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Le scelte sbagliate della Roma. La Fiorentina le presenta il conto

Corriere della Sera (L.Valdiserri) – Il calcio, come la vita, è fatto di priorità. La Roma che scambia il dessert (la Champions) per il pane quotidiano (il campionato) sfugge a questa legge elementare e fa la felicità di Inter e Lazio, che oggi possono superarla o agganciarla in classifica. Gli errori di Di Francesco e l’ottimo stato di forma della Fiorentina sono un mix letale per i giallorossi. L’allenatore sbaglia la formazione, facendo riposare chi dovrebbe andare in campo e schierando chi non sta in piedi o chi non è in grado di giocare fin dall’inizio della stagione. I viola timbrano la sesta vittoria consecutiva e mettono la qualificazione all’Europa League nel mirino. Per la Roma è la settima sconfitta all’Olimpico (sei in campionato contro Inter, Napoli, Atalanta, Samp, Milan e Fiorentina, non succedeva dal 1947; più l’eliminazione in Coppa Italia contro il Torino). Chievo e Spal, per esempio, in casa ne hanno perse cinque. Di Francesco ha spesso scelto bene, ma in questo caso è stato incomprensibile. Jesus terzino sinistro è stato attaccato in continuazione e messo in crisi. Gonalons regista è affondato: i compagni di squadra hanno smesso di passargli il pallone dopo pochi minuti e Fazio ha fatto il regista, con il vizio di cercare la percussione palla al piede. Defrel è fermo al rigore regalatogli da Dzeko nel recupero contro il Benevento (5-2) e ha giocato 45’ di nulla, soprattutto se confrontati con i 23 milioni che la Roma dovrà dare al Sassuolo per il pupillo di Di Francesco. La stanchezza di Dzeko e la papera di Manolas sul 2-0 hanno fatto il resto.

La partita, però, si era già messa male, con l’ennesimo gol preso su azione da calcio piazzato (Benassi al 7’). La gara contro la Fiorentina era il classico trappolone tra le due gare di Champions contro il Barcellona, ma questo lo sapevano tutti. Tenere fuori Kolarov e De Rossi è stato un errore pagato a caro prezzo. Era il Barcellona, dopo l’1-4 dell’andata, la gara in cui risparmiarli in vista del derby del 15 aprile, che ora assume la fattezze di uno spareggio per la Champions. Solo dopo Torino-Inter e Udinese-Lazio di oggi si capirà la vera portata dello scivolone giallorosso. La Fiorentina è stata più brillante sul piano atletico e Pioli reattivo quando, di fronte al 4-2-4 della disperazione romanista, ha risposto con un 5-4-1 che ha chiuso i varchi. I viola possono essere la sorpresa di questo finale di stagione, in cui stanno onorando il ricordo di capitan Astori. Molti tifosi giallorossi si chiedono come sia possibile avere una Roma dottor Jekyll in Coppa e mister Hyde in campionato. Una risposta può essere che la squadra se la cava bene quando l’avversario impone il suo gioco ma lascia spazi e va male quando deve costruire. Manca un regista e il 4-3-3 di Di Francesco è spesso privo di fantasia. Quella che la Fiorentina ha ritrovato in Saponara. A Roma, invece, si è fatto passare Schick per un problema senza soluzione. Può essere, ma ieri si è rivisto a sprazzi il giocatore che aveva impressionato nella Samp: entrato nella ripresa ha prodotto un assist sprecato da Nainggolan e una traversa colpita con un bel guizzo di testa. Il vero quesito è, semmai, che questa squadra, rispetto al campionato scorso, ha 11 punti in meno e le mancano 19 gol segnati.

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Cattiveria e non solo. Cosa serve a Di Francesco

