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Cassano: “Mourinho un disastro, era meglio De Zerbi”

Antonio Cassano torna a parlare della Roma e di Mourinho. L’ex fantasista non usa parole tenere per il tecnico portoghese e durante la live Twitch sulla ‘Bobo Tv’ con Adani, Vieri e Ventola, va duro sullo Special One: “Se dice in conferenza stampa che il Sassuolo è più forte della Roma è preoccupante. Già butti i giocatori nella m..da e getti benzina sul fuoco“. Il problema è il percorso dei giallorossi: “Il primo mese era entusiasta con qualche idea, poi è tornato quello del Tottenham senza idee né un progetto. Non sappiamo dove vuole portare questa squadra. Ha sempre avuto empatia con i giocatori, ora sta portando il gruppo allo sfinimento mentale e fisico con tanto di grandi figure di m..da.

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Shomurodov: “A Roma ogni partita un esame. Voglio vincere la Conference League”

Eldor Shomurodov ha rilasciato un’intervista al sito della UEFA.

Sei nato nella piccola città di Jarkurgan. Raccontami della tua infanzia.
“Molte persone nella mia famiglia giocavano a calcio. Papà giocava, il nonno era un allenatore, anche gli zii giocavano. Pertanto, fin dall’infanzia c’era un interesse per il calcio. Un grande interesse. Dall’età di sette anni io e i ragazzi siamo andati allo stadio per allenarci. Quando avevo 12-13 anni, sono andato alla Mashal Academy in un’altra regione. Lì ho iniziato a giocare a calcio professionalmente. Poi sono stato invitato a Bunyodkor, iniziando a giocare nel campionato dell’Uzbekistan”.

Il primo passo è l’Accademia Mashal. Quanto è stato difficile? E come ti ha aiutato la tua famiglia?
“La famiglia è sempre stata molto disponibile. Supportato tutto il tempo, anche in caso di sconfitta. È stata dura perché ero molto giovane quando ho lasciato casa. Mi mancava la sua famiglia, ma capii che non c’era altro modo. A casa, sono stato sostenuto nelle mie aspirazioni. Nella città di Mubarek, dove ho vissuto, fa molto caldo d’estate, come nel deserto, e molto freddo d’inverno. Ma lì gli allenatori sono bravi, l’accademia è di livello. E per i giocatori le condizioni sono decenti, quindi abbiamo dovuto resistere e lavorare”.

Tutti i tuoi allenatori dicono che il principale punto di forza di Eldor Shomurodov sia la sua mentalità. Sei molto ambizioso e concentrato sul raggiungimento del tuo obiettivo. Hai sempre sognato di raggiungere il livello europeo?
“Al Mash’al, quando giocava la squadra principale, raccoglievamo i palloni. Ho sognato di esibirmi a un grande livello. Volevo crescere per iniziare a giocare su questo campo per questa squadra il prima possibile. E quando ho iniziato a giocare più seriamente, ho iniziato a capire che dovevo crescere ancora di più e lottare per un’atmosfera calcistica diversa. Quando tornavo a casa, guardavamo sempre il calcio europeo. I miei parenti hanno anche detto che dovevo sforzarmi di andare lì e giocare  lì. Quindi ho fatto un sogno: giocare in Europa. Sono andato da lei e alla fine ci sono riuscito!”

Chi era il tuo idolo d’infanzia?
“Didier Drogba e Fernando Torres. Li amavo moltissimo e guardavo sempre le loro partite”.

Sei un tifoso del Chelsea?
“Ero malato. Adesso sono un tifoso della Roma”.

In Uzbekistan sei come un eroe. Più il capitano della squadra. Cosa significa per te questo status in così giovane età?
“Questo è di grande importanza per me. È difficile da descrivere a parole. Non pensavo che sarei diventato un capitano così presto e un giocatore così importante per la nazionale. Ora abbiamo un cambio generazionale, stanno arrivando giovani giocatori e da adulto devo dare loro l’esempio, quindi questo è molto importante per me”.

