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Di Francesco: scalando l’Europa con un pizzico di follia

IL MESSAGGERO (U.Trani) – La foto del profilo di WhatsApp è inequivocabile quanto la frase che l’accompagna. Di Francesco sceglie il paesaggio di montagna e sullo sfondo, in lontananza, la vetta è altissima. «Se fosse facile lo farebbero tutti». Il messaggio viene dal debuttante di questa Champions che al primo colpo, superando gli ostacoli come cantano i tifosi, è già in semifinale, dove la Roma arriva per la seconda volta nella sua storia. Eusebio, anche se è abruzzese di mare più che di monte (è nato in collina a Sambuceto, ma il suo albergo è a 7 chilometri da Pescara), ha scansato le top d’Europa, eliminando l’Atletico Madrid e mettendosi alle spalle il Chelsea nella prima fase, facendo tornare a casa il Barcellona e Messi nei quarti. E pedala ancora, perché non rinuncia al ruolo di scalatore. Il gruppo lo segue e lui lo trascina sempre più su. «Non ci dobbiamo fermare». Lo ha detto ieri mattina a Trigoria, uscendo dal cancello a piedi, a quel gruppo di tifosi che gli ha chiesto il selfie da incorniciare insieme con l’Impresa. In precedenza lo ha ricordato anche ai suoi calciatori: «La nostra partita più bella e la gioia più grande dovranno essere le prossime».

ALTA QUOTA – La cima Di Francesco, partendo dalla Capitale, non è stata mai raggiunta. Domani a Nyon si prenderanno le misure: 22/0. Sono le Champions delle 3 possibili rivali della Roma: le 12 del Real, le 5 a testa del Bayern e del Liverpool. Ma Eusebio è già scattato, subito dopo il successo contro il Barça. «Vogliamo andare a Kiev, perché non crederci?». Il 3 a 0 di martedì sera, insomma, entra nel percorso. Straordinario e storico. «Abbiamo fatto il Barcellona» ammette sorridente a cena, nel ristorante al Salario, durante l’irruzione delle Iene. E’ a tavola con la moglie Sandra e gli amici, accanto ha l’ultimogenito Luca. Ma l’abruzzese già guarda alla nuova tappa che non è solo il derby di domenica. L’ultima è già nell’album dei (piacevoli) ricordi. Sulla porta dello spogliatoio ha aspettato i giocatori. Lui è rientrato subito nella pancia mai così sazia dell’Olimpico, lasciando la vetrina ai protagonisti. Li ha poi abbracciati e ringraziati uno alla volta. Con affetto. E orgoglio. Perché lo hanno ascoltato, lo hanno seguito.

NESSUN SOGNO – Si è definito pazzo, per aver cambiato, al 42° match della stagione, il sistema di gioco. Di sicuro è stato il guizzo del sonnambulo. Di Francesco non ha dormito tra sabato e domenica, cioè dopo la sconfitta contro la Fiorentina (11° ko stagionale, 7° in casa). La notte passata in bianco per annientare ancora Valverde, come fece da tecnico del Sassuolo vincendo a Reggio Emilia, sempre 3 a 0, e umiliando il collega all’epoca sulla panchina dell’Athletic. Lì fece venire l’idea meravigliosa a Monchi. L’inquietudine notturna è per la ferocia di qualche critica che gli hanno assestato in faccia. «Ho preso gli schiaffi, ma ho sempre saputo reagire». Eusebio, all’alba di 4 giorni fa, ha ribaltato il Barcellona tra le pareti della sua casa all’Eur. La linea a 3 dietro, usata fin qui solo in corsa e per pareggiare contro l’Atletico in casa e l’Inter fuori, e 5 difensori, alzando 2 terzini. E non per evitare la figuraccia. Perché mai la Roma è stata così aggressiva. Sacchi, l’allenatore che alla fine degli anni Ottanta cambiò il nostro movimento, lo chiama maestro. Lui, inforcati gli occhialini, ha preparato la lezione. Pressing, finalmente collettivo, con il centravanti Dzeko, le mezzepunte Schick e Nainggolan, i mediani Strootman e De Rossi. Chissà se il nuovo assetto diventerà quello definitivo. Ha già chiarito che gli interpreti sono quelli giusti per giocare con il 3-4-2-1 (o 3-4-3). Pure il convalescente Karsdorp per capirsi (esterno a destra) o l’infortunato Perotti (trequartista a sinistra), aggiungiamo noi. La svolta è comunque autentica. Perché l’idea è moderna, offensiva e soprattutto europea. L’Italia, con la sua Roma tra le migliori 4 squadre del nostro continente, gli deve essere riconoscente. Il suo capolavoro riaccende l’anno più oscuro del nostro calcio. «Mi fa piacere che siamo noi a rappresentare il Paese, ma la più grande soddisfazione è vedere la nostra gente felice». Ma a coinvolgerla è stato lui. Romanista vero e i tifosi lo sanno.

