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[PODCAST] – Daniele Polverini: “Mai più casi come il Pro Piacenza, serve blacklist”

"Mai più casi come il Pro Piacenza. Ora ci attendiamo una risposta dalle Istituzioni, maggiori controlli, e magari una blacklist per allontanare chi fa il male di questo Sport". Ex calciatore del settore giovanile giallorosso, oggi giocatore della Virtus Verona ed autore di un duro post di denuncia non passato inosservato negli scorsi giorni, Dario Polverini è intervenuto nella mattina di ReteSport durante la trasmissione condotta da Chiara Zucchelli e Francesca Ferrazza. Polverini è stato uno degli sfortunati protagonisti della vicenda del Pro Piacenza in Lega Pro e non si tira indietro dal raccontare l'inizio e l'evoluzione delle difficoltà.

SOLUZIONI – "Le Istituzioni? Io farei una blacklist di personaggi che hanno fatto male al calcio, allontanandoli da questo mondo. Poi servirebbero maggiori garanzie, anche ad inizio stagione, con fideiussioni solide. Se una società va in difficoltà di dovrebbe poter attingere dalla fideiussione. Mi auguro che nei prossimi anni aumentino i controlli. Forse bisognerebbe abbassare il livello della Serie C al semiprofessionismo. Abbassando i costi. Questi episodi ti segnano. Lo scorso anno vissi situazioni simili a Modena. Occorrerebbe maggiore coraggio anche da parte nostra, nel denunciare certe situazioni".  

NEL BARATRO – "A fine giugno vengo contattato dal direttore Morrone, che mi paventava un grande progetto con il Pro Piacenza, proprietà Seleco. Veniva presentato con grandi ambizioni, un progetto importante, per conquistare il campionato ed approdare così in Serie B. Partiamo in ritiro con la squadra che si stava formando al tempo, tutto bene fino al 22 agosto quando il direttore viene esonerato e al suo posto ne arriva un altro che porta dieci giocatori nuovi con un budget molto alto per la categoria. Diventiamo 33 in rosa, che non se li permette nemmeno il Real Madrid. La stagione parte bene con risultati positivi e prosegue al meglio, fino ad ottobre, quando c'è la prima scadenza degli stipendi, in Serie C funziona così. A metà ottobre praticamente ci dicono che l'ordine dei bonifici era stato fatto. Era un venerdì, noi la domenica scendiamo in campo tranquilli ma al mercoledì ancora questi bonifici ancora non si vedevano. Ci informiamo così con la banca, che ci risponde che erano stati annullati. Ci sono ragazzi in Serie C che guadagnano 1.200 euro. Un ragazzo alle prime armi, alle prime esperienze, con famiglia, se non viene pagato affronta i problemi di una persona qualunque. A ottobre così salta la prima scadenza, iniziano i primi casini. Lui ci dice che ha avuto problemi personali, che li stava risolvendo, e noi gli diamo credito. Dopo un mese ci paga lo stipendio di agosto, ma senza contributi. Diciamo metà stipendio. Arriviamo a mozzichi e bocconi alla scadenza di dicembre, ma anche lì ci viene dato picche. Decidiamo quindi di scioperare ad oltranza fino al pagamento degli stipendi. Ma nulla, quindi noi lasciamo passare tre gare senza giocare fino a fine dicembre, mancava solo la quarta per essere poi estromessi dal campionato, in modo da essere tutti svincolati e avere modo di cercarci una nuova squadra a gennaio. Parliamo di tanti ragazzi messi alla porta dai rispettivi appartamenti per inadempienze. Calciatori in giro per alberghi, con le valige in macchina, rifiutati dai ristoranti convenzionati. Di professionismo non c'era più nulla. Tutto è finito con questa farsa che sapete".

FUORI DALL'INCUBO – "Questa della Virtus Verona è una bella storia. Siamo una grande famiglia, conoscevo il presidente di fama e devo dire che qui trattano il calcio in maniera differente da tutti i club dove sono stato in passato. C'è gruppo ed il mister, Luigi Fresco, che è qui dal 1982, è uno che ogni settimana vuole si vada a cena tutti insieme, che a fine anno organizza una vacanza con tutta la rosa in qualsiasi parte del mondo. Lo fa da 36 anni, e te lo dice al momento della firma del contratto. Dobbiamo lottare per salvarci e speriamo di farlo per rimanere in categoria".

LA ROMA E ZANIOLO – "Ho ottimi ricordi del mio passato giallorosso. Cerci e Rosi sono i miei testimoni di nozze, siamo rimasti in grandi rapporti. Ho militato nella Primavera che vinse lo Scudetto anche se per solo 6 mesi, dato che ho avuto una parentesi in prestito al Latino. Zaniolo? Ha grandi qualità, è giovanissimo, bisogna solo lasciarlo tranquillo, non come hanno fatto Le Iene ultimamente ad esempio. Ci saranno tempi bui anche per lui, dovrà dimostrare di avere carattere ma già ce lo sta facendo vedere. Ha tutte le carte in regola però per diventare un grande del nostro calcio".

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Tardelli: “Zaniolo non mi somiglia, lui è più bravo. De Rossi fondamentale per la sua crescita”

"La lettera a De Rossi? Mi ha colpito perché non si è ‘venduto l’anima’, non si è concesso ad altri. Ora non smetta: deve accompagnare Zaniolo nel suo percorso di crescita. Dicono che Nicolò mi somigli? Credo che lui sia anche più bravo di me". Ai microfoni di ReteSport, durante la trasmissione condotta da Marco Madeddu e Roberto Infascelli, l'ex Campione del Mondo nel 1982 con l'Italia Marco Tardelli è tornato sulla scelta di pubblicare, attraverso le colonne de La Stampa, un pensiero dedicato al capitano della Roma Daniele De Rossi

DE ROSSI – "Conosco Daniele da molto, da quando era solo un ragazzo è rimasto sempre legato alla stessa squadra. Ho voluto scrivergli una lettera perché mi sono sentito di farlo, cerco di dire sempre quello che penso nella giusta maniera. In un momento così non era facile fare quel ritorno in campo, è un ragazzo che merita per tanti motivi".

