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Graziani a RS: “Ansia e paura nella Roma. Le principali responsabilità sono dei giocatori”

“La Roma gioca con l’ansia, con la preoccupazione, hanno paura di sbagliare, sono sotto pressione e questa agitazione crea disfunzioni durante la partita“. Così a Retesport, Ciccio Graziani. L’ex attaccante giallorosso ha commentato il delicato momento della Roma: “Mourinho ha le sue responsabilità, ma le colpe maggiori le hanno i calciatori, che non riescono a recepire al meglio ciò che il portoghese chiede quotidianamente”

“Ieri una fase difensiva sciagurata che ha inciso sul match. Quello che mi stupisce è la reazione negli ultimi minuti, come se la squadra si liberi del peso della prestazione e si metta a giocare a testa bassa in preda alla disperazione. Vedo dei limiti di gioco e caratteriali evidenti. Solo Mourinho può trovare la soluzione a queste difficoltà

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APPROFONDIMENTI

Petruzzi a RS: “Basta parlare solo di giocatori scarsi, la Roma gioca male”

“Nella Roma si parla tanto, ma si fanno pochi fatti. Ieri c’erano 2000 tifosi in trasferta, a sostegno di una squadra che lotta per il sesto posto. Basta parlare di giocatori scarsi, perché non è possibile non vedere mezza azione di calcio. La Roma gioca male“. Così Fabio Petruzzi ai microfoni di Retesport, nel corso di 1927.

“Sergio Oliveira, Pellegrini e Mkhitaryan sono giocatori di qualità, che tante squadre vorrebbero avere. Se punti su questo centrocampo, mi aspetto che vai a Reggio Emilia a controllare il gioco, a dominare il fraseggio invece c’è una ricerca sistematica al lancio lungo, alla giocata forzata, che è contraria alle qualità dei giocatori che mandi in campo”

Riascolta qui l’intervento integrale

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Interviste

Capello: “Mourinho sbaglia ad offendere i calciatori”

Fabio Capello ha parlato di Mourinho e delle ultime prestazioni dei giallorossi, ai microfoni di Sky Sport:

Sullo sfogo…
“Quelle sono delle offese nei confronti dei calciatori, ma ci vuole sempre rispetto. Bisogna pretendere rispetto ma anche darlo. Si è giocato l’ultima carta, offendendo di fatto i giocatori. Io non l’ho mai fatto mi sono sempre posto con rispetto senza offendere. Ho sempre agito con rispetto pretendendone altrettanto. La prima regola che chiedo è proprio quella del rispetto, verso tutto lo staff. Trattare male le persone significa poter offendere uno della famiglia. Se tu mi offendi come ha fatto Mourinho, crei anche un danno economico alla società ed è un aspetto molto importante”.

Sul 2-2 a Sassuolo
“Conoscendo Roma, se avessero perso 2-1 ieri, i tifosi sarebbero andati a Trigoria. Quando c’ero io sono venuti in 3000 a Trigoria dopo aver preso 4 gol dall’Atalanta. Mourinho è abituato a vincere, a essere protagonista e leader, trovandosi in questa situazione e con queste difficoltà ha un po’ sbroccato. O è una tattica, arrivato al limite, toccando i giocatori nelle loro qualità che è come un’offesa. Nelle squadre ci sono sempre dei leader e probabilmente a questa Roma mancano dei leader di spogliatoio e di campo. Altrimenti davanti a quelle parole di Mourinho avrebbero detto qualcosa. Invece probabilmente sono buoni giocatori senza quella personalità o leadership che fanno da aggregante. Manca chi trascina. Credo che Mourinho abbia le idee chiare della squadra che sta allenando. Lui cerca di portare un tipo di mentalità e un sistema di lavoro diverso da quanto fatto in precedenza, perché alcuni giocatori sono l’ombra di quelli visti lo scorso anno, da Veretout a Mkhitaryan. Mourinho ha visto che tatticamente non si migliora, non si riesce a trovare il nodo della questione e tirare fuori qualcosa di importante, l’atteggiamento non gli piace, allora ha tirato una bomba”.

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APPROFONDIMENTI

Sassi nello stagno

(di Francesco Oddo Casano) – C’è un principio ispiratore, che ha guidato Mourinho nella sua carriera fino ad oggi: “Ho i miei metodi d’allenamento, altrimenti farei un altro mestiere, ma continuo a pensare che la differenza la facciano i giocatori”. Pratico, efficace, reale. D’altronde Capello o Sacchi non avrebbero raggiunto straordinari successi senza il grande Milan degli invincibili, così anche il visionario Pep Guardiola non sarebbe stato Guardiola senza Messi, Xavi, Iniesta, Puyol etc, e così via.

