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Zaniolo, primo traguardo: giovedì 100 con la Roma

Per uno che ha esordito in giallorosso al Bernabeu, disputando 54 minuti da titolare in Champions contro il Real Madrid (19 settembre 2018) al fianco – fra gli altri – di De Rossi Dzeko prima di venire sostituito dal suo attuale capitano Pellegrini, giocare al GelreDome di Arnhem, e in Conference League, può sembrare un impegno qualsiasi.

Eppure Zaniolo, Scrive il Corriere della Sera, che ha più o meno l’età di quello stadio (lui è del ‘99, l’arena che ospita il Vitesse venne inaugurata l’anno prima), potrebbe festeggiare giovedì un traguardo importante: la 100ª partita con la RomaMourinho dovrà gestire la rosa, con 4 impegni in 11 giorni prima della sosta, una rosa in cui solo 6 giocatori hanno più partite in giallorosso del giovane fenomeno che si ritrova già tra i veterani di questa squadra: El ShaarawyPellegriniCristanteVeretoutMancini Mkhitaryan, in ordine di presenze.

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Kluivert resta al Nizza: ecco i soldi

Arrivano altri soldi per la Roma: anche i bonifici postdatati a volte fruttano un gruzzoletto prezioso da reinvestire. Come riporta Il Corriere dello Sport, dopo Pau Lopez e Ünder, che hanno raggiunto le condizioni necessarie perché il Marsiglia li riscattasse per un totale di 20,4 milioni, Justin Kluivert si avvia a diventare un calciatore del Nizza, dove Tiago Pinto lo ha piazzato in prestito con diritto di acquisto vincolato l’estate scorsa: in questo caso i francesi si sono impegnati a rendere definitivo il trasferimento dopo il 50% delle presenze associato alla qualificazione alla Champions League.

Considerando che il Nizza è secondo in campionato – quindi in zona Champions – e Kluivert ha già toccato quota 20 partite (con 5 reti) è immaginabile che la Roma possa ragionare su un buon introito, così pattuito tra le parti nel mercato di agosto: 15 milioni. Ad ogni modo, secondo quanto filtra da Nizza, l’allenatore Galtier è molto contento di Kluivert e ha chiesto alla società di tenerlo.

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Corto muso a chi? Le vittorie per 1-0 marchio di fabbrica di Mou

Che sia una moda, una tendenza, una casualità. La vittoria di corto muso alla Max Allegri, alla quale la Roma si sta abituando, porta tre punti e consapevolezza. Come scrive Il Messaggero, l’uno a zero è il risultato (quasi) perfetto, quello che ha caratterizzato il grande Milan anni 90 degli invincibili di Fabio Capello, sulla carta è sempre poco spettacolare.

La goleada ha maggiore appeal, questo è chiaro, ma nell’epoca del risultato a tutti i costi, conta vincere, anche per un solo centimetro, appunto, come nelle corse di cavalli. Ce lo vedete Mourinho che parla di corto muso, con un accento livornese alla Allegri? Forse no, ma la sua Roma ora come non mai è tornata ad essere sempre più a sua immagine e somiglianza: segna al minimo, subisce poco e, al momento, ha ripreso a vincere e correre verso la speranza.Calcolando gli uno a zero, i giallorossi sono avanti alla Juve di Allegri, che del corto muso ha il copyright: cinque per José, quattro per Max.Quattro di questi portano la firma di Tammy Abraham, ovvero le vittorie con UdineseTorinoSpezia Atalanta, mentre quella con il Cagliari è marcata (su rigore) da Sergio Oliveira.

Poi ogni uno a zero ha la sua storia. A La Spezia, ad esempio, la rete dei giallorossi è arrivata in ritardo, al minuto 99, mentre contro l’Atalanta è stata firmata alla mezz’ora ed è stata difesa fino alla fine.

Nell’ultima occasione è stata importante la resistenza ai tentativi di attacco nerazzurri, in Liguria il gol di Abraham è arrivato come liberazione dopo un assedio di quasi cento minuti, con 31 tiri verso la porta di Provedel.

L’ultimo successo contro l’Atalanta somiglia più a quelli contro il Torino o l’Udinese, arrivate sempre grazie alla rete dell’inglese, oppure a quella con il Cagliari (Oliveira) sempre in casa. Di diversa natura i successi per due a uno contro Sassuolo Cagliari in trasferta, anche qui vittorie di misura, ma per due a uno e non per uno a zero.

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Vitesse-Roma, il programma della vigilia: alle 18.45 la conferenza di Mourinho

La Roma si prepara ad affrontare il Vitesse per l’andata degli ottavi di Conference League. Mercoledì alle ore 18:45 ci sarà la conferenza stampa di Mourinho e di un calciatore. Di seguito tutto il programma della vigilia:

10:30 – Rifinitura del Vitesse
11:30 – Rifinitura della Roma a Trigoria
14:00 – Conferenza stampa di Letsch e un giocatore allo stadio
18:45 – Conferenza stampa di Mourinho e un giocatore allo stadio

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Abraham, colpo alla caviglia: da valutare per il Vitesse

Tammy Abraham ha deciso il big match contro l’Atalanta grazie a un gol su assist di Zaniolo. Nel corso della ripresa, l’inglese ha subìto un colpo alla caviglia, arrendendosi all’83’ con Felix al suo posto. Le sue condizioni saranno valutate questo pomeriggio, con la ripresa degli allenamenti fissata alle ore 15:00.

