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Calciomercato

Roma, Fabio Silva si avvicina: il portoghese vuole i giallorossi e rifiuta il Dortmund

La Roma continua a pensare ad alcuni rinforzi per l’attacco. Come riferisce Gianluca Di Marzio, i giallorossi sono sempre in trattativa per Fabio Silva del Wolverhampton.

La novità è che il calciatore ha scelto i giallorossi e avrebbe già avuto più di un contatto con il tecnico Gian Piero Gasperini. Sulla strada che porta al giocatore, però, è sorto come ostacolo il Borussia Dortmund.

Il club tedesco, infatti, ha messo sul piatto un’offerta economicamente superiore sia per il cartellino che per l’ingaggio del giocatore. Nonostante questo, la volontà di Fabio Silva resta chiara e l’attaccante sta spingendo con il suo club per favorire la destinazione capitolina.

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Interviste

Mancini: “Vorrei restare a vita a Roma. Budapest è una ferita sempre aperta”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni de il Corriere dello Sport. Ecco le sue dichiarazioni:

Lei lo sa cosa dice la gente? “Mancio in campo fa quello che farei io, ha le reazioni che avrei io, ci mette il cuore che ci metterei io”. Più che un’empatia, sembra una simbiosi.
«Sin da subito Roma ti abbraccia e ti porta dentro questo vortice emotivo. Ti beccano in giro
e ti parlano della Roma, li incontri al bar e ti chiedono perché la Roma non vince o quanto siamo forti quest’anno. La Roma è ovunque, è un’idea che cammina su tante gambe, ed è
meraviglioso. I nostri tifosi non possono scendere in campo, così provo a farlo io per loro.
Reagendo alle ingiustizie come reagirebbero loro».

Si sente un simbolo?
«Forse mi vedono come quello più carismatico, simbolo però è una parola grossa. Chissà, magari quando smetterò mi ci sentirò».

Una volta raccontò che da ragazzino, nel vivaio della Fiorentina, rischiava di essere tagliato ogni anno. L’Italia non e un paese per giovani.
“Dai 9 ai 19 anni giocavo poco, è vero. Mi dicevo “non sarai mai un calciatore”. Non è facile resistere, devi essere forte di testa. Diciamo che sono un sopravvissuto. Anche grazie a quella vocina che continua a salirmi dallo stomaco».

E cosa le dice?
«Non mollare, non smettere di pensare che davanti a te c’è sempre una salita. Sai, bisogna avere anche un po’ di paura per andare avanti. Parlo della paura di perdere tutto, che tutto questo un giorno finisca».

Si legherebbe alla Roma a vita?
«Sì, assolutamente sì. Sono qua dal 2019 e diventare una bandiera sarebbe un sogno. La
Roma a vita, mi piace».

La scadenza del contratto fino al 2027 però è dietro l’angolo.
«Non ne stiamo ancora parlando. Per me non è un problema. Non c’è alcun tipo di preoccupazione».

Gasp ha detto che ci sono 7-8 leader in questo gruppo e che il capitano lo sceglierà in base alle presenze. A conti fatti, però, lei passerebbe da vice a quarta scelta.
«Non è importante, non mi pesa. Anzi è positivo che nel nostro gruppo i leader si sentano capitani. La fascia è solo un simbolo della domenica».

Da bambino ce l’aveva un mito?
«Marco Materazzi, una fonte d’ispirazione. Quando sono arrivato a Roma hanno cominciato a parlarmi di Aldair e così ho guardato tutti i suoi video».

Cos’è il derby per Mancini?
«Lo stomaco che frulla, l’attesa che quasi ti uccide. Pensi, io ho debuttato con la Roma in
un derby. La rivalità ti logora, quella partita ti toglie il sonno, vivi una settimana da incubo e
non vedi l’ora che inizi».

Di solito che metodi utilizza per allentare la tensione?
«Non la allento mica. Sul pulIman metto la playlist “allenamento forte”. Sento solo “bum
bum bum”. E nel frattempo giro nella mia testa il film della partita che sto per giocare».

L’attaccante che l’ha snervata di più?
«Ho fatto una fatica bestiale a marcare Higuain»

E nell’ultimo campionato?
«Moise Kean, rostissimo. Non si ferma un attimo».

Fonseca, Mourinho, De Rossi, Juric, Ranieri, Gasperini. C’è un segreto per adattarsi così velocemente a tecnici così diversi tra loro?
«Il mio è fare tutto quello che mi chiedono».

