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[PODCAST] – Andrea Purgatori: “Ho cenato con Petrachi, da lunedì sarà a Roma con Gasperini”

"Lunedì ero a cena con Petrachi: se non cambia qualcosa nel weekend, dalla prossima settimana sarà alla Roma insieme a Gasperini". A raccontare l'episodio, e a confermare quindi le tante indiscrezioni arrivate nelle ultime settimane, è il giornalista e scrittore Andrea Purgatori. Il conduttore della trasmissione 'Atlantide' su La7 è intervenuto ai microfoni di ReteSport: "Petrachi è euforico per questa avventura, convinto di poter fare bene, ma spero in cuor mio che non si trovi però costretto a fare gli stessi conti dei suoi predecessori con la società".

Nella #DeRossiWeek, Purgatori è entrato anche nella discussione sull'addio forzato di Daniele De Rossi: "Gasperini entrerà in uno spogliatoio senza memoria. De Rossi sarebbe stato la sponda ideale sul campo e fuori per l'allenatore. Guardando gli striscioni che i tifosi gli dedicano sotto casa sua mi viene una grande tristezza, abito lì vicino. L'idea che si siano segate le fondamenta di un palazzo è grave perché poi il palazzo viene giù. Daniele andava tenuto per ciò che rappresenta, è una persona di grande affabilità, andava tutelato. Il problema è stato anche della comunicazione attorno alla scelta, pessima, a pochi giorni da una gara comunque fondamentale per il futuro. Totti? Mi auguro che resti alla Roma, altrimenti sarebbe la certificazione di un fallimento. Il club perderebbe la sua anima. Ora dobbiamo fidarci di lui, è più intelligente di quanto lo dipingono. Se resta è perché anche lui sta giocando una partita e ovviamente io punto su di lui".

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[PODCAST] – Morelli e gli amici dell’83: “All’Olimpico per De Rossi, ormai ha capito cosa è successo con la Roma”

Sarà un Olimpico sold out a salutare Daniele De Rossi nel giorno della sua ultima gara con la maglia della Roma. Tra i 60mila ed oltre tifosi, ci sarà anche un gruppo di ragazzi che occupa un posto speciale nel cuore della bandiera romanista. Un gruppo di ragazzi dell'83, amici del numero 16 e rappresentati da Fabio Morelli, che si sono organizzati per essergli vicino nella sua ultima. Proprio Morelli, ai microfoni di ReteSport, racconta la sua storia: "Ci tengo a sottolineare che tutti noi ci siamo organizzati per andare a salutare Daniele, e non De Rossi. Sono due cose differenti: noi ci conosciamo da circa 25 anni e abbiamo formato questo gruppo che si è trasformato poi nel corso degli anni. E' una cosa nata improvvisamente, abbiamo pensato di andare a regalargli il nostro doveroso tributo allo stadio. Lui lo sa, glielo abbiamo dovuto dire per forza perché ama le cose sobrie. Stiamo provando ad organizzare qualche sorpresa, ma non vogliamo urtare alcuna sensibilità. C'è una partita da giocare e da vincere prima per la Roma, poi nel post gara qualcosa ci sarà".

Morelli ripercorre l'età dell'adolescenza affrontata assieme a De Rossi, raccontando le qualità che lo hanno portato fin al tributo di domenica: "Con Daniele abbiamo iniziato a giocare insieme a 12 anni, quando si è ancora in una fase sensibile. Si percepisce se un ragazzo è tecnico, caratteriale, se ha talento. All'epoca lui giocava seconda punta o trequartista. Io giocavo in porta e la squadra era composta da più di 30 ragazzi. Col passare del tempo è scalato a centrocampo e a livello caratteriale e fisico ha avuto una crescita incredibile. Questa componente, unita a quella tecnica, gli ha permesso di spiccare. La cosa che lo rende speciale è l'aver mantenuto lo spirito dei suoi 12 anni. E' presente ed altruista. Anche noi che non siamo arrivati a certi livelli ci sentiamo allo stesso piano con lui, è una persona come le altre mentre tanti calciatori non sono così. Un difetto? Caratterialmente è un po' introverso forse. Quando giocavamo insieme, eravamo tutti bambini che sognavamo di arrivare dove lui è arrivato, a 12 o 13 anni lui già affermava che il calcio non fosse tutto, che fosse un divertimento. L'umiltà l'ha aiutato molto. Pubblicamente gli dico che gli voglio bene".

