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Esclusiva RS, Pjanic: “Ho la Roma nel cuore. La sfida con la Juve? Giallorossi più avanti. Non abbiamo vinto perchè…” – AUDIO

ESCLUSIVA – Miralem Pjanic, ex centrocampista di Roma e Juventus, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport:

Come stai Mire? Ora vivi a Dubai. Cosa c’è dopo il calcio giocato ora nella vita di Pjanic?
“Sì vivo qui, sto bene con la mia famiglia e non ho intenzione di spostarmi. Rimarrò nel mondo del calcio, è quello che mi piace di più, è la mia vita e dove ho una certa conoscenza. Ho iniziato a lavorare come procuratore, insieme al mio storico procuratore Fali Ramadani, per fare esperienza e accompagnare i ragazzi nel modo giusto, fargli fare le scelte giuste, per costruire carriere d’alto livello”.

Il tuo addio alla Roma fu molto tormentato e contestato…
“Quando sono andato via non è stato facile, ho amato e amo la Roma, poi ovviamente c’è la carriera e ci sono delle scelte che si fanno pensando che sia la strada giusta, ma ero legatissimo a tutti, alla tifoseria, alla squadra, alla gente che lavorava nel club e fu difficile lasciare la Roma”

Nel passaggio dalla Roma alla Juventus ti sei pian piano tramutato in un regista puro. Come è stato questo passaggio di ruolo? Pellegrini potrebbe seguire le tue orme in questo senso?
“Con Spalletti alla Roma giocavamo con un sistema speciale, ci divertimmo tanto per sei mesi, infatti giorni fa l’ho incontrato e gli ho detto che mi è dispiaciuto aver lavorato poco con lui. Giocavamo con il 4-2-2-2 io facevo coppia con Daniele De Rossi, poi c’era Radja più avanti con gli altri. Con Allegri poi mi trasformai in regista davanti alla difesa, un po’ alla Pirlo. Cambia tanto, mi devo prendere più responsabilità, sono cresciuto giocando lì. Pellegrini? Perchè no, penso che anche lui possa abbassarsi in quel ruolo, potrebbe fare il mio percorso anche se Gasperini non gioca con il regista classico. Pellegrini è un giocatore serio, ordinato e può farlo molto bene”.

Perchè la sua Roma non è riuscita a vincere?
“Nel primo anno fu tutto difficile, nuovo progetto americano, Luis Enrique e Sabatini che mi hanno portato. Negli anni successivi la squadra migliorava sempre di più, Walter ogni anno scovava giocatori fantastici, basta vedere che carriere hanno fatto. Tutti si chiedono perchè non siamo riusciti a vincere, purtroppo la Juve era invincibile, aveva un gruppo di giocatori straordinari e di uomini ancor più straordinari, che non mollarono nulla, neanche un punto. E’ un peccato perchè una Roma così avrebbe meritato dei titoli”

Il suo gol più bello in maglia romanista dei 30 realizzati?
“Beh ne ho due tre in testa tra i migliori, sicuramente quello col Milan in casa, la punizione contro la Juve, ma anche quella nel derby niente male (ride ndr).”

Juve-Roma che significato può avere per questo campionato?
“Giocare allo Stadium non è mai facile, è uno stadio speciale, sempre difficile giocare ma vedo la Roma molto solida, in forma in questo momento. E’ tutto possibile, i giallorossi hanno più certezze rispetto ai bianconeri. La Roma se la può giocare, la Juve non ha trovato ancora tutte le certezze, hanno preso un grande allenatore ma ancora non sono quadrati come vorrebbe. Giocare contro la Roma di Gasperini è difficilissimo, corre tantissimo, hanno la miglior difesa d’Europa”

Dybala? Quale consiglio gli daresti?
“Ha maturato ormai un’esperienza importante, si conosce, conosce il suo fisico, deve star bene e sa poi come decidere le partite. Gli basta un pallone, una giocata, averlo significa poterlo schierare quando è al top per fargli fare la differenza. Ha dimostrato quanto ama la Roma, ora deve pensare solo a star bene e continuare a dare tutto come ha fatto”

Il suo rapporto con Dzeko?
“Speciale, lo sanno tutti, mio figlio si chiama Edin… lui era destro ma calciava col sinistro in egual misura, penso abbia segnato quasi lo stesso numero di gol con entrambi i piedi, pazzesco”

Più forte Juninho Pernambucano o Pjanic?
“E’ stato speciale per me, l’ho conosciuto a Lione quando avevo 18 anni, mi sono ispirato a lui, gli sarò grato per sempre, mi ha aiutato tantissimo. Penso lui sia stato più forte di me”

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Esclusiva RS – Tonetto: ”La Roma crede in Gasperini. Spalletti? La Juve è ancora acerba, i giallorossi ne devono approfittare”

Max Tonetto, ex terzino della Roma allenato da Spalletti con cui ha disputato 148 partite in giallorosso e con la maglia dell’Empoli, è intervenuto ai microfoni di Retesport. Di seguito le sue parole.

