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[FOTO e VIDEO] – Totti, oggi il via alle riprese del docufilm: le prime immagini

Sono cominciate questa mattina a Roma le riprese del documentario dedicato a Francesco Totti. L'opera sarà diretta da Alex Infascelli (Vincitore del David di Donatello per S is for Stanley), ed è tratta dalla biografia "Un Capitano" scritta proprio dalla bandiera giallorossa col giornalista Paolo Condò. Il documentario, arricchito da immagini inedite tratte dal suo archivio personale, sarà un viaggio nella carriera di Totti, raccontata da lui stesso. Ecco le prime immagini dei lavori a via Vetulonia e nell'Istituto frequentato da Totti a due passi da lì, con un vero e proprio bagno di folla per il 10 romanista:

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[FOTO] – Da Ostia a Testaccio, Roma rende omaggio a De Rossi

Proseguono le manifestazioni d'affetto per Daniele De Rossi nella settimana che porta alla sua ultima gara con la Roma. Nella notte, ad Ostia, è comparso un nuovo striscione: "18 anni d'amore valgono più d'un tricolore. Grazie Daniè" si legge. Su un muro di Piazza Testaccio, invece, è stato realizzato un grande manifesto che raffigura proprio De Rossi, contornato dai colori giallorossi e accompagnato dalle scritte "In hoc signo vinces" e "Yankee go home", chiaro riferimento alla dirigenza americana del club, contestata duramente dal tifo nelle ultime settimane. L'opera è stata realizzata da Laika, realtà emergente nel panorama della street-art romana. Domenica sera contro il Parma ci sarà l'ultimo tributo collettivo al numero 16 romanista, in campo per l'occasione con la sua ultima (nuova) maglia della Roma.

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De Rossi, Zeman: “Con me la sua peggior stagione, non so ancora se per colpa mia o sua”

L’ex allenatore della Roma, Zdenek Zeman, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Questo uno stralcio delle sue parole soprattutto sul suo rapporto complicato con Daniele De Rossi:

Cosa è successo alla Roma?
Troppe cose non hanno funzionato. A partire dalla campagna acquisti, non mirata. Mi è dispiaciuto per Di Francesco ottimo ragazzo e tecnico. Se prendi uno come lui poi devi seguire le sue indicazioni. Ma oggi i tecnici contano poco.

Dopo Totti la Roma ha salutato anche De Rossi…
Capisco la delusione dei tifosi, ma cerco di capire anche il club. Un giocatore che ha dato 18 anni alla Roma meriterebbe di decidere lui quando smettere. Ma il calcio di oggi non lo permette. Mi spiace che De Rossi abbia fatto con me la peggior stagione della sua carriera: non so ancora se per colpa mia o sua.

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Roma, la notte dei grandi saluti

IL MESSAGGERO (U.Trani) – Non è ancora tempo di saldi, pericolosissimi nel calcio per i paletti imposti dal Financial Fair Play. Di sicuro è quello degli addii. E la notte di Roma-Parma, 48° match stagionale dei giallorossi, diventa l'appuntamento per salutare all'Olimpico chi andrà via. L'abbraccio della tifoseria a De Rossi che si sfilerà per sempre la maglia del cuore ha, dunque, la priorità sul risultato che probabilmente non andrà a incidere sulla classifica. Esce di scena, accompagnato dalla contestazione che sta portando Pallotta in giro per il pianeta, il capitano, solo 2 anni dopo Totti che gli lasciò in eredità la fascia. Da Francesco a Daniele, è già finita. Da non crederci, ma la proprietà Usa è fatta così. Prendere o lasciare. E la gente, in questo senso, l'ha già scaricata.

