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Dalla Polonia, la Roma offre 3 milioni per Abramowicz. Il ds Maslowsk: “Prendiamo in considerazione solo offerte irresistibili”

La Roma ha messo nel proprio mirino il portiere, classe 2004, Abramowicz dello Jagiellonia. Come riportato dal portale Ofensywni, il club polacco vorrebbe trattenere il proprio calciatore per cui i giallorossi si sono spinti ad offrire circa 3 milioni di euro. Il ds Łukasz Masłowsk ha dichiarato: ”Il club non vuole venderlo. Prenderemo in considerazione solo offerte irresistibili”.

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Di Livio a RS: ”Gasperini sta litigando con tutti a Bergamo…”Coppola a RS: ”Mai Allegri”

Angelo Di Livio e Maurizio Coppola sono intervenuti ai microfoni di Retesport. Di seguito le loro parole.

Angelo Di Livio: ‘‘Gasperini sta litigando con tutti i giornalisti di Bergamo, non è un aspetto da sottovalutare. Il percorso di Pellegrini alla Roma è finito ma ha tanto mercato e potrebbe rivelarsi una buona pedina di scambio. Al club giallorosso ultimamente è mancata la connessione sul mercato tra l’allenatore e il direttore sportivo, fondamentale che ciò cambi”

Maurizio Coppola: ”Allegri? Mai alla Roma, non mi piace il suo modo di fare calcio e di allenare. Credo che il club stia aspettando di capire se accederà o meno alla prossima Champions League per scegliere il prossimo tecnico. Non capisco perché Ranieri continua a schierare Pellegrini, ci sono dei calciatori validi che potrebbero prendere il suo posto”.

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Allegri, De Laurentiis intensifica i contatti in caso di addio di Conte

Antonio Conte, a fine stagione, potrebbe lasciare Napoli. Come riporta TMW, De Laurentis non vuole farsi trovare impreparato e avrebbe intensificato i contatti con Allegri. Il rapporto tra i due, che non hanno mai nascosto stima reciproca, è ottimo: l’ex tecnico della Juventus sarebbe molto più di un piano B.

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Bournemouth, Pinto: “Qui ho ritrovato la capacità di pianificare con tempo e strategia”

Tiago Pinto ha parlato, nel documentario “Don’t call it Cinderella” dedicato alla stagione del Bournemouth, ottavo in classifica in Premier League. L’ex General Manager della Roma ha spiegato brevemente nell’anteprima: “In Inghilterra, al Bournemouth, ho ritrovato la capacità di pianificare con tempo e avere una strategia chiara nel reclutamento”.

.@afcbournemouth, don’t call It Cinderella anymore

Il documentario sul club inglese di @premierleague online dalla prossima settimana sul canale YouTube “GianlucaDiMarzioTv” pic.twitter.com/3xItmVHHPr— Gianluca Di Marzio (@DiMarzio) May 7, 2025

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Dybala: ”Pinto si presentò con la maglia numero 10. Budapest? Mi fece malissimo”

Paulo Dybala ha rilasciato un’intervista a Sports Illustrated in cui ha affrontato diverse tematiche. Di seguito le sue parole.

Sulla finale dei Mondiali
“Sapevo che Scaloni mi aveva mandato in campo solo per calciare il rigore. La pressione era immensa, perché o sei un eroe o un cattivo e se sbagli, tutti ti ricorderanno per aver giocato due minuti e aver sbagliato il rigore”.

