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Roma-Milan: le probabili formazioni dei quotidiani. Schick e Peres titolari

La Roma in campionato cerca la quarta vittoria consecutiva e per farlo dovrà superare il Milan in grande condizione psico-fisica. Questo l'undici probabile secondo i principali quotidiani nazionali:

IL TEMPO

Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Strootman; Under, Nainggolan, Perotti; Schick.

IL MESSAGGERO

Alisson; Peres, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Strootman, Nainggolan; Under, Schick, Perotti.

LA GAZZETTA DELLO SPORT

Alisson; Peres, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Strootman, Nainggolan; Under, Schick, Perotti.

CORRIERE DELLA SERA

Alisson; Peres, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Strootman, Nainggolan; Under, Schick, Perotti.

LA REPUBBLICA

Alisson; Peres, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Strootman; Under, Nainggolan, Perotti; Schick.

CORRIERE DELLO SPORT

Alisson; Peres, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Strootman, Nainggolan; Under, Schick, Perotti.

IL GIORNALE

Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Strootman; Under, Nainggolan, Perotti; Dzeko.

LA STAMPA

Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Pellegrini, Strootman; Under, Nainggolan, El Shaarawy; Dzeko.

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Vai Nainggolan, ora dicci chi sei

CORRIERE DELLO SPORT (R.Maida) – Non era un problema di sistema di gioco. Che si parli di 4-3-3 o di 4-2-3-1, ammesso che le differenze siano così sostanziose, Radja Nainggolan continua a giocare al di sotto delle sue (enormi) possibilità. E la Roma soffre in termini di dinamismo e intensità, oltre che in zona-gol.

DANNO – Condizionato da un problema muscolare che si porta dietro da novembre – ricordate il derby giocato pochi giorni dopo aver lasciato il ritiro della nazionale belga – Nainggolan sta facendo una fatica incredibile a tornare in forma. Rispetto allo scorso anno i numeri lo bocciano in maniera sonora, specialmente in area di rigore: Nainggolan ha segnato 2 gol contro i 7 che aveva incasellato con Spalletti. E alla ventiseiesima giornata, cioè la prossima, nel 2017 visse la sua serata sublime con la doppietta a San Siro contro l’Inter.

COINCIDENZA – Stavolta la ventiseiesima è contro l’altra milanese e magari è di buon auspicio. Perché sempre nella scorsa stagione fu lui a decidere la sfida contro il Milan all’Olimpico, in capo a un match equilibrato nel quale la giocata del singolo fece la differenza. Domani, dopo la deludente esibizione di Kharkiv in cui è stato addirittura sostituito per una scelta tecnico-tattica, gli si presenta l’occasione giusta per un immediato rilancio.

SPOSTAMENTO –  Non è bastato il cambio di sistema di gioco, che l’ha avvicinato alla porta avversaria come in passato, a renderlo più pericoloso. Anzi, si può tranquillamente osservare che la sua pericolosità offensiva è rimasta invariata: a Udine ha creato 7 potenziali palle-gol, incluso un assist per Perotti, quando giocava trequartista nel 4-2-3-1. Ma il 30 dicembre contro il Sassuolo, da mezz’ala del 4-3-3, era andato al tiro 5 volte senza essere adeguatamente preciso (uno solo nello specchio della porta). Sembra di risentire le parole di inizio stagione di Eusebio Di Francesco che ad agosto, dopo l’amichevole di Siviglia, spiegò bene l’evoluzione di Nainggolan: «A me non sembra poco convinto di tornare a fare l’interno, il ruolo che ha ricoperto più spesso in carriera. Altrimenti me lo avrebbe comunicato. E poi un grande centrocampista deve sapere interpretare le due fasi: si attacca e si difende insieme. Lo facevo io da giocatore, lo farà anche lui».

