FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Silenzi, pensieri, desideri e lusinghe. Le festività di Josè Mourinho si divideranno tra l’abbraccio affettuoso ai suoi cari in Portogallo e uno sguardo proiettato al futuro. Nell’immediato ad una seconda parte di stagione, decisiva per il prosieguo della sua avventura nella capitale, dove Josè è stato accolto come un Re, venerato e osannato prima, durante e dopo ogni partita casalinga, sostenuto da buona parte della stampa come è giusto che sia per un manager del suo calibro. Giugno sarà lo spartiacque definitivo, forse qualche settimana prima quando si tirerà una linea sui risultati, i piazzamenti e soprattutto le possibilità di spesa.

La svolta tattica per ripartire
Il campo nelle ultime settimane ha raccontato la storia di una Roma che si è quasi arenata. Una nave che viaggiava a gonfie vele, sospinta dall’entusiasmo per la vittoria di Tirana, i colpi estivi sul mercato e i primi risultati positivi. Poi infortuni, calendario denso di impegni e qualche scricchiolio interno, hanno prodotto un arresto forzato del sistema, che ora Mou vuole riavviare, bypassando qualsiasi compromesso.
Ecco, il ritiro in Portogallo, dopo la tournèe commerciale in Giappone che aveva lasciato un ulteriore retrogusto amaro al tecnico, ha prodotto (forse) due risultati: aumentare l’intensità negli allenamenti e provare a trovare una nuova chiave tattica, che rappresenti un rinnovato stimolo per il gruppo, con il ritorno al 4-2-3-1. Un gruppo sul quale Mourinho ha espresso con forza tutte le sue perplessità, per quanto attiene soprattutto le carenze temperamentali, la mancanza di fame di vittorie (come se bastasse una Conference per saziarsi dopo anni di nulla) e in generale quel gradino finale verso il salto di qualità che il portoghese si aspettava di salire e che non è arrivato.
Sullo sfondo le lusinghe della Federazione portoghese che mirano al cuore dello Special One, più che alla testa. Perchè allenare la propria Nazionale per un tecnico come Mou sarebbe il coronamento di una carriera piena zeppa di sfide vinte. Il doppio incarico però non è una soluzione percorribile e quindi, anche qualora ci fosse un incontro o un contatto con Fernando Gomes, l’intenzione del manager giallorosso è quella di rinviare qualsiasi decisione alla prossima estate.
Anche perchè a Roma il suo lavoro non è ancora giunto al termine. L’animus pugnandi di Josè così come la sua sfrenata ambizione hanno ripreso vigore nelle sue affermazioni, dopo una prima parte di esperienza in giallorosso, contraddistinta dalla parola ‘tempo’, scandita come un orologio svizzero in ogni conferenza. Ma fronte di un contratto fino al 2024 che lo lega ai colori giallorossi, Mourinho ha in primis la voglia di ribaltare inerzia e pronostici in vista di questa seconda parte di stagione, provando a condurre la Roma in Champions League, provando a stupire ancora in Europa, con la Coppa Italia come ulteriore viatico (in teoria breve) verso un altro trofeo.

Il redde rationem a giugno
I Friedkin, costantemente al fianco della Roma e del suo allenatore, conoscono bene i pensieri del tecnico, ma devono fare i conti per la prima volta forse con l’idea che Mou possa prendere in considerazione l’ipotesi – a giugno non ora perchè sarebbe delittuoso e una sconfitta per tutti – di lasciare anzitempo il club, qualora però non ci fosse la possibilità di rilanciare. Gli ingenti investimenti di questi proprietari sul club e la conseguente attività di risanamento prosegue senza sosta. Entreranno nuovi sponsor, potrebbero arrivare i soldi benedetti della Champions e per ovviare ai paletti imposti dall’UEFA, potrebbe subentrare anche un nuovo socio e/o partner commerciale di rilievo internazionale, che aiuterebbe la società a compensare l’obbligatoria riduzione dei costi prevista dal settlement agreement sottoscritto alcune settimane fa. La storia insomma non ha ancora un epilogo già scritto, nonostante interessi e mugugni. Mourinho è stato cercato e fortemente voluto dalla proprietà, ed è ritenuto ancora oggi il pilastro assoluto – più di dirigenti, giocatori e altri collaboratori – verso la crescita del club e lo sbarco nella dimensione permanente delle big europee. Per questo si cercherà di accontentarlo, provando a strappare al Sassuolo Davide Frattesi già a gennaio, prezioso innesto in attesa del rientro al 100% di Wijnaldum. L’operazione è nelle mani di Tiago Pinto, che più di qualcuno sussurra non sia più saldissimo nel suo ruolo di General Manager. Ma anche questo sarà tema di giugno. Fortunatamente il 4 la palla tornerà a rotolare in campo.