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Lecce-Roma, Krstović trascina i giallorossi e attira l’attenzione di Ghisolfi

Sabato alle 20:45, la Roma disputerà la 30° giornata di Serie A al Via del Mare in casa del Lecce. Il calciatore che ha beneficiato di più dell’arrivo di Giampaolo è Nicola Krstović: 8 gol e 3 assist in 17 gare. Il centravanti montenegrino, altra intuizione di Corvino, è il trascinatore della formazione pugliese: nessuno nel campionato italiano ha partecipato di più ai gol della rispettiva squadra (61,9%). Alle spalle del classe 2000, in questa speciale classifica, lo seguono Retegui (41,3%) e Lukaku (40%) mentre Dovbyk si ferma al 14° posto (29,5%).

Le prestazioni di Krstović, come raccontato da La Gazzetta dello Sport, avrebbero attirato l’attenzione della Roma che è alla ricerca di un attaccante in vista della prossima stagione che possa fare concorrenza a Dovbyk. Il classe 2000, alto 185cm, sta mostrando anche buone qualità nel dialogare con i compagni di squadra, dato che è il 2° calciatore del Lecce per passaggi fondamentali serviti (22). Tutto quello che invece è fonte di critica per il centravanti ucraino, spesso giudicato negativamente per partecipare poco al gioco della Roma. Dovbyk, infatti, a differenza di Krstović, è il 7° calciatore della rosa per passaggi fondamentali serviti (17).

L’attaccante montenegrino, che deve migliorare nei duelli aerei (42,4% quelli vinti), è primo in Serie A per tiri totali (112) e in porta (37): dati che testimoniano come viva per il gol. In campionato ha segnato lo stesso numero di reti di Dovbyk (10), possibile nuovo compagno di squadra nella prossima stagione. Ranieri, consapevole dell’importanza di Krstović all’interno del gioco del Lecce, probabilmente avrà pensato alla strategia più adeguata per anestetizzare le sue giocate e uscire dal Via del Mare con i 3 punti. Ghisolfi, invece, sabato potrebbe ragionare su altro…

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Ghisolfi: ”I calciatori devono rispecchiare i valori della squadra. La Roma ha un’identità diversa da Juve, Milan o PSG”

Florent Ghisolfi si è raccontato ai microfoni di Sky Sport. Di seguito le dichiarazioni del direttore sportivo della Roma.

“Tre dei miei quattro nonni erano italiani, e questa è una parte importante della mia storia. Erano immigrati in Francia, dove vennero inizialmente rifiutati come ‘mangiapasta’”.

Il suo sogno? Ghisolfi è molto chiaro: “Ho sempre voluto fare il direttore sportivo, anche quando ero calciatore. Prima di arrivarci, ho avuto esperienze da assistente e allenatore, fondamentali per comprendere meglio il lavoro dello staff e le esigenze di squadra e tecnico. Il ds oggi è un coordinatore: deve bilanciare giocatori, staff, dirigenti e media, creando un ambiente ideale per tutti. È un lavoro i cui frutti si vedono nel tempo. Al Lens e al Nizza abbiamo costruito progetti solidi che hanno portato entrambi i club in Champions League, ed è questo il mio miglior biglietto da visita”.

Sul come sceglie i giocatori.

“La mentalità è fondamentale nella scelta dei giocatori: devono rispecchiare i valori della squadra. La Roma ha un’identità diversa da club come Juve, Milan o PSG, quindi valutiamo con attenzione sia la personalità dei giocatori che le richieste dell’allenatore. La scorsa estate volevamo una squadra più giovane e fisica, ma per costruire bene serve una struttura solida. Quando sono arrivato, il reparto scouting era azzerato, ora abbiamo un’organizzazione efficace”.

Sulle ambizioni della Roma.

“Non ci poniamo questa domanda, perché sappiamo da dove veniamo. Abbiamo attraversato la tempesta e ora siamo concentrati, senza intenzione di mollare. Vogliamo dare il massimo e vedere dove arriveremo. Non possiamo porci limiti né avere paura. Oggi abbiamo creato una famiglia, un gruppo unito in cui tutti danno il massimo per la squadra”.

Sull’acquisto di Manu Koné.

“La scelta di Manu è stata collettiva: io, l’allora allenatore Daniele De Rossi e tutto lo staff eravamo convinti delle sue qualità fisiche, tecniche e mentali. Sappiamo quanto sia difficile ambientarsi alla Roma, ma lui ha il carattere per imporsi rapidamente. È un esempio del tipo di acquisti che vogliamo: giocatori che aiutino la squadra a crescere. Il merito è suo, si è integrato subito e ha avuto un impatto immediato. Sono orgoglioso di lui e soddisfatto per il club”.

Pisilli è una risorsa per il club: “Esattamente, come detto, volevamo ringiovanire la squadra e abbiamo parlato di Manu e ora anche di Pisilli. Ha una grande mentalità, vuole sempre dare tutto per il club, la squadra e i tifosi. Pisilli rappresenta l’identità che cerchiamo nella nostra squadra. È un ragazzo fantastico, e devo complimentarmi con i suoi genitori per l’educazione che gli hanno dato”.