Quanto è importante per te la tua patria? Quante volte sei a casa?
“Amo molto il mio Paese. Sia il paese che la nazionale dell’Uzbekistan sono importanti per me. Torno quando vengo chiamato in Nazionale o in vacanza. Altrimenti, non c’è molto tempo per venire. Mi manca, ovviamente, l’Uzbekistan. E mi mancano i miei genitori”.

Sei il secondo uzbeko in Serie A dopo Ilyos Zeytulaev. Ne sei orgoglioso?
“Ovviamente, sono orgoglioso. Ma abbiamo molti giocatori che sono in grado di giocare a questo livello. E mi piacerebbe davvero che venissero qui. Mi piacerebbe avere quanti più giocatori possibile in Europa. È un calcio completamente diverso, velocità diverse. C’è molto da crescere qui. E più i nostri giocatori saranno in Europa, meglio è per la Nazionale”.

Prima dell’Italia giocavi a Rostov. Raccontaci di questa fase della tua carriera dopo l’Uzbekistan?
“Il primo anno non è andato molto bene. Era un adattamento. Mi sono abituato. C’era un calcio completamente diverso, più vicino all’Europa. L’allenatore Valery Karpin mi ha dato un grande supporto, mi ha dato fiducia e tutto ha iniziato a funzionare bene per me”.

Ti sei mostrato bene a Rostov e hai attirato l’interesse del Genoa. Com’è stato trasferirsi in un altro Paese?
“Il penultimo anno a Rostov l’ho trascorso molto bene. Poi ha giocato male per sei mesi. C’erano delle ragioni per questo ma avevo ancora voglia di giocare in Europa. Quando non segni, è difficile arrivare in Europa ma il Genoa ha creduto in me, grazie al club per questo! Mi hanno comprato dal Rostov. Ho accettato il trasferimento perché era il primo passo verso il mio sogno di giocare in Europa. Per me era importante iniziare non in un top club, ma in una squadra dove avrei avuto la possibilità di entrare nella rosa. Il primo anno è stato difficile. In Russia e in Uzbekistan la mentalità è simile, ma in Europa è completamente diversa. Pertanto, i primi due o tre mesi non sono stati facili, ma poi ho iniziato ad abituarmi. Ora capisco bene come pensano le persone qui”.

Puoi dirmi in che modo la cultura è diversa? Cosa c’era di nuovo qui per te?
In Russia e Uzbekistan funziona tutto per sette giorni di seguito. Qui non funziona nulla il sabato e la domenica, tutti riposano. Cultura completamente diversa, lingua diversa. Le persone la pensano diversamente”.

In che modo il calcio in Italia è diverso dal calcio in Russia e Uzbekistan? 
“Prima di tutto, la velocità è più alta qui. Prevale il calcio di potenza e l’abilità dei giocatori, ovviamente, è maggiore”.

Cosa dovevi fare per passare al livello successivo?
“Prima di tutto, aggiungere velocità. Non solo nei movimenti, ma anche nel pensiero. Quando mi sono trasferito in Italia pensavo che avrei giocato con calma, ma già in allenamento ho iniziato a sentire che non avevo tempo tutto il tempo. I difensori ti marcano subito, sono stato costantemente colpito alle gambe e ho capito in cosa sarei dovuto migliorare”.

Quali qualità ti hanno portato al successo?
“Domanda difficile. Penso che dipenda prima di tutto dalla pazienza. All’inizio, quando era difficile, potevo dire a me stesso che questo non era il mio livello e tornare indietro. Ma ho sopportato. Sapevo che tutto sarebbe andato bene. E con pazienza, ora sto bene”.

Come ti sei sentito quando hai saputo che un club come la Roma voleva ingaggiarti?
“Ho capito che dovevo cambiare mentalità. Devi andare a ogni partita con il pensiero di vincere. Sapevo che qui si ponevano obiettivi alti. C’è una concorrenza più seria qui. E in ogni partita devi dimostrare di meritare di essere in rosa”.

