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Roma, via vai sulle fasce. Santon e Kolarov i soli certi di restare

(LA GAZZETTA DELLO SPORT – A. PUGLIESE) – Potrebbe essere una rivoluzione vera. Perché un po’ conta l’aspetto tecnico e un po’ quello economico, con le esigenze di bilancio a fare da contraltare.

Sta di fatto che dei sette terzini attualmente a busta paga della Roma (che domani farà il quarto ciclo di tamponi), il prossimo anno sono certi di restare in giallorosso solo in due: Aleksandar Kolarov (che comunque è ancora corteggiato dal Bologna del suo amico e idolo Sinisa Mihajlovic) e Davide Santon, apprezzato a Trigoria per dedizione e affidabilità. E gli altri? Sarà un bel viavai, con cinque nomi che ballano in uscita e altrettanti in entrata.

Ci sono cinque degli attuali sette terzini a busta paga della Roma che nella prossima stagione potrebbero essere altrove. Due su tutti e cioè quelli che sono già in prestito: Florenzi al Valencia e Karsdorp al Feyenoord. Dovrebbe però lasciare la Roma anche Bruno Peres, il cui ritorno non era neanche previsto. Si cercherà una sistemazione in Brasile, esattamente come Spinazzola può entrare in qualche scambio di mercato (come era successo a gennaio con l’Inter per Politano). Infine, Zappacosta. La Roma deve ancora capire se chiedere al Chelsea il rinnovo del prestito o meno, prima vuole vederlo all’opera in qualche partita vera.

Tra i terzini che invece piacciono molto a Trigoria ci sono prima di tutti Biraghi e Faraoni. Piace anche il giapponese Tomiyasu, ma le richieste del Bologna (almeno 20 milioni) sono considerate troppo alte. A destra un altro giocatore su cui è stato messo il mirino è Noussair Mazraoui, marocchino di 22 anni, cresciuto in casa nell’Ajax. Infine piace anche Marcos Acuna, quasi 29 anni, argentino a tutta fascia che da tre anni veste la maglia dello Sporting Lisbona.

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La moglie di Fonseca: “Io, Paulo e Roma: un amore a prima vista”

(IL TEMPO) – 

Studia italiano, ma per ora preferisce parlare in inglese. Katerina Ostroushko è arrivata nella capitale da meno di un anno insieme a suo marito, l’allenatore della Roma Paulo Fonseca. E non se ne è affatto pentita: “È stata una scelta del destino. Abbiamo preso la decisione insieme, è stato difficile, ma pensavo che questo trasferimento ci avrebbe reso più felici e lo penso ancora. Se devo lasciare l’Ucraina per un altro posto – mi sono detta – Roma è perfetta”.

A che cosa avete rinunciato?
In Ucraina eravamo felici. Paulo collezionava successi sportivi, io avevo un lavoro che amavo molto e tutta la mia famiglia accanto. Ma ho sentito che mio marito era pronto per una nuova sfida. Quando la Roma ha chiamato, era da poco nato nostro
figlio e avevamo appena cambiato casa. Non avevo nemmeno avuto il tempo di svuotare gli scatoloni.

Oggi abitate a Monteverde: come lo avete scelto?
È stata la casa a scegliere noi: un’affascinante villa antica ai margini di un grande parco, con una storia tutta sua. È un posto tranquillo e silenzioso; quando il cancello si chiude alle nostre spalle, il mondo intero sembra sparire. È piena di fiori e piante e spesso raccolgo rose per farne dei bouquet da mettere sul tavolo. Mio marito mi prende in giro, dice che è la mia pratica di meditazione. Chissà, forse ha ragione.

Era mai stata a Roma?
Sì, la prima volta nel 2018, quando lo Shakhtar giocò qui gli ottavi di Champions League. E’ facile immaginare che all’epoca non facessi il tifo per i giallorossi (ride, ndr). Ma della città mi sono innamorata a prima vista. Pochi mesi dopo siamo tornati per una breve vacanza e non eravamo più soli, aspettavamo Martin. Nostro figlio ha visitato Roma ancor prima di nascere”.

Come avete vissuto la quarantena?
In un momento così difficile può sembrare egoistico, ma devo ammettere che questo tempo trascorso in casa è stato un regalo enorme. Sono abituata a vedere Paulo partire spesso e restare giorni ad aspettarlo. Non eravamo mai riusciti a fare una colazione insieme senza fretta. E stato bello avere il tempo per goderci nostro figlio ed essere lì l’uno per l’altra. Ci siamo allenati ogni giorno in giardino e persino cucinare e pulire casa ci è sembrato un privilegio.

