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Roma, altra grana legale: perso l’arbitrato con Berardi. All’ex AD 2.7 milioni di euro

La Roma in queste ore deve affrontare un’altra grana legata ad un licenziamento avvenuto circa 2 anni fa. Si tratta della causa con l’ex Ad, Pietro Berardi.

Dopo i 220 mila euro ottenuti da Berardi in secondo grado per la causa civile, ieri è emersa anche la sentenza del lodo arbitrale attivata da Berardi per la revoca dell’incarico da amministratore.

In questa sede, la Camera Arbitrale nazionale e internazionale che ha sede presso l’ordine degli Avvocati di Roma, ha dato ragione a Berardi.

In sostanza nel provvedimento si sottolinea l’illegittimità della revoca dalla carica di amministratore, per un errore procedurale. Non si evince infatti dalle prove portate dalla Roma, nello specifico dall’ormai ex General Counsel Lorenzo Vitali, quale sia la reale motivazione del licenziamento per giusta causa.

È una condanna che si aggiunge a quella già ottenuta lo scorso anno per aver licenziato lo stesso Berardi senza rispettare le procedure dello statuto dei lavoratori.

Salvo ricorso e vittoria in Cassazione, la Roma dovrà risarcire Berardi con ulteriori 2.5 milioni di euro, che si sommano ai 200 mila già dovuti dopo l’appello.

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Rensch: ”Accolto bene alla Roma. Il calcio italiano mi renderà un calciatore migliore”

Rensch ha rilasciato alcune dichiarazioni al portale olandese Voetbal International in cui si è soffermato anche della sua esperienza alla Roma. Di seguito le sue parole.

Alcuni di questo gruppo erano all’Europeo anche sei anni fa: Kenneth Taylor, Anass Salah-Eddine, Calvin Raatsie e Ian Maatsen. Com’è giocare con questi ragazzi per così tanto tempo?
“Sì, è davvero meraviglioso. Credo che siamo stati insieme fin dall’Under 16 e anche con molti ragazzi dell’Ajax. Anass ora è con me alla Roma. Il tempo passa così velocemente, per noi sembra passato un anno da quando eravamo insieme all’Under 16. Ma è anche molto bello essere di nuovo insieme, perché ci conosciamo dentro e fuori, anche questo è importante in una squadra”.

Sull’approdo alla Roma.
“È stato davvero fantastico essere il protagonista di un trasferimento così importante. Sono stato accolto benissimo anche alla Roma, è stato un caloroso benvenuto. Ogni tanto ero fuori a causa di qualche piccolo acciacco, ma sono comunque riuscito a giocare molte partite, anche in Europa. Ho potuto imparare molto in questi pochi mesi. È un’esperienza davvero fantastica poter giocare lì. Ho imparato molto all’Ajax, ma a un certo punto ero pronto per un passo avanti del genere. Il calcio italiano mi porterà più lontano, sia dal punto di vista calcistico che difensivo, e mi renderà un giocatore migliore”.

Sulle differenze con l’Ajax.
“Non voglio necessariamente parlare della voglia di vincere, ma se si è in ​​vantaggio per 1-0… All’Ajax si vuole sempre vincere con un margine maggiore, e allora l’1-0 spesso non basta. Ma nel calcio italiano si nota: dopo l’1-0, la vittoria è ben accolta. Anche se si tirano venti palloni fuori dallo stadio, ciò che si dice è sempre: ‘1-0, abbiamo vinto, fantastico!'”.

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Massara e la Roma, un legame mai spezzato. Da Pescara allo Scudetto col Milan, ecco il nuovo (vecchio) DS

La Roma ha scelto di ripartire da Frederic Massara, un uomo che conosce ogni metro quadro di Trigoria, ma non solo. Ha scelto la competenza e la capacità di calarsi immediatamente in una realtà che avrà bisogno di celerità e scelte forti.

