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Stadio Roma, progetto definitivo entro 10 giorni. I prossimi step

Si avvicina sempre di più la fatidica data della presentazione del progetto definitivo. Secondo le ultime indiscrezioni rilanciate dal Corriere dello Sport questa mattina, il progetto definitivo è in arrivo in Campidoglio entro la fine della prossima settimana.

Dopo lo studio di fattibilità, la conferenza dei servizi preliminare, il riconoscimento del pubblico interesse e la fase del dibattito pubblico, il prossimo step per l’impianto di Pietralata si completerà nel giro di dieci giorni al massimo.

C’è chi sostiene che senza questo passaggio l’iter non possa avanzare. Per la Roma, invece, gli scavi non ultimati non bloccheranno la consegna. In quell’area ci sarebbero inoltre delle cave sotterranee, oltre che un’antica cisterna. La situazione archeologica di Pietralata è nota da tempo e secondo il club non inciderà sulla fattibilità dell’operazione, ma i comitati del “no” sono sul piede di guerra e si dichiarano pronti a far valere in punta di legge ogni loro diritto.

Secondo quanto appreso da Retesport, l’intenzione del club sarebbe quella di presentare il progetto per porlo al vaglio dell’amministrazione che dovrà rivotare sulla pubblica utilità – ci vorrà circa un mese e mezzo – nel frattempo completare gli ultimi carotaggi e consegnare successivamente anche la documentazione relativa agli scavi.

Terminata questa fase si potrà avviare la conferenza di servizi. L’obiettivo? Iniziare i lavori per il 2027, così da essere in linea con le tempistiche Figc Uefa per ospitare Euro 2032

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Calciomercato

Ferguson, ora o mai più ma il riscatto a giugno non ci sarà

Evan Ferguson vive un momento decisivo nella sua avventura italiana. Dopo un avvio promettente, l’attaccante irlandese è finito ai margini per colpa di infortuni ricorrenti, problemi fisici e atteggiamenti poco graditi a Gasperini.

Nessun gol e un solo assist da agosto hanno fatto calare la fiducia nei suoi confronti. Ora, con Dovbyk ai box per oltre un mese, Ferguson ha l’occasione di rilanciarsi a partire dalla trasferta di Cremona.

Tuttavia, il suo futuro resta incerto: il club non sembra intenzionato a esercitare il riscatto da 37 milioni e non è escluso un ritorno anticipato al Brighton, anche se l’interruzione del prestito non è semplice, visto che non risultano clausole in tal senso presenti nel suo contratto che ne agevolino l’uscita anticipata.

Intanto resta in dubbio la sua convocazione con l’Irlanda per via delle condizioni fisiche, ma la Roma spinge per trattenerlo nella capitale.

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Calciomercato

Zirzkee, ma non solo: da Franculino a Godts ecco tutte le ipotesi per l’attacco

Joshua Zirzkee è in cima alla lista dei desideri per l’attacco romanista. E’ l’operazione, sulla carta, più semplice forse se la si guarda da un certo punto di vista. L’olandese infatti vuole lasciare il Manchester e tornare in Italia, non vuole perdere il Mondiale e verrebbe volentieri in giallorosso vista la presenza di Gasp, che già lo voleva a Bergamo.

Lo United però va convinto: non basterà la formula del semplice prestito, servirà anche un diritto o obbligo di riscatto condizionato. Per questo Massara non vuole farsi trovare impreparato e sta scandagliando altre ipotesi.

Scamacca è un altro nome gradito a Gasp, ma nasconde delle insidie di natura fisica importanti. Poi c’è Franculino, attaccante del Midtijlland che ha realizzato 19 reti stagionali.