Come passa le giornate?
Mio figlio è la mia miglior compagnia: giochiamo, leggiamo, nuotiamo ed esploriamo il mondo. È tutto nuovo per lui. Prima del lockdown, con Paulo facevamo lunghe passeggiate per la città. Ora ci mancano i nostri posti del cuore: Villa Borghese, Villa
Pamphili, il Palatino e i deliziosi caffè nelle stradine del centro. Siamo pazzi per i Musei Vaticani e Villa d’Este, a Tivoli.

Com’è stato il suo primo anno da mamma?
Martin ha letteralmente sconvolto la nostra vita, abbiamo passato di tutto: notti insonni, lacrime, stanchezza. Ma quando ci penso sorrido, perché Paulo è sempre stato al mio fianco. Non mi dà solo una mano, condivide davvero tutto con me. Lui ha altri due figli, è un papà idea le. Martin è pazzo di lui, a volte sono quasi gelosa! Dovreste vederlo come corre le verso la porta quando sente che Paulo torna a casa.

Il trasferimento a Roma ha cambiato anche i suoi progetti professionali?
Totalmente. Avevo solo 25 quando mi sono unita al Consiglio del più grande gruppo editoriale del mio paese, “Ukraine”. Quando ho incontrato Paulo, nel 2017, ero a capo dell’ufficio stampa di Rinat Akhmetov già da due anni. Adoravo il mio lavoro, ma credo sia importante essere aperti ai cambiamenti. In passato ho anche condotto programmi tv, ma da quando ho smesso ho vissuto felicemente offline. Pensate che ho un account Instagram soltanto da sei mesi.

Eppure siete una coppia molto fashion.
Ci piace avere un nostro “stile di coppia”, anche per andare al supermercato. Il segreto è questo: lui non si veste mai prima che io abbia scelto il mio outfit, anche se mi cambio almeno un paio di volte. Non sono una fashion victim, mi piacciono i bei vestiti, ma fare shopping mi stressa. La mia filosofia è “meno, ma di qualità”. Paulo è l’uomo più elegante che conosca, ha un gusto impeccabile e adora le belle scarpe.

Come ha vissuto il disastro che ha colpito l’Ucraina nel 2014?
È stata una tragedia. Migliaia di persone hanno perso i loro cari e le loro case durante la guerra nel Donbass. In molti hanno dovuto ricominciare da zero e la mia famiglia non ha fatto eccezione. Ho sentito esplodere le bombe dietro di me. Non c’è niente di più atroce. Non torno a Donetsk, dove ho trascorso la mia infanzia e la maggior parte della mia vita adulta, da cinque anni. Amo profondamente il mio paese e aspetto la pace insieme a centinaia di migliaia di ucraini.

Dove si immagina tra dieci anni?
È la domanda più difficile. La vita mi ha insegnato a non pianificare nulla, le cose possono cambiare in un’ora. Non ho idea di dove sarò tra un paio d’anni, ma so per certo con chi: mio marito, i nostri figli, le nostre famiglie. Mi vedo come una donna felice, a prescindere da quello che farò, che sia condurre un programma tv o prendermi cura delle mie rose.

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Stadio Roma, Raggi: “Quello di Tor di Valle non è cantiere come gli altri. A breve scioglieremo le riserve”

“Quello di Tor di Valle non è un cantiere come gli altri. Vorrei ricordare che sullo stadio è intervenuta la Procura. A breve scioglieremo le riserve. Intanto grandi imprese internazionali stanno investendo a Roma. Lo Sdo lo abbiamo sbloccato. Il Print di Pietralata pure. I cantieri di Roma non si sono mai fermati“, così Virginia Raggi, sindaco di Roma, è intervenuta a “La Repubblica” in merito alla travaglilata costruzione dell’impianto “Stadio della Roma” che dovrebbe sorgere a Tor Di Valle.

Nel frattempo il magnate ceco Radovan Vitek, che avrebbe dovuto acquisire i terreni delle società di Luca Parnasi, si è tirato indietro. Nelle scorse settimane è stato lo stesso Martin Nemecek, direttore generale di CPI Property Group(società di cui Vitek è azionista di maggioranza) a dichiarare il momentaneo congelamento dell’operazione: “L’operazione è ora completamente rinviata. Abbiamo discusso, ma non abbiamo assunto alcun impegnoAlle condizioni finanziarie di cui avevamo parlato, non è possibile concludere l’accordo”.

