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Champions League, oggi Manchester City-Real Madrid e Chelsea-Psg – Diretta

(Adnkronos) – Torna la Champions League. Oggi, martedì 17 marzo, il Manchester City ospita il Real Madrid, mentre il Chelsea sfida il Paris Saint-Germain – in diretta tv e streaming – nel ritorno degli ottavi di finale della massima competizione europea.  I Blancos ripartono dal 3-0 del Bernabeu, decisa dalla tripletta di Valverde, mentre il Psg ha battuto 5-2 i Blues al Parco dei Principi. Nell'altra partita delle 21 l'Arsenal sfida in casa il Bayer Leverkusen.  
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Chi è Joe Kent, che si è dimesso contro la guerra, e perché i trumpiani lo avevano già scaricato

(Adnkronos) – Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center nominato da Trump, si è dimesso con una lettera pubblicata su X in cui sostiene di non poter “in coscienza” sostenere la guerra in Iran. Il documento, però, contiene una serie di affermazioni false o distorte che stanno già scatenando reazioni bipartisan, e hanno convinto la Casa Bianca a scaricarlo con insolita velocità. 
Kent è un ex ufficiale delle forze speciali dell'esercito americano con oltre due decenni di servizio in teatri come Iraq, Afghanistan e Siria. Ha costruito la sua carriera politica cavalcando le teorie del complotto di Trump: si è candidato al Congresso nel 2022 sostenendo che le elezioni del 2020 fossero state rubate e definendo i partecipanti al 6 gennaio "prigionieri politici". Ha perso sia nel 2022 sia nel 2024 contro la democratica Marie Gluesenkamp Perez nello stato di Washington. Trump lo ha nominato direttore del Nctc nel febbraio 2025 e il Senato l'ha confermato a luglio. Prima di quella nomina era consigliere senior della direttrice dell'intelligence Tulsi Gabbard. La prima moglie di Kent, Shannon Kent, era un tecnico delle comunicazioni crittografate della Marina americana. Il 16 gennaio 2019 si trovava a Manbij, nel nord della Siria, quando un attentatore suicida dell'Isis fece esplodere il suo giubbotto esplosivo fuori da un ristorante frequentato dal personale americano. Shannon morì insieme ad altri tre americani: fu la prima donna americana uccisa in combattimento in Siria dall'inizio delle operazioni contro l'Isis. Nella lettera di dimissioni, Kent scrive che sua moglie è morta in una guerra “fabbricata da Israele”.  Nella lettera, Kent accusa Israele di aver “trascinato” gli Usa nella disastrosa guerra in Iraq, costata migliaia di vite americane. Una frase che replica una delle narrazioni antisemite più longeve del panorama cospirazionista americano. I fatti storici dicono l'opposto: la guerra in Iraq del 2003 fu decisa dall'amministrazione Bush sulla base di intelligence americana (rivelatasi falsa) sulle presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Il governo israeliano, anzi, avvertì l'amministrazione americana che un Iraq destabilizzato avrebbe rafforzato l'Iran, vero nemico strategico di Israele. Presentare Israele come l'architetto del disastro iracheno è una distorsione storica che appartiene al registro del cosiddetto "Zionist Occupied Government" (Zog), teoria del complotto di matrice suprematista bianca. Kent nella lettera loda il raid del gennaio 2020 che uccise il generale iraniano Qassem Soleimani come esempio di come Trump sappia usare la forza senza trascinarsi in conflitti interminabili. Solo che nel 2020, all'epoca del raid, Kent avesse pubblicamente avvertito che quella stessa operazione rischiava di scatenare una guerra in piena regola con l'Iran, e la criticava apertamente.  La fretta con cui l'amministrazione Trump ha preso le distanze da Kent non è solo ideologica. Secondo fonti dell'amministrazione riferite da Fox News, Kent era considerato un "leaker", uno che spiffera le informazioni riservate ottenute in virtù del suo ruolo, da mesi era stato escluso dai briefing di intelligence presidenziale e non era stato coinvolto in nessuna discussione relativa all'Iran. La Casa Bianca, sempre secondo le ricostruzioni apparse sui media conservatori americani, aveva già chiesto a Tulsi Gabbard di licenziarlo per le presunte fughe di notizie, ma la direttrice dell'intelligence non aveva mai agito. Le sue dimissioni arrivano quindi quando era già di fatto messo da parte, il che trasforma la lettera da atto di coscienza a sfogo di un funzionario già esautorato. Kent appartiene a quella frangia del movimento Maga che ha abbracciato le posizioni di Tucker Carlson sull'”America First” spinte fino all'ostilità aperta verso Israele. Già dal 2022, quando era ancora candidato al Congresso, Kent si era opposto pubblicamente ai finanziamenti americani all'Ucraina, sostenendo che l'invasione russa sarebbe stata provocata dagli stessi Stati Uniti attraverso l'espansione della Nato verso est, ricalcando perfettamente la posizione del Cremlino. Ha frequentato ambienti vicini al cosiddetto paleoconservatorismo e al nazionalismo bianco online, in particolare il gruppo dei Proud Boys, posizioni che lo avevano già messo in rotta di collisione con altri esponenti dell'amministrazione come il direttore dell'Fbi Kash Patel, dopo che tentò di accedere ai sistemi Fbi per indagare sull'assassinio di Charlie Kirk, avanzando ipotesi di coinvolgimento straniero. 
