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APPROFONDIMENTI

Panchine, si muovono quasi tutti i big: Guardiola, Mou, Conte, Xabi Alonso e non solo. Il quadro

Rivoluzione in panchina. Potrebbe essere il titolo di una puntata su Netflix o di un buon libro. Dai club più quotati a quelli meno importanti, ci saranno diversi spostamenti e diversi addii anche particolarmente dolorosi.

Mou e Pep, si parte da loro, necessariamente: lo Special One ha trovato l’intesa definitiva con il Real Madrid e la prossima settimana brinderà al suo ritorno sulla panchina del club spagnolo.

Guardiola invece dirà addio al Manchester City: dopo 20 titoli, Pep lascerà la formazione inglese in eredità a Enzo Maresca che a sua volta dopo due vittorie importanti al Chelsea, già aveva abbandonato i blues a metà stagione.

Sulla panchina del Chelsea ci sarà Xabi Alonso e Klopp? Per ora resta fermo. Zidane sarà il nuovo CT della Francia dopo l’ultimo Mondiale per Deshamps, ma veniamo in Italia.

Antonio Conte e il Napoli si saluteranno a fine stagione. Al posto del salentino diretto alla guida della Nazionale azzurra, è pronto a tornare a Castel Volturno Maurizio Sarri, con l’obiettivo di vincere quello Scudetto sfumato anni fa.

L’Atalanta ripartirà da Giuntoli, ma non da Palladino (ipotesi forte per la Lazio di Lotito). Thiago Motta può essere il candidato giusto per la Dea.

Fabio Grosso è diretto a Firenze mentre c’è ancora da capire quale sarà il futuro di Allegri, visto il fronte ‘anti’ guidato da Ibra. E Italiano? Possibile sia un altro candidato forte per l’Atalanta, anche se ha un altro anno di contratto a Bologna e alla fine potrebbe completare il suo ciclo. Occhio alla Juve e a Spalletti, la fine negativa della stagione potrebbe provocare qualche scossone inaspettato.

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Interviste

Mourinho: “Roma il posto più bello della mia carriera ma la mia Roma è finita…”

Josè Mourinho ha parlato ai microfoni de il Giornale. Ecco un estratto dedicato alla Roma:

“Per me Roma è stato il posto più bello della mia carriera. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno a una squadra di calcio, l’Olimpico sempre pieno, quello che sente la gente per i giocatori. Il livello di esigenza è alto? Non è un dramma perchè poi quando abbiamo vinto la Conference la festa è stata pazzesca: nemmeno nei trionfi che ho avuto in Champions ho visto delle scene così. Ma la mia Roma è finita”.

Perchè?
“Non voglio dire altro. Anzi una cosa la dico. Nessuno se la prenda con i tifosi romanisti dicendo che è colpa loro se non si vince. I tifosi giallorossi sono quelli che aiutano la squadra, nessuno li deve toccare”

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Interviste

Mourinho: “Peccato che lo Scudetto sia una lotta a tre Inter-Milan-Napoli, andrei volentieri al Circo Massimo…”

“È difficile. L’Inter ha il super potenziale con la rosa top. Il Napoli uguale. Il Milan gioca una partita alla settimana, ha un allenatore fantastico come Max (Allegri, ndr) che può allenare in un modo che Antonio (Conte, ndr) e Christian (Chivu, ndr) non possono fare”.

Queste le parole di Josè Mourinho al termine di Benfica-Napoli, sul nostro campionato. Subito dopo l’analisi tecnica, Mourinho ha svelato la sua speranza: “E purtroppo penso che sarà fra questi tre, perché mi piacerebbe tantissimo… Anch’io andrei al Circo Massimo, però non penso”.

Ieri sera il tecnico lusitano ha condotto i suoi ad una vittoria meritata e importantissima contro il Napoli, rientrando in corsa per una qualificazione ai play off di Champions League, ma incalzato sull’argomento ha voluto dimostrare ancora il suo legame con i colori giallorossi.