CICLO AZZERATO – Anche De Rossi, insomma, scende dalla giostra, ultimo di centinaia e più giocatori che, dal 2011, hanno fatto parte della gestione americana. Campioni e comparse: a Trigoria sono passati calciatori per tutti i gusti. La Roma a stelle&strisce è stata la Regina del ribaltone. In ufficio e in campo. È cambiato addirittura il presidente: Pallotta al posto di Di Benedetto. E già siamo al 2° vice con Baldissoni appena promosso dopo l'esperienza ormai lontana di Tacopina e al 3° Ceo con Fienga incoronato dopo Pannes e Zanzi. Fenucci e Gandini hanno avuto il ruolo, ora vacante (o meglio, assorbito da Fienga), di amministratore delegato e Sabatini, Monchi e Massara di diesse, ai quali si accoderà Petrachi. Baldini e Baldissoni hanno occupato quello di direttore generale, altra carica scoperta (gli unici, con mansioni diverse, negli 8 anni fedeli e quindi dal giorno dello sbarco americano a Trigoria). Calvo è invece l'ultimo di 5 direttori commerciali dopo Winterling, Barrow, Colette e Danovaro (e ieri nel Cda, sostituito il consigliere Gold con Martin). Soprattutto sono 7 gli allenatori (e saranno presto 8 in 9 stagioni): Luis Enrique, Zeman, Andreazzoli, Garcia, Spalletti, Di Francesco e Ranieri che saluterà domenica sera con il suo capitano. E con altri big della rosa: Kolarov e Dzeko di sicuro, ma probabilmente pure Manolas, avendo la clausola da 36 milioni che richiama club di primo piano. E chissà se il pubblico dell'Olimpico rivedrà in giallorosso Olsen, Santon, Marcano, Nzonzi, Pastore, Under, Schick, El Shaarawy e Perotti. Dovrebbero sventolare nella prossima stagione le bandiere del futuro e oggi di scorta: Florenzi, con la fascia al braccio, e Pellegrini, con la clausola da 30 milioni che non dà alcuna garanzia.

DISCORSO COL SILENZIATORE – «Entro sempre in campo dopo l'inno, altrimenti mi emoziono troppo. Voglio restare freddo e lucido fino in fondo. Dato che è l'ultima ci tengo a ringraziare il presidente: mi ha dato l'opportunità di guidare ancora una volta la squadra del mio cuore». Ranieri, sul sito della Roma, fa il tenero nei confronti della proprietà Usa, dopo essere stato picconatore negli ultimi 10 giorni. Meglio non esagerare: non tira certo aria di festa per l'Evento del 26 maggio. Ma, pure se addolcita, la sentenza è la stessa: la prossima non sarà un'annata da vertice. «Bisogna vedere come cambierà la squadra e capire che allenatore verrà. Io non voglio caricare di responsabilità il mio successore e di aspettative la tifoseria. Sarebbe troppo facile, visto che negli ultimi anni la squadra è sempre andata in Champions. E allora diciamo che dovrà entrare in Europa League, voliamo più in basso».

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[FOTO] – Roma, ecco la nuova prima maglia per la stagione 2019/2020

"Siamo lieti di presentarvi la nuova divisa Home dell’AS Roma per la stagione 2019-20: l'elemento dinamico che la caratterizza è il fulmine". Con queste parole la Roma ha questa mattina lanciato sui propri social la nuova prima maglia per la prossima stagione, indossata per la prima volta domenica sera nell'ultima di campionato contro il Parma e nell'ultima della carriera romanista di Daniele De Rossi. Questo il comunicato completo:

"Il dettaglio che decora il colletto, le maniche e i calzettoni, richiama la mitologia romana e in particolare Giove, il “Re degli Dei” secondo gli antichi romani. Il fulmine vuole essere anche un riferimento alla magia che da sempre avvolge i Giallorossi: “IT’S MAGIC. IT’S AS ROMA”, la Roma è sempre magica. La maglia Home è di colore rosso, con il collo a V giallo come i bordi delle maniche. Sul petto spicca lo stemma del club grazie al bordino in rilievo".