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Migranti, Alarm Phone: “17 morti in tempesta Mediterraneo”

(Adnkronos) – "Secondo le nostre fonti 17 persone non sono sopravvissute alla tempesta". A dirlo è Alarm Phone che due giorni fa aveva lanciato un sos per un'imbarcazione con una sessantina di migranti a bordo in balia delle onde alte e alle deriva nel Mediterraneo centrale. Ancora ieri le persone risultavano disperse. "La loro ultima posizione nota era al centro di una violenta tempesta".  Oggi il drammatico epilogo. In 17 sarebbero morti, gli altri sopravvissuti, invece, sono stati stati riportati in Libia. "Si trovano adesso in un centro di detenzione – dice l'ong -. Queste morti e queste esperienze traumatiche avrebbero potuto essere evitate".  
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Fiorello parte con ‘La Mattinanza’ su Rai2 ma per il mattino di Rai1 è un boccone amaro

(Adnkronos) – Fiorello domani parte con 'La Mattinanza', alle 7.10 su Rai2. La seconda rete pubblica proporrà ogni mattina fino alle 8 la replica del radio show 'La Pennicanza', che lo showman conduce con Fabrizio Biggio dalle 13.45 alle 14.30 su Radio2, con l'aggiunta di qualche contenuto inedito. La notizia, però, spoilerata in diretta lunedì da Fiorello, ha sorpreso la filiera del daytime e i vertici del marketing e della Produzione Rai e ha riaperto una vecchia ferita, quella che portò Rai2 e Rai1 a competere in quella fascia all'epoca di 'Viva Rai2'. Allora, il progetto di portare Fiorello su Rai1 fu osteggiato dal Cdr del Tg1, allora guidato da Monica Maggioni, preoccupato per la perdita di spazi cogestiti dalla testata nella fascia delle morning news, e il programma fu collocato su Rai2, togliendo non poca luce al palinsesto mattutino di Rai1 senza però procurare una crescita sul lungo periodo della seconda rete che, finito lo show di Fiorello, è tornata agli ascolti abituali.  Ora, 'La Mattinanza' rischia di abbattersi come un fulmine di primavera sull'ultimo segmento di 'Uno Mattina News', il contenitore di infotainment del mattino di Rai1 condotto da Tiberio Timperi con la giornalista del Tg1 Maria Soave. Un programma che, nato nella sua veste rinnovata all'inizio di questa stagione, stava andando decisamente meglio dell'analogo contenitore dello scorso anno. Qualcuno nei corridoi Rai sostiene che si sarebbe potuto trovare il modo di portare Fiorello proprio su Rai1, ma che la cosa non è andata in porto e non solo per i tempi stretti. Ma forse anche perché Fiorello, che pur andando in onda nel day time viene gestito 'ad personam' dalla direzione Prime Time in quanto talent di punta, non ha mai dimenticato quel 'no' del Cdr del Tg1. 
