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Finalmente Schick: “Dopo il primo gol sogno di fare il bis con il Liverpool”

LA REPUBBLICA (F. FERRAZZA) – Adesso la testa potrà andare davvero al Liverpool. Dopo aver battuto il Genoa, la Roma supera anche la Spal, in trasferta, senza troppi patemi d’animo ( 0- 3). Festeggiando il gol in campionato di Schick: «Finalmente, ho aspettato troppo a lungo e sono contento. Ora aspetto anche il primo in Champions» . Tra le reti realizzate dai giallorossi (autogol e Nainggolan), quella con più significato porta senza dubbio la firma di Schick. «Non era una gara semplice — continua il ceco — faceva molto caldo ed è un risultato importante in vista del Liverpool. Ora prepareremo la sfida di martedì, sperando di vincere».

Il miglior amico dell’attaccante, arrivato la scorsa estate dalla Sampdoria per una cifra record totale di 42 milioni, è quel Dzeko che è ieri rimasto in panchina a riposare, riempiendolo però di consigli. «Sono contento del suo supporto e felice che sia soddisfatto di me – rivela Schick – Ma tutti i compagni erano contenti, non è stata semplice la stagione per me, avevo tanta pressione addosso. Ringrazio il mister e quelli che mi hanno dato fiducia» . E Di Francesco, che ha cambiato molto in vista del Liverpool, elogia il ragazzo: «È stato fondamentale, sappiamo delle sue grandi qualità e sono contento che sia arrivato il gol, è una cosa che aiuta e lui sta lavorando davvero bene» . Sulla partita, poi: «Siamo stati subito aggressivi ed è questa la crescita che dobbiamo avere. Siamo stati bravi a isolarci dal mondo, perché, al di là della vittoria, è la prestazione che è andata bene».

Da stamattina la Roma comincerà a preparare la gara di Liverpool. La partenza è domani pomeriggio. «Dovremo fare – spiega il tecnico – una grande prestazione di squadra, partendo dal basso. Soprattutto dalla gara d’andata passano le nostre possibilità, può essere un vantaggio. Dovremo fare una grande partita difensiva, che non vuol dire restare bassi, ma lavorare bene di gruppo, essere pericolosi. Se ho già in mente la squadra per martedì? Sì, ho tutto segnato: Dzeko gioca» . E proprio a Dzeko i mille tifosi giallorossi cotti dal sole del settore ospiti di Ferrara, dedicano l’ultimo coro di giornata: “Portace in finale”.

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Manolas: “Io e Salah, duello a mille all’ora. La Roma è nata per l’Europa”

LA STAMPA (G. BUCCHERI) –  Una divinità greca a Roma. Lo hanno urlato dentro alle radio capitoline mentre Kostas Manolas sgranava gli occhi in mezzo al campo, quando il Barcellona veniva spinto fuori dalla Champions grazie a un suo gol. L’Europa giallorossa non era così bella da 34 anni e può diventarlo ancora di più se l’ostacolo Liverpool venisse saltato.

Quante volte ha rivisto, o rivissuto, l’attimo in cui con un suo colpo di testa la rimonta impossibile contro il Barcellona era compiuta?
«Tante, ma tutte subito dopo la partita. Poi, basta».

Basta?
«Se ti fermi a pensare che hai toccato il punto più alto della tua carriera sei finito: io, nella testa, ho altro».

Vederla correre sul prato dell’Olimpico con quello stupore, a noi italiani ha ricordato l’urlo mondiale di Tardelli.
«C’era tanta pressione, volevamo fare qualcosa di incredibile. Ho esultato così».

Poi, le lacrime in panchina al fischio finale…
«Una liberazione. Anche perché temevo che, dopo la mia rete, il Barcellona potesse segnare e vanificare tutto quello che avevamo costruito durante la partita».

Nella sua testa c’è altro. Le hanno raccontato cosa significa il Liverpool nella storia della sua Roma?
«Sì. So benissimo che, diversi anni fa, ci hanno battuto ai rigori nella finale di Coppa dei Campioni all’Olimpico».

Che rapporto c'è con Salah?
«Ottimo. Momo è un ragazzo straordinario. Una persona perbene e, poi, ha il sorriso sempre stampato sul volto. Mi piace».

Il segreto per fermarlo?
«Lui è veloce. Molto veloce. Ma lo sono anch’io (sorride, ndr)».

Nessuna blindatura, quindi?
«No, ma gioco di squadra sì. Se abbiamo fermato il Barcellona di Messi, possiamo fermare il Liverpool di Salah: non sarà facile, ma siamo pronti».

