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Perez: “Fonseca mi ha chiamato e trasmesso fiducia. La Roma il mio presente e futuro”

Carles Perez, esterno della Roma arrivato a gennaio dal Barcellona, ha concesso un’intervista su YouTube al giornalista spagnolo David De Las Heras ed ha parlato anche della sua scelta di trasferirsi in giallorosso:

Sei in quarantena a casa. Come la stai vivendo?
“Siamo chiusi nelle nostre case. Sto bene, mi alleno e poi gioco alla playstation. Sono da solo perché quando è successo tutto questo la mia famiglia era fuori. Li sento tramite Facetime. Spero che a breve termine possano essere qui”.

Perché hai deciso di firmare per la Roma?
“Avevo diverse offerte. Dalla Germania, dalla Spagna e dall’Inghilterra. Un giocatore che fa un trasferimento sceglie il posto in cui sente più fiducia. Mi ha chiamato Fonseca e mi trasmesso fiducia totale. La città mi piace e la Roma è un grandissimo club. Avevo sempre voluto visitare Roma, anche se non lo ho fatto molto a causa di tutto quello che è successo. E’ una città spettacolare, i tifosi sono calorosi e incredibili. Sono molto contento di stare qui”.

La tua situazione contrattuale con la Roma? Hai un’opzione sul contratto?
“C’era una condizione sul contratto, ossia che dovevo giocare una partita per far sì che la Roma mi comprasse. Era come avermi già comprato quindi”.

Hai segnato nella tua prima partita da titolare in Europa League. Hai iniziato abbastanza bene.
“La verità è che sono molto fortunato quando si parla di gol. Anche in Liga ho segnato all’esordio da titolare. Ho potuto giocare soltanto un mese o poco più, però mi sono adattato bene allo stile di gioco della squadra, a quello dei compagni e anche al modo di giocare qui in Italia, un po’ diverso dalla Spagna”.

Stai partendo più spesso da destra con Fonseca.
“A Fonseca ho detto che non mi piace giocare a piede invertito. La differenza è che ero abituato a giocare più aperto, mentre qui sto più chiuso. Ho più contatto con il pallone perché gioco più stretto nel campo e non come un esterno aperto”.

Ti piace di più così?
“Sì, perché alla fine quando giochi tanto aperto vivi dei pallone che ti arrivano da dietro. L’importante è toccare il pallone, è quello che vuoi”.

In squadra c’è anche un altro spagnolo, Gonzalo Villar.
“Lo conoscevo già perché ci eravamo incontrati nell’Under 21 spagnola. Ci siamo inviati dei messaggi quando si parlava di andare insieme alla Roma. Mi trovo molto bene con la squadra, una squadra con una grande storia, una squadra da Champions. Un grande spogliatoio. Mi trovo molto bene”.

Sul mangiare.
“Sto provando la pasta e la pizza. Tutto bene da questo punto di vista”.

Hai incontrato Totti?
“No, non l’ho visto. Ho visto tante persone ma lui no. Da quando sono qui non è mai venuto, o comunque io non l’ho mai visto nel centro sportivo”.

Il Barcellona?
“Era il mio sogno. Ho lavorato per arrivarci sin da quando a cinque anni ho cominciato a giocare a pallone. L’addio è stato duro, l’ho vissuto male, non lo capivo. Avevo avuto occasione di partire e sono sempre rimasto, questo mi ha fatto male. Mi è dispiaciuto il comportamento che hanno avuto con me”.

Setién?
“Mi ha detto i suoi piani, in attacco aveva i giocatori che aveva e mi ha spiegato come vedeva la squadra. Da una parta l’ho capito, dall’altra non credo che fossero le spiegazioni che dovevo ricevere. Però va bene, alla fine il calcio non finisce qui. Io voglio essere un calciatore professionista e a 22 anni non ho voglia di perdere tempo. Mi sono fatto dire le opzioni che avevo e quindi ho scelto di andare alla Roma, che è una squadra straordinaria. L’ho scelta per il clima perché qui c’è sempre il sole come a Barcellona, per la lingua perché in Germania e Inghilterra sarebbe stato più complicato capirsi e un po’ per la storia della Roma”.

