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Roma, Mkhitaryan: “Dobbiamo prenderci le nostre responsabilità”

 In vista del match di sabato sera contro l'Atalanta, decisivo per la corsa Champions, ha parlato Henrix Mkhitaryan. Queste le sue parole:

Partiamo dai numeri: 10 presenze, 541 minuti giocati e 4 reti. Segna tanto in proporzione ai minuti giocati.
“Sì, ma non basta. Adesso voglio fare di tutto per aiutare la squadra: fare più gol, assist e con la squadra vincere le partite”.

Superato l’infortunio, come procede il suo recupero alla ricerca del miglior stato di forma?
“Adesso mi sento meglio. Mi dispiace di essere mancato in alcune occasioni, nel derby e contro la Juventus, ma non è dipeso da me e ho lavorato tanto per ritornare”.

Contro il Bologna è arrivato il quarto gol stagionale, in una serata purtroppo negativa.
“Avrei preferito non segnare, ma vincere la partita. Per me conta di più la squadra che i risultati individuali. Sarebbe stato meglio prendere i tre punti e salire in classifica”.

La Roma che ha affrontato la Lazio nel derby ha fornito una prestazione di altro livello, cosa è successo dopo?
“È normale che possa accadere quello che è successo a noi, perché nel calcio è possibile tutto. Un giorno ti senti bene e la partita va bene, poi la settimana dopo con un altro avversario succede qualcosa e offri una prestazione diversa e i risultati vengono a mancare. È normale nel calcio, ma dobbiamo lavorare seriamente e credere in noi stessi. Ci sono dei giorni in cui sei al top ed altri che sei giù. Dobbiamo fare di tutto per vincere le prossime gare”.

Questi sono stati giorni utili anche per trovare soluzioni alla ricerca di invertire la tendenza di questo 2020?
“Abbiamo parlato un po’ tra di noi di quello che è successo, ma non troppo. È meglio dimenticare le partite giocate ed essere più concentrati e freschi nella testa per gli impegni che arrivano”.

La prossima giornata si va a Bergamo, di fatto contro l’Atalanta sarà uno scontro diretto per un posto in Champions.
“Sappiamo bene l’importanza di questa gara. Dobbiamo dare tutto per vincere anche se non sarà facile. Sarà comunque una gara diversa dall’andata, dove abbiamo perso 2-0 all’Olimpico”.

Febbraio in particolare sarà un momento importante per il prosieguo della stagione: tra l’Atalanta e il doppio incontro di Europa League con il Gent.
“Abbiamo una rosa importante e il mister coinvolgerà tutta la squadra, facendo turn-over. Tutti dovranno essere pronti a prendersi le proprie responsabilità per scendere in campo nella prossime partite. Dobbiamo essere pronti fisicamente e mentalmente, senza pensare alla criticità del momento, affinché questo non ci metta troppa pressione addosso. Sarà un mese importante”.

Nonostante il momento negativo, gli obiettivi della stagione sono ancora raggiungibili. Da cosa deve ripartire la squadra?
“Sappiamo che la squadra ha tanta qualità. Tutti dobbiamo fare il possibile. Non si risolve con gli 11 in campo, ma anche con chi sta in panchina e chi lavora per la Roma dietro le quinte. Dobbiamo essere tutti insieme, lavorare e pensare positivo. Per vincere”.

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Mercato, ag. Under: “Offerte record per Cengiz, ma la Roma ha rifiutato”

 L'infortunio di Zaniolo probabilmente ha stravolto i piani di Gianluca Petrachi che è stato costretto a rifiutareofferte importanti per Cengiz Under. La conferma arriva direttamente dall'agente dell'attaccante turco, Utku Cenikli, della Lian Sports, intervistato dal programma turco Futbolarena: “A gennaio sono arrivate offerte record per Cengiz, ma la Roma non le ha accettate. Sono arrivate sia dall’Italia che dall’estero, ma non perché i giallorossi lo avessero messo sul mercato“.