"Il fulmine è qualcosa di nuovo ed emozionante”, commenta Nicolò Zaniolo. Elisa Bartoli aggiunge: “È una novità fantastica per la maglia della Roma e noi giocatrici la indosseremo con orgoglio durante la prossima stagione, dando il massimo per i nostri tifosi”. Il kit è completato dai pantaloncini bianchi e dai calzettoni rossi. Anche questi riportano il fulmine oltre allo swoosh e alla scritta “AS ROMA”. “La mitologia romana e l’influenza che ha esercitato sull’identità della città di Roma hanno giocato un ruolo fondamentale nell’ideazione del concept”, spiega Pete Hoppins, Football Apparel Senior Design Director di Nike. “Quest’anno abbiamo puntato su Giove e il fulmine ci è apparso come un simbolo immediato e potente su cui potersi concentrare”.

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Retesport 24

I pensieri di giornata dei conduttori e degli opinionisti di Retesport: 

 

FERRAZZA: “Totti ha ancora tanti dubbi su un ruolo che rischia di essere solo di facciata per tenere tranquilli i tifosi”

ZUCCHELLI: “Per la prima volta ho dei dubbi che persino uno scudetto ricomporrebbe questa distanza con la gente”

CENTO: “In estate con gli addii previsti si consumerà l'apice del disastro sportivo della Roma"

MAGNI: “Attenzione a dare per scontato che il nuovo allenatore abbia avallato l’allontanamento di De Rossi”

CRISTOFORI: “In dodici mesi siamo passati da nessuno vuole andar via a speriamo che mi arrivi un'offerta. Un capolavoro di malagestione societaria quasi unico”

TRANI: “Più facile rinnovare Zaniolo che El Shaarawy, con Gasperini anche lui in dubbio”

ANGELONI: “Se ho dei dubbi su Gasperini sono sull’applicabilità del suo calcio a Roma”

FRANCI: "Un uomo dell'esperienza di Ranieri avrebbe dovuto evitare certe dichiarazioni"

MAIDA: "La Roma dell'anno prossimo sarà più forte"

VALDISERRI: “El Shaarawy? Se chiede 4 milioni, la Roma ora non può darglieli”

INFASCELLI: “Gasperini è una scelta rischiosa se non gli si daranno pieni poteri, ma ci vorrà poco a rendere la Roma più divertente di quest’anno”. 

MADEDDU: “Gasperini è bravo, ma il rischio è che gli straordinari meriti di quest’anno siano contaminati dai certificati difetti della concorrenza. In un campionato più normale come quello dell’anno scorso, la sua Atalanta è arrivata settima”

CERVONE: “Sono curioso di capire come Gasperini possa accettare questo progetto, quali siano le garanzie”

DELVECCHIO: "Con Baldini la Roma ha vinto lo Scudetto nel 2001, adesso è ora di cambiare"

ZAMPA: "A Pallotta interessa lo stadio. Tutto quello che sta succedendo in questi giorni non lo tocca minimamente"

ASPRI: "E' incredibile la facilità con cui si è passati da Conte a Gasperini"

DE ANGELIS: “Spero che Baldini e Pallotta si rendano conto di quanto stiano soffrendo i romanisti. Basta rivoluzioni, si crei stabilità”

BIOTTI: “La normalizzazione della Roma non deve significare perdita di ambizione o di brillantezza, ma semplicemente evitare le sovrapposizioni di competenze in un lavoro quotidiano in cui ognuno faccia semplicemente quello che è chiamato a fare”

CECCHINI: “El Shaarawy è liberissimo di chiedere 4 milioni di ingaggio, la Roma è libera di non accettare. Non so chi riuscirebbe ad accontentare il calciatore a queste cifre”

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La contestazione a Pallotta sbarca ufficialmente a Boston: “Romanisti più appassionati dei tifosi dei Celtic”

"Per quanto i tifosi di Boston siano passionali, la loro controparte romana ha raggiunto un livello superiore". La protesta dei tifosi giallorossi sbarca ufficialmente negli Stati Uniti, più precisamente nella città natale di James Pallotta, Boston. Il noto portale d'informazione 'boston.com' si è occupato della questione, descrivendo l'evolversi della contestazione, tra gli striscioni esposti in ogni parte del mondo contro il presidente romanista e Franco Baldini e il 'bombing' alle pagine Facebook dei Celtics, del ristorante di proprietà delle sorelle Pallotta (pagina poi chiusa dopo i numerosi commenti offensivi), del Boston Globe e persino dello stesso 'boston.com'