Dembelè si è infortunato e al Barcellona hanno rimpianto la tua cessione
“A quello che succede al Barcellona ora non ci penso. Sono un giocatore della Roma, il mio presente e il mio futuro sono qui. Dico però che io non sono la ruota di scorta di nessuno. Non pretendo di essere titolare, parliamo di grandi squadre, sia la Roma che il Barcellona. Alla fine mi è costato un po’ accettarlo, ma ora sono molto contento. Spero si ricominci a giocare presto, che arriveremo al quarto posto e che andremo avanti in Europa League. Non penso a tornare in Spagna, se non per andare a Siviglia”.

Vi hanno fermato sul più bello.
“Vero, stavamo andando bene. Eravamo pronti per andare a Siviglia, stavamo prendendo fiducia dopo due vittorie consecutive in campionato. Vediamo quando ci faranno ricominciare, così da provare ad andare avanti in Europa e raggiungere il quarto posto che è la cosa primaria”.

Ti hanno paragonato a Robben. Come hai vissuto questo paragone?
“Se devo essere sincero ultimamente mi hanno paragonato di più con Pedro, visto che anche lui è stato al Barca. Da quando però ero piccolo che tutti mi paragonavano con Robben. Entrambi giochiamo a piede invertito, con la predisposizione ad entrare nel campo. E’ una delle mie caratteristiche. Robben però è un grandissimo. Degli altri giocatori che sono nel mio ruolo mi piacciono Neymar, Cristiano Ronaldo , però sin da piccolo c’è sempre stato Messi. L’ho visto sempre alla televisione. Apprendere da lui in allenamento con la prima squadra è stato il massimo”.

Cosa farai appena finita la quarantena?
“Ho molta voglia di uscire di casa e andare ad allenarmi a Trigoria con i miei compagni, godermi il calcio che è la mia vita. Voglio godermi ogni momento e poter vedere un po’ Roma che ancora non ho potuto”.

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L’ultima doppietta della “riserva” Totti

 Il 20 aprile del 1986, Roma-Lecce 2-3? Lasciamo perdere quello scudetto buttato, meglio ricordare un altro 20 aprile di 30 anni dopo: un mercoledì, un altro 3-2, stavolta a favore, quello contro il Torino nel 2016. Quando Totti entrò in campo all’86’, al posto di Keita, impiegò appena 22 secondi per pareggiare con una spaccata di destro. Tre minuti dopo trasformò un rigore, firmando il ribaltone e l’ultima doppietta della sua carriera.

 

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Zaniolo: “Qui a lungo, sogno di diventare una bandiera”

(IL CORRIERE DELLA SERA – G. PIACENTINI) – “Se ci sarà l’occasione per tornare in campo prima della fine del campionato sarò il primo ad esserne felice“. Dal 12 gennaio, Nicolò Zaniolo vede per la prima volta la possibilità di tornare in campo a stagione in corso. “Il recupero va molto bene – prosegue ai microfoni di Sky-, ogni giorno miglioro un po’ di più, il ginocchio risponde bene“. Il giovane talento ha inoltre aperto alla possibilità di un nuovo rinnovo, confermando di vedere il suo futuro nella Roma: “L’idea è restare qui il più a lungo possibile, alla Roma devo tutto e sono innamorato della città. I tifosi mi amano, vorrei diventare una bandiera, ma Totti e De Rossi difficilmente potranno essere eguagliati. La maglia numero 10? No, quella è impossibile, sono felice con la 22 e me la tengo stretta“.

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Ecco le tre direttrici del mercato tra prestiti, scambi e svincolati

(IL CORRIERE DELLO SPORT – R. MAIDA) – La Roma, mai come quest’anno dovrà stare attenta ai conti e alle perdite. Fienga ha spiegato chiaro e tondo a Petrachi la situazione: non ci sono soldi, bisogna vendere con saggezza investendo bene una minima parte del raccolto. Ecco perché, quando davvero aprirà la finestra estiva dei trasferimenti, la società si muoverà su tre direttrici. La prima è quella degli scambi. Dopo quello saltato tra Spinazzola e Politano a gennaio, potrebbe essere sempre il terzino ex Juve a partire. Questa volta l’affare potrebbe includere la Fiorentina, con la quale si lavora a uno scambio per Biraghi. Insieme a Spinazzola, può finire a Firenze anche Florenzi e in questo discorso Petrachi avrebbe voluto inserire Castrovilli. Le alte richieste della Fiorentina hanno spostato l’obiettivo su uno tra Pezzella e Milenkovic. Un altro movimento possibile è quello di Cristante, per il quale c’è sempre la Juve di Paraticipronta allo scambio con Mandragora. L’altro sistema per galleggiare senza rischio di annegare è quello dei prestiti, dove la Roma lavora, con risultati diversi, al rinnovo di quelli di Zappacosta, Smalling e Mkhitaryan. La terza possibilità è contrattualizzare i calciatori senza contratto. I nomi in cima la lista sono quelli di Gotze, Pedro, Bonaventura e Kovalenko.