Claudio Ranieri è l’ispiratore, al pari del nuovo tecnico – Gian Piero Gasperini – dell’indicazione del dirigente di Torino, che di recente si è svincolato dal contratto col Rennes.

Massara era stato fortemente accostato alla Juve, anzi. Per alcuni giorni sembrava il neo ds in pectore ma poi l’accordo non è stato trovato. Sarebbe curioso se alla fine fosse proprio Ghisolfi ad affiancare Comolli a Torino, con il ritorno in giallorosso di Massara.

Dopo anni di direttori sportivi stranieri, selezionati attraverso algoritmi e lunghissimi casting, i Friedkin hanno capito gli errori commessi e si sono affidati al pragmatismo di Sir Claudio, che dentro Trigoria sta ristabilendo la normalità.

A distanza di anni dalla sua ultima esperienza a Trigoria, Frederic Massara torna a vestire i colori giallorossi, questa volta con una nuova sfida: ricostruire, riorganizzare e rilanciare la Roma che non gioca la Champions, casualmente (o forse no) di fatto da quando l’ha lasciata.

Un profilo lontano dai riflettori, ma profondamente radicato nelle dinamiche del pallone. Un uomo che ha fatto della discrezione e dell’intelligenza gestionale il suo marchio di fabbrica.

E pensare che già un anno fa, prima dell’avvento di Ghisolfi, c’era stato un contatto diretto con la proprietà. Il profilo di Massara era piaciuto, ma poi qualcuno dentro Trigoria spinse per un’altra soluzione. Vista come è andata, meglio tardi che mai…

25.5.2022 Conference League Finale : Roma vs Feyenoord Nella foto: Ryan Dan Friedkin (Foto Gino Mancini)

Dalla Serie A al tavolo delle trattative

La carriera di Massara nasce sul campo, con un passato da calciatore raffinato e tecnico. Cresciuto nel vivaio del Torino, è al Pescara che vive i suoi anni più significativi da giocatore: è uno dei protagonisti della promozione in Serie A nel 1992 e lascia il segno in un celebre 5-4 contro il Milan, con un gol diventato cult per gli appassionati. In Serie A, Serie B e Serie C, indossa maglie importanti come quelle di Fidelis Andria, Palermo e Arezzo, prima di chiudere la carriera nel 2006.

Appese le scarpe al chiodo, Massara non ha mai lasciato davvero il campo: lo ha semplicemente osservato da un’altra prospettiva.

L’allievo di Sabatini, il partner di Maldini

Il suo percorso dirigenziale prende forma sotto l’ala protettiva di Walter Sabatini, uno dei più visionari DS italiani degli ultimi 20 anni. Con lui lavora al Palermo prima e alla Roma poi, immergendosi nell’intensità di un club in continua evoluzione. Quando Sabatini lascia, è Massara a ereditarne il ruolo da DS nel 2016. La Roma riconosce in lui la continuità, ma anche la competenza tecnica necessaria per affrontare un nuovo ciclo.

Dopo una breve parentesi al fianco di Monchi, e una prima esperienza anche nel contesto internazionale con Suning, il salto di qualità arriva nel 2019 con la chiamata del Milan. Qui, accanto a Paolo Maldini, costruisce un progetto tecnico solido, ambizioso, vincente.

Tra i suoi colpi più noti: Theo Hernandez, Mike Maignan, Pierre Kalulu, Fikayo Tomori, Sandro Tonali. Una rosa giovane e di qualità che porterà il Milan a vincere uno scudetto nel 2022 e a tornare protagonista in Europa, raggiungendo le semifinali di Champions League nel 2023.

Nel 2022 insieme a Paolo Maldini, è stato insignito del premio di miglior direttore sportivo d’Europa ai Global Soccer Awards della FIFA.

