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De Rossi-Roma: una storia chiusa

IL MESSAGGERO (U.Trani) – Dà appuntamento alla sua gente. E, come sempre, allo stadio. Non il 26 maggio, però, cioè nel giorno in cui si sfilerà definitivamente la maglia della Roma. La data è insopportabile per chi è giallorosso come lui (6 anni il ko con la Lazio nella finale di Coppa Italia). «Mi vedrete tra voi, magari intrufolato anche in un settore ospiti, con una birra e un panino. A tifare per i miei amici». Questo è da sempre Daniele. Da bambino e da calciatore ha fatto il tifoso. Ma lunedì si è lo stesso ritrovato improvvisamente fuori del cancello di Trigoria. Costretto o accompagnato, conta poco. Di sicuro, non per sua volontà. Percorso obbligato. «Lo varcai per la prima volta a undici anni, la mia macchina ormai ci arriva da sola». Il ceo Guido Fienga, in nome e per conto della proprietà Usa e non certo del vecchio o nuovo allenatore, l'ha depennato dalla rosa per la prossima stagione: «Ho incontrato con Daniele per comunicargli la decisione della società di non rinnovare il contratto come calciatore. Gli ho espresso la volontà di averlo nell'organico del club. Mi avrebbe fatto comodo avere un vice come lui nel prendere le decisioni in un contesto nel quale l'azienda si è resa conto di dover cambiare e correggere le scelte fatte nel recente passato per consentirci di ripartire. E' dirigente da un bel pezzo, lui non vuole dirlo. Preferisce ancora giocare e lo rispettiamo».

RISVEGLIO TRAUMATICO – Il capitano ha detto no. Fiero nel respingere la proposta. «Mi sono sentito calciatore tutto l'anno nonostante i problemi fisici. Mi farei un torto se smettessi ora». Triste, però, per il trattamento ricevuto: «Un po' come Del Piero. Mi immaginavo zoppo con i cerotti che chiedevo di finire e loro di continuare, non è andata così, ma devo accettarlo sennò mi faccio male da solo. E vado avanti». Pure la Roma. E di fretta, anche nell'annuncio. Gelido, via Twitter e di prima mattina. Come per sbrigarsi. Stesa la piazza, come il numero 8 sdraiato, simbolo dell'infinito potenziale, sotto il cognome De Rossi sulla maglia giallorossa con cui i compagni entrano nella sala Champions. Finita è, invece, l'avventura di Daniele con la Roma. Totti resta in piedi vicino alla porta: c'è chi gli consiglia, sui social, di imboccarla per scappare con l'amico. Il vicepresidente Baldissoni se ne sta defilato su una sedia. C'è distanza con la società pure nelle inquadrature. A Fienga spetta l'introduzione. In primo piano De Rossi. In borghese, già senza la maglia della vita. Sportivo con il pullover girocollo grigio sotto la giacca bluette. Niente cravatta, rischierebbe di soffocare. «Se guardo i compagni scoppio». Il sorriso accarezza la commozione.

APPELLO ALLA PIAZZA – Nessun ripensamento, oggi come ieri: «Non tornerei mai indietro e non cambierei una virgola sulla decisione di restare sempre fedele alla Roma. Se avessi la bacchetta magica metterei qualche coppa in più nella mia bacheca ma la bacchetta non ce l'ha nessuno. Ho imparato dai tifosi ad amare la Roma. A loro chiedo di essere vicini ai giocatori. Sono persone per bene. Il romanismo è importante ed è in mani salde con Lorenzo e Alessandro, ma non gli deve essere chiesto di scimmiottare me e Francesco: sarebbe la cosa più sbagliata del mondo. Con la loro personalità devono portare avanti l'attaccamento alla maglia. C'è Cristante che viene da Bergamo, non è romanista, ma io ne voglio altri 100 così: dà l'anima in allenamento e in campo. La Roma ha bisogno di professionisti, poi se sono romanisti abbiamo fatto bingo». De Rossi si dedica ai tifosi: «Hanno dimostrato con gli episodi di tenere realmente a me. Io ho fatto la stessa scelta, non li ho cambiati per qualche ipotetica coppa che poi quando vai via non sai mai se vincerai. Ho avuto l'opportunità di andare dove si ipotizzava di vincere più che qui, ci siamo scelti a vicenda ed oggi sarebbe un dramma se uno dei due avesse preferito fare altro, vincere di più piuttosto che rimanere a vita con questi colori. Il nostro grande amore che continuerà sotto forme diverse». L'applauso esclusivo e indicativo di Dzeko, pure lui con la valigia. L'abbraccio individuale di Daniele ai compagni, avvisati lunedì via sms. Lungo con l'erede Florenzi. «Il 27 maggio ho alle 15 un aereo. Vado in vacanza. Mi è mancata: a dicembre sono rimasto qui a lavorare sul ginocchio». Il flash back porta nel futuro. «Poi sceglierò la nuova squadra».