Sull’infortunio.
“Ero alle prese con un infortunio e mi mancavano cinque partite. Non volevo sprecare un solo giorno senza poter recuperare. Così, quando ho saputo l’entità del mio infortunio, ho parlato con le persone che lavoravano con me. Abbiamo formato un gruppo e ci siamo detti che dovevamo trovare un modo per recuperare il più velocemente possibile. Intendo quali macchinari andavano utilizzati usare, che dieta seguire? Abbiamo lavorato su tutto. Dormivo con un macchinario per essere pronto e ne avevo quattro a casa. Li usavo quotidianamente. Ci stavamo allenando negli Emirati Arabi Uniti e ricordo che l’allenatore fece un discorso dicendo che avrebbe personalmente informato tre giocatori che non sarebbero stati inclusi nella lista finale perché avrebbe dovuto prendere solo 26 giocatori. Quando quel discorso finì, sapevo che avrei potuto essere uno di quei tre. Ero nervoso, pensavo di non essere all’altezza. Poi, l’ho visto camminare verso di me e ho pensato: ” Sono fuori”. Ma lui è venuto da me e mi ha detto: “Allenati con calma, tu resti”. Credo di aver perso due o tre chili in quel momento. È stata una gioia personale immensa perché ho sentito che tutti gli sforzi e i sacrifici fatti per un mese – essendo stato meticoloso in ogni piccolo dettaglio – erano stati ricompensati. Sapevo quanto fosse alta la posta in gioco ed eravamo tutti convinti al 100% di poter vincere la Coppa del Mondo”.

Sulla partita contro il Messico ai Mondiali.
“Vincere contro il Messico è stato uno dei momenti più importanti che ci ha dato una spinta di fiducia. Quando Leo ha segnato, e poi Enzo ha chiuso la partita, sapevamo che ci saremmo qualificati perché eravamo sicuri di vincere contro la Polonia. Il calcio è pazzesco, perché anche ai Mondiali in Russia ho fatto la mia prima apparizione contro la Croazia. Quella partita fu diversa perché eravamo sotto 2-0, mentre questa volta eravamo in vantaggio e mi sono divertito un sacco. Quando sei lì e vedi che non c’è stata nessuna partita, pensi solo: questa è nostra”.

L’addio alla Juventus.
“La Juventus è uno stile di vita, e a livello professionale si cresce moltissimo, perché lì un pareggio è percepito come una sconfitta, quindi durante la settimana si lavora duro su ogni aspetto. Ascoltare leader come Buffon, Chiellini, Barzagli e Bonucci nello spogliatoio ti aiuta sicuramente a crescere. In tante partite, quando eravamo nel tunnel prima di entrare in campo, ascoltavamo gli avversari e intuivamo che molti di loro pensavano: beh, oggi perderemo, ma speriamo non di troppi gol. Questo la dice lunga sulla grandezza del club”.

Sulla chiamata di José Mourinho.
“In quel momento mi sentivo davvero strano: l’incertezza di non sapere dove avrei giocato, cosa sarebbe successo o se avrei dovuto lasciare l’Italia, che è praticamente diventata casa mia. Sono qui da 12 o 13 anni ormai e, onestamente, probabilmente conosco l’Italia meglio dell’Argentina a questo punto. Ricordo che all’epoca volevo aspettare un po’, prendermi una pausa. Ero a Torino, a casa. Un giorno, uno dei miei procuratori venne da me e mi disse che Mourinho voleva parlarmi. Certo, Mourinho è speciale: è un allenatore che ha vinto tutto, una persona unica. Non potevo ignorare la sua chiamata. Ma sapevo che mi avrebbe convinto, ed è per questo che ho voluto aspettare. La prima volta abbiamo solo avuto una bella chiacchierata, è stata una lunga conversazione, ma non ha fatto pressione per ottenere una risposta immediata. Ma il giorno dopo voleva richiamarmi, così gli ho detto di darmi qualche ora per parlare con la mia famiglia e mia moglie. Ho parlato con loro e con la mia squadra e, una volta presa la decisione di unirmi alla Roma, gli ho mandato un messaggio dicendogli: ‘A presto’. E con quello abbiamo concluso l’affare”.

Poi il retroscena su Tiago Pinto.
“Poi ci siamo incontrati con Tiago Pinto nell’ufficio che avevamo a Torino. Si è presentato con la maglia numero dieci. Totti è stato il numero dieci della Roma ed è stato amatissimo dalla gente. Per quello che rappresenta per questa città. Ovviamente ho pensato non fosse il momento adatto per fare una cosa del genere. Nessuno l’ha indossata dopo di lui. Ero appena arrivato e nonostante venissi da un club come la Juventus dove indossavo quel numero, risposi a Pinto: ‘Tiago grazie, è un onore per me, ma per rispetto preferisco indossare il numero 21′”.