Ranieri è stato facile da scegliere: “Eravamo in una situazione difficile e la scelta di Ranieri è stata fondamentale per il club. In quel momento avevamo bisogno di una guida e lui ha portato calma, serenità e una ‘forza tranquilla’. Conosce molto bene la Roma e la città, e lavorare con lui è un’esperienza fantastica, soprattutto dal punto di vista umano. Nonostante la pressione, mantiene sempre il sorriso. È la sua ultima sfida alla Roma e ha il sogno di portare il club a grandi traguardi”.

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Roma, 32 anni fa l’inizio di una favola: Totti esordisce in Serie A contro il Brescia

Il 28 marzo non è un giorno come gli altri per i tifosi della Roma. Ben 32 anni fa è iniziata una favola meravigliosa: il lupo Francesco Totti esordì in Serie A in casa del Brescia. Il capobranco Boškov decise di inserire, al minuto 87, proprio colui che scriverà pagine indelebili della storia giallorossa. I presenti non possono essere consapevoli di ciò che sta accadendo: ad appena 16 anni entra in campo con la maglia numero 14 chi successivamente segnerà 307 gol, si legherà per 25 anni solo ed esclusivamente alla Roma vincendo uno scudetto, 2 Coppe Italia, e altrettante Supercoppe italiane.

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Boniek a RS: ”Nuovo allenatore? Il mio preferito è Fabregas. Mi addormento quando vedo le squadre di Guardiola”

Zibi Boniek, ex calciatore giallorosso e vicepresidente esecutivo della UEFA ha parlato ai microfoni di Retesport. Di seguito le sue dichiarazioni nel corso di ‘1927’.

Platini? Anche se è stato assolto, le accuse gli hanno tolto la possibilità di fare il Presidente dell’Uefa e non è potuto diventare Presidente Fifa. Gli è stato impedito di lavorare e quindi di guadagnare i soldi. Ora non so cosa farà, però, questo dimostra che chiunque, preso di mira, può essere messo al tappeto facilmente.

Nuovo allenatore Roma? Ranieri ha detto cose importanti. Se dipendesse da me, avrei un solo nome: Fabregas perché è intelligentissimo, ha fatto il calciatore e sa come aiutarli nei momenti difficili. Il Como gioca un calcio molto bello: è un tecnico pacato come Ranieri e non è marchiato da nessun altro club importante. Poi magari arriverà un tecnico più preparato.

Prosegue Boniek.

Stimo Conte che ho fatto esordire a Lecce, sarebbe una scelta forte. Mancini? Mai. Sarri è un martellatore che fa allenare la squadra 2-3 ore e si concentra molto sulla tattica: non mi fa impazzire ma non posso dire nulla di negativo. Vorrei un tecnico che vede in Roma il suo sogno.

Guardiola? Quando vedo le sue squadre mi addormento non mi piace il tiki taka.

Ti sei sentito con Ranieri? Abita vicino a me, non ci ho parlato: mi farebbe piacere mangiarci insieme una pizza. Quando ho allenato il Lecce sono retrocesso e si salvò proprio il Cagliari di Ranieri. All’epoca avevo già pronto il contratto con il Napoli poi retrocessi e non si fece nulla.

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Totti: ”Salah era perfetto per come giocavo io. Da capitano dovevo dare il 101%, mi divertivo ancora di più”

Francesco Totti ha rilasciato un’intervista a Cronache di Spogliatoio in cui ha parlato della sua carriera. Di seguito le parole dell’ex capitano giallorosso.

Dopo una foto di Giannini.

“Sono cresciuto con l’idolo in casa, lo vedevo come un principe o un re. Ho cercato di rubargli movimenti, come giocava e quello che faceva durante il giorno. Ho avuto la fortuna di conoscerlo, è una persona straordinaria, mi ha dato tanti consigli. La prima volta che l’ho visto ho dormito con lui in ritiro, dormivo con un occhio chiuso e uno aperto, non pensavo mai potesse succedere”.

Ti ricordi la prima partita della Roma che hai visto da bambino?
“Mi ricordo che era un Roma-Napoli, sabato alle 14.00, il momento in cui stavano facendo l stadio nuovo e mi sembra che fece gol Völler di testa all’ultimo”.

La tua giornata tipo da tifoso bambino?
“Da bambino non pensavo tantissimo alla Roma, aspettavo la domenica. C’era solo 90° Minuto quindi le partite non potevi vederle e avevi solo quella mezz’ora per vedere tutti i gol della Serie A. La vivevi tranquillamente da innamorato. Ho iniziata a viverla dal momento in cui sono andato in Curva a 13-14 anni con mio fratello e mio cugino. Uscivamo la mattina con i panini con la frittata preparata da mamma intorno alle 10 di mattina, era una domenica diversa, dove c’era divertimento e facevi amicizia”.

Ti ricordi il momento in cui diventato capitano?
“Sì, mi sembra dopo Bergamo. Aldair da quel giorno disse che era giusto che diventassi capitano della Roma perché avevo un futuro, lui ci credeva tantissimo. L’ho presa con tranquillità, non mi rendevo conto di quello che stesse accadendo. Da quella domenica ho avuto un peso sulle spalle che nessuno può immaginare: oltre a essere romano, romanista, numero 10, avevi qualcosa di diverso dagli altri giocatori. La gente si aspettava sempre qualcosa in più. Conoscendo la piazza, crescendo riuscivo a mettere ovatta intorno a squadra e giocatori. Alla famiglia non l’ho comunicato io, l’ha detto la società e non pensavo fosse per sempre. L’ho letta male ma è stata una fortuna”.