Martedì primo round delle semifinali ad Anfield. Ci è mai stato?
«Una volta, in amichevole con l’Olympiacos. Stiamo parlando di uno stadio dove si respira un’aria diversa».

Diverso sembra essere il vostro atteggiamento in Europa rispetto a un campionato arricchito da troppi alti e bassi.
«In campionato dovremmo avere almeno sette o otto punti in più. Ma è vero: quando giochiamo in Champions è come se avessimo stimoli maggiori».

Atletico e Chelsea messi alle spalle nel girone. È nata là la convinzione di poter sfidare tutti alla pari?
«No. La nostra convinzione nasce dalla filosofia di gioco che ci trasmette l’allenatore: la Roma non deve mai cambiare il modo di pensare».

Di Francesco lo ritiene un tecnico moderno?
«Europeo. Ci chiede sempre di provare a dominare la partita con pressing alto e intensità. E in Europa si va avanti così».

Ci racconta come, e quando, è nata la Roma anti-Barcellona nella versione mai vista?
«All’allenamento del lunedì. A 48 ore dalla gara con il Barcellona, il giorno dopo la sconfitta con la Fiorentina in casa».

Difesa a tre, due trequartisti dietro a Dzeko…
«Cambiava il sistema di disporci in campo, non, come detto, la nostra filosofia»

Oltre a suo zio, a chi si ispira?
«Mi piace Cannavaro. Ma io non vincerò mai il Pallone d’oro come lui».

Vincere la Champions è solo un sogno?
«Siamo fra le migliori quattro e, a questo punto, non ci sono favorite».

E, allora, chiuda gli occhi e si immagini con la coppa fra le mani a Kiev. Roma impazzirebbe…
«Pensiamo al Liverpool».

Cosa teme di più dei ragazzi di Jurgen Klopp?
«La loro freschezza e imprevedibilità».

Torniamo alla notte della rimonta impossibile. L’hanno chiamata dalla Grecia?
«Tutti. Troppi: a me non piace stare al centro dell’attenzione per quello che ho fatto, ma farlo ancora. Non ho voluto parlare con nessun giornalista del mio Paese, quotidiani o tv».

Il messaggio più bello che ha ricevuto dopo il colpo eliminazione al Barcellona?
«Da mia madre. Mi ha scritto: sono orgogliosa di te».

A proposito di messaggi. Ve ne scrivete con l’amico Salah?
«Certo. Gli faccio spesso i complimenti per la stagione straordinaria che sta facendo».

L’ultimo?
«Mi ha chiesto come sto. Anzi, in queste ore, me lo chiede spesso».

Ha paura di sfidarla?
«Si informa…». (sorride, ndr)

Manolas, una divinità greca nella Capitale. Le piace?
«L’ho sentita. Sì mi piace, come il racconto su Roma Tv…»

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Roma-Genoa 2-1, le pagelle dei quotidiani. Bocciato Gerson, rimandato El Shaarawy

Ecco come i principali quotidiani odierni hanno analizzato le prestazioni individuali dei giallorossi scelti ieri da Di Francesco nella vittoria contro il Genoa.

LEGGO (F.BALZANI) 
Alisson 6.5; Florenzi 5, Fazio 6, J. Jesus 6, Kolarov 6.5; Gerson 5, Gonalons 5.5, Pellegrini 6.5; Under 7, Dzeko 5.5, El Shaarawy 5.5. Subentrati: Manolas 5,5, Schick sv, Strootman sv. Allenatore: Di Francesco 6.5.

LA REPUBBLICA (M.PINCI)
Alisson 6.5; Florenzi 6,5, Fazio 6, J. Jesus 5,5, Kolarov 6.5; Gerson 5, Gonalons 5.5, Pellegrini 6; Under 7, Dzeko 5.5, El Shaarawy 5.5. Subentrati: Manolas 6, Schick 5, Strootman sv.

IL MESSAGGERO (A.ANGELONI)
Alisson 6; Florenzi 6, Fazio 6, Juan Jesus 5,5, Kolarov 6,5; Gerson 5, Gonalons 5,5, Pellegrini 6; Under 6,5, Dzeko 6, El Shaarawy 5,5. Subentrati: Manolas 6, Schick sv, Strootman sv. Allenatore: Di Francesco 6

LA STAMPA (M.DE SANTIS) 
Alisson 6,5; Florenzi 6,5, Fazio 6, Juan Jesus 5,5, Kolarov 6,5; Gerson 5, Gonalons 6, Pellegrini 6; Under 7, Dzeko 5,5, El Shaarawy 5,5. Subentrati: Manolas 5,5, Schick 5,5, Strootman sv. Allenatore: Di Francesco 6.

