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Calcio italiano verso la rifondazione. Abodi: “Primo passo azzerare vertici FIGC”

Il calcio italiano, dopo il terzo tracollo Mondiale, si avvia forse verso un processo di rifondazione.

Stanno aumentando le pressioni politiche in merito alla decisione di Gravina di non dimettersi dal ruolo di presidente della FIGC. Dichiarazioni quelle del numero 1 del calcio italiano, che hanno provocato profonda indignazione sui social e su alcuni media.

Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, in queste ore però ha dettato pubblicamente la linea con un messaggio durissimo: “Il calcio italiano va rifondato Il processo deve partire dal rinnovamento dei vertici FIGC”

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Divieto trasferta, scontro nel Governo. Abodi e Salvini vs Piantedosi: “Provvedimento ingiusto”

Il provvedimento del Viminale, firmato da Piantedosi, sul divieto di trasferta fino al termine della stagione per i tifosi di Roma e Fiorentina, a seguito degli scontri avvenuti sull’A1 domenica scorsa, ha generato reazioni di varia natura.

Non solo a livello social, tra gli stessi sostenitori giallorossi e viola, ma anche a livello istituzionale. Sembra addirittura esserci un contrasto interno in seno al governo tra la posizione durissima di Piantedosi e quella invece sostenuta in queste ore da due altri Ministri.

In primis Salvini che ai microfoni de la Gazzetta dello Sport, questa mattina ha affermato: «Io sono sempre d’accordo con Piantedosi. Da tifoso che ha avuto per diversi anni la tessera del secondo anello blu della Curva Sud del Milan, non sono però mai a favore di interventi punitivi di gruppo a fronte di crimini dei singoli. Questo vale per le curve del Milan e dell’Inter che erano ahimè utilizzate come copertura da criminali, spacciatori, accoltellatori e assassini. Questo non vuoi dite aprire un dibattito con l’amico Piantedosi, questori ecc, se ci sono 5-10-15-130 imbecilli o peggio criminali, è giusto che non vedano più una partita, ma vietare la passione o chiudere gli stadi o le trasferte a migliaia di persone perbene secondo me non è una soluzione».

Dello stesso avviso anche Abodi, Ministro dello Sport, che ha dichiarato ai microfoni de il Quotidiano Sportivo: «La premessa – dice Abodi – è intanto il rispetto assoluto nei confronti di Piantedosi e delle forze dell’ordine. Capisco le ragioni di una posizione drastica, ma resto dell’idea che chi sbaglia debba pagare. Non possono pagare tutti. Il quadro si è modificato e ser-ve un sistema di sicurezza che non presidi solo stadi, ma anche autogrill, autostrade, stazioni, rendendo tutto più difficile»

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Bove può tornare a giocare? Abodi vuole modificare il protocollo ma il responso definitivo arriverà dagli esami

Edoardo Bove come sta? E soprattutto, può tornare a giocare? Le due domande si legano in un unico responso che arriverà nelle prossime settimane dai medici che continueranno a sottoporlo ad esami cardiaci molto approfonditi.

Il Messaggero sottolinea che mentre il ministro Abodi vorrebbe modificare o smussare comunque il protocollo sanitario che in Italia è molto restrittivo nei confronti degli sportivi che subiscono eventi cardiaci come quello di Bove, il problema a monte resta capire quale sia stato l’evento scatenante che ha portato il ragazzo all’arresto cardiaco completo.

Ovviamente, la vita viene prima di tutto, anche dello spettacolo del calcio. Per questo i medici vorrebbero soffermarsi sul problema (ormai passato in secondo piano), che due mesi e mezzo fa ha causato a Bove un arresto cardiaco completo. L’ostacolo al suo ritorno in campo adesso non è legato al defibrillatore impiantato, ma alla patologia originaria che ha scatenato l’episodio da cui si è salvato.

Lì bisogna scavare a fondo, non è un limite del protocollo, che può comunque essere smussato. Secondo il nostro codice, infatti, il pacemaker non impedisce l’idoneità, lo fa solo se rimane un rischio grave e serio precedentemente non riscontrato, o per alcuni sport in cui si potrebbe scatenare una scarica elettrica con un brusco contatto.

  Anche dopo l’impianto di un defibrillatore, si può morire o c’è il rischio di un peggioramento in seguito all’adrenalina che incide su situazioni fibrotiche o cicatrici preesistenti. Ulteriori esami medici su Bove, peraltro in corso da quasi tre mesi a Careggi, devono dare insomma il responso: Edo non potrà giocare in Italia ora se dagli esami emergeranno malformazioni genetiche che non erano state palesate in passato. (