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Tremila tifosi presenti al Camp Nou

La Gazzetta dello Sport – Barcellona come Madrid, che se qualcuno in Catalogna dovesse leggere magari sarebbe pure un problema. Ma tant’è, l’esodo c’è ma comunque nei limiti dell’immaginabile. Domani a Barcellona saranno circa tremila i tifosi della Roma presenti, più o meno la stessa quota che accompagnò la squadra di Di Francesco a novembre al Wanda Metropolitano contro l’Atletico, per una sconfitta comunque ininfluente ai fini della classifica del girone.

L’ESODO – Il conto è presto fatto: dei 4.500 biglietti che il club catalano aveva messo a disposizione di Trigoria, da Roma ne sono tornati indietro 1.700, poco meno del 40 per 100. Ai 2.800 tifosi che hanno acquistato il tagliando e domanisera saranno nel settore ospiti del Camp Nou, vanno infatti aggiunti altri supporter giallorossi che hanno deciso di gustarsi lo spettacolo in altri settori dello stadio. Quella quota è difficilmente calcolabile, ma certamente c’è chi ha deciso di allungare le vacanze pasquali decidendo di trascorrere a Barcellona più di qualche giorno. Sui motivi dei molti biglietti rimasti invenduti la discussione è aperta, ma resta difficile credere che la causa scatenante possano essere stati gli 89 euro del prezzo del biglietto: chi aveva infatti deciso di sostenere i costi per la trasferta, è improbabile si possa essere fermato davanti a un rialzo del costo del solo tagliando. Più facile che a scoraggiare altri tifosi sia stato l’aumento repentino del prezzo dei biglietti aerei, schizzati all’insù non appena materializzatosi l’accoppiamento del quarto di finale. I tremila di domani, tra l’altro, sono più o meno lo stesso numero di tifosi che optarono per la trasferta nel novembre 2015, quando il biglietto costava 53 euro.

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Barça, non solo Messi: la difesa è da leggenda

Il Messaggero – A Barcellona hanno fatto di tutto per recuperarlo in tempo per la sfida contro la Roma e a quanto pare l’obiettivo è stato centrato: ieri Sergio Busquets si allenato in gruppo e potrebbe scendere in campo titolare domani al Camp Nou. Il centrocampista si era fratturato la falange del quinto dito del piede destro il 14 marzo nella gara di Champions contro il Chelsea e ha saltato le partite contro Atletico e Siviglia. Un recupero che consentirà a Valverde di riproporlo nella formazione che in Liga è l’unica ancora imbattuta (23 vittorie e 7 pareggi). Striscia positiva costruita sulla solidità della difesa che è la migliore della Champions (2 reti incassate in 9 partite) e del campionato spagnolo (15 in 30 gare). E che tiene soprattutto in casa (solo 7 gol presi, 6 nella Liga e 1 nella fase a gironi). Ma anche i giganti hanno un punto debole, quello del Barcellona si chiama Lionel Messi. Senza di lui – scrivono in Spagna – la vita sarebbe un orrore: nell’ultimo pari con il Siviglia (2-2), l’attaccante è partito dalla panchina e il Barça al 6′ della ripresa era sotto di due gol. Un vero incubo, terminato grazie alla Pulce che a un minuto dallo scadere ha agguantato il pari dopo una rete di Suarez.

NUMERI DA RECORD – Tanto è bastato per scatenare le critiche di media e tifosi che si sono chiesti che cosa ne sarà del Barcellona quando Messi andrà in pensione. Nelle amichevoli in nazionale contro Italia e Spagna, l’argentino è rimasto in panchina per via di un problema muscolare all’adduttore della coscia destra, Valverde gli aveva sconsigliato scatti e cambi di direzione troppo rapidi per evitare una ricaduta, lui ha seguito il consiglio, ma di certo la Roma non lo troverà al 100%. A confutare l’importanza di Messi nel sistema di gioco del tecnico spagnolo ci sono i numeri: nelle 14 partite che i blaugrana non hanno vinto in stagione (3 sconfitte e 11 pareggi), in quattro di queste (Juventus in Champions, Espanyol e Siviglia in Liga e Celta Vigo in Copa del Rey) non è partito titolare (in Coppa non è stato nemmeno convocato). I numeri della stagione sono spaventosi: Messi ha segnato nove gol nelle ultime sette partite del Barcellona; con la doppietta al Chelsea dello scorso 14 marzo è arrivato a quota 100 reti in Champions League; il 4 marzo contro l’Atlético Madrid ha segnato il suo 600° centro in carriera (tra club e nazionale).

