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Roma, un regista per Mou: Luiz ha già rotto con l’Aston Villa, costa 30-35 milioni

C’è un mister X che ruota da tempo nel mercato della Roma, scrive  La Gazzetta dello Sport. Non perché sia un obiettivo sconosciuto, ma sostanzialmente perché è il giocatore che deve andare a coprire quella casella che José Mourinho chiede di riempire da oltre 12 mesi. È il regista, ruolo in cui Nemanja Matic si può anche adoperare, ma che non è esattamente il suo. Lì serve un palleggiatore, un uomo capace di avere geometrie e ritmo, oltre che capacità di calcio e qualità tecnica.

Il profilo individuato da tempo a Trigoria è quello di Douglas Luiz, il brasiliano dell’Aston Villa che vedrà scadere il suo contratto a giugno del prossimo anno. Dopo tre stagioni in Premier il brasiliano (24 anni compiuti lo scorso 9 maggio) ha voglia di affrontare una nuova sfida, considerando anche che a Birmingham nel frattempo è sbarcato un vecchio pallino giallorosso come Boubacar Kamara. Ed andare a giocare con Mourinholo sarebbe eccome.

Douglas Luiz è nei desideri di Trigoria da tempo, individuato come il giocatore che può gestire gli equilibri in mezzo al campo. E’ gestito da Giuliano Bertolucci, il potente agente brasiliano che nella Roma ha già un altro assistito, il difensore centrale Roger Ibanez.

Il prezzo fatto dall’Aston Villa per cedere Douglas Luiz è di circa 30-35 milioni di euro, ma la Roma sa che a dodici mesi dalla scadenza del contratto c’è anche la possibilità di strappare un prezzo migliore, intorno ai 22-23 milioni.

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Don Rodrigo De Paul il preferito di Mourinho

L’addio di Mkhitaryan e l’arrivo di Matic ha cambiato (parzialmente) in corsa il mercato romanista, scrive Stefano Carina su Il Messaggero. Lo ha mutato invece nella ricerca del centrocampista, ruolo sul quale quest’estate i Friedkinintendono effettuare un colpo alla Abraham

Sia quindi che la prossima mediana possa essere a tre oppure torni a due – con in ballo il 3-5-2, il 4-3-3 e il 4-2-3-1 – a Mou nel suo scacchiere mancano due mezzali. Una d’inserimento e l’altra di qualità che possa alternarsi con il serbo in fase di costruzione ma e che porti in dote qualche gol. Tradotto: un Mkhitaryan più giovane.

L’identikit è quello di De Paul, giocatore indicato dal tecnico, al di là delle inevitabili smentite che un affare del genere si porta dietro. Del resto, al momento, non può esserci una trattativa visto che la Roma è impegnata nelle cessioni che le daranno poi l’idea del budget a disposizione da investire. Per intenderci: un conto è cedere Kluivert e Veretout in tempi brevi ai prezzi hanno in mente a Trigoria (30 milioni in totale).Un altro vedersi costretti a scendere nelle valutazioni e magari doversi accontentare di operazioni in prestito con diritto di riscatto.

Ma che De Paul sia il target del centrocampista che ha in testa lo Special per il salto di qualità ci sono pochi dubbi. Poi, toccherà alla società “rendere più o meno felice” José (cit.). La quotazione è importante (40 milioni) ma lo era anche quella di Abraham.

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Zaniolo: “Voglio dimostrare di essere da top club. Mourinho mi insegna la calma”

Il gol che ha portato alla vittoria della Conference League gli ha consegnato un posto nella storia della Roma, ora il nome di Nicolò Zaniolo è al centro di molte voci di mercato che lo vedono lontano dalla Capitale. Il talento giallorosso ha parlato di questo e tanto altro in un’intervista a Sportweek, settimanale de La Gazzetta dello Sport.

Bilancio di questa stagione: cosa salvi e cosa cancelli? “Quest’anno è andato molto bene, dal punto di vista fisico ho avuto pochissimi problemi dopo due infortuni molto gravi ed era questo il focus. Era fondamentale non fermarsi, era fondamentale riprendere continuità, tornare a essere un calciatore e mettere dentro prestazioni come ho fatto. Era da folli pensare che tornassi in campo dopo due anni e riuscissi a fare 25-30 gol, sono contento di com’è andata, dei miei 8. Con trofeo. La Conference League era il nostro obiettivo e l’abbiamo portata a casa. Sono felicissimo”.

