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Ostiamare in Serie C: il trionfo di DDR presidente

Ora vado ad abbracciare l’altra mia famiglia che sta giù a Ostia perché è il sogno della mia famiglia portarla in alto e farla brillare ogni tanto. Gioia per Ostiamare, una gioia umana, non solo calcistica. Parole di Daniele De Rossi, del ‘capitano presidente’ come lo chiamano sul litorale non solo gli amici più stretti.

DDR e il suo staff hanno compiuto una vera e propria impresa, rilevando un anno e mezzo fa un club in procinto di fallire e portandolo al primo colpo tra i professionisti.

Ieri è andata in scena la festa sul campo e poi in serata per le strade di Ostia con la presenza anche di De Rossi che è giunto da Genova per celebrare insieme ai suoi ragazzi e tanti residenti questo storico traguardo.

Curioso anche il modo in cui De Rossi ha appreso la notizia. Impegnato in panchina a Marassi con il Genoa contro il Como, l’ex capitano giallorosso aveva chiesto di non sapere il risultato. “Poi dalla tribuna mia moglie me lo ha detto, ma sbagliato, e quindi secondo lei non avevamo vinto il campionato. Quando però sono tornato negli spogliatoi ho invece appreso la notizia. È bello, è bello per Ostia che lo merita. Non vedo l’ora di tornare dagli altri miei ragazzi”, ha raccontato ai microfoni di Dazn.

Un traguardo storico, che riporta Ostia nel calcio che conta a distanza di 35 anni. L’ultima esperienza tra i professionisti risaliva infatti al biennio 1989-91, quando la squadra militava nell’allora Serie C2. Stavolta, però, il percorso ha avuto il sapore della costruzione e della continuità: 79 punti conquistati, con 24 vittorie, 7 pareggi e appena 2 sconfitte.

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Interviste

De Rossi si sfila: “La Roma non ha bisogno di miei commenti in questo momento”

«Di tutto c’è bisogno tranne che io mi metta in mezzo». Sul caos di questa settimana in casa Roma è intervenuto anche Daniele De Rossi che ha vissuto una situazione simile a quella di Gasp.

L’ex capitano e allenatore romanista ha deciso di non specificare un pensiero specifico in merito al caos interno a Trigoria, forse realmente memore di quanto accaduto a lui nel rapporto con Soloukou.

«Di tutto ha bisogno la Roma tranne che io mi unisca ai commenti e soffi sul fumo», ha detto Daniele prima della gara con il Pisa. «Spero che le cose vadano sempre meglio perché se le cose vanno bene a Roma sono contento», ha concluso il tecnico del Genoa. Fonte: Gazzetta dello Sport.

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Calciomercato

De Rossi ad un passo dal rinnovo automatico: il tecnico vuole restare al Genoa

Daniele De Rossi e il Genoa, un feeling sbocciato subito non solo con la tifoseria, ma soprattutto con la squadra. Dal suo arrivo la formazione rossoblù ha fatto un vero e proprio salto di qualità, allontanandosi gradualmente dalla zona calda della classifica e conquistando una posizione tranquilla che ora andrà difesa fino alla fine.

Il più è fatto e la vittoria di domenica ha dato una ulteriore spinta alla permanenza di DDR sulla panchina ligure. Il quotidiano Repubblica, svela anche la presenza di una clausola automatica di rinnovo in caso di salvezza aritmetica, aggiungendo come – a dispetto delle speculazioni delle scorse ore che vedevano nuovamente il nome di De Rossi accostato alla panchina della Roma – De Rossi voglia restare al Genoa.

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APPROFONDIMENTI

Da De Rossi a Pioli e Valverde: la lista dei possibili sostituti di Gasp

Lo scenario più positivo sarebbe una tregua, o una pace utile a crescere insieme tra Gasperini, Ranieri e Massara. Tuttavia, alla luce di quanto accaduto e dichiarato nel weekend, come riporta il Messaggero, appare un’ipotesi poco probabile.