LA GAZZETTA DELLO SPORT (A.PUGLIESE)
Alisson 6; Florenzi 6, Fazio 6,5, Juan Jesus 6, Kolarov 7; Gerson 5, Gonalons 6, Lo. Pellegrini 6,5; Under 6,5 Dzeko 6, El Shaarawy 5,5. Subentrati: Manolas 5,5, Schick 5,5, Strootman sv. Allenatore: Di Francesco 6.

IL GIORNALE (F.MALERBA) 
Alisson 6; Florenzi 6,5, Fazio 6, Juan Jesus 6, Kolarov 7; Pellegrini 6,5, Gonalons 6, Gerson 5; Ünder 7, Dzeko 5,5, El Shaarawy 5,5. Subentrati: Manolas 5,5, Schic 5,5, Strootman sv. Allenatore: Di Francesco 6.

CORRIERE DELLO SPORT (R.MAIDA)
Alisson 6.5; Florenzi 6, Fazio 6,5, J. Jesus 6, Kolarov 6; Gerson 5,5, Gonalons 5, Pellegrini 6.5; Under 7, Dzeko 6, El Shaarawy 5.5. Subentrati: Manolas 6, Schick sv, Strootman sv. Allenatore: Di Francesco 6.

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E ora Schick contro la Spal

CORRIERE DELLO SPORT – Contro la Spal, sabato alle ore 15 a Ferrara per la 34^ giornata di Serie A, in attacco dovrebbe rivedersi Diego Perotti, tenuto fuori nelle ultime settimane per un problema muscolare al polpaccio. Ci sarà una chance dal primo minuto poi per Patrik Schick, che verrà schierato al posto di Dzeko, a debito d'ossigeno in questo tour de force giallorosso, anche perché martedì sarà tempo di Champions League: in vista di Liverpool, invece, la squadra partirà lunedì mattina e rientrerà a nella Capitale con un volo charter al termine della gara.

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Lite Dzeko-Florenzi: “Ci complichiamo la vita”

LA GAZZETTA DELLO SPORT – Nervi alle stelle, perché mettetevi nei panni di Edin Dzeko, uno che si sbatte più per gli assist che per i gol e poi in pieno recupero vede un compagno, Alessandro Florenzi, che tenta la conclusione invece di servirgli un pallone comodo comodo per il 3-1. E qualche secondo dopo, con il pallone tra i piedi, lo stesso Edin è pronto a regalare a Schick la gioia del primo gol in campionato, ma il ceco fa il movimento sbagliato. E allora a Edin l’intoccabile – anche ieri altri 90’ – vengono i capelli dritti. Così esce dal campo imbufalito, mandando a quel paese platealmente Florenzi: ira placata solo dall’amico Kolarov e da Strootman, che lo porta via al grido di "Zitto Edin, zitto". Errori di vecchia Roma, anzi di Roma da campionato, come sottolinea Di Francesco: "Non siamo competitivi a livello di scudetto, questo no. Però avremmo potuto e dovuto avere 6-7 punti di più. Li avremmo anche meritati per quanto fatto vedere, ma non aver portato a casa determinate partite resta un nostro limite ed è giusto aver pagato dazio. A volte abbiamo preso con leggerezza certe partite, non ce lo possiamo permettere". A maggior ragione in una volata Champions e col Liverpool alle porte: "Come si fa a non pensare alla semifinale? E’ dura, la notizia del giorno è il tutto esaurito, la fila ai botteghini, piuttosto che la nostra vittoria".

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Olimpico sold out per il Liverpool in 6 ore: venduti 55mila biglietti

IL MESSAGGERO (G.Lengua) –  La febbre per Roma-Liverpool ha davvero contagiato tutti: bambini, adulti e anziani sono stati in fila davanti agli store giallorossi anche 36 ore per accaparrarsi un biglietto per un match che all'Olimpico non va in scena da 34 anni. Il tutto esaurito c'è stato dopo appena 6 ore dall'inizio della vendita e sono stati staccati circa 55mila tagliandi. È stata una partita nella partita per nonna Rossella che a 78 anni ha passato l'intera notte assieme alle figlie tra sacchi a pelo e panini sulle scale della Chiesa accanto al negozio del club. È stata la prima ad uscire con il biglietto in mano, lo stringeva fiera come se fosse un trofeo, con gli occhi lucidi per la commozione e lo ha mostrato a cronisti e fotografi pronti ad immortalare il momento storico: «Ho preso anche l'areo per Kiev, alle brutte mi farò una gita di piacere».

