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Schick non ingrana, ora i 42 milioni sono un peso

Corriere dello Sport (R.Maida) – Ci ha pensato bene, ha valutato pro e contro fino all’ultimo, poi ha deciso: vai Patrik. Di Francesco ha preferito non rivedere le convinzioni di inizio settimana, quando la distanza fisica dai nazionali gli aveva suggerito il cambio di centravanti, nonostante la complicazione finale dell’infortunio di Ünder. Avrebbe trasferito un messaggio sbagliato alla squadra e soprattutto a Schick, troppo spesso penalizzato dalle gerarchie tattiche e caratteriali del gruppo. A conti fatti però la mossa non ha prodotto risultati apprezzabili. Anzi. È più giusto dire che Schick abbia fallito un’altra occasione per dimostrarsi all’altezza della Roma.

OCCHIO – Eppure le statistiche offensive della partita di Bologna farebbero pensare altro. Sette tiri in porta, di cui tre nello specchio, costituiscono un suo record in Serie A. Mai, nelle precedenti esperienze con Sampdoria e Roma, era andato oltre i quattro tentativi per volta. Ma la contundenza, come la chiamava Luis Enrique nel suo bislacco anno a Trigoria, è stata insufficiente. Ci sono stati momenti della partita, lunghi tratti del gioco, in cui Schick dava l’idea di non essersi ancora reso conto del contesto in cui si trovasse. Se ne stava acquattato, nascosto, velato, però non in senso positivo: non è il centravanti che aspetta sulla sua zolla di riferimento, convinto che prima o poi gli capiterà la possibilità di mordere; è un giovane talento che non sceglie i tempi e i modi giusti per entrare in scena.

FIDUCIA – I compagni lo difendono senza giri di parole, avendone ammirato le spropositate qualità negli allenamenti infrasettimanali. Lo stesso Di Francesco, che in altre situazioni non era stato tenero nei suoi confronti, ieri gli ha tirato una ciambella di salvataggio dialettica, chiedendo pazienza. Però è stato proprio Schick, durante i dieci giorni passati dall’altra parte del mondo con la nazionale ceca, a confessare con candore di aver perso spensieratezza e autostima nel minestrone di problemi di salute (cuore), infortuni muscolari (tre, sempre nello stesso punto) e aspettative finanziarie (42 milioni di valutazione) che gli ha stritolato il cervello. È evidente che lui per primo, nel magnifico limbo dei suoi 21 anni, immaginasse un approccio più semplice alla Roma.

OCCASIONI – Adesso i suoi numeri cominciano a essere preoccupanti: se prima poteva lamentare una scarsa considerazione da parte dell’allenatore, nelle ultime cinque giornate ha giocato tre volte per novanta minuti senza mai lasciare il segno. In sette partite da titolare con la Roma ha segnato solo un gol, inutile peraltro, in Coppa Italia contro il Torino. Risolto l’equivoco del ruolo – non è un esterno e l’ha detto sin dal primo giorno – ha svelato nei fatti di essere molto indietro rispetto a Dzeko. Anche quando Di Francesco gli ha messo il collega centravanti di fianco, come nell’ultima mezz’ora a Bologna, non ha saputo mai rendersi pericoloso in area di rigore.

SCINTILLA – Con i giovani, per quanto strapagati, è opportuno esprimersi con cautela. Ma a questo punto tocca a Schick affermare con forza di essere un attaccante di primo piano. Non sarà mai il cattivone che aggredisce il mondo come Cavani o Ibrahimovic ma non può essere neppure il ragazzino spaurito che si sotterra per evitare di sbagliare. E se fosse Barcellona, magari per qualche minuto, il posto giusto per innescare il circuito virtuoso?

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Roma, lo stadio si sblocca. Senza ponte

Il Tempo (F.M.Magliaro) – Ci siamo: probabilmente entro la fine della prossima settimana (al massimo entro una decina di giorni) inizierà l’iter che porterà all’approvazione della variante urbanistica sul progetto della Roma di costruire il suo stadio a Tor di Valle, con la «pubblicazione a fini urbanistici» dell’intero dossier Stadio. La notizia trapela dai corridoi del Campidoglio: le carte che i proponenti hanno presentato in Comune lo scorso 15 marzo – e di cui Il Tempo ha dato notizia in esclusiva – dovrebbero essere sufficienti a far iniziare il percorso.