Con la caviglia già dolorante, ma presente e in gol: che finale col Feyenoord! “Ci dovevo essere per forza, è un grosso risultato che volevamo e dovevamo ottenere per la squadra, per la città, per i tifosi e per noi stessi. Farcela con un mio gol è stato bellissimo”.

Conference League più qualificazione in Europa League. Nessun rimpianto? “È stata una stagione molto faticosa, abbiamo giocato 50 partite, certo abbiamo perso dei punti che potevamo evitare di perdere, però abbiamo anche costruito qualcosa di importante. Erano tanti anni che la Roma non giocava una finale in una coppa europea, l’abbiamo anche vinta, quindi è andata bene, benissimo”.

Cosa buttiamo dalla finestra? “Quei giorni in cui sono stato nervoso… perché la palla non entrava in porta, perché mi faceva il miracolo il portiere, perché avevo discusso con l’arbitro… Sto capendo che è inutile incazzarsi: si sprecano energie”.

Buttiamo via anche quel gestaccio ai tifosi della Lazio? “Eh sì. Quello è stato dettato anche dalla sconfitta che avevamo subito, che è stata una brutta sconfitta. Il derby di Roma è il derby di Roma. Se ho offeso qualcuno, chiedo scusa. Però fa anche un po’ parte dello sfottò con cui la città convive da sempre. E per me è finita lì in campo, dove si fanno cose che a mente lucida non faresti”.

Il derby è questione di vita o di morte. A Roma non puoi viverlo altrimenti. “Senti la maglia che hai addosso e tutta la gente per cui la indossi. Avevamo perso un derby in casa che non volevamo perdere, ho un po’ rosicato ed è venuto fuori quel gesto. Chiedo scusa, ancora”.

Buoni propositi, allora: migliorare il self control, dribblare le provocazioni. “Esatto. Questo è un obiettivo che devo pormi per l’anno prossimo, smetterla di cadere in provocazioni inutili che non servono a niente”.

Ma non cancelliamo il video della festa della Roma, con il coro su Zaccagni: perché si vede chiaro che non canti… Ma perché finisci sempre in mezzo alle polemiche? “Non lo so e neanche me lo chiedo più. Penso a migliorare, quello che succede intorno è contorno e spesso non ha nessuna importanza. In campo alla fine ci vado io e la squadra. E quel che conta è vincere le partite, non parlare. Ho imparato a non ascoltare, all’inizio non nego che ascoltavo parecchio e diciamo che un po’ mi toccavano le cose che si dicevano. Poi capisci che è meglio mettere i tappi e andare in campo a fare quello che devi fare. E che sai fare”.

Anche perché spesso è tutta invidia, ma può far male. “Può far male, sì. Nei momenti più bui, quando sei più debole, la gente al posto di aiutarti magari ci mette il carico. E puoi risentirne. Lì però devi essere forte e avere accanto le persone che ti vogliono bene, quelle che ti danno una pacca sulla spalla e ti aiutano a reagire”.

Ad un certo punto sei uscito dai social… “Ma non per le cattiverie, volevo provare a vedere com’è la vita senza social, siamo sempre con il telefonino in mano… Ma è durato poco, dopo una settimana li ho riscaricati”.

Cosa hai sognato ieri sera? “Sogno poco. E non sono incubi”.

Se potessi scegliere un super potere, ti piacerebbe essere invisibile a comando? “No. Vorrei tornare su quel pallone, il cross di Veretout nel derby d’andata e buttarla dentro al posto di prendere il palo”.

Tra gli obiettivi raggiunti nel 2021-22 c’è che hai giocato dal vivo con Ibrahimovic. “Sì, questo era un obiettivo. La partita non è andata bene, hanno vinto loro 2-1, ma io ho coronato un sogno. Non ho avuto modo di parlarci, ma l’ho studiato: per l’approccio alla partita, come si muove da leader carismatico, è un fenomeno”.

Ma come, non ti sei presentato? Ti sei vergognato? “Di avvicinarmi, sì (ride). L’ho ammirato da lontano. Giocarci insieme è stato molto bello”.

Radio mercato parla da mesi ormai dell’interessamento di Milan, Juve e una squadra all’estero, il Newcastle”. “L’interesse di queste grandi squadre mi fa piacere: se pensano a te vuol dire che vali. Mi alleno ancora più motivato: voglio dimostrare che sia giusto essere accostato a questi top club”.

