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Sin: “Intervenendo su 14 fattori modificabili rischio demenza riducibile fino al 45%”

(Adnkronos) – "La prevenzione delle malattie neurodegenerative è una priorità per la Società italiana di neurologia. L'obiettivo è intervenire sui fattori di rischio modificabili per ridurre, nel tempo, fino al 45% l'incidenza di patologie come Alzheimer, demenze e Parkinson, destinate ad aumentare con l'invecchiamento della popolazione. Le azioni avviate oggi daranno risultati negli anni, ma senza iniziare non li vedremo mai". Lo ha detto Mario Zappia, presidente della Sin, intervenendo alla conferenza stampa 'Salute del cervello – prevenzione, politiche, prospettive', nella Sala Caduti di Nassirya del Senato. L'iniziativa, promossa dalla senatrice Tilde Minasi in occasione della Settimana del cervello (16-22 marzo), punta a definire una strategia condivisa di fronte alla crescente diffusione delle patologie neurologiche.  I fattori di rischio modificabili individuati "sono 14, molti dei quali comuni ad altre malattie, come quelle cardiovascolari e oncologiche – ha ricordato Zappia – Si tratta di: ipertensione, obesità, diabete di tipo 2, fumo, inattività fisica, depressione, bassa scolarizzazione, isolamento sociale, perdita uditiva non trattata, traumi cranici, consumo eccessivo di alcol, deficit visivi non corretti, inquinamento atmosferico e livelli elevati di colesterolo Ldl". Accanto a questi emergono fattori più specifici. "I cibi ultraprocessati aumentano il rischio di demenza, mentre la dieta mediterranea può ridurlo fino al 30%", ha sottolineato il presidente della Sin, invitando a privilegiare alimenti naturali e poco trattati. Un ruolo centrale è svolto anche dallo stile di vita. "Esercizio fisico, istruzione e attività intellettuale tutto l'arco della vita – ha evidenziato – contribuiscono alla cosiddetta 'riserva cognitiva' che può ritardare la comparsa dei sintomi o ridurre la probabilità di sviluppare la malattia. L'attività fisica è fondamentale perché il movimento muscolare produce sostanze benefiche per il cervello". Determinante anche il sonno, "ancora sottovalutato, ma cruciale per l'equilibrio dell'organismo e potenzialmente in grado di influenzare il rischio di patologie neurodegenerative". La Sin propone quindi di portare la prevenzione neurologica allo stesso livello di quella cardiovascolare e oncologica, ambiti nei quali le campagne di prevenzione hanno già ridotto in modo significativo l'incidenza delle malattie. In questa direzione va la firma di un protocollo con Croce rossa italiana e Fondazione Atelehia per rafforzare le strategie di salute pubblica. "Per lungo tempo queste patologie sono state considerate inevitabili, ma oggi sappiamo che intervenire sui fattori di rischio può modificarne la storia naturale", ha continuato Zappia. Sempre più attenzione, inoltre, al ruolo del microbiota intestinale. "Per alcune patologie, come il Parkinson, si ipotizza che il processo patologico possa iniziare dall'intestino", ha aggiunto richiamando il possibile coinvolgimento di proteine come l'alfa-sinucleina. Le indicazioni alle famiglie sono chiare: alimentazione sana e poco processata, adesione alla dieta mediterranea, attività fisica regolare, sonno adeguato e stimolazione cognitiva continua. "Intervenire fin dalle prime fasi della vita può fare la differenza e contribuire a ridurre il rischio di malattie neurodegenerative in età avanzata", ha concluso. 