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Tutte le armi (e gli alleati) che servirebbero a Trump per riaprire lo Stretto di Hormuz

(Adnkronos) – Il 4 marzo 2026 l'Iran ha ufficialmente dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz. Da quel momento, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, ma anche buona parte del gas del Qatar, e forniture cruciali di zolfo ed elio, è diventato il teatro di una crisi senza precedenti dalla guerra delle petroliere degli anni Ottanta.  Per capire cosa servirebbe per riaprire lo Stretto, bisogna prima capire cosa lo minaccia. La Marina dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Irgc) ha costruito negli anni una dottrina di guerra asimmetrica anti-accesso (A2/AD) pensata per rendere il transito nel Golfo Persico così pericoloso da scoraggiare qualsiasi navigazione commerciale, senza necessità di ingaggiare direttamente la Marina degli Stati Uniti in combattimento aperto. L'arsenale iraniano è composito e sofisticato: • Mine navali: Iran dispone di una riserva stimata tra 5.000 e 6.000 mine navali, anche se al 12 marzo secondo il Centcom, comando centrale americano, erano state effettivamente posate meno di 10 mine nella strettoia, segno che Teheran ha preferito inizialmente evitare il costo politico di un blocco totale • Droni aerei (Uav): Teheran impiega sciami di Shahed e velivoli simili, in parte prodotti con componenti di derivazione russa, capaci di volare a bassa quota in un ambiente elettromagneticamente congestionato come il Golfo, complicando la rilevazione radar • Veicoli di superficie non pilotati (Usv): Imbarcazioni kamikaze telecomandante in grado di colpire petroliere e navi da guerra • Barchini veloci: La tattica dello sciame di fast boat, collaudata da decenni, rimane una delle più difficili da neutralizzare in acque ristrette • Missili anti-nave: Batterie costiere e missili balistici anti-nave, capaci di minacciare navi a decine di miglia di distanza Tra il 28 febbraio e il 12 marzo, almeno 10 navi commerciali sono state attaccate nelle acque del Golfo Persico e dello Stretto. Centcom ha risposto distruggendo oltre 100 imbarcazioni navali iraniane e colpendo depositi e impianti di produzione di mine. Ma la minaccia non è eliminata: i droni aerei e gli Usv possono essere lanciati da coste, isole e piccole imbarcazioni difficilmente tracciabili. Il contrammiraglio in congedo Mark Montgomery, ex comandante di un carrier strike group (il gruppo navale che ha al centro una portaerei) ha delineato una tabella di marcia operativa che spiega cosa servirebbe a livello militare per garantire il libero passaggio delle navi attraverso lo stretto. Non si tratta di un'operazione semplice, né rapida. Primo: degradare fino a un "rischio militarmente gestibile" missili, mine, droni e Usv che possono minacciare le forze Usa e le navi commerciali. Centcom ha già superato i 7.000 obiettivi colpiti e le 6.500 sortite di combattimento, ma il processo non è concluso. Secondo: mantenere "un occhio che non batte ciglio per 50 miglia su ciascun lato dello Stretto e 100 miglia verso l'entroterra" – il che significa ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) continuativo, con droni MQ-9 Reaper e aeromobili da pattugliamento marittimo. Va detto che gli Usa hanno già perso circa una dozzina di Reaper dall'inizio del conflitto. Si tratta dei droni che il Pentagono vuole “pensionare” (ai quali il Wall street journal ha dedicato un approfondimento). Terzo: mantenere "quattro-otto aeromobili persistentemente in quota" durante le operazioni di convoglio, equipaggiati con Advanced Precision Kill Weapon System (Apkws) – un razzo da 25.000 dollari particolarmente efficace contro i droni Shahed – per intercettare le minacce aeree in tempo reale. Quarto: disporre elicotteri armati pronti a colpire le fast boat che emergessero dalla costa o dalle isole. Quinto: schierare da 10 a 14 cacciatorpediniere Aegis, considerate le navi da guerra "perfette" per scortare un convoglio grazie alla loro cupola di difesa aerea integrata, che dovrebbero progressivamente cedere posizione agli alleati una volta