Il passaggio in Francia e l’esperienza Rennes

Dopo la clamorosa separazione con il Milan nel giugno 2023 – motivata da divergenze con la nuova proprietà – Massara accetta una nuova sfida all’estero, al Rennes, club ambizioso della Ligue 1. Un’esperienza breve, intensa, ma significativa: dimostra ancora una volta la sua apertura internazionale (parla e conosce bene cinque lingue) e la capacità di adattarsi a contesti diversi. A maggio 2025, la separazione consensuale apre la strada a nuove opportunità.

Il ritorno nella Capitale: una scelta di equilibrio e visione

E ora, il ritorno alla Roma. Non è solo una scelta tecnica, è una dichiarazione d’intenti. La società capitolina ha bisogno di una figura che unisca l’esperienza internazionale alla profonda conoscenza dell’ambiente romano. E chi meglio di Massara?

In un momento in cui la Roma si prepara a ripensare il proprio assetto, anche in vista del nuovo ciclo tecnico e di un mercato complicato tra vincoli di bilancio e ambizioni da Champions, la figura di Massara promette equilibrio, visione e sostenibilità. Non è l’uomo dei colpi ad effetto, ma quello delle operazioni mirate, intelligenti, funzionali. Un architetto del calcio moderno.

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Ghisolfi piace alla Juventus

L’esperienza di Ghisolfi alla Roma è durata solo una stagione. Come scrive Gazzetta.it, l’ex ds giallorosso, però, potrebbe rimanere in Italia perché la Juvenuts sembra interessata al suo modo di lavorare. Comolli è alla ricerca di un braccio operativo sul mercato, abile a operare nei mercati internazionali tenendo tutto o quasi sotto traccia e Ghisolfi potrebbe essere l’uomo giusto.

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Ranieri: ”Presto nuovo ds. La Roma ha bisogno di una persona come Gasperini per diventare grande”

Ranieri, a margine della conferenza stampa di presentazione di Gasperini, ha rilasciato alcune dichiarazioni. Di seguito le parole del Senior Advisor della Roma.

”Credo che per la prima volta state vedendo due allenatori, perché lo sono fino al 30 giugno. Mi avete dato del bugiardo quando mi avete detto che era Gasperini, avevo chiesto la sua disponibilità ma da lì a dire che fosse lui, ce ne voleva. I Friedkin hanno scelto lui. Dove è andato ha fatto bene, Crotone, Genoa, Atalanta. Riesce a cambiare la fisonomia di un atleta, riesce a rendere ottimi determinati giocatori. Sa delle difficoltà che incontreremo in questi due sessioni di mercato, se fossi restato io avremmo perso un anno di tempo per la costruzione, è stato chiamato per costruire qualcosa che possa dare frutti rigogliosi. Ha personalità, è schietto, parla in faccia, a volte anche a brutto muso, con me poche volte è successo perché fa parte del mio carattere, anche se a volte ero un po’ risentito. Voi siete bravi a trovare sempre le notizie, ora ci direte anche chi sarà il nuovo direttore sportivo. Lo conoscete tutti per quello che ha fatto, Gian Piero è qui con noi, grazie per essere venuto”.

Nuovo DS?

La società sta vagliando alcuni nominativi, quanto prima conoscere il nuovo direttore sportivo.

Rapporto con Gasperini?

Era antipatico anche a me (ride ndr), ai tifosi della Roma, ma per me molto di più. È stato scelto lui perché sono convinto che Roma ha bisogno di una personalità forte, di un tecnico che non si accontenta mai, che è sempre incavolato, che vuole migliorare la squadra, il singolo. La Roma ha bisogno di questo per diventare grande. Non sarà facile, per questo gli offriamo un anno per farsi capire, i tifosi devono starci dietro. Sarò un amico per lui, è una persona schietta e leale: starò da una parte e se avrà bisogno di qualcosa cercherò di risolvere problemi”

Dove può arrivare la Roma di Gasperini nel triennio? E come è andata la trattativa.