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Pellegrini e la falsa accusa di stalking, Fabrizio Corona a processo per diffamazione

(Adnkronos) – Fabrizio Corona andrà a processo per diffamazione ai danni del calciatore della Roma Lorenzo Pellegrini. Questa la decisione del gup sul caso dell'ex fotografo dei vip, rinviato oggi a giudizio e indagato dalla procura della Capitale in relazione a una intervista apparsa su ‘dillingernews.it’ a una 25enne che ha accusato falsamente di stalking il centrocampista giallorosso.  Insieme a Corona, il giudice ha rinviato a giudizio la ragazza, di origini romene, indagata a sua volta per diffamazione, calunnia e minacce ai danni del calciatore. Il processo inizierà il 1 dicembre davanti al giudice monocratico. "Siamo soddisfatti di questo passaggio processuale – commenta l'avvocato Federico Olivo, legale del calciatore – Una decisione che ritengo doverosa. La sede dove ora verrà approfondita questa vicenda è il dibattimento".  
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Marilab apre a Fiumicino nuovo centro analisi con servizi di diagnostica

(Adnkronos) – Dopo alcuni anni di assenza, il 23 marzo apre a Fiumicino il nuovo Centro analisi Marilab, in via della Foce Micina 75, segnando un ritorno significativo sul territorio, informa una nota. La riapertura – si legge – rappresenta una risposta concreta alle esigenze sanitarie di un Comune ampio e articolato come quello di Fiumicino, dove l'accesso a servizi di medicina di laboratorio di prossimità è particolarmente importante per cittadini e famiglie. Il nuovo centro sarà dedicato principalmente all'attività di laboratorio analisi, con un'organizzazione pensata per garantire rapidità nei servizi e tempi di risposta brevi. I pazienti potranno inoltre consultare e scaricare i referti online direttamente dal sito marilab.it, in modo semplice e sicuro, spesso già dopo poche ore dall'esecuzione degli esami. L'apertura – prosegue la nota – rappresenta un nuovo passo nel percorso di sviluppo della rete sanitaria Marilab nel Lazio. Nel rafforzare la propria presenza sanitaria nel quadrante costiero tra Roma, Ostia, Pomezia e Fiumicino, Marilab consolida una rete di strutture orientata alla medicina di prossimità, alla prevenzione e all'innovazione dei servizi. "Tornare a Fiumicino significa per noi riallacciare un legame storico con questo territorio – afferma Luca Marino, amministratore unico di Marilab – Il nostro obiettivo è offrire ai cittadini un servizio efficiente, tempestivo e di qualità, contribuendo concretamente alla prevenzione e alla tutela della salute". Per celebrare il nuovo avvio – conclude la nota – il centro analisi di Fiumicino proporrà fino al 30 aprile pacchetti di screening a tariffa agevolata, disponibili eccezionalmente a 20 euro, con l'obiettivo di incentivare la prevenzione e rendere i controlli periodici più accessibili. Inoltre, nella giornata di apertura del 23 marzo, chi si recherà presso il centro potrà ricevere un piccolo omaggio di benvenuto.  
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San Patrizio 2026, significato e tradizioni della festa irlandese

(Adnkronos) – Oggi, 17 marzo, in tutto il mondo si celebra la festa di San Patrizio . Si tratta della festa più importante dell'anno nella Repubblica d'Irlanda: il Paese oggi si tinge di verde e le città, in particolare la capitale, Dublino, si animano con concerti, parate e fuochi d’artificio. La festa però è molto sentita anche in altre città del mondo che ospitano importanti comunità irlandesi, ad esempio Montreal, Chicago, Boston e New York, in cui si svolgono sfilate nelle vie cittadine.  San Patrizio, patrono dell'Irlanda, viene celebrato nell'anniversario della sua morte, che risale al 17 marzo 461. Il nome con cui San Patrizio venne battezzato era Maewyn Succat. Nato nella Britannia Romana tra il 385 e il 392, intorno ai 15 anni venne rapito dai pirati irlandesi che lo vendettero come schiavo nel nord dell’Irlanda. Dopo sei anni di prigionia, riuscì a liberarsi: tornò in Britannia, dove riabbracciò la sua famiglia, divenne diacono e tornò in Irlanda per diffondere il cristianesimo.  Secondo la tradizione, San Patrizio usava spiegare il mistero della Trinità mostrando il trifoglio, in cui tre foglioline sono legate da un unico stelo. Le immagini di San Patrizio lo ritraggono spesso con una croce in una mano e un trifoglio nell’altra.  Durante il 'St. Patrick’s Day' è costume vestirsi di verde, bere birra, mangiare il tradizionale 'Irish Stew' e far risuonare le canzoni tipiche per tutta la giornata. 