Sulla fascia sinistra spunta una nuova ipotesi: Godts dell’Ajax. Ala belga di 20 anni, che in questa stagione ha messo insieme 5 gol e 4 assist. Veloce, rapido nello stretto e capace di creare la superiorità numerica. Il club olandese lo valuta circa 25 milioni. Altro nome: Tel (2005), francese, piede destro, sa stare su entrambi i lati, ma preferisce giocare a sinistra (sa fare pure il centravanti). Il Tottenham ha speso 35 milioni per averlo dal Bayern. Ma Tel già vuole salutare: Frank lo ha escluso dalla lista Champions. In Premier 2 gol in 8 partite (solo 3 da titolare). Il Colonia chiede 30 milioni per El Mala (classe 2006): 4 gol in 10 partite in Bundesliga, fa l’esterno a sinistra e usa entrambi i piedi.

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Calciomercato

Roma, si scalda il mercato. Vertice Friedkin-Gasperini: le richieste del tecnico

La Roma accelera in vista del mercato di gennaio, con una priorità assoluta: sistemare un attacco finora asfittico.

Il focus è chiaro da mesi, già da quando Gasperini ai microfoni del club sottolineò ciò che non era arrivato nella sessione estiva e ciò che la società si era ripromessa di fare a gennaio. Nei limiti dei paletti del Ffp, la dirigenza proverà ad accontentare il tecnico.

Nei giorni scorsi a Trigoria, Ryan Friedkin ha indetto una riunione proprio con l’allenatore, con Ranieri e Massara per fare il punto della situazione e diverse fonti di informazione confermano le indiscrezioni in merito, rilanciate ieri mattina da Retesport.

Gasperini vuole due attaccanti: una punta centrale e un esterno di fascia sinistra di piede destro, in grado di poter attribuire alla fase di finalizzazione quell’imprevedibilità che oggi gli attaccanti giallorossi non hanno mostrato.

Zirkzee è il nome più caldo, ma la lista è ampia. Secondo le ultime indiscrezioni Gasperini avrebbe chiesto di porre attenzione anche alla situazione del centrocampo che sarà privo di El Aynaoui per un mese a causa della Coppa d’Africa e oggi vede un Pisilli molto indietro nelle gerarchie. La mediana sarà valutata in un secondo momento, magari con l’ipotesi di un prestito.

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Esclusive

Esclusiva RS, Petrachi: “Gasp vicinissimo alla Roma 5 anni fa. Pellegrini? Spero resti, è l’anima della Roma. Rimpianto? Non esser volato a Boston da Pallotta”

L’ex direttore sportivo della Roma, Gianluca Petrachi, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport, tra aneddoti del passato legati alla sua esperienza in giallorosso e tematiche del presente, come l’ottimo rendimento della Roma di Gasperini ma non solo.

Direttore come sta? E’ pronto a rientrare?
“La voglia e la passione è smisurata, grande, il calcio è quasi una religione per me. Ho iniziato da giovanissimo, da calciatore prima poi da dirigente, il calcio è la mia vita anche se purtroppo il calcio è cambiato in peggio. Il richiamo c’è sempre, guardo tante partite, giro, sto aspettando l’occasione giusta per ripartire”.

Come è cambiato il mercato negli ultimi 10 anni e lo scouting?
“Tanto, tantissimo, sono arrivate le proprietà straniere, hanno imposto una metodologia di lavoro nuova, legata molto ai numeri, agli algoritmi. Tutte le innovazioni, i dati, gli elementi in più sono positivi ma io resto ancorato al modo di fare calcio nostrano, italiano, alla qualità del lavoro, dello sguardo che si ha sui calciatori. Stanno imponendo dei profondi cambiamenti a chi ha insegnato calcio, cioè agli italiani. Questo forse è l’aspetto più brutto, vogliono spiegarci come si fa calcio. E’ giusto ripeto avvalersi delle tecnologie, ma rimango dell’idea che la sensazione di scegliersi un calciatore deve essere figlia del sentimento che trasferisce al direttore sportivo quel calciatore. La responsabilità deve essere sempre figlia delle sensazioni che hai, in virtù della squadra in cui inserisci quel calciatore e in base all’allenatore che hai scelto e supporti. Se un ds compra un quinto di destra non è un terzino o un quarto, anche se è un grande giocatore, questa scelta può creare un problema”.

