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[PODCAST] – Stadio, Avv.Pellegrino: “Roma, ad oggi nessun diritto acquisito. Le parole della Raggi una forzatura”

"Lo Stadio? Per la Roma siamo ancora nell'ottica di aspettative, assolutamente legittime, ma nulla di più. Il Comune ha comunque il potere di tornare indietro. Sono da escludere quindi ad oggi risarcimenti, tanto più milionari. Cambierebbe la situazione solo con le convenzioni concesse e la costruzione in atto. E un Comune che dice che bisogna andare avanti perché se no si va incontro ad un mega risarcimento, dice una bugia". 

L'avvocato Gianluigi Pellegrino, tra i massimi esperti di diritto amministrativo in Italia e non solo, cerca di far luce sulla vicenda Stadio della Roma ai microfoni diReteSport. Ponendo l'accento sul tema del diritto acquisito che la società rivendica per la costruzione dell'impianto:

"Da quello che si apprende sui giornali, è una vicenda questa il cui iter di atti pubblici è appena iniziato, mentre i primi diritti in materia si cominciano ad acquisire quando l'iter pubblico è del tutto sviluppato e quando gli accordi tra le parti sono perfezionati. Qui neanche la Variante urbanistica ancora è perfezionata, e siamo in tema di tipico potere pubblico come tale persino revocabile dopo il suo esercizio, e che quindi a maggior ragione può essere fermato nel suo procedimento per una modifica di volontà amministrativa. Parlare quindi di diritti acquisiti è cercare di fare la voce grossa, ma al più ci possono essere delle aspettative sulle quali il Comune ha comunque il potere di tornare indietroSono da escludere quindi ad oggi risarcimenti tanto più milionari; al massimo meri indennizzi tutti da verificare e per somme minimali rispetto a quelle che circolano. Pertanto un Comune che dice che bisogna andare avanti perché se no si va incontro ad un mega risarcimento, dice una bugia. La verità è che si va avanti se si vuole farlo. E’ legittimo ma è appunto una scelta non certo un obbligo".

L'avvocato Pellegrino chiarisce anche alcuni punti legati alla conferenza dei servizi, che portava in seno già di per sé la variante urbanistica, tanto che per alcuni non sarebbe stata necessaria l'approvazione del Consiglio Comunale: "Salvo l'esistenza di leggi speciali, che non mi risulta vengano invocate, una conferenza dei servizi che comporti variante urbanistica deve essere approvata dal Consiglio Comunale, che è l'unico organo che può variare la destinazione urbanistica delle aree. Ma perfino in caso di variante urbanistica già approvata si può tornare indietro. Il Comune può sempre non approvare una variante urbanistica, e anche azzerarla dopo aver approvata perché è una sua tipica potestà pubblica, senza che ciò legittimi limiti o risarcimenti se se non si è arrivati ancora alle convenzioni urbanistiche, a contratti o permessi edilizi rilasciati e costruzioni avviate. Solo in questi casi di potrebbe parare di diritti acquisiti ma qui siamo ancora lontani. Siamo ancora nell'ottica di aspettative, assolutamente legittime, ma nulla di più. E le aspettative non vengono risarcite, tutt'al più indennizzate, con somme ben inferiori a quelle che vengono agitate. Esistono plurimi precedenti di marce indietro, con iter di varianti urbanistiche approvate ma poi annullate per una modifica della volontà del Comune. Cambierebbe la situazione solo con le convenzioni concesse e la costruzione in atto"

L'avvocato vuole però rassicurare sulla correttezza del percorso intrapreso dalla Roma: "In alcun modo voglio dire che lo stadio non si può fare. Anzi è vero il contrario, se ne capiscono anche le esigenze. Ciò che il Comune non può fare è dire che vi sarebbe obbligato. Così assolutamente non è. Lo fa se vuole farlo come pure può fare marcia indietro se ci ripensa. L’importante è che parli chiaro e non trovi scuse né per una scelta né per l’altra".

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[PODCAST] – Colantuono: “Petrachi perfetto per la Roma, vi spiego perché”

Intervenuto nel corso della mattina di ReteSport, mister Stefano Colantuono è tornato a commentare il momento in casa Roma, descrivendo uno dei profili in questi giorni presi in considerazione per il ruolo di prossimo ds giallorosso: "Petrachi? Lo conosco bene da tempo. Posso dire solo cose positive. Ha dimostrato con la sua carriera le qualità che ha e col Torino ha fatto cose importanti. Vede molto bene i giocatori: mi segnalò D’Ambrosio in C2 da un dvd per esempio. Sa scegliere molto bene i giocatori. Lo ritengo un profilo molto adatto per la Roma". Il tecnico romano e il dirigente hanno lavorato a braccetto proprio in granata: "Petrachi riesce a far combaciare quello che chiede la dirigenza con i mezzi a disposizione nel miglior modo possibile. Se non si ha la possibilità di prendere certi giocatori, è il miglior compromesso. Tra l’altro lui da giocatore era un esterno molto bravo tecnicamente e ha mantenuto la passione per il calcio offensivo. Ma vi garantisco che anche Massara è un dirigente molto valido. Comunque a prescindere punterei su un direttore sportivo italiano, si muovono meglio nei meandri del mercato e mi sembra abbiano una marcia in più nello svolgere questo mestiere complicato e che richiede una grande conoscenza del calcio in generale".

