano separati in casa e lui è restato dove vivevamo tutti insieme. Io ero un bambino molto tranquillo, che pensava solo al calcio”.

Quanto sei rimasto nel settore giovanile del Bucaspor?

“Fino all’età di quindici anni. È stato un periodo che ricordo con grande piacere. Sono molto legato alla città di Smirne, quando vado in Turchia oltre a tornare nel mio paese vado lì, perché è come se fosse una seconda casa per me. Quello del Bucaspor era il miglior settore giovanile della Turchia, il presidente Seyit Mehmet Ozkan ha fatto un lavoro incredibile: nel nostro Paese nessuno si è impegnato così tanto con i giovani come lui. Il Bucaspor ha avuto una grandissima importanza nella mia carriera. Devo ringraziare tutti gli allenatori con cui ho lavorato in quegli anni, se oggi sono alla Roma è anche grazie a quel periodo vissuto lì”.

E poi come sei passato all’Altınordu?

“Il presidente del Bucaspor acquistò l’Altınordu e portò con sé praticamente tutti i ragazzi del Bucaspor. Lì sono riuscito a crescere ancora di più, prima del passaggio al Başakşehir che mi ha portato alla Roma”.

Chi erano i tuoi idoli calcistici da ragazzo?

“In realtà sono ancora un ragazzo…(ride, ndr). Messi mi è sempre piaciuto, come tutti guardavo il Barcellona. Fino ai quindici anni ho visto il calcio con gli occhi di un bambino. Poi ho scoperto anche altri aspetti di questo gioco e sono riuscito a capire tante altre cose, per questo mi hanno affascinato anche David Villa e David Silva. Messi, però, è unico nel calcio, nessuno può essere come lui”.

Quando eri piccolo già sapevi che ce l’avresti fatta come professionista?

“Ho iniziato a giocare a calcio senza dubbi e con un unico obiettivo: non pensavo ad altro, volevo solo questo. Sono stato il primo bambino a lasciare il mio paese per andare a giocare lontano da casa e il Bucaspor non aveva mai preso un ragazzo che veniva da fuori, selezionavano solo talenti del posto. Non ho fatto tutto da solo, però, devo ringraziare le persone che mi hanno supportato”.

Qual è stato il miglior consiglio che hai ricevuto finora in carriera?

“Tutti gli allenatori sono stati fondamentali nel mio percorso, anche grazie a loro sono diventato il calciatore che sono. Li ringrazio davvero tanto per ogni singolo consiglio che mi hanno dato. Ma sono ancora giovane e so che devo crescere per diventare un calciatore più forte”.

Qual è una giornata tipo di Cengiz Under?

“Vivere da professionista è molto importante, quindi ho una vita molto regolare. Cerco di riposare dopo l’allenamento. Vivo con un mio amico, Serhat, che considero come un fratello: usciamo a cena, facciamo due chiacchiere, assieme a un altro nostro amico. Mi piace fare una passeggiata nella città, vedere la gente, o mangiare con loro a casa”.

Durante la tua prima stagione alla Roma, dopo un periodo di assestamento, a febbraio è arrivato il gol contro il Chievo e da lì non ti sei fermato più. Che ricordi hai di quel periodo?

“Nella prima parte di stagione non era facile, ma ero sicuro di avere tutte le carte in regola per poter fare un girone di ritorno a buoni livelli. Dopo aver giocato le due partite con la Sampdoria, contro il Verona ho segnato il mio primo gol e da lì tutte le cose sono andate in discesa. Non solo per me, ma per tutta la squadra, abbiamo giocato bene e fatto una buona stagione. Devo ringraziare tutti i miei compagni e mister Di Francesco che mi ha aiutato tanto. E poi il percorso in Champions League è stato indimenticabile”.

E tu sei uno dei protagonisti di quell’impresa, l’assist per il gol del 3-0 sul Barcellona di Manolas è tuo…

“Una notte che rimarrà nella mia testa per tutta la mia vita, una delle serate più belle della mia carriera. Quando ci penso mi viene ancora la pelle d’oca. A casa mi riguardo il calcio d’angolo quasi ogni giorno. Mi vedo spesso le mie partite per fare autocritica, ma poi ogni tanto mi rimetto anche quel calcio d’angolo perché vedendolo provo sempre un’emozione diversa, difficile da spiegare. Non ho messo una gran palla, ma Kostas è stato bravissimo, ha fatto una bella corsa verso il primo palo: i complimenti, ovviamente, vanno tutti a lui. È un giorno che rimarrà impresso nella mia memoria per sempre”.