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De Rossi, all’Eur ed in centro nuovi striscioni

Nel giorno dell'inatteso addio di Daniele De Rossi dopo una lunga ed intensa conferenza stampa, il mondo del tifo giallorosso si è mosso sui social network e non solo. Dopo una giornata di dibattiti e stupore che hanno toccato anche il ct Roberto Mancini, in serata sono comparsi  nuovi striscioni, uno proprio di fronte alla sede della società, l'altro in centro, entrambi a firma del gruppo Roma: "Figli di Roma capitani e bandiere, ecco il rispetto e l'amore che questa societànon potrà mai avere!!" il testo del primo, "DDR vanto nostro" quello comparso poi nella zona centrale della città.

 

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[VIDEO] – Mancini: “De Rossi? Un giorno triste, ha la maglia della Roma tatuata addosso”

"Sicuramente è un grande dispiacere quando un giocatore dalla sua carriera calcistica, fin dalla sua gioventù con una sola maglia, dice addio". Con queste parole il ct azzurro Roberto Mancini commenta il divorzio tra Daniele De Rossi e la Roma. A margine della consegna a lui e al giallorosso Nicolò Zaniolo nel Salone d'Onore del Coni del premio 'Beppe Viola' per la Cultura Sportiva, queste le parole del tecnico della Nazionale: "E' una cosa particolarissima, non ce ne sono molti nella storia del calcio. E' un giorno triste. Lo volevo al Manchester City perché l'ho considerato sempre uno dei migliori centrocampisti al mondo. Quall'anno lì ho pensato che poteva essere l'uomo giusto per noi. Avevamo vinto la Premier e dovevamo migliorare la squadra per la Champions League. Non ci siamo riusciti a prenderlo perché effettivamente lui ha la maglia della Roma tatuata addosso".

Un passaggio dell'intervento è dedicato proprio al giovane giocatore della Roma, Zaniolo, seduto vicino a lui e a più riprese coccolato anche in passato: "Zaniolo può dare tanto. E' ancora molto giovane e praticamente è venuto fuori in otto mesi. Ora ha tante squadre che lo cercano, ha qualità enormi ma è solo all'inizio. Ha fatto 30 partite in Serie A, credo che quando ne avrà fatte 150 potrebbe essere uno dei migliori al mondo. Dipende solo da lui. L'importante è che la testa sia sempre insieme al corpo, perché è molto importante comportarsi bene".

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[FOTO] Totti saluta De Rossi: “Sei e resterai sempre il mio fratello acquisito”

Francesco Totti saluta Daniele De Rossi. L'ex capitano giallorosso, su Instagram, pubblica la foto dell'abbraccio al compagno e amico di mille battaglie sul campo. Questo il messaggio dell'ex numero 10: 

"Oggi è un giorno triste. Oggi si chiude un altro capitolo importante della storia dell’As Roma, ma sopratutto di Roma…della nostra Roma
In questi anni ne abbiamo passate tante insieme, siamo cresciuti insieme, diventando prima di tutto uomini, poi calciatori, per poi infine diventare genitori. 
Ma sapevamo che questo momento prima o poi sarebbe arrivato.
Voglio solo dirti che sei stato e che rimarrai per sempre il mio fratello di campo acquisito. 
Ti auguro il meglio in ogni cosa che farai…perché sono sicuro che la farai alla grande, come tutto quello che hai fatto finora". 