 

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VIDEO – Zaniolo a Villa Stuart: visita di controllo al ginocchio operato

Un mese dopo l'intervento Nicolò Zaniolo ha incontrato il professor Mariani a Villa Stuart per controllare i progressi del ginocchio operato e fare un punto sul percorso di recupero. Il numero 22 giallorosso è arrivato in clinica accompagnato dal padre ed è rimasto dentro per circa due ore. Alle 11.30 ha lasciato la struttura e si è diretto a Trigoria, per continuare il percorso di fisioterapia e riabilitazione. 

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Mirante, lesione al menisco: out un mese

Altre brutte notizie per la Roma di Paulo Fonseca, costretta a fare a meno di Antonio Mirante per circa un mese. Durante l’allenamento di lunedì il portiere ex Bologna ha avvertito il riacutizzarsi di un vecchio problema al ginocchio sinistro. Mirante questa mattina è stato sottoposto a una risonanza di controllo e a una successiva valutazione con il Professor Mariani a Villa Stuart che ha confermato una lesione del menisco mediale con indicazione ad una meniscectomia mediale selettiva artroscopica. L’intervento effettuato stamattina è riuscito perfettamente. Il calciatore comincerà domani il protocollo riabilitativo, ma sarà costretto a rimanere fermo per circa trenta giorni

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Presentazione di Perez, Ibanez e Villar: ecco le loro prime dichiarazioni

Oggi alle 14.15 a Trigoria si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dei 3 nuovi acquisti della Roma: Roger Ibanez, Gonzalo Villar e Carles Perez.

LA CONFERENZA DI VILLAR:

Dove è il ruolo in cui pensi di giocare meglio?
“Evidentemente Diawara è un grande giocatore e siamo tutti dispiaciuti del suo infortunio, speriamo presto possa tornare. Il ruolo? Mi sento più a mio agio da numero 8, con un mediano difensivo al mio fianco. Ho giocato anche da mezz’ala, sono pronto a giocare quando il mister mi darà occasione e di farlo in ogni posizione del centrocampo quando il mister mi chiederà di giocare”.

Fonseca disse che chi non regge la pressione deve andare a lavorare in un campo di patate. Vi sentite pronti a reggere questa pressione?
“La pressione è insita in una pressione come la Roma. Noi giocatori siamo abituati a questo, siamo pronti e chi non è in grado di reggere questa pressione è meglio che si dedichi ad altro. Parlo a nome di tutti e tre”.

Il suo ex allenatore ha dichiarato che per lo stress ha perso 2 kg poco prima di partire. Ci può spiegare cosa è successo?
“Sì, è vero che lo ha detto ed è vero che è successo in particolare il periodo dal 20 al 30 gennaio. Sono state giornate frenetiche, strane, e molto è dipeso dalla volontà di venire alla Roma. L’operazione non si riusciva a chiudere, poi è andato tutto per il meglio e sono riuscito a recuperare la serenità e tornare alla mia vita”.

Venite uno da una seconda squadra, l’altro da una squadra che militava in una categoria inferiore. L’Italia è un grande salto?
“Venivo da una squadra di seconda divisione, Carles no. É chiaro che per me è un salto grande ma mi sento pronto ad affrontarlo e di dimostrare il mio valore. Ci stiamo ambientando, abbiamo avuto pochi minuti a disposizione. Adesso sta a noi lavorare duro per dimostrare di poter essere importanti per questa squadra ed essere professionali nel nostro lavoro e vivere il calcio 24 ore al giorno come deve farlo un professionista”

LA CONFERENZA DI IBANEZ:

Che tipo di difensore sei?
“Le mie caratteristiche sono quelle di velocità, ho un buon salto mi piace giocare con la palla tra i piedi. Spetterà me dimostrare quello che so fare”.

Hai un suggerimento da dare al mister per affrontare l’Atalanta?
“L’Atalanta la conosco bene, ma ora sono qui in una nuova squadra. Non ho avuto modo di parlare col mister, ma quello che il mister ci ha spiegato e fatto vedere sull’avversario mi trova d’accordo. E’ una sfida difficile, uno scontro diretto e ci stiamo preparando al meglio”.

Fonseca disse che chi non regge la pressione deve andare a lavorare in un campo di patate. Vi sentite pronti a reggere questa pressione?
“Sono d’accordo con Villar, siamo tutti e tre pronti a fare il meglio per la squadra e pronti per giocare”.