100 MILA GLADIATORI – Non solo Messi, però, a mettere paura alla Roma ci sarà anche Suarez, a secco nella massima competizione europea nonostante le sue otto presenze da titolare (ha servito tre assist) e i 22 gol realizzati in Liga. Valverde utilizzerà il 4-4-2: a difendere i pali ter Stegen; la linea difensiva sarà composta da Roberto, Piqué, Umtiti, Alba; a centrocampo Dembélé (ballottaggio con Paulinho), Rakitic, Busquets e Iniesta, davanti Messi e Suarez.

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Ünder non ce la fa. Contro il Barça l’idea El Shaarawy

La Repubblica (F.Ferrazza) – Passano per Barcellona i sogni dei romanisti, sospesi tra la delusione per il pareggio di Bologna e la speranza di trovare in Champions quella sarebbe una storica soddisfazione, all’interno di una stagione divisa tra luci (europee) e ombre (italiane). La buona notizia è che sull’aereo che questa mattina porterà la squadra in Spagna, salirà anche Nainggolan. Di Francesco deciderà a ridosso della partita di domani sera se schierare il centrocampista, ma i segnali che ha ricevuto nell’allenamento di ieri sono positivi. Radja sta facendo di tutto per farcela, nonostante il risentimento al flessore della coscia destra, intenzionato a non perdersi la sfida più attesa. Convocato anche Pellegrini, che era tornato con un fastidio dalla nazionale, mentre la notizia negativa arriva in attacco: niente da fare per Ünder. Una tegola pesante l’assenza dell’attaccante turco – che intanto rivela di aver rifiutato la scorsa estate il City per la Roma – fermato da una piccola lesione al retto femorale della coscia sinistra.

Non si demoralizza Di Francesco, emozionato per essere riuscito ad arrivare ai quarti di finale, avendo la possibilità di vivere un palcoscenico per cuori forti come il Camp Nou. «La paura non aiuta – ammette il tecnico giallorosso su RomaTv – ma guardiamo a noi stessi e affrontiamo le squadre con lo spirito giusto. Non dobbiamo accontentarci, perché è una grande soddisfazione essere arrivati fino a qui, sono felice per la Roma e per i ragazzi. Abbiamo sicuramente perso qualcosa in campionato, potevamo fare di più, ma non guardiamoci dietro». Senza Ünder toccherà molto probabilmente ad El Shaarawy giocare domani sera, insieme a Dzeko e Perotti. «Non abbiamo nulla da perdere – ammette il Faraone al sito dell’Uefa – dobbiamo cercare di mostrare il nostro spirito, sfruttando tutte le possibilità che avremo. Cerchiamo di ottenere un buon risultato a Barcellona per poi giocarcela nel ritorno, quando l’ Olimpico sarà pieno dell’entusiasmo dei nostri tifosi».

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Il Ninja è d’acciaio e la Roma spera. Con Nainggolan è meno dura

La Gazzetta dello Sport (A.Pugliese – D.Stoppini) – Dei poteri sovrumani dei ninja sono piene le biblioteche giapponesi. Si dice pure fossero in grado di controllare gli elementi naturali e cambiare forma al proprio corpo. Se il Ninja per eccellenza che vaga per Trigoria abbia deciso di utilizzare uno dei suoi superpoteri, non è dato sapere con certezza. Ma dovendo scommettere anche solo un euro, propenderemmo per il sì. Radja Nainggolan è calciatore che ha abituato tutti – alla Roma, ma era così anche nelle sue precedenti squadre – a recuperi lampo, a stiramenti che spariscono e dolori che si sciolgono come la neve di questi giorni sulle montagne. Figuriamoci, poi, se gli esami clinici di rito escludono qualsiasi tipo di lesione muscolare, come accaduto ieri mattina. La ginocchiata di sabato non ha fatto danni irreparabili, la conseguenza è semplice semplice: il Ninja, quello con la N maiuscola, è tra i 21 convocati di Eusebio Di Francesco per il Camp Nou. E le probabilità che domani possa essere tra i protagonisti che iniziano la partita sono a questo punto buone, diciamo anche alte.