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[VIDEO] Premio Beppe Viola, Zaniolo: “Senza De Rossi la Roma perderà molto”

"Perdere un giocatore come De Rossi sarà una cosa pesante". Non ha dubbi Nicolò Zaniolo, che a margine della consegna del premio Beppe Viola, ammette di aver pianto all'idea della fine dell'avventura a Roma del capitano giallorosso. Queste le dichiarazioni del centrocampista a margine della cerimonia: 

Ve lo aspettavate l’addio di De Rossi? Ne avevate già parlato?
"Non mi metto nelle scelte della società e di Daniele, però perdere un capitano così e una persona così nello spogliatoio sarà pesante. Io posso soltanto ringraziarlo per avermi accolto nella Roma come un figlio sia in campo che fuori".

Ci racconti il momento dell’abbraccio?
"Non ti nascondo che qualche lacrima mi è scesa perché oggi Daniele ha dimostrato quanto conta per questa città. È un giocatore assurdo ed è giusto che lo trattino così".

Vi ha chiesto come ultimo regalo la qualificazione in Champions League?
"Certo, è la nostra speranza e il nostro obiettivo dall’inizio di campionato. Ce la metteremo tutta per riuscire a raggiungerlo".

Ti ricordi le prime parole che ti ha detto De Rossi a Trigoria?
"Mi ricordo che mi mandò un messaggio ancora prima che arrivassi a Trigoria dicendo ‘Benvenuto nella nostra famiglia. io sono il vecchio di casa e tu il nuovo arrivato ma sei uno di noi’.

Quanto perde a livello umano la Roma senza De Rossi?
"Daniele era un leader sia in campo che fuori, oltre che un grandissimo giocatore e una grandissima persona. Perderà tanto". 

Com’è la situazione del tuo contratto?
"Io ho ancora 4 anni di contratto, sono sereno. A fine campionato si metteranno a tavolino il procuratore e la società, ma sono sereno, vedo il mio futuro alla Roma".

Ti dà soddisfazione il fatto che molte squadre ti cerchino?
"Fa sempre piacere ricevere lusinghe dai grandi club, ma io sono concentrato sulla Roma e sono molto positivo per il futuro"

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Malagò su De Rossi: “Non me lo aspettavo. Evidentemente avrà fatto le sue valutazioni, è un ragazzo molto intelligente e sensibile”

Intervistato in occasione del forum Il calcio che vorrei al Corriere dello Sport, Giovanni Malagò, presidente del CONI, si è espresso sull'addio alla Roma di Daniele De Rossi. L'impressione è che il numero uno dello sport italiano fosse convinto di un suo addio al calcio e non alla Roma come poi è stato certificato nella conferenza stampa a Trigoria, andata in scena contemporaneamente al forum. Queste le parole di Malagò: 

"Ho letto le agenzie, penso che è stato un gigante e per il calcio italiano sarà difficile trovare persone come Daniele De Rossi. Non posso che dirgli grazie, ma non me lo aspettavo. Evidentemente avrà fatto le sue valutazioni, è un ragazzo molto intelligente e sensibile". 

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Tommasi su De Rossi: “Non è detto che sia la fine del suo rapporto con la Roma”. Poi la conferenza del capitano chiarisce tutto

Intervistato in occasione del forum Il calcio che vorrei al Corriere dello Sport, Damiano Tommasi, presidente AIC ed ex compagno di squadra di Daniele De Rossi è apparso incredulo sulla possibilità di una separazione del centrocampista di ostia dalla società giallorossa:

 "Ciò che ha fato rimane, ha dimostrato attaccamento al calcio e alla squadra e c'è da ringraziarlo per ciò che ha dato alla Nazionale. Daniele è molto sereno nelle scelte, vedremo cosa succederà, non è detto che sia la fine del suo rapporto con la Roma o se sarà l'inizio di una proficua collaborazione".