Ad esempio?
«Se lei fosse il mio allenatore e per assurdo mi dicesse “Gianluca, oggi per vincere la partita dai 5 testate a un albero”, io lo farei. Mi fiderei di lei, rispetterei i compiti che mi assegna. Non sto mai a pensare a cose tipo “sono abituato a questo”, “per me sarebbe meglio quest’altro”. Sono pensieri che inquinano la mente e basta. Quando non mi sento capace di fare qualcosa, cerco di impararla».

La cavalcata con Ranieri cosa vi ha dimostrato?
«Che nulla è impossibile. E che se possiamo fare 46 punti nel girone di ritorno, allora dobbiamo farli anche in quello d’andata. Ranieri ci ha dato serenità, ha fatto ordine. Che eravamo forti già lo sapevamo, io l’ho sempre detto pure nei momenti bui, rischiando di passare per scemo».

Si è detto che a Bergamo qualche volta discuteva con Gasperini.
«Mai vero. Quando sono venuto alla Roma è stata la prima persona che ho chiamato. Io so cos’è la gratitudine»

Che tipo è Gasp?
«Il più grande insegnante di calcio e tattica che io abbia mai avuto. In campo è un martello, è molto esigente e non cerca mai alibi. Con lui alzi l’asticella, è inevitabile».

Cos’è stato invece Mourinho per la sua carriera?
«Un mostro che è arrivato e mi ha fatto dire “sì, lui può cambiare la mia storia e quella di tutti noi”. José ci ha dato carisma, mentalità, convinzioni. In campo ero il suo condottiero, a volte ho esagerato andando un po’ oltre…ma lo facevo perché sentivo che lui ci avrebbe portati alla vittoria».

E oggi cosa sente?
«Abbiamo tutto per riprovarci, anche in Europa».

Budapest quanto le fa male?
«Me la sogno spesso. E me la sogno male».

È una ferita aperta o è già una cicatrice?
«Ferita che provoca dolore. Io non riguardo mai immagini di quella finale di Europa League, non ho mai rivisto quella partita e quando su Instagram scrollo i reel e mi ritrovo davanti agli occhi i video di quel rigore chiudo il telefono. Meritavamo quella coppa, quell’episodio ci ha condannati. Io poi sono stato un protagonista in negativo con l’autogol e con un rigore sbagliato. Budapest la porterò per sempre dentro».

La Champions è un obiettivo concreto?
«Sì lo è. Una squadra come la Roma non può stare fuori dalla Champions League per tutto
questo tempo. Io poi non ci ho mai giocato».

È vero che ci sono state offerte dall’Arabia? 
«Ci sono stati degli interessamenti, dei sondaggi. Perà ho detto al mio procuratore che sto troppo bene qua. Amo questa società e questa maglia e non voglio pensare ad altro».

Lei ha visto l’alba dell’era Friedkin. Cinque anni dopo il loro arrivo, come è cambiata la Roma?
«Sono alla Roma dal 2019, arrivato insieme a tanti acquisti: sembrava ci fosse una rivoluzione in corso. Oggi, grazie ai Friedkin, la Roma è un punto di arrivo. Basta vedere Trigoria per rendersene conto: è migliorata in tutto, dai campi ai macchinari, fino alle strutture. Ora tocca a noi fare qualcosa di speciale».

Le esclusioni di Spalletti quanto le hanno fatto male?
«Dicono che abbiamo discusso. Non è così. L’ho sempre ringraziato anche quando mi ha convocato da riserva o se un collega si faceva male. Quando chiama la Nazionale, si corre. Anche a piedi. Aggiungo che non tutti hanno la fortuna di fare un Europeo. Poi il ct ha fatto altre scelte. Ho sempre detto che quando non ti chiamano devi essere il primo tifoso a casa».

Ha già parlato con il ct Gattuso?
«Sì, ci siamo conosciuti. Voglio convincerlo, di sicuro l’azzurro passa dalla Roma».

Sua moglie Elisa, le tre figlie Ginevra, Lavinia e Bianca. Lei è circondato da donne.
«Fino a 50 anni infatti giocherò a calcio, visto che a casa non tocco palla».

Le mancano quando è in ritiro?
«Da morire, sono gli amori della mia vita, tutto quello che ho, il mio rifugio. Guai a chi me le
tocca, sono geloso».

Ed è anche felice?
«Nella vita? Sì, tanto. Soprattutto quando posso fare qualcosa per gli altri».