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Abraham e Zaniolo, la Roma dalla A alla Z: assist, gol e potenza. È feeling Mondiale

Il calcio dalla A alla Z. A vent’anni, per loro, il più era fatto. Quando a quella età tanti ragazzi ancora devono capire se il pallone dei grandi potrebbe essere la loro strada, oppure se dovranno ritagliarsi ruoli diversi nei campionati minori, Tammy Abraham e NicolòZaniolo avevano già affondato i tacchetti nel verde più nobile che la loro immaginazione potesse produrre.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, ad appena 18 anni, l’inglese esordiva nel Chelsea sfidando il Liverpool, a 19 anni l’italiano faceva il suo “vernissage” addirittura al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid. Nella cornice della Champions League. Nelle rispettive nazionali, però, è stato Nicolò a battere Tammy come precocità, visto che l’azzurro – senza neppure la sua prima convocazione quando non aveva giocato neppure una partita in Serie A – ha avuto il proprio battesimo a diciannove anni, mentre l’inglese “solo” venti. C’è una parola, quindi, che può accomunarli: predestinazione.

Quella che la Roma cavalca, grazie anche alla loro potenza atletica, sognando una rimonta per la zona Champions che fino a un paio di settimane fa sembrava poco meno di una utopia.

Zaniolo, anche se in qualche circostanza è stato accantonato dall’inizio in modo quasi sorprendente, in attesa di ritrovare la sua vena da goleador (in campionato, ad esempio, non segna all’Olimpico dal 2019), si sta specializzando nel diventare uomo assist. Missione quasi compiuta, visto che adesso è già arrivato a quota 7, tra cui quella per Abraham di sabato contro l’Atalanta, a cui unire le 4 reti sgranate finora in stagione.

La vetrina, però, se l’è presa Tammy, che è giunto a 20 reti stagionali. Nessun inglese nei campionati top finora ha saputo fare meglio e così non sorprende che adesso il centravanti vada alla caccia di due totem come Gabriel Batistuta e Vincenzo Montella. Entrambi, infatti, nella loro prima stagione in giallorosso hanno realizzato 21 gol. Come dire che, con tante partite da giocare, il traguardo sembri ad un passo, anche perché il feeling con Zaniolo sta lievitando sempre di più.

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È un altro Kumbulla: ha conquistato tutti

L’ammonizione rimediata contro l’Atalanta lo obbligherà a rinunciare alla trasferta di Udine. Peccato perché Marash Kumbulla, all’esame più difficile, ha confermato i progressi che avevano generato l’innamoramento di Mourinho. Implacabile in marcatura, tanto su Pessina quanto su Miranchuk, non ha lasciato passare un pallone dalle sue parti, tanto per terra quanto per aria.

Come scrive il Corriere dello Sport, la Roma si sta accorgendo improvvisamente di aver acquistato un giocatore importante. E’ uno stopper vecchia maniera, Kumbulla, categoria in via di estinzione: cresciuto alla scuola di Juric, che insegna a difendere uomo su uomo, ha calato in partita un’attenzione e un’autorevolezza che i tifosi non conoscevano ancora.Si parla spesso del disastro di Bodo come il primo bivio della gestione Mourinho.  Kumbulla giocò male, come tutta la squadra, e venne escluso dalla partita successiva insieme a VillarDiawara Borja Mayoral. La differenza rispetto agli altri però è che lui, Marash, non ha vissuto il provvedimento come un’umiliazione ma come uno stimolo per allenarsi meglio. Più forte e più disciplinatamente.

Lo ha ricordato proprio l’allenatore, di recente: “Kumbulla all’inizio non aveva la mia fiducia, ma ora l’ha conquistata. Non ho avuto un atteggiamento positivo nei suoi confronti, l’ho stuzzicato spesso a Trigoria, eppure non ha mai fatto una piega. Ha sempre lavorato a testa bassa per convincermi che mi sbagliavo sul suo conto“. Il risultato è visibile: anche a causa dell’infortunio di IbañezKumbulla ha giocato quattro partite di fila da titolare senza mai sfigurare. E sabato, durante Roma-Atalanta, ha vissuto la migliore giornata degli ultimi 18 mesi.

Bastava aspettare, in fondo. Kumbulla è considerato un professionista sufficientemente esperto perché è titolare della nazionale albanese ed è già al terzo campionato di Serie A. Ma non bisogna dimenticare la carta d’identità: parliamo di un ragazzo del 2000, più grande di un anno di Darboe e due di Bove Zalewski.