Ci sono sei centrali. E’ preoccupato di trovare poco spazio? O è tranquillo?
“Sì è vero c’è molta concorrenza. Ne sono consapevole, dovrò lavorare molto ma credo che potrò ritagliarmi il mio spazio non solo fino a giugno”.

Avete già pensato ad un campione del passato di questa squadra che vi ha dato l’ispirazione per dire: “Vado alla Roma e potrò fare come o meglio di lui”?
“Penso di poter parlare per tutti e tre: conosciamo la storia di questo club, prima di firmare abbiamo fatto le nostre ricerche. Difficile far un nome del campione del passato, ciascuno ha la propria identità. Ciascuno è qui per fare del nostro meglio, ambientandoci il prima possibile. Sappiamo che la storia di questo club è grande e speriamo di vincere dei titoli”.

LA CONFERENZA DI CARLES PEREZ

Fonseca ha detto che ti ha avvertito sulle marcature strette della Serie A. Hai già notato questa differenza con la Liga?
“Sì, è vero quando avevo parlato al telefono con Fonseca mi aveva avvisato e nella prima partita ho provato questa aggressività maggiore ed ho avuto qualche problema e difficoltà. Mi sono sentito più a mio agio nella seconda partita e posso confermare quello che mi ha detto il mister”.

La Roma per te è un punto di arrivo o nella tua testa c’è il traguardo di tornare al Barcellona ancora più forte?
“Se io sono venuto alla Roma è perché voglio crescere e stare qui ed essere un giocatore importante nella Roma. Il Barcellona è il passato, la Roma è il presente: ho firmato un contratto di quattro anni e mezzo e farò di tutto per crescere qui”.

Prima di arrivare qui, dall’esterno, che idea avevi della Roma? Cosa ti ha convinto a venire qui?
“Ho sempre visto la Roma come un grande club, su questo non c’è alcun dubbio. La chiacchierata con Fonseca è stata decisiva e la fiducia che mi ha trasmesso. Mi ha spiegato che qui potevo fare qualcosa di importante. Sono felice di essere qui, so di essere uscito da un grande club ma sono arrivato in un altro grande club. Sono soddisfatto”.

Venite uno da una seconda squadra, l’altro da una squadra che militava in una categoria inferiore. L’Italia è un grande salto? “Arrivo da un grande club, in un altro grande club. Non è un passo indietro, ma in avanti perché esco dalla mia confort zone e devo dimostrare quanto valgo. Esco dal mio paese ed è una sfida importante. Quando si cambia squadra nessuno ti regala niente e non diventi titolare. Devi lavorare e sudare per guadagnare il posto”.

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Mercato, Fonseca, spogliatoi: tutte le verità di Petrachi