Corriere dello Sport (A.Vocalelli) – E così la Juve ha almeno momentaneamente allungato a più sette, approfittando di una di quelle giornate – come direbbe Sarri – in cui il vantaggio di giocare prima si traduce nella maggior pressione da mettere ai rivali. Ha vinto la Juve, a Benevento, senza incantare e – anzi – soffrendo per un‘ora gli avversari. Poi è successo quello che secondo alcuni è il frutto della cattiveria, della determinazione, della capacità di essere cinici. Ed è invece solamente la banale conseguenza di poter disporre di calciatori superiori. Dybala ci aveva già pensato a farne due, quando Allegri si è girato verso la panchina e – uno sguardo ai suoi ragazzi in tuta – ha fatto scaldare e mandato in campo Higuain per dare la spallata, Douglas Costa per mettere il timbro e Khedira per chiudere la pratica. La Juve è questa e se non incontra Ronaldo, con le sue magie, è tanta, troppa, per chiunque. Una squadra capace di assorbire anche la lunga assenza di Dybala che, una volta superato l’infortunio, si è rimesso in moto verso la sua stagione più prolifica: ventuno gol in ventisei partite sono lì, testimoni fedeli del suo rendimento e delle sue qualità indiscutibili. Non date retta a chi, dopo la partita con il Real, ha chiamato in causa l’argentino e la sua crescita incompleta. Volete scommettere che davanti a Casemiro, Modric e Kroos avrebbe fatto anche lui la sua bellissima figura? Il calcio è l’insieme di tanti ingredienti, in cui però la qualità finisce per dare sempre il sapore giusto. A 21 punti dalla Juve, un’enormità a giudicare dalle premesse di inizio campionato, c’è la Roma battuta dalla Fiorentina. Da una stupenda e commovente Fiorentina, capace di vincere la sesta partita consecutiva – e meglio erano stati capaci di fare solo i viola di Hamrin e Montuori quasi sessant’anni fa – una Fiorentina che si muove ispirata da Astori, uno dei primi – come ha ricordato Pioli – ad approvare la rivoluzione estiva dei Della Valle e di Corvino. C’è voluto del tempo per farlo capire, ma adesso è chiaro che coraggiosamente e con molti rischi è stata intrapresa però una strada nuova. I gol di Benassi e Simeone, con Chiesa in tribuna, sono il sigillo di una squadra che ha scelto la via del sacrificio, della maturazione, dei suoi triangoli in continuo movimento. Con tanti giocatori eclettici, trasformisti, capaci di affondare e ripiegare, fare ora da gregari e un minuto dopo da protagonisti. Un lavoro, certo, che solo con il tempo il bravo Pioli potrà portare al rendimento massimo. È andata male alla Roma che, come a Barcellona, ha giocato anche piuttosto bene, finendo però allo spiedo. Una certa dose di sfortuna forse, ma di sicuro quella che Di Francesco – elegantemente – chiama cattiveria, determinazione. Sa perfettamente Di Francesco, che in questo caso usa un giro di parole, cosa intende. La determinazione, la cattiveria, non è altro che quella qualità di cui abbiamo detto in precedenza. La Roma ha tanti buoni giocatori, in una difesa che alla fine regala sempre due o tre occasioni evitabilissime. La Roma ha tanti buoni giocatori, in un centrocampo però troppo monocorde. La Roma ha tanti buoni giocatori, in un attacco in cui però segna solamente Dzeko. L’uomo che due mesi fa era stato già ceduto al Chelsea, in cambio di una trentina di milioni che – secondo i professionisti dei violini – non si sarebbero mai potuti rifiutare. Questo però è il passato e per la Roma, adesso, conta solamente il prossimo futuro: Barcellona e Lazio in cinque giorni. Per riparlare degli acquisti necessari, della famosa qualità – per non accontentarsi, insomma – ci sarà sicuramente tempo.

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Disastro Champions

Il Tempo (T.Carmellini) – Che mazzata! L’ennesima. Come se non fosse bastato il pesante ko contro il Barcellona al Camp Nou che ha di fatto chiuso la pur ottima parentesi Champions della Roma, ieri all’Olimpico è arrivata la sesta sconfitta casalinga. Ed è quasi un record negativo. Diverso, completamente, il modo in cui è maturata, ma molto simile la sostanza: anzi questo fa ancora più danni perché era chiaro sin dall’inizio che la qualificazione per la Champions del prossimo anno era il vero obiettivo (l’unico) dei giallorossi in questa stagione. E il ko di ieri compromette moltissimo la situazione: oggi l’Inter potrà operare il sorpasso e la Lazio andrà a far visita ai ruderi dell’Udinese per raggiungere i giallorossi in vista di un caldissimo derby che (domenica prossima) potrà decidere molto se non tutto della stagione delle due squadre della Capitale.