Al netto del risultato contro il Como mi è piaciuto l’atteggiamento, quello che si dovrebbe vedere sempre: la riconoscibilità del gioco dell’allenatore, una delle prime volte che con Gasperini si nota nei 90 minuti contro un avversario importante. Non so spiegare la differenza tra la prestazione di Cagliari e quella di lunedì ma fa ben sperare che la squadra si sia ripresa subito trovando il bandolo della matassa con 3 punti che l’hanno consolidata lì davanti in classifica. Ora è importante che la squadra creda in ciò che fa e chiede Gasperini.

Ti è mai capitata una squadra con 16 gol fatti e 30 punti.

No non credo a memoria, anche se ho giocato in squadre che facevano della fase difensiva un punto di forza. La Roma sta andando in controtendenza rispetto all’esperienza di Gasperini all’Atalanta con risultati rocamboleschi. La solidità dà garanzie a tutta la squadra, è ovvio che per far punti bisogna far gol: lì davanti serve un riferimento.

Dybala? Nelle ultime settimane lo ha un po’ accantonato non so se per un aspetto fisico o per qualche eventuale discorso sul mercato di gennaio. Ferguson a inizio campionato mi era piaciuto molto, aveva cominciato bene poi si è perso: l’abbiamo visto poco, è un ragazzo giovane capisco che dopo l’infortunio avuto lo scorso anno ci vuole del tempo. La Roma ha bisogno di soluzioni, un contributo per stare su in classifica e fare un campionato di un certo livello. La piazza giallorossa fatica ad aspettare in certi casi ci vuole pazienza ma a un certo punto bisogna dimostrare.

Wesley? All’inizio era poco incastrato nei meccanismi della squadra, spesso fuori giri in un ruolo fondamentale per il gioco di Gasperini. Piano piano, grazie al lavoro del mister, il brasiliano sta tirando fuori le sue qualità, come il motore, e i risultati si stanno vedendo, sperando che riesca a mantenere a questo livello. La mancanza di Mancini sulla fascia sinistra potrebbe essere un tema.

Hai fatto assist importanti come a Lione e a Madrid…

Ricordi bellissimi…

De Rossi? Ha iniziato alla grande, c’è ancora un punto di domanda sul perché se sia andato così presto a Roma… Sono successe cose strane. Lo conosciamo bene è un ragazzo con grandi valori, cultura calcistica, conosce bene lo spogliatoio: non posso non pensare a una grande carriera da parte sua. Genoa non è una piazza facile ma lui vive il calcio solo in modo focoso come i tifosi del Grifone. Scherzando, quando è stato ufficializzato il suo nuovo incarico, ci siamo scritti e mi ha detto che si farà cacciare per non giocare contro la Roma (ride ndr).

Come giudichi il lavoro di Spalletti: c’è qualcosa dei suoi principi oppure è ancora presto? Mi sembra ancora molto un cantiere aperto, la Roma ne deve approfittare. La Juventus ha dei valori importanti assoluti, in attacco con Yildiz e Conceição che sanno saltare l’uomo, hanno fantasia e gamba: sono i pericolo numeri uno, soprattutto il turco. Dovrebbe rientrare Bremer, c’è qualche defezione e assenza insomma i bianconeri sono un cantiere aperto che non ha un’identità. Spalletti sarà bravo a dargli un’identità ma non entro sabato (ride ndr).

Tonetto conclude con un pensiero su un altro ex compagno di squadra ora allenatore come Chivu

Si capisce anche da questo che la Roma aveva valori di un certi tipo anche sul piano umano. Su Chivu non avrei messo la mano sul fuoco ma è un ragazzo intelligente, a volte fragile, si comprende che può fare un certo percorso. Spalletti rimane il più bravo ma la Juventus è ancora acerba, per cui, la Roma deve sfruttare il momento.

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Gautieri a RS: ”La Roma può vincere lo scudetto. Napoli? La possono decidere Soulé e Neres”

Carmine Gautieri, doppio ex di Roma (1997-99) e Napoli (2005), è intervenuto ai microfoni di Retesport. Di seguito le sue dichiarazioni.

Mi aspetto una partita di grande intensità sotto il punto di vista fisico e della qualità. Roma e Napoli hanno un modo di giocare diverso: la prima ti viene a prendere in alto, l’altra si abbassa e cerca di ripartire in contropiede con la qualità dei singoli e gli inserimenti dei centrocampisti.

Prosegue Gautieri.