ADATTAMENTO –  Lo stesso giocatore, interpellato sulla novità tattica nei giorni del rinnovo contrattuale con la Roma, aveva minimizzato: «Ci vorrà un po’ di tempo per assimilare i nuovi meccanismi ma non è un dramma, ho già giocato a lungo in quella posizione». Il problema allora è ritrovarsi, e farlo velocemente perché il campionato e la Champions si stanno avvicinando alla fase conclusiva. A prescindere dalla casella occupata in partenza. Nainggolan è il primo a sapere di non aver reso secondo le proprie potenzialità ma nel prossimo delicatissimo ciclo di partite (Milan, Napoli, Torino, Shakhtar) si augura di riprendere il filo. Per la Roma e per se stesso: per ogni partita grigia che passa, le sue possibilità di conquistare una convocazione per il Mondiale diminuiscono. Anzi il ct del Belgio, Roberto Martinez, sembra averlo già bocciato: toccherà a Nainggolan stracciare il copione scrivendo un libro nuovo e avvincente che preveda il lieto fine.

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Pallotta, una relazione sulla Roma, le sue banche dati e sulla radio ufficiale per “combattere” la concorrenza

IL MESSAGGERO – Il presidente della Roma, Jim Pallotta, è stato ospite della Sloan Sports Analytics Conference, tenutasi a Boston. Pallotta ha preso parte alla conferenza dal titolo “The Beautiful Game’s Global Reach“, per riferire dello sviluppo del calcio e delle attività manageriali delle società calcistiche in Europa. Con lui Javier Sobrino, direttore del piano strategico e delle innovazioni del Barcellona, Kesey Keller, analista ESPN, Charlie Stillitano (Relevent Sports), oltre che presentatore della radio, ormai celebre, Sirius XM, Ted Knutson, tramite il suo profilo Twitter, ha riportato alcune “battute” della conferenza.

Pallotta avrebbe parlato dell’uso delle machine learning, le banche dati che aiutano gli scout a scoprire i talenti in base alle statistiche (un elemento che lo mise in contrapposizione con Sabatini). Il presidente ha raccontato che la Roma ha 2 gruppi di machine learning, dei quali fanno parte anche 2 donne. Pallotta ha poi parlato dello sviluppo dei media del club e del bisogno di avere una radio ufficiale, per combattere le altre 9 radio romane “che sparano m***a tutto il giorno”.

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15 anni fa moriva il tifoso Albertone

LA GAZZETTA DELLO SPORT (C.Zucchelli) – I giocatori di Roma e Lazio col lutto al braccio, le lacrime di una città per l’addio a uno dei suoi simboli. Sono passati 15 anni da quando la Capitale si è svegliata con la notizia della morte di Alberto Sordi, uno degli attori più grandi del cinema italiano e simbolo come pochi altri di Roma e della romanità.Scomparso a 82 anni nella sua villa di piazza Numa Pompilio, è stato omaggiato, quel 24 febbraio 2003, da migliaia di romani che poi parteciparono ai suoi funerali. «Una persona grandissima che ha fatto la storia di Roma», il ricordo di Totti un anno fa, mentre sono ancora vive le immagini di quell’aereo che passò sopra la basilica di San Giovanni con una frase che valeva ieri come vale ancora oggi: «Stavorta c’hai fatto piagne».

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Terim: «Vi spiego Under»

Corriere dello Sport (G.D’Ubaldo) – La sua esperienza in Italia è stata breve, un paio di stagioni, venti partite con la Fiorentina e solo nove con il Milan, ma Fatih Terim ha lasciato il segno. Per il suo carisma, per l’impronta che diede alle sue squadre. Da due mesi è tornato ad allenare il Galatasaray, dopo aver chiuso in maniera burrascosa l’avventura con la Nazionale, dove aveva avuto il tempo di lanciare Cengiz Ünder eHakan Çalhanoglu, i due turchi che stanno facendo grandi cose in Italia e domenica si sfidano all’Olimpico. L’attaccante romanista è diventato un fenomeno nazionale in Turchia, ma l’imperatore non è sorpreso. Lo avrebbe preso volentieri per il Galatasaray quando non trovava spazio nella Roma, poi Cengiz è riuscito a trovare la sua strada. In questa intervista esclusiva Terim ci presenta la sfida di domenica sera. Cengiz Ünder è la giovane rivelazione in serie A.