ZANIOLO – "In alcune cose è più bravo di me anche se abbiamo qualità diverse. Questo è un ragazzo che De Rossi deve accompagnare. Daniele deve stargli vicino, Zaniolo ha dimostrato di avere qualità per diventare un grande giocatore ma Roma è una città meravigliosa nella quale però ci si può anche perdere. De Rossi deve accompagnarlo in questo percorso, e per questo non dovrebbe smettere in questa stagione. Bisogna dare atto a Mancini di averne subito intraviste le qualità. Come si fa a non perdersi? Basta amare il calcio, basta avere passione. Non bisogna mai pensare di essere arrivati, è lì che si cade".



TOTTI E LA NAZIONALE – "Sono pochini 9 gol è vero, ma non l’ha vissuta moltissimo la Nazionale. Ma non si può valutare solo per i gol, bisogna considerare anche quello che ha dato alla squadra. Con me, ai Giochi del Mediterraneo, è stato un capitano fantastico. Lo stimo molto, così come stimo molto De Rossi che mi ha anche superato per presenze con la maglia azzurra. Totti aveva poi dei colleghi che al pari di lui sapevano farsi valere".

LA SERIE A – 
"Mi divertono solo alcune partite. Il calcio italiano deve capire che non è più il più importante, altre nazioni lo hanno superato e mi sembra che una sterzata ci sia grazie ai tanti giovani interessanti come Zaniolo, Tonali e Donnarumma che stanno emergendo. Tutti calciatori che devono amare il calcio e guardare avanti. Mancini secondo me è sulla strada giusta, e lo dimostra l’aver voluto vicino Di Biagio dell’Under21: vuol dire che ha un occhio particolare e guarda al futuro. In passato si sono fatti troppi errori".

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Peccenini: “Solo De Rossi può baciare la maglia. Gli Americani? Vendere i calciatori migliori non ci trasformerà in una Regina”

Franco Peccenini, 8 stagioni alla Roma tra il 1972 e il 1980, ripercorre le tappe della sua avventura in giallorosso. In esclusiva ai microfoni di Retesport, l’ex difensore traccia le differenze tra il calcio vissuto ai tempi di Anzalone e quello attuale. 

IL CALCIO AI TEMPI DI ANZALONE: 

“Prima il rapporto con i tifosi era diretto, non c’erano tutte le barriere che ci sono oggi. Si poteva assistere agli allenamenti, la gente poteva aspettarci fuori e farci delle domande. C’era un contatto differente con la gente. Gaetano Anzalone che è stato il mio primo presidente effettivo. Ho iniziato con lui nelle giovanili e poi ho proseguito con lui in prima squadra. Ho un grande ricordo di Anzalone, un presidente che avrebbe meritato qualcosa in più rispetto a quello che gli è stato riconosciuto. Tra i suoi meriti c’è anche quello di aver costruito il centro sportivo di Trigoria”.

SU ZANIOLO: 

Lei ha giocato con due ragazzi che hanno stabilito un record superiore a quello fatto registrare di recente da Nicolò Zaniolo: Walter Casaroli, 3 gol nelle prime 4 gare in A e Guido Ugolotti, 3 gol alle prime apparizioni in campionato. Entrambi più giovani dell’attuale gioiello romanista. Come si vive un’esplosione del genere nello spogliatoio? 

“Quando un giovane si impone a suon di gol può solo che far piacere. Nel caso di Zaniolo sicuramente l’attenzione mediatica è superiore, è più eclatante rispetto alla quasi normalità di una volta. E poi ai miei tempi c’era una certa abitudine a veder ragazzi giovani far bene ed affermarsi. Erano molti quelli che salivano dalla Primavera”

SUL CALCIO MODERNO: 

"Ogni periodo ha i suoi pro e i suoi contro. Una volta c’era un sentimento diverso. Per me che son cresciuto con la maglia giallorossa cucita addosso era tutto diverso, ma anche per gli altri mostravano un sentimento diverso, un attaccamento maggiore. Io non sopporto più chi bacia la maglia. Oggi ne baciano una domani un’altra. Mi sembra di assistere a continui tradimenti. Evitassero, perché poi il tifoso vero ci rimane davvero male. Non tradiamo i sentimenti. E’ giusto che un calciatore scelga la strada migliore sul piano professionale, ma lasciamo stare i sentimenti, di sentimenti può parlare De Rossi , così come Totti, a tutti gli altri dico: per favore fate i professionisti e lasciate stare i sentimenti”.

SULLA PROPRIETA’ AMERICANA: 

“Credo che potevano benissimo venire a Roma e dire: ‘Cercheremo di fare del nostro meglio e proveremo a far diventare la Pena rincipessa Regina’. Invece si sono esposti troppo. 

Non bisogna illudere la tifoseria perché poi ci si trova davanti al disamore. Quando uno fa delle promesse bisogna che quelle trovino il sostegno pratico, non solo a parole. Quando uno vuol far diventare una Principessa una Regina non va a vendere i giocatori migliori, mai. In quella maniera la Principessa non potrà mai diventare una Regina. 

I tifosi della Roma sin qui son stati sin troppo bravi, ho sentito parlare di contestazione fatta ieri, ma evidentemente chi parla dei contestazione quelle vere non le ha viste mai, perché ieri diciamo che ci è stata una manifestazione di protesta. Le contestazioni son ben altra cosa. Ai nostri tempi potevamo farci un pranzo di nozze con quello che ci tiravano durante le contestazioni, c’era di tutto: pesce, verdura e frutta. Era un metodo sbagliato, ma serviva per far sentire l’attaccamento alla propria squadra. Oggi non ti permettono neppure di avvicinarti al cancello di Trigoria se non vuoi prendere il Daspo. Probabilmente questo è stato anche un motivo di rilassamento. A volte la contestazione civile richiama chi è venuto meno ai propri doveri". 