“Buonasera a tutti. Siamo qui per presentare questi tre ragazzi, ma prima della loro presentazione mi premeva puntualizzare su alcuni aspetti e cose che da qualche settimana escono fuori. Ci tenevo a fare chiarezza, perché poi a volte quando si scrive si dicono delle cazzate e se non fermi l’emorragia rischiano di passare per vere. Io alla mia prima conferenza dissi che per la Roma era il famoso anno zero: sono stato chiamato dalla proprietà per cercare di provare a recuperare quelli che sono stati gli errori fatti negli anni precedenti. Naturalmente con tanta umiltà e con tanta voglia e entusiasmo mi sono calato totalmente nella parte e credo che in questi sei mesi è stata fatta una grande mole di lavoro. Sto portando con tanta convinzione l’idea e il credo che la società mi aveva imposto per cercare di trasformare qualcosa che lo scorso anno non aveva funzionato. La Roma ha fatto una vera e propria rivoluzione: vorrei ricordare a tutti che la Roma ha fatto uscire 20 giocatori e ne ha presi 14. La Roma non compra giocatori a 70 milioni, io con questi soldi ho comprato 7 giocatori. C’è bisogno che qualcuno addrizzi le antenne e capisca che in un progetto del genere ho chiesto pazienza e comprensione da parte di tutti. Quando ci sono le rivoluzioni qualcosa può venire bene e qualcosa bene. Sicuramente non accetto le calunnie e falsità che a volte su giornali e media escono fuori da vigliacchi, perché bisogna guardarsi in faccia e dire le cose come stanno. Forse io sono scomodo, perché non faccio comunella, non rispondo messaggi e la mia schiena è dritta. Sono la persona che volete attaccare, ma io vado avanti per la mia strada cercando di fare bene per la Roma fino all’ultimo giorno che sarò qui porterò avanti la mia idea di calcio con le cose che mi sono state chieste. Credo che forse qua se c’è un po’ di intelligenza da parte di tutti e soprattutto buonafede si diceva che fino a 25 giorni fa si decantava di una Roma importante che giocava il miglior calcio in Italia. Ora la Roma è in difficoltà, io ero preparato alle difficoltà ma non alle calunnie e difficoltà che escono fuori. Ci sono tanti articoli, dalla Gazzetta al Corsport al Tempo, in cui si dice, faccio degli esempi: ‘Petrachi bacchettato da Dzeko e chiede più qualità’, niente di più falso. Lui deve fare il calciatore intanto, poi è molto intelligente e non si sarebbe mai permesso di dire qualcosa del genere. Se deve dire qualcosa lo fa nello spogliatoio essendo il capitano e il leader. Seconda cazzata: si dice che io sia stato convocato per essere messo alla prova dalla nuova proprietà. Niente di più falso. Io ho dovuto parlare delle possibili nuove spese della Roma con i possibili nuovi proprietari. Molti di voi hanno marciato sulla mia possibile squalifica: in 30 anni di calcio ho sempre fatto tutto in modo leale e questo è stato ripagato. Parlo anche a livello televisivo, non solo cartaceo. Dove voglio arrivare a concludere questa chiacchierata: sono consapevole che questo è un momento difficile, in cui, secondo me, abbiamo smarrito un po’ di umiltà, forse la grande prestazione nel derby ci ha fatto volare troppo alti. Questa è una squadra che gioca con intensità, voglia, cattiveria può mettere in difficoltà chiunque. Se non gioca con quella determinazione fa fatica, perché il gioco di Fonseca si sposta molto sull’aggressione e recupero della palla e se non sono tutti pronti, come successo nella Lazio che con noi ha fatto la peggior partita del suo campionato, è un problema. Abbiamo sbagliato con la Sampdoria, Torino, Sassuolo e Bologna. Questo è un qualcosa che deve far riflettere tutti quanti noi. Noi lo sappiamo, lo sa l’allenatore e i giocatori. Dobbiamo fare di più e credere di più in quello che facciamo mettendoci più cattiveria e umiltà. Ho investito su tanti giovani e la semina non avviene il giorno dopo, i frutti si vedono dopo un po’. Questa squadra gioca con 6/11 tutte le domeniche con nuovi acquisti, nessuno in Serie A lo fa: questo vuol dire che ci vuole del tempo, perché è una squadra giovane di ragazzi che si stanno conoscendo. Mi auguravo che le difficoltà non arrivassero mai ma sono arrivate. Vi voglio ricordare che questa squadra nei momenti di grandi difficoltà ci siamo rialzati ed esaltati. La miglior Roma è stata quella con tante defezioni e problemi. Sono convinto che questo gruppo, a cui mi sono identificato prima di Natale, posso dire che questi ultimi 20 giorni a livello di spirito e carattere questa squadra è venuta meno. Cerco e cercherò di far capire loro quanto è importante metterci questa sana passione e cattiveria che vogliono vedere i tifosi. Ai nuovi giocatori ho fatto capire con loro dove sono arrivati. Perez l’ho chiamato il giorno dopo Sassuolo: “Sei arrivato alla Roma, una piazza passionale ma il giocatore deve metterci l’anima. Puoi essere mediocre tecnicamente, ma se ci metti l’anima li conquisti”. E gli ho detto che il suo ingresso in campo non mi è piaciuto. Credo in questi tre ragazzi e credo che ci possono dare grandi soddisfazioni e possono essere il futuro della Roma e la sento mia, anche se qualcuno già mi vuole sul patibolo. Oggi chiedo un filino di pazienza, ma credo che questa squadra abbia di valori. Abbiamo diversi ragazzi del 98′,99, devono capire e crescere con alti e bassi. E’ stata una strategia: non ho preso un giocatore di 70 milioni, ma nell’arco di un triennio cerchiamo di ottenere risultati importanti. Mi dà fastidio che si dicano cazzate, si calunniano persone e si dicono cose inesatte. Il giornalista deve sapere ciò che scrive. Se qualcuno vuole confrontarmi non ho problemi: avete detto che la società mi ha vietato di parlare perché parlo male, ho i lapsus… Sono qui a parlare e confrontarmi con tutti voi. Ribadisco questo, nonostante sia la presentazione dei ragazzi, ci tenevo a far chiarezza su tutto ed evidentemente spiegare i problemi che abbiamo e che stiamo cercando di risolvere, tutti insieme con l’allenatore. Questo è un’altra cazzata, che c’è qualcosa tra me e Fonseca: certamente Petrachi è fatto in questo modo, se c’è qualcosa che non va lo devo dire. Se a livello di sana cattiveria e senso di appartenenza, non lo vedo il sottoscritto entra nello spogliatoio e lo dice. Senza scavalcare Fonseca, ma a garanzia della società e dei tifosi che vogliono vedere una squadra che li rappresenti”.

