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Una Roma a tutto Mou: ora la panchina è da 10

La panchina è da 10. Una conferma, scrive Il Corriere dello Sport, che la Roma ha assimilato dopo il pareggio contro il NapoliSono appunto 10 le reti che Mourinho ha ottenuto da chi è entrato a gara in corso. 10 gol per 10 punti in classifica. Ultimo tra questi El Shaarawy che non ha avuto una stagione fortunatissima, per gli infortuni, ma che ha reagito con la personalità e l’orgoglio di chi non si sente inferiore ai compagni. Finito dietro a Zalewski nelle gerarchie non ha mai creato problemi e ha aspettato con pazienza il suo turno.

Il modello tecnico di Mourinho è abbastanza chiaro. Esiste una formazione che per 9-10 giocatori è stabile e poi comincia un’altra partita, quella delle sostituzioni. Nelle 12 partite di imbattibilità il tecnico ha aggiunto molto alla squadra. Non solo attraverso i cambi ma anche in aggiustamenti tattici. La raggiunta maturità della Roma è tardiva per inseguire la Champions ma è un presupposto decisivo per lo sprint europeo.

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Il nuovo muro Smalling è la base per il futuro

Nelle ultime sette giornate di campionato la Roma ha incasato soltanto un gol su azione, quello di Molina ad Udine. Come scrive Il Corriere dello Sport, non può essere merito, evidentemente, di un solo giocatore, ma la componente Smalling ha dato nuova solidità alla squadra. Superati i problemi fisici è tornato il giocatore dominante che si è visto al suo primo anno a Roma. Non sorprende che Pinto, nelle settimane scorse, abbia ricevuto il procuratore per parlare del futuro. Il contratto scade nel 2023 e non è stato ancora rinnovato. Una delle ipotesi è il prolungamento di due anni a stipendio ridotto: non più di 3 milioni più bonus ma una cifra inferiore però garantita fino al 2025. Smalling è tentato di continuare la sua carriera a Roma dove si è ambientato benissimo. Grazie ad un percorso di recupero e prevenzione il giocatori ha iniziato e finito le ultime 11 partite di campionato. In generale non si ferma per problemi fisici dal 28 novembre. Contro il Napoli è stato praticamente perfetto annullando del tutto Osimhen. E’ il difensore della Serie A che ha la più alta percentuale dei duelli vinti: il 77%. Confermando anche una dote rara: non è stato mai ammonito e ha commesso pochissimi falli

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Mourinho visita i piccoli malati del Bambino Gesù nel “Toys Day”

Si può essere Special anche con i piccoli gesti. Ieri Mourinho ne ha dato ulteriore conferma volendo partecipare al “Toys Day“, iniziativa con la quale la Roma dona da anni giocattoli e gadget ai piccoli pazienti degli ospedali della Capitale. La meta scelta dal portoghese è stata il Bambino Gesù. Scrive Il Messaggero, accolto dal professore Alberto Villani, Direttore Dipartimento Emergenza, Accettazione e Pediatria Generale, il tecnico ha visitato il reparto assieme a Nuno SantosSono stati firmati autografi a circa 40 ospiti, dei quali una decina provenienti dall’Ucraina.

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Le partite della Roma non finiscono mai: diciannove gol nel finale

 Il gol di El Shaarawy al 91esimo contro il Napoli è soltanto l’ultimo esempio di quello che ormai è diventato un marchio di fabbrica. Come scrive Il Corriere della Sera, sono già 11 le gare, Conference League compresa, in cui la Roma ha segnato tra l’80esimo e i minuti di recupero. In totale fanno 13 punti in più in campionato e 19 gol. Sono dati che mostrano naturalmente la forza mentale della squadra, che non si dà mai per battuta. C’è voluto qualche mese di lavoro, ma Mourinho è riuscito a plasmare a sua immagine e somiglianza la squadra.

Prima della gara contro il Napoli, la Roma aveva giocato una partita da dentro o fuori contro il Bodo e aveva speso energie nei muscoli e nella mente. Per molti allenatori il giovedì sera è considerato un problema quasi irrisolvibile. La Roma, invece, ha chiuso il Napoli nella propria metà campo e dominato la ripresa. Ha avuto occasioni per pareggiare ed ha segnato al 91esimo. Nel recupero ha avuto anche la possibilità di vincere.

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Champions, il sogno proibito. Dieci arbitraggi contestati: persi punti preziosi per il 4° posto

 Lo sfogo è andato a segno. Quando parla Mourinho non lo fa mai a caso. Tempo di inanellare 12 risultati utili consecutivi, rimettersi in scia alla Juventus e subire un nuovo torto arbitrale. In un attimo, scrive Il Messaggero, il low profile tenuto in queste ultime settimane è scomparso. Come al solito ha fatto centro, tanto che la Procura federale stavolta valuta se deferirlo per dichiarazioni lesive. Il j’accuse contro Di Bello ha trovato il pieno appoggio della società e ha visto il consenso entusiasta di un intero popolo. C’è poco da fare: il portoghese come nessun altro sa toccare le corse giuste. Andando a fare la conta degli episodi il numero è effettivamente elevato. Sono almeno 10 le partite sulle quali Mourinho ha da ridire qualcosa. Un’ammonizione galeotta, un’espulsione, un rigore non dato, un altro concesso in modo a dir poco generoso, un altro da ripetere.