Se alla fine la Roma e Gasperini dovessero separarsi, il club dovrebbe trovare un sostituto all’altezza, anche per il legame creato tra tecnico e tifosi. Il primo nome è quello di De Rossi, che metterebbe tutti d’accordo. Resta però il dubbio su come riportarlo nella capitale dopo l’addio turbolento, nonostante stia facendo bene a Genova e sarebbe disponibile a tornare.

Tra gli altri profili già sondati ci sono Italiano, tecnico in crescita, e Pioli, più difficile da accettare dopo l’esperienza in Arabia e il flop a Firenze. C’è anche Motta, reduce però dal fallimento con la Juventus. Sullo sfondo resta infine l’effetto domino legato alla Nazionale, con possibili sviluppi che coinvolgono Conte, Mancini e Montella

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SOCIAL ROMA

Pellegrini si scusa: “Dispiaciuto per il rigore” e DDR lo difende: “Attaccato come tutti i romani, sta facendo la storia”

Lorenzo Pellegrini sotto accusa. Il numero 7 giallorosso, a scadenza di contratto a giugno, non riesce più a rendere nonostante la fiducia quasi assoluta di Gasperini che, in assenza anche di altre risorse, ripone nel calciatore romano le maggiori aspettative in termini tecnici.

Ieri a Genova, come in casa contro la Juve, la prestazione di Pellegrini è stata ben al di sotto delle aspettative e come contro i bianconeri, un episodio in fase difensiva ha prodotto un danno sul risultato finale. Pellegrini con una marcatura sbagliata, poi scivolando, ha contrastato fallosamente in area Ellertsson offrendo al Genoa il rigore del vantaggio.

Successivamente a questo episodio, dopo un primo tempo totalmente avulso dal contesto, è stato sostituito. Oggi su Instagram, Pellegrini ha scritto: “Deluso e dispiaciuto per il risultato e per il rigore causato – scrive il centrocampista della Roma in una storia su Instagram –. Restiamo uniti e continuiamo a dare tutto per questa maglia fino all’ultimo istante. Forza Roma!”.

Da registrare sul conto di Pellegrini, ormai sempre più vicino all’addio alla Roma al termine di questa stagione, le parole di Daniele De Rossi che ha difeso così l’ex suo capitano in giallorosso: “Non so quanto sia corretto parlare dei giocatori degli altri. Ho visto i suoi numeri e ha superato me e altri giocatori come assist. Come tutti i romani a Roma vengono criticati ma fra un po’ ci diremo: ‘Hai visto quando c’era Pellegrini?’. Siamo un po’ ‘borbottoni’, loro non sono più miei giocatori ma sono amici. Posso dire che sta facendo la storia della Roma”.

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Interviste

De Rossi: “Avevo un piano Scudetto, non meritavo l’esonero a Roma”

Intervistato da Massimo Ambrosini in uno speciale natalizio su DAZN, Daniele De Rossi ha parlato della sua esperienza da allenatore ma anche di calciatore alla Roma:

Come hai fatto a coniugare interessi extra-calcistici all’idea di stare sempre qui dentro?
“Mi sono fatto esonerare prestissimo, questa è la soluzione (ride, ndr)”.

Hai rifiutato tante offerte durante il periodo in cui sei stato fermo? Ti sei pentito di alcune scelte?
“No. Non ho rifiutato perché avevo voglia di andare e sono gli altri che hanno rifiutato me. Quando ho rifiutato l’ho fatto forse per la categoria e perché in alcune situazioni non vedevo molto chiaro. Nelle prime due esperienze, in maniera diversa, ho avuto problemi con i dirigenti: alla SPAL ho avuto problemi, ma ora quel dirigente (Fabio Lupo, ndr) lo sento ancora adesso e abbiamo chiarito. Anche alla Roma ho chiarito con l’amministratore delegato (Lina Souloukou, ndr). Niente di clamoroso, ma comunque c’erano problemi. Non voglio mettermi in una condizione in cui possa tornare ad averli e non voglio che passi il concetto che io sia uno che ha problemi con i dirigenti. Alla Spal parlai di quanto io non fossi contento del mercato in conferenza, dissi la verità. Il presidente Tacopina si arrabbiò e mi disse: ‘Chi ti ha detto che puoi dire la verità sulla mia squadra?’. E io lì ho capito tante cose”.