stabilizzata la situazione. Il tallone d'Achille dell'intera operazione è la guerra alle mine. E qui emerge una storia imbarazzante per il Pentagono. Nel gennaio 2026, le ultime quattro Avenger – le navi cacciamine dedicate che la US Navy aveva nel Golfo – sono state caricate su una nave trasporto pesante e avviate verso Philadelphia per essere demolite. La loro sostituzione prevista erano tre Littoral Combat Ship (Lcs) di classe Independence convertite per il ruolo anti-mine: USS Tulsa, USS Santa Barbara e USS Canberra. Ma al momento della crisi, le prime due si trovavano già in Malesia. Il sistema sostitutivo – che include un elicottero con rilevamento laser, un battello autonomo con sonar e un modulo di dragaggio – ha accumulato oltre un decennio di ritardi per problemi di affidabilità. In parole semplici: al momento più critico, gli Usa si sono trovati senza cacciamine operative nella regione. Una stima del Washington Institute del 2012 calcolava che per bonificare lo Stretto da una campagna massiccia di deposito di mine potrebbero servire fino a 16 navi dedicate. L'America oggi ne ha a disposizione nella regione, nel migliore dei casi, una. Trump ha invocato una "Hormuz Coalition" e ha esplicitamente chiesto a Gran Bretagna, Francia, Giappone, Corea del Sud e Cina di inviare navi nella regione. La risposta degli alleati è stata, al momento, tutt'altro che entusiasta. La Germania ha rifiutato nettamente: "Questa non è la nostra guerra, non l'abbiamo cominciata noi", ha dichiarato il ministro della Difesa Boris Pistorius. Il Lussemburgo ha parlato esplicitamente di "ricatto". La Gran Bretagna si è detta disponibile a lavorare "con gli alleati su un piano collettivo", ma il premier Starmer ha chiarito: "Non sarà una missione Nato, non è mai stato previsto che lo fosse". Il Giappone e l'Australia si sono per ora defilati. La Nato come istituzione ha confermato che singoli alleati stanno discutendo bilateralmente con Washington, ma senza impegni collettivi. Un'apertura è venuta dall'Unione Europea, dove la responsabile della politica estera Kaja Kallas ha suggerito di ampliare il mandato dell'operazione Eunavfor Aspides (già attiva dal 2024 nel Mar Rosso contro gli Houthi) per estenderla allo Stretto. Ma il mandato attuale di Aspides consente solo la navigazione passiva nell'area, senza un ruolo attivo di scorta. Cambiarlo richiederebbe unanimità tra i 27 stati membri, percorso lento e politicamente complesso. La Francia ha nel frattempo raddoppiato la presenza di Rafale in Giordania e negli Emirati (da 10 a 24 velivoli) e questi caccia hanno già intercettato decine di droni iraniani. Ma inviare navi anti-mine è un'altra cosa. Quali paesi dispongono di capacità anti-mine da poter mettere a disposizione? La Royal Navy britannica ha fatto negli anni scorsi una scelta rischiosa: ha ceduto la maggior parte delle sue cacciamine con equipaggio a favore di sistemi autonomi ancora in fase di sviluppo avanzato. La Marine Nationale francese mantiene alcuni cacciamine di classe Éridan. Italia, Belgio, Paesi Bassi dispongono di alcune unità della Standing Nato Mine Countermeasures Group. Giappone e Corea del Sud hanno flotte anti-mine più consistenti, eredità delle loro tradizioni navali. La questione è politica: nessuno vuole essere trascinato in un conflitto che non ha formalmente sostenuto. In questo quadro si inserisce un elemento di ulteriore complessità: la presenza cinese. A inizio marzo, la Marina cinese ha partecipato alle esercitazioni "Maritime Security Belt 2026" nello Stretto insieme a unità navali iraniane e russe. Secondo analisti della difesa, le agenzie di intelligence di Pechino e i centri di ricerca dell'Esercito Popolare di Liberazione funzionano come "occhi e orecchie" in tempo reale, monitorando i movimenti della Quinta Flotta americana. In parallelo, una nave cinese con dichiarate funzioni di comunicazione satellitare ha fatto la propria apparizione nella regione, sollevando sospetti da parte degli analisti occidentali circa un possibile ruolo di raccolta intelligence sulle operazioni della coalizione guidata dagli Usa. Pechino ha interesse sia economico