Il canovaccio di ieri è purtroppo già visto: la Roma, nonostante il massiccio turn-over (cinque giocatori cambiati rispetto al match col Barça) gioca praticamente a una porta, attacca per novanta minuti ma, non solo riesce a segnare nemmeno un gol, ma ne incassa due sulle due sole azioni offensive della squadra di Pioli (che raccoglie comunque il sesto successo consecutivo: un caso?). E un numero imprecisato di pali e traverse non può essere alibi per una squadra chiaramente stanca, ma che continua ad avere enormi problemi offensivi: non segna mai. Un problema questo che il buon Di Francesco (al quale fin qui non si può rimproverare nulla o quasi) non riesce a risolvere: eppure ci ha provato. Ieri incassa un gol assurdo dopo sette minuti sul primo affondo viola,ma dà subitola sensazione di poter ribaltare la situazione attaccando a testa bassa. Il gol, però, lo segna ancora la Fiorentina, su una bambola totale di Manolas. Attacco che si rivelerà sterile, anche nella ripresa nonostante i cambi del tecnico. Il 2-0 finale è una punizione fin troppo severa per una Roma che ha pagato la Champions (un po’ come la Juventus salvata dal rigore di Dybala contro il  Benevento), ma che deve farsi delle domande serie per il futuro. Una su tutte su Schick un giocatore che la Juve forse alla fine ha scartato non solo per il cuore. Sarà anche un prospetto per il futuro, ma i punti per la Champions servono ora. Così, inevitabilmente, la Roma lascia l’Olimpico tra i fischi del suo pubblico. Giusti, che dire!?

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Roma sempre più americana. Prima ritiro a Trigoria, poi la tournée negli States di 18 giorni

CORRIERE DELLO SPORT (G.D’Ubaldo) – Pallotta vuole una Roma ancora più americana. Il presidente sbarca domani a Roma e resterà nella Capitale per le partite contro Barcellona e forse Lazio. Ma il suo soggiorno italiano gli offrirà anche l’opportunità di mettere a punto le strategie per il futuro. A Roma in questi giorni ci saranno anche Charlie Stillitano e Sir Alex Ferguson, che avranno modo di incontrare il presidente. Charlie Stillitano è un dirigente sportivo italo-americano, presidente della ReleventSport, società che organizza l’International Champions Cup, manifestazione che riunisce i più grandi club europei e alla quale è stata invitata anche la Roma. Per la sua partecipazione il club giallorosso incasserà tre milioni e giocherà tre partite, tra SanDiego, Dallas e il New Jersey. La tournèe americana, una tradizione consolidata da quando la Roma ha una proprietà a stelle e strisce, sarà il fulcro della preparazione per la prossima stagione. In un primo momento Di Francesco e Monchi avevano programmato che la tournèe fosse più breve, ma per la dirigenza è fondamentale diffondere il brand Roma negli Stati Uniti.

A OVEST – Il torneo sarà presentato ufficialmente da Stillitano, che incontrerà Gandiniper gli ultimi dettagli, la Roma farà parte del raggruppamento che comprende anche Tottenham, Chelsea e Real Madrid. La squadra di Di Francesco giocherà tre partite per questa edizione dell’International Champions Cup: la prima a San Diego, la seconda a Dallas e l’ultima al MetLife Stadium, nel New Jersey, poco distante da New York. La partenza è prevista per il 22 o 23 luglio, il ritorno a Roma l’8 agosto, il giorno successivo all’ultima partita contro il Real Madrid. I giorni di permanenza negli Stati Uniti saranno così diciassette o diciotto, sarà più lunga rispetto all’orientamento iniziale dello staff tecnico. Il rientro avverrà a pochi giorni dall’inizio del campionato, fissato quest’anno per il 19 agosto.

A TRIGORIA – Anche per questo motivo è stato deciso di non fare anche un ritiro precampionato in montagna. Quest’anno la preparazione si svolgerà a Trigoria, come era già accaduto una decina di anni fa con Spalletti. La tendenza di molti grandi club italiani ormai è questa. Inter e Milan lavoreranno presso i i centri sportivi di Appiano Gentile e Milanello, la Juve a Vinovo. Il motivo è anche legato al fatto che siamo nell’anno del Mondiale e tutte le squadre faranno la preparazione senza i nazionali che andranno in Russia e gli ingaggi delle aziende di soggiorno non sono molto elevati. La Roma aveva ricevuto comunque una sostanziosa offerta dagli amministratori di Brunico, ai quali nelle scorse settimane era arrivata la disdetta dell’Inter, per volere di Spalletti. La possibilità di tornare in Alto Adige è stata valutata, ma alla fine è stato deciso di restare a Trigoria. Dove tutte le strutture sono state rinnovate negli ultimi due anni e ci sono le condizioni ideali per lavorare. Inoltre la Roma avrebbe dovuto spostare complessivamente cento persone e nel centro sportivo giallorosso è tutto più comodo. Al momento non sono ancora stati organizzate amichevoli di rodaggio. Il periodo della preparazione dovrebbe andare dal 6 al 18 luglio, giorno più giorno meno.