SCIOLTO IL NODO PROCEDURALE – Risolto anche il problema delle procedure da seguire. In Campidoglio c’era una corrente di pensiero che riteneva necessario sottoporre l’intero dossier Stadio, così come modificato dalla prescrizioni della Conferenza di Servizi, a un primo voto di adozione del Consiglio comunale. E solo dopo questo, procedere con la pubblicazione degli atti. L’altra corrente di pensiero, invece, prevedeva di procedere subito con la pubblicazione degli atti, sfruttando le norme dell’ultima legge finanziaria sulla Conferenza di Servizi. Alla fine, quindi, si parte direttamente con la pubblicazione degli atti.

NUOVE MODIFICHE AL PROGETTO – L’ultimo accordo col Campidoglio prevede di fatto l’addio al Ponte di Traiano che sarà sostituito da interventi più «pesanti» sulla via del Mare/Ostiense, soprattutto, sugli svincoli con il Raccordo e il Ponte dei Congressi. Una modifica piuttosto onerosa che potrebbe comportare l’addio alla riproduzione della sezione delle Tribune dell’ippodromo inizialmente ipotizzata.

TRE MESI DI ATTESA – L’iter, a questo punto, prevede che il dossier Stadio con le sue ultime modifiche insieme al verbale finale della Conferenza di Servizi sia pubblicato «a fini urbanistici». In sostanza, per 30 giorni, rimarrà affisso all’albo pretorio del Comune affinché chiunque ne possa prendere visione. Dopo questi 30 giorni, ne scatteranno altri 30 che la legge dispone a favore di chi – associazioni, comitati, cittadini – voglia presentare «osservazioni» al testo, vale a dire, per semplificare, modifiche e emendamenti al progetto. Trascorso anche questo mese, gli uffici del Dipartimento Urbanistica del Campidoglio prenderanno tutte le osservazioni pervenute e per ciascuna di esse predisporranno una risposta,in gergo tecnico «contro deduzione». Le osservazioni possono essere accolte, determinando quindi una modifica del progetto, oppure respinte. In questo caso, il «no» dovrà essere accompagnato da idonea motivazione.

FINALMENTE IL VOTO – Tre mesi, quindi, di attesa. Facendo dei conti, nella prima decade di luglio, si potrebbe andare in Consiglio comunale per il voto su ogni singola osservazione. A quel punto, con l’assenso dell’Assemblea Capitolina, l’iter di variante urbanistica sarà quasi del tutto completato.

ULTIMI PASSAGGI – Se alcune osservazioni venissero accolte, si aprirebbe la necessità di riscrivere le parti del progetto modificate in questo modo. Qualora, invece, venissero tutte respinte, il progetto andrebbe bene così com’è. L’ultimo passaggio è la trasmissione di tutto questo enorme verbale – progetto, verbale della Conferenza di Servizi, osservazioni e contro deduzioni, voto finale – in Regione. Sarà infatti la Regione Lazio, con propria Delibera di Giunta, a rendere effettiva e operativa la variante al Piano regolatore. Tempi prevedibili ad oggi: verso ferragosto (salvo complicazioni).

LA CONVENZIONE URBANISTICA – Dopo il voto finale, al di là della conclusione formale dell’iter in Regione, occorrerà ancora una mesata per la redazione della Convenzione Urbanistica. Si tratta dell’atto più importante di tutto il processo: è il «contratto» che regola i rapporti fra i proponenti (la As Roma e il costruttore Luca Parnasi) e la controparte pubblica (il Campidoglio). Esso dovrà contenere la tempistica delle edificazioni, quale verrà realizzata prima, quale dopo.

PRIMA PIETRA – Parallelamente a questi atti burocratici, la Roma potrà, all’indomani del voto finale in Consiglio sulla variante, dareil via ad alcune procedure preliminari: bonifica dall’amianto e dagli ordigni bellici, scavi archeologici, demolizione dell’ippodromo. Poi si andrà, almeno per le opere di interesse pubblico, a gara europea. Salvo complicazioni, quindi, è ragionevole ipotizzare la vera prima pietra per la primavera del prossimo anno.