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Interviste

Pellegrini: “Futuro? Ora c’è da giocare, non darò mai l’1% in meno finché sarò qui”

Lorenzo Pellegrini ha parlato ai microfoni de il Romanista. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni:

“Quello nel derby è stato il gol dell’amore, sì perché è figlio di quello che provo per la Roma, anche se io un giorno al derby voglio farlo sotto la Sud». Speriamo, Lorenzo. Speriamo perché oltre alla bellezza di segnare un’altra volta alla Lazio significherebbe che Lorenzo Pellegrini resterà alla Roma dove è nato, cresciuto, dove è diventato tifoso della Roma e poi giocatore della Roma: «Un sogno realizzato».

La Roma? «Sì. La mia romanità». Ascoltate perché è letterale: «La mia romanità è arrivare puntuale a ogni allenamento, la mia romanità è rappresentare al meglio la Roma non solo in campo, ma ogni giorno della mia vita, con o senza fascia, si è capitani se rispetti e fai rispettare la maglia sempre, la mia romanità è fare gruppo quando le cose vanno male, è venire qui ad allenarsi con dieci compagni anche quando non c’è allenamento come è successo quando c’era Juric mentre tutto il mondo intorno sparava cazzate. La mia romanità è anche la mia introversione che significa solo non fare lo stupidino quando bisogna essere seri. La mia romanità è quella di mio padre che mi dice sempre che ha tifato la Roma pure quando arrivava decima. È quella della Curva Sud, è amare la Roma a prescindere».

«La cosa che qualcuno deve capire quando mi fischiavano che io ero ancora più incazzato di loro per la situazione della Roma. Ma qui sono state dette cazzate su di me, cose non solo inventate ma il contrario di quello che è successo».

Quelle di Lorenzo Pellegrini, capitano della banda del sesto posto…: «Sì quella che fa fuori gli allenatori perché a Trigoria comanderebbero solo tre persone… Io per Daniele ho fatto il contrario di quello che è stato raccontato. Ho fatto saltare Mou? Tutto inventato. Io con Mou mi sono trovato bene e quando ho capito che gli avevano detto cose sbagliate su di me ho preso e l’ho chiamato».

Di Gasperini dice semplicemente… la cosa più importante: «La strada è quella giusta… Soprattutto dopo Milan-Roma: negli ultimi dieci anni a San Siro raramente abbiamo giocato così. Il mister mi piace, è schietto, ci crede, ci fa capire cose diverse, quando interiorizzeremo tutto vedrete».

Lorenzo, partiamo dalla fine: da Milano. Hai visto dove stava andando la punizione? Hai avuto modo di rivederla? Andava all’incrocio dei pali…
«Purtroppo sì. Lì per lì però uno vede che è fallo di mano, che è rigore… E si è contenti. Si pensa: “Va bene anche così”. Poi è successo quello che è successo. Però ci sono tanti spunti positivi da prendere nella partita di Milano. Io sto qua da dieci anni, poche volte ho visto la Roma giocare così a San Siro e secondo me siamo sulla strada giusta. Poi è normale, bisogna dare il tempo giusto alle cose, per poter apprendere ciò che ci chiede il mister. Io sono convinto che questa sia la strada giusta».

Vi trovate bene in campo? All’inizio delle partite sembra che dobbiate sempre capire un po’ dove siete… E avete faticato. Avete assimilato il gioco di Gasperini? Vi ci state trovando?
«Secondo me sì. Le difficoltà tattiche dipendono anche dagli altri. Come col Lille: abbiamo perso e fatto fatica, inizialmente, dato che loro avevano uno dei giocatori tra le linee e bisognava andare a prenderlo diversamente da come avevamo preparato. Poi si lavora su quella che è la preparazione della partita. Per quanto ci riguarda, sempre in corrispondenza degli avversari. A volte, non accade ciò che ci si aspetta e serve qualche minuto per capire bene che cosa sta accadendo. Ma siamo sempre riusciti a rimettere la partita sui binari giusti. Anche a Milano, contro un Milan che si chiude bene, riparte e ha una squadra di livello, ci siamo messi lì e abbiamo giocato. Nel primo tempo c’è stata una grande mezz’ora; poi abbiamo sofferto negli ultimi 10’ e siamo andati così così all’inizio della seconda frazione. Ma poi la gara è stata abbastanza a senso unico».

