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Guardiola e lo sfogo in spogliatoio: “Sono un fottuto divorziato”

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Pep Guardiola mostra il suo lato più intimo. Il tecnico catalano, che ha rifiutato la panchina dell'Italia dopo il suo addio al Manchester City, si racconta a 360 gradi in 'A Beautiful Obsession', la nuova docu-serie in uscita su Prime Video domani, mercoledì 19 agosto. Guardiola ha anche affrontato un argomento inedito, il divorzio dall'ormai ex moglie Cristina Serra, con cui è stato sposato per 30 anni. "Voglio confessarvi una cosa", disse rivolto ai suoi giocatori Guardiola dopo una partita del Manchester City contro la Juventus nel dicembre 2024, “sono un fottuto divorziato dalla donna più bella del pianeta. Mia moglie, la mia ex moglie. La amo? Certo. Lei mi ama? Sì, ma abbiamo perso la passione. Per molte ragioni".  E quindi l'accorato appello ai giocatori: "Da questo dipende anche come giocate a football, da qualcosa che avete dentro: ebbeneDov'è la vostra passione? Qualunque cosa facciate nella vita, fatela con passione. Non voglio bravi giocatori, voglio giocatori con passione". 
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Tumori, Policlinico di Milano e Int insieme per 2 piccole pazienti con neoplasie rare e gravi

(Adnkronos) – Due interventi eccezionali sono stati svolti dall’équipe di Chirurgia pediatrica del Policlinico di Milano su 2 piccole pazienti colpite da tumori molto rari e aggressivi giunte in ospedale nella stessa settimana. Il primo ha riguardato una bambina di 18 mesi affetta da una rara neoplasia del rene che stava già intaccando anche il fegato e il diaframma: una “situazione estremamente delicata che ha richiesto il coinvolgimento di competenze in partnership multidisciplinare”, riferisce una nota. La rimozione della massa, di circa 12 cm e di quasi un chilo di peso, è stata eseguita da Alfredo Berrettini, direttore dell’Urologia pediatrica del Policlinico di Milano e altrettanto prezioso "è stato il contributo di anestesisti e specialisti nella ricostruzione del diaframma preservando funzionalità e anatomia del fegato. Molto importante – prosegue la nota – è stato anche il contributo del team di Chirurgia generale – trapianti di fegato diretto da Cristiano Quintini dell’Ospedale. Il caso della piccola paziente era stato approfondito dalle équipe del Policlinico in collaborazione con i colleghi dell’Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano, il cui chirurgo urologo, Davide Biasoni, ha preso parte all’intervento chirurgico realizzato nello storico padiglione Alfieri. La via chirurgica è stata individuata come soluzione terapeutica più efficace ad aumentare le possibilità di guarigione". "A pochi giorni di distanza, un’altra bambina di due anni e mezzo è stata sottoposta a un intervento urgente per rimuovere un sarcoma situato nella regione anteriore dell’addome. Trattandosi di una delle forme tumorali più pericolose dell’infanzia – illustra la nota – si è proceduto senza esitazione con un intervento di altissima complessità volto ad asportare la massa delle dimensioni di circa 6 cm e a ricostruire la parete addominale, intervento eseguito da Ernesto Leva, direttore della Chirurgia pediatrica del Policlinico, con la collaborazione di Marco Fiore, esperto nel trattamento dei sarcomi dell’Int". "Le 2 piccole pazienti e le loro famiglie, le cui storie si sono incrociate lungo i corridoi del reparto di degenza della Chirurgia pediatrica, abitano in Regione Lombardia ma potrebbero provenire da tutta Italia perché il dipartimento Area Materno-infantile del Policlinico, è un centro di rilievo nazionale per le patologie tumorali solide nel bambino. Da tempo sono infatti attive una collaborazione e una condivisione di casi clinici con l’Oncologia pediatrica dell'Int di Milano a garanzia di un approccio multispecialistico a carattere di eccellenza".  “Di fronte a situazioni così complesse in bambini così piccoli, la strategia vincente è aprirsi alla condivisione delle conoscenze dei professionisti chirurghi al fine di offrire la migliore risposta possibile nelle cure mantenendo al centro del proprio agire il bene di questi giovanissimi pazienti”, ha affermato Leva, direttore anche del dipartimento Area Materno-infantile del Policlinico di Milano al termine di questa ‘sfidante’ settimana in sala operatoria. “Il ruolo di riferimento del Policlinico di Milano nella diagnosi e nella cura di molte patologie malformative – ha continuato – si è consolidato nel tempo, offrendo terapie e interventi chirurgici che solo in pochi centri altamente qualificati vengono svolti. Anche per questo motivo è importante fare rete tra strutture specializzate: per i tumori solidi infantili da anni abbiamo una convenzione con l’Istituto nazionale dei tumori di Milano che consente alle équipe chirurgiche e anestesiologiche di collaborare e di condividere insieme ai loro specialisti della Pediatria oncologica, diretta da Maura Massimino, i casi che giungono alla reciproca attenzione seguendo circa 40 casi all’anno, un numero elevato in età pediatrica. Un esempio di rete tra ospedali dove per tutti noi operatori è un onore poter mettere al servizio dei nostri piccoli le conoscenze e le esperienze acquisite anche all’estero”. La collaborazione con il Policlinico di Milano “rappresenta per il nostro Istituto motivo di soddisfazione e risponde pienamente alla nostra mission e ai nostri obiettivi istituzionali” – ha affermato Gustavo Galmozzi presidente della Fondazione Irccs Int di Milano – La capacità di 2 Irccs di mettere in comune e integrare competenze, professionalità e risorse consente infatti di valorizzare le rispettive specificità e di costruire percorsi di cura sempre più efficaci, in grado di rispondere anche ai bisogni più complessi. È un modello di collaborazione che contribuisce alla crescita di entrambe le Istituzioni e che trova il suo significato più autentico nel porre sempre al centro il paziente, i suoi bisogni e le sue necessità di cura”. “Va ricordato – ha aggiunto Leva – il ruolo importantissimo degli infermieri di sala operatoria, fondamentali nell’accurata gestione di questi complessi interventi, e dei professionisti sanitari del reparto di Chirurgia pediatrica: personale spesso composto da madri o padri che devono saper dominare l’impatto emotivo anche di fronte alle situazioni più difficili o delicate che qui trattiamo. Lavorare con competenza, senza trascurare il lato umano e amorevole dell’assistenza, è un’altra qualità che restituisce una buona definizione di cosa è fatta l’expertise dei nostri professionisti ”.  Al policlinico di Milano “lavorano esperti specialisti da diverse discipline e questa combinazione di esperienze – ha sottolineato Matteo Stocco, direttore generale del Policlinico di Milano – si unisce all’importanza di poter ricorrere a strumentazioni e tecnologie nuove, aumentando le nostre possibilità di vincere insieme le sfide che la medicina pone. Le famiglie che giungono da noi sanno, inoltre, che potranno essere accompagnate dai nostri professionisti per molto tempo perché il nostro ospedale garantisce cure specialistiche in ogni età della vita consentendo una transizione nel monitoraggio dei piccoli pazienti a lungo termine fino all’età adulta”. Come ha osservato Maria Teresa Montella direttore Generale della Fondazione Irccs Int di Milano, “esperienze come questa dimostrano quanto sia importante accompagnare la collaborazione clinica tra le nostre Istituzioni con modelli organizzativi capaci di renderla sempre più stabile, strutturata ed efficace, in particolare in casi come questi, che riguardano patologie oncologiche pediatriche a bassa frequenza epidemiologica e che richiedono un’elevata expertise. Il nostro obiettivo è consolidare ulteriormente queste sinergie e creare le condizioni affinché competenze altamente specialistiche possano integrarsi con continuità, trasformando le esperienze positive in percorsi condivisi e in nuove opportunità di sviluppo. Una collaborazione che vogliamo far crescere nel tempo, contribuendo, attraverso il miglioramento delle nostre organizzazioni, alla qualità complessiva della sanità lombarda”. “Storie come queste raccontano il senso più profondo del nostro essere Policlinico: mettere competenze, ricerca e capacità di fare rete al servizio dei pazienti, soprattutto quando sono così piccoli e fragili – ha concluso Marco Giachetti, presidente del Policlinico di Milano – È anche la forza del sistema sanitario di Regione Lombardia, capace di unire le sue eccellenze per offrire risposte alle situazioni più complesse. Alle équipe che ogni giorno rendono possibile tutto questo va il ringraziamento dell’intero ospedale”. 