Quanto è importante il binomio e il rapporto tra ds e allenatore?
“Parlando della mia esperienza, ho sempre avuto un confronto e un contatto diretto con gli allenatori, deve essere così, in accordo con la proprietà, il ds sceglie un allenatore e così è possibile creare una sinergia. Io guardo dei calciatori, una volta terminata la scrematura dei miei scout, poi propongo un calciatore all’allenatore e lì deve esserci una condivisione. Se tu segui un calciatore totalmente distante per caratteristiche ai profili che servono all’allenatore già hai sbagliato in partenza. Io ho sempre condiviso il mio lavoro con i tecnici con cui ho collaborato. Ai tempi del Torino ad esempio, scelsi di acquistare Bremer, che era giovanissimo e Mazzarri non era convintissimo, lo vedeva ancora acerbo e sicuramente forse lo era, ma a noi non serviva un titolare inamovibile di partenza, ma preparammo in un anno la sostituzione di Nkoulou, io mi sono imposto lì, lo pagammo 5 milioni e Cairo si fidò di me. Mazzarri ci lavorò e questa fu però un’eccezione, tante altre volte gli allenatori non erano convinti di alcune scelte e si seguivano altri calciatori. Le distanze con i tecnici non pagano mai, si rischia di creare situazioni ambigue”.

Gasperini è stato realmente alla Roma cinque anni fa? Lo aveva praticamente preso? Come andò?
“Sì, con Gian Piero ci incontrammo, parlammo a lungo, parlammo di calciatori e visione calcistica o filosofia, ci trovammo d’accordo su tutto. Era un momento in cui il mister poteva lasciare Bergamo dopo diversi anni, era fortemente motivato e intrigato dall’opzione Roma, ma mi disse che doveva prima confrontarsi con la proprietà dell’Atalanta. Aveva e ha avuto sempre un rapporto molto forte con Antonio Percassi, tant’è che poi l’Atalanta riuscì a convincerlo a restare. Fu un peccato, perchè alla luce dei risultati straordinari prodotti anche successivamente, sarebbe stato l’uomo perfetto in quel momento per la Roma. Non sono meravigliato oggi del suo rendimento nella capitale, Gasp è un top manager”.

Da Mancini a Spinazzola, da Veretout a Mkhitaryan e Smalling. Quella campagna acquisti è stata la base della Roma per diversi anni. Ha un rimpianto per il suo percorso romanista e qualcosa di cui va fiero?
“Sicuramente vado fiero del rendimento di quella Roma, del 19-20, quella che ha fatto più punti – 70 – in campionato. Nessuno è riuscito a far meglio di quella Roma lì ricostruita nell’estate del 2019 dopo un anno terribile. Sono stati spesi tanti soldi negli ultimi anni, 50 per Abraham, 20 Shomurodov e tanti altri, ma quella Roma ha fatto più punti. Il rimpianto che forse, se si fosse proseguito il percorso insieme, chissà cosa sarebbe accaduto. Il rimpianto vero è non aver preso un aereo per Boston e andare a chiarire di persona con Pallotta, alcune incomprensioni sorte a distanze tenendo conto che non parlavo direttamente col presidente, ma attraverso Fienga. Il mio inglese purtroppo è pessimo, lui non parlava italiano, questa distanza linguistica mi ha frenato, sicuramente ci saremmo chiariti. Io sono un istintivo, dico quello che penso, sono fatto così e ho questo carattere. E’ un peccato, fa parte della vita. Seguo sempre con affetto la Roma, sento ancora tanti ragazzi eccezionali che sono alla Roma, Mancini, Cristante, Pellegrini ragazzi che hanno vinto la Conference League, che hanno costituito il blocco forte di Mourinho”.

