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La ripartenza: marzo tagliato e via ai tamponi

(IL MESSAGGERO – S. CARINA) – La linea guida esposta dal gruppo sul taglio degli stipendi è diventata realtà. Al dare il là i sindacalisti Dzeko, Pellegrini, Kolarov e Fazio. La rosa giallorossa ha presentato ufficialmente il piano-tagli alla dirigenza che lo ha accolto con soddisfazione. Queste rinunce avranno un impatto di una trentina di milioni sul prossimo bilancio. La Roma si allinea quindi alla Juventus rinunciando alla mensilità di marzo e disposta a spalmare sugli esercizi finanziari i successivi tre mesi. I calciatori, inoltre, hanno chiesto ed ottenuto dai dirigenti, che anche come Fonseca sono pronti al sacrificio economico, che parte dei compensi venga girato ai dipendenti per la cassa integrazione. Questa mossa ricalca quanto fatto dal Barcellona di Messi. E’ stata incontrata anche la Primavera e qui i tagli saranno variabili sulla base di quanto percepito. Intanto la Roma ha iniziato a verificare le condizioni dei suoi giocatori attraverso anche l’utilizzo dei tamponi.

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Perotti: “Il gol al Genoa più emozionante della semifinale di Champions”

Diego Perotti, esterno argentino della Roma, è intervenuto in una diretta Instagram sul profilo della Roma e ha parlato della situazione relativa all’emergenza Coronavirus e non solo:

Come stai?
Bene, tutto tranquillo. Mi sto godendo la famiglia anche più di quanto serva. Quando giochiamo o ci alleniamo li vediamo poco e ne abbiamo approfittato in questi due mesi per stare insieme.

Cosa hai provato a pensare che la cavalcata in Champions è partita dal tuo gol con il Genoa?
La sensazione del gol al Genoa non l’ho mai provata prima. Anche se l’anno dopo siamo arrivati in semifinale di Champions e so che è un po’ egoista come ragionamento. Quel gol l’ho fatto io, l’ho sentito molto in maniera personale. Anche se l’anno dopo abbiamo giocato ed ho segnato in semifinale, mi sentivo importante perché era grazie a quel gol. Spero di risentire quella gioia, ma sarà difficile per quello che significava quella partita. Era un sogno, sono molto orgoglioso.

Il gol al Genoa è il più bello in giallorosso?
A livello di importanza si, ma di bellezza no. Il primo che ho fatto con la Samp al volo e anche quello al Chelsea sono belli. Mi piace molto anche quello fatto al Qarabag.

Mi ricordo una tua finta di corpo nella tua prima partita, dopo hai fatto l’assist per El Shaarawy
Quello che accade in una carriera lo ricordiamo tutti. Io ero arrivato da 48 ore, dopo la partita contro la Fiorentina ho preso la valigia ed ho fatto le visite. Il giorno dopo ho giocato titolare con la Roma ed era anche una partita emotiva: vincevamo uno a zero, poi hanno espulso Nainggolan. Ho fatto quella finta, poi l’assist per Stephan. Vincere alla prima partita e fare l’assist, a 48 ore dall’arrivo è stato un buon inizio.

Hai un rigore preferito?
Sì, quello nel derby per cosa rappresenta per la Roma la gara con la Lazio. Stavamo pareggiando 0-0 e poi perché l’ho calciato camminando e se lo rivedo oggi mi chiedo come abbia fatto. Poi ho realizzato anche un assist a Nainggolan in quel derby. C’era tanta pressione.

Che soddisfazione è stata per tua mamma vederti affermato come calciatore?
In famiglia è stata la più orgogliosa. Mi ha seguito fin da piccolo, ma lei si alzava presto il sabato e la domenica da sola per guardarmi giocare. Io ho avuto la fortuna che a livello economico sono sempre stato bene. Non posso dire di aver sofferto e ne conosco tanti di giocatori che hanno avuto questi problemi. Ovviamente ho avuto brutti momenti perché non giocavo sempre e in alcuni momenti non puoi sapere se ce l’avresti fatta o meno. Lei mi ha sempre accompagnato.

Il tuo giocatore argentino preferito?
Riquelme. Non ho visto nessun altro in quel ruolo e giocare le finali come lui. Quando ero al Boca a 12-13 anni l’ho visto da vicino e mi ha colpito tantissimo. Ho provato sempre a imitarlo, ma non ci sono riuscito mai.