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E gli italiani si riscoprirono fieri dei giallorossi

LEGGO (R.Buffoni) – Trentaquattro anni. È il lasso di tempo trascorso dalla prima e, fino a ieri ultima, semifinale di Coppa dei Campioni raggiunta dalla Roma: una vita. Ieri, mentre la città di fede giallorossa si riversava sulle strade della città, squagliando i clacson e dribblando le buche, tutta Italia ha guardato con fierezza alla squadra della Capitale. Fierezza e ammirazione, sentimenti lontani anni luce dalla commiserazione e, nei casi più estremi, disprezzo che si è attirata in anni di pesanti umiliazioni. Il trionfo sul Barcellona, infatti, ha cancellato 10 anni esatti dopo il 7-1 subito in casa del Manchester United. Cappotto che la Roma ha replicato in casa contro il Bayern Monaco tre anni e mezzo fa e proprio al Camp Nou, tana di Messi e compagni, nell’autunno del 2015 rimediò un 6-1. Tonfi terrificanti, accolti dal resto d’Italia nel migliore dei casi con sorrisetti di circostanza.

Strada terribilmente in salita per una squadra che, anche per i troppi episodi di cronaca nera che in questi anni hanno visto coinvolti i suoi ultrà (dalle “puncicate” all’omicidio di Ciro Esposito) o semplicemente per la loro proverbiale invadenza (leitmotiv di tanti cinepanettoni), non risulta proprio fra le più simpatiche del nostro Paese.

Martedì sera, complice la diretta in chiaro su Canale 5, si è verificato un altro miracolo chissà se meno importante di quello avvenuto in campo. Tantissimi tifosi o simpatizzanti di altre squadre, finanche dell’acerrima avversaria Lazio, si sono detti felici del risultato colto dai romanisti. Non siamo all’idillio degli Anni 80 quando, grazie alla squadra dal gioco sopraffino allestita da Liedholm e formata da Falcao, Conti, Pruzzo, Di Bartolomei, Cerezo, la Roma finì per entrare in moltissimi cuori extra Raccordo Anulare. Un patrimonio che a 34 anni dal punto più alto raggiunto dal club giallorosso, ovvero la finale di Coppa dei Campioni persa nell’84 ai rigori contro il Liverpool all’Olimpico, può essere rinverdito e rinforzato. A patto di continuare a vincere, convincere e divertire. Come contro il Barcellona.

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Pallotta, conti a posto. I big possono restare