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Onda Di Francesco. 18 punti in 7 partite prima della Champions League

CORRIERE DELLO SPORT (R.Maida) – Pensare a un impegno per volta. Non snobbare le partite apparentemente più facili o comunque meno stimolanti. Mai sottovalutare gli avversari. Sono questi i mantra che spesso gli allenatori ripetono negli spogliatoi, per tenere alta la concentrazione. Ma nel caso della Roma, almeno da quando c’è Di Francesco, questo genere di avvertimenti sembra pleonastico. Nei sette casi in cui ha affrontato una partita di campionato che precedeva una sfida di Champions League, la squadra ha raccolto 6 vittorie perdendo soltanto contro il Napoli all’Olimpico. In quel caso però la testa c’entrava poco: per quale ragione la Roma avrebbe dovuto pensare al Chelsea e non al Napoli, quando ancora si parlava di scontro diretto per lo scudetto?

PERCORSO – La serie forse sarebbe cominciata a inizio settembre, prima di Roma-Atletico. Ma l’allerta meteo di Genova suggerì il rinvio della partita contro la Sampdoria. Perciò il debutto non fa statistica. Quanto è accaduto dopo invece sì: aspettando la lunga trasferta in Azerbaigian, dove era obbligatorio battere il Qarabagper restare in corsa in Champions, la Roma superò abbastanza facilmente l’Udinese(3-1). E poi completò la missione di Baku, sia pure con qualche sofferenza di troppo, cancellando un’astinenza di vittorie in trasferta che in Champions durava da molto tempo.

CHI SI RIVEDE – Detto della sconfitta con il Napoli, la Roma ha ripreso a marciare spedita a fine ottobre. Guarda caso vincendo contro il Bologna, che è l’avversaria di oggi. All’Olimpico è finita 1-0 con un gol-capolavoro di El Shaarawy, in quella fase della stagione baciato dagli dei del pallone: appena tre giorni dopo avrebbe rifilato una doppietta al Chelsea determinante per stabilire le gerarchie del girone. E’ stato il periodo più esaltante per Di Francesco, che anche dopo la sosta per le nazionali non ha perso il filo del ragionamento: il 18 novembre è uscito da trionfatore dal primo derby vissuto come allenatore grazie a Perotti e Nainggolan, letali nel secondo tempo. E non ha fatto drammi per la successiva sconfitta al Wanda Metropolitano contro l’Atletico, perché tanto gli restava il match-point da giocare in casa per meritarsi la qualificazione agli ottavi di Champions.

STORIA – Così è effettivamente stato. Il 5 dicembre, giorno storico per la Roma che ha avuto dalla Regione il via libera definitivo per costruire lo stadio di proprietà, ancora Perotti ha segnato al Qarabag il gol che certificava il primo posto nel girone. Festone. Ma persino nella situazione più delicata, con una partita da vincere a ogni costo all’orizzonte, la squadra non si era lasciata distrarre: nel weekend aveva battuto 3-1 la Spal.

ONDA – Era una tendenza del 2017, non è stata abbandonata con l’anno nuovo nonostante le tante difficoltà invernali. Grazie alla ritrovata condizione atletica la Roma è tornata brillante giusto in concomitanza con il ritorno della Champions,che il sorteggio aveva reso accomodante: ebbene, prima di tutt’e due le partite contro lo Shakhtar, una delle quali giocata nel gelo di Kharkiv, sono arrivate due vittorie per niente scontate in campionato. In casa dell’Udinese, che aveva già subito un trattamento simile all’Olimpico, e contro il Torino, dove la squadra ha saputo sopperire alle assenze chiudendo il cerchio. Certo, stavolta dall’altra parte della strada c’è il pensiero di un quarto di finale a Barcellona che non capita tutti i giorni. Ma i precedenti sono confortanti: almeno sotto l’aspetto mentale, la Roma si è guadagnata sul campo la fiducia dei propri tifosi.

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Bologna-Roma, le probabili formazioni dei quotidiani

Alle 12:30 la Roma scenderà in campo contro il Bologna: queste le probabili formazioni dei principali quotidiani.

LA REPUBBLICA (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Strootman, De Rossi, Nainggolan; Gerson, Schick, Perotti.

IL MESSAGGERO (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Strootman, De Rossi, Nainggolan; El Shaarawy, Schick, Perotti.

LA GAZZETTA DELLO SPORT (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Strootman, De Rossi, Nainggolan; El Shaarawy, Schick, Perotti.

IL GIORNALE (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Strootman, De Rossi, Nainggolan; El Shaarawy, Schick, Perotti.