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Trigoria, escluse lesioni per Pellegrini: le ultime

Buone notizie dall'infermeria: sono state escluse lesioni muscolari per Lorenzo Pellegrini. Gli esami strumentali che ha svolto il centrocampista giallorosso evidenziano un’area di sovraccarico intorno ad una pregressa cicatrice. Le sue condizioni verranno quotidianamente monitorate per stabilirne la disponibilità in vista di Sassuolo-Roma.

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De Rossi: “Da dirigente mi sarei rinnovato il contratto. Futuro? Voglio continuare a giocare”

Daniele De Rossi e la Roma separano le proprie strade. Tutte le parole del capitano giallorosso nella sua conferenza stampa d'addio:

Inizia Fienga: “Buongiorno a tutti, grazie per essere qui. Vi abbiamo convocato per comunicarvi che ieri mi sono incontrato con Daniele e comunicato la decisione della società di non rinnovare il contratto come calciatore per l’anno prossimo. Abbiamo parlato a lungo e ho espresso a Daniele la volontà e il desiderio di averlo nell’organico della società per continuare la sua carriera all’interno della Roma nel percorso che lui deciderà. Personalmente, e per certi versi quasi egoisticamente, ho sperato e ancora lo faccio che Daniele voglia accogliere l’idea di starmi accanto perché mai come in questo momento mi avrebbe fatto comodo avere un vice come lui nel valutare le situazioni e prendere le decisioni in un contesto nel quale l’azienda si è resa conto di dover cambiare e correggere una serie di scelte fatte nel recente passato, per consentirci di ripartire. Sono convinto che questo tipo di disponibilità Daniele la coglierà quando lo riterrà opportuno anche perché per lui questa proposta è sempre valida, per la Roma e per il management della Roma. Quando deciderà di accogliere questa nostra proposta, riusciamo addirittura ad accelerare lo sviluppo dei progetti che abbiamo intenzione di sviluppare. Daniele ha espresso altre idee ma non voglio entrare nel merito perché sono idee che rispettiamo come lui rispetta le nostre. Voglio che sia Daniele ad illustrarvi le intenzioni. Io sono arrivato da poco ma sono onorato del confronto aperto, trasparente e leale e in questo senso mi sento di impegnare tutta la società per le possibilità che Daniele avrà in futuro qui da noi”.

Inizia a parlare De Rossi:
Una volta hai detto “Ringrazio di essere nato romanista”. Cambieresti qualcosa della tua carriera alla Roma, faresti delle scelte diverse? 

Farei delle scelte diverse riguardo episodi quotidiani, alcune cose dette o alcune cose di campo, come episodi spiacevoli di cui sono stato protagonista come i cartellini rossi o cose del genere. Per quello che riguarda le mie scelte e la decisione di rimanere per sempre fedele alla Roma non cambierei una virgola, non tornerei indietro. Se avessi la bacchetta magica metterei qualche coppa in più nella mia bacheca ma la bacchetta non ce l’ha nessuno. Sono sereno per questa scelta poi nel corso di questi anni qualche errore è stato commesso, ma sarebbe stato impossibile il contrario.

De Rossi rappresenta una coppa in più per i tifosi, non cambierebbero il tuo percorso nella Roma con una vittoria. E’ retorica o è la sintesi di ciò che volevi rappresentare? 
E’ semplicemente un dato di fatto. Lo hanno dimostrato in tanti anni con gli episodi, più o meno positivi, di tenere realmente a me. Io ho fatto la stessa scelta, non li ho cambiati per qualche ipotetica coppa che poi quando vai via non sai mai se vincerai realmente. Ci sono stati tre o quattro anni in cui ho avuto l’opportunità di andare in squadre che si ipotizzava potessero vincere più della Roma, ci siamo scelti a vicenda ed oggi sarebbe un dramma se uno dei due avesse preferito fare altro, vincere di più piuttosto che rimanere a vita con questi coloro. Loro potrebbero dire “che ci facciamo con De Rossi, poteva venire Iniesta e vincevamo di più” (ride ndr). Lo stato attuale delle cose vede un grande amore, che penso continuerà sotto forme diverse. Non escludo che nei prossimi anni mi vedranno intrufolato con panino e birra in qualche settore ospiti a tifare i miei amici.