Il portale riporta le dichiarazioni di due esponenti di due club di tifosi d'oltreoceano. "Dal nostro punto di vista, in un anno si è raggiunto il punto più basso" secondo Luca Martano, vicepresidente del Roma Club New York, che poi affronta la questione De Rossi: "E' uno di noi, è come avere un tifoso in campo. E' un cambiamento che non possiamo e non vogliamo accettare".

"Per molti tifosi è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso", commenta Peter Gianascol Olson, fondatore del Roma Club di Boston, che poi parla nello specifico della protesta nata sui social: "In ogni sport i tifosi cercano un modo per essere ascoltati e i social rappresentano il mezzo più veloce e facile per protestare ed esprimere la propria opinione".

"Qualcosa che penso nemmeno Pallotta si aspettasse – risponde Martano, che prosegue parlando dei numerosi striscioni contro il presidente giallorosso immortalati in ogni parte del mondo – Qualcosa di straordinario. Noi l'abbiamo qui a New York, altri sono stati fatti a Londra, in Germania, Australia… Proprio ieri ho ricevuto un messaggio da un tifoso romanista in Siria. E poi ci sono stati gli striscioni in tutta Roma. E' stato qualcosa di unico, non so sia mai successo prima qualcosa di simile. Speriamo che Pallotta – conclude – prenda tutto questo in considerazione. Ma non sono sicuro che accadrà…"

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Ranieri: “Ogni tifoso si è identificato in De Rossi, merita un grande saluto”

L’allenatore della Roma, Claudio Ranieri, ha rilasciato un’intervista al sito ufficiale del club. Queste le sue parole:

Mister, a quasi tre mesi dall’inizio di questa esperienza che bilancio si sente di poter fare in vista di Roma-Parma?
Il bilancio è positivo. Al momento del mio arrivo avevo trovato una situazione di scoramento generale della squadra, i ragazzi erano abbattuti perché speravano di fare meglio. Devo dire che qui a Trigoria ho avuto l’appoggio di tutti. E anche della squadra, perché ha saputo reagire, è stata positiva e vogliosa. Non si arriva con la bacchetta magica. Alla prima partita siamo stati molto fortunati contro l’Empoli, più avanti ci sono state SPAL e Napoli e da lì in poi abbiamo cambiato la strategia tattica. Avevo la necessità di far sentire più sicuri i difensori e piano piano le cose sono migliorate. Questa squadra ha un futuro, perché ci sono dei giovani molto interessanti: sono sicuro che potrà far bene.

Quali sono gli aspetti positivi e quelli che l’hanno delusa?
Gli aspetti positivi sono proprio legati alla solidità difensiva, che prima mancava. Un aspetto negativo è il gol subito a Genova nei minuti di recupero. Anche se Mirante, poi, ci ha fatto quella parata sul calcio di rigore. Oltre a Sassuolo-Roma, in cui abbiamo creato più occasioni di ogni altra partita senza tuttavia riuscire a segnare. C’è ancora una possibilità remota di entrare in Champions League. Bisognerà fare cinque gol e vedere i risultati delle altre? E noi ci proveremo. Io sono fatto così, come carattere non mollo mai e devo provarci fino in fondo. Se non ci riusciremo faremo i complimenti agli altri.

Quanto ha inciso la situazione della squadra sul tipo di calcio che ha scelto in queste settimane?
Quando si arriva in corsa, verso il finale di stagione, tutto è condizionante. Io sono un allenatore che chiede organizzazione ed equilibrio tattico. Tutto questo incide sul mio modo di vedere il calcio. È logico che anche a me piace pressare novanta minuti in avanti e poi ripiegarsi, ma credo sia meglio non tenere troppo palla, perché l’altra squadra si chiude e poi devi trovare il modo di aprire le difese. Anche per questi motivi, cerco sempre di giocare in velocità. So che fare il mio calcio non è facile e per questo sono contento di quello che hanno fatto i miei giocatori.