La Roma è stata una sorpresa nessuno si aspetta potesse fare un cammino così importante e recuperare calciatori che non sembravano adatti a vestire la maglia giallorossa. Gasperini ha trasmesso la sua mentalità al gruppo con tutti i calciatori che danno il massimo. A esempio Pellegrini, Cristante, in parte anche Soulé, erano stati messi in discussione mentre ora sono un valore. In Italia non c’è equilibrio nei giudizi…

Roma da scudetto? Non è la squadra più forte ma anche il Napoli non lo era la scorsa stagione. La qualità è scesa molto, i giallorossi possono vincere lo scudetto. Stesso discorso anche per altre realtà come Como e Bologna perché non c’è più nessuno che uccide calcisticamente il campionato.

Napoli? L’acquisto di De Bruyne non permetteva a Lang e Neres di giocare nei propri ruoli, per cui, erano fuori e non potevano esprimersi. Il Napoli si difende a 5 in fase di non possesso e verticalizza, oggi la squadra è più coperta rispetto a prima ed è più corta in certe situazioni.

Roma-Napoli chi la può decidere? Soulé e Neres.

Gautieri conclude con una riflessione sul calcio italiano.

L’improvvisazione non porta da nessuna parte. Quello che manca in Italia è creare una prospettiva: a volte nei settori giovanili i calciatori vengono adattati a un modulo non facendo nulla per farli esprimere al massimo. Anzi vengono frenati… La differenza rispetto a 20 anni fa è la meritocrazia: non gioca chi è più bravo ma chi è più furbo.

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Esclusiva RS – Loris Boni: “Impressionato dalla Roma di Cremona. Ho parlato con Massara e…”

Loris Boni, ex centrocampista della Roma e grande conoscitore del calcio nordico, è intervenuto ai microfoni di Retesport nel corso de La Sveglia Giallorossa:

“Ero a Cremona, non abito molto lontano da lì, è la prima volta che quest’anno ho visto la Roma dal vivo, è stata una partita bellissima, non mi aspettavo una Roma così con grande personalità, c’è stato qualche episodio che ha girato favorevolmente ai giallorossi, ma la Roma ha vinto con merito, ho visto grande gioco, grande forma fisica, sono rimasto veramente impressionato. E’ giusto pensare giornata per giornata, ma da domenica ho cominciato a pensare ad una Roma convinta della posizione che occupa in classifica. Un’espressione di gruppo notevole, ho visto giocatori uscire ed entrarne altri che hanno portato l’apporto alla squadra. Ho visto alcuni calciatori rimbrottare i compagni, ma positivamente, per tenere alta la tensione”

Gasperini?
“Lo conosco molto bene, anche personalmente, sono felice del suo arrivo. Ho visto lavorare la sua Atalanta, tante partite seguite dal vivo. E’ un sanguigno, non è un costruito o un falso. Ha portato alla Roma una ventata di credibilità, di forza e mentalità. Nonostante alcuni limiti strutturali le sta compensando lavorando su alcuni singoli e portando idee importanti”.

Boni, la sua Roma?
“Costruimmo il percorso vincente dei primi anni 80. Subii un infortunio gravissimo nel derby che mi costò la permanenza negli anni successivi. All’epoca rompersi una gamba ti costava quasi la carriera, ci voleva tanto tempo per recuperare. Purtroppo ci misi quasi due anni, è un grande rimpianto perché avrei potuto dare molto ma molto di più”.

La mediana giallorossa di oggi?
“Cristante penso sia la bussola della Roma, dà equilibrio, tempi, spazi, è sempre presente, sembra uno che non hai mai ma in realtà c’è sempre. Konè classe da vendere, grande personalità, giocatore mostra una forza dirompente giocando con semplicità. El Aynaoui è subentrato bene, mi sembra un centrocampo di spessore”.

Il Midtjylland?
“Conosco bene quella realtà, ho lavorato per anni visionando il calcio nordico, il calcio danese come quello norvegese stanno crescendo. Il Midtjylland non va sottovalutata, è una squadra che corre tanto, non sono sprovveduti tatticamente”

Boni, secondo lei si possono pescare futuri campioni come Halaand in Norvegia e Danimarca?
“Mi piacerebbe intanto che i club italiani dessero maggiore spazio ai giovani italiani. Certamente nel calcio nordico oggi ci sono delle opzioni interessanti a costi contenuti. Al Nord i calciatori ci sono sempre stati, giocatori di 18-20 anni pronti fisicamente e che possono essere calati nelle nostre realtà, lavorando sul piano tecnico. La Premier ha sempre un diritto di prelazione sul calcio nordico, sulla Norvegia, ma anche in Italia ci si sta aprendo a queste situazioni”