ARMA – Per carità, il dubbio resisterà fino al pomeriggio di domani, se è vero che ieri Nainggolan ha svolto comunque una seduta atletica personalizzata e con ogni probabilità lo stesso farà oggi, al posto della consueta rifinitura. Ma che ci fosse spazio per un recupero si era in qualche modo intuito anche nella serata di sabato. Pasqua e Pasquetta sotto le cure dello staff medico hanno fatto il resto, Di Francesco può dunque tirare un sospiro di sollievo perché è passato da un forfait probabilissimo alla (quasi) disponibilità di un’arma tattica, oltre che tecnica, fondamentale in una serata di Champions. Nainggolan è il calciatore indispensabile per garantire dinamismo a un centrocampo monocorde, è uomo a cui Di Francesco può affidare la doppia fase, distruzione e costruzione del gioco. Bologna in questo senso è stata sinistramente illuminante, perché le prestazioni di De Rossi, Strootman e lo stesso Gerson si sono rivelate molto al di sotto di standard accettabili per la Serie A. Figurarsi se l’avversario si chiama Barcellona e se i dirimpettai sono Iniesta, Rakitic, Paulinho e Busquets, recuperato per l’occasione.

LORENZO C’E’ – Se poi, a questo punto sorprendentemente, il Ninja dovesse all’ultimo arrendersi, Di Francesco s’è almeno garantito la carta di riserva. Lorenzo Pellegrini è recuperato senza se e senza ma, l’allenamento di ieri ha dato le risposte attese e sperate, il guaio muscolare al polpaccio destro riportato in Nazionale è smaltito. Difficile pensare che, in ogni caso, Di Francesco arrivi a schierare titolari sia Pellegrini sia Nainggolan, ovvero due giocatori reduci da problemi fisici. Ma, allo stesso tempo, nella peggiore delle ipotesi (per lui) il romano sarà il 12° uomo a cui affidarsi, altro step di una crescita che la Roma non vuole far proseguire altrove. La difficoltà è tutta qui. È nella irrefrenabile voglia di Pellegrini di essere subito protagonista in partite così, e dall’altra un allenatore (Di Francesco) che ha scelto di affidarsi alla vecchia guardia a centrocampo.

PALLOTTA ATTESO – Vecchia guardia che in attacco Cengiz Under è riuscito a bypassare. Tutto bello, pure le parole del giovane turco che al mensile Spor Arena Plus ha raccontato di aver «rifiutato un’offerta del Manchester City per sposare il progetto della Roma, poi con la vendita di Salah la squadra è diventata perfetta per le mie caratteristiche». Caratteristiche che sarebbero servite domani sera al Camp Nou. Ma qualcosa è andato storto nella gestione fisica dell’attaccante. Con la Turchia aveva riportato un problema al ginocchio, poi ha comunque giocato (segnando) la seconda partita. Sta di fatto che a Trigoria è tornato un giocatore in difficoltà, con un problema muscolare al flessore che gli è costata la mancata convocazione. Non c’è lesione muscolare, ma Under resta in dubbio anche per la gara di sabato con la Fiorentina. È un piatto che esce dal menu di Di Francesco. È il giocatore che James Pallotta non riuscirà ad ammirare dal vivo: il presidente dovrebbe sbarcare a Barcellona direttamente domani, per gustarsi la sfida che nei suoi sogni dovrebbe giocarsi un giorno al Colosseo. Chissà, forse è pure per questo che ieri il profilo twitter del Barça ha lanciato il messaggio: «Benvenuti romani, 100 mila gladiatori vi aspettano».