LA ROMA – “L’esonero di Di Francesco non era inevitabile, la Roma viene eliminata dal Porto anche per fattori esterni. Miglior profilo di quello di Ranieri però nella situazione attuale non se ne poteva trovare. Per caratteristiche riesce a mettere a posto in breve tempo i problemi ereditati, ed in più conosce l’ambiente. Monchi? Con Di Francesco il rapporto di stima e condivisione sulla carta era totale, poi è indubbio che vedendo i calciatori arrivati qualcosa non abbia funzionato tra i due. La non replica del ds alle parole di Pallotta forse sta a significare che queste han colto nel segno. Ora bisogna trarre il massimo da queste dieci partite, perché le dichiarazioni di Ranieri dopo la gara di Ferrara sono chiare e corrette: nel caso di mancata qualificazione in Champions League i programmi del club potrebbero essere rivisti, e i più a rischio sono proprio i giocatori con lo stipendio più alto". 

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Toni: “Ranieri è l’uomo giusto. Totti ha tutto per essere un grande dirigente, De Rossi deve continuare a giocare”

"Ranieri? Penso che il mister sia l'uomo giusto, una persona molto calma e tranquilla, che riesce a capire i problemi che ci sono ma che allo stesso tempo si fa rispettare da tutti. Mette tutti sullo stesso piano, ha personalità nel cercare di risolvere i problemi. Anche perché il rapporto tra calciatori è fondamentale per i risultati. La lite tra Dzeko ed El Shaarawy? Non serve a nessuno. Una delle cose sbagliate nel calcio è fare dei litigi in maniera plateale. Zaniolo mi ha impressionato. Da dirigente Totti sarà fondamentale nel progetto Roma. De Rossi allenatore? No, ora deve continuare a giocare, è troppo importante. Avrà tempo per allenare".

Intervenuto nel pomeriggio di ReteSport nel corso della trasmissione condotta da Marco Madeddu e Roberto Infascelli, con Carlo Zampa presente in studio, l'ex giallorosso Luca Toni è tornato a parlare della Roma, del momento attuale, del futuro, ma anche del passato e di quello Scudetto sfumato.

RANIERI – "Penso che il mister sia l'uomo giusto, una persona molto calma e tranquilla, che riesce a capire i problemi che ci sono, ma che allo stesso tempo si fa rispettare da tutti. Mette tutti sullo stesso piano, ha personalità nel cercare di risolvere i problemi. Anche perché il rapporto tra calciatori è fondamentale per i risultati. La lite tra Dzeko ed El Shaarawy? Non serve a nessuno. Non bisogna necessariamente essere tutti amici, certo, ma se qualcuno ha bisogno di una mano occorre dargliela sempre, in campo e fuori. Anche con chi non sono rimasto in buoni rapporti, se me lo avesse chiesto ci sarei andato in guerra assieme. Per fortuna di amici ne conservo tanti invece. Una delle cose sbagliate nel calcio è fare dei litigi in maniera plateale soprattutto perché lo vedono tutti. Ne risente tutto l'ambiente".

LA CORSA ALLA CHAMPIONS –  "Secondo me ora si devono responsabilizzare i giocatori, non è sempre colpa dell'allenatore. La Roma ha una rosa importante. Capisco che non è facile giocare sotto pressione, ma andando alla Roma sei consapevole che quella maglia pesa. Il bello di Roma non è che la gente ti esalta quando fai gol, ma perché sai che devi dare di più e ci devi riuscire. Se hai paura, non puoi giocare a Roma con la maglia della Roma. Insomma, adesso tocca ai giocatori prendersi le proprie responsabilità, ne conosco alcuni e so che possono riuscire a portare il club in Champions, ne risentirebbe tutto l'ambiente e tutta la programmazione del prossimo anno altrimenti. E poi il problema dipende dalla società, come per esempio del fatto che arrivi e poi vada via subito un direttore importante, questo non aiuta. Bisogna avere più fiducia nelle persone che si scelgono. A Roma si è troppo umorali, bisogna dare maggior tempo e fiducia alle persone per riuscire a costruire qualcosa di importante. La Juventus è un passo avanti per lo stadio e per gli investimenti fatti negli anni, ma la Roma deve trovare gli uomini giusti a cui dare fiducia, capaci di trovare giovani importanti da non rivendere ma da tenere con sè. È un tipo di programma però per il quale ci vuole tempo e bisogna saperlo attendere. Le differenze col passato? La Roma nella quale ho giocato io è riuscita a diventare grande grazie al lavoro delle persone che tutti i giorni la consideravano la propria famiglia. C'erano Rosella Sensi ed un direttore molto vicini alla squadra. Son stati fortunati e bravi a mettere insieme un gruppo di giocatori con le idee giuste. Oggi alcuni pensano più a farsi due foto che a fare gol. Per questo, occorre puntare su 4 o 5 giocatori che formino una linea all'interno dello spogliatoio da seguire. Come De Rossi, anima di questa squadra. Questo gruppo di giocatori deve riuscire a trasmettere ai più giovani cosa vuol dire essere alla Roma e giocare nella Roma. Si parte da qui. Io mi resi conto di questo al mio arrivo, oggi alcuni invece giocano tanto per giocare. La forza di una società sta nel trovare questi giocatori".