“L’ho chiamato e gli ho chiesto se poteva interessargli la panchina, ne abbiamo riparlato a fine campionato, sono andati avanti i discorsi. Siamo stati sorpresi a Firenze e il resto è noto. C’è stata subito sintonia, ho trovato una persona super motivata, super entusiasta, perciò io sono particolarmente contento e soddisfatto. Certo poi bisogna lavorare, i ragazzi devono capire che c’è un cambio di mentalità. Quando sono arrivato il morale era sotto terra, sono stato più un fratello maggiore che li ha stimolati. Se dovevo riprendere qualcuno lo riprendevo in modo costruttivo, sono fatto così, non ho mai accusato nessuno, nella mia carriera con alcuni ci sono riuscito e con altri meno. Riuscire a entrare dentro i calciatori è la qualità di ogni allenatore, è il bello di fare il tecnico. I calciatori vogliono persone leali e schiette. La Roma dove può arrivare? Stabilmente in Champions e quando c’è occasione vincere il campionato. Siamo orgogliosi di essere parte di questa nuova nascita. I Friedkin hanno speso tanto, vogliono ancora investire, sono bloccati ma stanno andando avanti sullo stadio. Vogliono portare la Roma sul piano calcistico allo stesso livello del brand turistico”.

Avete chiesto a Gasp di raggiungere un risultato specifico?

“Di fare il Gasperini. Mi sorprendeva Percassi quando diceva ‘partiamo per salvarci’. Roma non era l’Atalanta di allora, noi dobbiamo fare bene. I nostri tifosi hanno vinto grandi giocatori e grandi squadre, i tifosi si identificheranno con il suo gioco. Gli chiediamo di far bene, di conoscere la squadra e la piazza per un anno e salire sempre di più. Io sono sincero, in Champions avremmo incontrato 6 inglesi, 5 spagnole e noi forse non siamo pronti per questo, siamo più agguerriti sull’Europa League. Spero in un buon percorso in campionato e uno in Europa, accettando le cose belle e qualche boccone amaro. Anche quando la costruzione è ben fatta ci sono partite che perdi. Il popolo romano vuole vedere la squadra lottare fino in fondo e sono sicuro che anche quando si perderà il romanista avrà visto i suoi giocatori lottare come mai visto prima”.

Italia?

Non dico nulla, rispetto l’Italia ma sono della Roma.

Quanto c’è di suo sul rinnvoco di Svilar.

Sono cose che ha fatto Ghisolfi, ho solo chiamato il ragazzo che si vuole costruire una grande Roma. Abbiamo preso un allenatore ambizioso e cercheremo calciatori altrettanto ambiziosi, ho fatto solo questo.

Fair Play?

“Ci sono dei paletti, siamo vicini, manca qualcosina ma sono sicuro che riusciremo a essere dentro questi parametri da rispettare a giugno 2026. Poi saremo liberi di lavorare con più tranquillità. La società si sta muovendo, non può mettere soldi altrimenti li avrebbe messi. Ci sono due mercati in cui stringere i denti, in cui trovare giocatori validi, ma ci sono squadre che prendono ragazzi a 60 milioni e hanno 20 anni, 18, non è facile. Te ne prendono 4, 5, 6, poi li tengono, li danno in prestito, li vendono, tu devi lottare con questi mostri, come i club di Premier League. Non parlo solo della Roma ma del calcio italiano: dobbiamo stimolare le idee e farci trovare pronti”

Sarà un trio in dirigenza?

“Non posso saperlo, non so se la proprietà vorrà mettere qualcun altro. A livello calcistico resterà la base solida creata e un altro direttore sportivo, se vogliono prendere altre figure non sta a me deciderlo”

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Gasperini: ”Obiettivo Champions. I calciatori devono pensare di fare la loro miglior stagione. Dybala? Non lo devo cambiare”

Gian Piero Gasperini ha sostenuto la conferenza stampa di presentazione a Trigoria. Di seguito le parole del tecnico romanista.

Rapporto con Friedkin?