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Schick caso aperto, 42 milioni di dubbi

Il Tempo (E.Menghi) – A vederlo in allenamento, settimana dopo settimana, tutti si sono convinti sempre di più di avere tra le mani un talento purissimo. Stile, tocco di palla, gol, ogni cosa fa pensare che sia un giocatore fortissimo, per cui vale la pena scommettere milioni e pazientare. Il momento arriverà, si sussurra nei corridoi di Trigoria da ormai sette mesi, ma solo dentro quelle mura le qualità giustificano l’investimento, i compagni ammirano le giocate e capiscono il potenziale che non trova riscontro in campo. Fumo negli occhi o diamante vero, chi è davvero Schick? Lecito domandarselo a questo punto della stagione, poco il tempo per le risposte. Per quelle positive, quantomeno. Finora il ceco ha fallito gli appuntamenti più importanti, 6 occasioni da titolare e 8 da subentrato, mai un guizzo da protagonista. Se inizialmente veniva usato col contagocce, un po’ per l’infortunio muscolare di settembre e le successive ricadute, un po’ per una banale questione di adattamento, ora gli alibi sono caduti come tessere di un domino, eppure Patrik resta un punto interrogativo. Difeso, protetto, tutelato in tutti i modi possibili da Di Francesco in primis, dalla dirigenza e dallo spogliatoio, insegue un riscatto che non arriva mai. Schick non ha un carattere semplice, sa di essere bravo e cosa ci si aspetta da lui, un mix di presunzione e di fragilità emotiva che non lo aiutano a voltare pagina. Il primo a mettersi pressione è lui, perché il bagaglio economico che si è portato dietro quest’estate non è pesante solo sulla bilancia dei trasferimenti giallorossi ma anche e soprattutto sulle sue spalle.

Il rischio che a fine stagione resti schiacciato da questo fardello c’è, non sono bastati 270 minuti nelle ultime 5 gare per cambiare rotta. L’equivoco tattico in cui è rimasto intrappolato quando la Roma cercava un esterno come Mahrez per rimpiazzare Salah, che al Liverpool ha già fatto 37 gol diventando idolo in Premier League oltre che in Egitto dove l’hanno pure votato alle presidenziali, ha penalizzato la partenza di Schick, che ha faticato per adattarsi al ruolo di ala per poi riscoprirsi centravanti, salvo poi ricordare dal ritiro della nazionale di essere in realtà una seconda punta. Nella capitale il vestito che gli calza a pennello non lo può sfoggiare per l’evidente discordanza con il modulo preferito dall’allenatore, il 4-3-3, ma al di là delle idee di Di Francesco questo è sicuramente un limite per il ceco, che non ha saputo sfruttare né la convivenza con Dzeko né la solitudine in attacco. La Roma non lo scarica, anche in virtù di un accordo strutturato in modo tale da non gravare troppo sulle casse di oggi ma senza vie d’uscita facili per il futuro: entro il 2020 alla Sampdoria andranno almeno 20 milioni di euro, a prescindere dalla cifra di un’eventuale cessione, oltre ai 22 bonus compresi pattuiti per la prima parte dell’acquisto. Vien da sé che non conviene vendere un giocatore che tra due anni avrà ancora un costo così importante, e allora meglio valorizzarlo, continuare a dargli fiducia sperando che imiti Under e si sblocchi all’improvviso. Per non essere più peso, ma valore aggiunto. A prescindere da ruolo, carattere e pressioni, a 22 anni non può essere troppo tardi per smentire tutti. Senza diventare il nuovo Salah, ma semplicemente il vero Schick.

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Manolas: “Rispetto del Barcellona ma consapevolezza della nostra forza”

Il difensore della Roma Kostas Manolas è stato intervistato da Il Giornale ed ha parlato anche della sfida contro il Barcellona. Queste le sue parole:

Kostas Manolas, è vero che la sua carriera è iniziata da attaccante?
«Sì, da bambini tutti vogliono segnare. Poi sono andato più indietro perché in un’estate sono cresciuto di 10 centimetri in altezza e mio zio Stelios è stato il miglior difensore della storia della Grecia. Volevo imitarlo, alla fine ci sono riuscito».

Il calcio greco sta vivendo una brutta deriva, tra violenza e tornei sospesi…
«Non so cosa stia succedendo, di sicuro si investe meno del passato e vengono un numero minore di giocatori dall’estero. La nazionale è stata eliminata dal Mondiale dalla Croazia, una delle squadre europee più forti, ma siamo in ripresa. Spero che in futuro torni ai fasti del passato».