Il calcio moderno è alimentato però anche da grandi avventure sportive costruite nel tempo non solo sulle qualità individuali. Il Chelsea di Tuchel ha un gruppo storico di grandi giocatori, che faticavano prima ad esprimere le loro potenzialità e sono migliorati contestualmente ad un’idea di gioco chiara, che li ha resi più forti, portandoli sul tetto del mondo. Il Liverpool di Klopp ha giovato di inserimenti di livello assoluto (Alisson, Salah su tutti) ma nel primo triennio non ha raccolto nulla, stappando l’era dei propri successi con una lenta ma inesorabile costruzione, fondata su un’identità riconoscibile. Insomma non esiste una strada univoca per vincere o un modello assoluto da inseguire. Nel suo piccolo l’Atalanta è una realtà vincente: stabilmente in Champions League da anni, in lotta al vertice del campionato, con un bilancio sano e un monte ingaggi risicato. Ma c’è un aspetto che non va mai dimenticato: nessuna squadra al mondo, che ha scritto la storia di questo sport o che ha semplicemente vinto, è entrata in campo non sapendo cosa fare. Non è questione di qualità estetica del gioco, ma di strategia e identità.

La Roma di Mourinho ha un grande limite, che non risiede forse solo nella qualità della rosa (più o meno scadente), nelle scelte dell’allenatore, negli errori commessi sul mercato. Queste sono componenti endemiche di un progetto che fatica a riconoscersi, ma perfezionabili col tempo. La Roma di Mourinho da settimane scende in campo e guardandosi allo specchio, non vede se stessa ma la proiezione di un gruppo statico, stantio, arido calcisticamente. E’ una formazione che trasmette un senso di apatia e impotenza, che la porta a sbagliare sistematicamente l’approccio alle partite, a regalare interi tempi di gioco o a rientrare, come ieri a Reggio Emilia nella ripresa, con i motori completamente spenti.

E’ evidenziabile però una inquietante involuzione. Perchè nella prima parte di questa stagione la Roma aveva un’identità chiara, innestata sul 4-2-3-1 (ma non è un problema di moduli) o quanto meno lavorava strenuamente per definirla. Squadra compatta, aggressiva, che creava un buon numero di palle gol e ogni tanto perdeva equilibrio, sopperendo però alle sue defaillance, con uno spirito ed un entusiasmo diversi dal recente passato. Si lottava, su ogni pallone, come se fosse l’ultimo, si aggrediva con coraggio. Il momento più alto? Roma-Napoli 0-0. Una gara condotta alla pari dai giallorossi contro una formazione lanciatissima in testa alla classifica.

C’erano state già delle cadute fragorose (Verona e Derby) ma la Roma convinceva per la voglia di provare a vincere tutte le partite. Poi alcuni errori arbitrali e alcune pesanti sconfitte nei big match hanno ridimensionato lo spirito, hanno quasi appiattito quell’istinto di sopravvivenza che la squadra mostrava in ogni gara giocata. Bodo è stato il primo momento di rottura: una debacle totale simile ad una coltellata che Mourinho non ha digerito (forse ancora oggi) e che ha portato a distinguere titolari e riserve in maniera netta, con tanto di epurazioni. Lodevole allora il tentativo del lusitano di scuotere la squadra anche tatticamente. Il cambio modulo ha inciso sulle variazioni di sistema. Mkhitaryan portato al centro del campo ‘perchè è il calciatore più intelligente, che sa leggere il gioco in anticipo‘. Zaniolo accentrato per assistere Abraham. Mosse che hanno accentuato un inevitabile principio: difendere e ripartire, in verticale ma che avrebbero dovuto far emergere anche una maggior capacità di controllo delle partite. Bergamo il momento più alto, una gara praticamente perfetta, sporcata però dalle solite disattenzioni difensive, che potevano costare care. Dopo quella sfida Mourinho si è sentito nuovamente tradito. Si aspettava un salto di qualità che non è mai arrivato. Poi la terza coltellata, contro la Juve, forse quella definitiva. In totale dominio del match, la Roma si è sciolta in sette minuti. Una terza coltellata che sembra aver rassegnato anche lo Special One, cioè colui che ha costruito la sua carriera sull’impeto emotivo e sull’ambizione smodata.