Cosa le piace della Roma attuale?
“E’ la squadra che gioca più in verticale di tutto il campionato, c’è un interscambio di ruoli su cui Gasp sta facendo vedere cose incredibili. Vedere Mancini fare assist e sovrapposizioni, giocatori che passano dalla difesa all’attacco e viceversa, tutti con l’obiettivo di far male all’avversario. Un lavoro straordinario. Certamente quello che manca, è evidente, è un attaccante di livello giusto, con il rispetto dovuto a Ferguson e Dovbyk. Con una punta la Roma ha buone chance di rimanere lì nelle zone alte, perchè fisicamente Gasp ti fa stare al top, non guarda in faccia a nessuno, non fa favoritismi, questo è fondamentale. Ha portato dentro Trigoria una cultura del lavoro incredibile. Per questo avevo scelto lui cinque anni fa, perchè avevo bisogno di una persona forte caratterialmente, che imponesse la sua metodologia di lavoro, che non fosse bellina, simpatica ma dura il giusto. Per qualcuno è antipatico, ma nel calcio meglio essere vincenti e antipatici piuttosto che perdenti e simpatici. Sui giocatori, posso dire che ad esempio Bailey lo avevamo trattato anni fa ai tempi del Leverkusen, ma ci chiesero 25 milioni e non fu possibile chiudere quella operazione, poi abbiamo preso Mkhitaryan a zero, direi una grande operazione”.

Ha un rimpianto di mercato ai tempi della Roma?
“Mah più che un un giocatore nello specifico, ci tengo a sottolineare che riuscii tra mille difficoltà a rifondare la squadra praticamente a costo zero. Vendemmo gente in quel momento inutile tipo Nzoni, Olsen, Schick, etc incassando oltre 80 milioni e investimmo su ragazzi forti, giovani e in grado di far bene come hanno fatto per anni. La società voleva abbassare il monte ingaggi e rifondare, penso di aver iniziato un lavoro che andava in questa direzione”.

Conosce bene Pellegrini e ha detto di esser rimasto in contatto con lui. Pensa che la sua esperienza romanista proseguirà?
“Me lo auguro, Lorenzo è un ragazzo per bene, strepitoso umanamente, un romanista vero e ha qualità importanti. E’ un centrocampista moderno, tiene tantissimo alla maglia, essere profeti in patria è difficilissimo, ha personalità, lo ha dimostrato anche nell’ultimo derby, stava vivendo forse il momento più brutto della sua carriera e ha dimostrato ancora una volta quanto sia legato a questa maglia. Sono convinto che con la benzina che Gasp gli darà nelle gambe, possa fare un salto di qualità ulteriore. Io lo so perchè l’ho vissuto, dentro la Roma ha un peso importante, con i ragazzi nuovi, ha sempre fatto capire a tutti cosa sia la maglia giallorossa, merita questa possibilità di proseguire ancora con la Roma”

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Le Voci di Retesport

Petruzzi a RS: ”Roma squadra trascinante. Faccio i complimenti a Gasperini e a Pellegrini che ho rivisto coinvolto”

Fabio Petruzzi è intervenuto ai microfoni di Retesport. Di seguito le sue parole.

Roma prima con merito.

Con grandissimi meriti. Domenica la Roma mi ha entusiasmato, quando si parlava di fortuna io mi soffermerei solo a fare i complimenti a Gasperini.

Petruzzi sulla Roma e i meriti di Gasperini.

La Roma è in grandissima crescita e ha ancora ampi margini di miglioramento. Ora tutti i calciatori si divertono, sono convinti, sono in continuo movimento e non sentono la fatica. Erano anni che volevamo vedere una squadra che potesse trascinare tutti e finalmente è così. La Roma è forte perché il mister sta facendo un grande lavoro.

Prosegue Petruzzi.