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Amici, Opi rivela: “Dopo il programma ho fatto l’imbianchino”

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Dopo Amici, Opi è tornato a fare l'imbianchino. Il cantante bergamasco Simone Opini, concorrente dell'ultima edizione del popolare talent show di Mediaset, è stato ospite del podcast 'Dimmi di te', condotto da Lorella Cuccarini, in cui ha raccontato la sua 'nuova' vita dopo il programma. "Dico una cosa senza vergognarmene e ne vado molto fiero. Sono tornato a fare l’imbianchino una settimana dopo il programma perché mi servivano 100 euro per comprare l’autotune da portarmi ai live", ha rivelato Opi, "quindi mi sono detto: 'Com’è che faccio a prendermeli?'. Era il modo più veloce e poi ho dato una mano anche a papà perché sta lavorando gli ultimi anni prima di andare in pensione". Opi era stato eliminato alla prima puntata del serale di Amici 2025, ma coltiva ancora il suo sogno supportato dalla famiglia: "Papà è contento, mi ha detto 'Non smettere, vai avanti e studia'", ha spiegato. All'interno del programma il rapporto con la sua professoressa Anna Pettinelli è stato complicato: "Sembravamo marito e moglie che litigano, però mi è piaciuto tanto avere un rapporto con lei così, se riguardo le clip qualche risata me la faccio, ma tante volte avrei dovuto ascoltare, invece ho sempre cercato di fare di testa mia. Ha fatto una grande battaglia per portarmi al serale. Non vedo l’ora di rivederla".  
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Tupac Shakur, il processo 30 anni dopo la sua morte. Il racconto della sparatoria: “È scoppiato l’inferno”

(Adnkronos) – "È scoppiato l'inferno". È la testimonianza di Ingrid Stokes, una delle persone presenti a Las Vegas la notte del 7 settembre 1996, quando il rapper Tupac Shakur venne raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco in un agguato dal quale non si sarebbe più ripreso.  Il racconto è arrivato nel primo giorno del processo per l'omicidio del cantante, a quasi trent'anni dai fatti, in corso a Las Vegas, in Nevada, presso la Clark County District Court. Sul banco degli imputati c'è Duane 'Keffe D' Davis, 63 anni, ex leader dei South Side Compton Crips. L'accusa sostiene che Davis abbia organizzato la sparatoria, pur non essendo l'uomo che materialmente impugnò l'arma. Davis si è dichiarato non colpevole e nega le accuse. Secondo la ricostruzione della procura, il movente sarebbe legato a una rissa avvenuta poche ore prima della sparatoria. Il nipote di Davis, Orlando Anderson, sarebbe stato coinvolto in un'aggressione ai danni di Shakur in un hotel di Las Vegas. Per i procuratori, Davis avrebbe ritenuto necessario vendicare l'attacco. "Duane Davis non ha premuto il grilletto. Ma ha pianificato la sparatoria per ritorsione", ha dichiarato il vice procuratore distrettuale Binu Palal durante l'apertura del processo. Al centro dell'accusa ci sono anche le dichiarazioni rese dallo stesso Davis nel corso degli anni e il libro autobiografico pubblicato nel 2019. Nel memoir Davis avrebbe raccontato di essere stato a bordo dell'auto dalla quale partirono gli spari e di aver consegnato la pistola ad Anderson. La difesa sostiene però che il libro contenga elementi romanzati e che Davis non ne abbia scritto integralmente il contenuto. Secondo la procura, quella sera Davis e altri uomini si trovavano a bordo di una Cadillac bianca. Dopo aver individuato il corteo di auto in cui viaggiavano Shakur e il cofondatore della Death Row Records, Marion “Suge” Knight, il gruppo avrebbe deciso di cambiare direzione e seguirlo. Davis, secondo l'accusa, avrebbe quindi passato la pistola ad Anderson, che avrebbe aperto il fuoco contro l'auto del rapper. In aula è stato ascoltato anche l'ex agente della polizia di Las Vegas Garry Dale, che quella notte viaggiò in ambulanza insieme a Shakur dopo la sparatoria. L'artista, gravemente ferito, non avrebbe fornito agli investigatori informazioni sull'identità degli aggressori. "Ci occuperemo noi", avrebbe detto