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Da Zaccagni e Smalling a El Aynaoui: quando a Roma i calciatori finiscono nel mirino dei ladri

(Adnkronos) – La rapina avvenuta la notte scorsa nell'abitazione del centrocampista della Roma Neil El Aynaoui, è solo l'ultimo colpo messo a segno ai danni di calciatori della Capitale. A luglio dello scorso anno stessa sorte era toccata all'ex centrocampista laziale Matias Vecino. Di ritorno nella sua abitazione alla Camilluccia, trovò la casa a soqquadro. Rubati gioielli e orologi di lusso. In precedenza, a febbraio, l’abitazione del difensore biancoceleste Mario Gila in zona Formello era stata presa di mira dai ladri mentre il calciatore era in campo contro il Napoli. In quel caso, vennero portati via gioielli e orologi per un valore di 40mila euro. Nel dicembre 2023, i ladri avevano svaligiato la villa all’Eur dell’allora giocatore della Roma Nicola Zalewski. Dopo aver forzato una porta finestra, riuscirono a fuggire con oro e oggetti preziosi. Un mese prima, a finire vittime furono il calciatore della Lazio Mattia Zaccagni e la moglie, l'influencer Chiara Nasti. I ladri, approfittando dell'assenza in casa dei due, rubarono gioielli e altri oggetti preziosi per un valore di 80mila euro per poi fuggire. A ottobre 2023 i ladri entrarono nella villa sull'Appia Antica di Chris Smalling, 34enne allora difensore centrale della Roma. A rovinare i piani fu l'allarme. Il calciatore aveva già subito una rapina a mano armata nella sua casa nell'aprile 2021 e un tentato furto pochi mesi dopo, quando i vigilanti misero in fuga la banda. A maggio 2023 Alessio Cerci riuscì a mettere in fuga due rapinatori che volevano derubarlo del Rolex. L'ex calciatore giallorosso Roma venne avvicinato da uno scooter mentre si trovava al volante della sua auto in via Giovanni Volpato, in zona Marconi. Riconosciuta come finta l'arma che gli avevano puntato contro, non aveva ceduto alle minacce, facendoli scappare. Più violento il colpo subito il 31 marzo del 2022 dal calciatore della Lazio Raul Moro, picchiato mentre si trovava insieme al padre e rapinato sul Grande Raccordo Anulare di Roma. In quattro bloccarono la Mercedes classe A su cui viaggiavano il calciatore 20enne e il padre all'altezza del km 26. Dopo averli picchiati, fuggirono con la macchina. L'attaccante e il padre vennero soccorsi e trasportati in codice giallo all'ospedale Casilino. 