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Cagni: “Vi racconto Tonali: ha la stessa personalità di Zaniolo”

"Tonali? Non era difficile notarlo, ha qualcosa in più. E si capisce subito. Stesso discorso per Zaniolo, li accomuna la personalità". Ospite della trasmissione mattutina condotta da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori nella mattina di ReteSport, l'ex allenatore del Brescia Luigi Cagni torna a raccontare gli esordi di Sandro Tonali, giovane sul quale la Roma – e non solo – ha posato gli occhi per costruire il futuro. "La prima volta che l'ho visto era in una gara del giovedì con la Primavera, e lui emergeva in modo chiaro rispetto agli altri. Ho subito detto 'da oggi si allena con me'. All'ultima di campionato dovevamo giocare una gara decisiva per la salvezza contro il Trapani, altrimenti se fossimo stati già salvi lo avrei schierato subito".

IL RUOLO – "Il trequartista non potrebbe farlo, è un regista. La caratteristica migliore è la personalità, non ha paura di nulla. Guardate Zaniolo: ha esordito a Madrid ed è stato come fosse normale per lui. La sicurezza nei propri mezzi accomuna lui e Tonali. Poi il difficile viene con il dover dimostrare con continuità le qualità che si ha. Ma sono ragazzi, lui e Zaniolo, che hanno qualcosa in più – si dice sicuro il tecnico –. Io Tonali lo vedo davanti la difesa, poi da Brescia mi dicono possa fare anche la mezzala ma non lo so. Lui deve prendere palla dai difensori e deve costruire con il campo davanti. Un centromediano metodista, questo è lui, il vertice verso la propria difesa. Tra l'altro ha anche un grande tiro dalla distanza. Nella Roma potrebbe invece giocare al posto di Nzonzi, vicino ad uno come De Rossi. Di Francesco usa un centrocampista davanti la difesa e due mezzali nel suo 4-3-3 standard, e nel caso non ci sarebbero problemi. Nel 4-2-3-1 il vertice è offensivo, e lo può fare appunto Zaniolo, non Tonali, che invece troverebbe spazio al fianco del capitano giallorosso".

LA PRESSIONE – "Gestire la pressione non sarebbe un problema per lui – afferma Cagni – . Tonali è andato già in Nazionale e non ha avuto problemi, poi certo la pressione di Roma è diversa ma lui si lascia scivolare tutto addosso. Ascolta, fa quello che deve fare e non si emoziona. Nasce giocatore vero, nasce regista. La Roma di oggi sarebbe la squadra più adatta per lui perché si sta ricostruendo con dei giovani di qualità e con calciatori esperti. Non vincerà ora, credo però che il prossimo anno si consoliderà e poi arriveranno le vittorie. Ci sono tanti giocatori di qualità ed ora sta recuperando. Le società dovrebbero però comunicare con sincerità le proprie strategie ai tifosi, che dovrebbero accettarla. E la strategia della Roma è corretta in prospettiva. Senza parlare dello stadio, che sarebbe determinante".

ZANIOLO – "Zaniolo ala destra contro l'Atalanta? Lui può fare quello che vuole, ha doti fisiche importanti e si vede che è un ragazzo che vuole fare. Mi ricordo il discorso Schick in quel ruolo: sbagliò lui in quell'occasione, perché riuscire a fare l'esterno è solo una questione di imparare ed ascoltare. Saper fare più ruoli per un attaccante è determinante. Si tratta di errori giovanili, questi ragazzi non capiscono magari che devono provarle le cose. Zaniolo non ha problemi di questo tipo – conclude Cagni –si vede che è umile e che ha voglia di arrivare. Al ruolo giusto poi ci pensa l'allenatore e lo capisce il giocatore stesso".

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Var, Pieri: “Sì alla chiamata per gli allenatori, sposo la linea Gravina. Nicchi ha fatto il suo tempo”

"Doveroso il Var a chiamata per gli allenatori, l'Aia dovrebbe investire anche su capitale umano oltre che sulla tecnologia. Sposo la linea Gravina, è ora che Nicchi ceda il passo". Intervenuto nel corso della trasmissione condotta da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori nella mattina di ReteSport, l'ex arbitro Tiziano Pieri è tornato a commentare l'evoluzione ed il dibattito attorno al Var. Soltanto ieri, il presidente della Figc Gabriele Gravina ha auspicato un allargamento dell'uso del Var con la chiamata a favore delle squadre, mentre il presidente dell'Associazione italiana arbitri Marcello Nicchi ha confermato che non si torna indietro con la tecnologia, riaffermando però il no alla possibilità degli arbitri di rilasciare dichiarazioni dato il clima poco sereno. "Il primo a non essere sereno è sempre lui (ride, ndr). Io amo Gravina in maniera particolare perché pur non essendo più di primo pelo, giovanissimo, ha però un'intelligenza giovane, a differenza di altri suoi predecessori. È molto attento a quello che è il bene per il calci, a non entrare in contesti che non gli spettano. Insomma, è una persona molto equilibrata e farà sicuramente bene a mio modo di vedere, soprattutto per come si è mosso nella prima parte del suo mandato".

VAR A CHIAMATA – "Per quanto mi riguarda – afferma Pieri -, sì, è doveroso  permettere agli allenatori di chiamare il Var, perché così gli toglierebbe pure il problema di valutazione sbagliate da parte del Var. Ricordiamo che non parliamo della Goal Line Technology che è una forma oggettiva di supporto arbitrale, questa è una valutazione che fa l'arbitro davanti ad un monitorSi può essere d'accordo o no, e alcune volte si sbaglia. Io sposo sicuramente la linea Gravina, mi piace poco quella di Nicchi che pur avendo fatto indiscutibilmente bene all'inizio del suo mandato, e chi dice il contrario è nel falso, oggi ha fatto il suo tempo. È giusto che lasci spazio ad altri più giovani. Quest'anno ci saranno le elezioni, all'Aia ci sarà modo di poter scegliere un nuovo candidato, dopo tanti anni è giusto cambiare".

PIÙ POTERI AL VAR – "Attenzione: diventa tutto un rivedere la partita poi. Mettiamo direttamente uno davanti al monitor che con un altoparlante interrompe la gara allora. La partita va guidata dall'arbitro centrale, il Var deve essere un supporto. Queste chiamate, che magari non arriveranno tutte in tutte le partite, dovranno essere utilizzate in quei casi nei quali c'è stato un episodio. Di errori ce ne sono tanti, un capitolo bisogna aprirlo anche su questo: l'Aia si sta concentrando sul miglioramento del Var, della valutazione che si fa davanti il monitor, ma poco si sta facendo per la crescita arbitrale. Si punta poco sulle risorse umane e molto sui mezzi tecnologici. Da una parte va bene, dall'altra si rischia di avere arbitri robot che non servono a nulla. Questo mi sembra un errore di base – si dice sicuro Pieri -. Poi per me è giusto che gli allenatori chiamino se hanno un dubbio e l'arbitro è giusto che vada a rivedere. Non ci vedo nulla di strano, in altri sport è già applicata questa possibilità".