IL FUTURO –  "Zaniolo mi ha impressionato, è vero. L'avevo visto giocare all'Entella, mi aveva fatto una buona impressione ed è stata brava la Roma a prenderlo. Anche dalle dichiarazioni mi sembra un ragazzo posato, non uno che si monta la testa. Avrà alti e bassi come tutti i giovani ma è sicuramente uno sul quale puntare per far crescere il mondo Roma. Da italiano, può diventare un simbolo per il domani. Poi da dirigente Totti sarà fondamentale nel progetto Roma. È un tifoso della Roma, ne ha fatto la Storia. Dovrà essere bravo nel circondarsi di persone capaci, può essere il futuro. De Rossi allenatore? No, ora deve continuare a giocare, è troppo importante. Avrà tempo per allenare".

LO SCUDETTO SFUMATO – "Peccato. Ricordare quella telecronaca mette ancora i brividi. È stato un gol importante che ci permise di superare l'Inter. Eravamo vicini ad un sogno. Anche se sono stato pochi mesi a Roma, sono stati mesi talmente intensi che mi son sembrati molti di più. La stagione è stata tutta un crescendo, dell'entusiasmo della gente e all'interno dello spogliatoio. Non eravamo i più forti, ma avevamo un gran gruppo ed eravamo spesso a cena insieme per esempio. Abbiamo fatto una rimonta spettacolare. Uno scudetto a Roma sarebbe difficile da descrivere, me lo sono fatto raccontare da Totti che lo ha vinto e ci ha provato dicendomi che non avrei potuto capire. Non essere riusciti a ottenerlo è stato un grande dispiacere. E sinceramente pensavo che dopo quei mesi così entusiasmanti ci sarebbe stata la voglia di tenermi, invece si puntò su giocatori più giovani con altre caratteristiche. Visto come sono andate poi le cose però, la mia rivincita l'ho avuta: io ho continuato a segnare, altri no. Ma ormai è il passato. Avevo grande voglia di venire alla Roma, ho sempre apprezzato le piazze dove c'è da dimostrare, e Roma è una piazza importante che ti dà la carica giusta. Conoscevo già De Rossi, avevo già un grande rapporto con Totti, che insistette per farmi arrivare. L'Olimpico, anche quando ci giochi contro, ha sempre fascino. Ero convinto, conoscendo molti di quei giocatori, che meritassimo altro rispetto alla posizione che occupavamo in classifica"

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[VIDEO] – Monchi a ReteSport: “Totti sarà un grande dirigente. Pastore può ancora riprendersi, io e Pallotta la pensiamo in maniera diversa”

"Totti sta crescendo tanto come dirigente, la Roma con lui ha basi solide. Nonostante gli infortuni, Pastore penso possa dare ancora quello che ha dentro di sé. Con Pallotta abbiamo capito di pensarla in maniera diversa ed abbiamo convenuto fosse meglio fermarsi".

In esclusiva ai microfoni di ReteSport, l'ex direttore sportivo della Roma Monchi torna a chiarire alcuni aspetti legati al suo addio alla società capitolina. Ecco le parole dell'andaluso sulla decisione di lasciare il club giallorosso: "Io ho lavorato sempre a Roma con la fiducia del presidente e le scelte che ho fatto in ogni momento rispecchiavano quello che pensavo che fosse necessario per la Roma, condividendo tutto con il presidente stesso. Sapendo però che forse per i tifosi e per i media erano decisioni difficili da comprendere. Ma la Roma in quel momento ne aveva bisogno. Non credo che dobbiamo parlare ancora del perché io sia andato via, ad un certo punto abbiamo capito che le cose non stavano andando bene e abbiamo pensato fosse meglio fermarsi per il bene della Roma. Abbiamo capito piano piano che la pensiamo in maniera diversa".