Sei stato un capitano silenzioso, ci sono stati momenti in cui hai dovuto alzare la voce?
“Non sono un capitano che insulta i compagni, che li attacca al muro. Non ho quel carattere, sono buono e semplice, anche se qualcuno mi stava antipatico ci andavo sopra, anche con quelli che non si comportavano bene. È normale che in campo riuscivo a dare qualcosa in più. Ho sempre pensato che non ci sia bisogno di alzare la voce. Alcune volte sarà capitano, ci sono state anche litigate nello spogliatoio. Una volta dopo una partita di Champions ho litigato con un giocatore a fine primo tempo, non so se fosse Burdisso. C’era anche il fratello. Dopo mezz’ora mi dispiaceva già, ma istintivamente ti viene. Sono tranquillo ma se mi attacchi, ti attacco anche io”.

Pizarro ha detto che una parte bella della sua carriera era la partitella con te, spesso era tardi e tuo padre portava da mangiare.
“Mio padre era amato da tutti, arrivava alle 9 e cominciava a portare la pizza. Prima dell’allenamento le portava al bar o dai fisioterapisti, prima di scendere in campo la maggior parte dei giocatori la mangiava. Tutti i giorni lo aspettavano a Trigoria. Erano tutti innamorati di mio padre. Tutta Trigoria ricorderà, lui era buono. Lo soprannominavano lo ‘sceriffo'”.

Quando accompagnavi tuo figlio a Trigoria ti fermavi davanti ai cancelli.
“Adesso mio figlio ha cambiato squadra, ma quando lo portavo lo lasciavo lì e me ne andavo o aspettavo al terzo cancello come tutti gli altri giocatori. Da quel giorno non sono più entrato”.

Nesta?
“Alessandro è un altro pezzo di Roma, cugino diciamo. Nel periodo calcistico non ci siamo mai frequentati, non era rispettoso nei confronti delle tifoserie anche perché prima erano altri tempi. Alla fine non stai facendo niente di male ma Roma è bella anche per questa. Poi mi è capitato di andarci a cena insieme. Lo reputo uno dei migliori al mondo in quel ruolo”.

La prima azione di Totti nel derby qual è?
“Quando mi fece entrare Mazzone e presi il rigore da Negro. Mazzone mi disse di entrare e divertirmi, ero giovane e non hai tanti pensieri. Dopo li ho sentiti di più, erano derby pesanti e non volevi mai perdere, c’erano sfottò molto pesanti. I derby erano belli anche fuori dal campo. Prima si parlava già da mesi prima della partita, tanti tifosi preferivano vincere i due derby anziché lo scudetto. Io preferisco lo scudetto”.

Il tuo più grande rivale da calciatore?
“Per me non ci sono avversari o rivali. Ci conosciamo tutti, chi più e chi meno, in campo ti trasformavi. In quel momento odiavi pure Nesta ma a fine partita ritornavi come ai vecchi tempi. Rivale non è una parola che mi piace. C’erano signor giocatori in tutte le squadre”.

Il difensore che ti ha messo più in difficoltà?
“Non c’è uno in particolare ma c’erano certi cani, uno ti alzava e uno ti rinviava”.

Mostrano la foto del rigore all’Australia:

“Non dico che ci abbia consacrato, ma dopo quel rigore ci siamo detti che saremmo arrivati alla fine. Era una partita particolare, eravamo in 10 e se fossimo andati ai supplementari non so come sarebbe andata. Quel pallone era un macigno. Dopo aver segnato abbiamo capito che avremmo potuto vincere il Mondiale. Mi ricordo di aver fatto 70 metri infiniti fino al dischetto, mentre camminavo pensavo al cucchiaio, parlavo tra me e me, cercavo risposte e non le trovavo. Al momento del fischio, e il portiere era grosso, ho detto che avrei tirato forte e in alto”.

Il Mondiale?
“È stato un Mondiale ad alto rischio per me dopo l’infortunio. Con la forza, la determinazione e la voglia, con lo stimolo del mister e dei miei compagni, ho spinto per poterci essere”.

Se avessi tirato il rigore in finale con la Francia, come l’avresti tirato?
“Uguale a quello con l’Australia. Da una parte ero contento di non tirarlo, ogni tanto ti tieni qualche responsabilità ma se fossi stato in campo lo avrei tirato. In semifinale eravamo arrivati ai supplementari, era stata tosta, in finale la Francia era molto forte. Era una bella lotta, anche noi eravamo una grande squadra, era una finale giusta”.

Senti ancora Lippi?
“Sì, lo sentiamo e ogni tanto organizziamo qualche cena e ci ritroviamo. Sono cose che non potrai mai dimenticare. Abbiamo una chat di squadra. Scrivono di più quelli che non hanno niente da fare ma ormai fanno tutti gli allenatori, è divertente. Ci siamo tutti tranne il mister”.