SÌ A VAR SPECIALISTI – "La creazione di una figura ad hoc per il Var? Nicchi non è per nulla favorevole, dal designatore Rizzoli c'era stata un'apertura in tal senso, anche perché avrebbe avuto gli arbitri più tranquilli, li avrebbe potuti gestire solo per il campo e non una settimana sul terreno di gioco ed una davanti ad un monitor, che alla fine poi va ad influire sullo stress dell'arbitro, creando precedenti: è difficile poi designare quando un arbitro sbaglia davanti al monitor mandandolo poi a dirigere quella squadra che ha penalizzato la settimana prima. Bisogna farle queste valutazioni, abbiamo dei capitali che smettono dopo anni di direzioni di gara a livelli eccellenti. Per esempio, quest'anno smetteranno Banti e Mazzoleni, e cosa faranno? I posti da dirigenti sono pochi all'Aia. O vanno via, o vanno a fare gli opinionisti televisivi, o addirittura a fare i dirigenti di società di calcio. Credo – conclude Pieri – che sia un'opportunità per l'Aia, e se non sfruttarla secondo me sarebbe una decisione poco furba".

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Cristiana Capotondi: “Zaniolo bravo, ma percorso fortunato”

"Zaniolo? Bravo, bravissimo. Ma il suo è un percorso 'fortunato'". Così Cristiana Capotondi, ospite della trasmissione mattutina in onda sui 104.2 di ReteSport e condotta da Francesca Ferrazza e Chiara Zucchelli. La vicepresidente della Lega Pro torna a parlare – da simpatizzante romanista – dei giovani e del loro impiego, dell'esplosione di Zaniolo, del progetto delle seconde squadre, della crescita del movimento femminile e del tema razzismo nel calcio. "Le seconde squadre nascono proprio per far giocare giovani ragazzi italiani, utili poi alle squadre maggiori e alla Nazionale, ma il percorso non sta portando agli obiettivi auspicati. Il razzismo? Bisogna dare il buon esempio, lo devono fare in primis i protagonisti. Il calcio può educare. E guardate la crescita del movimento femminile: le giocatrici sono straordinarie per determinazione e sacrificio".

ZANIOLO E I GIOVANI – "Zaniolo è un ragazzo molto molto giovane e dal mio punto di vista la sua preparazione, che passa dalla Fiorentina all'Entella, è un percorso straordinario e abbastanza fortunato. Il caso particolare credo che lo veda assolutamente in un'ottima condizione. Questi ragazzi hanno tutto il diritto di fare un percorso anche di 'sofferenza', di sacrificio, per formarsi caratterialmente. Il dubbio se affidarli alle mani di un tecnico che li utilizzi in Serie A e li faccia allenare con calciatori già formati oppure se farli scendere di categoria per trovare continuità è un problema annoso. Dipende senz'altro dal formatore che li ha tra le mani, bisogna solo capire se è un formatore cosciente di tutto questo. E bisogna lasciare la possibilità a queste persone di poter fare il proprio lavoro con serenità, e da questo punto di vista credo che l'ambiente romanista sia molto complesso".

LE SECONDE SQUADRE – "Noi abbiamo già una squadra così nel nostro campionato, la Juventus Under23, l'unica che ha colto l'opportunità che è stata aperta per queste squadre che come un tempo dovrebbero far giocare giovani ragazzi italiani per poi andare a rinforzare le squadre maggiori, la Nazionale. Questo è un po' il progetto di tutta la Lega Pro, ovvero riuscire ad essere un campionato cantera, però di fatto l'esperienza è stata ibrida e di fatto non ha portato agli obiettivi che ci si era dati. Il presidente Gravina si è espresso con il desiderio di porre fine a questa esperienza e noi ovviamente siamo sicuramente tutti allineati. L'idea inizialmente sarebbe stata quella di dare un numero maggiore di squadre b all'interno del campionato con l'obiettivo che vi dicevo. Andiamo verso una probabile sospensione di questa esperienza. Se mi dispiace? Poteva portare un po' di visibilità legato alle serie maggiori sulla Lega Pro, però sapete che in questa categoria c'è grande tradizione, dovrebbe vantare 60 club che tracciano una specie di fil rouge nel nostro Paese, molto legato al locale. Peraltro perché viviamo in un'epoca nella quale il concetto di globalizzazione è ormai esploso e si torna molto a guardare al locale. Noi siamo una lega, da questo punto di vista, sicuramente straordinaria, siamo un unicum in tutta Europa, perché il caso di 100 club professionistici c'è solo in Italia. Siamo un qualcosa da gestire con cura e grande attenzione, rappresentiamo una sorta di rete culturale. Noi vogliamo portare avanti un calcio etico e questo ha a che fare anche con l'educazione dei ragazzi, svolgiamo un ruolo culturale facendo sport".

IL RAZZISMO –  "Bisogna dare il buon esempio a tutti i livelli, a partire da chi vive da protagonista questo mondo: dirigenti, allenatori, giocatori. Le regole ci sono. La direzione verso la quale sta andando Gravina è la possibilità di permettere all'arbitro di sospendere la partita in maniera più diretta, poi come sappiamo l'interruzione dipende dall'addetto alla sicurezza. Bisogna farlo, c'è stato un esempio positivo in questo senso, con Tagliavento che sospese per un momento la gara Cagliari-Inter perché c'erano dei cori razzisti nei confronti di Eto'o. Lo stesso calciatore disse poi all'arbitro 'giochiamo' dando un segnale. Il messaggio deve essere questo: noi dobbiamo liberare il calcio da queste ingerenze. Parliamo di persone che hanno questi atteggiamenti anche fuori dal campo, quindi se il calcio si prende questa responsabilità parliamo poi di educare non solo nello sport ma anche ad una vita sociale diversa".