IL MESSAGGERO (S.Carina) – La notte magica dell’Olimpico regala nuove certezze alla Roma. Non solo tecniche, con una squadra capace di riconquistare la semifinale di Champions (ex Coppa Campioni) dopo 34 anni. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è soprattutto a livello finanziario. A Trigoria infatti possono già gioire. La qualificazione alle semifinali della massima competizione per club, regala alle casse giallorosse altri 7,5, milioni soltanto di premi Uefa. Ai quali vanno poi sommati un sicuro incasso sui 4 milioni e la quota di market-pool che si aggira attorno ai 10. In un calcio dove ormai l’assist, il gol e il colpo di tacco hanno la stessa importanza dei conti in ordine, l’exploit giallorosso deve a questo punto indurre il club di Pallotta a rivedere la strategia riguardante le cessioni entro il 30 di giugno in ottica fair play. Anche perché proprio il cammino della squadra di Di Francesco è la dimostrazione di come a volte il timore che un determinato calciatore possa perdere di valore, può essere spazzato via dai risultati sportivi. Prendiamo ad esempio i casi di Manolas e Dzeko, due degli artefici dell’impresa dell’altra sera. Entrambi ceduti in tempi diversi (il greco allo Zenit quest’estate con il trasferimento saltato perché Kostas non si presentò alle visite mediche; il centravanti invece al Chelsea a gennaio, prima del suo no, ribadito anche martedì sera con una frase sibillina: «Ho rinunciato ai soldi non andando a Londra per vivere questo genere di partite, sono felice. Penso che altrettanto possa esserlo la società») ora chi temeva che il loro cartellino si fosse svalutato, dovrà ricredersi. Perché esiste anche un valore che non può essere quantificato: tutti i giocatori della Roma, da martedì, valgono di più sul mercato.

QUESTIONE DI PRESTIGIO – E vale di più anche l’immagine del club, l’unico tra quelli qualificati per le semifinali (ma il discorso valeva anche per i quarti) senza un main sponsor. Discorso che va di pari passo con i conti. Sino a questo momento la Roma ha guadagnato 38,2 milioni dall’Uefa per i risultati sportivi: 12,7 sono per la qualificazione ai gruppi, 5,5 per i risultati ottenuti nelle prime 6 gare (vittorie e pareggi), altri 6 per la qualificazione agli ottavi ai quali vanno sommati 6,5 milioni con il biglietto staccato per i quarti e altri 7,5 per quello prenotato per le semifinali. A questi soldi, va aggiunto il market pool, ossia i premi relativi al valore dei diritti tv dei singoli campionati, considerando la posizione nell’ultimo torneo (2016-17): in questo contesto i giallorossi hanno incassato inizialmente 17,5 milioni ai quali si sono aggiunti prima di martedì sera altri 19 milioni. L’exploit contro il Barcellona, fa lievitare ulteriormente la quota di altri 10 milioni. Il totale è 46,5 milioni che se sommati ai premi sportivi, già fa 84,7 milioni. Ma non finisce qui. Perché vanno contemplati gli introiti del botteghino: 1.152.967 milioni con l’Atletico Madrid, 2.361.180 con il Chelsea, 1.481.153 con il Qarabag, 2.694.212 con lo Shakhtar e 3.674.762 con il Barcellona. Totale: 11.364.004. Che una volta aggiunti agli 84.7 milioni, porta il totale a 96.064.004. Considerando almeno un altro incasso da almeno 3,6/4 milioni per la gara casalinga delle semifinali, il traguardo dei 100 milioni è prossimo dall’essere raggiunto.

CONSOLIDAMENTO – Introiti che permettono alla società (che di fatturato supererà abbondantemente i 200 milioni) di attendere con maggiore serenità il responso di Nyon in tema fair play finanziario e di vivere più tranquillamente la prossima sessione di mercato. Che rispetto agli anni scorsi, può ora tramutarsi in un consolidamento della rosa (tenendo i big) e non essere schiava del trading necessario per far quadrare i conti. Per intenderci: non si rischierà di essere costretti a cedere un altro Salah, come nella scorsa estate, pur di avere tutto e subito. «Finalmente farò il mio mercato» assicura Monchi. Questo non significa che il ds non ascolterà però le offerte. Ma ora potrà lavorare con più tranquillità e, avere margini di manovra più ampi per confermare alcuni talenti. Il riferimento ad Alisson, è espressamente voluto.