Sulla presentazione al Colosseo Quadrato.
“Prima di uscire potevo vedere la situazione da dentro ed è stata una delle poche volte nella mia vita in cui le gambe mi tremavano un po’. Vivere quello, ok, giochiamo a calcio davanti a 50.000 o 60.000 persone, ed è normale. Ma loro vengono per vedere uno spettacolo, per vedere la partita, siamo 22 in campo, con gli allenatori, tutto lo spettacolo. Ma in quel momento, la folla era lì solo per me. Non mi aspettavo un’accoglienza del genere, non avevo mai visto una cosa del genere. I tifosi mi hanno davvero sorpreso. È stato qualcosa di bellissimo, un momento unico nella mia vita e nella mia carriera. E in quel momento, ho capito che avrei dovuto lavorare il doppio per restituire tutto l’amore che mi avevano dimostrato quel giorno”.

Sull’Europa League.
“È sempre brutto perdere. Credo che la sconfitta faccia parte del gioco. Mi fece malissimo. Stavo molto male perché credevo che il gruppo meritasse la vittoria. Pensi ai tuoi compagni, alla squadra, alla tua gente. E faceva male anche per come andò la finale. Ma come disse Matic: “Questo è il calcio. A volte vinci, a volte perdi”.

Sull’offerta di quest’estate dall’Arabia.
“Non mentirò, sono numeri che fanno davvero riflettere, ti chiedi: “Che faccio?”, ma penso che ci siano cose più importanti. La verità è che sono molto felice qui a Roma e anche la mia famiglia è molto felice qui. A volte ti spingono a prendere queste decisioni. Non sono decisioni di uno, a volte i club hanno bisogno di fare scelte che vanno contro i principi e le idee dei giocatori, ma dall’altro lato, l’affetto che ricevo dalla Roma, dai tifosi, dalla società, dalla proprietà e dalla gente in strada, non so se lo troverei da nessun’altra parte. E questo è un aspetto da considerare. Come vivi qui, come vive la tua famiglia, di quello che vogliamo per il nostro futuro. Quindi non è stato facile. Abbiamo parlato tanto, ci abbiamo pensato tanto e alla fine quando devi mettere qualcosa sulla bilancia, bisogna puntare su ciò che pesa di più, ed è per questo che abbiamo deciso di rimanere a Roma”.

Sull’esperienza ai Mondiali del 2022.
“Il salvataggio all’ultimo nella finale dei Mondiali su Mbappe? In quel momento non hai tempo di pensarci. Quando l’ho visto dopo, non sapevo nemmeno cosa stessi facendo lì. Quanto al mio rigore in finale, io sono sempre stato un rigorista. Sapevo di essere entrato dalla panchina al 100% per questo. Ero totalmente concentrato. Quando ho visto Coman sbagliare, mi sono ricordato di quello che Dibu Martínez aveva detto a Enzo Fernández prima dei rigori contro l’Olanda: se parassi un rigore per noi, il giocatore successivo deve calciarlo al centro. La pressione è sull’altro portiere e lui si tufferà di sicuro. Nessuno vuole fare la figura dello stupido in mezzo al campo in un Mondiale. Quindi sapevo che dovevo tirare al centro. Non ho avuto il minimo dubbio. Ho preso la palla e l’ho messa sul dischetto. Sapevo cosa dovevo fare. Dopo ho parlato con Dibu e gli ho detto che mi ricordavo il suo consiglio. Quando Paredes ha segnato, ci siamo guardati perché sapevamo di essere campioni del mondo. È stato bellissimo. Ho solo cercato di godermelo il più possibile, perché si sa, il tempo vola. Ho detto a Leo che ero felice per lui tanto quanto lo ero per me stesso. All’inizio della mia carriera guardavo ogni partita del Barcellona. Tutti volevano essere come lui. Ha dato tutto per l’Argentina”.

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Scarnecchia a RS: ”Roma in Champions? Potrebbe attrarre un allenatore come Guardiola”

Roberto Scarnecchia è intervenuto ai microfoni di Retesport. Di seguito le sue parole.

Se la Roma dovesse accedere alla prossima edizione della Champions League potrebbe attrarre un allenatore come Guardiola.