Cosa ti è rimasto dell’esperienza della Roma?
“A vederla adesso un po’ mi dispiace quello che è successo. Nonostante io stia benissimo, mi dispiace perché sta avendo un exploit che io avevo predetto: dissi che certi giocatori il primo anno avrebbero fatto fatica, nel secondo sarebbero esplosi e nel terzo, continuando con quel mercato, avremmo lottato per lo scudetto. Non eravamo proprio pazzi a puntare su questo gruppo, dato che per me è molto forte”.

Non ti credevano quando lo dicevi?
“I presidenti pendevano dalle mie labbra, con loro avevo un rapporto costante. A livello calcistico ho sempre avuto ampia libertà sulle scelte, si fidavano, mi chiedevano e si confrontavano. Mi hanno iniziato a chiedere le cose ancor prima di confermarmi per i successivi tre anni. Da quel punto di vista c’era grande rispetto dei ruoli da parte di tutti. Poi si sono un po’ incrinate le cose e mi dispiace, ma quello che è successo io e il mio staff non lo meritavamo. Non sei mai pronto all’esonero, era molto presto. E’ successo a Genova e ora questa squadra ha un debito con me (ride, ndr)”.

L’hai vissuta come un’ingiustizia?
“Ci vai sopra perché io pensavo e penso di essere a posto con la coscienza. Non ho mai abbassato di un centimetro l’impegno che ho messo lì dentro, non ho mai tradito chi era lì, non ho mai usato il ‘potere’ che avevo in quella città per proteggere me e andare contro i giocatori o per andare contro la società. Se mi fossi tradito da solo non sarei stato così orgoglioso di ciò che abbiamo fatto. Ogni volta che vieni esonerato smetti di vivere ciò che ti piace. Non penso di aver avuto più dolore dall’esonero dalla Roma che dalla Spal, non cambia niente: ti manca il fatto che saluti i giocatori e poi non li vedrai più. Quando ho salutato a Ferrara eravamo in una palestra più brutta di quella di Trigoria, con dei giocatori meno bravi, con una società meno forte, ma il dolore era lo stesso e i ragazzi piangevano tutti… Ti rimane il senso di incompiutezza, quel ‘fammi fare che la rimetto a posto e andremo alla grande’. Questo ti rimane e ogni tanto ritorna fuori”.

Quando sei diventato allenatore del Genoa hai subito guardato il calendario e visto quando saresti tornato a Roma?
“Sì, ho guardato quando avrei giocato con la Roma e la Lazio (ride, ndr)”.

Non vedi l’ora?
“Si tratta di una sensazione particolare. Da bambino la vivi in un modo, da ragazzo del settore giovanile in un’altra maniera, da giocatore in maniera focosissima e da allenatore in modo folle. Ho sempre desiderato tutti i giorni che la Roma vincesse, questa è la cosa che mi fa più ridere. Per una settimana dovrò lavorare per far perdere la Roma… Ora non salto sul divano quando guardo la Roma, ma la vedo da collega e da ex giocatore. Se vince però sono contento”.

C’è stato un momento in cui potevi tornare alla Roma?
“No, non penso ci sia mai stata davvero la possibilità. Hanno fatto una scelta talmente evidente e chiara… A Roma si parla sempre e il mio nome accostato alla Roma funziona sempre. Ma non credo sarebbe stato il passo giusto per me, anche se ovviamente sarei tornato subito perché credo nella squadra e nei giocatori”.

Spalletti?
“Spalletti è geniale. Mi ha sempre spiegato quello che mi faceva fare e lo stesso Antonio Conte. Non c’era niente lasciato al caso ed era tutto nell’ottica di far giocare meglio la squadra. Anche Ranieri diceva: ‘È meglio un’idea mediocre che fanno tutti che un’idea geniale che capiscono in quattro. Io assorbivo tutte le riunioni, quella di Spalletti me la mangiavo con gli occhi mentre c’era gente che sbadigliava. Mi piaceva, sono sempre stato appassionato di calcio sotto l’aspetto tattico. Mi piace capire cosa sta succedendo intorno a me”.

