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Zingaretti: «Pallotta arrogante, ora ci faccia sognare»

Corriere della Sera (G. Piacentini) – «È un altro che viene da fuori e si relaziona con arroganza a una comunità bellissima, che lo è anche nella sua ricchezza». A Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, non deve essere piaciuto troppo il tono con cui il presidente romanista James Pallotta ha parlato a un convegno bostoniano, vantandosi di aver «già mandato due radio in bancarotta, ne mancano altre sette». Zingaretti ha parlato anche da tifoso: «Da romanista dico: invece di dare lezioni agli altri, ci permettesse di tornare a sognare perché questa è la vera grande questione che abbiamo davanti». Zingaretti ha parlato anche dello stadio: «Abbiamo vagliato il progetto con serietà: se non avesse le gambe per camminare da solo, non sarebbe passato. Ora costruiamo le strade per farci arrivare i tifosi, altrimenti ci malediranno ogni volta che rimarranno imbottigliati nel traffico».

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Sarri e Di Francesco, nessuno credeva in loro. Dieci anni fa un destino comune: erano in Serie C, vennero esonerati

CORRIERE DELLO SPORT (R.Maida) – A guardarli adesso sembra un’altra vita. La passione non è cambiata, i contesti e gli stipendi decisamente sì. Sarri e Di Francesco si sono visti per la prima volta dieci anni fa, a pochi giorni da Natale, su un campo periferico della Serie C1. Di Francesco era l’enfant prodige della panchina, nemmeno quarantenne alla prima esperienza; Sarri era già un mestierante scafato che cercava di perfezionare un modello di gioco assai distante da quello attuale, basato su un 4-4-2 molto sacchiano. «Se mi avessero detto nel 2008 che avrei allenato in Champions League mi sarei messo a ridere» racconta adesso Sarri.

L’INCROCIO – Di Francesco invece già da debuttante, come allievo di Zeman, parlava di 4-3-3 o di 4-2-3-1: non a caso, a seguito di quel Lanciano-Perugia perso 2-0 in casa, venne criticato dalla stampa locale per aver cambiato sistema di gioco adeguandosi al 4-4-2 dell’avversario. Ne pagò le conseguenze Manuel Turchi, poi diventato marito della presidentessa Valentina Maio, che venne espulso per somma di ammonizioni in una partita giocata da quarto di centrocampo, lui che era attaccante.

DELUSIONE – Tutti e due però attraversavano una fase sperimentale della carriera.Sarri veniva da esperienze non felicissime in Serie B : migliore risultato l’undicesimo posto a Pescara, la città di Di Francesco (che poi dello stesso Pescara sarebbe diventato allenatore in C1), seguito dall’esonero di Arezzo e dalle dimissioni di Avellino. Subentrò e venne cacciato anche a Verona, in C, chiudendo il periodo peggiore proprio a Perugia, dove venne allontanato dopo la sconfitta con il Gallipoli di Giuseppe Giannini. Destino comune, con Di Francesco: pure lui non finì la stagione a Lanciano, vittima di cinque sconfitte consecutive. Nessuno nel 2008 credeva in loro, loro dieci anni dopo giocano Napoli-Roma.

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Di Francesco torna al 4-3-3, Nainggolan c’è

IL TEMPO  – Aveva la cresta biondo platino quando ha segnato l’unico gol al Napoli in 16 precedenti, era alla terza stagione in giallorosso e la sfida l’aveva decisa lui. Ora Nainggolan fa molta più fatica a trovare la porta e se quell’anno aveva fatto centro 6 volte in questo è fermo a quota 2 dal fatidico derby. Al San Paolo proverà a sbloccarsi, anche se il ritorno al 4-3-3 lo (ri)allontana da Reina e la condizione fisica non è al top, anzi, l’operazione al dente lo ha un po’ debilitato e infatti ha iniziato la settimana allenandosi da solo. Ieri, però, è tornato in gruppo e nella rifinitura in programma oggi alle 11 proverà a togliere ogni dubbio a Di Francesco, che dovrebbe comunque affidargli la maglia da titolare a centrocampo.