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È un segnale forte per il nostro calcio. Non siamo gli ultimi

Corriere della Sera (M.Sconcerti) – Non so quanto questa vittoria sarà di stimolo stasera per la Juve, ma è stata prima di tutto una grande partita della Roma. Era tanto tempo che non si vedeva una squadra italiana giocare con questa forza tecnica e questa continuità. Ci siamo chiesti in questi ultimi tempi tante volte come poter arginare il calco spagnolo. La Roma ha dimostrato che è semplice: basta correre per tutta la partita, marcare a uomo pressandolo nei suoi metri, giocare in profondità di prima, là dove i difensori sono abituati al tempo lungo, al non avere sorprese individuali. È quasi impossibile, ma la Roma lo ha fatto, ha ridotto il Barcellona a una squadra meno che normale, che ha tirato una sola volta e da fuori area.

Non credo c’entri molto il tipo di calcio, italiano o spagnolo è la stessa cosa. Questa partita è solo della Roma, solo di Di Francesco che ha avuto una visione irreale della gara ed è stato seguito nel sogno da tutti i suoi giocatori. La decisione fondamentale è stata scegliere di marcare a uomo in difesa, anche qualcosa in meno. Tre difensori hanno portato la Roma a avere un uomo in più a centrocampo, più Fazio che spesso andava a cercare la profondità sulla fascia destra. Aggredito da tanti più uomini, ombroso in Messi, assente in Suarez che la squadra metteva fuori gara, il Barcellona ha fatto tutto quello che non ha mai saputo fare, difendersi in velocità. Ed è crollato. È entusiasmante che l’Italia abbia una squadra in semifinale, ma l’Italia credo che c’entri poco. È stata una straordinaria partita di una squadra preparata bene che ha saputo giocare ancora meglio.

C’è stata solo la Roma, sotto qualunque punto di vista. Non c’è stata tattica, solo un corpo a corpo continuo che ha prima sorpreso il Barcellona, abituato a se stesso, alla sua compostezza lenta, e poi rapidamente lo ha travolto. Un vero capolavoro atletico, tattico, nervoso. Una continuità di sforzo ormai quasi impossibile da vedere in un calcio insistente come quello attuale. Non so se la Roma abbia tracciato una linea anche per la Juve, sono comunque partite uniche. Però ha scosso dopo tanto tempo l’intero calcio italiano dalle fondamenta. C’è qualcosa di impossibile che è stato cancellato. Credo che la Roma sia più adatta della Juve al torneo breve, ne abbiamo parlato altre volte. La Juve è potente, meno agile. Forse anche meno portata a un calcio totale come questa eccezionale unicità della Roma, ma ha solisti che possono inventare di più. E comunque adesso almeno un sentiero, una speranza, è stata tracciata. Non siamo gli ultimi. E c’è ancora tempo per pensare di arrivare primi.

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Roma-Barcellona, le pagelle dei quotidiani

Una serata indimenticabile all’Olimpico con l’impresa compiuta dalla Roma che sbatte il Barcellona fuori dalla Champions League. Nel perentorio 3-0 vanno in rete Dzeko, che apre le marcature ad inizio partita, De Rossi, che trasforma il rigore con grandissima freddezza, e Manolas, che ci mette la testa spedendo la palla nell’angolino lontano. Di seguitole pagelle dei quotidiani: 

 

LEGGO (R.Buffoni)

Alisson 7; Fazio 7, Manolas 9, Jesus 8; Florenzi 8, De Rossi 9, Strootman 8, Kolarov 8; Nainggolan 7,5; Schick 6,5, Dzeko 10. Subentrati: Under 7, El Shaarawy 7. Allenatore: Di Francesco 9.

IL MESSAGGERO (A.Angeloni)

Alisson SV; Fazio 8, Manolas 9, Jesus 8; Florenzi 8, De Rossi 9, Strootman 8, Kolarov 8; Nainggolan 7; Schick 7, Dzeko 9. Subentrati: Under 7, El Shaarawy 7. Allenatore: Di Francesco 9.