La storia di Halaand e di quell’incontro a Trigoria?
“Lo segnalai alla Roma, come ad altri club italiani. Monchi mi ascoltò a Trigoria ma con un po’ di sufficienza, non prese molto in considerazione quella segnalazione. Lo conoscevo da bambino, lo allenai quando aveva 13 anni, si vedeva già che aveva qualcosa in più rispetto ai suoi coetanei. Poi lo comprò il Salisburgo per 4.5 milioni. Io non faccio l’agente, ho allenato tanti ragazzi lì in Norvegia, quindi ho fatto segnalazioni come ne faccio tuttora poi sono i club che devono decidere. Ho incontrato e parlato con Massara a Cremona, è un ragazzo splendido, ci conosciamo da tanti anni e ci siamo scambiati delle idee. Tutto il mondo sa che la Roma cerca un centravanti, di conseguenza si muoverà in quella direzione”

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Esclusiva RS – Di Gennario: ”Gasperini è il valore aggiunto della Roma. I giallorossi possono giocarsela sino a fine campionato”

Antonio Di Gennaro, commentatore tecnico di Dazn durante Cremonese-Roma, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport. Di seguito un estratto delle sue parole.


“La condizione atletica dei giallorossi mi ha impressionato: a pochi minuti dalla fine, 5-6 calciatori andavano nell’area di rigore avversaria per attaccare. Gasperini ha trasmesso la sua mentalità, è il valore aggiunto: alla Roma serviva una persona così, mi sembra un Mourinho 2. Questa squadra non si può nascondere, da inizio campionato, in una Serie A in cui nessuno domina, ha tutte le credenziali per giocarsela fino alla fine”.

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Esclusiva RS – Falsini: ”In Italia ci sono i talenti ma i dirigenti sono incompetenti. A Roma mi sono tolto tante soddisfazioni”

Gianluca Falsini, ex allenatore dell’Under 16 e della Primavera della Roma, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport. Di seguito le sue dichiarazioni.

Italia? La cosa che mi fa più sorridere è sentir dire che in Italia non ci sono i talenti. Ci sono ma devono fare un percorso che all’estero riescono intraprende invece qua no, questa è la verità. Una cosa è certa Yamal non te lo dà il lavoro ma il dio del calcio ma sugli altri bisogna lavorarci. Pio Esposito è un esempio: ha fatto un percorso corretto, è un ragazzo con la mentalità giusta dopo 2 anni di Serie B a lo Spezia ora gioca in Nazionale. Da anni non avevamo un centravanti con le sue caratteristiche, infatti, è stato subito buttato dentro. Bisognerebbe scavare a fondo, anche il nostro sistema scolastico non aiuta. Si dice che sono cambiate le generazioni e che non si gioca più per strada ma solo qui in Italia?! Ora aspettiamo di non qualificarci ai prossimi Mondiali per attaccare l’unica figura ancora protetta che sono i dirigenti. In Italia non sono preparati, c’è gente come Marotta, che ho avuto la fortuna di conoscere, a cui si chiede di continuare perché c’è una penuria incredibile di persone come lui.

Prosegue Falsini.

La nostra fine è stato il Mondiale del 2006 perché abbiamo pensato di avere un sistema corretto quando non era così. L’Europeo è stato vinto ma il miglior giocatore è stato Donnarumma e questo ci avrebbe dovuto far riflettere. La Germania cambiò il proprio sistema quando fu eliminata ai quarti di finale mentre In Italia non ci si qualifica ai Mondiali e si modifica poco e nulla.

Alzare l’età in Primavera? Errore clamoroso. Qual è il progetto sui ragazzi? A 20 anni all’estero hanno già dei campionati alle spalle. In Italia mi vien da ridere quando ascolto che non nascono i talenti.

Esperienza alla Roma, al netto dell’epilogo con il club.

A parte i 3 scudetti vinti consecutivi, l’anno scorso abbiamo battuto il record di punti in Primavera: questo per racchiudere quanto fatto con i ragazzi. Alessandro Di Nunzio lo mettevo davanti la difesa quando c’era Romano, invece, lo schieravo mezzala anche se pensavo che non fosse il suo ruolo ideale. Quest’anno, invece, sta facendo un ottimo campionato e questo mi insegna che avevo sbagliato e che avrebbe potuto giocare anche lì. Con me Di Nunzio ha fatto 3 anni ma pensate che non giovi di aver disputato tanti minuti in una altra posizione? Ora è più completo. Questo è un progetto, anche se sono il primo a dire: come mai non l’ho schierato subito da mezzala?! A Roma mi sono tolto una marea di soddisfazioni. Coletta ha giocato in una marea di ruoli e ora è al Benfica e non sta facendo malissimo… Questo è un progetto dietro a un calciatore.