secondo la testimonianza dell'agente. La mancata collaborazione dei testimoni è uno degli elementi che hanno contribuito a mantenere il caso irrisolto per decenni. La procura ha sottolineato come, nel contesto delle rivalità tra gang e della contrapposizione tra le scene hip-hop della East Coast e della West Coast, prevalesse una cultura del silenzio. La difesa ha invece messo in dubbio la solidità dell'inchiesta, sottolineando la scomparsa di alcuni rapporti di polizia, le contraddizioni nelle testimonianze e il possibile interesse economico o mediatico di alcune delle persone coinvolte. Stokes ha raccontato alla giuria di essere in auto con alcune amiche quella sera. Dopo aver incontrato il gruppo di Knight e Shakur, le donne avrebbero iniziato a seguirlo verso un locale. A un certo punto, però, si sarebbero accorte della presenza di un'altra vettura che cercava di affiancarle. "C'era un'auto dietro di noi, che cercava di superarci", ha raccontato la testimone. Preoccupate, le donne si sarebbero fermate a un semaforo per cambiare conducente. "Avevamo la testa abbassata e ci stavamo togliendo le cinture di sicurezza quando abbiamo sentito gli spari. È scoppiato l'inferno". Shakur, allora 25enne, venne colpito mentre viaggiava a bordo dell'auto insieme a Knight. Morì sei giorni dopo, il 13 settembre 1996, in ospedale. Il processo, destinato a proseguire nelle prossime settimane, prevede l'audizione di testimoni, investigatori ed esperti. Potrebbero inoltre essere chiamate a deporre alcune personalità legate al mondo della musica. Dopo quasi tre decenni, la vicenda che ha segnato la storia dell'hip-hop torna dunque al centro di un'aula di tribunale. La giuria dovrà stabilire se la ricostruzione dell'accusa sia sufficiente a dimostrare che Davis fu il mandante della sparatoria che costò la vita a uno dei rapper più influenti di sempre. (di Paolo Martini) 
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Litiga con la fidanzata, poi accoltella il padre di lei che prova a difenderla: 22enne arrestato a Piombino

(Adnkronos) – Ha aggredito la fidanzata durante una lite e, quando è intervenuto il padre della giovane, lo ha colpito con tre fendenti, ferendolo al torace, all’addome e all’inguine. Un 22enne è stato arrestato dai carabinieri di Piombino (Livorno) con l’accusa di tentato omicidio. Il ferito è stato trasportato in ospedale in prognosi riservata, ma non sarebbe in pericolo di vita. L’episodio è avvenuto nella notte di due giorni fa in un parcheggio del centro di Piombino (Livorno). L’intervento dei carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Piombino è scattato dopo una segnalazione arrivata al 112 da parte di alcuni cittadini, che avevano sentito urla e rumori provenire dalla strada. Secondo quanto ricostruito dai militari, la vicenda sarebbe iniziata con una discussione tra il 22enne e la fidanzata. La lite sarebbe rapidamente degenerata e il giovane avrebbe assunto un comportamento aggressivo, arrivando anche a danneggiare l’automobile della donna. La fidanzata avrebbe quindi chiesto l’intervento del padre. Quando l’uomo è arrivato sul posto, tra i due sarebbe nata una nuova discussione. In pochi istanti il 22enne avrebbe estratto un coltello e colpito il padre della ragazza con tre fendenti.
  I carabinieri si sono messi immediatamente sulle tracce del giovane e lo hanno rintracciato poco dopo. Secondo quanto riferito dall’Arma, il 22enne aveva ancora con sé il coltello utilizzato nell’aggressione, che sarebbe stato trovato con tracce di sangue e posto sotto sequestro. I militari hanno quindi effettuato gli accertamenti sul luogo della lite, repertando tracce ed elementi ritenuti utili alle indagini e raccogliendo le testimonianze delle persone presenti. Il giovane è stato arrestato in flagranza e trasferito nel carcere di Livorno. Lunedì mattina, davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Livorno, si è svolta l’udienza di convalida. Il gip ha convalidato l’arresto e disposto per il 22enne la custodia cautelare in carcere. 