CALCIO FEMMINILE – "Che io sia forte è una falsa informazione (ride, ndr). Chiaramente gioco, ma in una squadra, tra l'altro di calcio misto, organizzata con degli amici per il desiderio di continuare a toccare il pallone ma la mia figura professionale a livello di calcio giocato è davvero di infimo livello. Alcune volte mi invitano a giocare con l'ex capitano della Nazionale Patrizia Panico e dico no, ma stiamo scherzando? Potrei fare il raccattapalle (ride, ndr). Ci tengo a dirlo perché poi le giocatrici sono delle atlete straordinarie e il senso del sacrificio è particolarmente alto perché è molto difficile esserlo. Sono categoria dilettanti, le economie sono basse, si fa il doppio lavoro per mantenersi. In Italia le cose cambieranno, però certamente sono delle donne che mostrano grande determinazione. È un movimento che nei numeri sta crescendo moltissimo, le aziende sono molto interessante all'investimento nel mondo del calcio femminile. Questo la dice lunga su quello che vedremo nei prossimi anni, a fronte di uno scetticismo iniziale da parte di chi è abituato a vedere gli uomini giocare a pallone. Magari sarà un calcio meno fisico, ma sicuramente di grande tecnicismo e tatticismo, perché le ragazze sono molto brave. Ci sono tante mamme che iniziano ad iscrivere le bambine a calcio".

LA LEGA PRO E IL RUOLO DI DIRIGENTE – "Sono mesi un po' turbolenti devo dire, perché la Lega Pro ha avuto problemi alla partenza del campionato dovuti al cambio del format della Serie B, quindi ci siamo trovati con delle squadre che non sono scese in campo fino ai primi di novembre. Oggi abbiamo un calendario che deve ancora concludersi con alcune gare del girone d'andata. C'è stata un po' di confusione e ci sono società in difficoltà. Gli umori sono un po' altalenanti ovviamente, ma stiamo facendo di tutto affinché il prossimo campionato, ed anche questo nella vicenda dei quattro club in particolare che hanno difficoltà economiche, siano dei campionati diversi. Questa è la direzione, io sto imparando molto perché chiaramente ero un'osservatrice molto attenta ma certo non un dirigente, quindi questo è un motivo di studio per me. E poi mi occupo delle mie deleghe che hanno a che fare con la formazione e la digitalizzazione della nostra lega".

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Tognazzi: “Farei subito lo scambio Dzeko-Higuaín. Spero nel seguito di ‘Non ci resta che il crimine’”

"Dzeko-Higuain? Da milanista, farei subito il cambio. Non è il valore del giocatore in assoluto, ma c'è uno strano clima attorno all'argentino". Ospite ai microfoni di ReteSport durante la trasmissione odierna condotta da Francesca Ferrazza e Chiara Zucchelli, l'attore romano Gianmarco Tognazzi si racconta a 360 gradi, tra i temi d'attualità calcistica come la Supercoppa italiana tra Juventus e Milan (squadra per la quale tifa) a Gedda e l'ultimo lavoro con il quale è tutt'oggi sui grandi schermi del nostro paese, 'Non ci resta che il crimine', del regista Massimiliano Bruno, insieme ad Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo e Ilenia Pastorelli"È già la seconda volta che alcuni giocatori, sempre con la stessa provenienza, non si capisce bene perché abbiano fatto la scelta di voler venire al Milan. Penso che non ci sia nulla di peggio di un giocatore che sta in un posto controvoglia, anche se non l'ha obbligato nessuno. Quindi è chiaro che farei il cambio: poi Dzeko una decina di anni fa fu un pallino del Milan di Berlusconi. Per quanto riguarda Schick-Cutrone il discorso è diverso: noi abbiamo bisogno di tanta sostanza, Schick è elegante però allo stesso tempo mi sembra che stia mancando in qualche cosa. Dzeko lo prenderei subito – prosegue Tognazzi – , mi sembra uno che in questo momento ci starebbe con più voglia. Resta un punto interrogativo, Higuain forse ha qualche problema ed è bene lo risolva".

LA SUPERCOPPA – "La Supercoppa? Pensavo oggi ci fosse la supercazzola – scherza Tognazzi -. Allegri ha ragione, le partite secche, e lui lo sa bene così come la Juventus per quanto riguarda le finali, sono molto diverse da un percorso fatto di continuità e soprattutto chi in genere è sfavorito ha a livello emotivo una marcia in più, ha una motivazione in più rispetto a chi è abituato a vincere sempre. Con merito, ovviamente, per il livello raggiunto in questo periodo che ormai dura da un po'. Partono con tutti i favori del pronostico i bianconeri, ma il Milan negli ultimi anni ha quasi sempre 'favorito' molto le sconfitte contro la Juve. Io c'ero nella finale di Coppa Italia a Roma e sicuramente il Milan avrebbe perso ma non con quello scarto di gol se non ci fosse stata una serata veramente nera di Gigio Donnarumma per fare un esempio. E via di seguito: potremmo andare dal rigore di De Sciglio dato all'ultimo secondo a Torino ad altre partite dove se si guarda bene il Milan non aveva demeritato ma la Juve con la sua forza e con la sua capacità di saper risolvere la partita sfruttando quei 10 minuti di blackout è riuscita ad avere la meglio". Se c'è un allenatore che si finali ne ha vinte, però, è Gennaro Gattuso. "Sono in posizione scongiuri da prima della domanda – ride, ndr -. Continuo a dire che sono favoriti e che vinceranno a mani basse, ma tutto può succedere".