Ha cambiato spesso il sistema di gioco, a dimostrazione che nella sua idea di calcio non esiste solo un modo di schierare la squadra in campo.
Io ho iniziato a fare i miei cambiamenti sul sistema di gioco quando allenavo il Cagliari nel 1990. Nel girone di andata eravamo straultimi in classifica e tutti ci davano come retrocessi. All’epoca si giocava con il 3-5-2 e solo il Milan di Sacchi si schierava con il 4-4-2. Io nella seconda parte di campionato cambiai diverse volte tra 4-4-2 e 3-5-2 e mi salvai con una giornata di anticipo. Mi piace cambiare, ma dipende sempre dalla squadra e da quanto si può lavorare con i ragazzi. Ho preso in mano una squadra esperta, che sapeva già il fatto suo. Se noi lottiamo fino all’ultima giornata è perché prima è stato fatto bene. Che poi non sia stato tutto così fruttifero ci sta, fa parte delle annate. Il mondo del calcio è così.

Qual è partita che le lascia il ricordo migliore?
Forse quella contro la Juventus, è stata molto bella. È vero che Mirante ha fatto tre capolavori, ma un portiere è lì anche per quello: l’anno scorso quanti ne ha fatti Alisson? Siamo stati bravi ad approfittarne al momento giusto e siamo riusciti a vincere la partita, regalando una bella soddisfazione ai nostri tifosi presenti allo Stadio Olimpico.

Qual è il calciatore da cui ha avuto maggiori soddisfazioni in termini di crescita?
Io credo che Fazio e Nzonzi abbiano fatto vedere le loro capacità. Federico lo conoscevamo già. Steven non aveva incontrato i favori del pubblico. Io lo avevo già cercato al Leicester, una volta partito Kanté volevamo prenderlo. Forse sapere che già lo stimavo gli ha dato quel quid in più per far vedere di che pasta è fatto. Gioca sempre a due tocchi e riesce a recuperare delle palle incredibili come una piovra. Certo, nel calcio italiano deve migliorare nella verticalizzazione, lui invece rischia di meno e gioca sempre per il compagno. Mi sembra di rivedere Thiago Motta all’Inter, non perde mai la bussola, è sempre calmo e a disposizione della squadra. Credo che la Roma con lui abbia fatto un ottimo acquisto.

È Genoa-Roma la partita che le lascia più rimpianti per come sono andate le cose?
Sì. Non era facile vincere e avevamo trovato il varco giusto per far gol. Prendere il pareggio su palla inattiva considerate le caratteristiche della nostra difesa mi è dispiaciuto molto. Ci avrebbe proiettati all’Olimpico contro la Juventus con un tifo ancora più appassionato. E poi con due punti avremmo avuto più possibilità di entrare in Champions League.

Cosa si sente di dire in vista di una partita che rischia di non poter permettere alla squadra di raggiungere quell’obiettivo?
Questa squadra ha lottato per cercare di entrare in Champions League. Come ho già detto, ci sono delle annate positive e negative. È come in agricoltura: il contadino può fare sempre lo stesso lavoro, ma ci sono annate in cui il vino è meraviglioso e annate in cui esce diverso da come lo si vorrebbe. Dipende da mille fattori. Purtroppo è andata così, ma l’impegno, l’abnegazione e il senso di appartenenza ci sono sempre stati.