Hai detto che il tuo giocatore preferito è Didier Drogba. L’allenatore preferito di Drogba è Jose Mourinho. Ora ti sta allenando alla Roma. Com’è lavorare con uno specialista del genere?
“Fin dai primi giorni è stato chiaro che si pone grandi obiettivi e mira a raggiungerli. Molto impegnativo in termini di gioco e in termini di disciplina. Vuole vincere ogni partita e cerca di far lottare i giocatori per lo stesso obiettivo”.

Mourinho ha reso Drogba un mostro, il miglior attaccante del mondo in quel momento. Come ti ha aiutato?
“Ora stiamo lavorando di più sulla tattica. Ci mostra come fare tutto e ci chiede di dare il massimo in ogni partita. Naturalmente, richiede anche più obiettivi”.

Con la Roma hai già segnato parecchio, ti sei distinto nel turno playoff di Conference League. Cosa sensazioni hai provato?
“È stata la mia prima partita ufficiale con la Roma, in trasferta contro il Trabzonspor nei playoff UEFA Conference League. Penso che si stessero già preparando a sostituirmi. Sono stato felice di segnare nell’incontro d’esordio e di dare alla squadra la possibilità di raggiungere la Conference League. Sono state emozioni molto piacevoli”.

Quali sono i tuoi obiettivi personali e di squadra per questa stagione?
“Prima di tutto, entrare in Champions League. E vincere la Conference League. Questi sono gli obiettivi principali. Per quanto riguarda le ambizioni personali, sono sempre associate alla squadra. Voglio aiutare la squadra a vincere e vincere trofei. Dopotutto, quando vince la squadra, vinci sempre tu”.

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Salernitana, ufficiale l’esonero di Colantuono

La Salernitana ha ufficializzato questa mattina l’esonero di Stefano Colantuono, tramite un comunicato ufficiale apparso sul sito del club campano.

L’U.S. Salernitana 1919 comunica di aver sollevato dall’incarico di allenatore della Prima Squadra il Sig. Stefano Colantuono unitamente all’allenatore in seconda Gianfranco Cinello e al match analyst Sandro Antonini.

Ringraziandoli per la professionalità profusa la Società augura loro le migliori fortune professionali.

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Totti: “Dzeko-Salah? Reti e fantasia, coppia super”

Per Francesco Totti e Walter Sabatini, probabilmente, parlare di Edin Dzeko e Mohamed Salah fa un po’ questo effetto, perché la Roma delle stagioni 2015-17 aveva addosso le stimmate dei vincenti, anche perché al loro fianco – oltre al Capitano (di sempre e per sempre) – hanno ruotato campioni come De Rossi, Szczesny, Alisson, Rudiger, Manolas, Emerson Palmieri, Nainggolan, Pjanic e tanti altri.

Come scrive La Gazzetta dello Sport, i successi non sono arrivati (un 3° e un 2° posto), i rimorsi invece sì, ma anche tanto spettacolo. Dzeko e Salah, acquistati entrambi per meno di 40 milioni complessivi, nell’anno di grazia 2016-17, ad esempio, hanno segnato 58 reti complessive, formando un tandem d’attacco senza eguali.

“Erano fortissimi singolarmente e insieme sono stati una coppia formidabile – racconta Totti –. Non è un caso che, anche grazie agli assist di Salah, Edin abbia segnato tantissimo, vincendo anche il titolo di capocannoniere della Serie A con 29 gol”. Adesso la Champions li metterà contro, rendendo complicato qualsiasi pronostico. “Nel Liverpool anche l’egiziano è diventato un cannoniere implacabile. Non voglio sbilanciarmi nei pronostici, ma sono convinto che vederli giocare contro sarà uno spettacolo“.

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La Roma cerca un regista: Hojbjerg o Xhaka