Mostrano la foto del pallonetto a Hart in City-Roma: “Ero giovane, ah no? Quando segno non sembravo io, ho fatto uno scatto e invece avevo 38 anni. È stato un gol bello e difficile, bella anche l’azione. È stata un’azione inusuale, io andavo in profondità. Stavo bene fisicamente. Abbiamo allungato la serie positiva di vittorie. Al City c’erano grandi giocatori, anche la Roma era una bella squadra”.

Quando diventi punta i tuoi numeri schizzano, hai mai pensato se avessi fatto il cambio prima?
“Con i ma e con i se siamo tutti più bravi. Inizialmente mi piaceva fare più assist che gol, andando avanti ho capito che erano più importanti. Ma essendo trequartista, il mio ruolo era mettere in condizione gli attaccanti di fare gol. Poi c’è stata una casualità, voluta o meno, che il mister Spalletti mi mette falso nove a Genova perché non avevamo attaccanti. Da lì non ha cambiato più modulo”.

Hai attraversato tre epoche calcistiche, in cosa eri diverso dagli altri?
“In 25 anni di carriera non è semplice mantenersi o continuare su questi livelli, man man che andavo avanti prendevo più forza, più esperienza e più fiducia e credevo tanto in me stesso. Credendo in te stesso riesci a diventare qualcosa di diverso da altri. Essendo capitano hai una responsabilità diversa, la gente si aspettava tanto quindi dovevo dare il 101%. Andando avanti, mi divertivo ancora di più”.

Scegli due attaccanti forti con cui hai giocato?
“Cassano, che non era prima punta, ma ci sono stati anni in cui facevamo come volevamo. L’altro nome è Salah: era un giocatore perfetto per come giocavo io. Non ci siamo gustati più di tanto, io ero alla fine della carriera e lui stava esplodendo anno dopo anno. Se ci fossimo incontrati a metà squadra avremmo fatto follie. Avrebbe segnato solo lui perché io non lo riprendevo (ridr, ndr)”.

Mostrano la foto di un murales a Roma: “Non l’ho mai visto a Roma, non giro tanto a Roma. Ti riconoscono sempre, anche in Lapponia mi hanno riconosciuto”.

La popolarità?
“Da una parte sono contentissimo perché l’affetto della gente ti gratifica, ma nella vita privata non hai possibilità di fare nulla”.

La cosa più assurda che ti è successa a Roma?
“Tante cose. La cosa più eclatante è la gente che si ferma e mi bacia i piedi, una cosa da pazzi. Non pensi che qualcuno faccia una cosa del genere. Anche il carcere: dovevamo andare a trovare i detenuti, c’era un ragazzo che una settimana prima doveva uscire ma sapendo che saremmo andati lì ha chiesto di restare una settimana in più per aspettarmi”.

Hai mai pensato che fosse troppo e che dovessi andare via?
“Alcune volte mi viene da pensarlo ma non posso mai lasciare questa città, mi identifico. Ci sono cresciuto e morirò qui, è grazie a loro che mi fanno sentire così importante”.

Mostrano uno scatto della partita d’addio all’Olimpico: “Non ho mai visto piangere Francesco così tanto prima, durante e dopo. Certe volte dovevo fingere. È stato un giorno bellissimo da una parte – un giorno che ogni giocatore vuole vivere – ma era un punto di arrivo, la fine di tutto. Non pensavo potesse succedere, speravo non arrivasse mai ma nel calcio c’è un inizio e una fine. È una giornata difficile da descrivere. Fare il giro di campo e vedere tutti piangere, ero contento e amareggiato perché già dal giorno dopo non sarebbe più successo. Il rettangolo verde è stato tutto per me, quello che sentivo lo trasmettevo su quel prato verde per far contenta questa gente, per far emozionare la gente. Mi esprimevo in campo: la cosa più semplice e più significativa per me. Le chiacchiere le porta via il vento”.

Hai avuto paura poi?
“Sì, ogni tanto mi torna. Noi calciatori siamo abituati a essere abitudinari, è tutto programmato. Non sapevo cosa volessi fare dopo, non era stata voluto. È stato all’improvviso ed è stata una bastonata pesantissima, ma era giusto che arrivasse. L’avrei vissuta diversamente e ammorbidita. Non me lo aspettavo, soprattutto il modo: inizialmente mi avevano detto una cosa e poi è stata viceversa, non voglio più parlarne. Non voglio vivere di rimpianti, quella giornata è stata indimenticabile e non ne ho fatta un’altra d’addio, non aveva senso”.

Sembrava che potessi tornare a giocare. È vero?
“C’è stato un incontro con alcune persone nell’ambito calcistico, con un giocatore con cui ho giocato che scherzosamente mi ha chiesto se potessi dare una mano. E io gli ho detto che gli voglio bene ma non sono un ragazzino, mi ha detto che mi fossi allenato 2-3 mesi avrei potuto fare quella pazzia. Mi ha fatto scattare qualcosa e ho pensato di riniziare ad allenarmi, mi sentivo bene e non avevo problemi fisici. Il fisico reagiva e l’ho chiamato: ‘Non sto male, ma mi serve un altro mese buono’. Mi ha detto che mi avrebbe aspettato. Poi niente, mi sono fermato e ho pensato che non sono andato in altre squadre quando potevo e poi fare 6 mesi in un’altra squadra non mi sembrava corretto. Rimanere con un’unica maglia, penso che nessun altro riuscirebbe a farlo. Io e Maldini, non ce ne sono tanti. Ho parlato con le 2-3 persone vicino a me, per rispetto di quello che ho fatto non sono andato avanti. Ci è mancato tanto così, sarebbe stato diverso e impensabile, quello mi spingeva. Anche perché non avrei fatto brutte figure per quello che c’è in giro, potevo stare in un contesto di squadra e potevo aiutare i giovani. Non ho mai detto la squadra per rispetto dell’allenatore e del club. Ora basta altrimenti divento patetico e pesante. Certo che se dovesse chiamare la Roma ci penserei (ride, ndr)”.

