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Usa, sparatoria in sinagoga e scuola ebraica nel Michigan: un’auto si è lanciata contro il complesso

(Adnkronos) – Una sparatoria è in corso all'interno di una sinagoga a West Bloomfield Township nel Michigan, dove nello stesso complesso si trova anche una scuola ebraica. Lo ha reso noto la polizia del Michigan spiegando di aver risposto a un uomo armato. L'Fbi si è recata presso la sinagoga Temple Israel a West Bloomfield Township, nel Michigan, per gestire ''insieme ai partner'' la sparatoria che ha interessato la zona del complesso ebraico. Inoltre, ha spiegato il direttore dell'Fbi Kash Patel su 'X', oltre a un uomo armato ci sarebbe un'auto che si è lanciata contro la sinagoga. La Federazione ebraica di Detroit ha consigliato a tutte le organizzazioni ebraiche della zona di "adottare il protocollo di lockout: nessuno deve entrare o uscire dal proprio edificio".  
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Cultura, a Gravina di Puglia cresce l’attesa per proclamazione a Capitale Italiana 2028

(Adnkronos) – La città vive un momento straordinario, segnato da una partecipazione popolare senza precedenti e da un clima di attesa che attraversa ogni quartiere e ogni generazione. L’energia nata dal basso si è trasformata in un vero movimento culturale, capace di superare rapidamente i confini cittadini e coinvolgere l’intera regione Puglia. Il sostegno si è poi esteso al resto del Paese, dove la candidatura di Gravina è diventata un caso emblematico di mobilitazione civica e orgoglio territoriale. A rafforzare questa spinta sono intervenuti anche testimonial di grande popolarità come Antonio Stornaiolo e Alessio Giannone, noto come Pinuccio. I loro video di sostegno, diffusi sui social, hanno registrato migliaia di visualizzazioni e condivisioni, contribuendo a portare Gravina al centro della conversazione pubblica nazionale. Con il loro stile ironico e diretto, hanno saputo raccontare la città con autenticità, amplificando il messaggio di una comunità viva, coesa e proiettata verso il futuro. Accanto alla partecipazione dei cittadini, la candidatura sta raccogliendo anche il sostegno del tessuto produttivo locale. Tra le realtà che hanno espresso il proprio supporto figurano Andriani, azienda basata in Puglia e punto di riferimento nel settore dell’innovation ed healthy food e Cobar, impresa impegnata da anni nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio storico-locale. Il coinvolgimento di queste realtà testimonia come il progetto di Gravina Capitale della Cultura sia diventato un percorso condiviso capace di unire comunità, istituzioni e sistema imprenditoriale attorno a una visione di sviluppo culturale e territoriale. Gravina, in Puglia, si prepara con crescente entusiasmo alla proclamazione della Capitale Italiana della Cultura 2028, fissata per il 18 marzo presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura, un appuntamento che ha catalizzato l’attenzione dei media nazionali. “Quella di Gravina è una candidatura che nasce dalla comunità e che negli ultimi mesi ha saputo trasformarsi in un vero progetto collettivo. Abbiamo visto cittadini, associazioni, istituzioni e realtà del territorio partecipare con entusiasmo alla costruzione di una visione culturale condivisa. Questo percorso dimostra come la cultura possa diventare uno strumento concreto di crescita, capace di rafforzare l’identità di un territorio e allo stesso tempo di proiettarlo verso il futuro. Al di là dell’esito finale, Gravina ha già dimostrato di possedere una straordinaria capacità di partecipazione e di racconto, che rappresenta un patrimonio importante per l’intero Paese”, afferma Ignazio Lovero, consigliere comunale delegato alla progettualità di Gravina Capitale Italiana della Cultura 2028. La città attende ora con fiducia il verdetto, consapevole di aver già ottenuto un risultato significativo: unire cittadini, istituzioni e sostenitori di tutta Italia attorno a un progetto culturale condiviso, dimostrando – qualunque sia l’esito – di possedere una forza narrativa e partecipativa che rappresenta un modello per l’intero Paese. 