Roma-Fiorentina? Partita difficile perché Palladino allena bene la squadra viola ma la Roma ha giocato bene, tutti i calciatori hanno risposto presente. Il merito di Ranieri è aver sfruttato tutta la rosa che ora è allo stesso livello. I giallorossi devono andare a Bergamo con la stessa intensità vista contro l’Inter.

Atalanta? Bisogna credere alla vittoria, mi piacciono molto le due punte insieme, ovvero, Shomurodov-Dovbyk, per cui, li riproporrei. Cambierei Pellegrini con uno tra Pisilli e Paredes, che è un metronomo importante per questa Roma.

Champions? Sarà una lotta a due tra Juventus e Roma per il quarto posto.

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Le Voci di Retesport

Petruzzi a RS: ”Allegri? Non è il mio preferito. A Bergamo non sarei sorpreso di vedere Douath”

Fabio Petruzzi è intervenuto ai microfoni di Retesport. Di seguito le sue parole.

Vedo un Cristante diverso nella corsa, nella gamba è più veloce rispetto a prima: è un calciatore da apprezzare che può rimanere ed essere un dodicesimo per la panchina. C’è di meglio? Sì. Vogliamo qualcosa in più? Sì, però, oggi i vari Cristante, Celik hanno messo una qualità che è il senso di appartenenza. Possono rimanere a Roma pronti per l’uso ma vogliamo di meglio.

Atalanta-Roma? Credo che Ranieri darà continuità alle ultime due formazioni viste contro Inter e Fiorentina. L’unico dubbio potrebbe essere Pellegrini, non mi sorprenderebbe la titolarità di Douath.

Allegri? Non è il mio preferito ma riconosco la sua bravura.

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Soulé, il sacrificio che piace a Ranieri: corsa e contrasti per arginare gli avversari

Matias Soulé è l’uomo copertina dell’ultima versione della Roma di Ranieri senza Dybala. I giallorossi, orfani della Joya, quando hanno vinto lo hanno fatto sempre per 1-0, abbinando qualità a sacrificio e solidità in fase difensiva. Nel successo dell’Olimpico contro la Fiorentina, Soulé si è impegnato particolarmente ad aiutare i compagni ad arginare gli attacchi della Viola. Meno fantasia ma più quantità. Il lavoro dell’esterno argentino è testimoniato dai numeri: 1° per chilometri percorsi (11,473), calciatori contrastati (4) e duelli vinti (3). Nonostante tutto, l’ex Frosinone ha servito 3 passaggi chiave propedeutici a un tiro, nessuno ha fatto meglio. Una prestazione più in ombra che non è passata inosservata a Ranieri.

Il tecnico di Testaccio, a fine partita, ci ha tenuto a sottolineare l’impegno del classe 2003, per caratteristiche, predisposto maggiormente ad attaccare e a creare superiorità numerica: “Il ragazzo è disponibilissimo, perché ha sofferto molto la prima parte di stagione, quando non giocava. Adesso io gli ho dato fiducia e lui è quell’uomo in più che non ti aspetti, lì su quella fascia salta l’uomo, mette i palloni dentro, copre bene. Perché vedendolo in casa contro il Napoli, andava sempre a raddoppiare, ad aiutare Celik quando c’era Neres che lo puntava. E vedevo che era difficile saltarlo. Allora mi è venuta quest’idea. Sai, giocando, allenandoti, conosci sempre meglio i tuoi giocatori e il ragazzo sta facendo veramente dei sacrifici enormi. Però è bravo, perché poi quando ti punta sa quello che deve fare”.

Un elogio pubblico per Soulé che rappresenta lo stereotipo del calciatore che la Roma cercherà sul mercato: giovane, di qualità e disposto a sacrificarsi per i colori giallorossi.

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Roma in gol da 19 partite di fila: serie più lunga del campionato

La Roma segna poco ma sempre. I giallorossi, reduci dalla terza vittoria consecutiva per 1-0, hanno il 9° attacco della Serie A con appena 50 reti in 35 partite (1,42). Dal 2004-05, a questo punto del campionato, i capitolini solo in 2 stagioni sono stati meno prolifici: 2022-23 (45 gf), 2014-15 (49 gf). Ranieri ha chiuso la porta della sua squadra con Svilar che è l’ultimo ostacolo insuperabile per gli avversari, per cui, ogni singolo gol spesso vale 3 punti.

