EDITORIALE (di Francesco Oddo Casano) – Freddino il clima, cielo autunnale, noia in campo per almeno 70 minuti e timida speranza nel finale, mista ad imprecazioni. L’ultimo pomeriggio vissuto all’Olimpico in questo 2022 è stato a tratti sconfortante, certamente deprimente. Un primo tempo non da zero in pagella, peggio, da ‘boh’: ‘boh’ sui singoli, sulla prestazione, ‘boh’ su come è stata preparata la partita, su come è stata sviluppata. Il nulla cosmico.
Il commento nel finale è stato ‘ari-boh’, perché al di là del sussulto vissuto nei famigerati 20 minuti, non si è visto nulla di diverso rispetto a tante altre occasioni in cui la Roma genera questi mischioni finali, frutto di impeto emotivo ma non di organizzazione. Non è un caso che Dybala entri bene ieri, come Volpato a Verona nel finale, come Zaniolo nella ripresa con il Ludogorets o Abraham a Reggio Emilia. La scossa arriva quasi sempre da fuori, evidentemente perchè qualcosa nell’undici di partenza (eufemismo) non funziona, quasi in maniera sistematica.

Sconfortante poi è stato il tenore arrendevole delle dichiarazioni di Mourinho. Al netto degli evidenti limiti di alcuni calciatori, nuovamente certificati dalla mediocre prova offerta contro il Torino e sottolineati a ragione dai fischi del pubblico, si parla solo e costantemente di atteggiamenti, problemi psicologici, richiami alle armi emotive, ma di calcio zero. Zero spiegazioni sul perchè la Roma sia Dybala dipendente, zero spiegazioni sul perchè ad esempio Zalewski, parlando di singoli, è involuto a tal punto da sembrare la peggior versione di Josè Angel, o perchè Zaniolo, quasi nelle vesti di un lottatore di sumo, faccia del corpo a corpo sistematico la sua unica arma. Ma si potrebbe proseguire con Mancini, Cristante, l’epurato Karsdorp e compagnia. Zero spiegazioni (non può bastare l’addio di Mkhitaryan) sul perchè la Roma lo scorso anno aveva trovato una sua identità, esprimendo anche in diversi casi un calcio gradevole oltre che efficace, oggi si sia smarrita totalmente. La Roma per svariate fasi delle ultime gare non ha giocato a calcio, ma praticato un altro sport difficile anche da definire: a tratti sembra rugby.
Ora, che ci siano delle criticità strutturali, che periodicamente con forza riemergono è ormai un dato assodato. L’errore di valutazione di società e tecnico è stato forse quello di credere che, aggiungendo qualità, si potessero celare i difetti cronici di alcuni calciatori, ma col senno di poi è facile. I fatti dicono questo ma raccontano anche di una squadra svuotata di qualsiasi significato tattico, svuotata di idee, che rumina calcio quasi pascolando in attesa della manna dal cielo, che a volte arriva a volte purtroppo no.
La sosta è ora la manna dal cielo della Roma, schiacciata nelle sue difficoltà e anche nella sua presunzione. Serve il coraggio delle idee, delle decisioni risolute, serve la capacità reale di fare l’autocritica richiamata da Mourinho e un reset quasi totale di ogni meccanismo, perchè dopo un anno e mezzo vedere ridotta così la Roma, vittoriosa a Tirana sei mesi fa, è mortificante ma soprattutto non spiegabile solo con la dipendenza da questo o quel calciatore.