"Spero che i frutti del mio lavoro si vedano anche in futuro" continua Monchi. "Sono convinto che qualcosa si debba cambiare, ma è lo stesso che ho dovuto affrontare io. Pensate che abbia venduto Salah perché fossi contento di farlo? Ho dovuto vendere Salah perché in quel momento la Roma ne aveva bisogno, aveva bisogno di vendere qualche giocatore per i problemi col Fair Play Finanziario. Sono convinto che quelli che arriveranno a ricoprire il mio ruolo in futuro prenderanno delle decisioni buone per il futuro della Roma, che è una società con delle basi sufficientemente forti per andare avanti. Ha dei professionisti a livello dirigenziale come Fienga, Baldissoni, Calvo, Massara, Totti e Balzaretti. Persone capaci. La Roma ha anche una tifoseria e un peso che fanno sì sia difficile fermarsi".

L'ex ds spiega anche perché prima e dopo Porto-Roma, ultima gara ufficiale della sua gestione sportiva, non si è presentato dinanzi ai microfoni come di consueto: "Penso che in quel momento la persona che ha parlato, Totti, potesse inviare un messaggio ancora più potente. Francesco sta crescendo tantissimo come dirigente, abbiamo pensato che fosse il momento giusto per lui". ReteSport ha cercato anche di sapere di più circa alcune questioni di mercato, come quella legata a Pastore o a Gonalons, proprio in prestito al Siviglia dalla Roma: "Credo che Pastore ancora possa fare quello che ha dentro di sé, è stata una stagione particolare è vero, con tanti infortuni, ma sono convinto che possa ancora fare la differenza. Per quanto riguarda Gonalons, qui a Siviglia sono contentissimo con lui. Ha avuto due infortuni brutti, ma ogni volta che scende in campo fa prestazioni di alto livello. Non è il momento però di parlare di questo, fino al 30 giugno è un giocatore del Siviglia e poi si vedrà". 

In chiusura, un saluto ai tifosi della Roma: "Mi dispiace che le cose siano finite così, posso dire solo che fino all'ultimo momento ho sempre sentito il sostegno dei tifosi al di là del fatto che non tutti potevano essere contenti di me. Quella della Roma è una tifoseria grande, di un club importante".

Dal nostro inviato

Giorgio De Angelis

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[FOTO e VIDEO] – Monchi: “Le mie idee diverse da quelle di Pallotta, per questo via dalla Roma”

A Siviglia è il giorno di Monchi. Alle 13, l'ex ds giallorosso sarà presentato come nuovo direttore sportivo del club andaluso, di ritorno dopo i due anni alla RomaReteSport non poteva mancare alla conferenza stampa di presentazione: con l'inviato sul posto Giorgio De Angelis, la radio dei tifosi della Roma cercherà di porre le proprie domande e le perplessità di tutti i giallorossi all'ex dirigente. Stay tuned!

L'8 marzo Monchi ha rescisso consensualmente il suo contratto con la società capitolina, immediatamente dopo l'esonero di Eusebio Di Francesco, con due anni d'anticipo rispetto al contratto firmato nell'aprile del 2017. Da ieri, lo spagnolo è tornato ufficialmente in quella che è stata la sua casa prima da calciatore e poi da dirigente.

Ore 13.00 – Questa la risposta alla domanda del nostro inviato Giorgio De Angelis: "Quella del Circo Massimo mi sembra assurdo considerarla una dichiarazione perché sappiamo come è uscita. Non è giusto dire che avrei aspettato i tifosi al Circo Massimo. Sono andato via dalla Roma prima della scadenza del mio contratto per un motivo. Ad un certo punto ho capito che l'idea della proprietà era diversa dalla mia. Il presidente pensava che era meglio andare a destra, io pensavo che era meglio andare a sinistra. Continuare così non era giusto. Ma senza pensare che io avessi ragione o la avesse lui. Lui è la proprietà, io posso solo parlare bene di Pallotta e di tutti quelli che hanno avuto un motivo per portarmi alla Roma. Mai ascolterete una parola mia contro la società o contro la Roma. Nel momento in cui abbiamo capito che la strada era diversa abbiamo pensato fosse il momento di fermarsi".

Ad inizi0 conferenza, prende la parola il presidente Castro: "Siamo qui per presentare il nostro nuovo direttore generale sportivo, ma le presentazioni non servono. Torna a casa sua dopo che se n’è andato ed è una grande notizia. Non se s’è mai andato, sarà sempre parte del club. Torna con lo stesso incarico che aveva, avrà molto da dire in tutti gli ambiti della gestione della squadra. Gli abbiamo presentato un progetto di lavoro".