Conclude Falsini

Sabatini diceva sempre: ”Noi dobbiamo costruire una Roma con 11 romani”. Il nostro comune ha lo stesso numero di abitanti dell’Olanda per cui dobbiamo fare la stessa cosa. In città c’è il talento, c’è ancora il calcio di strada, cosa che in altre parti è difficile trovare e questo è già un grandissimo vantaggio. Sarebbe bello avere un progetto individuale su ogni giocatore. Se mi compri Arena dal Pescara a un milione e fa la Primavera devi cercare di programmargli un futuro o in prima squadra o un percorso alla Pio Esposito. Deve esserci un progetto personale su ogni singolo calciatore, se si vuole fare il settore giovanile in un certo modo.

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Esclusiva RS – Giacchetta (Ds Cremonese): “Roma meritatamente prima, Gasp è un top. Mercato? Possibile dialogo con i giallorossi e Vardy…”

Il ds della Cremonese, Simone Giacchetta, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport 104.2 FM:

Vi aspettavate questa grande partenza?
“Onestamente no, la verità è questa, siamo l’ultima neo promossa dello scorso campionato, è stata una rincorsa, adattare la rosa alla Serie A non è facile, il mercato è difficile, volevamo puntare su un’anima italiana, mantenendo quello spirito. La scelta dell’allenatore che conosca la categoria è stata in questo senso fondamentale, Nicola è un uomo speciale e sicuramente lo sta dimostrando”

Si aspettava invece la Roma in testa?
“La classifica è figlia di tante combinazioni, la Roma farà un grandissimo campionato perchè ha un allenatore speciale, è un trascinatore, è quello che più di tutti negli ultimi anni ha trasmesso a tutti noi valori pazzeschi, una mentalità offensiva, forte, è un top a livello italiano e europeo. I calciatori hanno assorbito la sua mentalità, la Roma è prima con merito, ha avuto degli infortunati e questo condiziona anche le scelte”

Avete scelto l’esperienza sul mercato?
“L’idea era creare una spina dorsale che potesse affrontare la Serie A, tra la A e la B c’è grande differenza rispetto al passato, oggi il cambio è passato. Si è resa necessaria questa scelta, da Baschirotto, a Grassi, Pezzella, Bondo ma anche Audero e infine Vardy”

Vardy come è nata?
“Una situazione estemporanea, nata tra tanti discorsi, quando vedi in Italia giocatori di Premier che in Italia fanno bene, piuttosto che qualche calciatore non più giovanissimo che viene e fa bene, dopo Dzeko e Modric rientrati in Italia, abbiamo pensato a Vardy che all’inizio sembrava una boutade, invece siamo riusciti ad avere un contatto con lui, c’è stata subito apertura da parte sua e abbiamo chiuso l’operazione, che ha generato grandissimo entusiasmo all’interno del club e in città. E’ un’icona del calcio inglese, internazionale e ha una mentalità pazzesca, si è inserito subito e il gruppo lo rispetto per come si pone e si allena. Abbiamo venduto oltre 2 mila maglie di Vardy”.

C’è la possibilità di qualche dialogo di mercato con la Roma a gennaio? Il suo giudizio su Massara?
“Ricky sta facendo una carriera importante, abbiamo iniziato a giocare a calcio da giovani avversari, mastica calcio dalla mattina alla sera, ha una responsabilità importante ma sta gestendo tutto al meglio. Il mercato inizierà a breve, sicuramente ci saranno occasioni di discutere anche con la Roma magari qualche giocatore che non gioca, pensiamo soprattutto ai giovani, vorremmo qualche innesto più giovane”

Quali sono i mercati in cui in Italia si può ancora andare a cercare dei talenti? Quanto è importante lo scouting?
“Sicuramente è ancora un dettaglio fondamentale, il live, andare a vedere i giocatori, l’occhio è quello che fa la differenza al di là dei dati. Il mercato italiano si sta aprendo ai mercati abbordabili, non ci sono più i soldi di una volta, i campionissimi ormai sono difficili o quasi impossibili da acquistare, oggi bisogna fare un lavoro diverso. Oggi sono molto performanti i giocatori dell’est e dell’Europa del Nord, perchè il nostro campionato è molto fisico”


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Ventura a RS: ”Roma prima senza punta, complimenti a Gasp. Italia? Va cambiato il sistema e non il ct”

Gian Piero Ventura, ex ct dell‘Italia è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport. Di seguito le sue parole.

Top e flop di questa Serie A? Il campionato sta dicendo che l’Inter continua ad avere la rosa migliore. il Milan, se avesse una punta importante, potrebbe ritagliarsi uno spazio da grande protagonista. Il Napoli ha dei problemi che derivano dagli infortuni, c’è da chiedersi anche perché ci siano così tanti calciatori fermi. Quest’anno c’è qualcosa che non quadra a livello di automatismi e con prestazioni sottotono, esclusa quella fornita contro l’Inter.