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Lecce-Roma, da Krstovic a Tete Morente: ecco i pericoli della squadra di Giampaolo

La Roma sabato alle 20:45 disputerà la 30° giornata di Serie A in casa del Lecce. I giallorossi, per continuare a sognare il 4° posto, sinonimo di Champions League, sono obbligati a ottenere i 3 punti. Ranieri non abbassa la guardia, malgrado la sua squadra sia reduce da 13 risultati utili consecutivi in campionato: ‘Sarà una partita difficilissima, il Lecce dopo le soste ha fatto 5 punti e noi pochi, quindi questo dato ci deve già allertare, troveremo un ambiente bello, caldo, garibaldina, che pressa, non ci farà respirare. Chi gioca già sa cosa dovrà fare”

Giampaolo si è insediato sulla panchina del Lecce alla stessa giornata di Ranieri, ovvero la 13esima. L’ex allenatore del Milan, dopo aver raccolto 7 punti nelle prime 4 gare, ha iniziato a rallentare per frenare bruscamente negli ultimi 6 match: 2 pareggi e 4 sconfitte di fila. Complessivamente Giampaolo ha racimolato: 4 vittorie, altrettanti pareggi e 9 sconfitte corredate da 16 gol fatti e 27 reti subite. Il calciatore che ha beneficiato di più dell’arrivo del ‘Maestro’ è Nikola Krstovic: 17 gare, 8 gol e 3 assist. Il centravanti montenegrino ha segnato il 48% delle reti del Lecce (10 su 21), squadra che ha il peggior attacco del campionato e ha portato a segno il numero minore di calciatori diversi (4).

Un altro attaccante a cui la Roma dovrà fare attenzione è Tete Morente: 3 gol e un assist in campionato. L’ala sinistra spagnola aggiunge imprevedibilità al reparto offensivo pugliese: 55,5% di dribbling riusciti e superiorità numerica sicura una volta su due quando tenta tale gesto tecnico.

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Lazio-Roma: dal 1° aprile parte la vendita dei biglietti per gli abbonati Serie A

Domenica 13 aprile alle 20:45, si disputerà il derby della Capitale: Lazio-Roma, match valido per la 32° giornata di Serie A. Il 1° aprile inizierà la vendita dei biglietti per gli abbonati in campionato: prezzi a partire da 49 euro. L’eventuale vendita libera si svolgerà a partire dalle ore 12.00 di venerdì 4 aprile 2025. Di seguito il comunicato della Roma.

Inizia martedì 1° aprile la vendita dei biglietti del Derby, Lazio-Roma, valido per la giornata numero 32 di Serie A.
La partita è in programma domenica 13 aprile alle 20:45. La prima fase è dedicata agli abbonati Serie A 2024-25.

Il prezzo dei tagliandi in prevendita, riservati ai tifosi giallorossi, è di 49 euro.

Ecco le modalità di vendita.

Prevendita abbonati Serie A 2024-25
Settori Curva Sud Centrale (INGR. 18/19 e 20/21) e Curva Sud Laterale (INGR. 15/17)

Gli abbonati AS Roma di Curva Sud Centrale e Laterale per l’attuale stagione sportiva potranno acquistare in prevendita esclusiva i suddetti settori, sino ad esaurimento posti disponibili, dalle ore 10.00 di martedì 1° aprile, alle ore 18.00 di giovedì 3 aprile 2025.

Per accedere alla prevendita online, esclusivamente tramite canale web ufficiale Vivaticket, sarà sufficiente inserire il PNR e la propria data di nascita, senza spazi, nel campo “Codice Coupon” in fase di acquisto (es: abbonamento ZBDCBA nato il 10/01/2000 dovrà inserire il codice ZBDCBA10012000 per validare l’acquisto in prevendita).

Sarà possibile acquistare max 1 biglietto per singola transazione.

La scelta del posto sarà senza vincoli di settore (per entrambi gli ingressi), pertanto non sarà garantita la conferma del posto/settore dell’abbonamento Serie A.

Si ricorda di selezionare i seguenti settori al momento dell’acquisto:

Curva Maestrelli per Curva Sud Centrale (Ingressi 18/19 e 20/21)

Distinti Sud Ovest Ospiti per Curva Sud Laterale (ingresso 15/17)
Settore Distinti Sud Est (INGR. 22/24)

Gli abbonati AS Roma di tutti i settori dello Stadio, eccetto quelli di Curva Sud Centrale e Laterale, potranno esercitare il diritto di prelazione nel settore Distinti Sud Est, sino ad esaurimento posti disponibili, dalle ore 10.00 di martedì 1° aprile, alle ore 18.00 di giovedì 3 aprile 2025.