Interrompe poi su una risposta di Ibanez. “Sabatini ha detto inesattezze su Ibanez. Ha detto che è venuto qui per più soldi: non ha avuto un contratto al raddoppio rispetto quello che garantiva il Bologna, il ragazzo prende gli stessi soldi: la sua è stata una scelta, voleva la Roma. Poi il futuro dirà chi aveva ragione”.

Ci può chiarire quanto successo a Sassuolo?
“Dopo un 3-0 dopo 45′ mi è sorto spontaneo entrare nello spogliatoio e far capire che si stava facendo una prestazione penosa e che c’era da vergognarsi. Non vedevo la squadra che aveva messo 5 giorni prima sotto la Lazio. Dopo con molta tranquillità è entrato il mister che doveva parlare e ha preso la parola. Io dopo aver detto ciò che pensavo mi sono messo da parte e ascoltato la ramanzina del mister alla squadra. Io sono sempre nello spogliatoio e a contatto con i ragazzi. E’ legittimo che se c’è qualcosa, come ad esempio un 3-0 dopo 45 minuti, faccia sentire la mia voce e quella della società. Voi siete bravi a vedere gli spifferi e forse vengo umiliato perché sono omertoso. Sto attento agli sciacalli , certe cose dovrebbero rimanere nello spogliatoio. Questo non è sano giornalismo, ma gossip. I panni sporchi si lavano in famiglia, tutto qui. Non c’è nessuna discrepanza. L’allenatore è il gestore di questo gruppo e ragazzi, ma se qualcosa va storto, essendo il responsabile dell’area tecnica, ho il dovere di dire ciò che penso. Lo farò fino a quando farò il mio lavoro: può piacere o meno. L’importante è che ci sia coesione e ciò che si fa va nella stessa direzione”.

Hai fatto tanti riferimenti alla strategia di puntare sui giovani. Come si coniuga questa strategia con la necessità di raggiungere il quarto posto, quando alla vigilia del mercato invernale avete avuto due grandi perdite come Zaniolo e Diawara. La strategia dei giovani che è quella che incardina la missione qui a Roma, con la necessità di arrivare quarti come si coniugano?
“Io credo che i giovani siano linfa per l’immediato e per il futuro. Le difficoltà nel lavorare nel mercato di gennaio sono state importanti, lo sanno anche i muri che un cambio di proprietà creano scompensi e problematiche perché non sei padrone di fare come vuoi. Gennaio è complicatissimo, non è facile sostituire Zaniolo e Diawara e su questo si è sfortunati e questo forse si dice poco: abbiamo perso due pilastri. La mia idea allora è di prendere due ragazzi giovani su cui credo tanto come Villar e Perez, che credo daranno tante soddisfazioni. Ci sono operazioni che sono impossibili da fare a gennaio. Se non si possono fare certi tipo di operazioni per certe criticità dettate da un eventuale passaggio di proprietà che ancora non è avvenuto. Ho spiegato bene ai miei giocatori dopo Natale: “Signori miei può succedere qualcosa o no, voi dovete pensare a pedalare e far calcio. Non pensate che viene paperon de paperoni che ti dà il mondo per comprare chissà che”. Noi siamo questi, se poi dovranno esserci di correttivi cercheremo di farli nel modo giusto. Il progetto è partito 6 mesi fa e non cambia, la squadra deve essere lasciata in pace da questo tipo di problematiche. Il mercato di gennaio non è stato quello di giugno, perché ci sono state criticità che ho affrontato. Poi non siamo distanti anni luce dalla Champions e domenica abbiamo una finale: va fatta una partita importante, tirando fuori la cattiveria che ho visto in questo percorso. Sono convinto che ne usciremo e ne usciremo più forti”.