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Trump: “Iran benvenuto ai Mondiali, ma meglio non partecipi per motivi di sicurezza”

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Donald Trump torna a parlare della presenza dell'Iran ai prossimi Mondiali in programma tra Stati Uniti, Messico e Canada. "La nazionale di calcio iraniana è benvenuta ai Mondiali, ma non credo sia appropriato che siano lì. Per la loro vita e sicurezza", ha scritto il presidente americano su Truth.  Nella giornata di ieri, il ministro dello sport iraniano Ahmad Donyamali aveva escluso la partecipazione della nazionale maschile ai Mondiali di quest'anno negli Stati Uniti a causa della guerra in corso. Gli Stati Uniti e Israele stanno portando avanti attacchi aerei contro l'Iran dal 28 febbraio e nel conflitto è stato ucciso il leader supremo dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei. "Da quando questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non ci sono più le condizioni per partecipare alla Coppa del Mondo", ha dichiarato Donyamali in un'intervista televisiva. "A causa delle misure dolose adottate contro l'Iran, ci sono state imposte due guerre nel giro di otto o nove mesi, e diverse migliaia di nostri connazionali sono stati uccisi. Pertanto, non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare in questo modo". 
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Sindrome dell’Avana: nuove prove e un’ipotesi inconfessabile per l'”arma neurologica”

(Adnkronos) – Per quasi dieci anni è stata una delle storie più enigmatiche della sicurezza internazionale. Diplomatici, agenti dell’intelligence e militari statunitensi colpiti da improvvisi malori neurologici: vertigini, perdita di equilibrio, problemi cognitivi, dolori lancinanti alla testa e alle orecchie.  Il fenomeno è stato ribattezzato “sindrome dell’Avana”, dal primo gruppo di casi registrato nel 2016 tra i diplomatici americani a Cuba.  Per anni Washington ha oscillato tra due ipotesi: un attacco deliberato con una nuova tecnologia oppure un insieme di cause ambientali o psicologiche. Ora una nuova inchiesta della trasmissione 60 Minutes, sulla Cbs, rilancia la prima possibilità con dettagli che potrebbero cambiare la storia.  Secondo la ricostruzione giornalistica, gli Stati Uniti avrebbero acquistato segretamente nel 2024 un’arma a microonde miniaturizzata proveniente da una rete criminale legata alla Russia. Il dispositivo, poi testato in un laboratorio militare americano, avrebbe prodotto sugli animali lesioni compatibili con quelle riportate dalle vittime umane.  Se confermato, sarebbe il primo indizio concreto dell’esistenza di un’arma capace di provocare i sintomi denunciati da centinaia di funzionari statunitensi in tutto il mondo.   L’inchiesta televisiva raccoglie testimonianze che negli anni hanno mostrato una sorprendente somiglianza. Un ex tenente colonnello dell’aeronautica, che lavorava su satelliti militari altamente classificati, racconta di essere stato colpito più volte nella propria casa in Virginia tra il 2020 e il 2021. “Sembrava che qualcuno mi avesse dato un pugno alla gola. Poi una morsa improvvisa alla testa, disorientamento, vertigini.”  Altri funzionari americani descrivono sensazioni analoghe: un suono penetrante nelle orecchie, pressione alle tempie, perdita di equilibrio, nausea. Molti di loro hanno sviluppato disturbi neurologici permanenti, con problemi di memoria, visione e concentrazione. Alcuni hanno subito interventi chirurgici per danni all’orecchio interno o al sistema osseo. Secondo il Dipartimento di Stato, oltre duecento funzionari americani hanno segnalato episodi compatibili con la sindrome dal 2016, in paesi che vanno da Cuba alla Cina, dall’Austria alla Russia, fino agli Stati Uniti stessi.  La storia potrebbe però essere molto più lunga di quanto si pensi. Il primo caso documentato potrebbe risalire addirittura al 1996.  