Nell’ultimo post partita alcune sue parole hanno fatto discutere: ha parlato di una Roma che dalla prossima stagione potrebbe non essere pronta a giocarsi un posto in Champions. Ci approfondisce questo pensiero?
Bisogna vedere come cambierà la squadra del prossimo anno e capire che allenatore verrà. Questo gruppo sta lottando fino in fondo in un’annata che è andata male. Io non voglio caricare di responsabilità il mio successore. Sarebbe troppo facile. Io dico che questa è una buona squadra e che negli ultimi anni è sempre andata in Champions. E allora diciamo che la prossima squadra dovrà entrare in Europa League, voliamo più in basso. Se poi c’è l’anno buono, vorrà dire che entrerà in Champions League e sarà una bella sorpresa. Io sono sempre stato così, meglio non caricare di aspettative i tifosi e, di conseguenza, allenatori, Società e tutto il sistema. Se contro il Parma riuscissimo a entrare in Champions ovviamente entrerebbero più soldi. Questa Società ha sempre messo in chiaro di voler mantenere il bilancio a posto e credo che sia giusto. Quando sono tornato ho visto tantissimi cambiamenti, tante cose che prima non c’erano, vuol dire che i soldi qui sono stati spesi e le cose sono state fatte bene. Ovviamente ai tifosi di tutto ciò che che non si vede non importa nulla, loro vogliono vedere solo la squadra lottare sul campo. Un tifoso giustamente pensa così. Io che sono allenatore dico che qui c’è un’ottima struttura, c’è una grande Società e c’è una grande crescita.

Quanto la emoziona vivere in panchina l’ultima partita da allenatore della Roma?
Io mi emoziono sempre sulla panchina della Roma. Entro in campo dopo l’inno perché altrimenti mi emoziono troppo. Voglio restare freddo e lucido fino in fondo. Dato che è l’ultima ci tengo a ringraziare il Presidente perché mi ha dato l’opportunità di guidare ancora una volta la squadra del mio cuore.

E sarà anche l’ultima partita in giallorosso di Daniele, è un’emozione in più?
Lo sarà per lui, per i tifosi che vedranno Daniele per l’ultima volta con la fascia da Capitano sul campo e con la maglia della Roma. Ogni tifoso si è identificato in lui, per quella voglia che ha, per quello spirito combattivo che ha sempre fatto vedere. Mi auguro che domenica sia una giornata caratterizzata da un saluto pieno di amore.

Cosa ha rappresentato per la sua carriera, nella quale ha raggiunto il traguardo più clamoroso della storia del calcio contemporaneo, mettersi in gioco per questi tre mesi per la Roma?
Per me Roma rappresenta tutto. Quale tifoso non accetterebbe di guidare la propria squadra del cuore anche solo per una partita? Io sono stato chiamato in un momento difficile. Fosse stata un’altra squadra non avrei mai accettato. Non mi sarei messo a rischiare così. Immaginate se dopo SPAL e Napoli avessimo continuato a perdere: le critiche sarebbero andate tutte su di me. Io queste cose le ho pensate, ma l’amore ti porta oltre il ragionamento pratico e freddo. Ho accettato prendendomi i rischi. Tutta la mia carriera è stata così, prima del Leicester sono arrivato secondo con la Roma, con la Juventus, con il Monaco, ma quelle sono piazze in cui sono arrivato sempre in un momento di necessità: non mi è mai stata costruita una squadra attorno.

Che differenze vede oggi tra il calcio italiano e il calcio inglese?
Le differenze sono date da tanti fattori. La Premier League genera tanti soldi. E poi noi siamo ancorati troppo nei tatticisimi. Questo rallenta il gioco. Se un giocatore viene da lì, in Italia non rende subito. Ci vuole del tempo per capire il calcio italiano, quel mezzo metro più avanti, quella diagonale ben fatta. In Inghilterra, in Spagna e in Francia non sono così ingabbiati. In Premier amano la competizione e le squadre devono lottare dal primo al novantesimo. Ci si allena meno che in Italia, ma si fa tutto a mille all’ora. Nelle partitine se ne danno di santa ragione. Lo spirito che i tifosi vogliono è quello: vivere emozioni. E le emozioni si creano solo correndo e lottando su ogni pallone.

È tornato spesso sul tema dello Stadio di proprietà: dalla sua esperienza diretta quanto incide nella crescita di un Club?
Io non riesco a capire come in Italia ci siano tutte queste difficoltà. Se penso che a Londra, tra tutte le categorie, ogni quartiere ha il suo stadio mi chiedo come è possibile che qui non ci riusciamo. Non solo a Roma, ma in tutta Italia. Ma per quale motivo? Io non lo capisco. Così si ferma il Paese, così si ferma tutto. Qual è la causa? La paura della corruzione? E allora state con gli occhi aperti.