Queste le prime parole di Monchi: "E’ un giorno difficile da immaginare ed è complicato poter spiegare. E’ un giorno che ho sperato arrivasse il prima possibile e si sta compiendo. voglio ringraziare il presidente e l’amministrazione e a tutti quelli che hanno contribuito che sia qui. Il presidente l’ha detto perfettamente: non perché sono sevillista, anche se lo sono, ma non sono qui per questo. E’ una realtà invidiata nel mondo. Io sono qui oggi perché in questi ultimi giorni con il presidente e i direttori generali mi hanno trasmesso un’idea del futuro del Siviglia che coincide con quello che ho nella mente che possa essere il Siviglia del futuro. Credo che dopo essere stato due anni fuori dal Siviglia, in un club importante che sarà sempre nel mio cuore come la Roma, sono cresciuto professionalmente e ho il diritto e il dovere di continuare questa crescita personale nel club che amo. Vengo convinto che ci sono molti lavori da fare, molte cose buone che sono state fatte e credo di poter apportare delle cose buone qui. L’ultima volta che sono stato ds sono rimasto 18 anni. Vengo per rimanere qui il massimo tempo possibile”.

Prosegue l'ex ds giallorosso, tornando sui motivi del suo addio al Siviglia due anni fa: "Voglio aiutare l’allenatore giorno dopo giorno. In quanto alle leggende urbane, io non me ne sono andato dal Siviglia perché ho litigato con qualcuno. Me ne sono andato perché credevo che era il momento di andare perché dovevo trovare motivazioni esterne. Credi che il centro del mondo è questo e devo andare via per poter crescere. Avevo bisogno d’aria. Cercavo un posto difficile, scelsi un progetto che mi aiutasse a crescere. Ho scelto il progetto che mi aiutasse a crescere. Ora voglio tornare perché questa crescita posso reinvestirla qui. Ero sevillista alla Roma lavorando 24 ore al giorno per un altro progetto, ora posso essere sevillista al Sevilla lavorando 24 ore su 24 per questo progetto sportivo".

Si parla anche di cessioni e acquisti: "Il modello qui a Siviglia è quello vincente. Non voglio ripetere gli errori. Alcune volte si vendono giocatori per necessità o per crescere. Oggi che le necessità sono minori non credo che dobbiate avere paura nel vendere giocatori perché è il modello che ha sempre utilizzato il Siviglia. E’ anche il modello delle squadre di tutto il mondo. La fortuna che abbiamo in questo momento è che la tradizione del club ha continuato in questi ultimi anni".

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Taccola – Cordova: “Sulla morte di Giuliano non fu detta tutta la verità. E Herrera…” Losi: “Grandissima tragedia, conoscevo bene lui e la famiglia”.

Per ricordare Giuliano Taccola, sono intervnuti a Retesport due suoi ex compagni di squadra: Giacomo "Core de Roma" Losi e Francesco "Ciccio" Cordova. 

LOSI

Il Ricordo di Taccola

 “Taccola era un bravo ragazzo e un giocatore forte, ben voluto da tutti, per me eper tutti è stata una grandissima tragedia. Al tempo gli affittai casa mia alla Balduina, avevamo un rapporto stretto, conoscevo bene lui e la famiglia. Una more prematura che ha fatto iangere parecchia gente. Prima eravamo considerati niente come calciatori, non eravamo tutelati. Fino alla crazione dell'associazione calciatori avevamo molte difficoltà nel tutelare i nostri diritti". 

La Roma di oggi

"Mi spiace che attualmente le cose non vadano bene e che si sia cambiato l'allenatore, i giocatori dovevano fare di più. Oggi il calcio sta facendo allontanare i tifosi ed è un peccato perché la passione delle persone andrebbe valorizzata". 

CORDOVA

Il Ricordo di Taccola

“Era fortissimo ed aveva una ottima capacità di andare in porta, e favoriva chi doveva fare l'ultimo passaggio. Era il mio compagno di stanza e la sua ultima cena l’ha fatta in mia compagnia, eravamo insieme in albergo. All'aeroporto, quando è arrivata la notizia della sua morte Herrera voleva andare via per giocare la Coppa Italia. Ci disse di tornare a Roma e io gli risposi: «Vattene o ti mettiamo le mani addosso». Alla fine io, D’Amato e Sirena rimanemmo a Cagliari dopo la morte di Taccola. Tra l'altro sulla morte di Giuliano non fu detta tutta la verità. Avrebbe dovuto riposarsi in montagna, il presidente Marchini era d'accordo, ma Herrera lo faceva allenare, e così a lui tornava la febbre…

A Roma Herrera non era "Il mago", non vinse nulla e guadagnò montagne di soldi. A Milano era in campo mezz'ora prima, qui a Roma arrivava in ritardo perché si era innamorato e pensava solo a quello. Non dovevano passare 50 anni per ricordare Giuliano Taccola. Ben venga per carità, ma che hanno aspettato le nozze d'oro? Non mi rivolgo agli americani, ma anche a chi c'era prima di loro".