Infine, una battuta sul come la sua storia con la Roma è terminata"Sono un allenatore nell'ambito del calcio, cerco di parlare il più equilibratamente possibile: chi è professionista sa che determinate storie ad un certo punto finiscono" dice Morelli. "Daniele ha giocato 18 anni con la stessa maglia, più che giocatore ha rappresentato qualcosa. In un ambiente come Roma, poi, si è amplificato tutto. Ma in cuor suo credo che sappia che certe storie sono determinate a finire in una carriera. Probabilmente sul modo si può parlare, ma Daniele è un ragazzo serio, una persona intelligente, ha capito cosa è successo. Ora andrà in vacanza e poi si proietterà nel suo futuro. Prima o poi sarà su una panchina: però ha tutte le carte in regola per svolgere più ruoli in una società".

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Roma, Gasperini per forza

IL MESSAGGERO (U.Trani) – In piena volata, e a meno di una settimana dal possibile annuncio, c'è Gasperini davanti a qualsiasi altro candidato per la panchina giallorossa. E, con la Roma di mezzo, a comandare è sempre e comunque Testa Grigia, riconoscendo il copyright a Ranieri che, con l'appellativo cromatico, ha appena battezzato Baldini davanti ai tifosi in rivolta. In questo caso, però, è l'allenatore dell'Atalanta che, guardando al vantaggio accumulato negli ultimi 15 giorni, oscura chi lo insegue proprio come fa ombra il suggeritore di Pallotta su chi opera a Trigoria. Così, anche se manca la fumata bianca (e quindi, niente è ancora scontato), Gian Piero da Grugliasco, 61 anni, si prepara a diventare l'8°allenatore dell'éra a stelle&strisce.

AVANTI TUTTA – La svolta ai primi di maggio, subito dopo la telefonata di Conte a Fienga in cui l'ex tecnico del Chelsea ha detto no alla proposta della proprietà Usa. In quel momento, non avendo Baldini ricevuto alcuna garanzia da Sarri, il management italiano ha deciso di concentrare ogni sforzo su Gasperini che, sotto contratto a Bergamo con la famiglia Percassi fino al 30 giugno 2021, è stato scelto in quanto sosia, nel metodo e nel carattere, dell'ex ct azzurro. Non potendo permettersi l'originale di lusso, ecco dunque l'imitazione quasi perfetta. «Replay» la sintesi offerta a Pallotta per ottenere il via libera sull'allenatore dell'Atalanta, vicino alla storica qualificazione in Champions e tentato al tempo stesso dalla chiamata di un grande club. Gian Piero, nell'approccio di partenza, ha mostrato la sua personalità, pretendendo di essere il candidato unico. Pronto, insomma, a chiamarsi fuori a priori davanti a qualsiasi ballottaggio. La Roma ha dovuto accettare l'aut aut pur non avendo alcuna certezza di andare a dama nella negoziazione. Che, con l'intervento di Petrachi, ha però preso subito la piega giusta.

NUOVO CORSO – Decisivo è stato pure Fienga, consapevole di non poter aspettare Sarri, in quel momento ancora convinto di restare al Chelsea. Oggi non è più così: Abramovic, a prescindere dal risultato nella finale di Europa League (29 maggio), gli ha fatto capire che lo saluterà a fine stagione. Sarà, dunque, libero. Ma la situazione, anche se la Roma avesse deciso di attenderlo, non sarebbe comunque cambiata. Perché, nonostante il pressing di Baldini, la società giallorossa è dietro alla Juve e al Milan. Giusto, dunque, puntare forte sul tecnico dell'Atalanta, inizialmente sul 3° gradino del podio. Petrachi non ha mai avuto dubbi, scartando Giampaolo, sponsorizzato dal principale interlocutore di Pallotta. E trovando l'accordo con Gasperini (triennale da 2,5 milioni più bonus): nessuno, nella Capitale, teme il ripensamento. Il tecnico ha già avvisato Percassi che, per la verità, ancora spera nel ribaltone. La Roma, anche per rispetto verso l'Atalanta, ha spinto Gian Piero ad essere chiaro con la dirigenza del club bergamasco. Sono pronti a seguirlo alcuni collaboratori. Lui vorrebbe pure qualche titolare nerazzurro: il centrale difensivo Palomino (più di Mancini, bloccato da Monchi), il terzino destro Castagne, il fluidificante mancino Gosens, il mediano de Roon e il jolly offenisvo Ilicic (vicino, però, al Napoli). Da scegliere il portiere, con Cragno ancora preferito a Gollini, e il sostituto di Dzeko, con Petrachi già al lavoro su Belotti. Dalla Germania: interessamento per Kruse, centravanti del Werder Brema. Dall'Inghilterra: proposto Llorente del Tottenham (parametro zero). Dall'Olanda: contatto con il terzino sinistro Willems dell'Eintracht. Ma prima viene il brindisi con l'allenatore.