Non sarebbe meglio da parte sua una comunicazione più aperta?
“Io non mi sento nella comunicazione. Ma voi siete tanti, non posso fare figli o figliastri: o parlo con tutti, racconto a tutti il mercato e puoi immaginare che per il sottoscritto non è semplice parlare con tutti. Credo che chi fa il mio lavoro più lo fa in silenzio più è redditizio. Io lo faccio, preferisco star zitto,non dare notizie, poi come oggi capiterà che sono pronto a confrontarmi con tutti voi e spiegare delle dinamiche. Non ho mai tergiversato o detto di non rispondere su qualcosa. Il mio modo di essere a livello lavorativo è questo. Se di tanto in tanto mi chiede di fare una conferenza pubblica tutti insieme non mi tiro indietro, per parlare di progetti e strategia futura per parlare globalmente del circuito Roma. Ma se devo prendermi il caffè con uno per dargli la notizia prima io non lo faccio per tutti grandi voi. Io cerco di essere leale e corretto con tutti, poi posso essere simpatico o antipatico”.

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Europa League: crolla parte del tetto dello stadio del Gent, dove il 27 febbraio giocherà la Roma

Manca poco alla ripresa dell'Europa League, ma il "teatro" che ospiterà la Roma è danneggiato. La tempesta "Ciara", che si abbattuta nel Nord Europa, ha colpito anche la città di Gent, sede del match in programma il prossimo 27 febbraio tra la squadra belga e la Roma. La Ghelamco Arena ha subìto dei danni: nella serata di lunedì sono crollati alcuni pannelli del tetto dello stadio, ma la struttura portante è intatta. Sono in corso indagini e ulteriori controlli per riparare il danno e "non compromettere le future partite", fa sapere il club.

 

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Friedkin, sono tutti sotto osservazione: da Fonseca a Dzeko

Tra qualche giorno Dan Friedkin dovrebbe diventare ufficialmente il nuovo presidente del club giallorosso. La dirigenza non dovrebbe cambiare molto, ma non si può dire lo stesso per quanto riguarda squadra e staff tecnico. Come riportato da Il Messaggero, entro l’inizio di marzo Friedkin vuole prendersi ufficialmente la Roma. Nel frattempo a Trigoria saranno tutti sotto osservazione, Fonseca compreso, a partire dalla sfida contro l’Atalanta. Sono già 9 i giallorossi che potrebbero fare le valigie: tra questi ci sarebbero anche FazioJesusSanton Perotti. Anche Dzeko Kolarov finiranno sotto la lente d’ingrandimento. Al sicuro invece giocatori come Zaniolo Pellegrini, ancora in stand-by la situazione Florenzi.

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Nela a 360°: “La maglia della Roma pesa, Fonseca ha bisogno di un altro campionato. Deluso da Voeller”

Sebino Nela, ex giocatore della Roma, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport. Ecco le sue parole:

La salute innanzi tutto. 
Con quello che ho passato, diciamo che sto bene. Devo fare un’altra operazione a breve, il più breve tempo possibile. Sarà la quarta, non ce la faccio più…

L’immagine di Sebino Nela è quella del guerriero. Ti corrisponde? 
La gente che ne sa? Conosce la superficie, il calciatore. Non conoscono il Sebino privato, il suo carattere, le sue emozioni.

Diciassette anni da calciatore tra Genoa, Roma, Napoli e Nazionale. Il compagno del cuore? 
Nessuno. Solo frequentazioni superficiali. Per molti anni ho dormito da solo. La luce accesa e la finestra aperta, cose che possono dare fastidio a un compagno.