L’alternativa è Pellegrini, acciaccato anche lui ma in ripresa: si è allenato con la squadra e il risentimento muscolare è ormai alle spalle. Proverà a conquistare una maglia, ma parte dietro nelle gerarchie, Strootman è favorito per affiancare il rientrante De Rossi. Ci sarà Dzeko davanti a tutti, mentre il ballottaggio è apertissimo sulla fascia sinistra, dove c’è anche Defrel a contendere il posto a Perotti ed El Shaarawy, visto che Under dovrebbe essere riconfermato a destra. Il Faraone ieri all’evento Nike ha parlato dei suoi obiettivi stagionali: «Arrivare in doppia cifra di gol e il 4° posto». Sogna più in grande Nainggolan: «Desidero lo scudetto con la Roma più del Mondiale e della Champions». Intanto la neve fa slittare Atalanta-Roma del campionato Primavera: si giocherà il 7 aprile.

 

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Pellegrini migliora e torna convocabile

IL MESSAGGERO – Ieri pomeriggio via del Corso è rimasta paralizzata da circa 400 tifosi della Roma per l’arrivo al Nike Store di Nainggolan ed El Shaarawy. I due calciatori hanno “presentato” un nuovo paio di scarpini: «La cosa che desidero più al di sopra della convocazione al Mondiale e della qualificazione in Champions, è lo scudetto con la Roma», ha detto il centrocampista belga a margine dell’evento. Obiettivi diversi, invece, per il Faraone: «A fine stagione voglio arrivare in doppia cifra e raggiungere almeno il quarto posto. Chi tiferò al Mondiale? L’Egitto». Durante la sessione d’autografi, un tifoso ha contestato i due calciatori per gli ultimi risultati ma è stato subito fischiato dal resto dei sostenitori. Capitolo Napoli-Roma: Pellegrini ha recuperato, oggi verrà convocato.

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Rivoluzione, si parte al centro

CORRIERE DELLO SPORT (G.D’Ubaldo) – Monchi prepara l’ennesima rivoluzione. Ne ha parlato anche con Pallotta, nel suo blitz a Boston programmato da tempo. Il direttore sportivo spagnolo aveva individuato appena arrivato i limiti della rosa che aveva ereditato dalle campagne acquisti schizofreniche di Sabatini: un gruppo di giocatori ormai abituato e rassegnato a non vincere. C’è bisogno di cambiare, abbassando l’età media e anche il monte ingaggi, perché per anni la Roma ha pagato i più alti stipendi in Italiadopo la Juve e non ha vinto niente. Ci vogliono giovani che hanno fame, pronti per esperienze di vertice. Monchi proverà a ricostruire la Roma tenendo presenti queste caratteristiche.

PRIORITÀ CENTRALE – Ci sarà bisogno di intervenire soprattutto a centrocampo, dove De Rossi arriverà alla sua ultima stagione in giallorosso. Nel ruolo di centrale serve un titolare, più che un’alternativa per il capitano. Probabilmente Gonalons avrà un’altra chance (ieri il suo procuratore ha detto che non lascerà la Roma e che Di Francescopunta su di lui), ma Monchi cerca un altro centrale di prima fascia. Badelj si può prendere a parametro zero, ma non convince in pieno. Lo spagnolo ha già parlato con il Cagliari per Barella, assistito dallo stesso procuratore di Nainggolan, che ieri a un portale belga ha detto di voler continuare la sua esperienza alla Roma: «Potevo andare al Chelsea o potrei andare ora in altre squadre, ma cambiare stile di vita e cultura non fa per me. Se pensassi ai soldi avrei già cambiato squadra due o tre volte e guadagnerei di più. Ma io voglio vivere dove si sta bene, a me e alla mia famiglia non manca nulla, si vive nel migliore dei modi, ci sono buoni ristoranti e si può fare bene shopping. Nel mio futuro mi vedo a Roma, penso di restare a vivere qui».