“I primi contatti li ho avuti con Claudio e lui mi ha descritto per filo e per segno realtà e situazione di squadra e città, delle vicissitudini di questi anni. Poi ho avuto modo di incontrare la proprietà e sono persone con grande entusiasmo sulla Roma. Non so se traspare, ma mi hanno detto che spendono molto tempo sulla Roma, è nei loro pensieri, hanno progetti ambiziosi che hanno fatto fatica a raggiungere. Hanno individuato in me attraverso Claudio la possibilità di creare qualcosa di costruttivo e forte. Ci siamo confrontati sulle loro idee, sappiamo della situazione di Fair Play Finanziario di questi due mercati, ma è una società molto forte, che ha intenzione di investire nella Roma ma bene, in modo più sostenibile rispetto agli anni precedenti e vogliono portare la Roma in alto. Mi sembra sufficiente per una buona impressione”.

Cosa l’ha convita a venire qui? Ci sono dei timori: Roma non è Bergamo.

“Da quando sono arrivato mi mettete tutti in guardia sulla città di Roma, dove è difficile raggiungere obiettivi sportivi, ma questa deve essere una forza, non una debolezza. Mi parlano della radio, della pressione, ma io da fuori vedo un grande entusiasmo, grande voglia di calcio e di raggiungere obiettivi. Queste forze vanno incanalate nel modo migliore. Se negli ultimi 6 anni ci sono state difficoltà a raggiungere obiettivi sperati probabilmente possiamo correggere qualcosa che consenta alla Roma di essere più competitiva. Se il Napoli ha vinto due volte lo scudetto, se Parigi è diventata capitale d’Europa non più per turismo ma anche per il calcio, vuol dire che si possono fare risultati non solo a Milano e Torino. Per farli, bisogna costruire nel modo giusto, mettere tutte le situazioni per spingere. Tutti siete tifosi della Roma, tutti volete il meglio per la Roma, come chi lavora di qua. Se riusciamo a fare questo siamo tutti più forti”

Tifosi?

”Il feeling con i tifosi c’è sempre. Da parte mia è chiaro che contano i risultati. Noi dobbiamo porci l’idea ed è quello che mi ha spinto ad affrontare questa realtà, che possiamo alzare il livello. Certo se parto dai risultati di Claudio nelle ultime 22-23 giornate sono stati straordinari. Questo significa che la squadra conta più di tutto, ha dato una dimostrazione fondamentale: gli stessi giocatori che erano in difficoltà di risultati con un atteggiamento in più per la squadra hanno ottenuto il meglio. Era molto bello vedere chi era in panchina che aiutava e spingeva, è la base su cui fare squadra e poi ottenere il migliore. A Roma non si possono fare i programmi a 10 anni, bisogna essere più veloci e concreti. C’è necessità di mettere un punto, far crescere la squadra, volere che i tifosi si identifichino nella squadra per come vince e a volte come perde. Il resto viene di conseguenza”

Dybala?

Spero di non cambiare la fisionomia di Dybala perché va bene così. Spero stia bene che abbia sempre una buona condizione: vale per lui come per tanti altri. C’è un prospetto di squadra che deve essere identificata come la Roma della seconda parte della scorsa stagione, al netto dei personalismi. Poi ci sono i singoli sui quali con lo staff ci mettiamo per cercare di migliorare tecnica, tattica, personalità: se alzi il livello dei singoli la squadra ne trova giovamento. L’ho sempre fatto, gli obiettivi sono questi. Dybala quando sta bene è un calciatore forte, quando non è in condizione piace meno anche a voi.

Con lei sono esplosi attaccanti fortissimi come MIlito e Retegui. Che idee ha su Dovbyk e Abraham? Possono entrare in questa scia

“Quegli attaccanti erano giocatori forti. Io non ho mai dato di più a loro di quello che già avevano, il merito è stato tirare fuori il meglio di ciò che avevano. Il fatto che spesso molti attaccanti che ho avuto hanno fatto bene forse è per come giocano le mie squadre, prolifiche. Vorrei riproporre anche qui questa caratteristica. Ora si parte da quello che c’è, poi altre decisioni di mercato verranno prese strada facendo”.