Non posso credere che in tanti anni non hai messo da parte un rapporto che vale. 
Con Rudi Voeller sembrava una cosa importante. L’ho aiutato i primi tempi a Roma nelle sue cose private. Ci frequentavamo molto, anche con le famiglie. Per anni siamo andati a Leverkusen da lui in agosto.

E poi? 
Mi ha deluso e ho voluto interrompere il rapporto.

Racconta. 
Fui chiamato da un calciatore della Roma per convincerlo ad accettare la panchina giallorossa. C’era da superare delle resistenze della moglie. Normale a quel punto aspettarmi di essere coinvolto. Lui di quella Roma sapeva poco o niente.

E invece? 
Non mi ha nemmeno cercato, sono rimasto molto amareggiato.

Neanche con il tuo contemporaneo bomber Pruzzo hai stretto un’amicizia profonda? 
No. Siamo due caratteri completamente diversi. Lui è veramente un orso. Tanti anni a Roma non lo hanno modificato. Io mi sono romanizzato, lui è rimasto ciò che era. Un fortino inespugnabile. Bravo ragazzo, di una sensibilità unica. Noi l’abbiamo visto piangere, anche poco tempo fa.

Hai legato poco, eufemismo, con Paulo Roberto Falcao. Antipatia congenita? 
Non mi sta antipatico. Lui a Roma faceva una vita a sé. Noi, io, Ramon, Pruzzo, Turone, Chierico, stavamo magari da Pierluigi, il ristorante, a giocare a tresette fino alle quattro di mattina. Lui se ne stava a casa, non usciva mai.

Fonseca ti convince? 
Ha dovuto lavorare tra mille difficoltà. Ho bisogno di un altro campionato per capire come sia. Per ora, giudizio sospeso. Mi piacerebbe vederlo incidere di più sulle scelte di mercato.

Squadra di scarsa personalità o di scarso talento? 
La maglia della Roma pesa non so quanti chili. Roma è la squadra del popolo e il tifoso non è stupido. Non chiede lo scudetto, ma sa riconoscere chi dà tutto per la maglia. Hanno amato due giocatori come Piacentini e Oddi, due giocatori con i piedi quadrati ma che hanno dato tutto per la maglia.

Zaniolo. Può essere lui la nuova identificazione del tifoso romanista? 
Non so cosa pensa nella testa. Lui piace a tutti di suo, la corsa facile, la fisicità, i capelli. Dico solo, portatelo un giorno a Trastevere, dentro una macelleria di Testaccio, fategli respirare le viscere di Roma.

Il giocatore che ha più incarnato le viscere di Roma? 
Daniele De Rossi. Una volta lo vidi piangere in tv e gli mandai un messaggio. Daniele l’ho visto crescere da bambino, allo Sporting a Ostia.

Tu hai pianto per la Roma? 
Scherzi? Mille volte. Liverpool, Lecce, il Roma-Pisa quando morì il presidente Viola. Una settimana dopo a Bari io che faccio il gol decisivo dell’1-0. Ho pianto a Roma-Bayern Monaco. Piangi pure per il nervoso a volte. Il bomber Pruzzo, prima della partita quando giocava con la Juve o l’Ascoli, dava di stomaco.

Da due anni dirigente dell’As Roma femminile. 
Sono felice di questo incarico. Con le ragazze ho un bel rapporto. Avere due figlie, una di 27 anni e l’altra di 25 aiuta. Cosa mi ha sorpreso? La grandissima preparazione, l’enorme applicazione. Sono dilettanti come statuto, ma professioniste nella testa.

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Stadio della Roma, Vitek pronto ad acquistare i terreni: a giorni l’ufficialità

Nella capitale sale l'attesa, sia per il passaggio di proprietà da Jim Pallotta a Dan Friedkin, sia per la questione dello stadio di proprietà: tra qualche giorno l’entrata in scena di Rodovan Vitek sarà ufficiale. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, nei prossimi giorni Vitek acquisterà ufficialmente i terreni dove dovrebbe sorgere lo Stadio di Tor di Valle. Con l’imminente arrivo di Friedkin e il nuovo ruolo ufficiale del miliardario ucraino, la Convenzione urbanistica, prevista in primavera, potrebbe presto arrivare in Campidoglio.