Nel suo paese, hanno organizzato un evento per ricordare Mattia Giani, il fratello di suo cognato venuto a mancare ad appena 26 anni mentre giocava a calcio. La sua foto mentre sparecchiava ha fatto il giro del web.
«E non me lo spiego. Ho visto ragazzi montare, smontare, preparare, cucinare, pulire, apparecchiare, servire ai tavoli. Così l’ho fatto anche io. Sono un ragazzo normale come tanti. Abbiamo bisogno di normalità in questo mondo. Riguardo Mattia, il vuoto che ci ha lasciato è impossibile da colmare».

Esiste l’amicizia vera nel calcio?
«Eh, non è mica facile. Ma io ho due amici che sono come due fratelli: con Leonardo Spinazzola ci completiamo, il destino ci ha separati alla nascita e poi ci ha fatti ritrovare. E poi c’è Lorenzo Pellegrini, con il quale condivido tutto».

Cosa si augura per lui?
«L’ho visto stracarico. Abbiamo fatto le vacanze insieme e non si vedeva mai perché era sempre ad allenarsi. Doppie sedure tutti i giorni».

La Roma lo aspetterà?
«A braccia aperte. E lui farà una grande stagione»

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Interviste

Ferguson: “Obiettivo Champions e 20 gol con la Roma. Futuro? Potrei restare”

Evan Ferguson ha parlato così ai microfoni de la Gazzetta dello Sport:

Ferguson, lei viene da una famiglia di calciatori. Nasce così il suo amore per il calcio?
«Ho iniziato per strada, con i miei migliori amici. Poi ci siamo spostati a Dublino per fare sul serio. Mio nonno giocava, ma non era un professionista. Mio padre invece si, con il Coventry e l’Under 21 dell’Irlanda. Chiaro che tutto questo abbia influito, sono nato con il pallone nelsangue. Anche mia sorella Ellie era nelle giovanili irlandesi, poi ha preferito andare in America, nei college. Ora non gioca più».

Lei è il primo irlandese nella storia della Roma. Che sensazione è?
«L’ho saputo solo quando sono arrivato qui. È sicuramente motivo d’orgoglio, soprattutto perché rappresento a Roma il mio Paese».

Con Gasperini sono esplosi tanti centravanti: da Milito a Retegui. Adesso tocca a lei?
«Sì, so che con il mister tanti attaccanti sono diventati famosi. Con lui si segna tanto. È una cosa sicuramente positiva anche per me».

La concorrenza con Dovbyk come la vive?
«Nel calcio si gioca solo in undici, è normale che ci siano giocatori che competono per lo stesso ruolo. Si tratta solo di lavorare duro. Ma può succedere anche di giocare con Artem: nella prima amichevole abbiamo giocato con le due punte, io e Dybala…».

La scorsa stagione tra Brighton e West Ham ha segnato un solo gol in 23 partite. Cosa è successo?
«E stata un’annata dura. I primi sei mesi ho convissuto con l’infortunio alla caviglia, poi ho deciso di andare al West Ham. Non è andata come volevo, ma ora fisicamente mi sento molto bene».

La felicità è segnare quanti gol in un anno?
«Di solito non penso a un numero esatto di gol. Di certo voglio segnare in ogni partita, anche se so che non è semplice. Venti gol? Speriamo…».

La Roma vuole tornare in Champions…
«Questo è un grande club, con ambizione: possiamo riuscirci. Come giocatori e come squadra dobbiamo spingere tutti in quella direzione. I tifosi meritano una squadra più in alto del quinto posto. Quando ho giocato a Roma con il Brighton c’era un ambiente speciale, i giocatori sembravano indemoniati».

Se a giugno la Roma decidesse di spendere 35 milioni di euro per acquistarla come si sentirebbe?
«Siamo all’inizio, non possiamo mai sapere cosa può succedere nel futuro. Ora penso solo a far bene qui, magari potrei restarci anche per sempre».

La cercavano in Premier. Perché ha scelto Roma?
«È un club con una grande storia: questa è una sfida, una nuova opportunità, mi piacciono le cose diverse. E poi i Friedkin vogliono fare grandi cose».

Qualcuno le ha già parlato del derby?
«Da quando sono qui tutti mi hanno detto di essere pronto per la Lazio. Voglio giocarlo, al 100%».