L’ASSE CON LA SAMP – L’altro centrale che piace al club giallorosso è Torreira, uno dei gioielli della Samp. Ferrero lo valuta trenta milioni, una cifra alta, ma tra i due club c’è un canale preferenziale. Il regista uruguaiano piace anche alla Juve, ma la Roma ha intavolato il discorso già da qualche mese, con Baldissoni e Romei. A giugno scatterà la clausola rescissoria di 25 milioni inserita nel contratto del calciatore, ed è probabile che si scateni una vera e propria asta per assicurarsi il centrocampista. Per questo motivo Ferrero è convinto di poter strappare un prezzo superiore alla clausola.

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Monchi studia da Pallotta. Gonalons ok, piace Torreira

LA GAZZETTA DELLO SPORT (C.Zucchelli) – Primo vero allenamento in gruppo per Gonalons. Se non ci saranno problemi il francese partirà per Napoli destinazione panchina, per poi magari giocare contro il Torino. Il francese manca dalla partita contro l’Atalanta del 6 gennaio: quasi due mesi di assenza per una lesione al gemello, ma il suo agente, a ReteSport, dice che «a breve sarà a disposizione. In queste settimane – ha raccontato Guerra – ha studiato molto la lingua».

A proposito di studi, a Boston Monchi sta studiando il nuovo software voluto da Pallotta ma insieme stanno studiando anche soluzioni per aiutare la Roma. Per il mercato estivo, com’è noto piacciono Torreira, Barella e il baby Johansson.

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Roma, una multinazionale specializzata in flop

IL MESSAGGERO (S.Carina) – Il ko con il Milan – al di là della corsa alla prossima Champions ancora aperta e delle possibilità di approdare ai quarti in quella attuale – rischia di lasciare il segno. L’altra sera c’è un fotogramma nella ripresa che riassume il momento vissuto dal gruppo: Fazio, dal limite della sua area, sale palla al piede. Nonostante la velocità non sia il punto di forza dell’argentino, dopo aver percorso 20-30 metri arriva sulla mediana, ritrovandosi la squadra di Gattuso già schierata e il solo Under davanti a lui. Incredulo, si gira e trova nove compagni dietro a lui. Non uno, nove. È la foto della Roma attuale. Al netto del peccato originale di un mercato che ha lasciato più ombre che certezze, la squadra appare svuotata, senza un’anima, sulle gambe, incapace di reagire, senza uomini che sappiano prenderla per mano, pronta a sgretolarsi alla minima difficoltà. Un fotogramma che somiglia ad una condanna per la rosa attuale. E soprattutto per i suoi big, o presunti tali.

CICLO MAI NATO – Nelle analisi, purtroppo cicliche, dei momenti critici vissuti in questi anni, si è sempre puntato l’indice contro l’allenatore di turno. I calciatori – al netto della rifondazione che avvenne dopo il 26 maggio del 2013 – sono stati (quasi) sempre risparmiati. Anche dal club. Stavolta – e l’arrivo di Monchi (volato ieri negli Usa) in tal senso pesa non poco – la sensazione che trapela off record da Trigoria è diversa. In primis per una questione d’anagrafe. L’affaire-Dzeko a gennaio ne è la dimostrazione: a far saltare la cessione del bosniaco (32 anni il 17 marzo) al Chelsea è stato il calciatore, non convinto del momento e dall’offerta. La Roma, però, la sua scelta l’aveva fatta. E al netto delle smentite ufficiali su Nainggolan (30 anni il 4 maggio), la vicenda che ha visto il belga vicino all’Evergrande Guangzhou, prima del passo indietro del club cinese, è l’ennesima conferma di come a giugno Monchi abbia in mente una rivoluzione. Le sue parole – datate primi di gennaio – sono eloquenti: «Chi non dimostra mentalità vincente non può stare qui». Tradotto: non esistono più incedibili.