Sarebbe contento se a fine stagione?

“Il risultato massimo può essere la qualificazione in Champions. In questo momento la Roma non può essere in grado di vincere lo Scudetto, poi non si sa mai, quello è il traguardo massimo da porci. Io voglio rendere questa squadra più forte, con più giocatori possibile da nazionale, internazionali, costruire un nucleo sempre più ampio di giocatori che possono dare continuità a questa squadra, che possono creare un nocciolo duro sul quale nel prossimo anno con più disponibilità sia possibile arrivare a giocatori che ora non possono arrivare. Un nocciolo che dia solidità, continuità a una squadra con giocatori relativamente giovani, poi serve sempre un mix. Nella mia esperienza anche vendendo dei pezzi, magari la Roma non avrà bisogno, però può essere una forza anche questa. Se hai giocatori che raggiungono una valorizzazione alta ne giova tutto il movimento. Questo è stato il punto forte nelle mie esperienze”.

Nel 2017 a Sconcerti disse, tornando sull’esperienza all’Inter: “Se dovesse ricapitarmi farei in un altro modo. Sono stato troppo accomodante, dovevo entrare forte, o spacchi o vieni spaccato”. La pensa così?

“Rimango della stessa idea. Devi dare segnali importanti, devi portare subito la gente dalla tua parte. Questo non significa vincere tutte le partite, devi dare identità alla squadra e la gente deve riconoscersi in essa, deve dare fiducia, ma non c’è bisogno di dirlo, lo hanno sempre fatto. Se crei la sinergia con la tua gente poi superi anche meglio le difficoltà dettate dagli avversari. Ecco questa è ‘ambizione più grossa. Dietro la Roma ci sono squadre importanti ed emergenti fuori dalle Coppe, c’è una corsa più che allo Scudetto alle posizioni Champions, che permettono di creare un gap con le altre. È evidente che in una piazza con così tanto entusiasmo devi entrare forte, intendo con la squadra che ti segue, crei un ambiente forte. Ti senti più forte in tutto”.

Ha parlato di zoccolo duro, qui da qualche anno c’è un gruppo di calciatori: ha in mente di mantenerlo o immagina si possa cambiare qualcosa?

Si parte da quello che c’è ed tanto visti i risultati fatti, è un valore che esiste e da questo si parte. Non saremo gli stessi, è chiaro, mi aspetto un mercato in entrata che possa portare a un miglioramento e una prospettiva diversa. Non sarà una rivoluzione in tutto ma è evidente che la la Roma deve guardare e aspirare ad avere anche nuove figure che possano portare più in alto la squadra”

Le caratteristiche principali che cercherà sul mercato.

“Sono poche le società che possono prendere calciatori già affermati. I giocatori molto spesso te li devi costruire in casa, prendere giocatori emergenti che possono raggiungere traguardi, che possono crescere. Per raggiungere obiettivi di alto livello ti servono giocatori di quel livello, nazionali, internazionali, di spessore e valore nelle coppe. Questo è il programma che si vuol fare, a volte anche con la necessità di calciatori emergenti. Mancini e Cristante, che ho avuto, in quel momento sono andati via presto dall’Atalanta e sono andati in nazionale. Spero che tutti questi ragazzi abbiano l’obiettivo non di difendere quello che hanno fatto finora, ma di fare la stagione migliore della loro carriera. Non è il momento di accontentarsi e gestirsi. Se hai 30 anni non sei vecchio, se ne hai 22 e vuoi scalare posizioni, questo deve essere lo spirito. Se mettiamo tutto questo abbiamo più chance. Parto da una base fortunata, quella fatta da Claudio, dimostrazione che gli stessi giocatori hanno avuto un cambiamento di prestazioni e risultati. Difendere le posizioni non è sufficiente”

Pellegrini- Soulé?