LA GAZZETTA DELLO SPORT (M.Cecchini e A.Pugliese)

Alisson 7; Fazio 7,5, Manolas 8,5, Jesus 7; Florenzi 7, De Rossi 8,5, Strootman 7, Kolarov 7,5; Nainggolan 7; Schick 7, Dzeko 9. Subentrati: Under 7, El Shaarawy 7. Allenatore: Di Francesco 9.

LA REPUBBLICA (M.Pinci)

Alisson 7; Fazio 7, Manolas 8, Jesus 7,5; Florenzi 8, De Rossi 8,5, Strootman 7,5, Kolarov 7,5; Nainggolan 7; Schick 7, Dzeko 9. Subentrati: Under 6,5, El Shaarawy 7. Allenatore: Di Francesco.

CORRIERE DELLA SERA (S.Agresti)

Alisson 7; Fazio 7.5, Manolas 9, Jesus 7,5; Florenzi 7,5, De Rossi 9, Strootman 8, Kolarov 7,5; Nainggolan 7; Schick 7, Dzeko 9. Subentrati: Under 7, El Shaarawy 7. Allenatore: Di Francesco 9.

CORRIERE DELLO SPORT (R.Maida)

Alisson 10; Fazio 10, Manolas 10, Jesus 10; Florenzi 10, De Rossi 10, Strootman 10, Kolarov 10; Nainggolan 10; Schick 10, Dzeko v. Subentrati: Under v, El Shaarawy 10. Allenatore: Di Francesco 10.

LA STAMPA (M.De Santis)

Alisson 6; Fazio 7, Manolas 8, Jesus 7; Florenzi 7, De Rossi 8, Strootman 7, Kolarov 7; Nainggolan 7; Schick 7, Dzeko 9. Subentrati: Under 6,5, El Shaarawy 6,5. Allenatore: Di Francesco 9.

 

IL GIORNALE (F.Malerba)

Alisson 6,5; Fazio 6,5, Manolas 8, Jesus 7; Florenzi 7,5, De Rossi 8,5, Strootman 7, Kolarov 7,5; Nainggolan 6,5; Schick 6,5, Dzeko 8. Subentrati: Under 6,5, El Shaarawy 6,5. Allenatore: Di Francesco 9.

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Festa giallorossa nella notte: «Una gioia come lo scudetto»

Il Messaggero (R.Troilli) – «Non succede ma se succede», il detto del tifoso romanista ha preso forma minuto dopo minuto. Ed è successo. Il tempo tecnico di metabolizzare, e Roma esplode di gioia. Dai caroselli timidi e scaramantici dopo il terzo gol, a dieci minuti dalla fine il countdown, fino all’onda d’urto del fischio finale: i giallorossi sono in semifinale di Champions League, l’impresa di asfaltare il Barcellona di Messi è riuscita, la festa ha inizio. Le strade della città si riempiono di auto, suonano il clacson i tassisti e gli operatori dell’Ama sui camioncini, tutti in centro, per i caroselli che accompagneranno questa notte improvvisamente magica. I tifosi escono dall’Olimpico e si dirigono in centro, a piazza Venezia, piazza del Popolo, un andirivieni di volti felici, affacciati ai finestrini, sciarpe e bandiere da sventolare, trombette da suonare. Arrivano i papà in scooter con i figli seduti dietro, le piazze si riempiono, anche nei quartieri più lontani. Hanno la faccia spiazzata e felice della vittoria, da tanto a Romanon si respira quest’aria, le sere cupe e buie sono di colpo annullate in questa notte dei miracoli, in questa serata di primavera. Il passaggio alla semifinale è vero, reale, incredibile. Una gioia incontenibile. Festa nello stadio esaurito in ogni ordine di posto – con i tifosi che cantano a squarciagola e chi chiede: «Quando c’è il concerto di Venditti?».