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Roma, la notte degli addii non riguarda solo De Rossi

Tutti pensano all’addio (non voluto) di Daniele De Rossi: 615 partite con la maglia giallorossa non si possono dimenticare. La sfida al Parma di domenica (20.30, Olimpico sold out) può essere però l’ultima anche per altri giallorossi, come scrive oggi il Corriere della Sera: alcuni di loro hanno segnato profondamente queste ultime stagioni, per altri sarà stata solo una toccata e fuga. Fanno parte della prima schiera Edin Dzeko e Kostas Manolas. Guarda caso, insieme a De Rossi, i marcatori della «remuntada» contro il Barcellona nei quarti di finale della Champions 2018, punto più alto della proprietà americana. Dzeko ha capito da tempo che non gli verrà prolungato il contratto, che scade a giugno 2020, ed è pronto a trasferirsi all’Inter (in vantaggio) o al Paris Saint Germain. Tutto nell’ottica del contenimento degli ingaggi giallorossi. Il suo, bonus inclusi, è il più alto: 6 milioni netti. Manolas, che interessa all’Arsenal e alla Juve, servirà a fare plusvalenza ma la Roma non vuole scendere di un euro dalla clausola da 36 milioni.

I nomi che girano per la ricostruzione non accendono i tifosi: Perin per la porta è il più allettante; Bennacer e Di Lorenzo dell’Empoli sono adatti a Gasp ma non «big»; il tedesco Kruse del Werder Brema e l’ex juventino Fernando Llorente, ora a Tottenham, interessano perché si liberano a parametro zero, ma sono più forti di Dzeko, anche se il bosniaco ha segnato solo 9 gol?

In stand by la promozione di Totti a d.t. («Non ne so nulla», ha detto lunedì alla cerimonia per il suo ingresso nella Hall of Fame), mentre da Boston descrivono un Pallotta molto infastidito dalle voci ripetute su offerte arabe che lui continua a smentire e dalla diffusa ostilità dei tifosi sui social a lui legati, da quello del ristorante delle sorelle a quello dei Boston Celtics. È abituato a nuotare nel mare degli squali della finanza, non lo spaventano i leoni da tastiera o da striscione.

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El Shaarawy, frenata sul rinnovo: il Faraone chiede 4 milioni

Sembrava viaggiare a vele spiegate il rinnovo di Stephan El Shaarawy con la Roma. Nelle ultime settimane, però, qualcosa si è bloccato, scrive oggi La Gazzetta dello Sport. C'è ancora distanza, infatti, tra domanda e offerta. Il numero 92, con un contratto in scadenza nel 2020, chiede 4 milioni a stagione. Il presidente Pallotta ne mette sul piatto 3. La distanza non è incolmabile, bisogna vedere se ci sarà la volontà di venirsi incontro.

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[AUDIO] Montali: “Si poteva costruire un percorso triennale su De Rossi. Incredibile lasciarlo andar via”

“De Rossi? Faccio molta fatica a capire come sia stato possibile arrivare a una situazione di questo tipo e come non si sia capito che tipo di importanza strategica abbia una persona come lui nella Roma”. Questo il commento di Gian Paolo Montali sulla situazione legata al capitano romanista. L’ex dirigente giallorosso, in esclusiva su Retesport, ha aggiunto:  "Ho lavorato solo in due squadre di calcio, Roma e Juventus, ma ho visto molti giocatori importanti. Pochi hanno dimostrato di avere lo spessore morale, umano e professionale di De Rossi”.

Nel 2011, Montali ha rescisso consensualmente il contratto con la Roma. “Volevo rimanere alla Roma, ma ho capito che c’erano dinamiche completamente diverse e c’era un progetto nel quale non mi sono riconosciuto. Io non sono uno che rimane in un posto per lo stipendio e a dispetto dei santi. C’erano delle idee che non condividevo e che poi ho portato all’altra anima della società, che era Unicredit, perché non ritenevo assolutamente che ci fossero le condizioni per far fare il salto di qualità alla squadra e me ne sono andato, in punta di piedi. Se le persone che deleghi per comandare non hanno un imprinting per poter governare una squadra così importante come la Roma sicuramente anche la figura del presidente ne risente. Io credo che il presidente non debba essere necessariamente presente per ottenere risultati. Basti vedere il Manchester United, il Manchester City, l’Arsenal. Club che scelgono delle eccellenze, settore per settore, che hanno delle qualità, che si affidano a straordinari professionisti e dove c’è un’idea chiara. E’ possibile avere una società distante, ma deve delegare a un management importante. Specie in una squadra come la Roma che deve giocare per vincere”. 