La stagione in corso della squadra è stata invece al di sotto delle aspettative: secondo te perché?

“Abbiamo sbagliato le partite apparentemente più facili e quelli sono tutti punti persi. Le ragioni non le conosco, forse ci è mancata la concentrazione, ma certe sfide dovevamo vincerle. Ora, però, da due settimane abbiamo iniziato a giocare meglio con mister Ranieri, abbiamo vinto due partite consecutive e dobbiamo continuare così”.

Come vedi il vostro percorso per la corsa al quarto posto?

“Dobbiamo solo pensare a un obiettivo ora: vincere contro l'Inter. Vogliamo qualificarci in Champions League, una squadra come la Roma deve sempre qualificarsi in Champions. Credo che ci riusciremo. In Italia ci sono tante brave squadre e noi siamo tra quelle, dobbiamo farcela”.

Da quando sei in Italia, per la prima volta, quest’anno hai dovuto fare i conti con un infortunio serio: come hai vissuto le settimane fuori dal campo?

“È stato un momento difficile, il più difficile da quando sono qui. Mi sono fermato per un po’ e ora sto lavorando ancora di più, anche extra campo. L’anno scorso nella seconda parte della stagione ho dimostrato chi sono, so cosa posso fare. Ho grande fiducia nei miei mezzi e in quelli della squadra. Adesso sto bene. Spero di giocare tutte le partite, ho ripreso minuti nelle gambe, ho voglia di segnare di più e di dare il mio contributo ai compagni”.

In che cosa sei migliorato di più in questa esperienza italiana?

“In Italia ci sono due aspetti importanti. Uno è fisico, con il quale inizialmente ero in difficoltà. Poi, però, ho lavorato molto sulla resistenza e sulla mia condizione, sono cresciuto in allenamento e in partita, cosa fondamentale per un campionato come questo. Ora mi sento bene e mi sono adattato. L’altro è quello tattico: in Italia tutte le squadre hanno un sistema di gioco molto chiaro e sono contento di aver capito come certi meccanismi, ora mi sento parte di questo sistema. Non ci sono paesi in cui l’aspetto tattico è così importante come qui. Giocare in Serie A è difficile, ma ora mi sento di essere migliorato da questo punto di vista”.

E in che cosa secondo te devi ancora migliorare?

“Devo ancora crescere fisicamente, questo è certo”.

Nel lavoro quotidiano a Trigoria c’è un compagno che ti impressiona di più?

“Ce ne sono tanti. De Rossi prima di tutti, allenarmi con lui mi ha emozionato quando sono arrivato a Trigoria. Ci sono calciatori tecnicamente molto bravi, Dzeko è un gran giocatore, senza dimenticare El Shaarawy e Perotti. Allenarsi ogni giorno con loro mi aiuta tanto. Però c’è un altro dettaglio da aggiungere: io gioco alto a destra e in allenamento mi scontro sempre con Kolarov. Questo mi ha fatto crescere tantissimo, affrontare ogni giorno Alex è una cosa molto difficile, devi sempre alzare i tuoi limiti per essere efficace contro uno come lui, questo è un fattore che ha un grande impatto sul mio gioco. Quando te la vedi con Kolarov in tutti gli allenamenti, affronti più rilassato gli altri terzini la domenica”.

A proposito, i tuoi compagni ti chiamano Cengo: ti piace come soprannome?

“Anche in Turchia mi chiamavano così e a dire il vero lì non mi piaceva molto. Poi quando hanno iniziato a chiamarmi qui con un tono simpatico mi è iniziato a piacere. Ho compagni molto simpatici in squadra”.

Come vivi la passione dei tifosi giallorossi quando sei fuori dal campo, nella tua vita di tutti i giorni?

“Sentire il calore dei tifosi è molto bello, mi piace stare con loro e scambiarci due chiacchiere. Loro sono fondamentali per il nostro successo, a maggior ragione in questo momento della stagione. Sono sicuro che con il loro appoggio arriveremo a centrare il nostro obiettivo”.