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APPROFONDIMENTI

La Roma scavalca la Lazio e Hummels lo aveva detto…

Dopo il pari contro il Torino, la Lazio ha raggiunto quota 52 punti in classifica chiudendo il 30° turno di Serie A. Un 1-1 che non consente ai biancocelesti il controsorpasso sulla Roma.

In base allo scontro diretto dell’andata, la squadra di Ranieri appaiata con la formazione di Baroni a quota 52 punti è avanti, con due risultati su tre disponibili per poter arrivare anche a parimerito con la Lazio.

Una lunga, lunghissima rincorsa partita da lontano, precisamente dalla vigilia del derby d’andata quando la Roma aveva un distacco dalla Lazio di 15 punti.

Un divario enorme rispetto al quale però Mats Hummels aveva vaticinato la possibilità di rimettere a posto le cose: “Se vinciamo il Derby, abbiamo la possibilità di rincorrere e scavalcare la Lazio”. Detto fatto, visto il rendimento dei giallorossi nel 2025. Ora c’è da lottare per la Champions, un pensiero improbabile anche per i più ottimisti.

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STADIO

Stadio Roma, verifica boschiva a Pietralata ma gli scavi archeologici ripartiranno

Non sono ancora ripartiti gli scavi archeologici sull’area di Pietralata, conditio sine qua non per la presentazione del progetto definitivo da parte del club giallorosso.

Nella serata di ieri Roma e Comune, in una nota congiunta, hanno annunciato la definizione dell’iter per avviare gli scavi archeologici:

«Con riferimento al previsto riavvio delle indagini archeologiche propedeutiche alla realizzazione dello Stadio, Roma Capitale e A.S. Roma rendono noto che è in corso una definizione congiunta della pianificazione delle operazioni da attuare a partire dai prossimi giorni, dunque senza alcun tipo di ritardo rispetto a quanto annunciato con l’ausilio costante di un team di archeologi e tecnici agronomi nel rigoroso rispetto di quanto previsto dalla normativa e dai Regolamenti di Roma Capitale».

Il motivo del rallentamento

Dopo un primo via libera arrivato pochi giorni fa per iniziare le attività, sono emerse altre lungaggini burocratiche che spostano ancora in avanti la data d’inizio. Nei giorni scorsi, infatti, la Roma ha ricevuto dal Dipertimento Ambiente un avviso di ricognizione nell’area di Pietralata per la possibilità della presenza di aree boschive, con gli scavi che sarebbero potuti iniziare soltanto dopo la chiusura dell’indagine sull’area di circa due ettari.

In un primo momento sembrava che il club potesse partire con le trivellazioni senza invadere l’area interessata dalla presenza di alberi (operazione difficile), poi l’indicazione di procedere solo a verifiche territoriali ultimate.

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APPROFONDIMENTI

Fuori Saelemaekers, ma torna Celik ed El Sha spera: il rebus a destra di Sir Claudio

Continua la serie di defezioni sugli esterni per la Roma. Recuperato sì Salah-Eddine già per la sfida di Lecce, Ranieri contro la Juve non avrà a disposizione Alexis Saelemaekers che era diffidato e salterà dunque la gara contro i bianconeri.

Sulla corsia di destra però Sir Claudio riavrà a disposizione Celik. Il turco ha ormai ultimato il programma personalizzato di recupero e da oggi sarà in gruppo.

Recentemente però Ranieri lo aveva sempre schierato da braccetto di destra, preferendolo ad Hummels che dopo l’ottimo ritorno al Via del Mare si candida per una maglia da titolare. L’esperienza del tedesco in questa fase finale di stagione, al netto del gravissimo errore di Bilbao, potrebbe risultare decisiva in zona Champions.

Per questi motivi, Celik si candida per una maglia da titolare come laterale di centrocampo. Out ancora Rensch, che avrà bisogno di qualche giorno in più per ultimare il recupero, l’alternativa offensiva potrebbe essere El Shaarawy, nell’ultimo periodo spesso ai margini delle scelte di Sir Claudio.

Un’altra ipotesi, ultra-offensiva, potrebbe essere Soulè, schierato in due occasioni come laterale destro: contro il Napoli e il Como sempre in casa.

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Calciomercato

Svilar ha chiuso la saracinesca. Ora la Roma deve blindarlo: ecco quanto manca al rinnovo

I numeri difensivi della Roma nel 2025 sono sensibilmente migliorati.

Da quando c’è Ranieri la Roma è la squadra con meno gol subiti. Complice anche l’ottimo rendimento di Svlar, tra i portieri top in Europa tra e secondo in Serie A per parate su tiri subiti, dietro al solo Milinkovic-Savic.