È quella la chiave per far crescere il calcio del nostro Paese?
Serve a mettere a posto i conti, altrimenti con il Fair Play Finanziario si blocca tutto. Guardate la Juventus. Chi fa uno stadio di proprietà è già un passo avanti.

In più circostanze l’hanno chiamata in causa sul ruolo di Francesco Totti e lei ha spiegato che i giocatori hanno bisogno di tempo per imparare a diventare dirigenti. Ci fa capire il suo pensiero?
Spesso si pensa che giocare a calcio e fare il dirigente siano le stesse cose. Non è così, sono due mestieri diversi. Questo accade in tutti i lavori. Io non potrei fare il giornalista. Francesco ha smesso di giocare e lui sa cosa sente e cosa vuole fare, ma la crescita è graduale, non si nasce imparati. Certo è che lui di calcio ne sa.

Al suo arrivo ci ha raccontato che due giorni prima aveva fatto un grande tifo per la squadra contro il Porto: da lunedì cosa succede, si rimette i panni del tifoso?
Non me li sono mai tolti. Sono e sarò sempre tifoso.

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Panucci: “La panchina della Roma? I nomi che si fanno sono allenatori bravi, ma è il progetto che conta”

Christian Panucci, ex terzino della Roma dal 2001 al 2009, ha parlato ai microfoni di Sky Sport: "Quale allenatore per la Roma? Credo che bisogna capire prima il progetto della società, perché puoi mettere qualsiasi allenatore, ma se non c'è una chiarezza di quello che si vuole fare diventa tutto molto difficile, anche con il più forte del mondo in panchina. I nomi che si fanno sono nomi di tutti allenatori bravi, ma è il progetto che conta. Roma è una piazza che ha fame".

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ICS e Lega di Serie A, il bilancio dell’Integrity Tour: un viaggio all’insegna dell’etica e dei valori

È terminato con la tappa di Udine il ciclo di lezioni formative 2018-19 sull’Integrità del calcio, organizzato da Lega Serie A, Istituto per il Credito Sportivo e Sportradar AG: 40 incontri, in 20 tappe, dedicati alle squadre della Serie A TIM, ai relativi staff tecnici e alle giovani promesse del nostro calcio, che militano nelle formazioni Primavera e Under 17. Si consolida così, anno dopo anno, un modello di formazione e informazione dedicato ai protagonisti della massima divisione calcistica italiana sul fenomeno del match-fixing in tutte le sue forme e sulla tutela dell’integrità sportiva. Un’iniziativa che ha coinvolto quasi 1890 tesserati tra tecnici e calciatori, dei quali 1250 dei settori giovanili e 640 delle prime squadre. Le varie tappe si sono svolte sempre nei centri sportivi dei club, prima o dopo le sedute di allenamento, segno evidente che il contrasto alle frodi sportive è diventato parte integrante della formazione e della preparazione di atleti, dirigenti e allenatori. Allenamento non solo fisico quindi, ma anche allenamento delle coscienze e della conoscenza con l’obiettivo di produrre un sistema più sano nel quale le persone vengano scelte non solo per le qualità tecniche o professionali, ma anche per quelle morali.

“L’impegno di Lega Serie A è sempre rivolto ad assicurare la massima lealtà sportiva in tutte le competizioni ed è per questo che anche quest’anno siamo scesi in campo a fianco di Sportradar e ICS per difendere e tutelare l'integrità del nostro sport", ha dichiarato il Presidente della Lega Serie A, Gaetano Miccichè. Questo il commento del Presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo, Andrea Abodi: “Questa è una partita che non dura solo 90 minuti, ma un’intera stagione che ci vede impegnati da diversi anni, insieme a Lega Serie A e Sportradar, a rafforzare la cultura della legalità e a promuovere un calcio sano e sostenibile".