Da dove nasce il soprannome El Monito?
Perché mio padre lo chiamavano El Mono. L’ho preso da lui, niente di particolare. E’ un’eredità. In Argentina era abbastanza conosciuto e mi hanno dato quel soprannome.

L’avversario più forte che hai affrontato?
Dani Alves sicuramente. L’ho affrontato tante volte quando ero al Siviglia e lui al Barcellona. Poteva fare non so quante volte la fascia andata e ritorno. Io ero l’esterno a tutta fascia ed era difficile rincorrerlo e attaccarlo. Tante partite le ho fatte bene, ma fisicamente ti portava a un livello impensabile. Ti costringeva a fare il terzino. Era il Barcellona che ha vinto tanti titoli, andavi al Camp Nou e vedevi Xavi, Iniesta e Busquets.

Come è nato il tuo modo di battere i rigori?
E’ nato a Siviglia, nelle giovanili ne avrò calciati forse uno o due. Lì in prima squadra ho cominciato con un mio amico portiere. Ho cominciato a parlare e a capire come fa un avversario a pararlo, quale era il momento decisivo. Ho preso informazioni e ho provato a calciare differentemente. All’inizio camminavo ancora più piano, poi ho iniziato ad allenarmi e ho visto con lui quale fosse la forma in cui riuscivo a fare più gol. Era Siviglia-Espanyol la prima volta, nel 2012, da lì in poi ho fatto sempre gol. Solamente qui ho sbagliato due rigori ed ho cambiato un po’. Guardo il portiere il più possibile per capire se mi dà un riferimento. Come il cucchiaio, se fai gol sei un fenomeno. Nel calcio conta solamente se fai gol o no.

Hai un rito scaramantico prima della partita?
Dovremmo stare qui un giorno. Sono stato almeno un anno ascoltando le stesse 15 canzoni. Questo per raccontare una delle tante stranezze. Dovrei fare qualche lavoro psicologico. Ho contagiato anche mia moglie. Quando faccio la fascia ad esempio inizio sempre con il piede destro. Quando mi allaccio le scarpe devo farlo perfettamente sennò riparto da capo. Ne ho mille di queste cose. La testa a me comanda tanto. Per dormire deve essere tutto buio, ho un po’ da lavorare. Quando abbiamo giocato con il Gladbach in Germania, io ho fatto veramente male ma non avevo dormito perché c’era troppa luce in stanza. Non è una scusa, ma ho provato in tutti i modi a coprire gli occhi e non mi sono addormentato.

Giochi alla playstation?
Gioco a Fifa e anche a Resident Evil con mio figlio che mi ha chiesto se oggi ammazzavamo gli zombie. A Fifa da solo non gioco, ma con gli amici. Non sono fortissimo.

Sul gol in rabona contro il Viktoria Plzen?
Non volevo fare il cucchiaio o il gol, ma volevo crossare. Sarebbe una bugia dire il contrario. Tante volte ho sognato di fare la rabona, ma spesso utilizzo questo colpo. Un ex allenatore che allenava in Argentina diceva che fare la rabona significa avere una gamba sinistra che è un disastro.

A Fifa ti capita di sbagliare i rigori?
Li sbaglio tutti. Senza mirino la tiri fuori, con invece la parano. Devono migliorare questa cosa.

Secondo te devi migliorare nei cross?
Possibile. Arrivo tante volte in fondo e magari non riesco a fare un buon cross. E’ più difficile saltare l’uomo che mettere la palla in mezzo, ma devo migliorare in quello. Tante volte salto l’uomo e provo a fare l’assist e proveremo a crescere di più.

Può capitare di dover andare in bagno durante una partita?
E’ una delle domande che ci fanno tanto. Io il giorno della partita vado in bagno in maniera più frequente, soprattutto se gioco titolare. Se vado in panchina è come se il mio corpo mi dicesse di star tranquillo invece. Una volta a Siviglia in Coppa del Re mi è capitato contro una squadra di B di dover andare in bagno e mancavano sei minuti e ho pensato di non resistere. Ho giocato gli ultimi minuti fermo.

Il tuo piatto preferito?
L’asado. Ma il mio piatto preferito da sempre è la pizza. Quando sei calciatore non la puoi mangiare tanto. Qualche volta dopo le partite che la danno anche nello spogliatoio per recuperare. Tra asado e pizza mi tengo la pizza. La margherita o quella con il prosciutto: non mangio altri tipi di pizza.