Qual è l’avversario che le ha dato più problemi?
«Ibrahimovic, che ho incontrato ai tempi del Psg: unisce altezza, velocità, forza nel tenere la palla e tecnica».

Ora le ritoccherà Messi…
«Ha ragione Guardiola quando dice che non c’è un modo per fermarlo. Però se ti fissi che devi bloccare lui, ci sono altri dieci che possono far male. Certo, senza l’argentino il Barcellona è un’altra cosa, dobbiamo fare il nostro massimo. E in più loro non hanno più uno come Neymar. Ammiro molto Piquè, difensore elegante che gioca bene il pallone con i piedi. Se stai dieci anni lì, non è un caso».

Tre anni fa subiste una lezione pesante…
«Sbagliammo tatticamente la partita, giocammo troppo alti e loro, squadra dalle enormi qualità tecniche e dall’incredibile palleggio, trovarono spazi facilmente. Ora non dovremo andare lì con la paura di subire tanti gol: rispetto del Barcellona ma consapevolezza della nostra forza».

All’andata invece ci fu quel gran gol di Florenzi…
«Fu un’azione incredibile di un giocatore che ha le possibilità di farlo. Non concedemmo tanto, dovremo ripetere quella prestazione, magari creando qualche azione pericolosa».

C’è differenza tra Guardiola e l’attuale tecnico Valverde?
«Valverde andò via dall’Olympiacos quando stavo per arrivare. È un tecnico al quale piace fare pressing in avanti, tanta densità dove c’è la palla perché quando la sua squadra la perde vuole riconquistarla subito. In più dà grande importanza alla difesa, infatti il suo Barcellona è più solido».

Crede che la Roma abbia già fatto il massimo in Europa?
«Il girone non semplice ha dimostrato che siamo una grande squadra, ora abbiamo una doppia sfida con un avversario fortissimo. Loro sono favoriti, ma nel calcio si gioca 11 contro 11 e non si sa mai».

La favorita della Champions?
«Barcellona, Real e City sono quelle con più possibilità».

Quindi la Juve è spacciata…
«No, credo abbia delle chance, è abituata a giocare partite di questo livello».

È vero che i bianconeri l’hanno cercata in questi anni?
«Sì, c’erano stati dei contatti già ai tempi dell’Olympiacos ma solo con il mio procuratore».

Lei quest’estate stava per passare allo Zenit…
«Mi avevano offerto un contratto particolare che io alla fine non volevo firmare, ma ero consapevole che se rimanevo alla Roma sarei stato contento lo stesso. Qui sto bene, anche se c’ è sempre lo stress e il pressing dei tifosi per far bene. Voglio vincere qualcosa con questo club che mi ha dato la possibilità di giocare in serie A».

La Champions può distrarvi dal campionato? Dovete difendere il terzo posto…
«Non possiamo permettercelo, è la strada per rigiocare queste gare europee che sono bellissime. La Roma è un club che merita di esserci sempre, sarebbe un dramma non giocarla e non è solo una questione economica».

Un flash sui suoi tre allenatori alla Roma…
«Con tutti siamo sempre rimasti fra le prime tre del torneo. Con Garcia abbiamo creato tanto e preso pochi gol, è una bella persona rimasta nel mio cuore. Spalletti è un tecnico forte che ci allenava molto sulla tattica, anche in attacco. Di Francesco lavora molto sul pressing davanti per riconquistare la palla e fare attacco veloce, ma non trascura il lavoro difensivo. È un allenatore che merita la Roma e avrà un grande futuro in questo club».

L’ha sorpresa l’Italia fuori dal Mondiale?
«Molto, non posso dire che la Svezia è meglio della vostra nazionale. Ma una volta avevate più talenti, Del Piero, Nesta, Pirlo, Totti…».

Com’è Totti fuori dal campo?
«Sempre una persona umile e tranquilla, il miglior fuoriclasse che ho conosciuto. Solo la personalità e la faccia di Francesco sarebbero necessari in qualsiasi spogliatoio, mi ha aiutato molto sin dal primo minuto che sono arrivato a Trigoria».