Michael Beck, agente della National Security Agency, raccontò di aver scoperto durante una missione in un “paese ostile” una minaccia tecnologica mentre ispezionava il cantiere di una sede diplomatica americana. Il giorno successivo si svegliò con sintomi inspiegabili: confusione mentale, incapacità di concentrarsi, un senso di stordimento profondo. I disturbi scomparvero temporaneamente, ma anni dopo tornarono in forma molto più grave. Nel giro di poco tempo Beck sviluppò sintomi neurologici progressivi: difficoltà motorie, paralisi intermittenti, vertigini. La diagnosi fu Parkinson precoce a soli 45 anni, senza precedenti familiari. Il collega che aveva partecipato con lui alla missione morì pochi anni dopo, con segni di invecchiamento accelerato. Secondo Beck, morto a gennaio di quest’anno, un documento classificato dell’intelligence descriveva già negli anni Novanta un sistema a microonde ad alta potenza capace di indebolire o uccidere un avversario nel tempo senza lasciare tracce evidenti. Se questa ricostruzione fosse confermata, Beck potrebbe essere stata la prima vittima documentata di un’arma neurologica a energia diretta.   Una delle ipotesi più discusse è quella avanzata dal medico e microbiologo David Relman, professore alla Stanford University, che ha guidato due commissioni scientifiche incaricate dal governo americano. Secondo i suoi studi, la spiegazione più plausibile per una parte dei casi sarebbe l’esposizione a microonde pulsate ad alta intensità. Questa forma di energia elettromagnetica, se modulata in modo particolare, potrebbe interferire con i tessuti biologici: provocare disorientamento e perdita di coscienza; stimolare direttamente i neuroni; generare sensazioni uditive e dolore senza rumori esterni.  Relman ha ricordato che gran parte delle ricerche su queste tecnologie fu condotta durante la Guerra fredda nell’Unione Sovietica, che studiava possibili applicazioni militari delle microonde sul corpo umano.   Nonostante le testimonianze e alcune analisi scientifiche, la posizione ufficiale della comunità di intelligence statunitense è rimasta prudente. Nel 2023 una valutazione coordinata dall’Office of the Director of National Intelligence ha concluso che è “molto improbabile” che gli incidenti siano stati causati da un avversario straniero. Questa conclusione ha suscitato forti critiche tra le vittime e tra alcuni esperti.  Secondo l’inchiesta di 60 Minutes, diversi funzionari dell’intelligence avrebbero temuto che riconoscere l’esistenza di un attacco tecnologico deliberato potesse avere conseguenze geopolitiche enormi. Un ex ufficiale della Cia intervistato nel servizio: “Se ammetti che un paese straniero sta colpendo diplomatici e agenti americani con un’arma sul territorio degli Stati Uniti, questo è praticamente un atto di guerra.”  Il punto più sorprendente dell’inchiesta riguarda l’arma acquistata nel 2024 da agenti sotto copertura del Department of Homeland Security.  Secondo diverse fonti citate da CNN e da 60 Minutes: il dispositivo sarebbe portatile e facilmente occultabile, potrebbe essere trasportato in uno zaino, funzionerebbe con impulsi di onde radio o microonde programmabili, avrebbe una portata di centinaia di metri, il raggio potrebbe attraversare finestre e pareti sottili.  Il dettaglio cruciale, spiegano gli investigatori, non sarebbe tanto l’hardware quanto il software che modula l’onda elettromagnetica, creando impulsi rapidi e variabili. Questo corrisponderebbe esattamente al meccanismo ipotizzato dagli studi scientifici degli ultimi anni.  Il possibile coinvolgimento di Mosca è stato evocato più volte. Nel 2024 un’inchiesta giornalistica congiunta tra 60 Minutes e il sito investigativo russo The Insider ha identificato membri di un’unità dell’intelligence militare russa nelle vicinanze di alcuni episodi. Non esiste tuttavia una prova definitiva che colleghi direttamente il Cremlino agli incidenti. Mosca ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento.   L’Office of the Director of National Intelligence ha annunciato una nuova revisione complessiva dei casi di “Anomalous Health Incidents”, come vengono ufficialmente definiti.  Ma il problema non è solo scientifico o investigativo: è anche politico e morale.  Molti degli agenti colpiti accusano il governo americano di averli ignorati o addirittura ridicolizzati per anni. Alcuni chiedono un riconoscimento formale delle loro ferite come danni subiti in servizio. Uno di loro, ex alto dirigente della Cia, ha riassunto così il sentimento di molti colleghi: “La ferita più grande non è solo quella neurologica. È la sensazione di essere stati abbandonati dal proprio paese.”  Se le nuove informazioni sull’arma a microonde dovessero essere confermate, la sindrome dell’Avana potrebbe passare da mistero medico a una delle più inquietanti forme di guerra invisibile del XXI secolo: raggi invisibili, capaci di colpire un individuo preciso, senza lasciare segni immediatamente riconoscibili. Un’arma perfetta per la guerra segreta del nostro tempo. 