Piatto romano preferito?
La carbonara, ma è come la pizza non la puoi mangiare sempre. Poi ingrassi e iniziano le multe. Quando giochiamo provo a mangiare il meglio possibile.

Domanda di Juan Jesus: chi fa da autista quando non vuoi guidare?
Lui è venuto a prendermi tantissime volte, mi ha portato tante volte a Trigoria. Devo riconoscere che è stato un autista perfetto, sempre puntuale. Non siamo arrivati in ritardo, gli lascio sempre 5 stelle quando scendo dalla macchina.

 

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Roma, il presidente del Gremio: “Non abbiamo ricevuto proposte ufficiali per Pepé”

Negli ultimi mesi il nome di Pepé è stato accostato più volte alla Roma. La concorrenza per l’attaccante però è grande: su di lui Bayern Monaco, Valladolid e Ajax. C’è poi il Psv che avrebbe già avanzato l’offerta di 15 milioni. La richiesta del Gremio parte però da 20 milioni. Nelle ultime ore Romildo Bolzan Junior, presidente del club di Porto Alegre ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del sito calciomercato.it sul futuro del giovane attaccante. Queste le sue parole: “La Roma interessata a Pepé? Si parla di questo interesse, ma a noi non è arrivato nulla di ufficiale. Ad oggi, non abbiamo ricevuto proposte ufficiali per i due giocatori Everton e Pepé“.

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Paulo Sergio: “Continuo a tifare Roma, sono legato ai tifosi”

Paulo Sergio Silvestre Do Nascimiento, più semplicemente Paulo Sergio, calciatore brasiliano, di ruolo attaccante, campione del Mondo con la Selecao nel 1994 e in Italia, nella società capitolina, dal 1997 al 1999, ha rilasciato un’intervista a Roma TV. 

 

Sulla situazione attuale.
“Innanzitutto è un piacere per me parlare con voi, specialmente perché si parla di Roma. Ora sono a San Paolo, in Brasile. Due anni fa sono stato a Roma a trovare alcuni amici e è stato davvero bello. La situazione con la mia famiglia è difficile, perché siamo a casa e siamo un po’ tristi. Ho sentito alcuni amici che si trovano in Italia, la situazione è molto complicata. Sarei dovuto venire a Roma a maggio per due settimane, ma è stato tutto rimandato, forse al prossimo anno. Mi piacerebbe tornare a guardare il calcio, ma è il momento di pensare alla vita”.

Sui tifosi che gli sono rimasti affezionati.
“Ogni volta che pubblico una foto della Roma mi fanno sentire il loro affetto. Ho giocato due anni alla Roma, nel primo ho fatto 12 gol in Serie A e anche nel secondo anno, mi sono trovato benissimo, poi è arrivato il Bayern Monaco con la proposta di vincere la Champions e mi sono trasferito. Però, credo che con Zeman siamo riusciti a creare una bella squadra e infatti due anni dopo la Roma ha vinto lo scudetto”.

Sulle esultanze dopo i gol.
“Ricordo il gol contro la Juventus e quello contro il Milan. È stato un periodo bellissimo. Mia moglie non sarebbe mai voluta andare via da Roma, però penso che siamo cresciuti tantissimo in quel periodo. Ho lasciato tantissimi amici, quindi ogni volta che posso torno”.

Sul tridente con Totti e Balbo e il lavoro attuale.
“C’era anche Delvecchio e Di Francesco che fino a poco tempo fa ho visto che è stato alla Roma come allenatore. Ora faccio il commentatore del campionato italiano qui in Brasile. Mi manca la Serie A e spero torni presto. Tutti i sabati commentiamo una partita, per questo mi sento sono vicino a voi. E ovviamente, continuo sempre a tifare Roma”.

Sui brasiliani nella Roma di Zeman e il rapporto con Aldair.
“Eravamo in sei: Aldair, Zago, Cafù, Fabio Junior e Vagner ed io. Con Aldair abbiamo festeggiato i cinque anni dal Mondiale vinto due mesi fa. Abbiamo giocato una bellissima partita qui in Brasile e c’erano tanti calciatori, come Baresi. Ci siamo ricordati anche il periodo alla Roma”.