La Roma di oggi è un ibrido senza nè capo nè coda. Una squadra che difende male, attacca peggio, che fatica a costruire un’azione manovrata. Un meccanismo che non trova i giusti ingranaggi e che nel riflesso delle dichiarazioni sanno quasi di resa: “Non mi piace la difesa a tre ma è la soluzione migliore per far sentire più a loro agio i giocatori”. Non è questione di moduli, ma di identità. Si può giocare a 3, a 4 o a 5, ma il piano strategico deve essere chiaro. La Roma scende in campo sapendo di non avere la forza di dominare l’incontro e affronta gli avversari in maniera inerziale. Se passa in vantaggio, si siede e spera di controllare la partita, se poi subisce prova arrembaggi confusi nel finale. Non è ancora chiaro dopo 35 partite che Roma vorrebbe Mourinho, di certo quella che stiamo vedendo è lontanissima dalle speranze e le aspettative del tecnico, che lancia sassi nello spogliatoio come in uno stagno ma ciò che essi propagano, alla luce delle mortificanti risposte del gruppo, sono solo leggere onde d’urto, fini a se stesse.


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Vina: “Il risultato non è quello che volevamo. Dobbiamo essere pronti per ciò che verrà”

Contro il Sassuolo è stato uno dei più positivi e ha mostrato anche qualche sortita offensiva interessante. In attesa di Spinazzola sulla sinistra Mourinho fa affidamento a Matias Vina che continua a migliorare. Questo il post lasciato su Instagram dopo il pareggio in campionato: “Il risultato non è stato quello che volevamo. Dobbiamo migliorare ed essere pronti per ciò che verrà“.

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La Serie A ha scelto il nuovo presidente: sarà Carlo Bonomi, n.1 di Confindustria

Adesso, potremo davvero chiamarla la Confindustria del pallone. La Lega Serie A, scrive Repubblica, avrà domani un nuovo presidente, dopo le dimissioni del 1 febbraio di Paolo Dal Pino: i vertici del calcio italiano stanno lavorando a un accordo che potrebbe coinvolgere una larga, più probabilmente larghissima fetta delle 20 società. E che ruota intorno a un nome al di sopra di ogni sospetto: quello di Carlo Bonomi.

Sì, il presidente di Confindustria è pronto a sedersi al timone dei presidenti di Serie A: una candidatura nata circa cinque giorni fa, e su cui lentamente – ma neanche troppo – s’è consolidato il consenso. Il nome di Bonomi incarna i tre paletti che i club si sono dati nell’assemblea della settimana scorsa, quella esplorativa: un nome di unità, di altissimo profilo istituzionale e che possa rappresentare i club con forza e credibilità di fronte al governo, con cui sostenere le istanze per ottenere ristori adeguati all’oltre miliardo annuale di contributi versati. E in questo senso, chi più di un manager abituato a perorare cause di aziende dalla grande capacità contributiva?

Per eleggere Bonomi, domani, serviranno 14 preferenze. Ossia i due terzi dell’assemblea: un risultato che – se non dovessero manifestarsi inattesi franchi tiratori – sarebbe ampiamente alla portata. Curiosamente, la Lega oggi decapitata, si ritroverebbe lo stesso giorno ad avere un presidente, ma anche un commissario ad acta per la modifica dello Statuto. Oggi infatti scadrà la proroga concessa dalla Federcalcio per recepire i nuovi principi informatori che portano il quorum per le votazioni a 11, ossia alla maggioranza semplice, quando non previsto diversamente dalla Legge. E il presidente federale Gabriele Gravina non ha alcuna intenzione di concedere altro tempo, nonostante la pressione telefonica e non solo del vice presidente di Lega Luca Percassi.

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Roma, niente derby il 20 marzo. Gravina: “Chiesto rinvio giornata per la Nazionale”

Gabriele Gravina è intervenuto sulle frequenze di Radio Anch’io Sport. Il presidente della Figc ha parlato di diversi temi. Di seguito le sue parole.

Un calcio pronto a cambiare regole e parametri.
Pensiamo di inserire l’indice di liquidità come criterio di ammissione per i campionati, sarà una prima volta assoluta per la Serie A. Questo indice partirà da un certo parametro (0,7) per poi continuare a crescere nei prossimi anni. Metteremo così sotto controllo il rapporto fra ricavi e costi del lavoro”.

Cosa serve per modernizzare il calcio attuale?
“Il calcio è una grande impresa che coinvolge 12 settori diversi e contemporaneamente c’è la dimensione del risultato, ma c’è anche quella sociale che è importante. Dobbiamo mixare queste dimensioni del nostro calcio e farlo con attenzione. Nasce l’esigenza di adottare degli indicatori di rispetto che diano senso di responsabilità al nostro mondo”.