Se la porta della Roma è blindata, non lo è la permanenza a Roma. Non perché Svilar voglia andarsene ma perché il suo rinnovo con adeguamento oltre giugno 2027 non è stato ancora sottoscritto. Probabilmente ci vorrà ancora qualche settimana prima di definire il tutto.

La distanza era fino all’ultimo aggiornamento tra le parti di circa 2 milioni di euro. Bisognerà lavorare ancora per accorciare il gap e giungere quindi alla fumata bianca. Lo riferisce la Gazzetta dello Sport.

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Interviste

Mancini: “Sono pazzo di questa tifoseria. Dovbyk? E’ un armadio, va sostenuto. Rincorsa pazzesca, ora ci giochiamo tutto”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni di ‘Cronache di Spogliatoio’, format Youtube. Ecco le sue parole:

È diventata una rincorsa Champions?
«Sicuramente, da quel derby a oggi, in pochi ci credevano davvero. Erano in pochi ad averci pensato. Noi, dentro lo spogliatoio, sapevamo cosa stavamo facendo, ma all’arrivo del mister Ranieri, a essere sinceri, anche noi facevamo un po’ fatica a crederci. Tuttavia, con il lavoro e la tranquillità che ha portato il mister, partita dopo partita ci siamo resi conto che potevamo recuperare terreno e riagganciarci al gruppone. Adesso siamo lì, ma come ho detto ci aspettano partite davvero difficili. Questa è l’ultima di un ciclo di otto gare importanti, e dobbiamo pensare a vincere per rimanere attaccati al treno».

Quando vedevate la classifica in autunno pensavate alle coppe come ancora di salvezza o consideravate il campionato una cosa fattibile?
«Le coppe, avendo raggiunto una semifinale negli ultimi cinque anni, sono sempre state un obiettivo a cui tenevamo particolarmente. Peccato che quest’anno le cose non siano andate come speravamo. Il campionato, invece, ci faceva soffrire troppo. Era dura vederci in quelle posizioni, in quei mesi in cui i risultati non arrivavano. Tuttavia, come ho detto tante volte, l’impegno durante gli allenamenti, la forza del gruppo e la voglia di stare insieme non sono mai mancati, nemmeno nei momenti più difficili. Non posso dire che fossimo completamente sereni, ma avevamo la convinzione che le cose si sarebbero sistemate. Non si poteva pensare di trascurare il campionato per concentrarsi solo sulla coppa, perché nello spogliatoio ragioniamo sempre partita dopo partita. La classifica ci pesava, vedere la Roma in quelle posizioni ci faceva male, e volevamo risalire».

Su Ranieri.
«Da quando è arrivato, il mister ha aperto la porta del nostro spogliatoio. Io, ma credo anche i miei compagni, abbiamo percepito un allentamento della tensione e di quella sensazione di malessere che ci accompagnava, perché stavamo vivendo davvero male la mancanza di risultati. Il mister ci ha spiegato il suo metodo di lavoro, come vedeva le cose sia sul campo che nell’atteggiamento. Una cosa che mi ha colpito particolarmente è stata una frase che ha detto appena arrivato. Era novembre, venivamo da una serie di brutti risultati e non ricordo esattamente la nostra posizione in classifica, ma tutti sapevano che la situazione era complicata. Eppure lui, fin da subito, ha detto che i cavalli buoni si vedono alla fine. Quella frase mi ha fatto riflettere. È arrivato in un momento drammatico, senza conoscerci direttamente, ma evidentemente aveva visto qualche partita e aveva intuito il potenziale della squadra. Dire una cosa del genere in quel contesto ci ha dato una grande spinta: ci ha fatto capire che lui credeva in noi, anche senza conoscerci a fondo. Da quel momento abbiamo deciso di seguirlo, di lavorare secondo le sue indicazioni e di affidarci alla sua esperienza. Così siamo arrivati fin qui, ma, come ho detto prima, non abbiamo ancora fatto nulla».