La formazione giallorossa nelle ultime 19 gare di Serie A è l’unica ad essere andata sempre a segno: una serie positiva che combacia con i risultati utili consecutivi. La Roma fatica a realizzare di più di un gol ma dal 22 dicembre riesce sempre a trovare la giocata giusta per superare il portiere avversario. Considerando tutte le competizioni, i capitolini vanno a segno da 20 match di fila: l’ultima volta in cui gli uomini di Ranieri hanno sparato a salve risale alla trasferta di Europa League in casa dell’AZ Alkmaar.

Successivamente nessuna squadra ha mantenuto la porta inviolata contro la Roma: Udinese (2), Francoforte (2), Napoli (1), Milan (1), Venezia (1), Porto (1), Parma (1), Porto (3), Monza (4), Como (2), Athletic Bilbao (2), Empoli (1), Athletic Bilbao (1), Cagliari (1), Lecce (1), Juventus (1), Lazio (1), Verona (1), Inter (1) e Fiorentina (1) le vittime. Tra le formazioni della lista sono presenti anche le 2 miglior difese dei top 5 campionati, ovvero, quella di Conte (25) e Valverde (26).

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Celik, da esubero a re dei contrasti con il contratto in scadenza

IL PERSONAGGIO (di Nicolas Terriaca) – L’esperienza a Roma di Zeki Celik ha la forma di una sinusoide che in questo momento punta verso l’alto. Un sali e scendi di prestazioni che, nella scorsa stagione, si erano stabilizzate nell’anonimato. Il terzino turco, in estate, sembrava in procinto di lasciare la Capitale ma alla fine è rimasto e sorprendentemente è diventato un calciatore importante per la scalata Champions della Roma di Ranieri.

La metamorfosi dell’ex Lille è anche nel ruolo che ricopre in campo: da quinto a braccetto di destra in una difesa a 3, il suo raggio d’azione si è abbassato notevolmente. Gianluca Mancini, compagno di reparto, circa 2 mesi fa lo ha elogiato: ”Zeki è un professionista unico e un ragazzo fantastico, gli ho sempre detto che questa è la sua posizione in difesa è applicato, è veloce ed è difficile da saltare uno contro uno, si sta trovando bene”.

Il 29 dicembre, durante Milan-Roma, uno dei primi segnali: a inizio secondo tempo Hummels viene sostituito da Celik. Il preludio del percorso nella capitale del turco. Il classe 97′, calcisticamente, è rinato ed è diventato sempre più centrale nella formazione giallorossa. Ranieri lo ha schierato nella linea a 3 nelle partite più importanti della stagione: Porto, Athletic Bilbao e anche negli ultimi scontri diretti contro Inter e Fiorentina. Celik ha risposto con prestazioni di buon livello senza errori, esclusa la trasferta di San Siro contro il Milan in cui la difesa della Roma sembrava uno scolapasta che faceva acqua da tutte le parti.

Celik, il re dei contrasti della Roma dal futuro in bilico

Foto Farioli

Celik è l’ottavo calciatore più utilizzato da Ranieri: 1625 minuti su 2970 (54,7%). Il difensore turco, dopo due anni da riserva, si sta rendendo protagonista di un’annata ai livelli di Lille. Il classe 97′ ha disputato 2903 minuti nel corso di questa stagione, mai così tanto con la maglia della Roma (1521 nel 2023-24, 2032 nel 2022-23).

L’ultima volta che il turco ha trovato una continuità simile è con la maglia del Lille nel 2021-22: 3380 minuti arricchiti da 3 gol e 4 assist. Quest’anno si è fermato a 4 partecipazioni a una rete (1 gol, 3 assist). Celik, però, abbassando il proprio raggio d’azione ha esaltato un’altra qualità: 1° nella Roma per calciatori contrastati (56) e contrasti vinti (34). Uno dei motivi che ha portato Ranieri a schierarlo da braccetto di destra. Il futuro del difensore turco, però, rimane in dubbio tra il contratto in scadenza nel 2026 e le sirene inglesi che lo avrebbero già persuaso (Fulham).