“Pellegrini ora è infortunato, ma il discorso vale per lui e per tutti. Devono avere la mentalità di fare la miglior stagione. A voi piace Pellegrini che entra, calcia e fa gol, vi piace meno quello in difficoltà. Soulé è un giocatore offensivo, deve segnare, fare assist, prendere rigore. Oggi nel calcio moderno si attacca e si difende, conta essere squadra. Quello che abbiamo visto con il PSG è straordinario, ha perso Messi e Neymar e ha raggiunto risultati mai raggiunti. Il calcio è questo. Il Napoli ha vinto lo scudetto da squadra, forse c’era una squadra più forte ma sono stati squadra. La Roma con Ranieri è stata una squadra, questi sono i principi. Il calcio cambia con velocità, bisogna saper fare tutto, devi andare forte. L’Atalanta ha vinto un Europa League dopo 25 anni che un’italiana non la vinceva, brutto segnale, a parte la Conference della Roma. Dobbiamo togliere luoghi comuni e vedere le cose da un’altra ottica altra ottica perché quello che funziona è altro e dobbiamo andare lì”

Juventus?

“Vero, ma ho avuto la sensazione che la Roma fosse la strada giusta, oltre i rischi che mi vengono elencati. Per la mia carriera, per il modo di fare calcio, per la possibilità di incidere questa poteva essere la soluzione giusta. Ho ragionato su questo, ho messo davanti questa situazione. Questo è quello che cerco e di cui ho bisogno ora, ho la convinzione forte di aver fatto la scelta giusta”.

Con Juric la Roma non ha funzionato ha capito quel è stato il problema?

“La mia esperienza è diversa. Con Juric abbiamo condiviso tanti anni, sia da tecnico e giocatore sia come vice, ma sono passati parecchi anni, nel frattempo le esperienze sono state diverse. Il mio modo di vedere calcio si è evoluto. Ci sono due aspetti: vuoi attendere che la squadra avversaria perda palla o vuoi conquistarla? Sono validi entrambi. La mia caratteristica è che sto male senza palla, preferisco averla io, ma dipende contro chi giochi. La cosa ideale è avere la palla noi e andarla a prendere alta, ma devi saper fare tutto. Ora lo fanno in tanti, ci sono grandi cambiamenti nel calcio che si evolve, devi avere una grande duttilità. Non so cosa non ha funzionato per Juric”.

Pregi e difetti? Cosa proverà affrontando l’Atalanta?
“Fortunatamente sarà a gennaio, c’è tempo. Pregio? Lavoro, mi piace lavorare in campo, mi piace quando fai cose che vedi nel giocatore in campo, mi piace convincere i giocatori, non ho mai imposto niente ai calciatori. Molti risultati sono ottenuti dipendono dal fatto che hanno tratto vantaggio da questo e il merito è loro. Difetti? Faccio fatica (ride, ndr). Forse me la prendo a volte, ma non penso sia un difetto (ride, ndr)”.

Preparazione?

“Ma non è vero, mai fatto un gradone in vita mia (ride, ndr). Quando giocavamo al Palermo, Zeman allenava la Primavera e noi facevamo un mega torello a centrocampo sempre, e i ragazzini della Primavera i gradoni. Allora, anche su questo: intanto non è morto nessuno. Intanto credo che, come ho detto prima, per noi è importante che i giocatori si divertano e trovino il loro benessere, così come chi va in campo. Abbiamo la fortuna, tutte le mattine, di svegliarci e fare il mestiere che più ci piace, quello che facevamo da ragazzi. E in più lo fai anche con la Roma, e quindi ti devi sentire molto fortunato. L’allenamento è fatto in funzione di: uno, stare bene; due, cercare di migliorare la tua prestazione. Non può essere un problema allenarsi, deve essere anche un divertimento, perché il gioco del calcio è essenzialmente divertente. Sono d’accordo su quello che si diceva prima, forse anche sull’esempio di Pellegrini: se non sorridi, non puoi giocare bene a calcio. Io la vedo come un brasiliano in questo. Un brasiliano triste non può giocare a calcio. E quindi anche un calciatore deve avere sempre un bello spirito. Probabilmente è così in tutto lo sport. Bisogna avere un bel clima di lavoro, di crescita l’uno con l’altro, di trasmettersi a vicenda le migliori situazioni per potersi migliorare. È finalizzato a questo il mio lavoro, non ci sono altre cose. Deve esserci anche un bel clima, non può mai essere un clima teso. Deve essere sempre un clima in cui, quando vai a giocare, ci sono sempre avversari molto difficili da superare. Gli avversari sono quelli fuori, non quelli dentro. E bisogna arrivare sempre con un bello spirito, perché i risultati da ottenere si fanno con molta fatica e sono difficili, e tutti quanti sono ben armati”.