(…)

Gasperini vi parla del vostro obiettivo? Lui ha parlato di obiettivi tecnici ed economici. E sembra non precluda nulla…
«Perché dovremmo precludere qualcosa? Siamo tutti i giorni qui, lavoriamo tanto per cercare di migliorarci e di far andare bene le cose. Il mister ci dice cose in cui io credo, ovvero che dobbiamo concentrarci sul campo. Col Milan abbiamo fatto 20 tiri in porta, 30 cross e zero gol. Sono quelle le cose in cui dobbiamo migliorare. Essere più cinici, tante volte, è anche un discorso di testa. Spesso ci si fissa: “Ora non entra…”. Invece no. Gasperini dice di migliorarci sulle cose in cui dobbiamo migliorare; tutto ciò che riguarda l’impegno, la dedizione, la determinazione. Nelle ultime cinque partite, anche il modo di giocare è cambiato in positivo. Poi, fra un po’ di tempo, ci daremo un obiettivo più concreto. Parlare adesso è anche un po’ inutile».

Hai detto di aver visto raramente una Roma come quella di Milano…
«Con Daniele (De Rossi, ndr) la vidi. È la verità. In Europa League».

Gasperini è diverso come allenatore? Vi fa lavorare più degli altri?
«Sì. Ci fa lavorare, cerca di farci entrare anche a livello mentale nel suo modo di vedere il calcio. Per questo dico che siamo sulla strada giusta: è passato poco tempo, ma già si notano tante cose diverse da quelle di prima. Anche le richieste lo sono».

E tu che rapporto hai con Gasperini? Ora non hai più la fascia, ma stai giocando e sembra che ti tratti con onestà e quasi ammirazione…
«È la verità. Anche negli anni scorsi, quando io portavo la fascia la domenica, ho sempre detto che la fascia è di chi la porta tutti i giorni. Di chi non viene mai un minuto in ritardo a Trigoria, perché è una questione di rispetto verso se stessi e verso tutti i professionisti che sono qui. Di chi ha sempre un atteggiamento propositivo coi compagni. Di chi non si preoccupa solo di se stesso, ma del bene del gruppo. Questo per me è essere un capitano e quello che ho provato sempre a essere. Non solo quando avevo la fascia al braccio, è uguale oggi che non ce l’ho».

In estate, tra l’altro, Gasperini ha parlato di te. E ha detto che la questione del tuo “recupero” doveva essere condivisa da società e tifosi. Che effetto ti hanno fatto quelle parole?
«Secondo me il mister è una persona molto schietta, lo apprezzo tanto per questo. Ci siamo confrontati quando ero ancora infortunato e lavoravo a parte. Una volta rientrato in squadra, mi ha sempre trattato come uno degli altri, senza problemi. Io non so che voci gli fossero arrivate… Né lui, né io siamo persone che hanno bisogno di parlare un’ora tutti i giorni. Però, quando ci si parla, si dicono le cose come stanno. Poi basta. Si è chiuso il calciomercato, sono rimasto qui e abbiamo lavorato in campo».

Sei rimasto qui, ma hai avuto la possibilità di andare via? Ci sono state offerte? Ci hai pensato?
«Ci ho pensato, ovviamente. E più che offerte, ci sono stati interessamenti. Ma comunque quell’infortunio è stato troppo determinante in quel momento. Ancora non mi allenavo con la squadra; ho fatto la prima panchina simbolica a Pisa, dopo essermi allenato una volta con gli altri. In più, sono uno a cui non piacciono le cose fatte all’ultimo: se devo fare una cosa, devo pensarci bene, essere convinto di ciò che faccio».