Pensava che a 20 anni potesse imporsi in Italia?
E’ un giovane molto promettente e prima di venire in Italia, nel nostro Paese, ha giocato diverse partite importanti nel massimo campionato. E’ molto con – centrato ed è un professionista responsabile e la sua attenzione in allenamento è molto alta. Per questo motivo più migliora la sua tecnica e più riuscirà a potenziare il suo fisico e più avrà successo. E’ solo all’inizio. Più giocherà e più migliorerà. Non ha espres – so ancora tutte le sue qualità. Può diventare un top player. Ha voglia di arrivare e si applica nel lavoro. Ha tanto da imparare in Italia e nel calcio italiano. Ha la mentalità giusta per diventare un grande giocatore.

Çalhanoglu ha qualche anno in più e ha già dimostrato da tempo il suo valore.
E’ un ragazzo molto maturo, nonostante l’età. E’ affidabile anche nella vita privata, un vero professionista. E’ un uomo squadra, dà il massimo per i compagni e ha il vantaggio di ave – re una grande duttilità. Sa fare tutto, gol e assist, un centrocampista offensivo molto pericoloso. In Nazionale con me ha trovto molto spazio. Nel Milan può crescere ancora. Ha già esperienza internazionale nonostante la giovane età e questo lo ha aiutato ad ambientarsi in fretta in Italia.

Domenica è in programma la grande sfida tra Roma e Milan, con Çalhanoglu che affronterà Ünder: chi vincerà il duello turco?
Vinca il migliore. Tutti e due sono stati miei allievi, li ho avuti in Nazionale, sono due ottimi giocatori e auguro a entrambi grandi successi nella loro carriera.

Dall’alto della sua esperienza in Italia, anche sulla panchina del Milan, che impressione ha delle due squadre che si affrontano domenica?
L’Italia non è importante solo per la sua storia e per la sua posizione geografica strategica, ma la cultura del calcio è molto sentita nel vostro Paese, c’è grande interesse per questo sport così popolare, la gente segue con partecipazione il campionato di serie A. Penso che entrambe le squadre sono importanti e hanno due grandi tifoserie alle spalle.

Dove può arrivare Ünder? A chi somiglia, tra i grandi del passato, l’attaccante della Roma?
Secondo me non è molto corretto trovare un paragone perché lui ha un suo stile, un suo modo di stare in campo, con qualità tecniche importanti assolute. Credo che lui arriverà lontano, avrà successo.

Chi vincerà lo scudetto?
Il calcio è un gioco che riserva molte sorprese, ma secondo me nella lotta tra Napoli e Juventus uscirà la squadra campione d’Italia.

 

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Il tradimento del Senato. Di Francesco: «Roma, così non mi piaci»

LA GAZZETTA DELLO SPORT (D.Stoppini – M.Cecchini) – In fondo non siamo poi così lontani dal mitico «Lavoro, guadagno, pago, pretendo». L’accento non sarà milanese come quello di Guido Nicheli, ma più che sulla forma conviene concentrarsi sulla sostanza. L’Eusebio Di Francesco che dopo la sconfitta di Kharkiv – anzi, dopo il ribaltone figlio di un secondo tempo da schiaffi – punta il dito contro i suoi giocatori, nello specifico quelli con maggiore esperienza, è il ritornello in rima della convinzione che via via si sta facendo strada dentro la Roma, la società Roma. In soldoni: la squadra non rende per quello che viene riconosciuta, stimata, pagata. Perché altrimenti non si spiegherebbero i 16 punti di distacco dal Napoli in campionato. Perché altrimenti non sarebbe giusto tratteggiare un gruppo di ragazzi che sparisce dal campo alla prima vera grande difficoltà di un ottavo di Champions, difficoltà che una squadra come lo Shakhtar può legittimamente pensare di causarti. E allora ecco un Di Francesco poco diplomatico affermare che «la nostra è una fragilità incomprensibile. Dopo l’1-1 avrei dovuto cambiare tanti giocatori. Forse volevano gestire, ma non so cosa. Il pareggio ha dato fiducia agli avversari, ma non può giustificare certo il finale dei nostri calciatori di caratura internazionale».