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Lo sconto sugli stipendi vale 30 milioni lordi

(IL MESSAGGERO) – “Con la speranza di fare qualcosa che aiuti la società a far ripartire al meglio il progetto Roma, abbiamo deciso di fare questa proposta”. È il passaggio-chiave della lettera pubblicata ieri da Dzeko e compagni che ufficializza il taglio-stipendi, confermato poco dopo da una nota del club, scrive Stefano Carina su Il Messaggero.

Soddisfatto il Ceo Fienga: “Abbiamo dimostrato che siamo davvero tutti assieme”. Il riferimento è alla volontà di integrare la cassa integrazione a rotazione delle circa 200 persone operative nel club.

In realtà squadra, staff e dirigenza rinunciano soltanto marzo: aprile, maggio e giugno verranno restituiti nei prossimi bilanci (così nella nota: “Istituito in oltre piano di incentivi individuali per le successive stagioni sportive”). Una mossa che alleggerirà l’attuale esercizio di 30 milioni lordi.

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Mercato Roma, interesse reale per il giovane Junior Firpo del Barcellona

L’emergenza Coronavirus ha fermato il mondo del calcio ma non il calciomercato. L’interesse della Roma per Junior Firpo è reale e come riporta il quotidiano spagnolo Mundo Deportivo i giallorossi hanno già contattato il Barcellona per chiedere informazioni. Tuttavia i blaugrana prima di cedere il giovane classe 1996 vorrebbero trovare il sostituto e Tagliafico dell’Ajax rappresenta il profilo ideale in questo senso. I catalani hanno anche pensato di usarlo come pedina di scambio per Lautaro Martinez dell’Inter.

 

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Florenzi: “Lasciare Trigoria una botta. Ritorno? Non lo so. Ho rifiutato l’Inter”

L’ex giallorosso Alessandro Florenzi è intervenuto ai microfoni di Sky Sport per parlare della parte di stagione passata con il Valencia e per raccontare questo momento particolare per il calcio mondiale. Queste le sue parole direttamente dalla Spagna: “Personalmente sto bene e qui mi trovo molto bene. Sono in casa come tutti e ho la fortuna di godermi le mie creature come non ho mai avuto modo di fare. Mi alleno con quello che mi ha messo a disposizione la società. La Spagna ha più o meno la stessa situazione italiana, forse siamo riusciti ad andare un po’ prima in quarantena e per questo il contagio è stato minore“.

Si è parlato molto di Valencia-Atalanta in merito al Coronavirus. Internamente come avete vissuto quella doppia sfida?
Voglio ringraziare prima di tutto la varicella. Non l’avevo mai avuta ed è arrivata al momento giusto. Quella partita qualcosa ha fatto. Il ritorno è stato surreale per tutti, perché era la prima volta per noi giocare a porte chiuse. Non so neanche se si doveva giocare la seconda partita, perché ad esempio Getafe e Roma hanno deciso di non andare in trasferta per aumentare il contagio. Non so però se sia stato dovuto a quella partita.

Ci sono delle differenze tra Italia e Spagna?
Sembra che qui il calcio sia più aperto. Ho constatato che c’è la stessa passione, ma non si vive come in Italia. Non si vive il calcio come a Roma. Per andare a Getafe, ad esempio, siamo andati alla stazione e ho visto che parcheggiavamo molto distanti dalla stazione e mi sono chiesto il motivo. Siamo scesi e abbiamo attraversato a piedi una strada lunghissima, senza guardie, abbiamo fatto la fila, siamo passati e abbiamo preso il treno normalmente. Non c’è quella passione che si vive a Roma, si vive un po’ più liberi.

Perché non hai scelto di rimanere in Italia per rimanere nel giro della Nazionale?
Ho sempre avuto in mente di fare una esperienza all’estero. E’ venuta fuori questa possibilità dopo aver parlato con Fonseca delle sue idee. Il mister mi ha espresso il suo pensiero, una decisione che alla fine ha fatto bene a tutti. Ho chiamato anche Mancini, che è stato molto aperto e mi ha detto che l’importante era che giocassi, non dove lo avessi fatto,

E’ solo una parentesi questa?
Non lo so sinceramente. Questo virus mi ha insegnato una cosa. Mi sono sempre fatto molti progetti nella vita. Ora invece vivo giorno per giorno, mi ha insegnato a capire cosa la vita può darmi ogni giorno. Ora voglio finire la stagione e raggiungere i miei obbiettivi con i miei compagni. Poi vedremo e affronteremo tutto senza problema. Prima invece avevo un po’ più di ansia.