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Kanye West, due concerti in Russia: sold out in poche ore

(Adnkronos) –
Kanye West, il rapper statunitense noto oggi come Ye, ha annunciato due concerti a San Pietroburgo, in Russia, per il prossimo ottobre. Gli spettacoli si terranno alla Gazprom Arena, impianto da circa 70mila posti, e i biglietti sono andati esauriti nel giro di poche ore dall’annuncio. I prezzi dei tagliandi oscillavano tra i 9mila e i 160mila rubli, equivalenti rispettivamente a circa 78 e 1.394 euro. La presenza di West rappresenta un evento di particolare rilievo, considerando che i grandi artisti occidentali sono diventati in larga parte assenti dalla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Il ritorno sulle scene internazionali del rapper arriva inoltre dopo un periodo segnato da numerose controversie. Nel corso degli ultimi anni West ha pronunciato ripetute dichiarazioni antisemite e filonaziste, arrivando anche a definirsi pubblicamente un nazista e a pubblicare una canzone intitolata “Heil Hitler”. Le sue dichiarazioni hanno provocato la sospensione dei suoi account social e la rottura di importanti rapporti commerciali, tra cui quello con Adidas. A gennaio West ha pubblicato una pagina pubblicitaria sul Wall Street Journal per chiedere scusa, sostenendo di essere stato protagonista di un lungo periodo di comportamento maniacale, paranoico e impulsivo. Il rapper ha affermato di non essere nazista né antisemita e ha collegato le proprie condotte anche al disturbo bipolare. Le sue dichiarazioni sono state tuttavia accolte con scetticismo da alcuni osservatori, anche per la coincidenza con l'uscita del nuovo album Bully e con l'avvio del tour mondiale. La tournée europea dell’artista ha subito pesanti contraccolpi. Diversi concerti sono stati cancellati in Francia, Polonia, Italia e Repubblica Ceca. Nel Regno Unito, invece, West è stato escluso dal Wireless Festival dopo che le autorità gli hanno negato l’ingresso nel Paese, motivando la decisione con il fatto che la sua presenza non sarebbe stata “conducive to the public good”, ovvero nell’interesse pubblico. Altre date in Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Turchia e Albania si sono invece svolte regolarmente. A Madrid, secondo la televisione pubblica spagnola Rtve, fino al 60% del pubblico era composto da spettatori stranieri che non avevano potuto assistere ai concerti di West nei propri Paesi. Le esibizioni sono state accolte positivamente da diversi critici, che hanno sottolineato la spettacolarità della messa in scena e la partecipazione dell’artista. Kanye West aveva già fatto parlare di un possibile concerto in Russia nel 2024, quando si recò nel Paese per partecipare ai festeggiamenti per il compleanno dello stilista Gosha Rubchinskiy, con cui ha collaborato. La sua scelta di esibirsi in Russia non è però stata accolta unanimemente. Il deputato conservatore Vitaly Milonov ha invitato il rapper a inserire nel repertorio anche canzoni tradizionali russe, in un intervento che riflette le posizioni fortemente anti-occidentali presenti in una parte del nazionalismo russo. Prima della guerra in Ucraina, la Russia ospitava regolarmente alcune delle principali star della musica internazionale. Negli anni il Paese aveva accolto artisti come Red Hot Chili Peppers, Lana Del Rey, Muse e System of a Down. Dopo l'invasione, molte case discografiche hanno sospeso le proprie attività sul mercato russo e le esibizioni di grandi artisti occidentali sono diventate molto più rare. Negli ultimi anni hanno continuato a esibirsi soprattutto artisti di secondo piano rispetto alle grandi star internazionali, tra cui Tyga, DaBaby, Akon e Lil Pump. Jason Derulo ha inoltre tenuto concerti a San Pietroburgo e Mosca lo scorso anno, annunciando ai fan un possibile ritorno nell'ambito del tour mondiale del 2026. I due appuntamenti di ottobre fanno dunque di Kanye West uno dei nomi occidentali di maggiore rilievo a tornare a esibirsi in Russia dall'inizio della guerra. Una scelta che riporta il rapper al centro dell'attenzione internazionale, dopo mesi caratterizzati da cancellazioni, polemiche e dal tentativo di ricostruire la propria immagine pubblica. (di Paolo Martini) 
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L’allarme di Marsiglia (FederPetroli): “Il gasolio può raggiungere i 3 euro a litro nei prossimi mesi, ecco perché”