PARAMETRI – È una frecciata diretta a chi lo spogliatoio di Trigoria lo vive da anni, ma pure a chi dovrebbe avere, per curriculum, una dose d’esperienza sufficiente per gestire le pressioni. Nella Roma, invece, funziona tutto al contrario. Funziona che l’esordiente Under ha l’animo leggero e il piede caldo, che Alisson – un altro alla prima stagione di Champions – non sbaglia una partita. E che gli altri – da Nainggolan a Dzeko, da Florenzi a De Rossi, da Strootman all’ultimo Kolarov – mollino come travolti da una valanga. Il richiamo di Di Francesco serve a stimolare una reazione d’orgoglio, certo. Ma pure a mettere di fronte alle proprie responsabilità gli attori principali della Roma, che avrebbero tutte le possibilità per condurre una stagione migliore dell’attuale sul piano dei risultati. Nel calcio l’unità di misura è spesso sfuggente, però un paio di parametri non possono non essere presi in considerazione. L’undici di Kharkiv somma 445 presenze nelle rispettive nazionali. Il Napoli che in campionato è 16 punti più su, si ferma a quota 333, di cui solo 103 totalizzate da Hamsik. Parametro numero due, il monte ingaggi: la Roma paga stipendi per 91 milioni di euro, il Napoli dieci in meno (più premi). Ciliegina: molti giallorossi sono (o sono stati) capitani sia nei loro club e in Nazionale. Allora delle due l’una: o il valore dei giocatori è stato sovrastimato(potrebbe essere, ma non si spiegherebbero le presenze in Nazionale) o il loro rendimento è al di sotto delle aspettative di società e allenatore.

CONFRONTO – Allenatore che ieri a Trigoria ha tenuto a ribadire forte alla squadra il concetto espresso in Ucraina. Di Francesco ha chiesto ai giocatori maggiore concentrazione, spirito di sacrificio e soprattutto personalità. Il momento è decisivo, in ballo c’è la Champions di oggi e quella di domani. Oltre che il futuro di un organico che in estate sarà molto probabilmente fortemente ritoccato.

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Champions aperta

LA GAZZETTA DELLO SPORT (M.Cecchini) – Non per il presente, ma per il futuro. La mancata espulsione di Taison per la gomitata a Perotti forse non avrebbe cambiato la partita d’andata, ma avrebbe potuto incidere nella gara di ritorno a Roma, vista la bravura del brasiliano. «Può darsi che meritasse il rosso – dice infatti l’argentino – ma non voglio più pensarci. Per l’arbitro non era da espulsione e basta così. Ora bisogna giocare meglio, pensando che al ritorno con un solo gol possiamo eliminare lo Shakhtar. Cosa è successo tra il primo e il secondo tempo? Non lo so, me lo chiedo anche io. Per il primo tempo avremmo meritato di vincere e mi dispiace molto per quel maledetto secondo tempo che abbiamo giocato. È tutta colpa nostra, non ci sono scuse, i responsabili siamo noi. Un terzo gol ci avrebbe ammazzato, ma in casa non possiamo giocare come abbiamo fatto nella ripresa. Nella ripresa non abbiamo fatto niente di quello fatto nel primo tempo e sono arrabbiato perché avevamo segnato, stavamo giocando bene e poi non so cosa sia successo. Non ho una risposta chiara, forse è mancata un po’ d’esperienza. Dobbiamo stare zitti e lavorare per migliorare. L’obiettivo è il Mondiale? Darò tutto per andare. Non sarà facile far parte del gruppo, però ci proverò perché sarebbe il mio sogno».