Ciao Alessandro, sappi che sarai sempre il mio coltello svizzero. Un abbraccio (messaggio di Garcia)
La duttilità è sempre stata una delle mie qualità. Lui lo ha capito, è sempre stato uno sveglio. Mi ha messo lui terzino destro, mi ha messo anche alto a destra, mi ha usato in diverse situazioni. E’ molto spagnolo anche se è francese. Gioca un buon calcio e sa tenere bene il gruppo. Ci siamo sentiti in passato anche per un saluto.

In quale ruolo c’è il miglior Florenzi?
E’ quello che sta in campo quando sta bene e con la testa libera. Quello che gioca felice. Se vogliamo parlare di terzino, mi trovo molto bene in quella posizione, soprattutto in una squadra che propone calcio, soprattutto pensando a come si è evoluto il calcio. Se un allenatore in quel ruolo vuole un calciatore di un metro e ottanta che non si alza, allora non sono quel tipo di calciatore. Ma non sto parlando della Roma, è un discorso generale. Mi trovo bene in un calcio offensivo.

Tu hai anche una grande capacità di calcio…
Me lo dicono molto, soprattutto i miei amici. Quando mi devono criticare mi dicono che quando giocavo più avanti potevo fare gol e altre cose. Dentro di me però scattano meccanismi interni, altri pensieri. Vedo il calcio dove da terzino posso fare di più rispetto a quando gioco ala. Mi piace giocarci, come piace giocare a centrocampo. A me però piace soprattutto giocare a pallone. La riassumerei così. Sto bene quando sto in campo.

Quanto è stato importante essere il capitano della Roma?
Ogni bambino ha dei sogni. Fino ad ora li ho fatti quasi tutti. Volevo giocare a pallone, farlo nella città in cui tifavo e diventare un giocatore importante e capitano. Volevo giocare in nazionale, giocare in Champions e segnare dei gol. Manca ancora qualcosa: vincere un trofeo importante con il club, con la nazionale e mi manca giocare il mondiale. Non sarebbe male fare anche questo.

Sei sempre stato protagonista con la Roma fino a questa stagione. Come hai vissuto questo momento di difficoltà a causa delle scelte tecniche di Fonseca? Quando hai capito che saresti stato meno protagonista in questa stagione?
La fascia da capitano è stata per me un grande orgoglio perché sono arrivato dopo Totti e De Rossi. Nessuno sarà mai come loro, da qui forse fino alla fine della Roma. Detto questo da loro ho imparato una grande cosa. Che la Roma viene prima di tutto e io ho sempre cercato di fare questo, mettendo la Roma davanti a me. Ho continuato ad allenarmi a duemila all’ora senza dire una parola e rispettando i ruoli. Un qualcosa che per me è fondamentale. Il rispetto delle persone e del loro lavoro. Il mister è stato molto chiaro in questo: Fonseca è uno dei più grandi allenatori che ho avuto calcisticamente parlando. Il problema è che ci può stare che io non piaccia a lui in quel determinato ruolo. E che lui si aspetti altro da me. Ho un gran rapporto con lui e lui chiaramente mi ha detto che non sapeva quanto spazio mi avrebbe potuto dare.

Cosa hai pensato dei tifosi quando sei andato via da Trigoria?
Sono molto attaccato ai tifosi e so che anche loro si affezionano molto ai giocatori romani. Non posso negare che per me è stata una botta lasciare Trigoria, lasciare le persone che ci sono dentro Trigoria, le anime di Trigoria. Dai magazzinieri, ai fisioterapisti, a quelli del bar. Mi hanno detto: ‘Veramente stai andando via anche tu?’. Mi rimarrà sempre dentro al cuore, sono le persone che hanno vissuto con te momenti brutti dopo una sconfitta o momenti belli dopo una vittoria. Erano lì dopo Roma-Barcellona ad esempio. Ho in mente Roberto e Valerio, Maurizio e Fabio, che non sono della Roma. Di più. Quando sbagliavo un gol venivano lì e mi bacchettavano. Oppure mi esaltavano quando segnavo. Ho lasciato una famiglia. Una seconda famiglia.