Prosegue Ventura

A Gasperini va fatto un applauso perché, a Bergamo ha fatto qualcosa di straordinario ma nel tempo attraverso una programmazione e crescita costante, ora dopo 11° giornate è primo in classifica con la Roma. Mi riferisco soprattutto a questo, meno alle prestazioni perché all’inizio non c’era il marchio dell’allenatore, ora invece meglio. Sapere che ci sono margini di miglioramento con una punta è importante, discorso che vale anche per il Milan, i giallorossi con l’innesto giusto potrebbero essere grandi protagonisti, come comunque sono ora, ma alla lunga non è facile mantenere questa posizione senza rinforzi in attacco. Dybala ad esempio non dà garanzie fisiche, insomma Gasperini è primo e non ha un centravanti per cui sta facendo un grande lavoro.

Nei flop della Serie A inserisco la Fiorentina, che è partita con ambizioni di Europa ed è ultima, e l’Atalanta che senza Gasp sta faticando. Non era facile per nessuno sostituirlo ma Juric non mi sembrava mentalmente pronto dopo quello che aveva vissuto con diversi esoneri, ora vediamo cosa riuscirà a fare Palladino.

Zirkzee? Non sono convinto che sia la soluzione, è una punta che ama dialogare con i compagni, mandare i calciatori nello spazio piuttosto che il contrario. Alla Roma manca una punta importante davanti, come poteva essere Dzeko qualche anno fa, qualcuno che riesca a finalizzare. I giallorossi hanno tanti trequartisti ma bisogna concretizzare, i punti fatti sono arrivati perché la squadra ha subito pochi gol. Zirkzee ha qualità ma ci vuole un finalizzatore.

Pochi gol dalle punte? Credo sia figlio del un modo in cui si gioca: tutte le punte sono spalle alla porta. Immobile ad esempio quando attacca la profondità era fenomenale, mentre senza guardare il portiere avversario faceva fatica e non avrebbe mai segnato 30 gol. Oggi è un calcio in cui si scarica sempre la palla indietro, non amo molto questo perché è uno sport fatto di emozioni che derivano dalle giocate come il dribbling, i tunnel, il pallonetto, cose che vediamo sempre meno.

Italia? Facciamo 2 riflessioni, l’ultima volta che ha partecipato per vincere il Mondiale era il 2006 e in rosa c’erano Del Piero Inzaghi, Gilardino, Toni che facevano panchina. Nel 2010 e nel 2014 è uscita al primo turno, nel 2018 e nel 2022 non si è qualificata e dall’ultimo europeo è uscita con le ossa rotte. Il problema non è l’allenatore, si è fuori pista.

Conclude Ventura

La seconda riflessione: i giovani la qualità la devono allenare lavorando per metterla in mostra. Una volta dalle 2 alle 7 erano in oratorio o per strada giocavano sul cemento e quando andare su un campo di erba ci arrivano già pronti ad affrontare qualsiasi tipo di discorso. Oggi un giovane gioca dalle 2 alle 4 ore nelle scuole calcio dove, nella maggior parte dei casi, invece fare tecnica individuale si pensa a tattica e diagonali. Insomma è evidente che è diminuito il tempo dedicato alla qualità per cui è difficile che possa emergerne tanta. Va cambiato il sistema e non gli allenatori, anche se a volte è giusto per carità. Se andiamo avanti mettendo la testa sotto la sabbia diventa difficile.

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Jeda a RS: ”Gasperini porta i calciatori al massimo. Zirkzee? Per lui sarebbe perfetto”

Jeda ex attaccante allenato da Gasperini con cui ha segnato 15 gol, è intervenuto ai microfoni di Retesport. Di seguito le sue dichiarazioni.

Gasperini è un allenatore molto intelligente che conosce il calcio e dove può intervenire a livello strutturale in una squadra. Conosce le caratteristiche di ogni giocatore, crede molto in quello che fa, sa trasmettere e far capire bene ciò che vuole fare. È un tecnico che porta al massimo le prestazioni dei calciatori, se sei forte ti fa uscire tutte le qualità.

Prosegue Jeda.

Caratterialmente è tosto, ci vogliono calciatori disponibili e che credono molto in lui. Io l’ho fatto, ho segnato tanti gol e il mio livello di prestazioni è sempre stato al top: non ho saltato neanche una gara, è un maestro sotto questo punto di vista. La Roma, infatti, corre tanto e sa farlo bene: è brillante e tiene bene il pallone.

Attaccanti? Dovbyk può essere rigenerato da Gasp sul piano fisico e nei movimenti. Ho visto qualche partita in cui si è mosso bene. Ferguson? Se ho 2 calciatori che faticano a segnare bisogna cercare calciatori che sanno fare gol.

Prosegue Jeda.