Gasperini sta facendo un qualcosa di straordinario perché sta trovando sempre delle soluzioni offensive senza avere attaccanti. Faccio i complimenti a Pellegrini: erano anni che non lo vedevo così coinvolto e con un bel sorriso. Ha fatto giocate importanti da trequartista sinistro come vuole Gasperini, innescando anche il secondo gol con un uno due con Koné.

Conclude Petruzzi.

Quello che arriverà in più e tutto di guadagnato: Gasperini ha bisogno di tempo, il progetto porterà a vincere. Non mi aspettavo di vedere una squadra già così in alto, prossimamente si va a Cremona e poi ci sarà la partita contro il Napoli. Non oso immaginare cosa potrà succedere se la Roma dovesse presentarsi alla gara con la squadra di Conte con altri 3 punti.

Conclude Petruzzi.

Mi auguro che il presidente faccia uno sforzo, soprattutto se la Roma a dicembre sarà ancora in alto in classifica. Gasperini va premiato e in estate non ha chiesto la luna, anzi alcuni calciatori non gli sono stati presi soprattutto l’ala sinistra.

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Esclusive

Candela a RS: ”Servono uno o due attaccanti. Obiettivo Champions ma ora bisogna godersi il momento. Gasp? Ha migliorato la squadra”

Vincent Candela è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport. Di seguito le parole dell’ex terzino sinistro della Roma campione d’Italia nel 2001.

Bella cena con il mister nei giorni scorsi.

Serata da primi in classifica, molto bene bisogna godersi il momento.

Dove può arrivare questa Roma?

L’obiettivo da 10 anni è la Champions League, sarebbe una grande bella cosa anche se non è semplice perché ci sono squadre più attrezzate come Inter e Napoli. La Roma comunque è lì, se la può giocare con un grande mister.

Gasperini è soddisfatto è convinto dei propri mezzi?

È primo in classifica sta facendo molto bene. Per non parlare di quello che ha fatto negli ultimi anni con l’Atalanta vincendo anche l’Europa League. C’è comunque tanto lavoro da fare, ma nell’ultima gara, ho visto tante cose diverse che sono da ricondurre a ciò che ha portato il mister e non è un caso che si stia andando bene.

Celik? Anche con De Rossi ricordo che fece bene su Leao, non è l’ultimo arrivato ma la maggior parte dei calciatori, grazie a Gasperini, sono migliorati: alcuni da 6 sono passati a 8 e altri da 5 a 7.

Prosegue Candela.

Manca ancora il gol, c’è da lavorare. Ora vediamo cosa arriverà dal mercato. Cristante l’ho sempre adorato, ora di più, Pellegrini sta tornando e sta facendo bene. La Roma è la stessa squadra dell’anno scorso per cui questo significa che già c’era una base forte. Si vede che c’è un gruppo unito, i calciatori si aiutano in campo: mi piace come giocano.

Gasperini chiede tanto sacrificio e mentalmente non è facile.

Certo, ci vuole rispetto reciproco. Ora si vedono i risultati e i calciatori credono in ciò che fanno e questo è fondamentale. Quando c’è il gruppo si può arrivare in alto, è molto importante.

Zirkzee? In Italia ha fatto bene. Serve un calciatore che potrebbe fare tanti gol. Anche due perché no…

El Aynaoui? Giocatore che sta rispondendo bene a quello che chiede il mister, come tutta la squadra.

Roma più pronta per vincere l’Europa League o per il cammino in Italia

Si deve giocare per vincere, è sbagliato lottare per una cosa piuttosto che un’altra. La Roma in Europa ultimamente ha fatto bene arrivando in fondo e vincendo la Conference, ora arrivare in Champions è fondamentale.

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Francia, Koné: ”Mi trovo molto bene alla Roma, meritiamo il primo posto ma dobbiamo rimanere umili”

Manu Koné, dal ritiro della nazionale francese, ha parlato in conferenzta stampa in vista della partite contor Ucraina e Azerbaigian. Di seguito le sue dichiarazioni.