Ora non c’è più da pensarci…
«No, ora no (ride, ndr). Ora c’è da giocare. Poi, quel che sarà, sarà

Raccontaci di quando hai cacciato Mourinho…
«Sì… (ride, ndr). A me piaceva Mourinho. Quello che è accaduto, e che mi è stato detto, è che a lui quando è andato via è stata raccontata una cosa che non era vera. Ma io non potevo lasciar correre questa cosa così, per il rapporto che ho con lui».

Con lui poi, nell’anno della Conference, hai fatto una grande stagione…
«Quelle sono le cose che rimangono. La coppa è storia. Poi ci fu la mia grande stagione… Ma è proprio il rapporto che rimane. Il giorno stesso ho preso il telefono e ho chiamato Mourinho».

(…)

E perché la gente ce l’aveva con te, per un periodo? Per il fatto che eri tu il capitano? Per la storia di Mourinho?
«Magari sì, magari un po’ tutto. Poi bisogna essere onesti, e io lo sono: quella dell’anno scorso è stata una stagione brutta brutta. Anche al livello delle prestazioni, del giocatore, del professionista. Lasciamo stare Lorenzo, la Roma, la romanità. È stata una stagione brutta. Quello ci sta. Se vengo criticato per la prestazione, è un discorso. Siamo professionisti, è lecito. Io come giocatore posso piacere, non piacere, stare o non stare simpatico. La cose che mi manda in bestia è che dentro questa città si parli di cose che non accadono mai. Che succedono al di fuori, nella testa di qualcuno. E da quella testa, quella cosa riesce a entrare in altre cinquantamila teste. È quello il problema».
Anzi. La cosa più bella che hai fatto con la maglia della Roma è…
«La corsa in Roma-Venezia…».

(…)

C’è stato un momento difficile che hai attraversato a livello personale l’anno scorso e che magari ha inciso sul tuo rendimento.
«Sì perché a un certo punto alle chiacchiere inventate su di me ho dovuto sopportare anche la scomparsa di mia nonna, a cui ero legatissimo. Nonna Michelina. Non è stato facile e forse ne ho risentito».

Ci racconti il rapporto con la Curva Sud? Anche nelle contestazioni, i fischi non sono mai arrivati da quella parte di stadio…
«Io nella Sud mi riconosco tanto. Se ti devono dimostrare il loro dissenso, te lo mostrano a fine partita. Per una sconfitta o per una prestazione non all’altezza della maglia che indossi. Non per partito preso o per sentito dire. Cose non vere, tra l’altro. Quindi mi riconosco nel loro modo di ragionare, anche nel fatto che se c’è un momento difficile è quello il momento di non disunirsi e restare insieme. Mio padre mi dice sempre che tifava la Roma quando arrivavamo 17esimi o 16esimi… la Roma si tifa a prescindere. Non si discute, si ama. Poi se vogliamo, possiamo stare 15 ore a parlare della tattica, del tiro di piatto… la verità è che uno nei momenti difficili vede davvero quali sono le persone che ci tengono. Gli altri non li calcolo proprio».

Qual è il tuo sogno da calciatore adesso?
«Il mio sogno adesso? (Ci pensa un po’, ndr). Il mio sogno è capire di che livello sono. Il mio sogno era giocare per la Roma e vincere con la Roma. Ho avuto la fortuna di realizzarlo, vincere è sempre un sogno, poi con questa maglia… Ma la mia romanità è amare la Roma a prescindere».

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SOCIAL ROMA

Mourinho, frecciata a Di Canio: “Lo saluto anche se sarà felice che ho perso”

Simpatico siparietto a Sky Sport ieri sera, a margine della sfida di Champions persa dal Benfica contro il Chelsea.

Josè Mourinho intervenuto ai microfoni dell’emittente satellitare, non avendo il monitor davanti, ha chiesto all’inviato chi fosse presente in studio e al nome di Di Canio ha affermato: “Saluto tutti, anche Di Canio ma lui solo per fair play perchè sarà felice della mia sconfitta stasera…”

Il riferimento è evidente e alle frecciatine lanciate da Di Canio negli scorsi anni nei confronti dello Special One quando allenava la Roma.