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“Possibile 200 dollari a barile, l’Ue consideri la riduzione dei consumi”. L’allarme dell’esperto

(Adnkronos) – La minaccia iraniana di portare il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile "è più realistica delle assicurazioni" offerte da Usa, Ue e Agenzia internazionale dell'energia (Iea)". Lo dice all'Adnkronos Francesco Sassi, professore in geopolitica dell'energia all'Università di Oslo e autore della newsletter Energy Geopolitics & Statecraft, sottolineando che il prezzo è salito per due giorni consecutivi e si è avvicinato ai 100 dollari al barile nonostante i trentadue Paesi membri dell'Agenzia abbiano promesso il più grande rilascio di riserve strategiche petrolifere mai avvenuto. La mossa Iea, "francamente, è un buco nell'acqua", rileva l'esperto, spiegando che avrebbe "sicuramente" un impatto sui mercati se il conflitto dovesse terminare tra pochi giorni. "Ma se dovesse continuare la chiusura dello Stretto di Hormuz, o comunque un rallentamento dei flussi in maniera consistente per settimane o mesi, sarebbe, purtroppo, inutile". Si rischia una crisi di proporzioni inedite perché la chiusura dello Stretto è "un evento storico, epocale", che "cambia anche tutta la geopolitica dell'energia regionale. In futuro Hormuz verrà visto molto diversamente, come anche la capacità dell'Iran come potenza regionale". Per l'esperto, dunque, la prospettiva paventata da Teheran è "sicuramente più credibile delle affermazioni della Commissione europea per cui in questo momento l'Europa non rischia ripercussioni sull'approvvigionamento di petrolio nel breve periodo". A livello Ue servirebbe "una comunicazione molto sincera" riguardo all'impennata dei prezzi innescata dalla guerra in corso: occorre "dire che le prospettive di questa crisi energetica sono peggiori di quelle del 2022-2023. E come allora si sono ipotizzate misure per limitare il consumo di energia, bisognerebbe iniziare a pensare di farlo anche oggi". L'efficacia di tali misure si riduca progressivamente col passare del tempo: "più ci avviciniamo al prossimo inverno, meno tempo avremo di reagire a quanto sta accadendo". Se questo è il messaggio per il pubblico, prosegue l'esperto, quello per i policymaker "è di lasciare da parte l'eurocentrismo della Commissione e dei governi europei". Serve "accettare il fatto che la geopolitica dell'energia oggi viene decisa a livello globale, e che l'Europa non è al centro di questo mondo". La crisi dei prezzi attuale si innesta su quella precedente, scatenata dall'invasione russa dell'Ucraina e "già gravosa di per sé", rileva. E se le prospettive riguardo alla sua durata dovessero estendersi dalle settimane ai mesi, se non di più, i riflessi energetici, economici e politici sarebbero "ancora più gravi" del conflitto in corso tra Mosca e Kiev. "Ed è un test gigantesco per la politica europea di diversificazione dalle importazioni di idrocarburi russi: verremmo davvero messi alla prova, se la situazione non dovesse cambiare". È realistico che dai Paesi affacciati sul Golfo Persico, il cui traffico navale passa necessariamente attraverso lo Stretto di Hormuz, non arrivi più petrolio, evidenzia Sassi. "L'unico Paese che ha una capacità discreta di diversificare è l'Arabia Saudita, in parte anche gli Emirati Arabi Uniti. Ma anche questa offerta è fortemente minacciata da ciò che accade nel Mar Rosso. E dall'altra parte anche l'imbocco di Hormuz non è per nulla sicuro. Lo dimostra oggi la chiusura del terminal più importante dell'Oman, che è completamente fuori da Hormuz, e nonostante ciò è minacciato dalla presenza droni e attori non meglio identificati che possono colpire le navi nella regione". Tutto questo significa che la chiusura iraniana dei porti si sta allargando, non si sta restringendo, prosegue l'esperto. "E la diversificazione delle infrastrutture oggi presenti nel Golfo non garantisce assolutamente una capacità alternativa agli esportatori più grandi dell'Opec": Arabia Saudita, Iraq ed Emirati Arabi Uniti in sequenza. "Tutti e tre hanno diminuito la propria produzione di petrolio considerevolmente", senza parlare del fatto che nelle prossime settimane, al netto