Come si tutela il calcio dopo la pandemia?
“Non parlo di ristori, ma chiediamo la salvaguardia di alcuni diritti. Il nostro mondo produce 15 miliardi con le scommesse e su questo dobbiamo essere molti chiari. Rivendichiamo in questo senso la dignità del nostro settore e non solo a livello economico”.

È ipotizzabile un tetto massimo per gli ingaggi?
“Stiamo cercando di lavorare in questo senso. Quando riusciremo a mettere in sicurezza il sistema, credo che anche il calcio troverà la sua serenità nei costi di gestione”.

Si possono superare le attuali frizioni fra Lega e FIGC?
“È sbagliato parlare di frizioni, non c’è nessuno scontro fra Lega Serie A e FIGC. Piuttosto sono in gioco due visioni contrapposte del presente e del futuro del calcio italiano: io e la maggior parte del Consiglio federale siamo per modernizzare, altri per l’immobilismo e la conservazione”.

Cosa succederebbe in caso di mancata qualificazione al Mondiale?
“Sarebbe una brutta pagina se l’Italia non si qualificasse al prossimo Mondiale. Noi dobbiamo farcela, abbiamo le condizioni per farlo anche se sappiamo che è molto difficile. Ci siamo complicati la vita da soli sbagliando due rigori importanti, ma l’Italia ha dimostrato sempre di sapersi rialzare dopo i momenti più bui. Nel gruppo e nel lavoro del ct Mancini si respira ottimismo, non dimentichiamoci che il progetto azzurro non si esaurisce né con la vittoria dell’Europeo della scorsa estate né con questo Mondiale in Qatar. Dobbiamo andare avanti, è un percorso a lungo termine che ha l’obiettivo di togliere le tante ragnatele createsi negli ultimi anni”.

Si può ipotizzare il rinvio di una giornata di campionato (20 marzo) per aiutare la Nazionale?
“L’abbiamo già chiesto, anche se sappiamo quanto sia intasato il calendario della Serie A. Vedremo…”.

La Lega Serie A va verso il commissariamento?
“Aspetto l’assemblea di domani e mi auguro che ci sia questa famosa fumata bianca sul presidente. Spero innanzitutto che ci sia un atteggiamento più rispettoso del ruolo della nostra istituzione, ovvero la FIGC. Servono comportamenti coerenti e rispettosi, meno offese o urla”.

L’Italia vuole ospitare Euro 2032?
“Sì, abbiamo presentato la nostra candidatura per l’Europeo del 2032, anche per evitare la concorrenza di realtà che oggi sono molto più attrezzate di noi”.

Come si può ovviare al problema del calcio spezzatino?
“Dobbiamo trovare un nuovo format, che salvaguardi anche le piccole società. Oggi soffriamo moltissimo il peso dell’idea di spacchettare alcune gare, spalmarle è legato alle esigenze finanziarie, ma su questo andranno fatte alcune verifiche perché mi pare che i riscontri Auditel non siano così positivi”.

Chiosa sul ritorno dei tifosi negli stadi.
“Il 75% di pubblico è già un passo avanti, ma francamente non mi soddisfa. Mi auguro che a fine mese si possa ripartire col 100%, mandando così un ulteriore segnale di speranza alla gente”.

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Mou: “Noi empatici però mancano ordine e disciplina”

Se con la strigliata di San Siro José Mourinho sperava di scuotere i suoi giocatori, alla ricerca di un cambio di rotta soprattutto dal punto di vista della personalità, lo Special One deve accontentarsi della reazione nel finale di gara, non rimanendo del tutto soddisfatto dalla risposte che ha dato il campo, scrive La RepubblicaLa sua Roma non va oltre il 2-2 con il Sassuolo: i giallorossi recuperano il risultato con il colpo di testa di Cristante nel finale, a margine di una prestazione poco convincente. Poche idee, poche giocate riuscite e tanti errori, in fase di impostazione e dei singoli in fase di marcatura. Non è tutto da buttare per Mourinho, che si tiene stretto il punto conquistato. “Non è il risultato che volevamo, ma è un punto che ci dà modo di sentire che stiamo proseguendo su una striscia di risultati utili nelle ultime quattro partite. Ma certo che mi aspettavo qualcosa di più. Nella prima parte della gara ci è mancato ordine e disciplina”. Il risultato, del Mapei Stadium arriva al termine di una settimana movimentata: “C’è solo una notizia che non posso negare: tutte le altre sono bugie, giornalismo di quinta classe, giornalismo senza etica. Questo gruppo se ha una qualità, dove siamo imbattibili, è nell’empatia. Possiamo essere scarsi, però nessuno può dire che non siamo un gruppo molto unito“.