(Adnkronos) – "Raggiungere sul gasolio i 3 euro al litro nei prossimi mesi non è difficile". A dirlo all'Adnkronos è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, che guarda con preoccupazione all'evoluzione della crisi in Medio Oriente. La previsione non riguarda un aumento immediato, ma uno scenario che potrebbe concretizzarsi "in pochissimi mesi" se la situazione nello Stretto di Hormuz dovesse continuare a peggiorare e non arrivasse una vera "de-escalation". Oggi quella soglia non è ancora realtà, ma, avverte Marsiglia, "se continua così in pochissimi mesi si potrebbe arrivare a un stravolgimento". Il nodo, infatti, resta lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di petrolio e gas. "La situazione è andata sempre a crescere", spiega Marsiglia, sottolineando come nelle ultime ore non siano arrivati segnali tali da tranquillizzare i mercati. Il Brent si mantiene su livelli molto elevati, arrivando a toccare quota 92-93 dollari al barile, mentre "il gas a 63 euro/MWh". Ed è proprio il gas, secondo il presidente di FederPetroli, a rappresentare una delle maggiori preoccupazioni per l'Italia. "Quello che preoccupa di più, nonostante il blocco dello Stretto e il gas, almeno per le famiglie e le aziende italiane, è che nei mesi di ottobre e novembre questi famosi 63" possano "farsi sentire sui costi energetici". Ma gli effetti della crisi si stanno già facendo sentire alla pompa. "Quando la situazione è questa, anche i prezzi dei carburanti ne risentono: già da stamattina le medie nazionali sono cresciute di diversi centesimi", osserva Marsiglia. E il problema è particolarmente evidente sul diesel, dove gli aumenti stanno rapidamente erodendo l'effetto delle misure introdotte dal governo. Il riferimento è allo sconto sulle accise, pari a 17 centesimi al litro per il gasolio e valido fino al 25 agosto. "È uno sconto che certo può essere d'aiuto", ammette Marsiglia, ma "il diesel è arrivato a 2,60-2,68 già settimane fa".  Di fatto, il beneficio fiscale rischia quindi di essere assorbito dai rincari del prodotto. La domanda è allora quanto possa costare il gasolio a settembre e nei mesi successivi. La risposta di Marsiglia è netta: "Arrivare a 3 euro con una situazione di Hormuz che va sempre peggiorando, in questo momento non c'è questa paura, però se continua così in pochissimi mesi si potrebbe arrivare a un stravolgimento". Il presidente di FederPetroli precisa però che "non è che arriviamo oggi a 3 euro". La soglia dei 3 euro sarebbe legata a una prosecuzione della crisi: "Per fortuna stiamo sotto i 3 euro al litro, però in qualche mese così, in assenza di de-escalation, è possibile raggiungere questa soglia".    A preoccupare è anche la possibilità che la crisi finisca per compromettere la diversificazione delle forniture realizzata negli ultimi anni. "Già anche quello che si è fatto, ovvero la diversificazione dell'approvvigionamento energetico, sia per il gas e sia per il greggio, potrebbe compromettere diverse quote di mercato a livello internazionale", spiega Marsiglia. L'Italia, nel frattempo, ha aumentato gli acquisti da fonti alternative, compresi gli Stati Uniti. Ma anche questa strategia potrebbe incontrare dei limiti se la crisi dovesse allargarsi. "Noi abbiamo preso tantissimo, ad esempio gas e anche del greggio dagli Stati Uniti, ma anche loro hanno difficoltà con le loro riserve interne energetiche". Da qui il rischio di una "compromissione generale" legata alla situazione geopolitica. "Fin quando però questa situazione non si mette a posto, anche con delle dinamiche che sono quelle di Gaza e quello del Libano e Israele, la situazione in Medio Oriente continua a rimanere stabile, ma in negativo, non in positivo", sottolinea Marsiglia.  Sul fronte italiano, intanto, potrebbe arrivare qualche margine di intervento da Bruxelles. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha chiesto maggiore flessibilità all'Unione europea sul fronte dell'energia. "Può darsi che riusciamo a recuperare qualche centesimo", dice Marsiglia, ma "bisognerà attendere". Resta poi il problema dello sconto sulle accise. "Dal 25 agosto anche questo minimo, seppur minimo sconto, viene meno". E questo potrebbe tradursi "in un'ulteriore pressione sul prezzo finale del diesel proprio mentre le quotazioni internazionali restano elevate".C'è infine una domanda che riguarda una peculiarità tutta italiana: perché benzina e gasolio costano spesso più che nel resto d'Europa? "E' la tassazione", risponde senza esitazioni Marsiglia. "Noi abbiamo le accise, abbiamo una tassazione piuttosto alta sui carburanti".  