IL FRAGORE – «Daje Roma daje», gridano dai finestrini i romani. Festeggiano i turisti, riprendono la festa sotto l’Altare della Patria. Si tuffano nelle fontane di piazza del Popolo, tra urla, brindisi, canti improvvisati: con loro va a fare un “bagno” nella fontana anche il presidente della Roma James Pallotta. Mentre uomini in giacca e cravatta spiegano che «la Roma ogni giorno riscrive la sua storia, la lasci pensando ai dolori che ti dà e il giorno dopo te ne trovi un’altra. Vera, sofferta, trionfante, è solo lei così e non la puoi capire solo vedendola come una semplice modesta squadra di calcio». Fini analisi sportive travolte da chi ha voglia di urlare, «perché è come vincere lo scudetto», perché c’è da sfottere i laziali e stasera pure gli spagnoli. Alla Garbatella si sparano i fuochi d’artificio, nelle piazzette dell’Appio si sventolano bandiere e si fanno serenate ai laziali. «Qui è capodanno. Non potete immaginare che sta succedendo», scrivono i tifosi sui social. Ed è così anche a piazza Bologna, a Pietralata, a Monteverde,si riempie Testaccio dove tutto si è amplifica e rischia di durare, anzi durerà, tutta la notte. Si riempiono Piazza Trilussa, i lungotevere, la festa esce dalle case, non c’è più voglia di dormire. C’è chi gioisce spavaldo, chi per l’emozione ha un nodo in gola. «Un risultato storico, battere il Barcellona dopo una partita di andata amarissima…». Un’impresa. Che ha il ruore di una città che si accende, viva finalmente. Roma, 10 aprile 2018: data che resterà nella storia e nei ricordi.

I CAROSELLI – «Ora pensiamo al derby, con la stessa grinta», dice Fabrizio di ritorno dallo stadio. E soprattutto «alla semifinale ragazzi e arriviamo a Kiev». È primavera finalmente. C’è chi scopre l’auto e si agita con le braccia, si saluta dalle auto. Una sinfonia di clacson quasi melodiosa, accompagnerà la notte. Suoneranno gli Ncc e gli autobus. Sventoleranno antichi vessilli, quelli del titolo del 2001. E, chissà

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Una Roma da impazzire

Il Messaggero (U.Trani) – Orgoglio, prestigio, carattere, gioco e cuore per l’impresa mai vista: la Roma, spinta dai 60 mila dell’Olimpico che nella notte cantano sulle note di Lando Fiorini, vola in semifinale di Champions. Eliminato il Barcellona di Messi: 3 a 0, il punteggio esatto per cancellare il ko di mercoledì scorso, il 4 a 1 del Camp Nou. DiFrancesco, 34 anni dopo Liedholm, va oltre i quarti. È la seconda volta nella storia del club, nel 1984 era la Coppa dei Campioni e adesso è la Champions. Ma è la prima rimonta di queste dimensioni, cioè recuperando lo svantaggio di 3 reti. Dzeko, con il suo 20° gol stagionale, apre la sfida e Manolas la chiude, in mezzo il rigore di De Rossi: il centravanti ha detto no al Chelsea a gennaio, il difensore allo Zenit a giugno. Il presidente Pallotta, riapparso in tribuna direttamente da Boston, deve ringraziare quei rifiuti. Che hanno portato euro e gloria.