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Gasperini, oggi in conferenza ci sarà solo Ranieri

Sarà il duo forte della Roma a sostenere questo nuovo clima di instabilità che si respira in città, lato giallorosso, dopo le news del nuovo ribaltone dirigenziale interno.

Claudio Ranieri infatti affiancherà Gian Piero Gasperini alle 12:00 a Trigoria, per la conferenza stampa d’insediamento. La Roma ha deciso di non posticipare l’evento, perchè evidentemente ha già chiari i piani per i prossimi giorni in merito alle nuove nomine.

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Terremoto Roma, via anche Vitali

Non solo Ghisolfi. La Roma in queste ore sta vivendo una vera e propria rivoluzione dirigenziale interna che intacca anche la figura di Lorenzo Vitali. L’ex legal counsil, divenuto poi CAO del club è stato allontanato già nelle scorse ore.

Al suo posto dovrebbe essere nominato un nuovo AD, mentre Morrow – uomo dei conti del Friedkin Group – già operativo a Trigoria da alcune settimane si occuperà dei conti del club.

Non vi è però ancora certezze sulla modalità dell’accordo. Rispetto a Ghisolfi, con Vitali al momento non si è firmata alcuna rescissione consensuale.

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Roma, idea Gudmundsson

La Roma pensa ad Albert Gudmundsson. Come scrive il Corriere dello Sport, il club giallorosso sta valutando l’ipotesi di rinforzare l’attacco a disposizione di Gasperini. Il direttore sportivo Ghisolfi non ha ancora contattato i liguri, ma sta studiando la fattibilità dell’operazione, sia sotto il profilo economico che extra-sportivo.

Assolto due volte in Islanda, l’attaccante dovrà attendere ottobre per la sentenza definitiva dopo il ricorso della procura di Reykjavík. Il Genoa sta lavorando per trovare una soluzione, con la Fiorentina che non è disposta ad esercitare il riscatto a 17 milioni dopo averne investiti 6 per il prestito. Proprio lo stallo tra viola e il Grifone potrebbe aprire la porta ad altri club, tra cui la Roma, che cerca una seconda punta in grado di garantire i gol mancati nella passata stagione. La soluzione più probabile sembra essere un prestito con obbligo di riscatto, legato a condizioni sportive e non.

La valutazione di Gudmundsson si aggira intorno ai 20 milioni, ma i giallorossi potrebbero abbassare la cifra inserendo una contropartita. Un nome su tutti? Eldor Shomurodov, già apprezzato a Genova e ora in cerca di spazio. L’uzbeko, in prestito con riscatto, potrebbe essere la soluzione per il Genoa dopo l’addio di Pinamonti.

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Calciomercato Roma: Pisa e Cremonese su Darboe

Gasperini dovrà valutare diversi calciatori che rientreranno a Roma dai rispettivi prestiti. Come scritto dal Corriere dello Sport, tra questi c’è Ebrima Darboe che ha terminato la sua esperienza al Frosinone. Il classe 2001 piace a Cremonese e Pisa, il club giallorosso spera di poter ricavare 4-5 milioni.