La Roma di oggi

"Il parco giocatori della Roma è attrazzato per arrivare terzo,ma Di Francesco andava cambiato prima. Sono molto favorevole agli americani, per fortuna ci sono loro. Il calcio moderno però sta facendo allontanare la gente".

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Ranieri, la riforma dello Sport, l’Italia al 6 Nazioni e le Olimpiadi: Giovanni Malagò a ReteSport

"Che Ranieri sia un traghettatore è tutto da vedere, auguri per la sua avventura. La Riforma dello Sport? Parliamo più di una legge, servirà armoniosa collaborazione o sarà un'esperienza non positiva. Intanto lo Sport nel nostro paese cresce, siamo competitivi in numerose discilpline e siamo gli unici a provarci in tutte. Le prossime Olimpiadi? Sono ottimista di natura, intanto il prossimo 24 giugno a Losanna si terrà una partita elettorale fondamentale che è tutta da giocare per l'assegnazione delle Invernali a Milano e Cortina". Intervenuto durante la rassegna stampa mattutina condotta da Francesca Ferrazza e Chiara Zucchelli sui 104.2 di ReteSport, il numero uno del Coni Giovanni Malagò è tornato a parlare dell'attualità in casa Roma, ma non solo. Dalla tanto attesa riforma dello Sport italiano all'esperienza dell'Italrugby nel torneo 6 Nazioni, fino alle aspettative e le speranze per le prossime esperienze olimpiche alla luce della crescita del movimento sportivo italiano, ecco le parole del Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano:

RANIERI – "Ranieri è un tifoso, un allenatore con una storia molto particolare. Direi unica. Sicuramente è una scelta come traghettatore, anche se poi è tutto da dimostrare che sarà soltanto un traghettatore, indovinata. C'è il rammarico soprattuto a livello personale ed umano per Eusebio Di Francesco, perché è un allenatore sicuramente di qualità. Però fa parte di queste strane dinamiche, giuste o meno, del mondo del calcio. Gli auguri a Claudio sono doverosi".

RIFORMA DELLO SPORT – "Voi sapete benissimo che io ho sempre, più che fatto fatica, non riconosciuto la legge come una riforma. Una legge è una legge. Io la considero onestamente una legge non giusta, dopo di che sono un uomo d'istituzione, un funzionario pubblico prestato a questo ruolo perché sono stato votato, spero per competenza, sicuramente per passione. Stiamo dialogando, per ciò che riguarda un possibile identikit giuro che non so assolutamente niente, so che sono arrivati più di duecento curricula ora al vaglio. Aspettiamo. È chiaro che ci doveva essere un confronto come è stato sostenuto sempre dal Governo, questa cosa può funzionare solo a una condizione che io chiamo sempre armoniosa collaborazione. Serve che ci sia una perfetta integrazione tra i nostri mondi perché se no onestamente già quella che dà grosse perplessità diventerebbe una cosa profondamente non positiva. Io ritengo che la persona che arriverà sarà una persona con la quale ci sarà, da parte nostra sicuro, la massima disponibilità a collaborare, poi mettere adesso tutti i puntini sulle 'i' è un esercizio oggettivamente impossibile". 

ITALRUGBY – "Nel corso degli anni è ovvio che a causa delle tante sconfitte qualcosa s'è perso in termini di appeal. L'Italia è una squadra che deve assolutamente invertire il non-vincere. C'è una nuova generazione e la Federazione sta investendo molto.  C'è un movimento femminile che è impressionante, malgrado i numeri adesso siamo molto competitivi e paradossalmente potremmo vincerlo il 6 Nazioni. Se ce lo avessero raccontato qualche anno fa sarebbe stata una barzelletta. E bisogna tener presente che nel disastro delle tante non vittorie, l'Italia nel ranking mondiale viaggia tra l'undicesimo, il dodicesimo ed il tredicesimo posto. Quanti sono i paesi dove ci sono la squadra di pallacanestro, quella di pallavolo, qualle di pallanuoto, quella di baseball, che sono in un certo tipo di classifica? Chiaramente, rispetto alle aspettative, dai primi 6 Nazioni nei quali vincevamo quasi sempre una partita o magari due, oggi siamo con l'amaro in bocca. Bisogna avere fiducia e anche su questo sono ottimista".