Montali torna poi su De Rossi: "Ho allenato i migliori giocatori del mondo, solo una volta mi è capitato un giocatore, De Rossi appunto, che mi ha detto: ‘Sa qual è il mio unico cruccio direttore? Non avere due vite da dedicare alla Roma’. Come si fa a non capire il valore di un elemento così? Perché non preparare un percorso triennale con lui. Farlo giocare ancora un anno, affiancarlo un biennio al nuovo allenatore e poi affidargli il progetto in prima persona? Non è una cosa complicata da capire e da programmare”. Non dà ulteriori consigli Montali, ma si limita ad un’ultima raccomandazione: “Le componenti fondamentali per vincere sono tre: società, allenatore e giocatori, in ordine di importanza. Ma chi le fa le scelte nella Roma? Chi rappresenta la società? Di sicuro la Roma merita un allenatore di primissimo livello, che venga qui non solo per piazzarsi, ma per vincere”. 

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Retesport 24

I pensieri di giornata dei conduttori e degli opinionisti di Retesport: 

 

FERRAZZA: “Totti ha ancora tanti dubbi su un ruolo che rischia di essere solo di facciata per tenere tranquilli i tifosi”

ZUCCHELLI: “Se Gasperini riuscirà a riportare entusiasmo avrà fatto metà del lavoro. L’altra metà sarebbe una coppa”

CENTO: "Totti? Non credo avrà poteri maggiori, finora ha evitato l'argomento De Rossi per proteggere ancora la Roma"

PICCHERI: "Perdere anche Totti sarebbe un disastro per la società: dovrebbe esserci lui nel ruolo di Baldini"

MAGNI: “Se gli allenatori di Juve, Napoli e Inter saranno Sarri, Ancelotti e Conte, questo marcherà una distanza netta tra queste tre squadre e il resto del campionato”

CRISTOFORI: “Bruno Conti è l’ultimo nella Roma ad aver ricoperto il ruolo di direttore tecnico. La prima mossa fu scegliere l’allenatore. A Totti verrebbe concesso?”

TRANI: "Totti non sarà mai operativo, il ruolo di dt un cioccolatino ai tifosi"

ANGELONI: "Totti? Si chiede di fare il direttore tecnico a uno escluso da ogni decisione. Si dovrà invertire la rotta"

FRANCI: “O quella di Totti è una soluzione lenitiva, o nel caos è in atto uno spostamento di potere”

MAIDA: “La questione araba va tenuta presente. La frase di Totti rivolta a De Rossi: ‘torneremo grandi insieme’ è stata sottovalutata”

VALDISERRI: “Il miglior allenatore di questa stagione è Mihajlović”

INFASCELLI: “Sono incapaci i dirigenti della Roma o c’è qualcuno che non gli permette di operare al meglio?”

MADEDDU: “Una società che cambia così tanti dirigenti come la Roma in questi 8 anni è una società che non funziona. Tra l’altro, molti hanno scelto di andarsene e sempre per lo stesso motivo: l’ingerenza dall’alto”

CERVONE: "Anche se non arriva Conte la squadra va fatta lo stesso"

DELVECCHIO: "Se viene Gasperini deve portare con sé Ilicic e Gomez"

ZAMPA: "Conte? Fumo agli occhi"

ASPRI: "Come mai Baldini non perde mai potere?"

DE ANGELIS: “Finché non ci sarà un cambiamento profondo nelle gerarchie decisionali, continueremo a cambiare allenatori e direttori sportivi ogni 18 mesi”

BIOTTI: “Questo è il momento meno opportuno per un passo indietro importante come quello della Roma. Le differenze tra élite del calcio e inseguitori si vanno ad estremizzare. Sarà molto più difficile per le inseguitrici”

CECCHINI: “Giampaolo è un grande allenatore. A Roma è molto sottovalutato, ma in realtà sarebbe un profilo utile”

VOLPI: "Vorrei capire la strategia nel rompere i ponti con un giocatore come De Rossi, l'ultimo a poter rappresentare qualcosa nello spogliatoio"

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Gandini: “De Rossi e Totti sono la storia della Roma”

Umberto Gandini, ex amministratore delegato della Roma, ha parlato dell’addio di Daniele De Rossi a margine dell’evento Special Team Legends a Milano. Le sue parole:

“Difficile giudicare da fuori. Daniele, insieme a Francesco, è la storia di Roma. Il fatto che sia arrivato alla conclusione della sua carriera in giallorosso rattrista. Ci sono motivazioni di vario tipo: c’è da tenere presente l’interesse primario della società e se hanno preso questa decisione immagino sia stata ponderata. Non ho nessuna possibilità di commentare vivendo da fuori. Ho avuto il privilegio di lavorare e conoscere con Totti e De Rossi. Se l’epilogo è questo penso basti l’eco che si è sollevato da tutti i campi per definire la sua partenza“.