Per accedere alla prevendita online, esclusivamente tramite canale web ufficiale Vivaticket, sarà sufficiente inserire il PNR e la propria data di nascita, senza spazi, nel campo “Codice Coupon” in fase di acquisto (es: abbonamento ZBDCBA nato il 10/01/2000 dovrà inserire il codice ZBDCBA10012000 per validare l’acquisto in prevendita).

Sarà possibile acquistare max 1 biglietto per singola transazione.

Vendita libera
L’eventuale vendita libera si svolgerà a partire dalle ore 12.00 di venerdì 4 aprile 2025.

Sarà possibile acquistare fino a quattro biglietti per singola transazione.

Info Tribuna Monte Mario
I settori di Tribuna Monte Mario e Tribuna Tevere, in accordo di reciprocità tra i due club, saranno gestite direttamente dalla società SS Lazio tramite i canali di vendita dedicati.

Non sarà pertanto possibile garantire alcun diritto di prelazione ad abbonati AS Roma su tali settori.

I tifosi della Roma potranno acquistare il settore Tribuna Monte Mario Laterale Sud (ingr.11/13) esclusivamente attraverso il link diretto al canale di vendita settori Lazio su sito Vivaticket (vendita libera dal 1° aprile 2025).

Prezzo Intero Tribuna Monte Mario Laterale Sud (Ingressi 11/13) 110€ (Ridotto Under 16, 60€)

I bambini nati dopo il giorno 01/01/2021 potranno accedere allo stadio senza biglietto e posto assegnato.

Info biglietti per tifosi con disabilità
Persone con disabilità su sedia a rotelle + accompagnatore (prezzo per la coppia, 49€)

Il ridotto per le persone con disabilità su sedia a rotelle ed accompagnatore sarà acquistabile esclusivamente chiamando il CONTACT CENTER ASROMA allo 06/89386000 (dal lunedì al venerdì, orario 9.00-18.30).

Dalle ore 10.00 di martedì 1° aprile, alle ore 18.00 di giovedì 3 aprile 2025, i posti disponibili saranno riservati agli abbonati AS Roma del settore Tribuna Tevere Disabili (fino ad esaurimento posti disponibili). Eventuale vendita libera dalle ore 12 di venerdì 4 aprile 2025.

Persone con disabilità deambulanti + accompagnatore (prezzo per la coppia, 120€)

Il ridotto per le persone con disabilità al 100% deambulante con accompagnatore, sarà acquistabile esclusivamente chiamando il CONTACT CENTER ASROMA allo 06/89386000 (dal lunedì al venerdì, orario 9.00-18.30).

Dalle ore 10.00 di martedì 1° aprile, alle ore 18.00 di giovedì 3 aprile 2025, i posti disponibili saranno riservati agli abbonati AS Roma del settore Tribuna Tevere (fino ad esaurimento posti disponibili per questa tipologia). Eventuale vendita libera dalle ore 12 di venerdì 4 aprile 2025.

Cambio utilizzatore
Il cambio utilizzatore per tutti i biglietti acquistati a tariffa intero e per quelli destinati agli accompagnatori delle persone con disabilità su sedia a rotelle o deambulanti sarà disponibile all’indirizzo https://sslazio.vivaticket.it a partire dalle ore 12 di venerdì 4 aprile 2025.

Attenzione! È consentita massimo un’operazione di modifica per singolo sigillo fiscale.

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Rebus allenatore: ecco i tecnici da escludere dopo le parole di Ranieri

Claudio Ranieri ha tracciato l’identikit dell’allenatore che la prossima stagione prenderà il suo posto in panchina. Gasperini e Farioli vanno cancellati dalla lista dei candidati e, stando alle sue dichiarazioni, inizialmente il nome potrebbe non essere apprezzato ma ragionandoci bene poi probabilmente verrà accolto in maniera positiva. Un passato alla Lazio ma una carriera che dimostra che è un tecnico capace di vincere titoli importanti? La domanda sorge spontanea. Mancini e Pioli verrebbero volentieri ad allenare la Roma e questo non è un elemento marginale. Ranieri ha detto di escludere tutti gli ultimi tecnici accostati al club giallorosso e quindi vanno depennati: Allegri, Sarri e Montella.

Ciò che è stato detto in passato ha ancora un valore? Perché Ghisolfi fece capire che sarà fondamentale la conoscenza del campionato italiano, motivo, per cui, in teoria dovrebbero essere esclusi tutti gli allenatori che non hanno maturato tale esperienza.

Ecco cosa ha detto Ranieri in conferenza stampa.

Questa settimana abbiamo parlato di Gasperini, la prossima parleremo di un altro. Se andiamo a trovare un allenatore e gli diciamo: “Ma alla Roma ci andresti?”. E lui che vuole che vi dica, che non verrà mai alla Roma? La cosa che mi fa felice, invece, è che avete tirato fuori talmente tanti nomi, invece quelli con cui ho parlato non ne avete tirato fuori uno e questo mi fa molto piacere. Significa che stiamo sulla buona strada.

Prosegue Ranieri.

Farioli? Non è lui. La scadenza è quando il presidente lo vorrà dire. E lo conoscete il presidente. Tanto a voi piace. Se vi dico di no, non ci credete, se vi dico di sì, impazzite. Per cui vi dico di no, state tranquilli. Lo sceglieremo io e Ghisolfi. Porteremo una lista di papabili al presidente e poi il presidente sceglierà l’allenatore.