di evoluzioni nella situazione bellica, essi "limiteranno ulteriormente la produzione rispetto già a quella ridotta di ora: ed è questo che i mercati temono". Sull'impennata dei prezzi pesa anche l'apparente inconsistenza del programma di assicurazione unito al sostegno militare Usa proposto da Donald Trump per riassicurare le navi commerciali, soprattutto le petroliere, che transitano nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. "È stato smentito dalla sua stessa Marina", la quale "ha detto che non può garantire il passaggio sicuro a nessun naviglio in questo momento", rileva l'esperto, pur riconoscendo che si tratta di "una prospettiva che una volta uscita dalla bocca del presidente degli Usa deve essere presa in considerazione". In più, tenendo conto di come si sta evolvendo la guerra, la sicurezza energetica internazionale, e quanto petrolio e gas naturale si stiano nuovamente dimostrando importanti per gli interessi di tutte le economie del mondo", il piano di Trump "dovrebbe far riflettere" Ue e Stati membri, evidenzia Sassi. Si tratta di "una proposta molto diversa dall'idea che abbiamo degli Stati Uniti di Paese che supporta la libera navigazione, soprattutto dal momento che non hanno mai richiesto ad altri Paesi di acquistare un'assicurazione per garantire quella degli idrocarburi via mare a livello internazionale", sottolinea. Non ci si può scordare nemmeno della minaccia rappresentata dagli Houthi, la milizia ribelle yemenita sostenuta dall'Iran che minaccia la navigazione nell'altra grande strettoia della regione, lo Stretto di Bab-el-Mandeb all'imbocco del Mar Rosso. Al momento la zona è presidiata dalla portaerei statunitense USS Gerald R. Ford, "che funziona da deterrente", ma la sua flotta "non può rimanere stabilmente in quel luogo, perché diventerebbe un potenziale obiettivo militare". In più l'altra portaerei Usa presente nella regione, la USS Abraham Lincoln, dovrà spostarsi dal Golfo dell'Oman per esigenze di servizio: "non a caso una terza portaerei sta arrivando dall'Atlantico". E nell'istante in cui tali assetti si muoveranno, "per quale motivo gli Houthi non dovrebbero giocare anche questa partita?". I ribelli yemeniti dovranno far fronte "a una questione di vitale importanza, perché la fine del regime iraniano probabilmente porterebbe anche alla cessazione degli aiuti che arrivano dal loro più grande alleato internazionale. Dopodiché, applicare pressione sullo stretto di Bab-el-Mandeb e sul Mar Rosso gioverebbe ancora di più l'Iran. E dovessero riuscire a bloccare il passaggio, o tenere impegnata una delle portaerei americane in un conflitto locale, fornirebbero un ennesimo vantaggio a Teheran, che potrebbe giocarselo in molteplici modi, aumentando i tentativi di colpire le navi americane o colpendo altre infrastrutture energetiche nei Paesi del Golfo". (di Otto Lanzavecchia) 
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Disturbi alimentari, pediatri: “Non solo femminili, in ragazzi segnali diversi”

(Adnkronos) – I disturbi del comportamento alimentare (Dca) non sono un problema esclusivamente femminile e colpiscono in età sempre più precoce: circa il 30% dei casi riguarda minori sotto i 14 anni. Se le ragazze rappresentano la maggioranza dei pazienti, negli ultimi anni si è registrata una crescente evidenza clinica anche tra i ragazzi, soprattutto nella fascia di età 12-17 anni. In occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, che si celebra il 15 marzo, la Società italiana di pediatria (Sip) richiama l’attenzione su un aspetto ancora poco riconosciuto: nei ragazzi – spiegano gli esperti in una nota – i disturbi alimentari “possono manifestarsi con caratteristiche diverse rispetto alle ragazze e proprio per questo rischiano di essere intercettati più tardi, quando il quadro clinico è già più compromesso. Nell’anoressia nervosa i maschi rappresentano una quota variabile ma non trascurabile dei casi: a seconda delle casistiche, il rapporto maschi-femmine può variare da circa 1:3 a 1:12”. Nella bulimia nervosa e nei disturbi da alimentazione incontrollata la distanza tra i generi appare meno marcata.  “La minore presenza maschile nelle statistiche potrebbe dipendere anche da anni di mancato riconoscimento”, afferma Elena Inzaghi, responsabile del Gruppo di studio Medicina di genere in pediatria della Sip. “Per molto tempo i criteri diagnostici e l’immaginario collettivo hanno identificato i disturbi alimentari come un problema ‘da ragazze’: questo – continua – ha reso più difficile riconoscerli nei maschi, dove i sintomi possono essere meno sovrapponibili ai modelli classici e dove spesso c’è una minore consapevolezza del problema”. Nei ragazzi il disturbo può non presentarsi con la tipica paura di ingrassare. Più frequentemente – chiariscono i pediatri – emerge “un’attenzione marcata alla massa muscolare, un ricorso eccessivo all’attività fisica, l’uso di integratori, una dieta rigidamente controllata per ‘definire’ il corpo più che per dimagrire”.   Se si cercano solo i segnali tradizionali – restrizione calorica evidente, timore di prendere peso, condotte compensatorie – il rischio è di non riconoscere il disturbo nei ragazzi. È proprio questa diversa presentazione clinica che può ritardare la diagnosi, con il risultato che i maschi potrebbero arrivare all’osservazione specialistica in condizioni più gravi e con una prognosi potenzialmente meno favorevole, soprattutto quando l’esordio è precoce.  “Uno studio condotto presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù su 501 pazienti pediatrici con anoressia nervosa, recentemente discusso sull’ultimo numero della rivista Sip ‘Pediatria’ – illustra Inzaghi – evidenzia che l’età media di presentazione della malattia è risultata significativamente più giovane nei maschi rispetto alle femmine. Nei maschi, inoltre, al momento del ricovero si osservavano parametri clinici indicativi di una maggiore gravità, un dato che potrebbe essere correlato anche a un riconoscimento più tardivo del disturbo”. Come sottolinea il presidente Sip, Rino Agostiniani: “Se continuiamo a pensare ai disturbi alimentari come a un problema solo femminile rischiamo di non riconoscerli nei ragazzi. È fondamentale che pediatri, genitori e insegnanti imparino a intercettare anche segnali meno tipici, come l’ossessione per la massa muscolare o l’eccesso di esercizio fisico”. Una diagnosi precoce resta il fattore più importante per migliorare l’evoluzione del disturbo, rimarcano gli esperti. Per questo, in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla, la Sip invita a promuovere una maggiore consapevolezza delle differenze di genere nella presentazione dei disturbi alimentari. “L’attenzione alla pediatria di genere – conclude Agostiniani – rappresenta oggi uno strumento fondamentale per migliorare la capacità diagnostica e l’appropriatezza delle cure non solo nei disturbi alimentari, ma in molti ambiti della salute dell’infanzia e dell’adolescenza”. 
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Paralimpiadi Milano Cortina, atleta ucraina costretta a togliere orecchini ‘Stop guerra’

(Adnkronos) – L'atleta ucraina Alexandra Kononova è stata obbligata a togliere i propri orecchini, con la bandiera del suo Paese e il messaggio "Stop War", prima della cerimonia di premiazione delle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 per l'oro conquistato nel para-biathlon. Come spiegato dal portavoce del Comitato Internazionale Paralimpico Craig Spence, gli orecchini costituivano una violazione dei regolamenti supplementari dell'Ipc.  La biatleta ucraina Alexandra Kononova è stata invitata così a sfilarsi gli orecchini prima della cerimonia di premiazione, perché 'contrari' ai regolamenti generali del Comitato Paralimpico Internazionale (Ipc). Il Comitato Paralimpico Nazionale dell'Ucraina ha diffuso una nota, spiegando che un rappresentante dell'Ipc aveva tentato di rimuovere gli orecchini a Kononova, "costringendo l'atleta a toglierli" prima della cerimonia di premiazione. "Un membro dello staff – ha poi spiegato Spence – ha notato questi orecchini e ha compreso che avrebbero molto probabilmente violato i nostri regolamenti supplementari sulle dimostrazioni, comunicati in modo esplicito a tutti i Comitati Paralimpici Nazionali prima dell'inizio dei Giochi. La situazione è stata riconosciuta, gestita e, per quanto ci riguarda, la questione è chiusa".  