OLIMPIADI – "Negli ultimi due anni, di questo quadriennio, abbiamo ottenuto dei risultati nello Sport come non ce ne sono mai stati da quando esiste lo Sport nel nostro paese. Sono dati abbastanza facili da leggere ma forse di poca comunicazione, di poca visibilità, dato che molte discilpline sportive dove magari non eravamo veramente competitivi ci hanno regalato invece grandi soddisfazioni. Perché oggi un paese come il nostro ha una prerogativa, ed anche qui qualcuno la può criticare ma io personalmente non solo la difendo ma ne sono molto orgoglioso e la esalto, con tutte le nostre contraddizioni, complessità e criticità, siamo uno dei pochi se non l'unico paese al mondo che li proviamo a fare tutti questi Sport. E quando dico tutti, sono davvero tutti. Qualcuno ci riesce molto bene, altri meno.  Siamo migliorati da Rio, che sono state le mie prime Olimpiadi estive, e penso e mi auguro che miglioreremo ancora di più nel medagliere di Tokyo. Tenendo presente due fattori: i fondi sicuramente negli ultimi tempi non sono mai aumentati, quindi noi dobbiamo fare di necessità virtù, e di questo oggi ci siamo abituati; e soprattutto anche nello Sport la globalizzazione sta diventando protagonista, ed intendo dire che si combatte contro 206 paesi nel mondo in tutte queste discipline. Le Olimpiadi invernali a Milano e Cortina? Sì, sono ottimista. Oggi abbiamo un alteta italiano, che è Molinari nel Golf, che è diventato un fenomeno. Noi avremo la Ryder Cup qui a Roma nel 2022, che è il terzo o quarto avvenimento sportivo a seconda di come lo si legge. Ieri c'è stata una riunione a Palazzo Chigi, un tavolo tecnico con il Comune, la Federazione, noi del Coni ed ovviamente il Governo perché il 12 giugno del 2020 avremo la partita inaugurale dell'Europeo di Calcio qui a Roma e avremo tutto il girone eliminatorio. Ovviamente speriamo, ne siamo tutti convinti, che centreremo la qualificazione con le partite che inizieranno a breve. Il prossimo 24 giugno a Losanna c'è questa partita elettorale, io sono sempre ottimista, è una mia filosofia di vita. Dal primo giorno ho sempre sostenuto di non dover sottovalutare Stoccolma però: occhio che la partita è tutta aperta. Si gioca sui centrimetri e sui singoli voti".

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[VIDEO] – Rosella Sensi: “Contenta che in società ci siano persone capaci e appassionate come Ranieri, Totti e Conti”

Rosella Sensi, ex presidente della Roma prima della gestione americana, è intervenuta ai microfoni di Retesport

Come giudica il Ranieri-bis?

"Stimo molto Claudio Ranieri, così come stimo Eusebio Di Francesco. Quando ha vinto col Leicester gli ho fatto i complimenti. È molto attaccato ai colori così come Eusebio".

Che impressione le fa Totti dirigente?

"Dopo due anni ancora non riesco a vedere Totti seduto in tribuna come dirigente. Daniele De Rossi lo vedo più allenatore, come carattere. Francesco (Totti, ndr) ha una timidezza che a volte nasconde le sue qualità".

Pensa che sia meglio affidarsi a persone come Ranieri, Totti e Bruno Conti?

"Credo che nel calcio non ci siano cose semplici, soprattutto nella Roma. Sono contenta che nella società attuale ci siano persone capaci e appassionate come Ranieri, Totti e Bruno Conti".

Che consigli darebbe alla nuova proprietà?

"Non voglio dare consigli alla nuova proprietà, perché sono una tifosa. A me sono stati dati consigli sbagliati, mi auguro solo che ci sia senso di responsabilità nei confronti dei tifosi. Forza Roma sempre!"

 

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Esclusiva, Julio Sergio Bertagnoli: “Ranieri è un’ottima scelta, anche se stavolta sarà ancora più difficile”

Julio Sergio Bertagnoli, portiere giallorosso ai tempi della prima esperienza di Claudio Ranieri sulla panchina della Roma, parla ai nostri microfoni del ritorno del tecnico romano a Trigoria.

“Rispetto alla prima esperienza in giallorosso stavolta è un po’ più difficile. La stagione volge al termine, non c’è molto tempo per lavorare. Lui però conosce l’ambiente, è romano, può fare bene. L’aver accettato questa situazione dimostra già quanto tiene alla Roma, perché non è facile prendere una squadra così adesso. Ranieri è una persona molto carismatica, farà uscire il meglio dai calciatori”.

Il brasiliano sottolinea il problema che ha generato la crisi attuale: “L’anno scorso la Roma è andata oltre le proprie capacità, il problema è aver venduto molti calciatori importanti. Di Francesco ha accettato questa scommessa, penso che sia stato un errore cambiare ora, ma per fortuna hanno scelto Ranieri al suo posto. Un’ottima scelta”.