Hai detto di avere un solo rimpianto, quello di poter donare una sola carriera alla Roma. Che cosa hai pensato ieri quando ti è stato comunicato?
Mi è stato comunicato ieri, ma ho quasi 36 anni e non sono scemo. Ho vissuto nel mondo del calcio, l’avevo capito: se nessuno ti chiama per un anno o per 10 mesi per ipotizzare un eventuale contratto la direzione è quella. Io ho sempre parlato poco anche quest’anno un po’ perché non mi piace, un po’ perché non c’era niente da dire e non volevo creare rumore che potesse distrarre la squadra, i tifosi e tutti quanti.

Il tuo futuro da calciatore dove sarà? 
Io ringrazio Guido per l’offerta e per come mi ha trattato in questi mesi in cui lui era al comando. Voglio ringraziare anche Massara. C’è grande stima e affetto reciproco e la sensazione era che potevamo andare avanti da calciatore, anche per un anno o due. Sono decisioni che si prendono societariamente e globalmente, la società è divisa in più parti qui. Sono cose che vanno accettate e rispettate perché io da Roma non posso uscire diversamente da così. Qualche cosa ho sentito ma non ho cercato altre squadre chiedere a niente a nessuno perché ero convinto che questa squadra potesse arrivare in Champions ma ora sembra molto difficile. Fino al pareggio di Genova ero convinto della Champions e non volevo distrarre anche me stesso da quella che era la nostra corsa. Stamattina mi sono arrivati 500 messaggi, dopo controllo se c’è qualche offerta (ride, ndr). Mi sento ancora calciatore, mi ci sono sentito tutto quest’anno nonostante i problemi fisici ed ho voglia di continuare, mi farei un torto se smettessi ora.

Non sarebbe stato più giusto che fossi tu a decidere quando e come smettere? 
Un po’ come è successo a Del Piero… Ho sempre detto anche a Totti, non posso cambiare idea adesso la penso uguale anche per Del Piero. Non sono d’accordo su questo, c’è una società che deve decidere se puoi o non puoi giocare. Possiamo discutere 10 ore sul fatto che secondo me io sarei potuto essere importante per la squadra, anche facendo 5-10-20 presenze non lo so, nello spogliatoio perché penso di essere importante per loro, che non li guardo perché altrimenti scoppio. La decisione però la deve prendere la società perché potrei decidere io quando smettere ma poi ogni 12 maggio dico di voler fare un altro anno, ma qualcuno un punto deve metterlo. Il mio rammarico non è quello ma il fatto che ci siamo parlati poco quest’anno, le modalità, un pochino mi è dispiaciuto. Le distanze a volte creano incomprensioni di questo genere e spero che la società migliori in questo perché sono un tifoso della Roma. La società decide chi gioca, l’allenatore decide chi vuole, non posso pretendere diversamente.

Dopo una stagione così amara ed un risveglio come oggi che succede? Te la senti di lanciare un’ancora? 
Io posso dare pochi consigli ai tifosi perché io ho imparato dai tifosi ad amare la Roma. Quando sei piccolo vedi il tifoso amare questa squadra e cresci così, è un circolo vizioso dove ogni componente si alimenta a vicenda. Quello che posso consigliare e chiedere è di essere vicini ai giocatori. Sono persone per bene e meritano grande sostegno.

Il ruolo dirigenziale che ti è stato proposto ti fa rivedere i tuoi piani di fare l’allenatore? 
Io ho sempre detto che potrebbe piacermi fare l’allenatore, ho questa sensazione, potrebbe piacermi studiare per farlo e imparare questo lavoro. Il dirigente non mi attira particolarmente a 360 gradi, ma qui a Roma poteva avere un senso diverso. La sensazione, anche guardando chi mi ha preceduto e giuro non lo faccio con polemica, è che ancora si possa incidere poco, si possa mettere poco in un ambiente che conosciamo bene. Faccio fare il lavoro sporco a Francesco, spero che prenda più potere possibile, ed un giorno se cambierò totalmente idea lo raggiungerò. Quello che ha detto l’amministratore delegato è vero che mi accoglieranno a braccia aperte, ma la sensazione adesso è che mi piacerebbe fare un lavoro che vorrei fare. Prima devo studiare. E’ un percorso lungo e devo impararlo.