LA STAMPA (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Juan Jesus, Kolarov; Strootman, De Rossi, Nainggolan; El Shaarawy, Schick, Perotti.

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La Roma ha il tris de force

Il Messaggero (A.Angeloni) – «Noi pensiamo alla partita contro il Barcellona, ma per arrivarci bene mentalmente devi vincere contro il Bologna». Non fa una piega per Strootman, che si è concesso – dai social della Roma – alle domande dei tifosi. Vincere a Bologna serve per consolidare il terzo posto, ma non va sottovalutata la spinta emotiva che un successo al Dall’Ara potrebbe dare alla squadra in vista della sfida di Barcellona. Lo sa anche Di Francesco che prepara il viaggio in Emilia con poca leggerezza, quindi con un turnover non troppo sostenuto. A centrocampo, ad esempio, è facile pensare come il tris dei titolari, ovvero Strootman, De Rossi e Nainggolan, facciano uno sforzo supplementare: in campo a Bologna e in campo a Barcellona. Tutto d’un fiato. Non ci sono alternative: Pellegrini non sta bene, ieri si è sottoposto a controlli al polpaccio. Nulla di grave, ma non c’è uno a Trigoria che vuole rischiare ricadute. Dopo Bologna se ne saprà di più: quindin out dai convocati per domani. Uno dice, Gerson e Gonalons? Hanno giocato a Crotone, con risultati non esaltanti. Il brasiliano tra l’altro in calabria ha fatto l’esterno alto. DiFra non ha intenzione di toccare il centrocampo e per ora consideraGerson e Maxime due cambi, per proporli eventualmente come titolari nella terza sfida, quella di sabato 7 aprile contro la Fiorentina, cioè prima del ritorno col Barça e il derby con la Lazio. In più, sia Strootman sia Nainggolan non sono tornati distrutti dagli impegni con le nazionali: il belga ha giocato solo 30 minuti (il Belgio ha disputato una sola partita), mentre Kevin 90’, in pratica uno solo dei due impegni dell’Olanda. De Rossi non ha giocato proprio perché non convocato, in più era assente anche a Crotone per squalifica. Il tour de force (che poi sono due partite in cinque giorni) se lo possono permettere, insomma.

PUNTE IN GIOCO – Stesso discorso vale anche per Dzeko, che con la Bosnia è sceso in campo in tutte e due le gare totalizzando 145minuti su 180. Per questo, Eusebio sta prendendo in considerazione l’ipotesi di cambiare qualcosa in attacco e magari di rilanciare Schick, reduce da una buona trasferta in Cina con la maglia della Repubblica Ceca. Dzeko non è a pezzi, è solo un po’ stanchino. In questo caso ci sta il cambio, ma non è detto. E non è detto sempre per i motivi di cui sopra: servono i tre punti, senza troppi rischi. Un altro in attacco che spera di trovare spazio è Defrel, tornato da un po’ ad allenarsi a pieno regime. Il francese si candida per il ruolo di esterno, considerando che Under è uno di quelli più affaticati dal giro internazionale (si è infortunato, ha giocato, segnato, non si è fatto mancare proprio niente).

LORENZO FERMO – Tra gli attaccanti, c’è lo scalpitante El Shaarawy che molto probabilmente giocherà domani la sua seconda consecutiva da titolare, dopo quella (con gol) a Crotone. L’unico tornato acciaccato e indisponibile è Pellegrini, che probabilmente a Bologna avrebbe giocato titolare. E difficilmente sarà nell’undici, anche se dovesse recuperare, al Camp Nou. Lorenzo sta vivendo una stagione di alti e bassi: tutto normale per uno che vive la sua prima in una big. Il suo rendimento non ha frenato l’interesse dei grandi club, che lo cercano e lo vogliono. Lui ha una clausola accessibilissima. Il futuro a Roma non è una certezza. «A un giocatore fa piacere leggere il proprio nome accostato a grandi club, ma sono già in un grande club con un progetto, un club che è ambizioso. Per il momento mi godo questo, cerco di fare il meglio per la Roma, poi vedremo», ha ribadito a Sky. Vedremo, appunto.