NON CI RESTA CHE IL CRIMINE – "Pensate che set: Leo, Giallini e Gassmann della Roma, io del Milan e Bruno della Juventus. Per fortuna abbiamo registrato a Giugno senza partite – ride, ndr -. Comunque, chi vive a Roma o nel Lazio difficilmente non può seguire le gesta della Roma e io lo faccio a mia volta – conferma Tognazzi -, soprattutto attraverso le radio, che sono lo strumento con il quale interagisco di più spostandomi spesso nell'arco della giornata. Tra l'altro Massimiliano Bruno è un esperto totale di calcio, oltre ad essere il più grande collezionista di figurine del mondo: ricorda nomi di calciatori a me semisconosciuti, sapendone citare storia e carriera e questa caratteristica peculiare l'ha riversata nel mio personaggio all'interno del film". La chiusura è dedicata al successo che 'Non ci resta che il crimine' ha raggiunto a pochi giorni dall'uscita nelle sale cinematografiche: "Se pensiamo già ad un seguito? Me lo auguro – dice l'attore -, per una serie di motivi. Innanzitutto perché ho potuto lavorare con un regista come Massimiliano Bruno che è una persona che io adoro e che mi ha permesso di tornare a una commedia più simile a quelle con cui ho iniziato. Credo che ci possa essere poi questa possibilità perché il ritorno indietro nel tempo è un meccanismo che ti permette di inventare tutta una serie di cose. Questo dipenderà molto dal successo reale che avrà il film, che è partito benissimo. Essere i primi in classifica riuscendo ad andare contro colossi americani come Aquaman è una grandissima soddisfazione, è un grandissimo riconoscimento, come l'esser stati menzionati direttamente dai Kiss. Se si mantiene così c'è la possibilità che sia distribuzione che produzione decidano di dare vita ad un seguito".

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[PODCAST] – Violenza, razzismo e treni speciali: l’intervento dell’Avv. Contucci a ReteSport

Violenza negli stadi, il tema razzismo, i treni per i tifosi e le varie linee guida emerse dal tavolo di lavoro in Viminale organizzato dal ministro Salvini e dal sottosegretario Giorgetti con le forze dell'ordine e le autorità del calcio in seguito ai recenti fatti di cronaca: questo e tanto altro il contenuto dell'intervento dell'Avvocato Lorenzo Contucci ai microfoni di ReteSport nel corso della trasmissione condotta da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori. Ecco le sue parole:

Bisognerà vedere come si traducono le prime linee guida tracciate da Salvini sul tema della violenza negli stadi, ma queste denotano una inversione di tendenza: abbiamo provato a vietare tutto, ora proviamo a permettere tutto in sicurezza.
Sì, sotto questo profilo abbiamo avuto una lega a due facce: la repressione cieca ed infruttifera fu frutto del decreto Maroni e dell'inasprimento delle sanzioni senza alcun aspetto programmatico di ormai 10 anni fa. L'inversione di tendenza ora è frutto del buon senso. Non possiamo pensare di essere in Europa solo quando ci fa comodo: se a Londra si giocano dieci incontri di calcio a settimana non impedendo trasferte e permettendo a tutti di fruire dell'evento in maniera civile, è un modello al quale dobbiamo tendere anche noi. Per questo in un certo senso sono d'accordo con il ministro Salvini, che a prescindere dalle idee politiche ha frequentato la curva e si rende conto di alcune tematiche.

Qualcuno potrà obiettarle che in Inghilterra si giocano molte partite in presenza di una normativa particolarmente stringente che rende difficile sia delinquere che prodursi in atteggiamenti scorretti. Conferma?
Questo è parzialmente vero. Che ne dica Miccichè, la legge italiana e le normative sugli impianti sportivi che abbiamo è tra le più restrittive d'Europa. Spesso si è convinti che in Inghilterra chi sbaglia paga, ma pensate che qui questo non accada? Attualmente con le telecamere di nuova generazione, e lo abbiamo visto con gli episodi delle multe comminate, anche chi si siede sulle scale viene multato e alla seconda volta diffidato. Quindi in realtà per certi versi in Inghilterra il sistema è più tenue. Chi sbaglia viene allontanato dallo stadio e finisce lì. Ricordatevi che in occasione di quel famoso Manchester United-Roma due tifosi giallorossi vennero trovati in possesso di un coltello: qui da noi sarebbero stati arrestati, processati per direttissima e condannati da uno a tre anni. In quell'occasione invece ci fu soltanto un avviso delle forze dell'ordine e furono rispediti a casa. Le celle negli stadi inglese: altro luogo comune, anche sotto la tribuna Monte Mario nell'Olimpico c'è una cella, ma nessuno lo sa.

Lei, in un suo pezzo di oggi su Il Romanista in merito ai treni speciali, relega al passato alcuni episodi di inciviltà. A distanza di così tanto tempo, perché oggi si potrebbe pensare di ripristinarli senza andare incontro a certi problemi? 
Dal punto di vista evocativo parlare di treni speciali non è il massimo, ma si intendono ovviamente treni organizzati appositamente per i tifosi. Tutti noi tifosi siamo saliti su quei treni ed abbiamo visto che regnava l'anarchia, non c'erano controlli, il biglietto si faceva allo sportello, i treni erano malmessi perché si assegnavano carrozze sfasciate appositamente ai tifosi di calcio. Oggi si va ancora in trasferta col treno, ma lo si fa coi Freccia Rossa, con le implicazioni economiche del caso, trovandoci comunque nelle medesime condizioni di un treno dedicato, con magari metà carrozza piena di tifosi che non si comportano come educande e metà piena di passeggeri ordinari in imbarazzo. A nessuno fa piacere magari trovare qualcuno che fuma. Se il treno è organizzato dai tifosi, invece, si può concedere qualche licenza in più nell'accordo di tutti e senza nuocere ad altri. Con questo intendo dire che sono mutate le situazioni sociali. E secondo me i tifosi hanno anche imparato a comportarsi, certe cose appartengono all'archeologia sportiva. Non si sta parlando di treni pieni di poliziotti, perché il rimedio sarebbe peggio del male. Parliamo di treni organizzati, in sicurezza, comunque controllato anche nell'acquisto dei biglietti e nella gestione della trasferta, preferibili a furgoni pieni di gente che passano per tutta Italia senza poter essere intercettati.