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Campus Bio-Medico di Roma, ecco executive master in Applied artificial intelligence engeneering

(Adnkronos) – Studi di settore indicano che gli investimenti in Ia per le aziende possono generare ritorni economici fino a quattro volte l’investimento iniziale. Oggi però circa il 40% dei 'knowledge worker' utilizza strumenti di intelligenza artificiale a livello individuale senza un coinvolgimento strutturato a livello aziendale, con un’importante limitazione: l’incapacità per le imprese di trasformare l’utilizzo delle tecnologie di Ia in un concreto ritorno economico. Per colmare questo gap strutturale l’Università Campus Bio-Medico di Roma, grazie a Ucbm Academy, lancia l’executive master in applied artificial intelligence engineering, un programma pensato per proiettare l’intera organizzazione aziendale verso un uso efficace dell’Intelligenza artificiale.  Secondo i dati Istat 2025 (Fonte: https://www.istat.it/comunicato-stampa/imprese-e-ict-anno-2025/) “l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle imprese con almeno 10 addetti registra nell’ultimo anno una crescita particolarmente significativa, dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025” ma “la mancanza di competenze adeguate frena l’adozione dell’IA in quasi il 60% delle aziende che hanno valutato ma poi non realizzato investimenti in IA”. Al momento molte aziende stanno sperimentando modelli e strumenti di Ai, ma senza una direzione strategica chiara, sostenendo costi legati all’utilizzo dei modelli e dei token senza produrre un impatto tangibile sull’Ebitda. Per uscire da questa logica non sistematica e colmare questo gap nasce l’executive master in applied artificial intelligence engineering di Ucbm academy che offre agli iscritti la possibilità di lavorare concretamente su casi reali che dimostrano come l’Ia possa generare ritorni economici fino a quattro volte l’investimento iniziale.  Secondo McKinsey, infatti, l’intelligenza artificiale generativa potrebbe generare tra 2,6 e 4,4 trilioni di dollari di valore economico globale ogni anno, configurandosi come una delle principali leve di produttività per le imprese nei prossimi anni (fonte: Economic potential of generative AI | McKinsey). "Nostri recenti studi che hanno coinvolto centinaia di aziende", dice il prof Leandro Pecchia, ordinario di Ingegneria Biomedica e co-direttore scientifico del Master- hanno dimostrato che l’Ia non è una sfida per singoli, ma per organizzazioni. Tuttavia, la maggior parte dei Master si concentrano sulla fruizione da parte del singolo. Il nostro master è diverso, perché chiede alle aziende di portare in classe le nuove leve, ma anche i loro manager e livelli apicali. La sfida dell’Ia si vince insieme, o non si vince". “Oggi la vera sfida delle Università e delle Academy è il reskilling, è il ripensare alle competenze delle persone – ha spiegato Rossella Ferreri, responsabile Ucbm academy – Secondo il World Economic Forum quasi il 50% dei lavoratori dovrà aggiornare le proprie competenze entro il 2027. Sappiamo che l’AI è già presente nel lavoro quotidiano di molti professionisti, ma il suo valore emerge davvero quando viene integrata in modo sistemico nelle organizzazioni, nei processi e nelle competenze dei team. Alla luce di questo scenario, il Master Internazionale su AI e più in generale la formazione di UCBM Academy intende focalizzarsi su tre dimensioni: cura, sostenibilità e interdisciplinarità. Perchè l’AI non è solo una questione tecnologica, è una questione di competenze, responsabilità e visione della persona”. Il percorso, infatti, coinvolge tre livelli organizzativi – C-Level, middle management e AI agent trainers – per integrare concretamente l’intelligenza artificiale nei processi aziendali. Il programma ha una forte dimensione internazionale e globale, con docenti da 4 continenti, e utilizza come laboratorio applicativo l’intero ecosistema dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, affrontando in modo concreto temi come l’ottimizzazione dei servizi sanitari, la gestione dei Crm, la distribuzione dei servizi e la riduzione dei costi operativi e di back office.  