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Schick e Defrel, ora o mai più: «Roma, conta pure su di noi»

La Gazzetta dello Sport (C.Zucchelli) – Da domani si fa sul serio: campionato e Champions, tutto d’un fiato. Bologna, Fiorentina e derby, ma soprattutto Barcellona. Di Francesco avrà tutto l’attacco al completo e anche in discreta forma. Almeno fisica, visto che Schick in nazionale (un gol, un assist e un palo) ha dimostrato di stare bene e Defrel da quasi una settimana si allena col gruppo. Adesso dovrà essere la testa a fare la differenza, perché la concorrenza è tanta, ma sono tanti pure gli impegni. E la Roma si aspetta il loro contributo.

ATTESA – Nello specifico quello più atteso è Schick, che nella rifinitura di oggi proverà a convincere Di Francesco a dargli un’occasione dal primo minuto. Al posto di Dzeko o con lui. Monchi dice che «la parola chiave, nel suo caso, è adattamento» e dice anche che neppure lui, in fondo, è così convinto di valere 40 milioni, mentre in realtà è un calciatore dal valore indubbio. Il ceco sembra essersi scrollato un po’ di pressione, andare con la Repubblica Ceca dall’altra parte del mondo può avergli fatto bene, ma solo il tempo e le prestazioni diranno se finalmente gambe e testa sono leggere.

PRESSIONE – Stesso discorso per Defrel: insieme a Schick ha fatto lo stesso numero di gol di Fazio (2) con la differenza che i cartellini, tra prestito e riscatto, sono costati più di 60 milioni. Loro sono i primi a saperlo, soffrono il rendimento sotto le attese, ma adesso che i problemi fisici che li hanno tormentati sembrano definitivamente archiviativogliono rendersi utili per la causa. Essendo attaccanti, tutto questo si traduce in una sola parola: gol. Lo dice Defrel al match program della Roma: «Purtroppo i problemi fisici hanno pesato tanto sul mio lavoro, non mi sono potuto allenare con continuità e non sono così mai riuscito a trovare la condizione per essere al massimo. Spero di segnare un po’ di gol, magari qualcuno decisivo. E giocare anche un po’ di più».

OCCASIONI – Le possibilità in teoria non mancheranno: se contro il Barça l’attacco sembra deciso con Perotti e Dzeko e un ballottaggio tra Ünder ed El Shaarawy (col turco favorito), contro Bologna e Fiorentina, e anche nel derby tra due settimane, sia Schick sia Defrel (che rispetto al compagno in Champions ha giocato 4 volte) possono dire la loro: «Conosciamo i nostri mezzi e sappiamo di essere forti», garantisce il francese. La speranza di Di Francesco è che non siano solo parole di facciata alla rivista di casa. Ma che questa convinzione, dopo mesi in ombra, ci sia davvero.

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Il campionato è in sospeso. Torna la Serie A e non si fermerà fino alla fine: è ancora tutto in ballo

Il Messaggero (A.Angeloni) – Per tutti non è un campionato allenante; per tutti la Serie Anon è all’altezza della Lega spagnola, inglese e tedesca; per tutti il nostro è il campionato di riserva, quello figlio di un Dio minore. Tutto a posto, ma questo, rispetto agli altri, è almeno il torneo più combattuto: aperta la lotta per lo scudetto, in bilico quella per la Champions League e per nulla definita la sfida per la salvezza. Il campionato riprende sabato e fino a fine maggio non si ferma più. E questo rende felici quelli sempre scontenti, perennemente affacciati sull’altro mondo, a pensare e sostenere come siamo brutti rispetto agli altri. Veniamo da un ultimo turno in cui la Juventus ha pareggiato sul campo della Spal: questo vuol dire, e non scopriamo l’acqua calda, che nel girone di ritorno, anche le piccole possono fermare le grandi. E se guardiamo il calendario, squadre come SassuoloCrotoneChievo e Udinese, possono bloccare sia la Juve sia la sua concorrente diretta, il Napoli. La fame di punti aiuta chi sta in basso e dà una mano a tutte. Si riparte con la sfida incrociata tra Sarri e Allegri e sulla carta il peso della difficoltà finisce più sulla Juve (che gioca con il Milan a Torino) che non sul Napoli, che deve andarsi a prendere i tre punti in casa del Sassuolo.