RISCATTO – Ha l’amarezza scritta in faccia anche capitan De Rossi, che rimugina sul fatto che i giallorossi hanno perso 8 delle ultime 9 partite a eliminazione diretta. Tra l’altro, l’ultima volta che la Roma ha perso una partita in Champions dopo essere stata in vantaggio è stata proprio contro lo Shakhtar, nel 2011. «Sono stati due tempi molti diversi tra loro. Molto bene nel primo e poi male dopo il primo gol subito, dove abbiamo smesso di giocare. Peccato. Di Francesco deluso da chi ha più esperienza? Non ho sentito l’intervista del mister. Abbiamo giocato contro una squadra forte con grandissimi giocatori. Analizzeremo bene dove siamo mancati, ma dobbiamo pensare che il risultato ci tiene in vita. Non c’è bisogno di nuovi stimoli per il ritorno di un ottavo di Champions. Giocheremo in casa e ci basterà vincere 1-0 ma non sarà facile. L’errore di Florenzi? Non l’ho visto a fine partita perché è andato all’antidoping. Gli errori nel calcio si commettono, però c’è ancora il ritorno dove possiamo ribaltare tutto e per far dimenticare gli errori di questa gara che ci ha lasciato l’amaro in bocca». Proprio vero. Per questo l’Olimpico aspetta una notte zuccherosa.

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La Roma rovina tutto

CORRIERE DELLA SERA (L.Valdiserri) – Un tempo per uno fa un po’ più male alla Roma. Il discorso qualificazione resta aperto — grazie al gol di Cengiz Under nel primo tempo, a due paratone di Alisson nel secondo e al salvataggio di Bruno Peres a porta vuota nei minuti di recupero —, ma dopo i primi 45’ nessuno avrebbe pensato a una Roma sconfitta. Un po’ è calata fisicamente la squadra, un po’ è stato pagato un mercato che praticamente non ha dato a Di Francesco un terzino destro di ruolo. Lo Shakhtar ha preparato tutta la partita lì, attaccando sempre Florenzi che terzino vero non è e che ieri era pure debilitato dall’influenza. Fino a che la Roma ha pressato alto, soprattutto con Strootman, la gara è stata in controllo dei giallorossi, poi la Roma ha perso campo e personalità. Peccato, perché nel primo tempo si era vista quasi una squadra sola in campo. Il freddo è quello dei bei tempi andati: si comincia a -7. Di Francesco può cavalcare il momento magico di Cengiz Under e giocare con la squadra titolare. Lo Shakhtar ha in campo cinque brasiliani (Ismaily, Fred, Marlos, Taison e Bernard), più l’argentino Ferreyra: un mix tra Sudamerica e Est Europa che da una quindicina d’anni funziona bene, prima sotto la guida di Lucescu (ieri a vedere i suoi ex ma anche Cengiz, in quanto c.t. della Turchia) e adesso con Fonseca, l’allenatore che si è presentato con la maschera da Zorro in conferenza stampa dopo aver eliminato il Napoli nella fase a gironi.

Quando il pallone diventa davvero pesante, però, non c’è tempo per scherzare e la Roma aggredisce bene la partita. Guadagna un corner dopo pochi secondi con il pressing alto ed è un bel segnale. Il minuto dei rimpianti è il 20’ quando prima Manolas colpisce male di testa su corner di Kolarov e poi Dzeko spreca un assist di Perotti, liberato da un cambio di gioco di Cengiz Under da destra a sinistra. Erano due occasioni chiare per andare in vantaggio e pure meritatamente. Lo Shakhtar rumina calcio, tenendo palla e attaccando sempre e solo sulla fascia sinistra, senza creare troppi pericoli. Le azioni della Roma, invece, sono sempre ficcanti. Al 41’ arriva il premio meritato. È sempre Perotti a cucire l’azione e Dzeko si fa perdonare lo spreco da numero 9 confezionando un assist da puro 10 per Cengiz Under. Il turco non tira benissimo, ma Pyatov riesce solo a deviaree la palla finisce in rete. Quinto gol nelle ultime quattro partite. Quando sei «on fire» il mondo è con te.

La ripresa, però, ribalta completamente il copione. Un errore di Florenzi apre a Ferreyra la strada per il pareggio e, da lì, è soltanto Shakhtar. Alisson fa un paio di miracoli, ma non può nulla sulla punizione di Fred che brima bacia la parte bassa della traversa e poi finisce in rete. Di Francesco, un po’ in ritardo, cambia tutta la fascia destra: fuori Florenzi e Cengiz Under, dentro Bruno Peres e Gerson, che va subito al tiro. Esce anche Nainggolan, che non si è mai visto nel ruolo di trequartista, e anche De Rossi va in debito di forza. Il finale è drammatico, con Ferreyra che pensa di aver già segnato il 3-1 ma si vede stoppato da Bruno Peres. Se il 13 marzo la Roma riuscirà a passare il turno, Brunetto sarà davvero l’eroe per caso .