José Mourinho non si è mai iscritto alla lista dei “giochisti” e non ha mai scelto un modulo fisso di riferimento. Non rientra nella categoria degli allenatori dogmatici. Però, naturalmente, ha delle preferenze, scrive il Corriere della Sera. Si può discutere all’infinito sull’apporto di Mourinho in questa stagione. Nessuno, lui per primo, può essere soddisfatto del settimo posto in campionato a -7 dalla Roma di Fonseca della passata stagione. Detto questo, però, resta inevasa la domanda principale: perché? La risposta dell’allenatore è soprattutto una: la mancanza di un regista. Mou voleva Xhaka, Xhaka non è arrivato né a giugno né a gennaio. E nemmeno un simil-Xhaka. La richiesta di un regista è un alibi? Si può comunque fare meglio in assenza di un regista di ruolo? No e sì. Senza l’uomo che detta i tempi di gioco molto spesso ci si rifugia nel lancio lungo. Senza un adeguato schermo di protezione davanti alla difesa ancor più spesso si cerca di saltare il centrocampo e fare un gioco “di posizione”. Il punto dolente resta comunque il solito: il regista. E insieme a Granit Xhaka, che ha rinnovato il contratto con l’Arsenal ma potrebbe lo stesso finire sul mercato, c’è il nome di Pierre-Emile Hojbjerg, 26 anni, danese, ex Bayern Monaco e Southampton, che con Mourinho ha giocato molto bene al Tottenham.

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El Shaarawy, dieci giorni di stop per il polpaccio

Riprenderà ad allenarsi oggi la Roma in vista della partita contro il Verona. All’Olimpico, sabato alle 18, non ci saranno Mancini, squalificato, ed El Shaarawy, alle prese con un problema al polpaccio che lo terrà fuori almeno una decina di giorni, scrive La Gazzetta dello Sport. Tornerà, invece, dopo la squalifica Zaniolo.  È probabile, vista anche l’assenza di Ibanez, che Mourinho passi alla difesa a quattro, altrimenti l’alternativa sarebbe quella di spostare Cristante in difesa. A centrocampo sarà gestito Pellegrini: il capitano della Roma sta bene, ma non ancora al meglio, per questo ha bisogno di ritrovare ritmo ed energie senza correre rischi.

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La Repubblica: Otto punti in otto gare, anche Mou ha perso il fuoco

Lo avevamo visto esultare sotto la Curva Sud, riunire la squadra dopo un derby perso o ruggire nel post gara ai microfoni delle pay-tv. Ora quel fuoco sembra essersi quasi spento, scrive La Repubblica e un punto in casa del Sassuolo viene accolto con moderata soddisfazione. Ma l’allarme inizia a risuonare forte, al netto di una striscia di risultati utili, almeno in campionato, che porta punti ma sta paradossalmente togliendo certezze e speranze alla squadra. La Roma di José Mourinho, nel nuovo anno solare, sta mostrando dei segnali inquietanti di involuzione e i numeri raccontano di un momento complicato che i giallorossi stanno vivendo. Quattordici gol fatti a fronte dello stesso numero di gol subiti, in 8 gare giocate nel 2022. Il probabile punto di svolta, in negativo, sono stati i 7 minuti catastrofici che la Roma ha concesso alla Juventus: una rimonta impensabile che ha demolito diverse certezze e colpito duramente il morale del gruppo.

C’è stato poi l’effetto Sergio Oliveira, tra Cagliari, Lecce e Empoli, che appare già essersi affievolito nei match contro Genoa e Sassuolo: per una Roma che puntava a ridurre la distanza dal quarto posto, due punti raccolti rappresentano un bottino davvero esiguo. Otto punti in otto gare disputate regalano allo Special One una media punti che rischia di non portare da nessuna parte. Tanti i singoli che stanno risentendo del momento poco brillante, anche i suoi fedelissimi: da Mancini (in 30 presenze stagionali, 14 ammonizioni e ora alla sesta gara consecutiva con un giallo) a Karsdorp, da Veretout a Felix. Limiti tecnici e di personalità che emergono di gara in gara, in un contesto tattico di sempre più difficile lettura.