“Ho fatto molta strada e sono contento del mio percorso. Sono tra i grandi, tra i migliori giocatori della squadra. Questo è solo l’inizio e spero di ripagare la fiducia che i miei compagni e soprattutto l’allenatore hanno riposto in me. Sono felice. Sappiamo tutti che questa è una partita importante. Vincere questa partita ci assicurerà un posto (ai Mondiali del 2026, ndr). Personalmente ci sono state altre partite cruciali, come la gara di andata contro l’Ucraina, e poi contro Spagna e Croazia. Devo soddisfare le aspettative del ct per guadagnarmi un posto ai Mondiali”.

Koné su Kanté: “È un centrocampista di livello mondiale. Avevo 15 anni quando ha iniziato a giocare con la Nazionale francese. È incredibile, è un grande giocatore e porterà la sua esperienza. È fantastico giocare con lui. Credo che sia stato presente nelle mie prime partite. È fantastico, giocando al suo fianco imparo costantemente. È una vera risorsa per la squadra con il suo stile di gioco.”

Koné sul Mondiale.

“Sarebbe un sogno partecipare ai Mondiali, quando inizi a giocare a calcio è un sogno. Ora siamo così vicini, dobbiamo mantenere la calma. Dobbiamo dare tutto in allenamento per giocare giovedì e dare tutto per andare ai Mondiali. Mi guadagno spazio grazie alle mie prestazioni. Quando l’allenatore mi dà spazio, cerco di farmi trovare pronto. Sto acquisendo gradualmente fiducia e spero che continui così”.

Io sottovalutato?

“Ho visto che Deschamps ha detto questo e credo di essere in un certo senso d’accordo. Non sono necessariamente il giocatore che riceve più attenzione. Credo che ciò sia dovuto in parte al mio trasferimento all’estero prematuro. Diciamo solo che in Francia la gente non mi conosceva molto. Credo che le mie qualità siano state notate di più dopo le mie ultime presenze in nazionale”.

Cambiare squadra? ”Mi trovo molto bene alla Roma, siamo in testa alla classifica e faccio parte di una grande squadra. Spero che finiremo bene l’anno e che andremo al Mondiale – ha continuato parlando della Roma -. Prima di tutto, non bevo caffè (ride, ndr). Non dobbiamo pensare di essere campioni. Meritiamo il nostro posto in classifica, ma dobbiamo lavorare sodo e rimanere umili. Siamo consapevoli dei nostri punti di forza e di quelli dei nostri avversari. Spero che finiremo bene la stagione, vogliamo rimanere tra i migliori. Se vinciamo il titolo, lo prenderemo”.

Koné sul ruolo nella Francia: “Quando entri in un gruppo e sei nuovo, devi lasciare il segno in fretta. Io do il massimo per riuscirci, pensando sempre alla squadra, e finora sta funzionando. Sono sempre pronto, do il 100%. Dall’anno scorso abbiamo un centrocampo abbastanza flessibile. Abbiamo già giocato alcune partite cruciali in cui ho fatto un passo avanti. Bisogna avere la stessa mentalità e dare tutto. Sono consapevole delle mie qualità e spero che vinceremo per qualificarci ai Mondiali”.

Mancata partecipazione dell’Italia ai Mondiali.

“Non ne parlo molto con gli italiani. Ma è difficile essere una grande nazione e non giocare il Mondiale. Non ci siamo ancora qualificati, abbiamo ancora una partita da vincere giovedì. Dobbiamo lavorare sul campo”.

Koné sul suo rendimento: “Ci sono state diverse fasi della mia carriera in cui ho dovuto affrontare pressioni, l’infortunio nel settore giovanile, il mio debutto al Mönchengladbach. Ho sempre dovuto giocare la partita giusta al momento giusto. Sono preparato a questo nella mia mentalità”.