Le aziende partner possono partecipare al Master in diverse modalità, arrivando a poter a definire insieme alla faculty del Master il progetto applicativo da sviluppare nell’anno di corso. Il modello formativo del Master si basa sul principio “human in the loop”, in cui l’IA supporta e potenzia le decisioni umane. In una fase in cui la capacità computazionale e l’accesso ai modelli avanzati stanno diventando risorse sempre più preziose, il programma rappresenta un’occasione per le imprese non solo di formare le proprie organizzazioni interne e sviluppare progetti ad alto impatto economico, ma anche di incontrare nuovi talenti specializzati nell’applicazione dell’AI ai processi aziendali.  Grazie alla scalabilità delle tecnologie AI, questo approccio può rendere competitive anche aziende di medie dimensioni che fino a oggi dovevano ricorrere a grandi system integrator per automatizzare i propri processi, aprendo nuove opportunità di innovazione e crescita. L’approccio del Master sarà altamente selettivo: aziende e partecipanti saranno scelti reciprocamente, con l’obiettivo di garantire uno standing elevato e la massima concretezza dei progetti sviluppati.  Secondo Andrea Conte, ceo di Innova Semplice SpA e co-ideatore del Master: "L’intelligenza artificiale non è più solo una tecnologia, ma una nuova infrastruttura organizzativa. Le aziende che riusciranno a integrarla efficacemente nei propri processi avranno un vantaggio competitivo enorme e concreto in termini di Ebitda. Il master nasce per accompagnare le imprese in questa trasformazione". Il Master inizierà a novembre 2026 (con possibilità di pianificazione dei budget aziendali anche sul 2027) e ospiterà figure internazionali che hanno contribuito alla storia dell’industria tecnologica e dell’intelligenza artificiale. Per il caso italiano, sarà inoltre valutata la possibilità di finanziare la partecipazione al programma attraverso l’utilizzo di fondi per la formazione già accantonati dalle aziende. 
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Maxi tamponamento in galleria sull’autostrada A20 Messina-Palermo, coinvolti 80 mezzi

(Adnkronos) – Decine di auto, furgoni e mezzi pesanti, sono stati coinvolti in un incidente oggi 17 marzo in Sicilia, un maxi tamponamento a catena avvenuto nella galleria Villafranca sull'autostrada A20 Messina-Palermo, nella corsia di marcia verso il capoluogo regionale siciliano, tra Milazzo e Rometta, nel Messinese. Lo rendono noto i vigili del fuoco della Città dello Stretto. La circolazione autostradale è bloccata per consentire la complessa gestione dell'emergenza e l'evacuazione dei coinvolti all'interno della galleria.  Sul posto diverse squadre dei vigili del fuoco che stanno lavorando per liberare i veicoli, prestare assistenza alle persone e mettere in sicurezza i mezzi. Presente anche il personale del 118 e la polizia per i rilievi e la gestione della viabilità. 
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Carburanti, ecco ‘corsa’ dei prezzi in Europa: in Italia aumenti inferiori

(Adnkronos) –
Con l’esplosione del conflitto in Iran i prezzi della benzina e del diesel sono aumentati non solo in Italia, ma in tutta Europa. Facile.it ha esaminato gli ultimi dati disponibili della Commissione Europea (aggiornati al 9 marzo) confrontandoli con quelli pre-conflitto (aggiornati al 23 febbraio) scoprendo che in realtà i rincari registrati in Italia (5,5% per la benzina e 9,8% per il diesel all’epoca delle rilevazioni) sono, percentualmente, tra i più bassi dell’Eurozona.  Guardando al prezzo della benzina, al primo posto si posiziona la Germania, dove l’incremento, nelle date di rilevazione, risultava pari al 13,8%, seguita da Austria (13,2%) e Finlandia (12,5%). In Spagna il prezzo medio è cresciuto dell’8,8%, mentre in Francia si è fermato al 7,8%. Fa peggio dell’Italia anche la Grecia con un +6,6%, mentre nel nostro Paese l’incremento, come detto, è risultato pari al 5,5%, valore che fa mette il Bel Paese al dodicesimo posto nella classifica dell’Eurozona. Gli aumenti più contenuti sono stati rilevati invece in Slovenia (1,1%), Slovacchia (0,9%) e Irlanda (0,5%).  Guardando ai valori medi alla pompa nell’ultima rilevazione della Commissione Europea, rispetto alla benzina al primo posto ci sono i Paesi Bassi (2,172 euro al litro), seguiti da Germania (2,075 €/litro) e Finlandia (1,926 €). L’Italia si posiziona all’ottavo posto tra i Paesi dell’Eurozona. 