In Inghilterra Sherwood l’ha paragonata a Shearer, Glenn Murray a Kane. Paragoni pesanti…
«Si parla molto. Sono cose che non posso controllare: cerco di non pensarci e fare solo bene il mio lavoro. Come la storia di Chelsea e Tottenham pronti a spendere cento milioni di sterline per prendermi. Le valutazioni non dipendono da noi, non ci penso. Non so neanche se sia vero. E non me lo chiedo».

Suo padre Barry è irlandese, sua mamma Sarah inglese. Mai pensato di giocare per l’Inghilterra?
«Mai. Per me c’è solo l’Irlanda».

De Zerbi che l’ha allenata disse che può diventare uno dei migliori attaccanti della Premier.
«È stato molto carino, ma nel calcio le cose cambiano in fretta. Io voglio essere uno dei migliori, giocare bene e segnare, aiutando la squadra. Il mister mi ha mandato un messaggio a gennaio, voleva portarmi al Marsiglia. Ora sono contento di essere qui».

C’è un centravanti a cui si ispira?
«Cerco di rubare con gli occhi dai più bravi: Kane, Suarez, Ibrahimovic e Lewandowski … ».

Cosa pensa della scuola italiana di allenatori?
«In tanti dicono che sia una scuola difensivista e lo pensavo anche io: poi ho conosciuto De Zerbi e ora Gasperini e allora ho capito che non è così».

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Rassegna stampa

Kumbulla in uscita, si attendono soluzioni anche per Dovbyk e Hermoso

(…) Nel frattempo sono emerse le cifre delle cessioni di Saud e Solbakken. Il terzino destro è passato al Lens in prestito oneroso da 500mila euro, con un diritto di riscatto a favore del club francese pari a 3,5 milioni. Massara si è riservato anche un diritto di controriscatto: per riavere il nazionale arabo dovrebbe sborsare 500mila euro al Lens. Il Nordsjaelland verserà invece 950mila euro per l’acquisto a titolo definitivo di Solbakken, con ulteriori bonus – sia in base ad obiettivi personali che di squadra -per 1,3 milioni. Sul norvegese c’è anche un 10% garantito sulla futura rivendita.

Come scrive il Tempo, completati questi trasferimenti c’è altro da fare in uscita, in primis nel reparto difensivo. A Trigoria si è alla ricerca di una soluzione per Kumbulla, che non ha conquistato Gasperini in ritiro. L’albanese è destinato a partire in prestito, con alcune società spagnole che monitorano la situazione.

Oltre a lui la dirigenza sta cercando di piazzare pure Hermoso, che al contrario del compagno di reparto sta piacendo di più a Gasp. Se non fosse per il suo maxi-stipendio probabilmente non ci sarebbero dubbi sulla sua permanenza, ma viene reputato un costo da scaricare. Discorsi più da fine mercato. Resta sempre un punto interrogativo sul destino di Dovbyk: serve però una maxi-offerta per la sua cessione.

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Rassegna stampa

Echeverri, la Roma rilancia: diritto di riscatto a 33 milioni e controriscatto del Manchester City a 40

La Roma insiste per Claudio Echeverri. Massara e i suoi uomini stanno spingendo per chiudere l’affare con il Manchester City dato che la priorità del club è un attaccante che possa occupare la casella di sinistra: lo vuole Gasperini e l’allenatore sarà accontentato. Come scrive il Corriere dello Sport, dopo l’amichevole con il Lens è tornato a Roma per intensificare i contatti con la società inglese e arrivare nel ritiro di Burton con una trattativa in discesa.

Si parte da una base solida: Echeverri ha rifiutato il Girona (parte della galassia City Group) perché conta di vestire il prima possibile la maglia giallorossa. Il motivo? Vuole giocare con i connazionali Dybala e Soulé che stanno avendo un ruolo non indifferente nell’affare. Non è escluso che si siano sentiti privatamente.

Premessa: il prestito secco non è un’opzione. Perché c’è il rischio di valorizzare Echeverri per poi perderlo definitivamente la prossima estate a zero. Si lavora, quindi, sul prestito con opzione di riscatto per la Roma e controriscatto per il City. Dagli iniziali 25 milioni, Massara ha alzato la posta proponendo circa 33 milioni per il riscatto e 40 milioni per l’eventuale controriscatto del club inglese. Queste cifre potrebbero bastare per chiudere l’affare, considerando che il giocatore vuole fortemente sbarcare a Fiumicino. Il City ha dato margini di apertura, ma da qui alla firma ce ne passa.