Quanto ti hanno cambiato gli infortuni? “Tanto, anche dal punto di vista umano. Mi hanno insegnato che bisogna sempre reagire con positività, che ti capiti una cosa bella o una brutta. Che bisogna avere equilibrio. Che serve la palestra, anche… Prima ci andavo perché me lo dicevano, oggi ci vado altrimenti non riesco ad allenarmi”.

Il primo gol in Conference League, 400 giorni dopo l’ultimo, contro il Trabzonspor è stato un sospiro di sollievo? “È stato un traguardo: la strada che mi ha portato a quel gol è stata lunga e ho passato diversi momenti difficili. Quindi lì ho detto a me stesso: da ora sei tornato davvero a giocare”.

La tripletta al Bodo il momento più importante? “Sì, per l’importanza della partita, per la difficoltà della partita, perché all’andata avevamo perso 2-1 quindi dovevamo vincere per forza. È stata una delle notti più belle da quando gioco”.

Quando le partite contano diventano più difficili, tu lì ti sei esaltato e noi abbiamo rivisto Nicolò Zaniolo. “È stata la partita perfetta, quella dove ti riesce tutto”.

Compresa la prima tripletta tra i professionisti. In mezzo ci sono state anche delle panchine un po’ pesanti, nel derby vinto con la Lazio e poi contro lo Spezia a La Spezia. La panchina non piace a nessuno, ma sei stato bravo a gestire le decisioni del mister. “Le decisioni del mister le accetto, perché… decide lui, anche se il derby avrei voluto giocarlo. Come volevo giocare a La Spezia, contro la squadra della mia città. Penso che tutti al posto mio avrebbero voluto giocare quelle due partite lì. Poi accetto le scelte del mister, se ha deciso così un motivo c’era, però un po’ l’amaro in bocca resta”.

Mou, bastone e carota: dice che la gente è ossessionata da te, che dovrebbero lasciarti tranquillo. Poi ti mette seduto in panchina. Cosa ti ha insegnato? “Proprio così, bastone e carota. È un vincente, non servo io a ricordare quello che ha vinto. E mi ha insegnato a entrare in campo nella fase difensiva, dove dovevo migliorare e devo farlo ancora. E mi ha aiutato a gestire certe situazioni: in passato avrei reagito male o peggio per l’esclusione da partite per me molto significative. Lui mi ha insegnato a mordermi la lingua: muto e in campo a lavorare di più”.

Ha cambiato spesso modulo. E tu hai giocato dove voleva il mister, anche seconda punta. “Il 3-5-2 non esalta al massimo le mie caratteristiche, io preferisco il 4-3-3 o il 4-2-3-1 però se il mister decide di giocare così e di mettermi lì davanti io devo dare il 100% lì, per la squadra e per raggiungere il risultato”.

Dicono che potresti prendere il posto di Dybala. “L’accostamento mi sembra anche eccessivo. Certo, mi fa piacere. Ma lui è unico, un giocatore fantastico, fortissimo. Vediamo. La vita è imprevedibile, in futuro non si sa mai cosa succede. Penso al presente. Mi alleno intanto. E aspetto”.

“Dale hermano”, forza fratello, ti ha detto mentre uscivi in barella, la prima volta che ti sei rotto il crociato: Roma-Juve del 12 gennaio 2020. Era lui, te lo ricordi? “Chi se li dimentica quei momenti lì: ero in trance, ma ricordo la sua voce, quella frase”.

A proposito di fratelli, a Roma hai trovato Abraham. “Un bravissimo ragazzo, si è ambientato subito, è forte e può migliorare tantissimo. Ed è sempre allegro. È bello giocare con lui, trasmette serenità. Ci siano diverti e penso che in campo abbiamo anche fatto bene”.

Sarebbe una di quelle persone che ti mancherebbero, dovessi andare via da Roma? “Se dovessi andar via me ne mancherebbero tante. Lui è una di queste”.

Avevi rinunciato all’Europeo per non correre rischi, per dare il tempo al ginocchio di mettersi a posto. Doveva essere il tuo Mondiale, ma purtroppo l’Italia al Mondiale non ci andrà: dispiaciuto o arrabbiato? “Dispiaciuto, perché bisogna aspettare altri quattro anni. Ma si va avanti. Sono abituato a rincorrere. Ci saranno nel mezzo altri obiettivi”.