La tragedia di Astori l’ha colpita moltissimo…
«La sua morte è stata una cosa assurda, era un ragazzo incredibile e un professionista serio. Sono stato in ritiro con lui in stanza, aveva sempre il sorriso e così voglio ricordarlo. Ed è per questo che, come per mio nonno, non sono andato al suo funerale. Nella prima partita che ho giocato con lui (il 30 agosto del 2014 contro la Fiorentina, ndr) mi fece i complimenti. E quando ho fatto gol dopo la sua scomparsa, ho alzato le mani al cielo, mi manca dentro al cuore».

Chi vincerà lo scudetto?
«La Juve è favorita, ha due formazioni possibili, il Napoli ne ha una sola. Fa un bel calcio, ma alla fine non basta solo questo».

Come si vede a fine carriera?
«Mi piacerebbe chiudere con l’Olympiacos dove sono cresciuto. Parlo spesso con il presidente, qualche volta lo aiuto con qualche consiglio».

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Roma, Di Francesco conta gli uomini per il Barça: il problema è Nainggolan

Repubblica.it (M.Pinci) – C’era chi sperava che Bologna rappresentasse un comodo avvicinamento al Camp Nou: una avversaria senza troppe pretese per risparmiare qualche titolare e tenere Inter e Lazio a distanza. E invece al Dall’Ara la Roma ha perso punti e giocatori. E’ successo tutto in un minuto: dopo 17 minuti Nainggolan ha mulinato le dita per chiedere il cambio. Sessanta secondi più tardi Pulgar agitava il pugno per festeggiare il vantaggio del Bologna che Dzeko sarebbe stato capace solo di pareggiare. Soltanto venerdì, al Barça mancava Messi, la Roma sembrava potersi permettere il lusso di tenere Dzeko a riposo. Ventiquattro ore più tardi la situazione è ribaltata, con Messi che ha guidato la rimonta blaugrana a Siviglia e la Roma al palo (quello di Strootman a Bologna, il sedicesimo della stagione romanista). Lo sa pure Di Francesco: “Giocare come abbiamo fatto sabato non basterà a Barcellona”. Pensare che rischia di averne a disposizione addirittura una dimezzata.

Radja Nainggolan saprà oggi o forse addirittura domani se riuscirà a farsi riservare un posto sul volo per la Spagna. Cengiz Under dovrebbe farcela, ma chissà in che condizioni scenderà in campo al Camp Nou. Il terzo uomo che da sabato tiene in ansia Di Francesco è Patrik Schick: doveva essere la sua partita, è invece l’uomo che ha deluso di più nonostante l’assoluzione del suo allenatore (“Tutelerò sempre Patrik”). Il paradosso della Roma pare quasi un contrappasso dantesco: dopo un anno a cercare di allargare la rosa e dare spazio a più calciatori possibili, arriva alla partita dell’anno, l’allenatore della Roma a Barcellona, potendo contare su un gruppo decisamente ristretto. Alisson, Florenzi e Kolarov, i due centrali, De Rossi e Strootman, Under e Perotti, oltre ovviamente a Dzeko: nessuno che possa sostituirli senza la garanzia di non farli rimpiangere. Pellegrini, forse l’unico cambio “utile”, a Bologna era out per un dolore al polpaccio. Dzeko, lungimirante, al ritorno nemmeno pensa: “La partita più importante è l’andata – dice – perché in casa loro possono farne cinque a chiunque e noi lo sappiamo bene. Ma sappiamo fare meglio di quello che si è visto a Bologna”. Per Di Francesco è almeno una speranza.