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Calciomercato

Calciomercato Roma, prima offerta troppo bassa per Ziolkowski ma c’è ottimismo: il punto

La Roma ha messo gli occhi su Ziolkowski, difensore centrale del Legia Varsavia. Come riportato da Il Messaggero, la prima offerta da 2 milioni dei giallorossi, però, è stata ritenuta troppo bassa dal club polacco che valuta il classe 2005 intorno i 5. Massara è pronto a rilanciare e ad avvicinarsi alla richiesta del Legia: c’è ottimismo sulla riuscita dell’operazione. La Roma, infatti, ha superato la concorrenza di Lione e Udinese e ha già l’ok del calciatore.

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Rassegna stampa

Roma, domani arriva Ranieri. A Liverpool attesi anche i Friedkin

Gian Piero Gasperini aspetta l’arrivo del suo sodale Claudio Ranieri. Come scrive Il Messaggero, il Senior Advisor della Roma domani atterrerà in Inghilterra per la prima amichevole del ritiro a Burton contro l’Aston Villa. L’ex tecnico giallorosso rimarrà anche per la seconda partita contro l’Everton a Liverpool, dove sono attesi Dan e Ryan Friedkin. Si inaugura l’Hill Dickinson Stadium e non possono mancare.

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Calciomercato

Roma, apertura alla cessione di Dovbyk: le ultime

Ieri Gasperini parlando di Dovbyk ha utilizzato una metafora musicale: “Deve migliorare alcune lacune, imparare a muoversi meglio, a tempo con la squadra come la musica”.

Per il tecnico piemontese non è un intoccabile. Per questo la Roma è disposta ad ascoltare offerte per il centravanti ucraino, da 30 milioni di euro in su. Lo conferma anche Fabrizio Romano in un estratto della trasmissione dedicata al mercato su Dazn.

https://x.com/dazn_it/status/1952485494270419389?s=46&t=9zX54p738IE7R9jsHeePhw

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APPROFONDIMENTI

Gasp cambia il criterio per la fascia da capitano: El Shaarawy ha più presenze di tutti – VIDEO

Sta a Trigoria a lavorare duro, per cercare di recuperare il prima possibile e mettersi subito a disposizione di Gian Piero Gasperini. Anche perché Lorenzo Pellegrini vuole giocarsi tutte le sue carte e dimostrare di essere ancora un giocatore importante per questa Roma. A prescindere da tutto.

Come scrive la Gazzetta dello Sport anche da quella fascia che fino ad oggi ha portato sempre con orgoglio e immenso affetto, essendo romanista fino a dentro le viscere. Già, perché con la nuova gestione “Pelle” non sarà più il capitano della Roma. O, almeno, non lo sarà più come lo è stato fino ad oggi, a partire dal 2021, quando ereditò la fascia defmitivamente da Edin Dzeko. Gasperini, infatti, adotta un sistema diverso, per dare la fascia, quello delle presenze. Lo faceva all’Atalanta e lo farà anche Roma. E allora -così facendo – Pellegrini sarà ancora capitano solo quando in campo non ci sarà uno tra Stephan El Shaarawy e Bryan Cristante, che lo precedono – anche se di pochissimo – nella classifica delle presenze in giallorosso.

E allora quello con più presenze di tutti è Stephan El Shaarawy (che ieri sera si è dilettato al biliardo con Salah-Eddine) con 320 partite, poi seguono Cristante con 318 e Pelle-grini con 316 (più staccato Mancini, 274). Poi il tecnico gialloroso ha chiarito anche la situazione di Lorenzo: «In questo momento è fermo, ha cominciato ad alle-narsi a Roma proprio per miglio-rare la sua preparazione».

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Calciomercato

Roma, tutto su Echeverri ma il City non apre al diritto di riscatto

La priorità della Roma è un calciatore offensivo che il club di comune accordo con il tecnico ha individuato in Echeverri.

Come scrive il Tempo, il talento argentino, nelle idee di staff e dirigenza, è il giusto completamento per il tridente, e per questo, nonostante le resistenze del Manchester City, la trattativa va avanti. Con il club giallorosso che sta muovendo tutte le pedine possibili, intermediari di primo livello sul mercato inglese compresi, per avere un’apertura su cifre e modalità dell’operazione Echeverri e per accontentare il tecnico.

La trattativa però resta complessa: come riferisce Gianluca Di Marzio il City non apre all’ipotesi di prestito con diritto di riscatto.