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Europa League, oggi Bologna-Roma – La diretta

(Adnkronos) – Torna l'Europa League con gli ottavi di finale. Oggi, giovedì 12 marzo, il Bologna ospita la Roma allo stadio Dall'Ara nell'andata dell'euroderby. I giallorossi si sono qualificati direttamente agli ottavi grazie all'ottavo posto nella fase campionato, mentre la squadra di Italiano ha eliminato i norvegesi del Brann nei playoff. Calcio d'inizio alle 18:45. 
Dove vedere Bologna-Roma? La partita sarà visibile in diretta e in esclusiva su Sky Sport Uno, Sky Sport 4K e Sky Sport 25. L'euroderby sarà disponibile anche in streaming su Sky Go e NOW La gara di ritorno di giocherà giovedì 19 marzo allo Stadio Olimpico. Calcio d'inizio alle 21.  
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Grimaldi, “Sostenibilità deve partire dal sociale, in un anno sostenuti oltre 30 progetti”

(Adnkronos) – “La sostenibilità deve partire prima di tutto da quella sociale. Solo dopo vengono quella ambientale e quella economica: sono collegate tra loro e necessarie, ma il primo passo deve essere il sociale”. A sottolinearlo è Eugenio Grimaldi, presidente di Alis per il Sociale, intervenendo alla quinta edizione di LetExpo, la manifestazione di riferimento per il settore della logistica e dei trasporti. “L’impegno di Alis per il sociale nasce proprio con questo obiettivo: creare un ponte tra le categorie cosiddette fragili e il mondo degli imprenditori. Sono quest’ultimi che sostengono in prima persona, anche economicamente, progetti sociali concreti”. Secondo Grimaldi, solo nell’ultimo anno sono stati centrati risultati significativi: “Parliamo di circa trenta progetti sostenuti dagli imprenditori presenti a LetExpo, iniziative che dimostrano quanto il sociale sia una componente fondamentale anche nella filiera della logistica. Questa manifestazione permette di creare relazioni tra i nostri associati e le organizzazioni che operano nel sociale. In questa edizione sono presenti circa 60 espositori che raccontano i loro progetti e le attività che portano avanti quotidianamente in tutta Italia, dal Nord al Sud”. Si tratta spesso di realtà che svolgono attività di grande valore ma che faticano a farsi conoscere. “Queste organizzazioni fanno un lavoro nobilissimo ma non sempre riescono a entrare nei tessuti economici e sociali. Qui invece trovano spazio e visibilità e vengono sostenute da molti imprenditori”, ha aggiunto. Tra gli esempi citati da Grimaldi figurano progetti realizzati all’interno dell’ospedale pediatrico di Napoli e iniziative portate avanti con comunità impegnate nel recupero di persone con percorsi di vita complessi. 
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Fiere, Prisco: “500 mln investiti in nuove tecnologie per proteggere operatori soccorso e cittadini”

(Adnkronos) – "Abbiamo fatto investimenti molto importanti, non solo sul personale ma anche sul più grande ricambio di mezzi dell’epoca repubblicana e su nuove tecnologie”. Lo ha detto il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno Emanuele Prisco intervenendo alla quinta edizione di LetExpo. “Dall’inizio del mandato – ha spiegato – abbiamo investito oltre 500 milioni di euro in nuove tecnologie per innalzare il livello di sicurezza degli operatori del soccorso, che svolgono un lavoro ovviamente pericoloso, ma anche per garantire maggiore sicurezza ai cittadini. Con strumenti più efficaci si possono aiutare le persone”. Secondo Prisco, molte delle innovazioni introdotte non sono immediatamente visibili: “Diverse di queste tecnologie non si vedono e per fortuna che non si vedono, perché significa che non devono essere utilizzate in emergenza. Tuttavia vengono impiegate quando necessario, come nella recente frana di Niscemi e in altri scenari drammatici, dove il ricorso a strumenti tecnologici avanzati è sempre più frequente”. Infine, Prisco ha sottolineato l’importanza della formazione e del coinvolgimento dei giovani: “Abbiamo riaperto, grazie alla Presidenza del Consiglio e al ministero dello Sport e dei Giovani, un capitolo dedicato al servizio civile diffuso su tutto il territorio e da quest’anno partiranno anche i campi estivi per formarsi sui temi della prevenzione insieme agli operatori del soccorso. Crediamo molto in queste attività, sia per avvicinare i giovani a questo mondo sia per creare una maggiore consapevolezza dei rischi e dei pericoli” 
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