Ce n’è per tutti i gusti. Lo sfogo di lunedì è soltanto l’ultimo di un conto aperto contro l’Udinese il 23 settembre quando il doppio giallo a Pellegrini gli costò il derby. Proprio contro la Lazio nuove accuse perchè l’azione del 2-0 nasce da un fallo da rigore su Zaniolo, inoltre manca il secondo giallo a Leiva. Si arriva così al 17 ottobre a sfidare la Juventus. Qui gli episodi sono 3: il braccio di Cuadrado ch e dà il via al gol dell’1-0 fino al clou con Abraham che segna, ma Orsato non concede il vantaggio dando il rigore che, tra l’altro, era da ripetereMourinho poi esplode contro il Milanquando non viene dato un clamoroso rigore per un fallo di Kjaer su Pellegrini, mentre è sanzionato un contatto tra Ibanez e Ibrahimovic dove il giocatore della Roma tocca prima il pallone. Mou non si ferma più e anche con Bologna e Venezia non si fanno prigionieri.

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Roma, la Procura contro Mourinho: nel mirino le dichiarazioni post Napoli

Questa volta la Procura federale non vuole far passare le dichiarazioni di Mourinho. Come riporta Il Messaggero, il suo ultimo sfogo, dopo gli errori subiti dalla Roma contro il Napoli, rischia di punirlo. L’organo, infatto, sta valutando se deferirlo per dichiarazioni lesive contro gli arbitri e, soprattutto ora, per quanto detto contro Di Bello e il VAR Di Paolo.

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All’ultimo respiro. El Shaarawy, un Faraone per le sfide impossibili

Tre gol dei sette segnati dalla Roma oltre il 90’portano la sua firma. Non solo: Stephan El Shaarawy, con 7 centri stagionali, ha segnato da solo le stesse reti di Shomurodov e Carles Perez insieme, scrive La Gazzetta dello Sport. Segno che quando serve il Faraone c’è. E’ innegabile che, frenato da tanti guai fisici, non gravi ma fastidiosi come quelli al polpaccio, la sua stagione finora non sia stata indimenticabile, basti pensare che in campionato non gioca dal primo minuto da inizio dicembre, contro il Bologna. In questa fase finale, e delicatissima, della stagione, però, la Roma avrà bisogno anche di lui e chissà che le soddisfazioni che finora hanno latitato non possano arrivare tutte insieme. Intanto, in una squadra che gioca sempre tutte le partite fino all’ultimo secondo disponibile, El Shaarawy si è messo a posto fisicamente. Ha lavorato sempre, quando serviva anche con un preparatore personale, e contro Sassuolo, Milan e Napoli i suoi gol hanno portato alla Roma tre punti. Contro la squadra di Spalletti è stato il romanista che ha intercettato più palloni insieme a Ibanez e Zalewski che, però, erano partiti titolari. Segno che, quando è entrato in campo, aveva la giusta determinazione, le giuste forze e ha provato ad incidere immediatamente sul risultato. Proprio quello che gli aveva chiesto Mourinho. E un impatto così, se la condizione non è buona, raramente arriva. Anche la condizione mentale è buona per quanto, logicamente, El Shaarawy vorrebbe giocare di più. A 30 anni è un uomo-spogliatoio, sa quando essere incudine e quando martello e sa che ogni decisione sarà presa a fine stagione. Per adesso, però, la priorità è dare il suo contributo anche con pochi minuti a disposizione e le parole dette al novantesimo sul quarto posto («noi ci crediamo») raccontano di un ragazzo che è sul pezzo, come tutti i suoi compagni. Poi, se sarà ancora a Roma dopo l’estate o meno, si vedrà. D’altronde, e questo è uno dei meriti più grandi di Mourinho, la Roma è uno spogliatoio dove tutti remano dalla stessa parte. Lo scorso anno, di questi tempi, il gruppo era diviso in fazioni, si andava avanti per inerzia, gli infortunati erano tantissimi e Fonseca un allenatore che non aveva più la guida della squadra. Oggi, come i tifosi sono compatti intorno a Mourinho, così lo è lo spogliatoio.  Anche perché i calciatori si sentono rassicurati dalla bontà del lavoro fatto dalla società e dall’allenatore sui campi e su tutto il reparto medico. El Shaarawy è tornato in forma così, gli altri anche: ecco perché le partite della Roma non durano mai solo 90 minuti.