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Schick e Gerson, caso da 60 milioni ancora in panchina

LA REPUBBLICA (M.Pinci) – Alzi la mano chi in estate avrebbe immaginato una Roma ai quarti di finale di Champions contro il Barça, e Schick seduto in panchina. Senza nemmeno avere l’occasione di potersi alzare. Zero minuti al Camp Nou, un’altra panchina ad attenderlo stasera all’Olimpico contro la Fiorentina, nonostante le assenze di Perotti e Ünder: Di Francesco ritiene più utile affidarsi a Defrel, e il guaio è che nessuno può dargli torto. Perché le tracce di Schick si perdono in una notte di coppa (Italia) a dicembre, quando segnò l’unico gol della sua prima stagione romanista.

Un destino che lo lega a un’altra stella intermittente: un girone fa Gerson era stato la rivelazione della Roma a Firenze, con le prime reti romane, addirittura due insieme. Non fu l’agognato inizio di una favola, ma solo una pallida illusione delusa, visto che a Barcellona era in panca a guardare giocare Pellegrini. Pensare che per strapparlo proprio al Barça Sabatini spese 18 milioni, scelta di cui ha accusato il peso al punto da convincerlo alla resa. Altri 42 ne dovrà versare Pallotta per Schick. Insieme, sono costati alla Roma esattamente 60 milioni.

Sul ceco però Monchi non si è ancora arreso: «Il tempo mi darà ragione», il verbo che ripete appena può. Per ora a dargli torto è l’allenatore, che preferisce due ragazzi arrivati con lui dal Sassuolo alle stelle su cui hanno scommesso i dirigenti. Il dubbio che invece avevano tutti riguardava Nainggolan, rimasto fuori a Barcellona per un dolore al flessore: ieri però aveva recuperato e giocherà, sotto gli occhi di Pallotta e di Sir Alex Ferguson, ospite d’onore del presidente romanista. Contro una Fiorentina capace di vincere da 5 gare consecutive, in cui ha preso un solo gol, quello di Belotti a fine gara. A dare ancora più valore alla striscia positiva, la più lunga in corso, il fatto che 4 successi su 5 siano arrivati dopo la tragedia di Astori: i tifosi della Roma, per cui giocò tre anni fa, gli dedicheranno uno striscione.

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Roma-Fiorentina, le probabili formazioni dei quotidiani

La Roma è chiamata alla vittoria per tenere stretto il terzo posto e per farlo, contro la Fiorentina, Di Francesco cambierà leggermente la sua squadra anche per via di qualche acciacco fisico. In difesa dentro Peres e Jesus, a centrocampo spazio per Gonalons e Pellegrini, con Nainggolan in panchina, mentre in attacco grossa chance per Defrel.

IL MESSAGGERO

Alisson; Peres, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Strooman; Defrel, Dzeko, El Shaarawy.

LA GAZZETTA DELLO SPORT

Alisson; Peres, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Strooman; Defrel, Dzeko, El Shaarawy.

LA REPUBBLICA

Alisson; Peres, Manolas, Jesus, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strooman; Defrel, Dzeko, El Shaarawy.

CORRIERE DELLA SERA

Alisson; Peres, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Strooman; Defrel, Dzeko, El Shaarawy.

CORRIERE DELLO SPORT

Alisson; Peres, Manolas, Jesus, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strooman; Defrel, Dzeko, El Shaarawy.

LA STAMPA

Alisson; Peres, Manolas, Jesus, Kolarov; Strooman, De Rossi, Nainggolan; Defrel, Dzeko, El Shaarawy.

IL GIORNALE 

Alisson; Peres, Manolas, Jesus, Kolarov; Gerson, De Rossi, Strooman; Defrel, Dzeko, El Shaarawy.

TUTTOSPORT

Alisson; Peres, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Gonalons, Strooman; Defrel, Dzeko, El Shaarawy.