L’avventura al Genoa?
“Tutto molto affascinante. Non so quante squadre abbiano il centro sportivo che sembra la cappella Sistina. Dobbiamo essere bravi a non disperdere tutto questo”.

Parli con i giocatori che lasci in panchina?
“Renzo Ulivieri mi ha detto di non dare troppe spiegazioni perché poi ti vai a incartare. Ho avuto spiegazioni poco convincenti da alcuni allenatori. Nella parte finale della mia carriera ho fatto diverse panchine. Un allenatore mi disse: ‘Oggi non giochi con il Real Madrid perché domenica c’è l’Ascoli ed è più importante. Non dirò chi è, ho scambiato le squadre per non far capire. Resta comunque un bravo allenatore. Se mi dici le bugie mi incavolo…”.

Il tuo sogno era finire la carriera alla Roma?
“Sì, ma ero anche tanto curioso di vedere cosa c’era di fuori”.

Come hai reagito al mancato rinnovo?
“Non ho odiato così tanto smettere quanto avrei odiato trascinarmi in campo. Quando mi hanno comunicato alla Roma la decisione io lo avevo capito, si protraeva da troppo tempo. Giravi l’angolo e vedevi il dirigente che si girava subito per non incrociarti (ride, ndr). L’ho vissuto in maniera molto serena. Avevo paura del dopo, ma io ho chiesto di saperlo. Era l’elefante dentro la stanza, tutti ne parlavano ma io volevo saperlo. Ero curioso e poi volevo salutare i miei tifosi nonostante non sia un amante degli addii. Chiesi a Guido Fienga di dirmi le cose perché avrei voluto fare una conferenza stampa per ringraziare, salutare con un giro di campo. E lui mi disse che l’intenzione era non rinnovare il contratto. Avevo due alternative: provare a convincerli, ma a livello di dignità avrei perso parecchio. Non ti do la gioia di farmi vedere stramazzato sotto la Sud perché voglio rimanere. Volevo uscire con eleganza, rappresento un bel pezzo di Roma e del calcio italiano. Cosa mi cambiava un anno in più? Ero preparato perché avevo visto la fine della carriera di Francesco (Totti, ndr). Quando ha smesso era distrutto, ne ho parlato mille volte con lui e io non volevo stare così male. Ho provato a prepararmi, smettere di giocare a calcio è stata una botta anche per me. Io ho smesso e dopo due mesi c’è stato il Covid: smetti col calcio, smetti di uscire, smetti di vedere persone… Per un attimo mi sono chiesto cose stesse succedendo”.

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Interviste

De Rossi, ‘nemici mai’: “Lavorare sperando che la Roma perda è una cosa contro natura per me”

Lunedì 29 dicembre, all’Olimpico, ci sarà un ritorno speciale. Quello di Daniele De Rossi, questa volta da avversario, sulla panchina del Genoa. Mai DDR ha affrontato la Roma con altri colori addosso, ma per il lavoro che ha scelto di fare capiterà probabilmente altre volte non solo nella delicata gara, per entrambe le formazioni, che andrà in scena all’Olimpico.

Uno stadio che sicuramente accoglierà uno dei suoi figli calcistici più amati come è giusto che sia. Quel De Rossi esonerato un anno fa proprio in un Genoa-Roma, che non ebbe modo neanche di salutare per l’ultima volta il suo amato pubblico.

Foto Farioli

In queste ore a più riprese De Rossi ha sottolineato con grande rispetto per il pubblico genoano, che quella di lunedì per lui non sarà una sfida normale: “Non lo so, perché non ci sono mai stato dall’altra parte in quello stadio. So soltanto che ho una partita da preparare e una partita da provare a vincere. È la prima volta che mi succederà una cosa del genere. Lavorare una settimana, come ho detto pochi giorni fa in un’intervista ad Ambrosini, sperando che la Roma perda, è una cosa contro natura per me. Ma prima o poi doveva succedere, perché questo è il lavoro che ho scelto. Io accetterò che loro facciano il tifo contro di me e loro accetteranno che, per una volta, per novanta minuti, saremo non nemici ma dalla parte opposta. Penso che sarà bello, è come quando, dopo tanti anni, ritrovi il tuo primo grande amore, un vecchio amore, un grandissimo amore. Sarà bello salutarsi. Poi, durante la partita, non ci sarà spazio per i sentimentalismi. Ma a fine gara penso che un giretto per salutarli lo farò”.