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Shakhtar Donetsk-Roma, le probabili formazioni dei quotidiani

Queste le probabili formazioni anti-Shakhtar che il tecnico della Roma, Eusebio Di Francesco, dovrebbe schierare quesa sera, al Metalist Stadium, secondo i quotidiani:

LA GAZZETTA DELLO SPORT (4-2-3-1): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; De Rossi, Strootman; Ünder, Nainggolan, Perotti; Dzeko.

IL MESSAGGERO (4-2-3-1): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; De Rossi, Strootman; Ünder, Nainggolan, Perotti; Dzeko.

CORRIERE DELLA SERA (4-2-3-1): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; De Rossi, Strootman; Ünder, Nainggolan, Perotti; Dzeko.

IL TEMPO (4-2-3-1): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; De Rossi, Strootman; Ünder, Nainggolan, Perotti; Dzeko.

LA REPUBBLICA (4-2-3-1): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; De Rossi, Strootman; Ünder, Nainggolan, Perotti; Dzeko.

LEGGO (4-2-3-1): Alisson; Peres, Manolas, Fazio, Kolarov; De Rossi, Strootman; Ünder, Nainggolan, Perotti; Dzeko.

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Dossier Shakhtar. C’è un Brasile nel ghiaccio

CORRIERE DELLO SPORT  (R.Maida) – Sono originari di Donetsk, si allenano a Kiev, giocano a Kharkiv. La vita con il trolley dello Shakhtar rappresenta un caso unico nel mondo e si deve a una storia seria, dolorosa: è stata la guerra civile del 2014, con tanto di bombardamento allo stadio, a costringere i giocatori al nomadismo in giro per l’Ucraina.

LA SPINTA UCRAINA – Ora il tempio dello Shakhtar è il Metalist Stadion, un’ora di aereo dalla capitale, rimasto praticamente disabitato a causa del fallimento della squadra locale. L’hanno ammodernato per l’Europeo 2012 dandogli il soprannome di Spider Arena per le caratteristiche architettoniche che rimandano a un’enorme ragnatela. Non sarà vuoto domani sera, tutt’altro, nonostante le tante centinaia di chilometri di distanza da Donetsk, città ormai fuori controllo del governo ucraino. Hanno venduto già 35.000 biglietti dei 40.000 disponibili, quindi la squadra che non gioca mai in casa avrà il supporto dell’intero Paese. Curioso: la Roma aveva vissuto un’atmosfera simile a Baku,dove gli azeri del Qarabag si erano trasferiti alla fine della guerra che aveva cancellato il loro villaggio.

L’ASSESTAMENTO TECNICO – Lo Shakhtar, che arriverà a Kharkiv solo oggi, un giorno dopo la Roma, non sembra pagare il disorientamento territoriale. Anzi: se non avesse creato strutture alternative avrebbe perso tutto. Alcuni calciatori erano scappati, quattro anni fa, minacciando di non tornare mai più. Quella crisi almeno è passata e i vari Marlos, Taison, Fred, Bernard, Facundo Ferreira formano il cuore sudamericano di una colonia unica al mondo: l’ha formata Mircea Lucescu, ora ct della Turchia, vero santone della crescita internazionale del club. Con lui in panchina lo Shakhtar ha vinto non solo scudetti in serie, ma anche una Coppa Uefa, l’ultima, nel 2009, prima che diventi Europa League. «Non sarà facile per la Roma – ci ha raccontato – perché questa è una squadra che gioca a memoria. L’unico handicap può essere la ripresa dopo la pausa invernale». Con il nuovo allenatore, il portoghese Paulo Fonseca preso dal Braga, lo Shakhtar ha vinto tutte e tre le partite del girone di Champions, consentendo allo stesso Fonseca di onorare il voto-qualificazione: dopo aver battuto il City è andato in sala conferenze mascherato da Zorro.