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Friedkin detta le condizioni per tornare al tavolo

(IL CORRIERE DELLO SPORT – G. D'UBALDO) – Dan Friedkin è sempre più lontano dalla Roma e ora detta le condizioni per sedersi al tavolo delle trattative. Dal canto suo James Pallotta, attraverso Goldman Sachs, sta sondando il terreno per osservare se ci sono altri potenziali investitori. Non è impossibile ma è molto difficile la ripresa delle trattative col magnate texano: riduzione della pretesa della controparte (da 710 milioni a 500 milioni), certezza sullo Stadio a Tor di Valle (e quindi approvazione della Convenzione Urbanistica) ed infine riduzione monte ingaggi del 25%. 

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Roma da risanare. Cresce il rosso di bilancio, a Trigoria pronto il piano

(LA GAZZETTA DELLO SPORT – A. PUGLIESE) – Era attesa, a Trigoria come all’Eur. Perché in quelle sale lì, ovviamente, conoscono i conti meglio di chiunque altro.

Così il peggioramento della situazione contabile della Roma non ha sorpreso nessuno. Giovedì notte, però, nel pieno rispetto del timing Usa più che di quello italiano, la Roma ha pubblicato la trimestrale relativa al 31 marzo. Che, ovviamente, vede i conti ancora più in rosso rispetto alla semestrale (31 dicembre 2019). Ad iniziare dall’indebitamento finanziario netto consolidato adjusted , passato dai 264,35 milioni del 31 dicembre ai 278,5 del 31 marzo (con un peggioramento, quindi, di 14,15 milioni). Cifra che, rispetto alla trimestrale della scorsa stagione, comporta un peggioramento addirittura di 57,9 milioni.

Il vero problema dei conti pubblicati nella trimestrale è che disegnano un risultato economico relativo ai primi nove mesi della stagione 2019/20 che ha visto la Roma perdere oltre un terzo del capitale sociale. Tanto che il Cda giallorosso ha deliberato la convocazione dell’assemblea degli azionisti per il 26 giugno in prima convocazione e per il 29 in seconda (sempre alle ore 15).

Ora, ovviamente, c’è da mettere in piedi un piano e quello della Roma punta a migliorare i conti attraverso due strade: la cessione di alcuni asset strategici(leggi giocatori) e l’abbassamento del costo del lavoro (e quindi sostanzialmente il monte ingaggi dei giocatori) di circa il 20, se non anche 25%. Ad esempio, nella semestrale i costi totali erano in tutto 123,9 milioni di euro (12,17 in meno rispetto all’anno precedente), di cui ben 83,7 per il personale (e cioè giocatori e staff). Il che sostanzialmente vuole dire una proiezione lorda di circa 160 milioni l’anno. Ecco, quella cifra dovrà scendere almeno a 130, possibilmente anche un po’ più in basso.

È chiaro che molto dipenderà da cosa succederà nel prossimo mercato. E, sostanzialmente, da come la Roma riuscirà a piazzare altrove quei giocatori che non ritiene più funzionali al progetto. La qualificazione in Champions sarebbe la vera panacea di tutti i mali.

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Lesione al bicipite per Perotti. Si ferma anche Fuzato

(LA GAZZETTA DELLO SPORT – C. ZUCCHELLI) –  La buona notizia, per Diego Perotti, è che lunedì, insieme alla moglie, inaugurerà la sua nuova attività, un centro estetico a Casal Palocco, a due passi da casa. Magari gli strapperà un sorriso perché, e questa è la cattiva notizia, è stato vittima di un nuovo infortunio. L’argentino, visitato a Villa Stuart, ha infatti una lesione di secondo grado al bicipite femorale: due settimane di stop nella migliore delle ipotesi, tre nella peggiore. Per Perotti, 32 anni a luglio e un contratto fino al 2021 da oltre due milioni e mezzo a stagione, si tratta del decimo stop degli ultimi due anni. Sta meglio, invece, il brasiliano Fuzato, fermo per un sovraccarico muscolare. Il problema è in via di risoluzione e ha già ripreso a fare qualche lavoro sul campo, con la Roma che aveva messo in conto, dopo due mesi di inattività, problematiche di questo tipo. Tutte più o meno gestibili, anche se sono molti i calciatori le cui condizioni vanno monitorate giorno per giorno.

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Veretout: “Felice per il ritorno in campo di Zaniolo. Nainggolan il mio esempio”

Jordan Veretout, centrocampista francese della Roma, ha parlato in una diretta Instagram con i canali social ufficiali del club giallorosso:

Come va?
“Io sto bene, sono contento di essere tornato a Trigoria, di aver ritrovato i miei compagni di squadra. Sono contento di poter fare gli allenamenti”.

Anche se lontano dai compagni.
“Sì, non possiamo allenarci insieme, ma già vederli è bello”.