Su cosa cambierà nel calcio nei prossimi anni.
“Penso che qualcosa cambierà, anche perché ora le squadre stanno attraversando una crisi economica. Non avranno soldi per comprare grandi calciatori o per pagarli. Cambierà tutto il mondo e credo debba cambiare anche la mentalità delle persone. È necessario migliorare sotto questo punto di vista, perché la situazione sia in Europa che in Brasile è preoccupante”.

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Spinazzola-Florenzi: Firenze chiama Roma

(LA NAZIONE) – Roma e Fiorentina muovono le pedine e pensano a prestiti in grado di sistemare il pacchetto degli esterni bassi. L’idea di Pradè è quella di portare a Firenze in prestito Spinazzola e Florenzi: il tutto molto probabilmente senza obblighi di riscatto, in modo tale da rimandare tutte le dovute decisioni a giugno 2021. E la Roma cosa avrebbe in cambio? La risposta è semplice: Biraghi. Il terzino sinistro, di ritorno dall’Inter, verrebbe girato a Trigoria (con l’ok di Fonseca) e andrebbe a sistemarsi sull’out di sinistra insieme a Kolarov (ammesso che il serbo resti in giallorosso).

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Champions, regole alleate per la volata

(IL MESSAGGERO – S. CARINA) –  Al momento è soltanto un’idea. Fifa e Ifab, per evitare i rischi di una ripresa compressa che possa mandare in poco tempo in tilt i muscoli dei calciatori – sollecitati a ripetizione dopo un lungo stop – sta pensando seriamente di aumentare il numero delle sostituzioni da tre a cinque (anche se i cambi potrebbero essere effettuati sempre in tre slot, per evitare che possano trasformarsi in un’arma tattica).Una novità che, se dovesse trovare seguito, sommata ad una rosa finalmente a disposizione per intero potrebbe agevolare la Roma nella rincorsa al quarto posto.

Fonseca punta alla ripresa del torneo ad avere la rosa al completo.E, a meno di imprevisti, tolto Zaniolo (pronto comunque per le ultime partite) dovrebbe riuscirci. Passasse la riforma, il numero di opzioni a disposizione da utilizzare a partita in corso potrebbe aiutarlo nella lotta-Champions.

In primis considerando le avversarie che dovrà affrontare. Nelle ultime 12 gare, la Roma sfiderà – tra le altre – Sampdoria, Udinese, Parma, Brescia, Verona, Spal, Fiorentina e Torino. Otto squadre per le quali, un conto è preparare una partita alla settimana, un altro giocare interrottamente ogni tre giorni. Avere la possibilità di inserire 5 pedine fresche ogni partita o anche ruotarle tra una gara e l’altra, potrebbe fare la differenza.

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Roma, il casting post-Smalling ha già preso il via

(LA GAZZETTA DELLO SPORT – A. PUGLIESE) – Il filo diretto è con la Premier. Perché è lì che la Romasta lavorando per il presente e per il futuro. E perché probabilmente verrà da lì anche il perno della difesa della prossima stagione. Che sia Chris Smalling o qualcun altro. La prima opzione rimane il centrale inglese, ma sembra difficile che lo United abbassi le sue pretese. La speranza è sempre quella di rinnovare il prestito per un altro anno, ma non sarà facile. Petrachi studia allora le alternative. La prima è Jan Vertonghen, che in estate andrà in scadenza con il Tottenham. Sulle sue tracce anche l’Inter. La Roma valuta anche altre due piste: una port a Lovren del Liverpool, l’altra a Papastathoupoulosdell’Arsenal, che in Italia ha già giocato con le maglie di Milan e Genoa. Un altro nome in Premier potrebbe essere quello di Rojo, mentre tornando sul continente piace Klostermann del Lipsia, che potrebbe essere inserito nella trattativa per il riscatto di Schick da parte del club tedesco.

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Il bunker di Trigoria: allenamenti su 3 campi, visite mediche in sede

(CORRIERE DELLO SPORT – G. D'UBALDO) – La Roma si prepara a ripartire. In questi giorni ci sono state videoconferenze quotidiane tra i dirigenti e lo staff tecnico per programmare la ripresa degli allenamenti. La Roma si farà trovare pronta. La riatletizzazione dei giocatori è stata messa a punto dal preparatore atletico Nuno Romano e durerà tre settimane. I giocatori saranno scaglionati in quattro o cinque gruppi, con allenamenti al mattino e al pomeriggio sui tre campi disponibili: Testaccio, A e B. Quello rifatto completamente nei mesi scorsi è pronto all’uso. Quello in sintetico non è mai utilizzato dalla prima squadra, ma solo dalle giovanili. Il sopralluogo presso il centro sportivo sarà fatto dopo l’uscita del nuovo decreto. Intanto continua ad essere chiuso. La Roma comunque prenderà tutte le precauzioni del caso: il ristorante funzionerà a self servicee anche per i pasti i giocatori saranno scaglionati, con piatti e posate monouso; in allenamento borracce e asciugamani personalizzati; vietato scambiarsi i fratini; distanze di sicurezza negli spogliatoi; la doccia solo nella propria stanza.