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Esclusive

Sorrentino a RS: ”Gasperini ti entra in testa, come istruttore di calcio è il migliore allenatore italiano”

Stefano Sorrentino, ex portiere e attuale opinionista Mediaset, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport, in ha parlato di Gian Piero Gasperini, suo ex allenatore. Di seguito le sue dichiarazioni.

Ti aspettavi questo avvio di stagione della Roma di Gasperini? Conoscendo il mister sì. Ci sono tanti fattori che fanno si che una stagione possa cambiare. La Roma, comunque, pur senza attaccanti, sta dimostrando di potersela giocare e poter stare in alto in classifica. Questo avvio di stagione ha fatto capire che c’è la mano dell’allenatore in questa squadra.

Dove incide di più Gasperini? Ti entra nella testa, in un ambiente come Roma è fondamentale. Firmo con il sangue che come istruttore di calcio è il migliore allenatore italiano. So che non si arrabbierà ma è antipatico (ride ndr), soprattutto per chi non lo conosce. Poi quando ci si entra in confidenza è una brava persona, nel calcio ce ne sono poche vere come lui che ti parlano in faccia. Ti puoi chiamare come vuoi, ma se non corri e non fai come dici lui non giochi. Una volta che ti entra nella testa ti diverti.

Prosegue Sorrentino.

Quando si inventa Baldanzi punta, Mancini che fa quasi l’esterno e il secondo gol contro l’Udinese arriva da questo cambio si capisce che Gasp riesce a far dare qualcosa in più. Basta vedere ora alcuni calciatore dell’Atalanta…

Il calciatore che è cresciuto di più con Gasperini? Il reparto difensivo da Hermoso a Mancini. Passano gli allenatori, gli anni, è il più criticato ma Cristante è sempre presente. Trovatemi un altro giocatore con questa serietà, dopo tutto ciò che ha subito, e duttilità. Ora Gasperini lo ha schierato nuovamente sulla trequarti.

Svilar? Il migliore del campionato italiano a mani basse e uno dei top in Europa.

Sorrentino sull’attacco.

La squadra è prima in classifica ma l’attacco funzionerà, Gasperini, in un anno, ha fatto segnare 100 gol all’Atalanta per cui figuriamoci se non riuscirà a farlo a Roma.

Dybala? È un campione ma gli infortuni hanno limitato la sua carriera. La società farà un discorso di costi: so che lo avrò a disposizione per metà campionato e quindi è giusto che ti paghi la metà. Uno come Dybala, comunque, lo farei giocare sempre come giustamente hanno fatto tutti gli allenatori che sono passati per Roma. Auguro al mister di vincere un trofeo.

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Roma in testa con appena 12 gol all’attivo: mai accaduto negli ultimi 20 anni

Si può guidare il campionato segnando appena dodici gol? Da Trigoria arriva la risposta: sì, si può. La Roma di Gasperini sta riscrivendo le regole della Serie A, con un primato costruito più sulla solidità che sullo spettacolo. Dodici reti in undici giornate: mai, dal 2004-2005 – cioè da quando il torneo è tornato a venti squadre – una capolista aveva segnato così poco.

Un record curioso, interpretabile in due modi. Da un lato, la concretezza e la lucidità tattica di un allenatore capace di valorizzare ogni dettaglio, anche senza un vero bomber. Dall’altro, una squadra che bada al sodo e concede poco allo spettacolo. Fatto sta che Gasperini viaggia con gli stessi punti dell’Inter di Chivu, che in attacco può contare su nomi come Lautaro Martínez, Thuram, Bonny e Pio Esposito.

Nella storia recente, solo due squadre in vetta avevano segnato meno di venti gol dopo undici giornate: l’Inter di José Mourinho nel 2008-2009, ferma a 17 reti, e il Napoli di Antonio Conte nella scorsa stagione, primo con 25 punti e 18 gol. Lo scrive il Corriere dello Sport.