I TERMINALI – Non tutti, però, hanno avuto successo nella folle corsa al biglietto: alcuni terminali hanno avuto problemi di linea, altri si sono bloccati sul più bello, mentre sul sito vivaticket (provider di riferimento della Roma) dalle 13 la vendita è stata sospesa. Le proteste sui social, anche dei non residenti nella Capitale, non sono mancate e la società è stata costretta a divulgare una nota di scuse spiegando che «una consistente quota di tagliandi è stata riservata solo ai Roma Store per evitare sperequazioni nella gestione della vendita libera dei biglietti per tutelare i tifosi che già da ieri sera si erano messi in attesa fuori dai punti vendita successivamente penalizzati dai problemi tecnici». L'evento non è sfuggito a chi sta cercando di lucrare su una passione: sui siti dei secondary ticket per acquistare un Tribuna Tevere bisogna sborsare 1700 euro (prezzo fissato dal club 140 euro) e 3000 euro per una Tribuna Monte Mario (160 euro).

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Occhio ai falsi ticket: sul web è boom. Ed è già caccia ai tagliandi per l’Anfield

LEGGO (L.Loiacono) – A mali estremi estremi rimedi, si dice a Roma. E così i tifosi romanisti, alle prese con la delusione per uno stadio Olimpico tutto esaurito per il 2 maggio in occasione della partita di ritorno per la semifinale di Champion's League, stanno preparando le valigie per andare direttamente a Liverpool, il 24 aprile.  La delusione si trasforma in ripartenza, nel vero senso della parola. Ieri, non appena è stato chiaro che i biglietti erano in esaurimento per la partita in casa, sono stati presi d'assalto i siti online per poter assistere al match di andata. Ovviamente i prezzi sono alle stelle, da un minimo di 700 euro fino ai 1300 euro per un biglietto nel box Vip o i 4mila euro per i posti più esclusivi. Allo stesso modo si presentavano ieri difficilmente accessibili i costi per Roma- Liverpool attraverso i siti online per la vendita di biglietti, non ufficiali, dove un posto in Monte Mario andava da 1920 euro ai 3400. Una follia che ha investito non pochi tifosi ma che, di fatto, ha messo in allerta anche la polizia postale. Massima attenzione infatti su tutti i ticket che vengono fatti circolare in rete: gli agenti tengono sotto controllo le varie inserzioni per intercettare i cosiddetti bagarini del web che chiedono cifre astronomiche per biglietti di dubbia provenienza. C'è anche chi, a titolo personale, vende su un noto sito di compravendita online il biglietto per il 2 maggio a Roma: un posto nei distinti nord a 500 euro, una Tribuna Monte Mario a 600 euro. In meno di un'ora gli annunci sono stati visualizzati da centinaia di persone. Vicino a questi c'è anche il biglietto di Roma-Liverpool dell'84: un posto in Tribuna Tevere venduto, oggi, a 50 euro. E poi ancora la sciarpa Roma-Liverpool firmata Cucs a 299 euro, le prime pagine dei quotidiani sportivi di quella giornata dai 40 ai 70 euro. Un amarcord che riprende vita, sospeso tra storia e scaramanzia.

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Roma, terza col brivido

IL MESSAGGERO (U.Trani) – Anche se a fatica, ecco il controsorpasso sull'Inter (di nuovo a meno 1) e insieme pure il 3° posto (64 punti come la Lazio): la Roma, superando 2 a 1 il Genoa e ritrovando il successo in campionato dopo 3 giornate di digiuno, resta sul podio e guida ancora la volata Champions che, da qui al 20 maggio, prevede ancora 5 tappe. Ma non c'è solo la vittoria, stentata e sofferta, nella serata dell'Olimpico. Perché Di Francesco, usando il turnover nel turno infrasettimanale, riesce anche a far riposare 5 titolari. Proprio quello di cui ha bisogno il gruppo che, almeno fino al 6 maggio (trasferta di Cagliari), si dovrà misurare in un'autentica full immersion: altre 5 partite, comprese le 2 di semifinale contro il Liverpool