L’eredità del romanismo è al sicuro con Florenzi?
Il romanismo, come mi avete detto voi stamattina riportando le parole dei tifosi, è importante ed è in mani salde. Lorenzo e Alessandro sono due persone che possono continuare questa eredità, non gli deve essere chiesto di scimmiottare me e Francesco perché sarebbe la cosa più sbagliata del mondo. Con al loro personalità devono portare avanti l’attaccamento alla maglia. Ci tengo a dire che c’è Cristante che viene da Bergamo, non è romanista, ma io ne voglio altri 100 così perché dà l’anima in allenamento, dà l’anima in campo. Non posso dire che la Roma ha bisogno di romanisti, ha bisogno di professionisti, poi se sono romanisti abbiamo fatto bingo. Per vincere non è essenziale nessuna delle due cose ma bisogna creare una squadra che magari le altre squadre possono permettersi di creare ed è lo stato del nostro mercato. Penso che la società sia orientata a cambiare questa situazione, lo spero più che altro. Ho detto Cristante ma avrei potuto dirne molti altri.

Domanda a Fienga: Quali sono stati i motivi della decisione?
Parlando con lui a nome della società ho detto che mi scusavo che il discorso non fosse avvenuto prima. Ci sono stati scossoni dirigenziali ed abbiamo avuto diversi problemi, tutto questo è figlio di ciò che è successo quest’anno. Mi ero impegnato personalmente di raccontare ogni tipo di decisione del club. Non poteva essere presa una decisione di conferma, perché non ci sono le basi tecniche, si può impostare un programma e c’è consapevolezza degli errori commessi e che vanno sistemati. Ho spiegato a Daniele che la società non poteva considerarlo più come calciatore, ma lo riteniamo pronto e maturo per poterci aiutare a sviluppare questa azienda. E’ dirigente da un bel pezzo, lui non vuole dirlo e vuole giocare a pallone, ma è pronto ad assumersi tante responsabilità. E’ il motivo per cui l’ho invitato a seguire questo, ma anche ad aspettare scelte di allenatori. E’ in grado di aiutarmi e magari sostituirmi un domani. E’ stato un discorso condizionato dagli avvicendamenti dell’anno. Le mosse sono prese da considerazioni che fa l’azienda. Oltre ad esserci un apprezzamento per quello che ha fatto, ma non devo dirlo io, c’è anche per la maturità ed il supporto che ha dato. Abbiamo apprezzato come Daniele ha trattato la nostra offerta, ma ha dimostrato che ha la maturità per farlo. Quando deciderà un’altra casacca e di aiutare a sviluppare la squadra che conosce meglio di tutti, siamo convinti che ci sarà d’aiuto.

Ti aspettavi un addio così? 
Mi sono preparato mentalmente senza immaginare quando ci sarebbe stato. Sono entrato in quel cancello a 11 anni, la mia macchina viene da sola qui la mattina. Io voglio giocare, il distacco ci sta, un minimo di differenze di vedute ci sta. Non ho rancore nei confronti di nessuno, parlerò col presidente un giorno e con Franco Baldini, non ho problemi. Mi immaginavo zoppo con i cerotti e loro che mi chiedevano di continuare, non è andata così, ma devo accettarlo e vado avanti. Io ad un giocatore come me l’avrei rinnovato il contratto, potevo dare a livello tecnico, quando ho giocato ho fatto bene, nello spogliatoio risolvo problemi. Se fossi un bravo dirigente mi sarei rinnovato, lo metti in preventivo però, non puoi farci nulla.

A Fienga: Con la Champions League sicura si sarebbe fatto lo stesso discorso con De Rossi? 
Non c’è assolutamente distacco. Abbiamo veduto diverse, ma non dimostra mancanza di stima. Abbiamo idee diverse per l’aiuto che può dare al club, ma nessuno vuol mandar via Daniele De Rossi. Non è una scelta fatta per motivi economici.