IL TEMPO

Alisson; Florenzi, Manolas, Jesus, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; Defrel, Dzeko, El Shaarawy.

 

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Adesso Spalletti vuole partecipare all’asta-Pellegrini

La Gazzetta dello Sport (C.Laudisa) – Con la Champions ormai sempre più nel mirino l’Inter può permettersi di entrare con decisione nell’asta per Lorenzo Pellegrini. Il centrocampista della Roma è da mesi accostato alla Juventus, ma negli ultimi tempi anche i nerazzurri hanno mosso le loro pedine. Lo sponsor principale di questo affondo è Luciano Spalletti che evidentemente conosce da tempo le qualità del talento giallorosso che aveva fatto capolino nelle giovanili sotto la guida di Vincenzo Montella. Non a caso la scorsa estate, prima del ritorno alla base dopo l’esperienza al Sassuolo, l’interesse del Milan era stato più che esplicito. Ora, però, il vento è cambiato: in via Aldo Rossi hanno preso altre strade, mentre in corso Vittorio Emanuele la candidatura di Pellegrini sta prendendo corpo. Infatti il suo profilo ha avuto il pieno assenso del responsabile dell’area tecnica Piero Ausilio che in queste settimane si è mosso su più fronti per rafforzare la rosa in vista della prossima stagione. Dopo aver bloccato tempestivamente in Argentina l’attaccante Lautaro Martinez, nella rete interista sono caduti anche due parametri zero eccellenti: il difensore centrale De Vrij dalla Lazio e l’esterno Asamoah dalla Juve.

CENTROCAMPO – Adesso le attenzioni nerazzurre sono tutte per i rinforzi lì in mezzo. È presto per trarre delle conclusioni sul costoso riscatto di Rafinha dal Barcellona (38 milioni di euro), anche se va data per scontata una strategia di attesa per ottenere dal club catalano un sostanzioso sconto. Se non addirittura un rinnovo del prestito, magari biennale. Si vedrà. Intanto arrivano notizie di una decisa frenata per il brasiliano Bernard dello Shakhtar Donetsk. Gli 007 interisti lo hanno seguito a lungo, ma al tirar delle somme il responso è stato negativo. Troppo elevati i costi per un giocatore extracomunitario. Ovviamente la ricerca continuerà con nuovi candidati, intanto è significativo registrare l’accelerata per il romanista, ora nel giro della Nazionale.

LA SCELTA – Al ritorno nella Capitale Pellegrini ha rinnovato il contratto con la società di Trigoria, ottenendo una clausola vantaggiosa. Ora come ora potrebbe cambiar maglia per 25 milioni di euro, ma quando avrà superato le 25 presenze da 45’ (ora è a 21) il costo del cartellino salirà a quota 30 milioni. Ma soprattutto il giocatore vuol vederci chiaro sul suo futuro tecnico. Nella prossima stagione cerca un ruolo da protagonista, in linea con la sua costante crescita professionale. La Roma ovviamente farà di tutto per convincerlo a restare e lui tiene bene in mente questa opportunità, ma le prossime settimane saranno decisive per capire dove giocherà nella stagione ventura. L’Inter è disposta a dargli robuste garanzie, mentre la Juventus appare distratta dalla caccia ad Emre Can: il primo della lista di Marotta e Paratici. Sullo sfondo c’è anche il forte interesse del Psg, con le sue ricche offerte contrattuali. Ma Pellegrini guarda al denaro sino ad un certo punto: insegue innanzitutto il successo. Alla Roma è legatissimo, ma il corteggiamento di Spalletti…

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Roma, tra fatti e misfatti

Il Messaggero (U.Trani) – Monchi, nonostante il verdetto quasi definitivo del Camp Nou, ancora non volta pagina. Cioè fino a martedì sera la Roma deve comunque sentirsi in Champions. L’intervento del ds è mirato alla partita di ritorno e soprattutto al percorso fatto finora nella competizione. «Abbiamo battuto il Chelsea, a ottobre, proprio tre a zero. E quindi sappiamo come si fa a vincere, con un punteggio largo, contro una big d’Europa. Tra l’altro all’Olimpico, in questa edizione della coppa, non abbiamo preso nemmeno un gol». Non accenna alla possibile remuntada, ma evidenzia le cifre che hanno accompagnato la squadra ai quarti. Non ha bisogno nemmeno di spostare il tiro su Makkelie. «I rigori li hanno visti tutti, anche gli arbitri spagnoli che, nel loro commento in tv, hanno bocciato l’olandese», il ringraziamento ai connazionali impegnati alla moviola. «Ma adesso c’è la Fiorentina: il primo pensiero, insomma, va alla prossima gara di campionato». La realtà, dunque, e non il sogno. Perché il futuro, come ammette chi è chiamato a programmarlo in anticipo, non è il 2°match contro il Barcellona, ma il 3°(o 4°) posto in serie A.