IL PESO DELLE SFIDE – Le restanti partite, da qui alla fine, hanno più o meno lo stesso grado di difficoltà, sia per il Napoli sia per la Juventus (i bianconeri hanno la Champions e la finale di Coppa Italia, il Napoli no): molto si deciderà alla giornata numero 34, quando gli azzurri andranno a giocare a Torino. La corsa per la Championscoinvolge per i restanti treposti (uno lo prenderà, ovvio, una tra Juve e Napoli), Roma(che ha il Barcellona nei quarti di Champions), Lazio (deve giocare col Salisburgo in Europa League), Inter e anche il Milan, arrivata a sperare per l’ultima serie di risultati convincenti. Sabato partono in vantaggio Inter (contro il Verona) e Lazio (col Benevento, perché il Milan gioca a Torino con la Juve, mentre la Roma è impegnata sul campo del Bologna. Anche qui i calendari – da qui alla fine – più o meno si equivalgono nelle difficoltà, saranno decisivi gli scontri diretti e gli impegni europei di Roma e LazioMilan e Inter hanno in più il derby da recuperare (e forse per Gattuso è l’ultima chance di restare in corsa Champions), poi le difficoltà di Spalletti sono le partite con la Juve e quella in casa della Lazio all’ultima giornata. La squadra di Inzaghi poi ha anche la Roma (subito dopo il turno di Champions ed Europa League) oltre alle trasferte di Udine e Firenze. Ma le insidie possono arrivare, come detto, dalle pericolanti. Scontri – per tutte – affatto scontati.

PERICOLANTI – La lotta per la salvezza coinvolge in teoria otto squadre, in realtà sette. Il Benevento ha bisogno di un miracolo, il Verona spera negli scontri con GenoaSassuolo e Spal e nei punti contro Cagliari e Udinese, teoricamente meno coinvolte nel baratro della B. Il Crotone sembra avere il calendario più complicato, sempre sulla carta. Il Chievo – così come il Sassuolo – deve riabituarsi a sporcarsi le mani nel fango, cosa che non provava da qualche anno. La Spal ha grosse chance di salvarsi, il pari con la Juventus ha dato morale a tutta Ferrara. Diamo come meno pericolanti delle altre, Cagliari e Genoa. Ognuno cominci con tutti gli scongiuri che vuole. SampdoriaAtalanta, Torino e Bologna sono quasi in vacanza. C’è sempre l’Europa League.

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Pallotta: “Non toccate il mio Alisson. Ora basta, la Roma non è un supermercato”

Corriere dello Sport (R.Maida) – Ha messo in sicurezza la Roma, la Roma metterà al sicuro lui. Per almeno un altro anno, Alisson Becker non si muoverà da Trigoria a meno che non arrivino offerte che spostino il limite dell’incedibilità oltre un valore ordinario. E’ stato James Pallotta in prima persona a chiedere di trattenere il miglior portiere della Serie A, nonostante la seduzione (per ora nemmeno troppo concreta) del Real Madridche è disposta a ricoprire di pepite sia la società che il giocatore. E Monchi è pronto a rinnovare il contratto firmato due anni fa, con scadenza già abbastanza lunga (2021) ma con un ingaggio inferiore a quello di quasi tutti i compagni di squadra: solo il turco Cengiz Ünder, che peraltro piace al Barcellona, guadagna meno dei suoi 1,5 milioni netti.

L’INTERVENTO – Ieri Pallotta, che la prossima settimana sbarcherà in Europa per assistere alla doppia sfida di Champions contro il Barcellona, ne ha parlato alla solita radio statunitense, Sirius Xm: «Sia Alisson che Ünder hanno firmato un contratto di cinque anni, li abbiamo blindati. Sono bravissimi. Di Alisson poi sono particolarmente felice perché sono stato un suo tifoso sin dal primo giorno. E adesso sta mostrando il suo valore. Si dicono sempre le stesse cose, che la Roma venda i giocatori, ma noi non siamo un supermercato. Il nostro ds Monchi, con il quale c’è una sintonia totale, ha lavorato bene per sistemare i conti nell’ottica del fair play finanziario. Magari non si aspettava che fosse così difficile…». Riferimento al bilancio ereditato dalla gestione Sabatini, con il quale la rottura è stata abbastanza traumatica.