Ha aggiunto Ranieri.

Per quanto riguarda la piazza, la piazza è importante. Ma sappiamo che la piazza ama chi fa bene alla Roma. Magari all’inizio non potrebbe essere apprezzato il nome, ma credo di sì, però poi sono i fatti quelli che contano. Chi viene sa che deve far bene, sa che la Roma vuole arrivare in alto. Saprà che per i primi due mercati non potremo fare spese pazze. Chi viene deve accettare queste cose. Le deve sapere. Io le ridirò quando il presidente dirà chi prendere e farò presente quello che ci aspettiamo, quello che dobbiamo sostenere e aiutare il nuovo allenatore.

Conclude Ranieri.

Credo che la cosa importante – molte volte mi chiedete se resto o no – penso che se io restassi, perderemmo un anno, perché perderlo? Io non sono il futuro della Roma. Chi viene dovrà essere il futuro della Roma. Per cui, prima arriva e meglio è. Gasperini? Non sarà lui potete escludere tutti quelli che avete detto.

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Ranieri: ”Allenatore? Non sarà Gasperini, escludete i nomi fatti. I Friedkin vogliono una grande Roma”

Claudio Ranieri a due giorni da Lecce-Roma ha parlato in conferenza stampa. Di seguito le dichiarazioni del tecnico giallorosso.

Chi gioca al posto di Dybala sabato a Lecce?

“Aspettate sabato e lo vedrete. Ho varie soluzioni, ho visto che chi è andato in nazionale è tornato bene, con molta voglia, e questo mi fa piacere. Sarà una partita difficilissima, il Lecce dopo le soste ha fatto 5 punti e noi pochi, quindi questo dato ci deve già allertare, troveremo un ambiente bello, caldo, garibaldina, che pressa, non ci farà respirare. Chi gioca già sa cosa dovrà fare”.

C’è un favorito per quel ruolo?

“No, non c’è un favorito. C’è l’allenamento, chi mi farà vedere qualcosa in più”.

Gasperini ha fatto un’apertura importante verso la Roma. Lui è un favorito per la panchina della Roma?

“Me l’aspettavo… Sono contento perché questa settimana abbiamo parlato di Gasperini, la prossima parleremo di un altro. Se andiamo a trovare un allenatore e gli diciamo: “Ma alla Roma ci andresti?”. E lui che vuole che vi dica, che non verrà mai alla Roma? La cosa che mi fa felice, invece, è che avete tirato fuori talmente tanti nomi, invece quelli con cui ho parlato non ne avete tirato fuori uno e questo mi fa molto piacere. Significa che stiamo sulla buona strada”.

Farioli?

“Non è lui”.

La scadenza è prima della fine della stagione?

“La scadenza è quando il presidente lo vorrà dire. E lo conoscete il presidente”.

Quando lo vorrà dire cosa significa?

“Significa quando lo vorrà dire… Tanto a voi piace. Se vi dico di no, non ci credete, se vi dico di sì, impazzite. Per cui vi dico di no, state tranquilli”.

Senza Dybala come cambia la Roma? Potremmo vedere una difesa a 4? E Pellegrini torna centrale in questa fase?

“Sono centrali tutti quanti. Quello che ho detto oggi ai ragazzi, giocheranno i 16, poi parlerà sempre il campo. Chi è più pronto di un altro, lo stato di forma di un giocatore non può essere tutto l’anno. Chi ha tirato la carretta fino ad oggi, magari ha bisogno di rifiatare e prende il posto un altro. Vedremo. Sono tutti centrali nella Roma. E avete visto che non ho fatto preferenze o altro. I ragazzi mi seguono, sanno che dovranno spingere a fondo e dobbiamo ricominciare. L’inizio è sempre più difficile. La partita di Lecce sarà veramente l’inizio della volata finale. Difesa a 4? Ma noi giochiamo a 4, a 3, è molto elastico. Tante squadre fanno così. Alcune impostano a 3, pur giocando a 4. Altre difendono a 5 o a 4. Ormai è tutto molto fluido e interpretativo”.

Il nome del nuovo allenatore che uscirà sarà scelto da lei, poi ovviamente avallato dai proprietari. E la seconda cosa che valore ha l’empatia della piazza in questa scelta. Se valutate anche questo aspetto.

“Lo sceglieremo io e Ghisolfi. Porteremo una lista di papabili al presidente e poi il presidente sceglierà l’allenatore”.

Ma la sensazione è che prenderà un allenatore scelto da voi?

“Sì. Per quanto riguarda la piazza, la piazza è importante. Ma sappiamo che la piazza ama chi fa bene alla Roma. Magari all’inizio non potrebbe essere apprezzato il nome, ma credo di sì, però poi sono i fatti quelli che contano. Chi viene sa che deve far bene, sa che la Roma vuole arrivare in alto. Saprà che per i primi due mercati non potremo fare spese pazze. Chi viene deve accettare queste cose. Le deve sapere. Io le ridirò quando il presidente dirà chi prendere e farò presente quello che ci aspettiamo, quello che dobbiamo sostenere e aiutare il nuovo allenatore. Credo che la cosa importante – molte volte mi chiedete se resto o no – penso che se io restassi, perderemmo un anno, perché perderlo? Io non sono il futuro della Roma. Chi viene dovrà essere il futuro della Roma. Per cui, prima arriva e meglio è”.