Mi manchi tantissimo Ale. Ti devo ringraziare, perché ci sei stato sempre. Una persona speciale per me, anche per i momenti bui che ho avuto. Spero di incontrarti presto (messaggio di Zaniolo)
Zaniolo è un ragazzo speciale. Appena è arrivato era tranquillissimo e lo è tutt’ora. Piano piano ha tirato fuori qualità umane e calcistiche importanti. L’ho sempre preso sotto la mia ala protettiva. Non gli ho mai parlato quando giocava bene, ma ho sempre cercato di dire la mia quando le cose non andavano bene o quando vedevo che non si allenava al massimo. O quando era nervoso o dopo una partita storta. Quello che ho passato io non è stato facile. Tutti sanno a cosa mi riferisco. Quando ho visto quel movimento e la faccia, faccio fatica a parlarne, ho sentito di fare quello che un amico avrebbe fatto. Gli sono stato vicino e non mi sono mai sentito inappropriato ad andare all’ospedale a trovarlo o a casa sua. Continuiamo a sentirci anche ora. So che è stato lui a boicottare l’Europeo e a far venire il Coronavirus (ride n.d.r.).

La tua passione per gli eSports. Un argomento dove sei anche imprenditore…
Sono ormai due anni che sono diventato un socio, insieme a De Rossi, di una squadra che si chiama Mkers. La compagine più importante che abbiamo in Italia e che sta prendendo piede anche in Europa. Una opportunità che i miei consulenti mi hanno dato di entrare in una community che poteva prendere piede. E infatti così è successo. Sono quello che siamo noi, ossia professionisti che si allenano forse anche più di noi. E’ stata una bella cosa perché io sono un grande appassionato e mi ha preso molto. Speriamo di continuare a fare bene con questo team. C’è un lavoro dietro enorme e rispetto alla partita dell’altro giorno ci sono molte cose che non sono andate bene. Scherzo ovviamente, ma ci siamo divertiti moltissimo. Ho visto che Kluivert ha vinto 2 a 0 nel torno virtuale.

Che emozioni hai provato quando hai segnato da centrocampo al Barca? E’ stato il tuo momento più alto con la Roma?
Se dobbiamo parlare di momento strettamente personale, quello è il momento più alto. Se dobbiamo parlare di un momento mio ma di squadra ti parlo della partita con il Barcellona, ma anche quella con il Liverpool perché fare una semifinale non è mai semplice. Questi sono stati i miei momenti più alti, soprattutto nelle sfide giocate in casa. Non li scorderò mai. Ter Stegen il più forte? Non vorrei dire una cosa diversa, ma per me non è il portiere più forte. E’ Alisson. L’ho vissuto in allenamento. Facevamo le partitelle e finivano tutte 0-0 e ci chiedevamo come fosse possibile. Poi ci rispondevamo che avevamo Alisson da una parte e Szczensy da un’altra. Avevamo due grandi portieri.

Tornerai a Roma o proseguirai la carriera fuori dalla Capitale?
Non lo so. Dobbiamo aspettare che finisca il prestito al Valencia.

A un certo punto una parte del pubblico ha iniziato a vederti in una maniera diversa. Lo hai mai sentito questo?
Sì, ho percepito questo. Non sono mai riuscito a darmi una spiegazione o un motivo del perché alcuni fossero contro di me. Immagino che non troverò mai tifosi belli come quelli della Roma. Non so se continuerò a Roma o se le nostre strade si divideranno. I tifosi romanisti sono e saranno sempre nel mio cuore.

E’ vero che per la Roma avevi rinunciato a una grande offerta dell’Inter?
E’ una storia che inizia molto prima. Non ho rifiutato solo l’Inter, ma anche altre squadre italiane importante. L’ultima però è stata l’Inter che ho rifiutato, dicendo di no a una offerta molto importante. Mi sentivo però di continuare alla Roma, consapevole che non avrei avuto la stessa opportunità economica, perché sapevo che certe emozioni non le avrei provate da nessun’altra parte. Ho scelto con il cuore e lo rifarei.

Hai molti compagni che sono passati agli avversari, come Manolas, Szczensy o Pjanic. Hai mai cercato di convincerli a rimanere?
Penso che uno possa provarci a far rimanere un compagno. Lo fai in primis perché sai che è un giocatore forte e vuoi che rimangano con te. Ognuno ha il suo percorso e fa quello che vuole della sua carriera. Con Manolas o con Pjanic il rapporto non è cambiato e mai cambierà. Quello che hai vissuto insieme a quei giocatori lo porti per tutta la carriera. Posso solo augurargli del bene.