Che cosa hai pensato la prima volta che hai visto l’Olimpico da avversario?
“È uno stadio impressionante, con una curva pazzesca. Giocare all’Olimpico contro la Roma è bello, davanti a tutta la curva è impressionante”.

Zaniolo dice “bello”.
“Anche lui è molto bello (ride, ndr). Sono molto contento perché l’ho visto sul campo, al rientro dall’infortunio. Mi piace tantissimo come giocatore, gli voglio bene e sono molto contento che abbia ripreso il lavoro sul campo. Spero che presto possa tornare nel gruppo. È un calciatore molto importante per noi”.

Ti guarderai le partite di Bundesliga?
“Sì, mi manca troppo guardare il calcio”.

C’è una leggenda del calcio francese con cui vorresti giocare?
“Zinedine Zidane, è una leggenda per noi francesi e un grande calciatore ed allenatore. Io recupererei palla e la darei subito a lui”.

Com’è stato segnare il primo gol in giallorosso?
“Nel primo tempo Kolarov aveva sbagliato il rigore, per me avrebbe dovuto tirare lui, ma mi ha detto di calciare. Edin anche mi ha dato la palla e quando l’ho presa pesava molto. Alla fine ho segnato, ma la cosa più importante fu la vittoria contro il Napoli”.

Qual è lo stadio più bello dove hai giocato, togliendo l’Olimpico?
“Ce ne sono tanti, ho giocato nello stadio del Galatasaray, ma anche in Francia ce ne sono diversi. Ho giocato anche al Bernabeu, ne ho visti tanti belli”.

C’è un calciatore di adesso a cui ti ispiri?
“Mi piace guardare il calcio e sempre quando guardo una partita mi ispiro a grandi centrocampisti, ma uno in particolare non saprei dirlo. Mi piace molto Nainggolan, è un grande calciatore, ha giocato qui e ha fatto bene. Per me è un esempio, perché è venuto a fare la sua carriera in Italia, nessuno lo conosceva prima e si è fatto la sua strada. Quando gioco contro di lui è sempre molto difficile”.

Tanti ti chiedono di restare a Roma.
“Io sono romanista oggi. Sto benissimo qui, anche la mia famiglia si trova bene e non ho intenzione di andare via”.

La partita più bella con la Roma?
“La vittoria all’ultimo minuto a Bologna, con una mia azione in solitaria, poi grazie ad un bell’assist di Lorenzo ed il colpo di testa di Edin abbiamo vinto. È stata una gara importante. Eravamo in dieci, una volta presa la palla ho pensato soltanto di andare in avanti e vedeva che succedeva. Superati tre giocatori l’ho passata a Lorenzo che ha fatto un grande assist per Edin. Una delle mie qualità è recuperare palla e ripartire”.

Sul rigore al Basaksehir.
“Il pallone pesava meno rispetto alla gara contro il Napoli, ma l’atmosfera era incredibile, non ho nemmeno sentito il rumore del fischio dell’arbitro. Ho tirato e per fortuna è andata bene”.

Ti chiami Jordan per il cestista?
“No (ride, ndr). Non credo che i miei seguano il basket, ma glielo chiederò”.

Hai visto la serie su di lui?
“No, non ancora. Un mio amico me l’ha consigliata e la vedrò, mi piacciono queste storie di sport”.

Guardi serie tv o film?
“Sì, soprattutto in questo momento. La mia preferita forse è Breaking Bad, ma ne ho viste molte”.

C’è stato un allenatore particolarmente importante per te?
“Tutti gli allenatori della mia carriera sono stati importanti, soprattutto da giovane in Francia. In Italia Stefano Pioli ha fatto alzare il mio livello e sono grato di averlo avuto, è un grande uomo anche fuori dal campo. Anche oggi a Roma sto bene con mister Fonseca, è un grande allenatore e credo che mi farà crescere di più. Aiuta molto la squadra, mi piace come gioca e sono contento di avere un tecnico come lui”.

Secondo te in questi cinque mesi alla Roma potevi fare meglio? Se sì, cosa?
“Si può sempre fare meglio. Ho fatto bene, ma potevo fare ancor di più. Al livello di squadra abbiamo avuto alcune difficoltà, tanti infortunati a centrocampo. Giocare molte partite a Roma è difficile, perché ti viene richiesto, giustamente, di fare prestazioni ottime sempre. Ho avuto un problema alla caviglia, ma ora sto bene. Credo di poter migliorare, spero che quando torneremo in campo si possa vedere un grande Veretout all’Olimpico e in trasferta”.