La Roma contro il Milan ha giocato tanto nella metà campo avversaria ma non attaccava mai la profondità per fargli male. Gasperini agli attaccanti chiede di fare la prestazione: giocare bene con i compagni, essere rapidi e intensi nella giocate, toccare il pallone di prima per aprire lo spazio agli esterni che si devono inserire, attaccare la profondità per fare gol. Ora alla Roma sino a questo punto del campionato sta facendo molto bene, ha migliorato tanti aspetti.

Zirkzee? Sarebbe perfetto per la Roma di Gasperini perché gioca bene, ha un buon livello tecnico e riesce ad attaccare la profondità.

Serie A? Mi stanno sorprendendo in positivo i portieri: Svilar, Caprile, Milinkovic Savic e Maignan. Tra le squadre proprio la Roma di Gasperini, anche se ero convinto che avrebbe fatto bene in una grande piazza in cui ci sono più pressioni. All’Inter non gli era stato dato tempo ed era arrivato in un momento particolare. In negativo, invece, mi ha sorpreso l’Atalanta e la Fiorentina che ancora non ha vinto una partita in Serie A.

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Esclusiva RS, Petrachi: “Gasp vicinissimo alla Roma 5 anni fa. Pellegrini? Spero resti, è l’anima della Roma. Rimpianto? Non esser volato a Boston da Pallotta”

L’ex direttore sportivo della Roma, Gianluca Petrachi, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport, tra aneddoti del passato legati alla sua esperienza in giallorosso e tematiche del presente, come l’ottimo rendimento della Roma di Gasperini ma non solo.

Direttore come sta? E’ pronto a rientrare?
“La voglia e la passione è smisurata, grande, il calcio è quasi una religione per me. Ho iniziato da giovanissimo, da calciatore prima poi da dirigente, il calcio è la mia vita anche se purtroppo il calcio è cambiato in peggio. Il richiamo c’è sempre, guardo tante partite, giro, sto aspettando l’occasione giusta per ripartire”.

Come è cambiato il mercato negli ultimi 10 anni e lo scouting?
“Tanto, tantissimo, sono arrivate le proprietà straniere, hanno imposto una metodologia di lavoro nuova, legata molto ai numeri, agli algoritmi. Tutte le innovazioni, i dati, gli elementi in più sono positivi ma io resto ancorato al modo di fare calcio nostrano, italiano, alla qualità del lavoro, dello sguardo che si ha sui calciatori. Stanno imponendo dei profondi cambiamenti a chi ha insegnato calcio, cioè agli italiani. Questo forse è l’aspetto più brutto, vogliono spiegarci come si fa calcio. E’ giusto ripeto avvalersi delle tecnologie, ma rimango dell’idea che la sensazione di scegliersi un calciatore deve essere figlia del sentimento che trasferisce al direttore sportivo quel calciatore. La responsabilità deve essere sempre figlia delle sensazioni che hai, in virtù della squadra in cui inserisci quel calciatore e in base all’allenatore che hai scelto e supporti. Se un ds compra un quinto di destra non è un terzino o un quarto, anche se è un grande giocatore, questa scelta può creare un problema”.

Quanto è importante il binomio e il rapporto tra ds e allenatore?
“Parlando della mia esperienza, ho sempre avuto un confronto e un contatto diretto con gli allenatori, deve essere così, in accordo con la proprietà, il ds sceglie un allenatore e così è possibile creare una sinergia. Io guardo dei calciatori, una volta terminata la scrematura dei miei scout, poi propongo un calciatore all’allenatore e lì deve esserci una condivisione. Se tu segui un calciatore totalmente distante per caratteristiche ai profili che servono all’allenatore già hai sbagliato in partenza. Io ho sempre condiviso il mio lavoro con i tecnici con cui ho collaborato. Ai tempi del Torino ad esempio, scelsi di acquistare Bremer, che era giovanissimo e Mazzarri non era convintissimo, lo vedeva ancora acerbo e sicuramente forse lo era, ma a noi non serviva un titolare inamovibile di partenza, ma preparammo in un anno la sostituzione di Nkoulou, io mi sono imposto lì, lo pagammo 5 milioni e Cairo si fidò di me. Mazzarri ci lavorò e questa fu però un’eccezione, tante altre volte gli allenatori non erano convinti di alcune scelte e si seguivano altri calciatori. Le distanze con i tecnici non pagano mai, si rischia di creare situazioni ambigue”.

Gasperini è stato realmente alla Roma cinque anni fa? Lo aveva praticamente preso? Come andò?
“Sì, con Gian Piero ci incontrammo, parlammo a lungo, parlammo di calciatori e visione calcistica o filosofia, ci trovammo d’accordo su tutto. Era un momento in cui il mister poteva lasciare Bergamo dopo diversi anni, era fortemente motivato e intrigato dall’opzione Roma, ma mi disse che doveva prima confrontarsi con la proprietà dell’Atalanta. Aveva e ha avuto sempre un rapporto molto forte con Antonio Percassi, tant’è che poi l’Atalanta riuscì a convincerlo a restare. Fu un peccato, perchè alla luce dei risultati straordinari prodotti anche successivamente, sarebbe stato l’uomo perfetto in quel momento per la Roma. Non sono meravigliato oggi del suo rendimento nella capitale, Gasp è un top manager”.