Una Nazionale da ricostruire, dove dovrai tenerti stretto il posto. E dove non ci sarà più Chiellini. “Lui è sempre stato il più difficile da superare, è forte fisicamente e fuori dal campo è una persona eccezionale. La prima volta che Mancini mi ha convocato ero giovanissimo, lui già un senatore. È venuto lì a parlarmi, per farmi sentire subito a mio agio. Grandissima persona, professionista, giocatore. Io farò di tutto per convincere Mancini”.

Tu che hai vissuto la delusione e anche la sfortuna, sai che in un attimo tutto cambia, ma sai anche che hai tutto il tempo per rifarti. Sai anche di essere un ragazzo fortunato? “Certo, molto fortunato. Madre Natura mi ha donato un grande talento. Devo essere bravo a custodirlo e non perdere le occasioni che ho per tirarlo fuori”.

Quasi un anno fa è nato Tommaso. “Una grandissima emozione, l’emozione più bella della mia vita, la più bella che il Signore potesse darmi. Sono contento di essere padre, certo devo migliorare. Non si nasce bravi o cattivi padri, né imparati. Io voglio essere un bravo padre e ce la sto mettendo tutta per diventarlo”.

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Calciomercato

Roma, interesse per Anguissa: Mou telefona al calciatore e il Napoli non gradisce

Josè Mourinho vuole Anguissa. Questo il retroscena di mercato, rivelato oggi da Radio Kiss Kiss. Il tecnico giallorosso, nonostante il centrocampista sia stato riscattato di recente dai partenopei, avrebbe telefonato personalmente ad Anguissa, per parlare del suo progetto tecnico. Il club azzurro non avrebbe gradito la telefonata.

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RETESPORT

De Paul-Roma, pista fredda: secche smentite da Trigoria e dall’entourage dell’argentino

NEWS RETESPORT (di Francesco Oddo Casano) – Questa mattina, su alcuni quotidiani, è stata riportata l’indiscrezione di un possibile affare tra Roma e Atletico Madrid per Rodrigo De Paul. L’ex centrocampista dell’Udinese, giunto un anno fa in Spagna, secondo il Messaggero e Leggo sarebbe – nei piani di Pinto – il nome forte per la mediana giallorossa, da affiancare a Nemanja Matic.

Da Trigoria però giungono secche smentite sul conto dell’argentino che per costi di cartellino (oltre 40 milioni) e soprattutto ingaggio (non beneficerebbe del decreto crescita in quanto tornerebbe in Italia dopo un solo anno all’estero) è un obiettivo difficilissimo da centrare. Anche dall’entourage del calciatore arrivano commenti estremamente negativi in merito a questa suggestione, ritenuta ‘impossibile‘. Smentiti inoltre i presunti contatti tra Mou e il calciatore.

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Gentile (Gazzetta) sulla sua intervista a Zaniolo: “Mi ha detto che se andrà via lascerà un pezzo di cuore a Roma”

Serena Gentile, giornalista della Gazzetta dello Sport, è intervenuto ai microfoni di Retesport parlando della sua intervista a Nicolò Zaniolo: “La Roma era informata dell’intervista, anche se non era presente l’ufficio stampa. Ho visto Zaniolo molto sereno, era contento di come ha chiuso la stagione e di come i tifosi lo hanno aiutato a tornare dall’infortunio. Il futuro? Ha imparato che può succedere di tutto. Ha detto che se andrà via lascerà a Roma un pezzo di cuore. Ha anche detto che essere accostato a grandi squadre è fantastico. Sul futuro Zaniolo non mi ha detto né che resta né che va via. L’ho trovato sereno, pronto ad andare avanti e ad accogliere ciò che gli riserverà il futuro“.

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Repubblica: Cristiano Ronaldo, con lo United è finita: anche la Roma lo sogna

Cristiano Ronaldo cerca casa. Non quella che si farà costruire per 17 milioni sterline a Cascais. Ma una nuova squadra, un nuovo inizio. Come riporta La Repubblica, l’attaccante dei record dello United rischia di trovarsi ospite di un progetto che non solo non lo coinvolge: non lo riguarda. Il progetto tecnico di Ten Hag è fondato su un calcio all’olandese, corsa e possesso palla, collettivo e umiltà. Parole che faticano a rintracciarsi nel vocabolario di Cristiano. Il matrimonio celebrato lo scorso agosto è quindi in crisi.

La crisi è, si direbbe, d’immagine: CR7 in Premier è letteralmente sparito, lontano dalle vetrine riservate a De Bruyne e Mané, o in Champions dalle conquiste di Mbappé e Benzema. Inoltre, lo United non farà la Champions, il terreno di caccia preferito da Cristiano. E allora il suo agente Jorge Mendes è già al lavoro trovare una nuova squadra al fuoriclasse. Il problema è: chi può prendere oggi Ronaldo?