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La Roma resta in vendita

(IL TEMPO) – Sospesa in attesa di un futuro che nessuno può prevedere. La Roma non fa eccezione rispetto alle aziende di tutto il mondo, con una variabile che rende la situazione ancora più nebulosa: Pallotta aveva praticamente venduto la società a Friedkin appena prima che esplodesse la pandemia di Coronavirus e adesso, a oltre un mese di distanza dalle ultime riunioni propedeutiche alle firme sui contratti preliminari, l’affare è rimasto congelato e ad oggi è impossibile sapere se e quando ripartirà, lo scrive Il Tempo. Friedkin è ancora interessato all’operazione e Pallotta e i suoi soci vogliono disimpegnarsi. Soprattutto Ryan, il figlio di Dan, è ancora entusiasta dell’idea di potersi dedicare in prima persona al business Roma. Detto questo, se l’affare ripartirà, i numeri andranno ovviamente ridiscussi. Se il futuro è da scoprire, il presente è dedicato a sistemare i conti. Visto il calo forzato dei ricavi. C’è bisogno di tagliare e/o posticipare alcuni costi. Il taglio degli stipendi dei giocatori può venire incontro in questo senso. Il bilancio però si chiuderà comunque in rosso e in futuro sarà probabilmente necessario un altro aumento di capitale dopo la completa sottoscrizione di quello in corso, per un massimo di 150 milioni, che serve a coprire le perdite del passato. Pallotta e soci dunque dovranno garantire liquidità.

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ESCLUSIVA – Pellegrini: “Il calcio è importante per l’Italia, ma dobbiamo pensare anche agli altri sport”

La campionessa di nuoto Federica Pellegrini è intervenuta in esclusiva in interconnessione sulle frequenze di Retesport, Radio Roma Capitale e Radio Sei. Queste le sue dichiarazioni. 

Sullo stop degli sport. 
"Sappiamo perché si parla soprattutto del calcio in questo momento di emergenza: ci sono tanti interessi dietro ed è lo sport più importante d'Italia. La mia era una provocazione: il calcio deve ripartire, ma gli altri sport? La mia ovviamente è una provocazione, ma mi sento un po' la portavoce degli altri sport".

Sulla ripresa del nuoto.
"In questo momento siamo tutti fermi, dagli sport individuali agli sport di squadra: per noi più che tornare a gareggiare sarebbe invece importantissimo tornare ad allenarsi. E per il nuoto sicuramente è più semplice farlo".

Su come una nuotatrice riesce ad allenarsi in isolamento.
"Ho provato a fare due vasche sue e giù nel letto per allenarmi, ma non è molto comodo! Per noi è dura stare fuori dall'acqua per tanto tempo. Dopo un mese e mezzo cerchiamo di mantenere il fiato in ogni modo: anche correndo intorno al tavolo".

Sulle Olimpiadi rinviate e gli Europei di nuoto. 
"Rincorrere una quinta olimpiade che si sposta, a questa età è più difficile. Farò ad agosto 32 anni, e per il nuoto è un'età avanzata. Spero che la mia condizione fisica non cambi nei prossimi mesi per poter andare a Tokyo. Gli Europei di nuoto a fine agosto? In questo momento non ci sto pensando. Dalle notizie che ci arrivano spostarsi dall'Italia è complicata. Una gara in Italia a fine agosto invece sarebbe sicuramente un aiuto importante per noi nuotatrici". 

Sull'aiuto alle popolazioni colpite dal Coronavirus.
"La solidarietà in questo momento di crisi è il comune denominatore di tutti gli sportivi. Ho partecipato all'asta per Bergamo e abbiamo raccolto 66mila euro in due ore e mezza. Abbiamo tutti dato una grande mano all'ospedale di Bergamo".