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Roma, l’indebitamento nel bilancio arriva a 278,5 milioni

ROMA – Un debito che sale, una Roma sempre più in crisi finanziaria. Durante la gestione americana il passivo sul bilancio è aumentato e rischia nei prossimi anni di aumentare ulteriormente. Il club di James Pallotta ha comunicato tramite il proprio sito ufficiale la situazione economica della Roma, con un indebitamento finanziario consolidato arrivato a 278,5 milioni di euro, in aumento di circa 60 milioni rispetto al 30 giugno 2019. Ieri il Consiglio d'Amministrazione ha approvato i risultati del bilancio ed è stata convocata l’Assemblea degli azionisti per il prossimo 26 giugno. Questo un estratto del comunicato del club:

Il Consiglio di Amministrazione di A.S. Roma S.p.A., riunitosi in data odierna, ha approvato la situazione patrimoniale consolidata e separata riferita al 31 marzo 2020, da cui emerge un risultato economico civilistico relativo ai primi nove mesi dell’esercizio 2019/20 che ha determinato una situazione di riduzione del patrimonio netto di A.S. Roma S.p.A. per perdite tale da integrare la fattispecie di legge di cui all’art. 2447 del Codice Civile (riduzione del capitale sociale – per perdite d’esercizio – di oltre un terzo e oltre il limite di legge per il tipo societario). In tale situazione, tenuto altresì conto delle previsioni dell’art. 6 del D.L. n.23 del 8 aprile 2020 (c.d. “Decreto Liquidità”), con riferimento alla sospensione degli obblighi previsti dal Codice Civile in tema di perdita del Capitale Sociale, nonché all’obbligo di informativa ai soci, gli amministratori hanno deliberato la convocazione dell’Assemblea degli Azionisti per il giorno 26 giugno 2020, alle ore 15:00, in prima convocazione, ed occorrendo, in seconda convocazione, per il giorno 29 giugno 2020, stessa ora. L’avviso di Convocazione dell’Assemblea degli Azionisti e la relazione illustrativa del Consiglio di Amministrazione, redatta ai sensi dell’articolo 2447 del Codice Civile e dell’articolo 74 del Regolamento adottato dalla Consob con delibera n. 11971 del 14 maggio 1999, come successivamente modificato sarà predisposta e messa a disposizione dei soci nei tempi e secondo le modalità previste dalla normativa in vigore.

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Roma, altro stop: affaticamento per Perotti

Secondo stop in casa Roma. Dopo Pau Lopez, che ha riportato una micro frattura al polso sinistro, è Diego Perotti a fermarsi. L’argentino ha accusato un affaticamento muscolare durante gli allenamenti a Trigoria, riporta La Gazzetta dello Sport. Le sue condizioni verranno monitorate di giorno in giorno e per il momento sarà costretto a lavorare a parte. Continua il periodo negativo del Monito, tormentato da più di un anno da continui infortuni muscolari che non gli permettono di allenarsi con continuità. In questa stagione l’esterno si è fermato tre volte, saltando sedici partite. Lo stop più lungo risale a ottobre, quando per un infortunio alla coscia è rimasto fuori quasi due mesi.

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L’incrocio di Cordoba. Per un Pastore che va un Bustos che arriva?

(LA GAZZETTA DELLO SPORT – C. ZUCCHELLI) – La città di nascita è la stessa: Cordoba. La città del futuro, forse, anche. E’ una storia che collega la Roma e il Talleres, quella di Javier Pastore e Nahuel Bustos, nove anni di differenza e la sensazione che, prima o poi, le loro strade si incroceranno.

Bustos ha tutte le caratteristiche che potrebbero far comodo a Trigoria: giovane, costo non esagerato sui 10 milioni, punta centrale e all’occorrenza trequartista, giocherebbe al posto di Dzeko o, in alternativa, dietro al bosniaco.

Rapido, ama tirare in porta ( e lo fa spesso anche dalla distanza), compirà 22 anni a luglio ed è già papà di un bimbo di un anno. Ha segnato 10 reti e fatto quattro assist in 21 partite prima dello stop.

La sua voglia d’Europa potrebbe benissimo collegarsi con la voglia di Javier Pastore di chiudere in patria, proprio al Talleres. I tempi, però, non coincidono. Perché il club giallorosso lavora per il futuro prossimo, Pastore invece per quello più lontano: “Vorrei terminare i tre anni che mi restano alla Roma nel modo migliore possibile e poi tornare in Argentina, al Talleres. Non ci sono altre squadre argentine in cui mi vedo. Tornare al Talleres è un sogno che ho qui con me, ma che per ora non posso toccare con mano. Ma penso che si realizzerà“.