SI RICAMBIA – A gennaio alcune delle mosse che il ds aveva in testa non sono andate in porto. Giugno, però, ormai è dietro l’angolo. Non solo perché il mantra che guida le decisioni della Roma – È la qualità dell’offerta a indirizzare le scelte – è rimasto lo stesso da Sabatini al ds spagnolo. Ma perché questo gruppo ha dimostrato che oltre un certo step non riesce ad andare. Anche caratterialmente. L’immagine di Gattuso che domenica sull’out di sinistra zittisce Kolarov, è una goccia in un mare che più volte ha visto in questa città confondere personalità e temperamento con qualità tecniche. Che tra l’altro per alcuni, sembrano essersi volatilizzate. Dovendo concedere per forza (vista l’entità degli investimenti estivi) ai nuovi arrivati almeno una seconda chance, per gli altri il discorso è inevitabilmente diverso. El Shaarawy è scomparso, Perotti continua nei suoi ciclici saliscendi, Florenzi è a dir poco involuto, De Rossi in evidente affanno, Nainggolan è semplicemente irriconoscibile, Dzekoappare svuotato, Strootman è ormai la controfigura del campione ammirato con Garcia, la coppia Manolas-Fazio si conferma forte con i deboli ma in sofferenza quando l’asticella si alza, Kolarov è in debito d’ossigeno. È chiaro che Monchi non potrà cedere tutta la rosa. Ma già il fatto che nessuno sia più incedibile, è indice che siamo all’alba di una nuova rivoluzione. L’ennesima. Il problema sarà farlo capire e accettare alla piazza, illusa e senza vittorie da un decennio. Forse, non sacrificare i giovani talenti (Alisson, Schick, Karsdorp, Pellegrini e Under) sull’altare del fair play finanziario, potrebbe rivelarsi un (primo) punto di partenza.

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La Roma nella bufera. Senza la Champions sarà nuova rivoluzione

LA GAZZETTA DELLO SPORT (M.Cecchini) – Ogni anno, quando si arriva in questo peri­odo, rileggere la «Spoon River» delle buone intenzioni romaniste mai concretizzatesi fa stringere il cuore dalla malinconia. Nelle stagioni passate Da­niele De Rossi, con saggez­za, spiegava come le colpe andavano suddivise «al 33% ciascuno tra allenato­re, squadra e società». Poi, al solito, in genere ha paga­to l’allenatore, se è vero che nelle ultime 14 annate sono stati cambiati 14 tecnici, di cui 6 solo nelle 7 della ge­stione statunitense.

RABBIA PALLOTTA – Ovvio che i contatti con gli Usa ci se­gnalano un presidente Pallotta molto arrabbiato e preoccupa­to per la netta flessione – e lo ha fatto sapere anche ai diri­genti –, ma l’impressione è che al momento non stia cercando capri espiatori in corsa, anche perché la zona Champions re­sta ad un passo, c’è un ritorno degli ottavi di Coppa contro lo Shakhtar ancora da giocare e, soprattutto, un d.s. come Mon­chi che ha piena fiducia in Eusebio Di Francesco. Certo, nel suo viaggio in Usa per incon­trare Pallotta, si parlerà anche del momento della squadra, ma lo scopo del blitz (tornerà giovedì) è solo quello di esami­nare un nuovo software di «scouting» su cui il presidente ha investito.