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Stadio, l’impianto porterà alla società un tesoretto da almeno 50 milioni l’anno

Il Tempo (F.M.Magliaro) – Alla città, i circa 25 km di fogli di carta che costituiscono il progetto Stadio consegneranno opere pubbliche alcune delle quali – l’unificazione della via del Mare con la via Ostiense e la messa in sicurezza idraulica del Fosso del Vallerano e dell’Acqua Acetosa – sono attese da decenni. Alla Roma, lo Stadio può consegnare un tesoro di oltre una cinquantina di milioni di euro l’anno. Almeno, una cinquantina. Il raffronto lo si può fare solo con la Juventus, unica altra squadra ad avere un impianto di proprietà. Un iter, per la Juventus, partito nel lontanissimo dicembre 1994, passato per ben due varianti urbanistiche e conclusosi con la partita inaugurale l’11 settembre 2011, dopo ben 16 anni e 9 mesi. Nel bilancio 2010/2011 la Juventus, che quell’anno giunse settima dietro proprio la Roma, segnava 153,9 milioni di euro di entrate. L’anno dopo, le entrate erano salite a 195,4 milioni, con un più 41,5 milioni di euro. L’ultimo bilancio bianconero (2016/2017) segna 405,7 milioni di entrate: 251,8 milioni in più rispetto al 2010/2011 con un vertiginoso aumento del 163% e con una media di 42 milioni di euro di maggiori entrate ogni anno.Attenzione: non sono le entrate da calciomercato ma sono le entrate da tre fonti diverse: Stadio con bigliettazione e pubblicità; diritti Tv; merchandising.

L’apporto dello Stadio viene normalmente «pesato» per il 14% delle entrate totali, circa 58 milioni sui 405 dell’ultimo anno (28% il merchandising e 58% i diritti tv). Considerando che lo Stadio di Tor di Valle sarà più grande dell’Allianz di Torino si può ritenere che le entrate per la società giallorossa possano essere anche più consistenti di quelle juventine, anche perché la Roma, insieme allo Stadio, edificherebbe una parte commerciale che la Juventus non ha (e sta cercando di avere)e che produrrebbe risorse aggiuntive. Al netto del tema della cessione dei diritti sul nome del futuro impianto che significa enormi flussi di denaro ogni anno per lunghi periodi. Infine, se effettivamente la Roma riuscirà a completare lo Stadio nei tempi previsti (26-28 mesi dopo la posa della prima pietra prevedibile, a oggi, per la primavera del prossimo anno), questo significherebbe che la società di Pallotta «recupererà» 6 anni sul tempo che è occorso ai bianconeri per costruire il loro impianto. Economicamente, sono 300 milioni di euro buoni.

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Infortuni ed errori, la Roma rallenta

Corriere della Sera (L.Valdiserri) – Festa non fa mai rima con Roma. Dopo Natale (23 dicembre: Juve-Roma 1-0), Capodanno (30 dicembre: Roma-Sassuolo 1-1) ed Epifania (Roma-Atalanta 1-2) anche la Pasqua va di traverso a Di Francesco. Il pareggio 1-1 a Bologna va letto insieme alle vittorie di Lazio e Inter in ottica 3°/4° posto: i biancocelesti sono a una partita di distanza (il derby cadrà il 15 aprile, sempre meglio dell’1 maggio) e i nerazzurri possono addirittura sorpassare al 3° posto se batteranno il Milan nella stracittadina del 4 aprile. Lo stesso giorno in cui la Roma giocherà a Barcellona l’andata dei quarti di Champions. Una sfida resa ancora più ardua dalla situazione infortunati: Cengiz non sembra recuperabile, Pellegrini non potrà essere al top e ieri si è fatto male Nainggolan. Il belga si è arreso quasi subito a un problema muscolare (risentimento al flessore della coscia destra): nelle prossime ore sarà valutato, ma il rischio è di perderlo per 15 giorni.

Di Francesco senior ha ridotto il turnover al minimo (Schick per Dzeko, in panchina, e El Shaarawy per l’infortunato Cengiz) ma la squadra è andata a mezza velocità, soprattutto a centrocampo. Donadoni, invece, sembra aver esaurito il suo rapporto con il pubblico di Bologna, ma è ancora un signor allenatore. Ieri ha studiato un 4-3-3 che, in fase difensiva, teneva le ali Verdi e Di Francesco junior più bassi delle mezzali Poli e Donsah. I primi formavano coppie strettissime con i terzini, impedendo alla Roma di sviluppare il gioco sulle fasce, i secondi portavano il pressing sul portatore di palla giallorosso. Sotto ritmo, i giallorossi hanno creato poco. Schick nel primo tempo è stato l’unico a rendersi pericoloso. Fa invece parte del mistero l’errore di Strootman, al 29’, che ha colpito il palo a due metri dalla porta vuota dopo una «spizzata» di testa di Schick. Il problema è che, nel frattempo, il Bologna era passato in vantaggio con un tiro di Pulgar dal limite. Di Francesco senior è stato costretto a mettere in campo Dzeko nella ripresa e il bosniaco è stato decisivo. Il suo gol di testa, però, pesa un punto e non tre. Ora la testa va al Barcellona, ma sarà il piazzamento finale in campionato a fare la differenza nel giudizio della stagione. Dalla Champions, quest’anno, la Roma ricaverà 81 milioni. Ossigeno.