TRAPIANTO NECESSARIO – Di Francesco è stato di parola, dando la priorità alla freschezza degli interpreti. Così ha cambiato, dopo il derby, più di mezza squadra. Sono addirittura 6 le novità in partenza: Florenzi, Gerson, Gonalons, Pellegrini, Under ed El Shaarawy. In panchina i titolarissimi Manolas, Nainggolan, Strootman e De Rossi. Escono anche Peres e Schick. Chi entra, dovrebbe comunque dare garanzie, perché sono giocatori che hanno partecipato, in questa stagione, alla rotazione a cui si è affidato l'allenatore in caso di impegni ravvicinati. Soprattutto Florenzi, Under ed El Shaarawy sono partiti spesso dall'inizio nelle 44 partite disputate fin qui tra campionato e coppa. Il metodo del tecnico è impostato sul coinvolgimento del gruppo. Fondamentale è l'identità, da non smarrire sotto l'effetto del turnover. Che, contro il Genoa, si è però vista per meno di un'ora, creando non poca apprensione al pubblico dell'Olimpico. Anche il sistema di gioco è mirato alla max rotazione: il ritorno al 4-3-3 ha inizialmente agevolato i titolari della serata, in particolare quelli che ultimamente hanno avuto meno spazio, cioè i centrocampisti Gerson, Gonalons e Pellegrini che si ritrovano insieme nella stessa partita. Il reparto, con l'ingresso in contemporanea dei 3 panchinari, funziona parzialmente e solo per il dinamismo di Pellegrini. Gonalons fa il compitino, Gerson nemmeno quello. Davanti Under è il più vivace. Su punizione tagliata di Kolarov è proprio lui a indirizzare il match: tocco facile facile quasi davanti alla porta per il 6° gol in questo torneo (7° stagionale). Florenzi ha subito sul destro la palla del ko: conclusione larga. La Roma, fino all'intervallo, riprende fiato. Forse si allunga eccessivamente, consentendo al Genoa qualche ripartenza con Rigoni e Hiljemark che si presentano alle spalle di Pandev e Lapadula. Alisson rischia poco o niente. Ballardini, confermando il 3-5-2, preferisce coprirsi con 5 difensori, lasciando bassi Rosi e Migliore. Anche lui, come Di Francesco, si affida al turnover, rinunciando a Pereira, Lazovic, Laxalt e Bessa.

BLACK OUT INASPETTATO – Ancora decisivo il sinistro, da fermo, di Kolarov all'inizio della ripresa: su corner, l'autorete di testa dell'ex Zukanovic. Ballardini, sotto di 2 reti (ne ha subite, prima di venire all'Olimpico, solo 5 nelle altre 10 trasferte), fa 3 cambi, uno dietro l'altro: dentro subito Medeiros per Hiljemark e Rossi per Migliore e per il 4-4-2. Pandev, prima di lasciare il posto a Cofie, ruba palla a Gerson e lancia in contropiede Lapadula che fa ancora centro davanti ad Alisson dopo il rigore trasformato all'andata. La Roma si ferma, quasi impaurita. Quando avanza è precipitosa e frenetica. E, sbilanciandosi, rischia. Di Francesco, per ritrovare la compattezza, inserisce Manolas per Gerson e passa alla difesa a 3. Medeiros ha il pallone del pari, ma scivola sul più bello. Entrano Schick per Under e Strootman per El Shaarawy. L'egoismo di Florenzi, quando nel recupero ignora Dzeko davanti alla porta e calcia addosso a Perin, rischia di rovinare la serata. Il centravanti si arrabbia e fa bene. Subito dopo spreca pure Schick. Il pericolo scampato deve comunque fa riflettere: la partita va chiusa prima, pensando sul serio alla Champions. A quella che verrà, però.

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Roma-Genoa, le probabili formazioni dei quotidiani

Torna al 4-3-3 Eusebio Di Francesco, vista la più che probabile assenza di Manolas almeno dal 1' minuto. Pochi dubbi sulla formazione, con uno tra Nainggolan e Strootman in panchina, con spazio a disposizione di Pellegrini e Gonalons. Davanti possibile jolly Gerson, ma i quotidiani odierni puntano su El Shaarawy e Under nel tridente. Ecco i campetti riportati dai giornali:

IL MESSAGGERO
(4-3-3) Alisson; Florenzi, Fazio, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Nainggolan; Under, Dzeko, El Shaarawy.

LA GAZZETTA DELLO SPORT
(4-3-3) Alisson; Florenzi, Fazio, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Nainggolan; Under, Dzeko, El Shaarawy.

CORRIERE DELLO SPORT
(4-3-3) Alisson; Florenzi, Fazio, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Nainggolan; Under, Dzeko, El Shaarawy.