NUMERI – Alisson da parte sua è ben felice di rimanere, se la Roma non gli chiederà il contrario. Sua moglie si trova a meraviglia in città e la figlia della coppia, Helena, è nata in Italia. Dopo un anno molto difficile, in cui giocava soltanto le coppe, ha scoperto un feeling eccellente con Di Francesco e con molti compagni, soprattutto i brasiliani, senza contare il rapporto di fiducia che lo lega a due ex colleghi: il preparatore Savorani e il team manager De Sanctis, che sono sempre prodighi di consigli. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: dopo essere rimasto imbattuto con la maglia del Brasile anche contro la Germania, ha spinto ben oltre il 50 per cento la percentuale di lenzuoli puliti (i cosiddetti clean sheets) della stagione: adesso è a 17 su 37 con la Roma e a 6 su 7 con la Seleçao anche se in un caso, nell’amichevole contro il Giappone, ha giocato soltanto un tempo. Soltanto Ter Stegen e Oblak, aiutati dalle difese di ferro di Barcellona e Atletico, hanno vissuto più giornate tranquille da portieri. Ma nessuno oggi ha l’appeal di Alisson, che la Roma intende proteggere fino a quando sarà possibile.

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Il baluardo della difesa: Comandante Fazio, Roma ai tuoi ordini. Barça, stai attento

La Gazzetta dello Sport (C.Zucchelli) – È uno dei pochi ad essersi salvato dal disastro dell’Argentina in Spagna, non fosse altro perché non è sceso in campo. Senza Federico Fazio la difesa di Sampaoli ha giocato «come nel campo della chiesa» (definizione di uno dei tanti, e inferociti, tifosi argentini) e allora se prima il romanista sembrava ancora in (minimo) dubbio per la Russia, adesso la sua convocazione è praticamente una certezza. In una nazionale dall’enorme potenziale ma che non vince da una vita, piena di prime donne, soprattutto in attacco, c’è bisogno, soprattutto in difesa, di un giocatore come lui: efficace, abituato a giocare nel tatticissimocampionato italianocapace di impostare ma rude quando serve, ed equilibrato. Nessun capriccio da star, come è nel carattere di Fazio, ma solo tanta capacità di diventare leader delle sue squadre, magari sopperendo con l’atteggiamento anche a qualche carenza, soprattutto atletica. Non è uno sprinter, come invece nella Roma è il greco Manolas, ma è un punto fermo della retroguardia giallorossa e ieri è tornato a Trigoria pronto a tuffarsi in settimane che saranno a dir poco intense, per lui e per la squadra. E, come tradizione, lo ha comunicato su Instagram postando una sua foto durante l’allenamento.

PAPA’ COMANDANTE – Da una parte c’è l’attesa con la moglie Alejandra, che tra pochi mesi gli regalerà il primo figlio (maschio), dall’altra ci sono la Roma, che si gioca la Champions League di oggi e di domani, e l’Argentina che lo aspettaFazio è il difensore centrale più impiegato in campionato da Eusebio Di Francesco, l’unico a superare i 2mila minuti. Sabato a Bologna uno tra lui e Manolas potrebbe riposare, visto che Juan Jesus non fa parte del Brasile ed è rimasto a Trigoria ad allenarsi, ma contro il Barcellona, salvo sorprese, saranno lui e Kostas a provare a fronteggiare mostri sacri come Messi e Suarez. Roba non da poco, anche se Leo, come Fazio sa meglio di tutti, non sta benissimo. Ma Fazio sa meglio di tutti anche che con uno del genere non si può abbassare la guardia neppure se è a mezzo servizio.

ATTESA – In ogni caso, come ha ricordato persino James Pallotta dagli States, la priorità è la partita di dopodomani, ma è innegabile come il Barcellona catalizzi il pensiero di tutti i romanisti. Lo stesso Fazio, dalla nazionale, non lo ha potuto negare: «Affrontarli è sempre bello, sia a livello personale che professionale». L’attesa c’è, anche se lui, avendo vinto l’Europa League, è più abituato a grandi sfide di livello internazionale, da dentro o fuori, di quelle che all’apparenza possono farti tremare le gambe (non le sue). Col Barça, però, ci sarebbe anche una tradizione poco favorevole da invertire: l’ha affrontata sette volte in carriera e solo una volta l’ha battuta, ma ormai 8 anni fa, nell’andata della Supercoppa spagnola. Tra una settimana proverà a rifarsi, con la certezza che quel Davide contro Golia di cui parlava Pallotta non è leggenda, ma realtà. Almeno sulla carta poi, come hanno avuto modo di ripetere praticamente tutti i romanisti, perché «nel calcio non si sa mai cosa può succedere».