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Totti, un assist per Nainggolan: “Faccio il tifo per Radja, spero che possa essere in campo contro il Barcellona”

Corriere dello Sport (G.D’Ubaldo) – Non è stata una vigilia di Pasqua troppo felice per la Roma. Francesco Totti ha lasciato lo stadio Dall’Ara con un po’ di delusione. Aveva trascorso la vigilia con il fraterno amico Di Vaio, ex attaccante della Lazio, oggi dirigente del Bologna. Venerdì sera i due sono andati a cena insieme ad altri amici in un ristorante tradizionale del centro. Al termine della partita Totti si è intrattenuto ancora con Di Vaio che poi ha accompagnato il piccolo Cristian per raggiungere alcuni parenti con i quali Totti oggi trascorrerà il giorno di Pasqua. Alla fine anche il Capitano era deluso: «Peccato, credo che abbiamo perso due punti per strada. Spero che l’infortunio di Nainggolan non sia grave in vista della partita contro il Barcellona».

FLORENZI – La delusione per la mancata vittoria è evidente anche tra i giocatori. Florenzi a fine partita sottolinea gli errori commessi: «Non abbiamo conquistato una vittoria che volevamo tanto, abbiamo avuto molte occasioni ma abbiamo fatto solo un gol». I compagni comprendono il momento difficile di Schick: «Non giudico le prestazioni di Patrik, come neanche la mia. Deve stare tranquillo e lavorare. Quello che dico a tutta la squadra è che ora ognuno deve dare qualcosa in più». Adesso è importante voltare pagina e pensare subito al Barcellona: «Speriamo di ripetere quel risultato, quando segnai il gol del pareggio». Sarebbe bello ripetere quell’impresa, con un gol da cinquanta metri: «Proverò un altro modo, quello non so se è replicabile». Florenzi non cerca alibi: «Non eravamo distratti dal Barcellona, altrimenti non avremmo creato tutte quelle occasioni. Sicuramente mercoledì saremo carichi per una grande partita, per la Champions. Servirà la Roma migliore. Ma è una partita che mentalmente si prepara da sola». L’azzurro fa autocritica: «Questa è stata una prestazione da 6-, abbiamo ripreso la partita alla fine. Abbiamo costruito tante palle gol ma non siamo riusciti a sfruttarle. Questo nel calcio lo paghi, loro hanno fatto un tiro e un gol. Non è tutto da buttare, ci sono tante cose da prendere e portare mercoledì in Champions. Bisogna partire da dietro per poi trovare gli esterni che vanno nell’uno contro uno. Devono avere l’occasione giusta per puntare l’uomo, il Bologna aveva una linea difensiva a sei e non era facile passare». La Roma deve evitare di farsi raggiungere da Inter e Lazio al terzo posto: «Mi aspetto una corsa fino all’ultimo, nelle prossime giornate potremo mettere un bel timbro sul terzo posto». C’è da migliorare per evitare pareggi come quello di ieri: «Tutta la Roma deve essere più concreta, oggi potevamo fare più di un gol per quello che siamo riusciti a fare, c’è stata anche un po’ di sfortuna, ma sono cose a cui credo poco».

FORZA RADJA – Ieri l’infortunio di Nainggolan è pesato molto: «Non credo ci sia stato questo calo dopo il cambio, abbiamo subito un tiro e un gol, abbiamo creato tante occasioni per tutta la partita. Non è dipeso dall’uscita di Radja. Lui è un po’ strano, ha giocato tante volte stirato. Per Nainggolan non esiste l’infortunio, vediamo cosa ha veramente e poi deciderà lui».