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Interviste

Svilar: “Orgoglioso di giocare con la Roma. Per sempre grato a De Rossi”

Mile Svilar ha parlato a margine del Gran Galà del calcio 2025 ai microfoni di Sky Sport. Il portiere giallorosso è stato nominato miglior numero 1 della scorsa stagione: “Nel 2025 è nato mio figlio, è stata la più grande emozione. Dopo sì, calcisticamente è stato un anno per me da sogno, in passato ho vissuto anni difficili in cui ho giocato poco gli scorsi. La gente si aspettava meno, ma il lavoro ha pagato“.

Sull’impatto di Gasperini ha aggiunto: “Molto positivo e si vede anche dai risultati. Per vincere gare come quelle di ieri bisogna fare di più, ma siamo vicini, a un punto dalle altre, e il campionato è lungo. Stiamo facendo molto bene, dobbiamo continuare a lavorare così. Sul lavoro faticoso? Onestamente, ho lo stesso allenatore dei portieri di prima e non ho sentito nulla di diverso! Ma quando vedo le facce dei compagni negli spogliatoi dopo gli allenamenti, penso che è una cosa mai vista qui! È tostissima”.

Il portiere giallorosso ovviamente ha commentato anche la stagione della Roma: Un anno fa era difficile pensarci. Abbiamo avuto momenti di buio, ci siamo rialzati insieme e questo mi fa molto piacere. Sono felice e orgoglioso di far parte della Roma”.

Infine un pensiero a De Rossi che lo ha lanciato da titolare in maglia giallorossa due anni fa: “Il rapporto che ho con lui è inspiegabile. È stato l’allenatore più importante per me, sarò grato per sempre a lui. Sarà un grande allenatore, e prima di esserlo è un grande uomo”.

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Interviste

Cobolli: “Dopo la Davis messaggi dalla mia Roma e da DDR”

Il giorno dopo l’impresa in Coppa Davis, Flavio Cobolli si è goduto il suo meritato riposo, in direzione Maldive. Il tennista italiano ha comunque risposto ad alcune domande sull’impresa di Bologna ed ha spiegato in maniera soddisfatta di aver ricevuto i complimenti anche dalla sua Roma. Ecco le sue parole.

Come mai tutti i tennisti, Sinner incluso, vanno alle Maldive? Avete convenzioni?
“Per fortuna nessuno del gruppo azzurro sarà nel mio villaggio. Parto con la mia ragazza e una coppia di amici. No, Bove non c’è: domenica non era a Bologna ma l’ho sentito. Edo è sempre con me”.

Chi altro si è fatto vivo?
“La mia Roma: Daniele De Rossi mi ha scritto un messaggio bellissimo, mi hanno chiamato Bruno Conti e Antonello Venditti. Ho il telefono intasato di messaggi, però ho letto solo quelli della chat delle persone più importanti della mia vita. Con calma, risponderò a tutti”.

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Calciomercato

Roma, piace Frendrup ma c’è lo ‘scoglio’ DDR

Non solo l’attacco.

La Roma pensa ad un intervento anche a centrocampo per gennaio, visto che con la partenza di El Aynaoui per la Coppa d’Africa, rischia di rimanere con i soli Cristante e Konè in mezzo. Pisilli anche fa parte della rosa, ma Gasp non si fida molto e lo ha utilizzato con il contagocce.

Come riferisce il Messaggero, tra i nomi attenzionati c’è Morten Frendrup del Genoa. Un sondaggio è stato già effettuato, ma sono due gli ostacoli. Il primo è il prezzo che si aggira intorno ai 15 milioni di euro, il secondo è la volontà dei rossoblù e del neo allenatore De Rossi che non vorrebbero privarsene. Il giocatore piace anche a Inter e Napoli.