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La caviglia è ok. Zaniolo al lavoro per la sfida col Leicester

La caviglia gli fa ancora male, ma Zaniolo avrà tutto il tempo per recuperare per la semifinale di Conference League, scrive La Gazzetta dello Sport. Sabato contro l’Inter sarà squalificato e questo gli consentirà di lavorare senza alcuna fretta. Lunedì al Maradona ha chiesto subito il cambio, ma il sospiro di sollievo è stato immediato anche se ha ancora un po’ di dolore. Ora che sta ritrovando sensazioni positive Zaniolo non ha intenzione di fermarsi e ora la squalifica lo aiuterà a dividersi tra fisioterapia e lavoro sul campo.

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Dieci partite senza vittorie: non c’è niente…Di Bello

Se non è stata una ricusazione in piena regola, diciamo che ci assomiglia parecchio. Le critiche feroci di José Mourinho all’arbitro Marco Di Bello – rincarate anche alla conduzione del “varista” Di Paolo – sono apparse il vero prodromo alla conclusione fatta dall’allenatore portoghese in sala stampa: “Speriamo di non ritrovarli“. Le “dieci partite” discusse a cui faceva riferimento lo Special One sono quelle in cui appare chiaro come le vittorie della Roma siano state zero.Apparentemente sono state partite assai diverse tra loro, ma di sicuro l’arbitraggio di due giorni fa a Napoli non è stato perfetto. Dalla mancata espulsione di Zanoli al mancato rigore per fallo su Zaniolo, le lamentele giallorosse hanno avuto fondamento Certo è che le proteste di Mourinho sono state ancora una volta forti. Forse troppo, tanto che a Trigoria sussurrano come possa esserci anche il rischio deferimento per l’allenatore, che comunque non crediamo sia troppo crucciato per tale conseguenza. Una cosa è certa: tutta la tifoserie è con lui, ricordando anche gli altri episodi che, secondo il popolo giallorosso, ha privato la squadra di punti che a fine stagione potrebbero essere pesanti. Sgraniamo un sommario rosario: Lazio, Juve, Venezia, Milan, Genoa, tanto per sottolineare alcuni momenti.

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I 5 segreti di Mourinho per realizzare la rimonta da sogno

Ai tempi di Luis Enrique, a Trigoria andavano di moda le citazioni dello scrittore Paulo Coelho. Qualcosa deve essere rimasto nell’aria, scrive La Gazzetta dello Sport, perché alla Roma plasmata(faticosamente) da José Mourinho si potrebbe adattare la sentenza che sembra attagliarsi a questi giorni di entusiasmo: “Credo che solo una cosa renda impossibile la realizzazione di un sogno: la paura di fallire”. In effetti, questo potrebbe essere il mantra della rincorsa alla zona Champions League che i giallorossi coltivano sottotraccia. Se volessimo sintetizzare, potremmo dire che la Roma ha trovato la formula delle “5 C”. “C” come carattere, condizione, cambiamenti, cambi e comunicazione. Quanto basta per sognare. Poco da dire. Una squadra che è capace di segnare in campionato ben 7 volte oltre il novantesimo è del tipo di quelle che non muore mai. Grazie a questo filotto – che due giorni fa ha vissuto a Napoli un’altra tappa – sono ben 7 i punti arrivati sui titoli di coda. Se li togliessimo dalla classifica, sarebbe un disastro. Avendoli, invece, potrebbero aprire virtualmente le porte del paradiso, che banalmente significa i circa 50 milioni assicurati dalla massima competizione europea per club. Carattere, poi, significa anche tanta grinta. A volte persino troppa, visto che i ruolino delle ammonizioni è sempre molto ricco, ma è un rovescio della medaglia che a Mourinho sta bene lo stesso. Nonostante il doppio impegno settimanale in Europa, la squadra sembra viaggiare col vento in poppa. Contro il Napoli sembravano essere i partenopei quelli che avevano giocato il giovedì, mentre in realtà era stata la Roma a giocarsi le semifinali di Conference League contro il Bodo. Segno che il lavoro settimanale dello staff portoghese funziona, così come il recupero e la prevenzione infortuni, giunti per fortuna ai minimi storici degli ultimi anni. Anche sulla tattica l’impegno quotidiano si sta vedendo. Se la difesa a tre è diventato il marchio di fabbrica da alcuni mesi a questa parte, a volte viene declinato in maniera diverse: con due punte e un trequartista, oppure con due trequartiste e una punta. La tanto bistrattata panchina giallorossa adesso sembra essere una miniera di soluzioni. Contro la Salernitana era stato Carles Perez a cominciare a togliere le castagne dal fuoco, mentre contro il Napoli è stata la volta di El Shaarawy a dare la svolta ad una partita che di certo i giallorossi non meritavano di perdere.  Il resto è tutta farina del sacco di Mourinho. Con la sua comunicazione muscolare ha indirizzato la stagione e domenica scorsa non ha fatto eccezione.