Ci racconti la corsa folle ad abbracciare tua nonna?
E’ un momento che mi tocca particolarmente. Non perché voglio sminuire mia nonna. Era la prima volta che mi veniva a vedere e tre giorni fa ha fatto 91 anni. Mi nonno era molto appassionato di calcio e ho sempre immaginato che vicino a lei ci fosse lui e l’altra nonna a cui ero molto legato. Se parlo adesso di loro mi emoziono come tutti quando parlano dei loro nonni. E’ venuto tutto molto spontaneo, le avevo detto che se avessi segnato l’avrei abbracciata. E’ stato un gesto istintivo fatto molto bene.

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Coronavirus, convocata d’urgenza nuova assemblea di Lega

E’ stata convocata, in via d’urgenza, per la giornata di martedì, una nuova assemblea della Lega di A.
La videocall, in prima convocazione alle 9 e in seconda alle 11, avrà questi argomenti all’ordine del giorno:

– Verifica poteri
– Approvazione recenti verbali
– Comunicazioni presidente
– Comunicazione AD
– Aggiornamento su rapporti con i licenziatari dei diritti audiovisivi 2018-21 e sulla fatturazione e pagamento della sesta rata dei corrispettivi 2019-20
– Audience certificata stagione sportiva 2019-20: adozione di parametri di rivalutazione ed eventuali criteri correttivi.
– Scenari attività sportive e relativi protocolli

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La Serie A organizza la ripartenza

(LA GAZZETTA DELLO SPORT) – Oggi il governo riceverà il documento prodotto dalla Commissione medica della federazione con il contributo di esperti del settore ai ministri Spadafora e Speranza per l’approvazione definitiva. Secondo Gravina il sistema individuato permetterebbe la ripresa tra fine maggio e inizio giugno. Va assicurata la sicurezza dei protagonisti e dei luoghi frequentati, questione su cui è intervenuto Walter Ricciardi, membro del consiglio esecutivo OMS, consigliere del ministro Speranza ed esperto al tavolo della commissione federale: “Differenziare le aree per il livello di rischio giusto, stiamo proponendo di giocare al centro-sud“.

Le modalità della fase precedente, quella della preparazione, sono definite nel dettaglio nel protocollo. Oltre ai giocatori vanno considerati tecnicimedici, fisioterapisti e magazzinieri,da tenere costantemente monitorati. Gli esami scaglionati permetteranno l’ingresso in campo ad un piccolo gruppo di giocatori il cui esito degli esami è stato accertato. I contatti con l’esterno dovranno essere praticamente azzerati ed è descritto anche il comportamento da tenere per il ritorno a casa. La Roma troverà a Trigoria quasi tutto il necessario, ma con 35 stanze disponibili potrà servire un alloggio extra.

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Pallotta: “Forza boys, sono con voi”

(CORRIERE DELLO SPORT – R. MAIDA) – Dopo molto tempo torna a farsi sentire la voce di Pallottaall’interno della Roma. Il presidente ha mandato un messaggio allo staff tecnico e ai calciatori per testimoniare loro attenzione e vicinanza: “Ci tenevo a dirvi che sto apprezzando il vostro comportamento e la vostra disciplina. E’ un momento difficile ma ne usciremo. Sappiate che la Roma sta facendo e farà tutto il possibile per supportare voi e le vostre famiglie in questo momento“. Pallotta ha già comunicato a Fienga di voler onorare tutte le scadenze finanziarie previste dal codice civile italiano, compreso l’aumento di capitale entro il 31 dicembre. Intanto si attende l’annuncio dell’accordo tra società e calciatori per il taglio degli stipendi. La squadra ha accettato di rinunciare a una percentuale elevatissima della mensilità di marzo e c’è anche l’intesa massima sulla spalmatura nei prossimi mesi di aprile, maggio e giugno. Non è finita qua perchè Fonseca e i giocatori pagheranno al personale non tesserato la differenza tra la quota di cassa integrazione e il salario classico. E’ necessario pazientare anche per capire la prossima mossa di Friedkin che rimane interessato al business Roma. Il texano leggerà con attenzione la semestrale che verrà pubblicata intorno al 30 aprile e soprattutto il bilancio al 30 giugno.