PARAGONE FUORI LUOGO – La Roma, perdendo 4 a 1 contro il Barça,ha amplificato la figuraccia dell’Italia, Nazionale di Ventura compresa, nelle sfide degli ultimi 10 mesi contro la Spagna. Parziale di 19 a 2, partendo dal 3 giugno e dal 4 a 1 del Real, nella finale di Champions a Cardiff, contro la Juve. La sconfitta di mercoledì sera, però, è accostabile alle precedenti solo per la goleada. Perché la partita del Camp Nou ha raccontato altro. Lo scarto di 3 reti è eccessivo e anche casuale. L’arbitro olandese Makkelie ha cambiato la storia del match, negando i rigori per i possibili 1 a 0 (Semedo su Dzeko) e 1 a 1 (Umtiti su Pellegrini). I giallorossi, come ha evidenziato Di Francesco, hanno dato il loro contributo con le autoreti di De Rossi e Manolas, per il 2 a 0 dopo meno di un’ora, e l’assist di Gonalons a Suarez, per il 4 a 1 che santifica probabilmente la qualificazione del Barcellona prima ancora di giocare il ritorno all’Olimpico. Su 5 reti, sono 3 i marcatori della Roma, anche se l’unico gol da festeggiare è stato quello di Dzeko. Basterebbe per inquadrare lo svolgimento bizzarro che ha acceso la notte catalana, a prescindere dalle gaffe del direttore di gara. «Risultato bugiardo». Lo hanno detto Monchi, Di Francesco e Dzeko, dividendo le responsabilità: errori dell’arbitro e della Roma. «Successo esagerato» ha addirittura ammesso, con quel fair play che non gli è mai appartenuto, Suarez. Il 10° ko della stagione è diventato anche il più pesante di questa gestione tecnica: mai presi 4 gol da Alisson. E’ successo solo mercoledì sera, nel 40°match dell’annata.

GRUPPO INCOMPLETO – «La sconfitta è solo colpa mia: più grave il mio errore di quelli dell’arbitro». Perotti va a dama controcorrente. Makkelie non deve essere l’alibi da sventolare in Europa. La Roma è entrata, dopo 10 anni, tra imigliori 8 club del continente, senza avere però la rosa delle big. Va, dunque, perfezionata nei ruoli chiave. Manca il regista. Quello del futuro dovrà essere rapido di pensiero e di gambe. Non come De Rossi e Gonalons, per capirsi. E va individuato sul mercato il finalizzatore da sommare a Dzeko: il vuoto lasciato da Salah non può essere riempito solo dal ventenne Under. Nè da Schick che, per la cronaca, ancora non ha debuttato in Champions. In difesa, aspettando Karsdorp, bisogna migliorare come qualità. Perché Di Francesco, almeno tatticamente, ha dato un’identità alla squadra. Che, però, è sempre penalizzata da errori individuali: davanti si spreca, a centrocampo regnano l’imprecisione e l’approssimazione, dietro ci si addormenta pure di giorno. Monchi si prepara a intervenire. Con gente di spessore internazionale. In mattinata ha visto Raiola: per il rinnovo (annunciato) di Luca Pellegrini e per l’aggiornamento (scontato) su Balotelli.

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Dilemma romanista: Fiorentina e Lazio sono la vera Champions, non più il Barça

Corriere della Sera (L.Valdiserri) – Tutti i giocatori del mondo vogliono giocare in Champions League, a maggior ragione se l’avversario è il Barcellona. Il problema, per la Roma, è che l’andata dei quarti di finale contro i blaugrana è finita 4-1 per Messi & company e che Roma-Barça del 10 aprile cade tra due gare di campionato: domani contro la Fiorentina e il 15 derby contro la Lazio. Due partite fondamentali per difendere il terzo/quarto posto, cioè la qualificazione alla prossima Champions League.