che strategico a seguire da vicino l'evoluzione della crisi: la Cina dipende massicciamente dal petrolio del Golfo e, allo stesso tempo, non desidera un'escalation che destabilizzi i suoi investimenti nella regione. Il segnale più concreto di questa ambiguità è che navi commerciali nel Golfo hanno iniziato a modificare i loro dati Ais, cioè la trasmissione automatica che identifica posizione e nazionalità delle imbarcazioni, dichiarandosi "cinesi" o aggiungendo la scritta "China&Crew" per evitare di essere colpite dalle forze iraniane. Almeno otto navi hanno usato questo espediente secondo i dati di MarineTraffic e Afp. È il segnale più plastico di quanto la protezione (reale o percepita) dell'ombrello cinese sia diventata una risorsa in questo conflitto. Lo stesso Segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha ammesso che Washington è "a posto" con il fatto che alcune navi iraniane, indiane e cinesi transitino: una concessione che rivela quanto il blocco totale sia politicamente insostenibile anche per l'amministrazione americana. Nel lungo periodo, la crisi di Hormuz accelera processi già in corso. Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno già capacità di svincolarsi, in modo parziale, dallo Stretto: l'oleodotto East-West Pipeline saudita (capacità: circa 5 milioni di barili/giorno) collega i campi petroliferi orientali al terminal di Yanbu sul Mar Rosso, permettendo di bypassare Hormuz; l'oleodotto Adco degli Emirati collega i campi di Abu Dhabi al terminal di Fujairah nel Golfo dell'Oman, fuori dallo Stretto. Ma queste infrastrutture non bastano a coprire i volumi normalmente transitanti per Hormuz. Giappone e Corea del Sud, tra i maggiori importatori di Gnl e petrolio della regione, stanno già attivando riserve strategiche di emergenza: Tokyo ha avviato il più grande rilascio di riserve strategiche della sua storia, pari a 80 milioni di barili. Seul ha rimosso il tetto all'80% sulla capacità delle centrali a carbone per compensare la perdita di Gnl. Lo Stretto di Hormuz è largo poco più di 33 chilometri nel punto più stretto, con corsie di navigazione di circa 3 km per direzione. In questo imbuto, dove ogni metro conta, l'Iran non ha bisogno di vincere una guerra navale: deve solo rendere il rischio insostenibile. Finora ci è riuscito abbastanza bene. Riaprire lo Stretto in sicurezza richiede una combinazione che oggi non è ancora sul campo: sufficiente capacità anti-mine (che gli Usa non hanno e gli alleati per ora non vogliono inviare), copertura aerea persistente, scorta di cacciatorpediniere Aegis e una volontà politica collettiva che per ora resta frammentata. 
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Scuola, conto alla rovescia per le vacanze di Pasqua: quando iniziano e quanto durano

(Adnkronos) – Conto alla rovescia per le vacanze di Pasqua. La pausa dalla scuola per studenti e insegnanti, l'ultima prima della fine dell'anno, dura circa una settimana. Secondo i calendari scolastici – definiti dalle singole regioni -, nel 2026 quasi tutti gli istituti resetranno chiusi da giovedì 2 a martedì 7 aprile, per tornare in classe mercoledì 8. Quest'anno infatti Pasqua cade domenica 5 aprile seguita dal Lunedì dell’Angelo (Pasquetta) il 6, giornate di festa che comportano la chiusura delle scuole in tutta Italia.   In tutte le regioni, a parte due, i banchi resteranno dunque vuoti da giovedì 2 a martedì 7 aprile. A fare la differenza sono solo due. In Liguria infatti si va in vacanza il 2 aprile come tutti gli altri ma si torna prima, martedì 7 aprile. In Trentino invece le vacanze sono leggermente più lunghe: si inizia sempre il 2 ma si torna in classe giovedì 9 aprile.  Fino alla fine dell'anno scolastico, ci sono ancora tre festività a disposizione di studenti e insegnanti. Il 25 aprile, che quest'anno cade di sabato: quindi a beneficiarne saranno solo gli alunni che vanno a scuola per 6 giorni (settimana lunga). L'1 maggio che cade di venerdì: per chi va a scuola 5 giorni su 7 il weekend si allunga. E il 2 giugno, che cade di martedì. In questi ultimi due casi il ponte viene deciso dalle singole regioni e istituti.  