Analizzando il prezzo del diesel, l’aumento più consistente è stato rilevato, anche in questo caso, in Germania (24,8%). Seguono l’Austria, dove l’aumento è stato del 22,8% e l’Estonia con un +21,4%. Alla data di rilevazione, l’Italia occupava la quattordicesima posizione con un rincaro del 9,8%. Hanno registrato incrementi più alti di noi nazioni come la Francia (18,4%), la Grecia (17,2%) e la Spagna (15,6%), mentre in fondo alla classifica si confermano, anche per il prezzo del diesel, la Slovacchia (1,1%), l’Irlanda (0,6%) e la Slovenia (0,2%). Guardando al prezzo medio alla pompa, anche per il diesel il podio non cambia; al primo posto ci sono i Paesi Bassi (2,255 €/litro), seguiti da Germania (2,163 €/litro) e Finlandia (2,042 €/litro). L’Italia si posiziona al settimo posto. "I dati rilevati dalla nostra analisi -spiegano da Facile.it- raccontano uno scenario che già al 9 marzo evidenziava notevoli differenze fra gli Stati. Vista la diversa tempistica usata nelle varie nazioni per la raccolta dei dati, questi sono gli ultimi numeri confrontabili ma sappiamo già, almeno per l’Italia, che i nuovi valori saranno maggiori".  
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Ddl riforma responsabilità medica, confronto tra esperti all’università Tor Vergata di Roma

(Adnkronos) – La ricerca di una corretta attribuzione delle varie forme di responsabilità in ambito sanitario e il contrasto al fenomeno della medicina difensiva sono questioni centrali e sempre più attuali nel dibattito pubblico. A queste tematiche – e alle prospettive di riforma che si sono tradotte in un disegno di legge promosso dal ministero della Salute, attualmente all'esame della Camera dei deputati – è dedicato il convegno 'Verso la riforma della responsabilità medica, una prospettiva multidisciplinare', che si è svolto oggi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università di Roma Tor Vergata, organizzato in sinergia tra il Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione e il Dipartimento di Giurisprudenza dell'ateneo e il CeSDirSan, Centro interdisciplinare di studi sul diritto sanitario. L'evento è organizzato con il patrocinio della Simla (Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni).  "Un ringraziamento particolare ai docenti che si sono fatti nel corso del tempo promotori di queste iniziative" sul dibatitto della riforma della responsabilità sanitaria, anche con "la possibilità di aver messo a fattor comune competenze diverse: giuridiche, mediche, istituzionali e scientifiche – ha detto nel suo intervento Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell'università di Roma Tor Vergata – Il titolo del convegno richiama esplicitamente una prospettiva multidisciplinare. Questo è certamente un punto di forza caratterizzante molto importante. E' proprio questa la chiave più efficace per affrontare una materia così complessa come quella della responsabilità medica che si colloca al crocevia tra tutela del paziente, sicurezza delle cure, autonomia e serenità dell'esercizio della professione sanitaria. Il dibattito odierno si inserisce in una fase particolarmente significativa dell'evoluzione normativa. Infatti, è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo schema di legge delega volto a riformare il sistema della responsabilità sanitaria. Tra i profili più rilevanti vi è la proposta di riformulazione dell'articolo 590 sexies del Codice penale che limita la responsabilità penale del professionista sanitario ai casi di colpa grave quando il professionsita si sia tenuto a linee guida o buone pratiche clinico assistenziali adeguate al caso concreto. Si tratta di un intervento che mira, tra l'altro, a ridurre gli effetti della cosiddetta medicina difensiva, creando condizioni di maggiore serenità tra i professionisti sanitari, senza compromettere la tutela dei pazienti e la sicurezza delle cure. Proprio per questo appare particolarmente importante che il confronto su questi temi si sviluppi in segni di approfondimento scientifico e con il contributo di competenze diverse".  "Questa è un'iniziativa che approfondisce un ambito complesso ma anche rilevante: la responsabilità medica – ha esordito il ministro della Salute, Orazio Schillaci – E' un tema, devo dire, molto sentito dal personale sanitario. Il Governo su questo argomento ha posto da subito grande attenzione e anche un impegno concreto. I numeri del contenzioso medico legale, lo sapete, indicano quanto sia vasto questo problema. Ci sono oltre 35.000 azioni legali negli ultimi anni e il 97% in ambito penale poi si risolve in un nulla di fatto. Soprattutto da medico, oltre che da ministro della Salute – ha sottolineato – mi preoccupa il fatto che il timore fondato di contenziosi contribuisce ad alimentare la medicina difensiva, che costa al Servizio sanitario nazionale addirittura 9-10 miliardi di euro l'anno. Questa impatta su tanti aspetti del nostro sistema: tra tutti quello delle liste di attesa. Con il disegno di legge sulla riforma delle professioni sanitarie, insieme al ministro Nordio, ma con il contributo determinante del viceministro Sisto, siamo intervenuti con una modifica della normativa vigente in materia di responsabilità della professionale sanitaria. E' una norma che abbiamo voluto fortemente proprio per arginare la medicina difensiva, per permettere ai medici e agli operatori sanitari di lavorare con una maggiore serenità, quindi a tutela della salute. Viene confermata – ha ricordato – la responsabilità penale per colpa grave per chi esercita la professione sanitaria, ma si stabilisce che nell'accertamento della colpa il giudice debba considerare, oltre al rispetto delle linee guida e delle buone pratiche, anche il contesto, la realtà operativa nella quale il medico esercita la sua professione. A volte c'è una scarsità di risorse, c'è una carenza organizzativa, a volte poi anche i pazienti hanno una complessità delle patologie dalle quali sono affetti. Questo è quindi un contesto caratterizzato da decisioni cliniche che sono assunte anche in condizioni difficili". "Mi corre obbligo di essere testimone della grande abnegazione che il ministro Schillaci ha posto in questa riforma – ha dichiarato Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia – Diciamo che è stato un po' lo 'stalker' indispensabile per raggiungere questo obiettivo e noi abbiamo dato un contributo tecnico, ma senza la sua determinazione non saremmo giunti certamente al risultato. Qualche volta la politica si fa apprezzare – ha chiosato – perché prova a mettere insieme le esigenze dei professionisti e quelle del paziente. Io voglio dire subito che un punto di riferimento ineliminabile di questa riforma è quello che vuole proteggere il medico perché cura meglio il paziente. Quindi, forti di queste esigenze, abbiamo posto in essere uno sforzo, possiamo dirlo, titanico per poter raggiungere una mediazione a fronte di una serie di ostacoli che, come sempre quando si fanno le cose giuste, ci sono. Noi riteniamo che questa sia la riforma che bilancia correttamente i beni costituzionali, ritengo che il lavoro parlamentare potrà anche essere un utile se ci sono dei contributi che possono migliorare questa riforma, ma senza snaturarne la genesi".  "Il problema della responsabilità medica blema – ha evidenziato Roberto Bei, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università di Roma Tor Vergata – non è più settoriale, ma è un problema che riguarda diversi aspetti della medicina. Ricordo che la responsabilità medica rappresenta un nodo cruciale della nostra vita democratica e civile e che è rappresentata da due aspetti fondamentali: da una parte la tutela della salute, il diritto ad essere curati, e dall'altra la serenità nell'esercitare la professione, la serenità nel poter offrire delle cure. Bisogna considerare la responsabilità medica non