Fare questi tavoli sulla sicurezza senza i rappresentanti del tifo organizzato non pensa che possa avere un'influenza relativa?
Sì ma questo è un grosso limite dell'Italia a livello di tifosi. Da molto tempo vado dicendo che in Inghilterra ed in Germania esistono dei supporter trust efficaci perché hanno dei leader riconosciuti ed eletti. In Germania addirittura i tifosi sono proprietari del 51% delle squadre di calcio. E hanno un posto al tavolo delle istituzioni. Noi per questo siamo indietro, anche per colpa dei tifosi che finito l'evento sportivo non hanno avuto una grossa capacità di autorganizzarsi, non esprimendo nessuno da poter invitare. C'era qualche Slo delle società, ma altrimenti si dovrebbero invitare delle persone che sono con plebiscito riconosciute come leader di un gruppo piuttosto che di un altro ma che non hanno una forma corretta per poter sedere al tavolo delle istituzioni. Si potrebbero fare colloqui informali, ma tutto lì.

Per quanto riguarda gli striscioni vietati, secondo lei si può pensare di utilizzare la telecamera per andare a prendere chi ne espone di violenti senza vietarli a prescindere e chi si esprime con i 'buu' razzisti?
Attualmente c'è una normativa burocratica che prevede la richiesta di autorizzazione alla Questura per poterli fare entrare entro 10 giorni prima dell'evento interessato. Tutto inutile: se si esibiscono striscioni di sostegno, anche non autorizzati, è assurdo multare, come succede ora. Con le telecamere si potrebbe individuare chi ha esposto invece lo striscione violento, abolendo questo meccanismo dell'autorizzazione. Per quanto riguarda il discorso razzismo, è un discorso più particolare: per me il meccanismo potrebbe essere quello della sanzione alla società di calcio che poi si rivale sul tifoso, perché non dimentichiamoci che di noi ormai conoscono anche le impronte digitali e il codice fiscale. Siccome ho visto con che grado di precisione di riescono ad individuare le persone, punire tutti non è la mossa giusta. Un conto è se tutta una curva di produce in un 'buu' razzista, ed anche qui bisognerebbe mettersi d'accordo su quando possiamo parlare di razzismo o di un qualcosa di 'insultante'. Chiudere un settore mi sembra comunque eccessivo, fermo restando che i modi per prendersela con chi si comporta in un certo modo c'è. Non è educativo, anche se a comportarsi in maniera scorretta sono in mille.

E sulla sospensione che cosa pensa?
Che si dà una grande arma di ricatto in mano ai tifosi. Perché se io mi metto d'accordo con un gran numero di tifosi nel momento in cui la società non mi dà i biglietti o cose del genere, come abbiamo visto di recente, posso pensare di procurare deliberatamente un danno.

In passato lo abbiamo visto fare dalla Juventus, ora ci sta pensando l'Inter. Cose ne pensa della possibilità di aprire i settori chiusi per sanzione ai bambini delle scuole calcio? Una bella immagine o un discorso ipocrita?
La parola ipocrisia va messa in caratteri cubitali. Soprattutto se poi i bambini si producono in cori che bisogna comunque multare. Ma l'ipocrisia maggiore sta quando si organizza una finale di Supercoppa in uno stato dove c'è un grave problema di libertà personale e poi si indigna per un coro di alcuni bambini neanche di stampo razzista, ma figlio di quelle licenze di cui parlavamo e che allo stadio sono maggiori rispetto che nelle case. Bisognerebbe fare pace con il cervello. Non si può giustificare tutto con gli interessi economici se si vuole essere moralmente integerrimi. Bisogna trovare metodi alternativi partendo dall'educazione nelle scuole, non basta un semplice divieto con sostituzione facciale e sponsor sulla maglietta, come è appunto avvenuto.

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[PODCAST] – Colantuono: “La Roma? Stagione altalenante, avere il presidente lontano non aiuta”

"Meglio avere il presidente presente a mio avviso, ma se ci sono delle persone con delega e degne della fiducia del numero uno può anche essere la stessa cosa. Avere la figura predominante sul posto però è sempre preferibile. Per tutte le varie sfaccettature nei rapporti con il tecnico, con la squadra. Nella Roma, la distanza con Pallotta è tanta, può creare dei problemi". Così Stefano Colantuono ai microfoni di ReteSport, nel corso della trasmissione condotta da Massimiliano Magni e Alessandro Cristofori. L'ex tecnico di Salernitana ed Atalanta, romano e noto tifoso romanista, è tornato a parlare della squadra giallorossa: "In questa stagione si è avuto un percorso altalenante nel girone d'andata, ma poi bisogna sempre ricordare quali fossero gli obiettivi iniziali. Se l'imperativo è centrare il piazzamento in Champions, allora la Roma è in corsa per raggiungerlo e quindi le cose non sono così negative. Certo l'andamento – aggiunge l'allenatore – è stato caratterizzato da troppi alti e bassi. Rispetto ai campionati scorsi qualcosa però s'è perso, si lottava per il secondo posto, ma bisogna considerare anche le altre squadre che vogliono migliorarsi. Il Napoli si è confermato e l'Inter è migliorata. Queste squadre qui, comprese Milan e Roma, faranno però sempre un certo tipo di campionato lontano dal primo posto della Juventus, quindi possono capitare degli anni in cui bisogna solo tenere botta e cercare il piazzamento ed altri magari più esaltanti. Ora bisogna prestare attenzione a De Rossi, che va recuperato in tutte le maniere possibili, quando c'è lui la differenza si sente. Poi la Roma dovrà premunirsi di un sostituto, per ovvi motivi d'anagrafe. Schick? Anche se è stato pagato molto, ha delle qualità importanti e non le ha ancora fatte vedere. Va aspettato ancora con un pizzico di fiducia, qualche segnale l'ha dato".

Un pensiero lo dedica anche in generale all'andamento della Serie A ed al lavoro fin qui svolto dai colleghi in campo: "Ancelotti si è confermato per quello che tutti quanti si aspettavano fosse, Spalletti ha migliorato il suo rendimento. Mi dispiace che si sia dato molto addosso a Gattuso che in questo girone d'andata ha fatto vedere a tratti gran calcio. Negli ultimi tempi, per vari motivi, il Milan non è stato più quello glorioso del passato, e si è sparato un po' troppo su Gattuso, ma resta l'uomo giusto. Se dovessi indicare una sorpresa, direi Parma: da neopromossa sta facendo davvero un ottimo lavoro. Bisogna sempre approfondire le conoscenze nell'ambiente, spesso sono stato a visionare il lavoro di Gasperini che reputo tra i migliori. Ora ne approfitterò per andarmene a vedere alcuni allenatori giovani e in rampa di lancio".