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‘Frosinone culone’ compie 30 anni: la telecronaca tifosa che ha fatto… la storia

(Adnkronos) –
“Frosinone culone” compie 30 anni. Ed è un compleanno speciale, per un racconto sportivo ormai entrato nel folklore del calcio italiano. Una telecronaca tifosa ante-litteram di Giulianova-Frosinone (partita della vecchia Serie C2) diventata virale ben prima dell’era dei social con uno sfogo colorito di un telecronista che, in maniera divertente, ha raccontato tutta la passione e l’ironia di un momento sportivo vissuto senza filtri.  Quella telecronaca, spontanea e sopra le righe, ha trasformato – anche grazie al celebre aiuto della Gialappa's band – una partita qualsiasi in un pezzo di storia popolare. Una telecronaca che anche oggi viene citata, imitata e condivisa come esempio di tifo autentico e simpatico. Autore della telecronaca, il giornalista Francesco Marcozzi, voce del Giulianova Calcio. Curiosità: su Rete8,
stasera alle 21 verrà celebrato il 'Frosinone culone Memorial day', un evento per festeggiare in modo speciale i trent’anni dal 17 marzo 1996. E di un momento che ha fatto la storia del calcio pop.  
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Incidente in montagna, scivola in un canale sul Col dell’orso: morto escursionista

(Adnkronos) – Un escursionista è morto oggi, martedì 17 marzo, scivolando in un canale, non distante dal Bivacco Murelon, nel Bellunese.  L'uomo era diretto al Bivacco con altri 5 amici. Il gruppo era partito dopo aver lasciato l'auto parcheggiata al Rifugio Bassano e si stava avvicinando al Bivacco Murelon Scopel, posto a 1.483 metri sul Col dell'orso nel Massiccio del Grappa, quando, 200 metri prima, la vittima ha perso l'equilibrio sul sentiero innevato ed è finito in un canale sottostante, fermandosi 250 metri più in basso. Uno dei compagni aveva quindi iniziato a ridiscendere il pendio, salvo poi essere costretto a fermarsi. Un terzo componente del gruppo che si trovava più avanti è a sua volta scivolato per un centinaio di metri, riportando escoriazioni al volto. Gli altri tre sono rimasti fermi sul sentiero e hanno allertato i soccorsi. Ricevute le coordinate del luogo, medico, infermiere e tecnico di elisoccorso sono stati calati nel punto dove si trovava l'escursionista precipitato e hanno solamente potuto constatarne il decesso. Il tecnico di elisoccorso è stato quindi trasportato in alto nel canale e ha provveduto al recupero dell'amico bloccato. Di seguito l'elicottero si è spostato più avanti, così da issare a bordo il secondo escursionista con le escoriazioni al volto. Entrambi sono stati lasciati al Rifugio Bassano e affidati al personale sanitario del Suem di Pieve del Grappa. L'eliambulanza è tornata in seguito a recuperare l'equipe medica e la salma assieme al tecnico di elisoccorso. Anche due amici rimasti sul sentiero sono stati trasportati a valle dall'elicottero, mentre un terzo è rientrato autonomamente. Le operazioni, durate a lungo, si sono svolte con il contributo di un soccorritore di Feltre. Una squadra del Soccorso alpino era inoltre presente in supporto al Campo sportivo di Rasai. 
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Medvedev, disavventura ‘in aereo’ dopo la finale persa con Sinner: “Ho perso i bagagli, non posso giocare a Miami”

(Adnkronos) – Gli ultimi giorni non sono scivolati via benissimo per Daniil Medvedev. Dopo la finale persa contro Jannik Sinner nel Masters 1000 di Indian Wells, il tennista russo ha dovuto fare i conti con un problema logistico nella sua partenza per affrontare l'Atp di Miami. Cos'è successo? Nel suo volo verso la Florida per il prossimo impegno, l'attuale numero 10 del ranking ha smarrito i bagagli. Un problema non da poco in vista dei prossimi match, sollevato da Medvedev anche sui social.  "Ciao United Airlines – si legge in un suo tweet su X – ho bisogno di un piccolo aiuto. Ieri sono partito da Psp (l'Aeroporto Internazionale di Palm Springs, in California, ndr) per la Florida e nessuna delle mie valigie è arrivata. Mi servono per giocare nel Miami Open. Potete aiutarmi?". Un appello divertente, quello del tennista russo, che ha condiviso così sui social la sua disavventura.  