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APPROFONDIMENTI

Roma, partenza sprint: solo Mou ha fatto meglio di Gasp negli ultimi 8 anni

Dopo la sconfitta col Toro c’è stato qualche scricchiolio di troppo, poi la Roma ieri ha ripreso il cammino giusto, portando a casa tre punti pesantissimi nel derby, grazie al sigillo di Lorenzo Pellegrini.

Tre vittorie nelle prime 4 giornate di campionato, non accadeva da diverse stagioni. Una partenza sprint, fortemente auspicata da Gasperini soprattutto per cercare di lavorare con maggiore serenità, viste le evidenti lacune della rosa e le difficoltà di alcuni singoli, da rilanciare.

Rispetto ad un anno fa la Roma ha 6 punti in più classifica, 5 invece se si raffronta l’attuale partenza con quella dell’ultimo anno di Mourinho che però negli ultimi 8 anni è il tecnico che ha fatto meglio in avvio: 10 punti nella stagione 22-23, 9 in quella d’esordio 21-22′. Per Fonseca 7 e 8 punti nelle sue due annate giallorosse, mentre nel 18-19′ la Roma totalizzò appena 5 punti.

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NEWS

Mourinho pronto a tornare: lo Special One ad un passo dal Benfica

Sarebbe un ritorno, in Portogallo, nella sua terra e sulla panchina di un club dal quale era partito giovanissimo.

Josè Mourinho, esonerato alcune settimane fa dal Fenerbahce è pronto a sedersi sulla panchina del Benfica. L’affare è quasi definito, con lo Special One che allenerebbe di fatto la squadra che lo ha eliminato dai preliminari di Champions producendo il suo esonero dalla formazione turca.

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Calciomercato

Il Fenerbahce esonera Mourinho

“Ci siamo separati da José Mourinho, allenatore dalla stagione 2024-2025. Lo ringraziamo per l’impegno profuso per la nostra squadra e gli auguriamo successo nella sua futura carriera.”

Questa la nota ufficiale del Fenerbahce sul clamoroso esonero dell’ex tecnico giallorosso.

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Interviste

Roma, pericolo Mou: il Fenerbahce retrocede in Europa League. Il tecnico: “Puntiamo a vincere la coppa”

Il Fenerbahce ha perso ieri sera nei play-off di qualificazione alla nuova edizione della Champions League, eliminato per 1-0 (dopo lo 0-0 dell’andata) dal Benfica.

Dunque la formazione di Mourinho è retrocessa e giocherà come lo scorso anno l’Europa League. Lo Special One al termine del match ha commentato così l’eliminazione: “Nel primo tempo il Benfica non è stato solo migliore, è stato tanto migliore”, ha esordito a Sport TV“Nel secondo tempo siamo stati noi a giocare meglio, ma non di molto. Abbiamo creato due occasioni importanti in questa fase finale, e il cartellino rosso ha interrotto la nostra superiorità. Guardando la partita nel suo complesso, ha vinto la squadra più forte”.

 “Se fossimo andati in Champions avremmo probabilmente giocato otto partite, in Europa League è per puntare al trofeo”, ha concluso l’ex allenatore della Roma.

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Rassegna stampa

Mou, addio vicino al Fenerbahce ma nel futuro c’è… il Portogallo

Il Portogallo nel cuore e forse anche nel destino.

José Mourinho ora è totalmente concentrato sulle ultime sei partite del campionato turco per cercare l’impresa di rimontare i cinque punti di distacco dal Galatasaray capolista, ma intanto ascolta inevitabilmente anche le notizie che lo riguardano e che lo indicano come potenziale successore di Roberto Martinez alla guida della nazionale portoghese.

E José adesso sarebbe pronto a dire sì. La situazione è piuttosto chiara. Fernando Soares Gomes da Silva, presidente della Federcalcio portoghese, vuole il colpo a effetto per il prossimo Mondiale e ha puntato nuovamente lo Special One. Lo scrive il Corriere dello Sport.