GAMBE E MODULO – Al netto del 33% a carico dei giocatori, è ovvio che Di Francesco si senta sotto esame. La certezza di avere un futuro nella Roma, in­ fatti, può dargliela solo una co­sa: l’accesso alla prossima Champions, perché in caso contrario, le ragioni tecniche e quelle economiche si coniugherebbero per dar via a una nuova rivoluzione, l’ennesima. Diciamolo chiaro: nel presumi­bile undici titolare la squadra dell’anno scorso era più forte dell’attuale perché Salah e Rüdiger non hanno trovato so­stituti all’altezza e alcuni «se­natori» hanno un anno di più nelle gambe. Per il resto, era noto come l’allenatore volesse praticare un 4­3­3 aggressivo, mostrandosi spesso poco con­ vinto del passaggio al 4­2­3­1 per cercare quei gol che man­cano rispetto alla scorsa sta­gione. Comunque non è mai stata questione d’integralismo – la duttilità l’ha dimostrata –, ma di caratteristiche dei gioca­tori a disposizione. Altro di­ scorso, però, è quello relativo alla condizione fisica (i due secondi tempi giocati contro Mi­lan e Shakhtar lasciano dubbi), che pare da rivedere. Detto che i prodromi della crisi c’erano già prima della sosta inverna­le, è possibile che i giallorossi, come aveva ventilato lo stesso tecnico, non siano tornati in forma e lo abbiano pagato con gli infortuni, nonostante si sus­surri che lo stesso Di Francesco – che ieri ha parlato col gruppo (insieme a Totti) senza toni apocalittici – non abbia forzato troppo proprio per evitare dan­ni. Postilla: pare comunque che a fine stagione Lippi e Nor­man, i due preparatori voluti dagli Usa vadano via..

IPOTESI RITIRO – Adesso, pe­rò, i giallorossi vogliono compattarsi, e non è escluso che da giovedì la squadra vada in ritiro a Trigoria. Di certo tanti singoli stanno deludendo. Dai vecchi (Nainggolan, per il quale Di Francesco è tornato al 4­2­3­1, è stato addirittura sosti­tuito per due gare di fila) ai nuovi (Schick). I numeri in­ fatti raccontano come, a og­gi, nella scorsa stagione Nainggolan aveva segnato 12 gol contro i 2 attuali, Schick 8 (1), Dzeko 29 (14), Strootman 3 (1), Pellegrini 7 (2), Defrel 12 (1). In tota­le, insomma, mancano cin­quanta reti.

CASO EL SHAARAWY – In questa ottica, fa parlare an­che l’evaporazione di El Shaarawy nel novero delle scelte contro lo Shakhtar (in tribuna) e Milan (in panchi­na). Per l’allenatore l’attac­cante deve ritrovarsi, anche se lo sta penalizzando la solitaa fragilità caratteriale. Di sicuro gennaio ha spazzato via tante certezze. Se Nainggolan – dal video di Capodanno (e relativa esclusione) – è evaporato, anche Dzeko (dal momento della trattativa col Chelsea) pare avere perso fiducia nel suo rapporto con la Roma. Che pure avrebbe tanto bi­sogno di lui. E non solo.

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Sarà rivoluzione. Da Dzeko a Nainggolan, tanti big in discussione

CORRIERE DELLO SPORT(R.Maida) – Cambierà tanto, se non tutto. Dipende dalla Champions, dipende dalla squadra. Ma a prescindere dall’allenatore e anche dal budget disponibile Monchi conta di ristrutturare la Roma dalle fondamenta, abbassando l’età media e il monte stipendi, con la prospettiva di creare un’intelaiatura di giocatori forte e resistente all’usura del tempo. Forse è eccessivo dire che questo gruppo, nei suoi calciatori più rappresentativi, sia arriva- to al capolinea, ma di sicuro i cosiddetti senatori sono sotto esame: da Nainggolan a Strootman, da Dzeko a Manolas, per non parlare di Florenzi che si è messo da solo nel limbo, avendo il contratto in scadenza il prossimo anno. De Rossi invece fa storia a sé, sapendo che resterà capitano anche nella sua ultima stagione alla Roma: a 35 anni non pretenderà un posto da titolare e, aspettando di capire se Gonalons (ancora infortunato) sia un giocatore all’altezza del ruolo, Monchi prenderà uno specilalista playmaker: non Badelj, che è svincolato dalla Fiorentina e ha chiesto troppi soldi; il nome giusto può uscire tra l’ivoriano Seri del Nizza, già cercato l’estate scorsa, e il croato Kovacic, in uscita dal Real Madrid.