Non poteva mancare un commento sui recenti fatti di cronaca, in relazione alla violenza fuori dagli stadi e al problema razzismo: "Molto difficile prendere una decisione netta, perché se si interrompe la partita si rischia di far sentire questi personaggi squallidi ancora più importanti, con il rischio di allargare il fenomeno con premeditazione, su questo concordo con Salvini. Però è anche vero quello che dice Ancelotti: il discorso razzismo negli stadi nel 2019 è una follia. Ripeto: sarebbe giusto fermarsi, ma il rischio è di dargli troppa importanza. Bisogna poi mettersi anche nei panni di chi le subisce queste cose qua. Il fronte è spaccato: non sarà facile trovare una soluzione efficace che metta d'accordo tutti".

In chiusura, un bilancio dell'ultima esperienza in panchina, con la Salernitana, recentemente chiusa anzitempo: "Abbiamo attraversato un momento di crisi che in una stagione ci può stare, ma mi ero reso conto che si erano create delle tensioni con la tifoseria e con il presidente. La squadra stava facendo quello per cui era stata costruita, ma serve serenità per raggiungere gli obiettivi. La Salernitana è a 2 punti dai playoff, l'unico vero obiettivo del quale si era parlato. La città è meravigliosa, mi sono trovato bene ed il rapporto con Lotito resta splendido a prescindere, ho preferito fare io un passo in dietro per aiutare i ragazzi".

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Massimo Ghini: “I dirigenti della Roma cercano di mantenere in piedi un sistema che fa acqua da tutte le parti”

Ai microfoni di Retesport, nello spazio condotto da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori, è intervenuto Massimo Ghini. L'attore, tifosissimo della Roma, ha parlato del momento della squadra giallorossa analizzando la situazione dalla presidenza al campo. Infine si è anche espresso sui temi caldi del calcio italiano, come la partita di Supercoppa e la violenza negli stadi. 

Hai passato "Un Natale a 5 stelle" come il tuo ultimo film Massimo?

"Con un torcicollo terribile, infatti è il caso di dire 'anche questo Natale ce lo siamo levato dai cog…i' citando un famoso film"

Su Netflix sei protagonista della commedia ed interpreti la parte del Presidente del Consiglio, non il primo ruolo politico

Nella vita sono stato consigliere comunale a Roma. Per scherzo un giorno ho detto alla Gruber in tv che mi presenterò come prossimo Presidente del Consiglio. La cosa che mi intristisce è che prima il rapporto con la politica era più serio, quando ho conosciuto Andreotti balbettavo. Oggi anche un clown in 30 secondi diventa serio…

Che 2018 è stato per la Roma?

Sono un vostro ascoltatore, vi sento spesso quando sono in macchina. Potremmo fare un gioco: a chi faremo vincere lo Scudetto e la Champions? Mi sembra che la Roma regali i giocatori importanti alle altre squadre. Ma non rode anche a voi il 'Chiccherone'? Ora vedo qualche giocatore che sta crescendo bene e già  mi chiedo che fine farà il prossimo anno.

Lo stadio potrebbe portare un'inversione di tendenza?

Credo di sì perché lo dimostrano le esperienze degli altri. Costruire lo stadio significherebbe dare un assetto strutturale e societario che consentirebbe di poter crescere in modo significativo. Ora abbiamo un tono internazionale, ma ci presentiamo nei grandi palcoscenici con le braghe di tela. Questo Presidente c'è o non c'è mi pare la stessa cosa, i dirigenti cercano di mantenere in piedi un sistema che fa acqua da tutte le parti. Credo però che per lo stadio siamo ancora a carissimo amico. La Roma ormai è una stazione di posta, chi arriva si porta via i cavalli, ormai il tifoso parla di conti e plusvalenze, se il calcio è diventato questo è davvero noioso. Io vorrei oarlare di campo, di cross, di tiri…

C'è disaffezione nei confronti della squadra?

In parte anche io riscontro questo sentimento. Io sono cresciuto con Di Bartolomei, eravamo amici di infanzia, quando i giocatori avevano le magliette strappate e gli scarpini consumati. Oggi l'eccessiva comunicazione di immagine nel calcio rischia di allontanare anziché avvicinare il calciatore alla gente. Da troppi anni noi tifosi della Roma pensiamo di essere tra i signori del clacio per poi accorgersi che non è così. Totti è stato il nostro grande capitano ed è l'unica bandiera che resta a darci un sussulto emotivo anche oggi quando lo inquadrano in tribuna. Oggi noi tifosi perdiamo molto tempo a cercare spiegazioni per ciò che non avviene in campo.

Cosa pensi della Supercoppa in Arabia Saudita dove i diritti delle donne non sono tutelati e le discriminazioni sono così marcate?

Sentendo il presidente della Lega ho capito che il business sia talmente forte e irrefrenabile che non importa andare incontro a contraddizioni. Il potere economico comanda su tutto, giocare la Supercoppa in quei posti è indice di dove si sta spostando il calcio. Speriamo che nei Mondiali in Qatar si siano superate queste differenze.

Una tua opinione sui fatti di Milano?

Purtroppo ne abbiamo vissute parecchie di situazioni così negli anni. A volte vado a vedere partite a Londra, dove si è voluto trovare una soluzione attraverso i controlli. In Italia permettiamo a degli energumeni di sfruttare lo sport per sfogare la violenza, credo sia il momento di dire basta. Qui la politica si preoccupa di 49 persone che vagano nel mediterraneo e non di questa sistuazione. Chi dice che non è giusto chiudere gli stadi o si settori sbaglia percé il calcio è un bene comune e ognuno deve essere disposto alla rinuncia di qualcosa per risolvere il problema. 

Hai mai pensato di interpretare un presidente di calcio?

Volevo raccontare con un film la storia di un allenatore razzista che poi per una sorta di legge del contrappasso era costretto ad andare ad allenare una squadra Africana, ma qui in Italia non c'è ironia per poter realizzare un progetto del genere, bisognerebbe inventare tutto un mondo e il film risulterebbe poco credibile.