Da Mancini a Spinazzola, da Veretout a Mkhitaryan e Smalling. Quella campagna acquisti è stata la base della Roma per diversi anni. Ha un rimpianto per il suo percorso romanista e qualcosa di cui va fiero?
“Sicuramente vado fiero del rendimento di quella Roma, del 19-20, quella che ha fatto più punti – 70 – in campionato. Nessuno è riuscito a far meglio di quella Roma lì ricostruita nell’estate del 2019 dopo un anno terribile. Sono stati spesi tanti soldi negli ultimi anni, 50 per Abraham, 20 Shomurodov e tanti altri, ma quella Roma ha fatto più punti. Il rimpianto che forse, se si fosse proseguito il percorso insieme, chissà cosa sarebbe accaduto. Il rimpianto vero è non aver preso un aereo per Boston e andare a chiarire di persona con Pallotta, alcune incomprensioni sorte a distanze tenendo conto che non parlavo direttamente col presidente, ma attraverso Fienga. Il mio inglese purtroppo è pessimo, lui non parlava italiano, questa distanza linguistica mi ha frenato, sicuramente ci saremmo chiariti. Io sono un istintivo, dico quello che penso, sono fatto così e ho questo carattere. E’ un peccato, fa parte della vita. Seguo sempre con affetto la Roma, sento ancora tanti ragazzi eccezionali che sono alla Roma, Mancini, Cristante, Pellegrini ragazzi che hanno vinto la Conference League, che hanno costituito il blocco forte di Mourinho”.

Cosa le piace della Roma attuale?
“E’ la squadra che gioca più in verticale di tutto il campionato, c’è un interscambio di ruoli su cui Gasp sta facendo vedere cose incredibili. Vedere Mancini fare assist e sovrapposizioni, giocatori che passano dalla difesa all’attacco e viceversa, tutti con l’obiettivo di far male all’avversario. Un lavoro straordinario. Certamente quello che manca, è evidente, è un attaccante di livello giusto, con il rispetto dovuto a Ferguson e Dovbyk. Con una punta la Roma ha buone chance di rimanere lì nelle zone alte, perchè fisicamente Gasp ti fa stare al top, non guarda in faccia a nessuno, non fa favoritismi, questo è fondamentale. Ha portato dentro Trigoria una cultura del lavoro incredibile. Per questo avevo scelto lui cinque anni fa, perchè avevo bisogno di una persona forte caratterialmente, che imponesse la sua metodologia di lavoro, che non fosse bellina, simpatica ma dura il giusto. Per qualcuno è antipatico, ma nel calcio meglio essere vincenti e antipatici piuttosto che perdenti e simpatici. Sui giocatori, posso dire che ad esempio Bailey lo avevamo trattato anni fa ai tempi del Leverkusen, ma ci chiesero 25 milioni e non fu possibile chiudere quella operazione, poi abbiamo preso Mkhitaryan a zero, direi una grande operazione”.

Ha un rimpianto di mercato ai tempi della Roma?
“Mah più che un un giocatore nello specifico, ci tengo a sottolineare che riuscii tra mille difficoltà a rifondare la squadra praticamente a costo zero. Vendemmo gente in quel momento inutile tipo Nzoni, Olsen, Schick, etc incassando oltre 80 milioni e investimmo su ragazzi forti, giovani e in grado di far bene come hanno fatto per anni. La società voleva abbassare il monte ingaggi e rifondare, penso di aver iniziato un lavoro che andava in questa direzione”.

Conosce bene Pellegrini e ha detto di esser rimasto in contatto con lui. Pensa che la sua esperienza romanista proseguirà?
“Me lo auguro, Lorenzo è un ragazzo per bene, strepitoso umanamente, un romanista vero e ha qualità importanti. E’ un centrocampista moderno, tiene tantissimo alla maglia, essere profeti in patria è difficilissimo, ha personalità, lo ha dimostrato anche nell’ultimo derby, stava vivendo forse il momento più brutto della sua carriera e ha dimostrato ancora una volta quanto sia legato a questa maglia. Sono convinto che con la benzina che Gasp gli darà nelle gambe, possa fare un salto di qualità ulteriore. Io lo so perchè l’ho vissuto, dentro la Roma ha un peso importante, con i ragazzi nuovi, ha sempre fatto capire a tutti cosa sia la maglia giallorossa, merita questa possibilità di proseguire ancora con la Roma”