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Mostre, a Roma arriva ‘Turbanti’: percorso fotografico tra moda e inclusione

(Adnkronos) – Dal 23 marzo al 30 aprile la Casa Museo Boncompagni Ludovisi diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma guidata da Luca Mercuri, ospita la mostra fotografica 'Turbanti'. La mostra sarà presentata dall’onorevole Federico Mollicone, presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati. La mostra è organizzata e sostenuta da Accademia del Lusso e dalla Onlus 'Modelli si Nasce' cn il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi di Roma Capitale. Ideata e curata dall’artista, stylist e docente Cosmo Muccino Amatulli, con le fotografie di Roberto Autuori, la mostra nasce dall’incontro tra formazione, creatività e inclusione. Racconta storie visive, trasformando l’immagine in uno spazio di espressione e riconoscimento. Cuore dell’esposizione sono i copricapi esclusivi creati in Accademia dagli studenti di Fashion Styling & Communication e indossati dalle modelle e dai modelli dell’Associazione. Le fotografie restituiscono ritratti intensi e profondi, capaci di catturare l’essenza dei giovani protagonisti, la personalità, i punti di forza e le fragilità.  "Il turbante – spiega Cosmo Muccino Amatulli – è segno di protezione, forza e autodeterminazione, un elemento simbolico che pone al centro la persona e le sue qualità irripetibili in un percorso che invita a superare stereotipi e semplificazioni. Il titolo della mostra esprime un duplice significato: da un lato i turbanti come simbolo di identità, dall’altro il verbo turbare come sfida alle convenzioni e alle aspettative sociali per generare un nuovo ordine fondato sull’accettazione e sulla valorizzazionedelle differenze". 'Turbanti' diventa così la rappresentazione della capacità di rinnovare lo sguardo e cambiare prospettiva. "In questi anni – commenta Laura Gramigna, direttrice di Accademia delLusso Roma – abbiamo realizzato tanti progetti con l’Associazione Modelli si Nasce, tra mostre, allestimenti, sfilate e film. Tutte iniziative in cui abbiamo potuto apprezzare la professionalità e l’entusiasmo dei ragazzi coinvolti". Aggiunge Maria Giuseppina Di Monte, direttrice della Casa Museo Boncompagni Ludovisi: "Siamo felici di ospitare una mostra che coniuga la ricerca estetica con la volontà di rendere protagonisti i ragazzi dell’Associazione Modelli si Nasce e gli studenti dell’Accademia del Lusso, che hanno lavorato insieme con slancio e professionalità al progetto".  Silvia Cento, presidente di Modelli si Nasce, spiega: "Abbiamo fondato 'Modelli si Nasce' con un obiettivo preciso: dare identità e dignità alle persone autistiche. Troppo spesso si parla di autismo in modo generico, dimenticando l’unicità e le peculiarità di ogni persona. Ognuno dei nostri ragazzi ha un quid che merita di emergere: è ciò che Cosmo Muccino Amatulli e Roberto Autuori hanno valorizzato attraverso fotografie artistiche personalizzate. La forza del progetto è stata la collaborazione tra gli studenti di Accademia del Lusso e i nostri modelli. Durante gli shooting si sono incontrati, conosciuti e hanno condiviso momenti di Crescita, Formazione e Arte. Tutto questo è stato possibile grazie alla direttrice di Accademia del Lusso, Laura Gramigna che ancora una volta ha creduto nelle potenzialità dei nostri ragazzi”. L’apertura al pubblico della mostra 'Turbanti' è prevista per il 23 marzo alle 17.30, con un evento inaugurale alla presenza dei promotori, del curatore, degli studenti e dei giovani protagonisti del progetto. Un momento di condivisione che intende sottolineare il valore artistico e sociale dell’iniziativa e rilanciare il tema dell’inclusione come responsabilità collettiva. 
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