DIBATTITO – Tornando al rinnovo di Florenzi, Monchi l’ha indicato pubblicamente come una priorità e alla fine conta di trovare un accordo con il giocatore. Che però sta vivendo una fase di riflessione che va al di là del denaro. Che Roma sta nascendo? Florenzi è legato alla città e alla squadra del cuore ma, a 27 anni, intende scegliere la strada professionale migliore. Ha una visione della carriera più vicina a De Rossi che a Totti, per intendersi: l’ideale sarebbe restare alla Roma per sempre ma non a tutte le condizioni.

IN BILICO – Le incognite insomma sono tante e saranno vincolate, nelle possibilità finanziarie e di appeal tecnico, alla qualificazione ai quarti di Champions e alla riconquista della coppa principale attraverso il campionato. Alisson ad esempio nei piani della società dovrebbe rimanere alla Roma almeno un altro anno. Ma i sondaggi di Real Madrid, Psg e Liverpool si stanno facendo insistenti. Difficilmente Monchi potrà convincerlo a rinunciare, soprattutto se non esistesse lo stimolo della Champions League. I pilastri della squadra del prossimo anno dovrebbero essere i giovani (Schick, Ünder, Pellegrini se non ricorre alla clausola rescissoria) più qualche campione esperto e motivato tipo Kolarov, che forse avrà un concorrente sulla fascia sinistra (Jonathan Silva o chi per lui). Diversi titolari spremuti o poco convinti di cercare rivincite verranno invece messi in vendita. Per soldi e per strategia.

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Tifo no gelo. Oltre quarantamila spettatori all’Olimpico

Corriere dello Sport (R.Maida) – Quarantunomila presenze già sicure, nonostante il meteo ostile e il blocco del traffico che fermerà i tifosi fino alle 19. Per Roma-Milan è prevista una dignitosa cornice di pubblico anche se siamo lontani dal tutto esaurito: alla maggioranza degli abitudinari dell’Olimpico si aggiungeranno comunque circa 2.000 milanisti, gran parte dei quali sistemati nel settore ospiti ai Distinti Nord.

ATTENZIONE – La Curva Sud si regolerà come al solito, incitando la squadra, mentre non è chiaro se proseguirà la contestazione contro il presidente Pallotta, che ieri durante un convegno a Boston ha parlato in termini non proprio entusiastici di una parte del sistema mediatico romano. Pallotta non prevede di tornare in Italia a breve, neppure per il ritorno di Champions League contro lo Shakhtar, ma ha invitato Monchi a raggiungerlo negli Stati Uniti per un briefing sul club: il diesse partirà domani mattina e farà rientro a Trigoria venerdì, giusto in tempo per la trasferta di Napoli che la Romaaffronterà in treno all’andata e forse in aereo al ritorno, a seconda delle raccomandazioni che arriveranno dalle questure.

CHAMPIONS – Procede spedita intanto anche la prevendita per Roma-Shakhtar, il ritorno degli ottavi di Champions League in programma il 13 marzo. Il risultato “interlocutorio” di Kharkiv lascia immaginare che per quel martedì da dentro/fuori l’Olimpico possa vestirsi a festa: a ieri sera erano stati venduti 31.000 biglietti. Ma visto che mancano più di due settimane all’evento, l’obiettivo della società è raggiungere almeno quota 50.000. Lo Shakhtar, a differenza della Roma, si muoverà un giorno prima della partita e non due: alloggerà in un albergo alla Balduina a pochi metri dalla strada finita al centro dell’attenzione nei giorni scorsi per la voragine che si era aperta nel manto stradale.