Quanti messaggi hai lasciato a Ranieri chiedendogli di restare?
«Questo è un tema particolare. È sempre stato chiaro con noi e lo è stato anche nelle ultime settimane con voi giornalisti. È evidente che una figura come la sua sia importante non solo per noi giocatori, ma per tutto l’ambiente Roma: da chi lavora a Trigoria, a chi viene allo stadio, fino ai calciatori stessi». Sul rapporto con i tifosi. «L’amore dei tifosi l’ho sentito fin da subito, già dal primo anno. Non so se vi ricordate, ma ho giocato alcune partite a centrocampo in una situazione di totale emergenza, con tanti centrocampisti assenti. Il tifoso romanista, in questi momenti, ti trasmette la voglia di aiutare la squadra, anche oltre i propri limiti. È stato allora che ho capito questo amore reciproco, perché anche io sono pazzo di questa tifoseria, di questo stadio, di questi tifosi e di questa città. È un legame speciale, fatto di tante emozioni che si sono intrecciate nel tempo. In campo, a volte, mi trasformo perché l’adrenalina prende il sopravvento. Tuttavia, soprattutto nell’ultimo periodo, con mister De Rossi e mister Ranieri abbiamo lavorato molto su questo aspetto».

Su Dovbyk.
«Artem è un ragazzo d’oro, eccezionale. Sappiamo tutti quello che purtroppo sta vivendo la sua famiglia, e credo che questo lo condizioni un po’. Tuttavia, quando siamo in campo, nei 90 minuti bisogna essere bravi a lasciare da parte tutto il resto, anche se non è sempre facile. A volte lo prendo in giro o lo sprono, perché è un armadio a quattro ante, enorme. Quando mi alleno contro di lui e ci scontriamo nei contrasti, quasi mi viene paura, perché se arriva con forza ti manda a quattro metri di distanza. Ieri, fino al primo tempo, l’ho caricato in modo particolare e gli ho detto: “Artem, o fai gol o ti prendi un giallo, voglio vederti dare una spallata a un difensore e farlo volare fuori dai cartelloni”. E infatti, il gol è quasi nato da una spallata con Federico Baschirotto. Sono due ragazzi fisicamente imponenti, ma quella cattiveria agonistica, in senso sportivo, è stata decisiva per segnare. Quando ha esultato, gli ho detto: “Sei forte, devi sfondare sempre”, ovviamente in senso positivo e calcistico».

Avete mai pensato a dove sareste potuti essere se Ranieri fosse arrivato prima?
«Guarda, hai trovato la persona sbagliata, perché io con i se e con i ma non vado d’accordo. Il mister è arrivato in quel periodo e, senza dire che abbiamo vissuto tre campionati diversi, in una sola stagione abbiamo cambiato tre allenatori. Anche se a Mister De Rossi non è stato dato molto tempo, la realtà è che ci siamo trovati a lavorare con tre tecnici diversi, affrontando difficoltà iniziali con ognuno di loro. Anche con il mister, all’inizio, le cose non sono andate benissimo, perché abbiamo perso delle partite. Però c’era qualcosa di diverso, lo sentivamo nell’aria. Quindi non posso risponderti in modo netto, dicendo semplicemente dove eravamo e dove siamo ora».

Vedete l’obiettivo europeo in modo diverso ora?
«Il calendario è difficile, ma lo era anche prima. Le partite di quest’anno hanno dimostrato che vincere non è mai scontato, su nessun campo. Ovunque vai, trovi delle difficoltà. Non è che se vinci a Lecce, poi automaticamente vinci a Empoli o a Parma. Non si può dire che affrontare queste squadre sia più facile rispetto alle big, almeno sulla carta. Le partite sono sempre complicate, ma ora affronteremo squadre che sono vicine a noi in classifica e che lottano per gli stessi obiettivi. È inutile girarci intorno: da come siamo partiti a dove siamo arrivati adesso, siamo tutti lì, separati da pochi punti. Bisogna ragionare partita per partita Sono le partite più belle, quelle che affronti con grande carica, spinta e voglia di dare il massimo. Bisogna prepararsi al meglio, concentrandosi prima sulla Juventus, poi sulla Lazio, poi sul Verona e sull’Inter. Ogni domenica si scende in campo sapendo che ogni punto può fare la differenza. È fondamentale affrontare ogni gara con questa mentalità, perché alla fine sarà proprio ogni singolo punto a determinare il nostro percorso».

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Calciomercato

De Rossi, possibile ripartenza dalla Premier League: lo scenario

Daniele De Rossi lo aveva lasciato intendere qualche giorno fa: “Sono pronto a ripartire, magari dall’estero”.

Detto e (quasi) fatto. Il tecnico è pronto a ripartire e potrebbe farlo in quella Premier League in cui avrebbe voluto giocare da calciatore. Il tecnico, ancora sotto contratto per due stagioni con la Roma, a giugno potrebbe infatti approdare nel club di cui era tifoso George Best e che si trova non troppo lontano da Londra dove vive buona parte della famiglia della moglie Sarah.

In questi mesi De Rossi ha avuto più di un contatto con alcuni intermediari inglesi, e tra gli interessati ci sarebbe anche il club arancio-nero. Lo riporta Leggo.