OTTANTA VOLTE ROMA – Ad esempio Fazio, quando è arrivato la scorsa stagione, magari non pensava di centrare quota ottanta presenze in neppure due anni. In campionato ha saltato appena 5 partite (di cui solo una per infortunio e una per squalifica), in Europa 4 su 20, solo in Coppa Italia il saldo è negativo perché è mancato 3 volte su 5. Da Spalletti a Di Francesco, per Fazio la musica non è cambiata, così come non è cambiata dalla difesa a tre (e mezzo) a quella a quattro: partito in sordina, con la panchina nel preliminare di Champions League contro il Portoal Comandante adesso non rinuncia più nessuno. A Trigoria lo sanno bene, la sensazione è che ora se ne siano accorti anche in Argentina.

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Un blocco alle spese: via al Fairplay rinforzato

La Gazzetta dello Sport (M.Iaria) – È presto per prefigurare uno stop alle spese folli sul mercato, di certo il nuovo set di regole economico-finanziarie per la partecipazione alle coppe europee, battezzato Fair play 2.0, va in quella direzione. Almeno questo è l’auspicio di Uefa ed Eca (l’associazione dei club europei) che hanno trovato un accordo su un aggiornamento e rafforzamento dei controlli, a partire dalla prossima stagione, ora soggetto all’approvazione definitiva dell’esecutivo Uefa previsto per fine maggio. Sono stati introdotti due nuovi indicatori per i conti dei club in lizza per Champions ed Europa League: un rapporto «sostenibile» tra debito netto ed Ebitda (il risultato d’esercizio prima di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti, ndr) e un saldo negativo massimo di 100 milioni tra acquisti e cessioni nelle campagne trasferimenti della stagione. Significa che una squadra, tra sessione estiva e invernale, non potrà spendere in «cartellini» più di 100 milioni al netto delle uscite.

COSA SUCCEDE – Se uno dei due parametri dovesse essere violato, l’Uefa ha il potere di intervenire per un controllo molto più rapido del passato sulla conformità (o meno) con il break even (perdite massime di 30 milioni nel triennio). Una verifica a tutto campo, che può andare a ritroso di uno o due anni o anche in avanti esaminando il budget dell’anno successivo. Se quelle spese di mercato (o il rapporto debito-Ebitda) sono nella norma rispetto agli altri parametri, allora sarà disco verde. Altrimenti scatterà l’indagine, con il pericolo di beccarsi una bocciatura. «La violazione di uno dei due nuovi indicatori – spiega il presidente dell’Eca Andrea Agnelli – non comporta automaticamente un’investigazione ma può mettere a rischio il rispetto delle norme del fair play da parte del club. L’intesa raggiunta sulla regolamentazione di accesso alle coppe testimonia l’ottima cooperazione tra Eca e Uefa». Nel Fair play Uefa 2.0 sono state implementate alcune misure utili per la trasparenza e l’armonizzazione: verrà resa obbligatoria la pubblicazione dei bilanci dei club e anche delle commissioni per gli agenti, ci saranno stessi principi contabili per tutti, indipendentemente dal Paese di provenienza, e si accorceranno i tempi dei controlli. L’Eca ha invece rigettato la proposta dell’Uefa di introdurre una luxury tax («troppo rischiosa»): era uno degli strumenti evocati da Ceferin per ridurre le distanze tra grandi e piccole, che tuttavia dovrebbero beneficiare di indennità per la formazione dei calciatori anche su scala nazionale.

EFFETTO PSG – Senza dubbio, la misura che potrebbe avere l’impatto maggiore è quella del tetto alle spese sui trasferimenti. Il varo del fair play, nel 2010, aveva portato benefici complessivi, con le perdite cumulate dei club europei che si sono ridotte da 1,7 miliardi e meno di 300 milioni. Tuttavia, negli ultimi tempi si è assistito a un’escalation che ha messo a dura prova l’Uefa. Basti pensare all’ultima, pazza estate del Psg, che ha pagato 222 milioni per avere Neymar (più il prestito con riscatto a 180 milioni di Mbappé). Colpi che hanno scatenato un’inflazione dei costi, tanto da far scattare più di un campanello d’allarme. Adesso si prova a mettervi un argine.