Paredes ha dichiarato pochi giorni fa che ha fatto di tutto per tornare al Boca a gennaio. Come ha preso queste dichiarazioni e quanto ha influito lui nel suo rinnovo?

“Io ho inciso dicendogli che lo voglio per il prossimo anno. Poi, che lui abbia detto di voler tornare in Argentina prima o poi, è come quando io dico di voler tornare a Roma. Come l’ho presa? Con naturalezza. E se ha detto “ho fatto di tutto” che ha fatto? Sta qua, Leandro. Contano i fatti”.

Possiamo quindi escludere che Gasperini sarà l’allenatore della Roma?

“Potete escludere tutti quelli che avete detto”.

Per cui Gasperini non sarà l’allenatore della Roma.

“No”.

Sarà un altro?

“Certo”.

Hummels: come l’ha ritrovato e può essere titolare a Lecce?

“Può essere titolare. Sta bene, può essere a disposizione, si allena bene, potrebbe giocare”.

Pensa che il Presidente nei prossimi mesi si palesi davanti ai tifosi ed esponga il suo progetto pubblicamente?

“Ma perché è così importante? Io non ho mai visto un presidente così importante. Per me il presidente era importante quando aveva un progetto, a fine mese ci pagava, poi che venga a parlare o meno a noi non è mai importato. Dovete sapere che il presidente del Chelsea prima di Abramovich, perché con Abramovich ci parlavo solo nel suo aereo personale, quel presidente l’ho visto più dopo che non ricopriva più quel ruolo. Dei presidenti nelle altre nazioni, chi è quello che parla? Solo in Italia vogliamo che parlino i presidenti. E ditemi, quale presidente americano parla in Italia? Ma perché è importante? Lo ha detto già lui, io ripeto quello che dice lui. Vuole fare grande la Roma, ha già speso un billion, non può comprare perché abbiamo questo accordo con la UEFA, più di così… Non vi va bene quello che dico io?”.

Magari qualcuno ha bisogno di sentir parlare il presidente dopo tanti anni, non che non ci sia fiducia in quello che dice lei.

“Avete visto come ha cercato Mourinho e preso Mourinho, cercando di far bene? È un momento particolare perché evidentemente è uscito non dal proprio budget, ma da quello che gli ha imposto la UEFA. Vedete che stiamo spingendo molto per fare lo stadio… Io preferisco un presidente che parli poco e faccia tanto. Questo è quello che preferisco. Poi se appaia o non appaia, non mi cambia niente. E parlo da tifoso. Possiamo chiedere: quando ce lo fa ‘sto stadio? Speriamo che si possa mettere la prima pietra al più presto”.

Kone è stato tra i migliori in campo con la nazionale francese, mentre con la Roma nell’ultimo periodo era sceso di rendimento. Come mai questa differenza?

“Era affaticato. Si è riposato con me e ha fatto bene con la Francia”.

Giocherà?

“Vediamo. Se avrà recuperato dopo questi giorni, sì. Altrimenti, verrà con noi in panchina”.

Saelemaekers giocherà da titolare a Lecce? E a che punto è la trattativa con il Milan per tenerlo?

“Della trattativa ne dovete parlare con Ghisolfi, non sono io la persona preposta. Sta tornando al suo rendimento ed è uno dei probabili giocatori che inizieranno la partita”.

Come sta Dybala dopo l’operazione?

“Ci ho parlato, sta molto bene, molto soddisfatto di tutto, come è andata, e adesso deve solo aspettare. Il nostro staff medico farà di tutto per metterlo nelle migliori condizioni per recuperarlo nella giusta maniera. Senza affrettare i tempi, senza ritardarli, quello è un termine che viene utilizzato spesso dai chirurghi per fare il crociato. Per il crociato si aspettano sempre sei mesi, ma si aspettano per il crociato. Per questo no, non è stato un crociato. È stato tolto quel pezzettino che è stato deteriorato. Ci metterà meno, ma non possiamo dire esattamente quanto. Noi siamo fiduciosi, il ragazzo è contento per quello che ha subito e per come è stato trattato”.

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Le Voci di Retesport

Di Livio a RS: ”Gasperini è l’allenatore migliore tra quelli accostati alla Roma” Coppola a RS: ”Ci sono 10-12 calciatori adatti a Gasp”

Angelo Di Livio e Maurizio Coppola sono intervenuti ai microfoni di Retesport.

Angelo Di Livio: ”Sarri? Mi è sempre piaciuto: alla Lazio ha fatto bene, alla Juventus ha vinto lo scudetto e ha ottenuto un successo prestigioso anche al Chelsea con l’Europa League. Conte rimarrà al Napoli, per cui, il tecnico che spero possa prendere la Roma è Gasperini: il suo modo di preparare la squadra mi affascina molto.

Maurizio Coppola: ”La Roma ha 10-12 calciatori buoni per Gasperini, Ranieri ne avrà parlato con l’attuale tecnico dell’Atalanta: il girone di ritorno ci ha fatto vedere che la rosa non è così scarsa come sembrava all’inizio con De Rossi e Juric