Chi può essere interessato a prendere un 37enne con uno stipendio da 23 milioni di euro a stagione? Non i top club europei, orientati su profili meno usurati. Non la Juve, ovviamente, ma nemmeno Inter o Milan. Per questo, nella Roma, c’è chi ha iniziato a sussurrare quel nome. Perché un anno dopo Mourinho, Ronaldo rappresenterebbe un nuovo salto in alto, una molla verso il paradiso. Perché nessuno darebbe un impulso all’immagine del club come lui. Perché entro il 30 giugno, Ronaldo beneficerebbe ancora del vantaggio fiscale che gli permetterebbe di pagare per i redditi provenienti da attività all’estero solo 100 mila euro di tasse. E perché Jorge Mendes con Trigoria ha una corsia preferenziale aperta: dopo Mourinho, ha portato anche Rui Patricio e Sergio Oliveira, e col connazionale Tiago Pinto, timoniere della gestione sportiva, ha un ottimo rapporto dai tempi del Benfica.

Attenzione però: a zavorrare quello che oggi può essere al massimo un sogno concorrono una serie di elementi niente affatto trascurabili. Prima di tutto, le cifre. Ronaldo non è più il calciatore più pagato al mondo, ma la Roma non può permettersi il suo stipendio da 23 milioni di euro. Anche perché non potrà usufruire del decreto crescita che dimezzerebbe almeno il costo delle tasse. E il club ha già problemi con la Uefa riguardo al Fair play finanziario: manca un accordo per il Settlement agreement e una certa preoccupazione in merito si respira.

La prospettiva di un’operazione simile potrebbe sembrare quasi una provocazione: a meno che lo United non partecipi massivamente al suo stipendio. Inoltre la Roma gioca l’Europa League, non certo una competizione attraente per Cristiano. E anche sui suoi rapporti con Mourinho le voci più affidabili sollevano dubbi: dai tempi del Real il rapporto non sarebbe esattamente idilliaco, per usare un eufemismo.

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Mezzala cercasi: c’è anche Sabitzer

Una mezzala da gol. Un sostituto non solo tecnico ma anche realizzato per Mkhitaryan, che ha scelto di andare all’Inter a parametro zero. La Roma si sta muovendo. E ha avviato diversi contatti su scala internazionale.

L’ultimo – scrive Il Corriere dello Sport – coinvolge Marcel Sabitzer, nazionale austriaco che era stato cercato anche lo scorso anno e che il Bayern ha deciso di vendere dopo una stagione poco brillante (solo 8 partite da titolare in Bundesliga).

Classe ’94, è un giocatore che per caratteristiche risponde all’identikit disegnato da Mourinho. Può essere preso per 15 milioni. A Trigoria è considerato un‘opzione, non la prima e non l’unica. Un po’ come il francese Houssem Aouar, lanciato da Rudi Garcia nel Lione, fantasia e qualità: nel suo caso, l’età (1998) e la scadenza contrattuale (2023) sono un’attrattiva in più sulla quale la Roma sta ragionando. Ma le richieste del Lione per il momento non scendono sotto i 25 milioni.

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Tuttosport: Juve, Arthur per Zaniolo. Nuovi contatti per il romanista

Il ds Federico Cherubini aspetta il verdetto di Di Maria passando da un incontro e l’altro. Continuano, infatti, i contatti per Nicolò Zaniolo. Mercoledì l’entourage dell’azzurro ha incontrato la Roma. La fumata nera sul rinnovo (contratto in scadenza nel 2024) rafforza le possibilità di divorzio estivo. Lo riporta TuttoSport.

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Mercato, interesse della Roma per Saul: contatti con l’entourage

In attesa di definire qualche cessione, la Roma continua a vagliare le diverse opzioni per rinforzare la rosa di Mourinho. L’ultima suggestione – oltre a Sabitzer e De Paul – è Saul Niguez. Negli ultimi giorni, infatti, tra i tanti colloqui intrattenuti dal general manager giallorosso Tiago Pinto, c’è stato anche uncontatto con l’entourage del centrocampista. Lo spagnolo in questa stagione è stato in prestito al Chelsea, dove però non rimarrà. È rientrato a Madrid, non rientrando tuttavia nei piani di Simeone. Lo riporta Il Tempo.