CORRIERE DELLA SERA
(4-3-3) Alisson; Florenzi, Fazio, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Nainggolan; Under, Dzeko, El Shaarawy.

IL TEMPO
(4-3-3) Alisson; Florenzi, Fazio, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Gerson; Under, Dzeko, El Shaarawy.

LA REPUBBLICA
(4-3-3) Alisson; Florenzi, Fazio, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Nainggolan; Under, Dzeko, El Shaarawy.

LEGGO
(4-3-3) Alisson; Florenzi, Fazio, Jesus, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Nainggolan; Under, Dzeko, El Shaarawy.

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Gli arabi offrono un miliardo e mezzo per la Roma. Pallotta (per ora) non vuole vendere

IL PRIMATO NAZIONALE (P. Bargiggia) – Per il momento James Pallotta resiste e non sembra intenzionato a cedere la Roma nonostante la mostruosa offerta da un miliardo e mezzo di euro –compreso il business dello stadio – recapitata  da un riservatissimo fondo arabo. Su tale proposta, persiste un’opzione di acquisto che scade il prossimo 31 maggio. La storia di questa trattativa tra gli arabi e il padrone della Roma si accende nel novembre del 2017 quando, nella sede della Reale Ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma, il manager americano incontra i rappresentanti del ricchissimo fondo arabo e gli account di Unicredit,pochi e riservatissimi soggetti del gruppo bancario italiano destinati a trattare con il mondo finanziario arabo. Preliminari e convenevoli a parte, la prima offerta degli arabi è di un miliardo e mezzo di euro compreso il business del nuovo stadio, con tutte le cautele e gli accorgimenti del caso per proteggere l’investimento da eventuali stop o ritardi burocratici.

IL RILANCIO – Pallotta però prende tempo, ma gli uomini di Unicredit riescono a fissare un altro appuntamento nel febbraio di quest’anno sempre a Roma, sempre con i rappresentanti del fondo arabo. Che, per demolire la resistenza del patron americano rilanciano in bello stile: confermata la proposta da un miliardo e mezzo, con aggiunta però di un main sponsor per la squadra da 50 milioni di euro a stagione per quattro anni, a patto che Pallotta si impegni a cedere il club entro il terzo anno. La cifra e l’impegno finanziario sono decisamente importanti se paragonati all’ultima cessione di un club in Italia: 740 milioni netti, compresi 220 milioni di debiti; in pratica,  520 i milioni pagati dai cinesi alla Fininvest per il Milan.

Nella partita tra la Roma e il fondo arabo c’è di mezzo ovviamente la variabile del nuovo stadio che fa alzare il prezzo. Da tempo, Unicredit sta lavorando a questa operazione: dalla eventuale cifra della cessione, l’istituto di credito incasserebbe una percentuale del 3%: qualcosa come 4 milioni e mezzo di euro. Ma Pallotta continua a resistere: il businessman americano è convinto che, una volta costruito lo stadio e stabilizzata la Roma nel giro Champions, il guadagno da un’eventuale cessione possa essere addirittura superiore alla proposta degli arabi; sua intenzione sarebbe quella di spacchettare il business, tra squadra, stadio e  relativi immobili per far salire il prezzo. In questo momento, i risultati della squadra, almeno sul campo, con la semifinale di Champions conquistata ai danni del Barcellona, gli stanno dando ragione.  

IL PRESSING DI UNICREDIT – Pallotta è diventato presidente della Roma il 27 agosto del 2012, al posto di Thomas Di Benedetto, l’altro imprenditore americano che, insieme a Michael Ruane e a Richard D’Amore, aveva acquisito il pacchetto di maggioranza del club giallorosso nell’aprile del 2011. Successivamente, l’11 agosto del 2014, con un capitale da 50 milioni di euro ed un prestito da parte di Unicredit di altri 250 milioni ad un tasso del 7,5%, Pallotta rilevò il restante 31% del club, diventando il padrone della Roma. Dietro alle ultime vicende, ai rumors sul suo possibile disimpegno, sempre smentiti, adesso si copre dunque la proposta di acquisto degli arabi con opzione ancora viva fino al 31 maggio prossimo. Alle spalle, uno scenario da non trascurare con Unicredit che sta facendo pressioni sul manager Pallotta, perché rientri dal debito contratto nel 2014, oramai salito con gli interessi intorno ai 500-600 milioni. Da qui, l’evidente esigenza dell’americano  di cedere i giocatori migliori sul mercato per fare cassa.