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Svizzera riprende i rimpatri di migranti verso l’Italia: i primi a fine mese

(Adnkronos) – Dopo quasi quattro anni di interruzione, la Svizzera si prepara a riprendere i trasferimenti verso l'Italia dei richiedenti asilo arrivati nel nostro Paese e per i quali Roma sarebbe responsabile dell'esame della domanda. I primi voli sono già stati prenotati e i trasferimenti dovrebbero iniziare alla fine di agosto. A riferirlo è 'Il Corriere del Ticino', citando quanto confermato alla televisione svizzera Srf da Magdalena Baker, portaportavoce della Segreteria di Stato della migrazione (Sem). La ripresa avverrà gradualmente, con l'obiettivo di evitare un sovraccarico del sistema e di consentire alle autorità dei due Paesi di testare i nuovi meccanismi. Come ricorda il giornale, l'Italia aveva sospeso nel dicembre 2022 la riammissione di richiedenti asilo provenienti da altri Paesi europei. La decisione aveva di fatto bloccato anche i trasferimenti dalla Svizzera previsti dal regolamento di Dublino, in base al quale la responsabilità dell'esame di una domanda di asilo spetta, in linea generale, al primo Paese europeo di ingresso del richiedente. Le regole di Dublino sono state cambiate con il patto Ue sulle migrazioni e l'asilo entrato in vigore il 12 giugno scorso dopo essere stato approvato a dicembre. Sono state ammorbidite, ma il principio di base resta invariato: la responsabilità del migrante ricade sul Paese di primo arrivo. A fronte di un meccanismo di solidarietà obbligatorio in caso di crisi migratori, l'Italia accettera, però, di riammettere soltanto i richiedenti asilo che sono arrivati dopo l'entrata in vigore del patto. 
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Morti in un incidente stradale il produttore cinematografico Nicolas Altmayer e la compagna Mathilde Favier: indagini in corso

(Adnkronos) –
Nicolas Altmayer, produttore cinematografico francese dei film "Agente speciale 117 al servizio della Repubblica – Missione Cairo" e "Giovane e bella", e Mathilde Favier, direttrice delle pubbliche relazioni di Dior, sono morti in un incidente stradale nel dipartimento delle Deux-Sèvres. Lo ha reso noto oggi la procura
di Niort. La coppia è deceduta lunedì 17 agiosto intorno alle ore 16 su una strada dipartimentale ad Airvault, nel nord del dipartimento. Il loro veicolo "si è scontrato con un mezzo pesante che procedeva in senso opposto, mentre stavano sorpassando un altro veicolo", ha precisato il viceprocuratore di Niort, Nicolas Leclainche, che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo commesso da un conducente, al fine di determinare le circostanze esatte dell’accaduto. Mathilde Favier, 57 anni, era direttrice delle pubbliche relazioni del marchio Dior, mentre Nicolas Altmayer, produttore cinematografico di 61 anni, era alla guida della società Mandarin & Compagnie insieme al fratello Eric. Era noto per aver prodotto i film "Nella casa", "La scuola è nostra", "Medellin" , e, più recentemente, "Alpha", di Julia Ducournau, e "Monsieur Aznavour", con l’attore Tahar Rahim. 
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Como, si tuffa nel lago e non riemerge: recuperato senza vita corpo del turista 21enne

(Adnkronos) –
E' stato ritrovato oggi, martedì 18 agosto, su un fondale a una profondità di di 357 metri, nel lago di Como, il corpo del 21enne disperso dal 14 agosto nelle acque di Tremezzina. Il giovane turista si era tuffato da un motoscafo preso a noleggio al largo di Lenno e non era più riemerso. Coordinate dalla Guardia costiera le ricerche, attivate dall'allarme dato dalla fidanzata che era con lui, non si sono mai interrotte e sono state effettuate con l'utilizzo di un Rov, un robot sottomarino che può scendere fino a 500 metri di profondità.  Alle operazioni hanno partecipato, tra gli altri, i sommozzatori dei vigili del fuoco e il Gruppo volontari del Garda che è riusciti a individuare il corpo senza vita e a recuperarlo. 
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