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Roma-Parma, venerdì alle 15 la conferenza di Ranieri

Roma-Parma non sarà soltanto l'ultima gara ufficiale della stagione 2018/19 per i giallorossi, non sarà soltanto l'ultima da calciatore con questa maglia di Daniele De Rossi, ma anche la fine dell'esperienza da allenatore su questa panchina per Claudio Ranieri. Il tecnico incontrerà la stampa per la canonica conferenza pre gara questo venerdì 24 maggio alle ore 15.00 nel centro sportivo Fulvio Bernardini.

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Dacourt: “De Rossi? Trattamento orribile, ora la Roma si spieghi”

Anche l'ex giallorosso Olivier Dacourt ha commentato il drammatico epilogo preso dalla storia tra Daniele De Rossi e la Roma. Lo ha fatto, dopo un commovente post sui propri social dedicato proprio alla bandiera romanista, ai microfoni del Corriere dello Sport. Queste le sue parole:

Il suo messaggio sui social a De Rossi è stato molto apprezzato dai tifosi…
Per me è un orgoglio poter dire ‘io c’ero quando De Rossi ha esordito in Serie A’. Al di là della sua grande carriera è un uomo eccezionale. Ha provato a dedicare tutta la sua carriera alla Roma, ha ricevuto davvero tante offerte in questi anni, ma è sempre rimasto con la squadra che ama. Lui fa parte della Roma, proprio per questo non riesco a capire perché il club abbia preso questa decisione.

Una decisione presa dalla Roma…
Io non so cosa si siano detti lui e la società, quello che so è che Daniele avrebbe giocato gratis per la Roma. De Rossi il prossimo anno sarebbe potuto essere meno importante in campo, ma sarebbe rimasto comunque fondamentale perché fa parte della storia del club. Daniele adesso si sente tradito. Poi bisogna parlare del modo in cui è stato annunciato il suo addio… Ma la proprietà è americana, nel business non c’è sentimento.

Nel calcio non c’è più sentimento?
No, purtroppo. O quantomeno dovrebbe essercene di più. Io non credo che Barzagli sia stato così importante alla Juventus quanto De Rossi alla Roma. Il difensore prima giocava al Palermo, non ha cominciato nella Primavera della Juve, però è ammirevole come è stato trattato dalla società e che straordinario discorso ha fatto il presidente Agnelli per celebrarlo. Quando un giocatore ti ha dato tanto, deve avere un addio eccezionale.

L’annuncio dell’addio di De Rossi è arrivato tramite social…
Sì, ed è stata una cosa orribile. Meglio dirsi le cose in faccia, meglio parlare direttamente piuttosto che mandare messaggini sui social su una questione così delicata. De Rossi è un calciatore, ma soprattutto è un sentimento. Il club avrebbe dovuto avere un minimo di rispetto per un uomo che ha dato tutto per la maglia e per la città.

Domenica la sua ultima partita, poi dove gli consiglierebbe di andare?
Gli consiglierei di inseguire i suoi sogni e di andare a giocare al Boca Juniors. Alla Bombonera c’è un’atmosfera speciale, lui vorrebbe assaporarla. Altrimenti gli Stati Uniti o il Giappone: a Daniele piace viaggiare, e secondo me dovrebbe andare in un luogo dove poter trasmettere tutta la sua passione per il calcio. Prima di tutto gli auguro di godersi la meritata festa all’Olimpico.

La seconda straziante festa per i tifosi giallorossi dopo quella di Totti nel 2017…
Straziante non solo per i tifosi ma per tutti gli amanti del calcio. Con gli addii di Totti e De Rossi si chiude una pagina della storia della Roma. Adesso i tifosi dovranno trovare la forza di ricominciare senza le loro bandiere, ma credo meritino anche di sapere la verità sull’addio di Daniele. I tifosi meritano una risposta. Ma questo purtroppo è il metodo americano: il business è il business, a loro basta solamente chiudere il rapporto.