ASSETTO RIVOLUZIONATO – È il trionfo di Di Francesco che, nella settimana che si concluderà con il derby, si tiene stretta la Champions di oggi prima di pensare a quella di domani: in 2 partite contro il Barça non ha fatto segnare Messi e soprattutto ha umiliato ancora Valverde. La strategia è d’autore. La Roma, per la prima volta in 42 partite stagionali, parte con la difesa a 3. Diversificando dunque il sistema di gioco, passando dal solito 4-3-3 all’inedito 3-4-2-1, e i ruoli di 6 interpreti, con Manolas in mezzo al reparto arretrato e Fazio sul centro destra, con Florenzi e Kolarov esterni a tutta fascia e con Nainggolan e Schick, al debutto nel torneo, trequartisti. I 5 difensori permettono ai giallorossi di chiudersi con il 5-4-1. Ma l’atteggiamento è spavaldo. Baricentro alto, con Manolas a spingere i compagni verso la metà campo e al tempo stesso a rincorrere gli avversari che ripartono. Davanti Dzeko guida il pressing su Umtiti e Piquè. Schick e Nainggolan lo seguono. Come Florenzi, Kolarov e a turno Strootman e De Rossi. L’aggressività di gruppo infastidisce il Barcellona, lento e statico. Valverde, nel suo 4-4-2, ripropone gli stessi interpreti dell’andata. Ma qui non entrano in partita. Dzeko fa il pivot a centrocampo e, all’improvviso, attacca la profondità. E timbra al primo tentativo, su verticalizzazione di De Rossi, battendo allo sprint Jordi Alba, anticipando di sinistro terStegen e festeggiando il 6° gol in questa Champions (superato il record di Pruzzo che si fermò, nell’84, a 5). La Roma aumenta il ritmo. E, senza concedere spazi a Messi e Suarez, costruisce altre 3 chance, con Schick (2) e Dzeko.

ASSALTO COINVOLGENTE – Il volo di Dzeko prosegue nella ripresa. E, su lancio di Nainggolan, scappa a Piquè che lo atterra. Il mediocre arbitro Turpin non interviene, ma l’assistente di porta Buquet concede il rigore. De Rossi firma il raddoppio e indica il tempo ai compagni. Manca ancora mezz’ora. Di Francesco interviene per il colpo di grazia: Under per Schick ed El Shaarawy per Nainggolan. Ter Stegen salva su ElShaarawy. Il capolavoro spetta a Manolas, colpo di testa prepotente sul corner di Under. A completare la rimonta, i due giocatori che sbagliarono porta al Camp Nou. Il Barça non c’è più: 3 gol li aveva presi nelle precedenti 9 partite e mai più di 1 a gara. Valverde, già caduto con l’identico risultato davanti al collega (Athletic Bilbao-Sassuolo, nell’Euroleague della stagione scorsa), ci prova con Alcacer e Dembelè e con Piquè centravanti. Alisson, però, resta imbattuto in casa: 5 partite su 5. Il Barça, per il 3° anno di fila, esce ai quarti. Un anno fa contro la Juve: ancora 3 a 0, allo Stadium.

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Roma-Barcellona, la stampa spagnola: “Barcellona spazzato via. Roma superiore”

Pugno duro del quotidiano spagnolo AS nei confronti del Barcellona, dopo l'eliminazione ad opera della Roma. Il giornale iberico titola infatti: "Fallimento imperiale". Poi prosegue: "Il peggiore Barça della stagione spazzato via dalla Roma e fuori di nuovo dalle semifinali. Senza personalità, senza gioco, senza Messi e senza alcun argomento, il Barcellona è naufragato all'Olimpico contro un avversario immensamente superiore"

"Fallimento senza scuse". Così titola, su sfondo nero, il quotidiano sportivo di Barcellona, Sport, in merito all'eliminazione dei blaugrana. 

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Champions League, Roma-Barcellona: le probabili formazioni dei quotidiani. Ipotesi difesa a 3

Questa sera la Roma proverà a ribaltare il 4-1 del Camp Nou. Di seguito le probabili formazioni dei quotidiani: 

CORRIERE DELLO SPORT

 Alisson; Manolas, Fazio, Kolarov; Florenzi, De Rossi, Strootman, El Shaarawy; Nainggolan; Dzeko, Schick.

LA GAZZETTA DELLO SPORT

Alisson; Manolas, Fazio, Kolarov; Florenzi, De Rossi, Strootman, El Shaarawy; Nainggolan; Dzeko, Schick.

IL TEMPO

Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; Schick, Dzeko, El Shaarawy.

CORRIERE DELLA SERA

Alisson; Manolas, Fazio, Juan Jesus; Florenzi, De Rossi, Strootman, Kolarov; Nainggolan; Dzeko, Schick.