solamente sanzionatoria e difensiva. Bisogna analizzare due aspetti: da una parte ci sono i diritti dei cittadini, la tutela alla salute, ma dall'altra non dobbiamo sottovalutare il timore del contenzioso che può portare a delle distorsioni nell'attività medica. Ci deve essere una sorta di garanzia per il medico che opera in questo settore sanitario. Ed ecco qui il ruolo importante dell'accademia. Che cosa possiamo fare? Noi non dobbiamo solamente fornire le informazioni tecniche ai futuri dottori, quelle che permetteranno loro di esercitare una professione, ma dobbiamo anche insegnare loro la consapevolezza delle responsabilità, civili, deontologiche e penali".  "Quindi – ha suggerito Bei – dobbiamo pensare ad una sorta di formazione sanitaria integrata. Bisogna insegnare a curare, ma anche a curare bene, valutare gli equilibri. Bisogna responsabilizzare i futuri medici e questa responsabilità deve nascere nel quadro in cui vengono operate le cure. Possiamo offrire dei seminari, delle attività didattico opzionali, invitare, come è stato fatto ora, giuristi, magistrati, professionisti che si occupano del risk management. Professionisti che si occupano di analizzare a fondo quelli che sono i contenziosi medici. Pertanto dobbiamo pensare in un modo diverso quando viene fatto un errore. Non bisogna pensare a trovare la colpa, ma – ha concluso – comprendere l'errore e cercare di non farlo più, quindi analizzare l'errore per impedire che venga fatto nuovamente".  
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Briatore e il referendum sulla giustizia: “Votate sì, i giudici non pagano quando sbagliano”

(Adnkronos) –
"C'è il referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pm, cosa dobbiamo votare? Sì. Tutti i paesi civili hanno la separazione delle carriere, tranne noi". Flavio Briatore 'in pista' per il sì nel referendum sulla riforma della giustizia in programma il 22 e 23 marzo. L'imprenditore si espone con un lungo video pubblicato su Instagram e si schiera a favore della riforma anche sulla base dell'esperienza personale. "Vi spiego cosa è successo a me, sono un classico esempio di persecuzione. Anni fa, nel 2010, avevo acquistato una nave per trasformarla in un charter. Avevo 22-24 persone come equipaggio, 24 famiglie che lavoravano. Un giorno, nei pressi del porto di La Spezia c'è stato un 'arrembaggio' da parte della Guardia di Finanza, sicuramente mandata dal pm. Ci hanno condotto nel porto di Genova: bastava dircelo e saremmo andati da soli. Sono entrati i finanzieri, hanno buttato fuori dalla nave mio figlio che era piccolissimo e mia moglie. Hanno sequestrato la nave, è arrivato il pm con tv al seguito e ha dato il 'cinque' a tutti i finanzieri per la brillante operazione: avevano sequestrato la nave di Briatore, non quella di Riina… ", spiega Briatore. "La barca è rimasta lì, come sfregio il giorno dopo un alto grado della Finanza è arrivato sulla nave in bermuda, con la moglie e il figlio. Hanno visitato la barca, il loro trofeo. Dopo 10 anni, il tribunale di Genova ha deciso di mettere all'asta la nave senza aspettare il giudizio della Cassazione che sarebbe arrivato dopo 2-3 settimane", aggiunge ricordando l'epilogo della vicenda giudiziaria. "In questo periodo ho sempre pagato lo stipendio agli equipaggi. Hanno deciso di rovinare Briatore, l'hanno venduta durante il periodo del Covid ad un 'prezzaccio'. Dopo 3 settimane, la Cassazione mi ha assolto: mi hanno tirato merda per 12 anni e poi mi hanno assolto. Avrebbero dovuto ridarmi la barca ma l'avevano venduta facendo una porcata. Quando si accaniscono contro di te, se non hai le spalle larghe ti rovinano. Paghi tu, loro non pagano mai. Chi sbaglia, paga. Se io sbaglio sul mio lavoro, pago. Se un chirurgo sbaglia un'operazione, paga. Comincino a pagare anche i giudici, che quando sbagliano ti rovinano la vita", conclude.  
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