Un numero spiega tutto: questa edizione ha portato nelle casse del club 81 milioni di euro. Così, che fare? Prima ipotesi: risparmiare i migliori per il campionato e schierare in Champions una robusta dose di riserve. Seconda ipotesi: turnover contro la Fiorentina e i titolari in campo contro Barça e Lazio, visto che passano comunque cinque giorni e che i biancocelesti giocheranno in Europa League, a Salisburgo, giovedì. Nel primo caso: si va contro la volontà di molti giocatori («Finché il cuore batte, qui si combatte!» ha twittato ieri Federico Fazio), si mortifica chi ha comprato il biglietto per il Barça e si dà un messaggio poco «internazionale». Nel secondo: la rimonta è praticamente impossibile; il bene della squadra conta più di quello del singolo; le energie vanno centellinate.

Nainggolan e Cengiz anche ieri si sono allenati a parte. Nessuna possibilità di recuperare il turco prima del derby e anche il Ninja va maneggiato con cura. Di Francesco, contro la Fiorentina, potrebbe dare fiducia a Defrel, in crescita, e confermare Bruno Peres che non ha demeritato al Camp Nou. Difficile, se non impossibile, riproporre Gonalons, ma non si può pensare che De Rossi le giochi tutte. Gli indispensabili sono sempre Kolarov e Dzeko. Per il primo l’unica alternativa è il desaparecido Jonathan Silva (non utilizzabile in Champions), per il secondo c’è più scelta. Schick ha giocato zero minuti in questa edizione di Champions, chissà se il 10 aprile ne farà 90? Secondo un tweet di Charlie Stillitano, spin doctor calcistico di James Pallotta, il presidente assisterà a Roma-Barça con un grande ospite: sir Alex Ferguson. Pallotta potrebbe essere a Roma già oggi.

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Dopo il 4-1 per ripartire c’è la Fiorentina. Nainggolan: “Non so se potrò giocare”

La Repubblica (F.Ferrazza) –Finché il cuore batte, qui si combatte” è lo slogan scelto da Fazio sui social per provare subito a voltare pagina. Perché il day after di Barcellona è carico di rammarico e rabbia, con le ore strette tra la necessità di ammortizzare in fretta il 4-1 subìto, e un calendario che lascia senza fiato le idee di Di Francesco. La Roma recrimina per l’arbitraggio del Camp Nou, per quei due rigori non concessi, ma il tecnico giallorosso fa anche autocritica – e l’ha fatta fare ai suoi ieri pomeriggio alla ripresa – per i troppi errori e le ingenuità concesse a quella che resta una super squadra. E così la gara di ritorno da tutto esaurito di martedì prossimo, si trasforma in una passerella per chi ha voglia di vedere Messi dal vivo, sognando che la Roma possa (chissà come e chissà perché) compiere un miracolo. Di Francesco non pensa certo ai miracoli, ma alla corsa per mantenere il terzo posto in classifica, restando lucido e con i piedi per terra anche quando a Barcellona, dopo l’allenamento di rifinitura, ha bloccato Nainggolan, per evitare stop talmente lunghi da compromettere il finale di stagione. Il centrocampista ha continuato a sentire fastidio nella seduta di lavoro al Camp Nou, toccandosi in continuazione il flessore. Fuori in Champions e a forte rischio Fiorentina.

Domani alle 18 all’ Olimpico arriva infatti la squadra viola, ancora immersa nello strazio per la morte di Astori. E la prossima settimana (domenica sera) ci sarà un derby che conta proprio per la corsa alla Champions. «Non sto bene ancora e ho paura di non farcela per sabato» ha confidato Nainggolan prima di rientrare in Italia, lasciando in apprensione tifosi e allenatore. Se si stesse parlando di un altro giocatore le possibilità di vederlo domani in campo sarebbero pressoché nulle, ma visto che si parla del Ninja, una piccola speranza di vederlo oggi nella lista dei convocati va tenuta. Niente da fare sicuramente per Ünder, alle prese con una piccola lesione alla coscia. Il giocatore turco salterà la gara con la Fiorentina e il ritorno col Barcellona, tornando forse a disposizione contro la Lazio. Farà pochi cambi domani Di Francesco rispetto alla formazione schierata in Champions, affidandosi ancora a Dzeko, che giocherà tutte e tre le gare che attendono la Roma nei prossimi sette giorni.