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Una non squadra, triste e scontata: vietato cercare innocenti

Mou ha sbagliato di grosso quando ha accusato i giocatori della Roma di avere scarsa personalità(eufemismo…), scrive La Repubblica.Magari fosse solo questo il punto, magari fosse questa la verità. È stato fin troppo tenero, il portoghese. La Roma, in realtà, è un imbarazzante mix di carenze, limiti e problemi di ogni tipo. Tecnici, cioè riconducibili alla deprimente qualità dei calciatori, e pure tattici, ascrivibili al lavoro dell’allenatore. Una squadra triste. Anonima. Scontata. Una non squadra, insomma. Lo scenario è imbarazzante, inquietante.Con il peggio che sembra sempre dietro l’angolo e con il meglio che appare lontanissimo dal venire. Si è via via passati da “la Roma non gioca bene” a “la Roma non ha un gioco“. Un salto in basso vertiginoso, che porta dietro di sé mille riflessioni. La prima: di chi è la colpa? In assoluto, è la qualità dei singoli a determinare la qualità di una squadra. Lo insegna la logica, non l’opportunismo. Un allenatore può studiare qualsiasi strategia, può inventarsi qualsiasi modulo ma se i giocatori non fanno ciò che viene loro chiesto, il risultato è misero. Nella Roma ci sono troppi giocatori sopravvalutati e tanti che hanno letteralmente sbagliato mestiere

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Il Messaggero: Tutti colpevoli. Viaggio tra i problemi della Roma

La società forte ha bisogno di un grande allenatore, che a sua volta ha bisogno di una società forte. E allo stesso tempo, per far quadrare il cerchio, il tecnico diventa ancora più bravo se ha a disposizione grandi giocatori. La Roma è in totale fase di sperimentazione, scrive Il Messaggero abbiamo capito che nemmeno José fa miracoli. E quegli incastri non sono andati a buon fine. Si lavora per il futuro, con altri presupposti, altri investimenti. Intanto la Roma è settima, quattro punti davanti al Verona, prossimo avversario. Lontana dalla zona Champions e fuori dalla Coppa Italia. Resta la Conference League e chiudere dignitosamente il resto. Risultati modesti e, come detto, il responsabile non può essere solo uno. Qualche tempo fa, José Mourinho aveva fatto riferimento a Paolo Maldini, parlandone come un elemento decisivo del Milan. Una figura che alla Roma manca. Tutto è affidato all’unico vero uomo di calcio, il tecnico. Poi c’è Tiago Pinto, che si occupa del mercato ma al Benfica lavorava con Rui Costa. I Friedkin ci sono, e da un po’ nemmeno tanto (allo stadio non si vedono più) e mettono soldi, ma non hanno tradizioni calcistiche. Hanno speso tanto, ma qualche scelta di mercato è stata sbagliata. A gennaio, quando Mou aveva bisogno di rinforzare l’organico, non c’erano soldi da spendere e sono arrivati solo calciatori a costo zero. La corsa a svuotare la rosa dai grandi ingaggi (Dzeko, Pedro, Nzonzi etc) ha fatto perdere il rafforzamento della squadra, che ha dovuto cambiare rotta dopol’infortunio di Spinazzola. La Roma, nonostante il recupero di Zaniolo, non è riuscita a rinforzarsi, cominciando il campionato con ruoli scoperti, abilmente e puntualmente individuati e denunciati da Mou: i terzini, il regista su tutti. Il problema è stato dover investire tanto su Abraham dopo averlo già fatto prendendo un vice Dzeko, Shomurdov, a 18-20 milioni. Con questi soldi, forse il regista sarebbe arrivato. Dovrà arrivare a giugno. La Roma non ha una rosa da scudetto, ma per guardare il quarto posto magari sì.

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Di Livio a RS: “Roma ignobile col Sassuolo, Mou il principale responsabile”

“Prestazione ignobile della Roma a Reggio Emilia. Questa squadra sta andando alla deriva e la responsabilità primaria è di Mourinho: non c’è gioco, organizzazione, continui lanci lunghi senza un’idea.” Così Angelo Di Livio ai microfoni di Retesport, nel corso di 1927.

“Mourinho inoltre ha sbagliato a leggere la partita, con dei cambi senza senso. Al Sassuolo mancava tutto l’attacco titolare, il pareggio di ieri è veramente mortificante. Mi aspettavo tutt’altro allenatore rispetto a quello che stiamo vedendo a Roma, soprattutto dopo la serie di esoneri subiti. Vedo una squadra totalmente impreparata da tempo, il problema non è ieri, è una situazione che va avanti da tanto tempo”