LA REPUBBLICA

 Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Strootman, De Rossi; Schick, Nainggolan, El Shaarawy; Dzeko.

IL MESSAGGERO 

Alisson; Manolas, Fazio, Kolarov; Florenzi, De Rossi, Strootman, El Shaarawy; Nainggolan; Dzeko, Schick.

LEGGO 

Alisson; Bruno Peres, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; Florenzi, Dzeko, Cengiz Under.

IL ROMANISTA

Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; Cengiz Under, Dzeko, El Shaarawy.

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Roma, il gol è un problema: se non segna Dzeko sono guai

Repubblica.it (M.Cuppini) – Sfortuna e somma di casualità? O incapacità di capitalizzare le occasioni create? Il risveglio della Roma all’indomani della sconfitta interna con la Fiorentina è accompagnato da una serie di interrogativi che richiedono risposte nell’immediato, non fosse altro perché il Barça non aspetta, e nemmeno il terzo posto, minacciato da Inter e Lazio che oggi, con Torino e Udinese, possono sognare rispettivamente sorpasso e aggancio. 

PROBLEMA GOL – Per questo la Roma di Di Francesco deve ritrovare la via del gol il prima possibile. Perché la squadra vista in campo con la Fiorentina, proprio come quella contro il Barcellona, ha mostrato tutti i suoi limiti in fase realizzativa: 25 conclusioni verso la porta avversaria, una percentuale di possesso palla del 71 % (la sua terza più alta in questa stagione), tre legni all’attivo e nessun gol realizzato. E pensare che alla squadra di Pioli per bucare Alisson 2 volte sono bastati 3 tiri nello specchio…

E I CENTROCAMPISTI… – Quali sono quindi le cause del ‘blocco’ Roma? Troppi titolari che hanno un rapporto difficile con la porta avversaria (vedi Perotti ed El Shaarawy) che si vanno ad aggiungere al contributo minimo (eufemismo) dei centrocampisti in fase offensiva: Gonalons non pervenuto, Strootman e De Rossi hanno realizzato un solo gol, Gerson è fermo dalla doppietta di Firenze, Pellegrini è a quota 3, come Nainggolan, che però, la scorsa stagione a questo punto, ne aveva già messi a segno 12. 

C’E’ SOLO DZEKO – La sensazione più generale è che se Dzeko non segna, si resta a bocca asciutta. Il bosniaco, a gennaio ad un passo dalla cessione, ha realizzato 19 gol tra campionato e coppe (di cui 4 nelle ultime 5) risultando fondamentale col suo ingresso a Bologna per racimolare l’unico punto nelle ultime 2 giornate. L’assenza di Under, che dovrebbe tornare a piena disposizione per il derby della prossima settimana, si è fatta sentire più del previsto e un alter-ego del turco sulla fascia destra ancora non c’è. Defrel è stato bocciato dopo 45′ e l’unico gol realizzato su rigore (ceduto da Dzeko col Benevento) non basta per giustificare i 23 milioni spesi per prelevarlo dal Sassuolo. Schick che ieri è entrato bene (un palo e un assist), è ancora troppo incostante perché Di Francesco faccia completo affidamento su di lui e  l’unica rete messa a segno contro il Torino in Coppa Italia lo dimostra.

OLIMPICO TABU’ – Per non parlare del fattore Olimpico, ormai diventato un vero e proprio tabù per la squadra di Di Francesco che ieri ha fatto registrare la sesta sconfitta casalinga in campionato. Di peggio è successo solo nella stagione ’47/’48 quando le sconfitte interne sono state otto. Numeri che fanno pensare soprattutto se messi a confronto con le partite giocate lontano da casa dove la Roma ha perso solo allo Stadium contro la Juventus. Le prossime due gare si giocheranno ancora all’Olimpico: martedì arriverà il Barcellona – anche se il cammino europeo, salvo miracoli, pare ormai compromesso – domenica ci sarà lo spareggio Champions nel derby con la Lazio. Anche se poi tecnicamente quello si giocherà in trasferta…