Ai tempi di Spalletti ha avuto poco spazio, poi ha vissuto un biennio importante: “Spalletti aveva fiducia in Doni e Doni giocava bene, c’è da ammetterlo. Io non sono alto, non ho il fisico dei grandi portieri. Poi è arrivato Ranieri mi ha dato fiducia e ho vissuto due anni meravigliosi”.

Su Olsen: “Credo che Ranieri continuerà con lui, almeno all’inizio. Olsen può aver commesso qualche errore, ma non è stato decisivo in negativo. La Roma non vive questa situazione per colpa sua. Ha avuto qualche incertezza all’inizio poi è cresciuto. Credo che il mister non cambierà gerarchia all’inizio, semmai cambierà il modo di giocare, il sistema tattico e speriamo bene”

Sulle lacrime versate nei minuti finale della gara di Brescia, quando concluse la partita da infortunato: “Per me era una cosa normale. Io volevo vincere a tutti i costi, non sono mai stato un campione, giocavo con il cuore. Magari anche i calciatori attuali, ma il mondo è cambiato, i social network rendono tutto più difficile. Però sono sicuro che anche questi ragazzi vogliano vincere il più possibile e per farlo devono seguire le idee di mister Ranieri”. 

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[PODCAST] – Colantuono: “Dal derby lo slancio per il rush finale”

"Prestazioni negative? Col Bologna e a Frosinone contavano i tre punti e questi sono arrivati. Ora il derby può dare lo slancio decisivo per il rush finale". Così mister Stefano Colantuono ai microfoni di ReteSport. Intervenuto durante la trasmissione condotta da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori, l'allenatore romano torna a parlare della Roma a pochi giorni dal derby con la Lazio. "Zaniolo? È una mezzala, ma può fare tutto. Sarà una colonna della Nazionale".

VERSO IL DERBY – "L'importante in questo momento sono i risultati, anche se ci si arriva senza fare partite brillanti. Si va verso il rush finale, nessuno regala più nulla, non era facile fare punti a Frosinone e col Bologna. Anche a livello di morale è stato un buon viatico per gli impegni futuri. Dirò cose scontate, ma il derby permette di ritrovare energie, è una gara talmente importante che si butta il cuore oltre l'ostacolo. La Roma ci arriva da vittorie importanti anche se non bellissime, le motivazioni di questo però possono essere molteplici. Il Frosinone ora sta bene rispetto a qualche settimana fa, per questo anche i giallorossi hanno incontrato difficoltà. Bene però la reazione positiva, la Roma arriva al derby con la testa serena e sgombra. Fare un pronostico è difficile, questo derby è aperto ad ogni risultato".

ZANIOLO – "Si potrebbe pensare che lo sia, ma i numeri dicono che Zaniolo esterno offensivo non è affatto limitato. La penso come Di Francesco però, lui è una mezzala talmente brava ed intelligente nonostante l'età che poi lo puoi collocare in ogni zona di campo. In lui fa la differenza la personalità, non ha paura a fare la giocata. Poi ha forza, calcia bene. Dovrà mantenere i nervi saldi, senza fare troppi voli, ma se continua a lavorare con umiltà può diventare un giocatore di caratura importante, punto fermo e colonna della Nazionale. Conterà la voglia di fare". 

GLI ERRORI DIFENSIVI – "I tanti errori nella fase difensiva sono da attribuire a cali di concentrazione. Col Frosinone nel secondo tempo non si rischia nulla fino al pareggio, la partita sembrava sotto controllo. Senza entrare nei particolari, ci sono stati degli errori che hanno complicato la situazione. L'importante era però vincere, e come insegna la Juventus a volte bisogna vincere anche così. Il giudizio poi lo daremo in maniera serena ed obiettiva a fine stagione, lasciando parlare la classifica. C'è stato bisogno anche di tirare un po' il fiato, il derby può dare grande slancio in questo senso, ricaricando le energie".

ITALROMA – "Avere tanti italiani in rosa aiuta. Avere gente che può sentire in maniera più viscerale l'attaccamente ad un certo tipo di discorso favorisce la squadra, oltre che il movimento nazionale. Non perché i calciatori stranieri non possano dimostrare questo, Manolas ad esempio lo fa, ma l'italiano può avere qualcosa in più. A Roma c'è un esempio mostruoso come De Rossi, basterebbe seguire lui per capire cosa significa essere attaccato alla squadra. Tra l'altro dell'importanza di Daniele te ne accorgi solo quando non è a disposizione, capisci che cambia tutto. Non solo a livello di prestazione, ma anche a livello di mentalità. Nzonzi sta facendo bene, tralasciando l'episodio del gol del Frosinone. Può capitare una lettura sbagliata, ed anche il portiere poteva intervenire meglio. Ma nel complesso credo però che stia facendo discretamente bene".