Come ti spieghi che adesso c’è una sorta di fuggi fuggi generale? Da Manolas a Dzeko… 
Un piccolo dispiacere che ho negli anni è che tante volte ho avuto la sensazione che la squadra diventasse molto forte, molto vicina a quelli che vincevano e poi un passo indietro. Sono leggi del mercato: alcuni possono permettersi una macchina ed altri macchine diverse. Non posso farne una colpa, non entro nei numeri, spero che la Roma con lo stadio possa diventare forte. Tanti giocatori sono andati via e dopo due messi mi hanno chiamato chiedendomi di tornare. La gente si abitua ad altri posto, ma qui si sta bene, è una piazza calda per fare calcio e bisognerebbe fare un passo in più. Non stiamo togliendo i giocatori dalle macerie, sono forti e c’è futuro. Si dovrà sbagliare il meno possibile, ma ne parleremo più avanti, oggi parliamo di altro.

Quando ti sei accorto che non sarebbe arrivato il rinnovo? 
Non c’è stato un colloquio, ne ho parlato un paio di volte con Monchi e mi ha rassicurato. Io la sensazione ce l’ho sempre avuta. L’ultima volta ho firmato due anni di contratto il giorno dopo che ha smesso Francesco. Io il 27 maggio ho alle 15 un aereo e vado in vacanza. Ho bisogno di passare un po’ di tempo senza pensare a calcio, anche se poi dovrò trovare una squadra. Devo parlare a casa, con me stesso, col mio procuratore, troppa gente dovrò interpellare, vedremo.

Che finale di partita cambieresti? 
Ogni anno se ne aggiunge una nuova. La partita che vorrei cambiare forse è Liverpool-Roma. I rimpianti li ha anche Messi, che non ha vinto il Mondiale. Ognuno vive di rimpianti, perché la vittoria è il fine ultimo di quello che facciamo. Io devo ringraziare Dio per la carriera ed avrei sognato di fare quella di mio padre, che è il mio idolo. Sono fortunato perché ho fatto il lavoro che mi piaceva in una squadra che amo tantissimo. Ringrazio anche gli avversari, tante emozioni le ho sentite lì: i derby, a Napoli, a Bergamo e così via. Il calcio è contrapposizione, un po’ di tifo ed ignoranza. Sono contento di aver avuto nemici.

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[VIDEO] – LIVE | CorSport, ‘Il calcio che vogliamo’. Malagò: “La Juve dimostra che lo stadio di proprietà è essenziale”

Appuntamento istituzionale al Corriere dello Sport-Stadio: la crisi del calcio italiano e le chiavi del rilancio al centro di un confronto tra i protagonisti e i più autorevoli uomini di sport. “Il calcio che vogliamo” è il titolo del forum che si sta svolgendo dalle ore 12 nella redazione del quotidiano romano. Il forum vede la partecipazione di Giovanni Malagò, presidente del Coni, di Roberto Mancini, ct della Nazionale, di Gabriele Gravina, presidente della Figc, di Gaetano Miccichè, presidente della Lega di A, di Andrea Abodi, presidente del Credito Sportivo, di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, di Claudio Lotito, presidente della Lazio, di Mauro Balata, presidente della Lega di Serie B, di Cosimo Sibilia, presidente della Lega Dilettanti e vicepresidente vicario della Figc, di Marcello Nicchi, presidente dell’Aia, di Nicola Rizzoli, designatore della Can A, di Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, e di Giovanni Branchini, procuratore sportivo. Quattro gli argomenti che verranno affrontati: 1) Italia-Europa, le ragioni di un divario; 2) I Club e la difficoltà di fare sistema; 3) Violenza e razzismo, sfida di sicurezza e cultura; 4) Stadi, il prezzo alto di un’incompiuta.

LE DICHIARAZIONI DEI PROTAGONISTI

– Gravina: "La Serie A ha bisogno dei Play Off e dei Play Out".

– Malagò: "La Juventus, il Sassuolo, l'Udinese, dimostrano che lo stadio di proprietà è essenziale" .

– Miccichè: "Alle spalle della Juventus si evidenzia una competitività interessante".