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Sassuolo-Roma, le pagelle dei quotidiani

LA GAZZETTA DELLO SPORT
Rui Patricio 4,5; Mancini 5 (76’ Maitland-Niles 5), Smalling 6, Kumbulla 6; Karsdorp 4,5 (86’ Perez s.v.), Mkhitaryan 6, Oliveira 5,5 (69’ Cristante 6,5), Pellegrini 5, Vina 6,5 (76’ Veretout 6); Felix 5 (69’ Shomurodov 5), Abraham 6,5.  All.: Mourinho 5,5.

IL MESSAGGERO
Rui Patricio 4,5; Mancini 5 (76′ Maitland-Niles 5), Smalling 5, Kumbulla 6; Karsdorp 4 (83′ Perez s.v.), Mkhitaryan 5,5, Oliveira 4,5 (69’ Cristante 6,5), Pellegrini 5, Vina 6 (76’ Veretout 6); Felix 5 (69’ Shomurodov 5,5), Abraham 6,5. All. Mourinho 5

CORRIERE DELLA SERA
Rui Patricio 4; Mancini 5 (76′ Maitland-Niles s.v.), Smalling 5,5, Kumbulla 6; Karsdorp 4 (83′ Perez s.v.), Mkhitaryan 6, Oliveira 5,5 (69’ Cristante 7), Pellegrini 5, Vina 6,5 (76’ Veretout 6); Felix 5 (69’ Shomurodov 5), Abraham 6,5. All. Mourinho 5,5

LEGGO
Rui Patricio 4,5; Mancini 4 (76′ Maitland–Niles 6), Smalling 5, Kumbulla 6,5; Karsdorp 4 (83′ Perez s.v.), Mkhitaryan 6,5, Oliveira 5 (69’ Cristante 6,5), Pellegrini 5,5, Vina 6.5 (76’ Veretout 6); Felix 5 (69’ Shomurodov 6), Abraham 7. All. Mourinho 6

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Rassegna stampa

Com’è triste questa Roma: una rete di Cristante salva la squadra di Mourinho

Una Roma triste, con poche idee, strappa un solo punticino in casa del Sassuolo. La reazione, dopo le polemiche della settimana, non c’è stata. E davanti, la squadra di Mourinho aveva una formazione priva dei suoi giocatori migliori, Scamacca e Raspadori.

Poco gioco, scrive il Messaggero, prestazione modesta e la classifica è sempre più anonima. Un barlume di vera Roma, che piace e che, per grinta e carattere, ricorda quella di inizio stagione si è vista per un paio di minuti, ovvero dopo il gol di Cristante il quale, con quella capocciata quasi a tempo scaduto e contro un Sassuolo in dieci uomini (espulso Ferrari), ha evitato un altro disastro. Ha rimesso a posto un risultato triste, portando la Roma sul due a due e regalandole un punticino che, di questi tempi, al massimo fa morale, ma non cambia nulla. È inutile e la posizione in classifica resta deprimente.

Due minuti di reazione e vittoria sfiorata nel finale, per un millimetro, ma non si poteva agire prima? La Roma non ha la forza. Un assalto di pancia più che con la ratio e/o con lo tecnica, caratteristiche che non si vedono ormai da tempo e che, nei novanta minuti di Reggio Emilia, si sono notate quasi mai e non è bastato il rientro di Pellegrini per dare idee e brillantezza.

Doveva esserci una reazione mostruosa contro il Sassuolo, dopo la settimana calda per risultati (sconfitta in Coppa Italia) e polemiche, invece zero. Solo un’illusione. La Roma con il passare dei mesi si è persa per strada, ha smarrito convinzione, ha perso entusiasmo. Ha trovato la via che porta dritto all’anonimato, la condizione peggiore che si possa augurare a un gruppo che ha ambizione, un tecnico vincente come Mourinho e una società che ha investito tanto (ma forse, male).

L’anonimato spersonalizza, distrugge, frena gli stimoli. La Roma, da qui alla fine, rischia di galleggiare a metà classifica, senza obiettivi veri. Il settimo posto attuale (con 40 punti) dopo la trasferta (fuori casa 16 soli punti in 12 gare) con il Sassuolo andrà aggiornato quando la Fiorentina avrà disputato le sue due gare in meno, una stasera contro lo Spezia.