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Champions, perché crederci: il tifo, Abraham e la forza dei giovani

La Champions, una speranza. Senza quei punti persimalinconicamente, la squadra di Mourinho sarebbe in piena corsa, scrive Il MessaggeroOggi si trova a rincorrere. Raggiungere la Juve non è semplice, perché è la Juve e perché ha una rosa più attrezzata, pure alla luce di un mercato faraonico che a gennaio l’ha ulteriormente rinforzata. L’Atalanta è a pari punti ma ha una gara da recuperare, la Lazio è solo una lunghezza dietro e tra due settimane c’è un derby tutto da vivere. Per ora la Roma non può che vivere di speranza, perché la matematica dice che piazzarsi ancora si può e, quando hai Mourinho, si deve. Dalla parte della Roma c’è la spinta della sua gente, che accompagna la squadra in casa e in trasferta con presenze da record, da fuori pandemia. Questo vuol dire che se ci credono i tifosi, devono farlo anche i giocatori, con Mou in testa, che ora riprenderà possesso della panchina, scippatagli per due giornate. Lo Special ha un po’ tutti i calciatori a disposizione, a differenza di un bel pezzo di stagione vissuta in emergenza, e in più può contare sull’apporto e la voglia di alcuni talenti giovani, come Bove e Zalewski, soprattutto il secondo, più il rigenerato Kumbulla e uno Zaniolo che guarda la Nazionale, il rinnovo e quindi di stimoli ne ha. Mourinho poi, ha un centravanti vero ed è a un passo dal raggiungere Bati e Montella, che alla prima stagione hanno toccato quota 21. Tammy è il giocatore che in campionato ha segnato il maggior numero di primi gol, otto. Insomma, c’è tutto per provarci: in fondo la Roma non è una squadra da ottavo posto. Sei punti sono un ostacolo, non insormontabile. E chissà.

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È Abraham mania: nei gol di Tammy si vede il futuro

Sembrava un’impresa o quasi sostituire Edin Dzeko senza risentirne, almeno nell’immediato, scrive La RepubblicaUn attaccante da 119 reti in 260 presenze non si trova facilmente sul mercato e individuare un suo degno erede si presentava come una sfida davvero complicata. Ma dopo appena sette mesi dal suo addio, il bosniaco appare già uno sbiadito ricordo. Questo perché il presente, ma soprattutto il futuro, porta il nome di Tammy Abraham: lo “striker” inglese è già nella storia e nel cuore dei tifosi della Roma. L’ex Chelsea sta conquistando tutti a suon di gol e record: già arrivato a quota 20 gol alla sua prima stagione in Italia (13 in Serie A, 6 in Conference League e 1 in Coppa Italia), è ad una sola rete dagli eroi scudettati Montella e Batistuta (21) e quattro da Volk (24), il cannoniere del primo tricolore. Ma ciò che impressiona non è solo il numero complessivo di marcature, ma anche l’importanza delle reti messe a segno: per otto volte il numero 9 giallorosso ha sbloccato la gara, per quattro volte in stagione il suo 1-0 è valso l’intera posta in palio.

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Zalewski ha messo la freccia su Vina e Maitland-Niles

Fermarsi adesso, sul più bello, è la cosa che gli fa più male. Anche più del dolore alla caviglia sinistra: ieri era gonfia e Nicola Zalewski ha passato la giornata con il ghiaccio sopra. Oggi, quando tornerà a Trigoria con i compagni, scrive La Gazzetta dello Sport, cercherà di capire se saranno necessari gli esami strumentali o meno. Anche perché in base alle condizioni del piede, mercoledì, Mourinho deciderà se portarlo o meno nella lunga e doppia trasferta tra Arnhem e Udine. In teoria potrebbe partire – anche se contro il Vitesse difficilmente giocherà (è inserito in Lista B) – ma Mou lo porterà solo se non ci saranno rischi e solo se non perderà ore di lavoro e fisioterapia a Trigoria. Altrimenti, se oggi non dovesse stare ancora bene, appuntamento al derby. Quella contro la Lazio è una partita speciale da sempre – Nicola, nato nel gennaio del 2002, è cresciuto a Tivoli da genitori polacchi con la Roma sempre accanto – ma lo è ancora di più adesso: pochi giorni prima della gara d’andata ha perso il papà. Quello stesso papà a cui non vede l’ora di dedicare un gol. Su Instagram gli ha scritto: “So che sei orgoglioso di me, ma ti prometto che questo è solo l’inizio“. Una promessa che Zalewski vuole mantenere, soprattutto adesso che gioca stabilmente in prima squadra e ha conquistato un allenatore come Mourinho.  Con la difesa a tre, infatti, il tecnico portoghese vuole esterni di spinta. Karsdorp a destra lo è, e va bene anche per giocare a quattro; Maitland-Niles e Vina lo sono molto meno, nelle ultime due partite sono rimasti in panchina e Zalewski al momento li ha sorpassati. Ci sarebbe El Shaarawy, che Mourinho ha fatto giocare largo a sinistra, ma non è in condizioni fisiche ottimali, mentre Zalewski sta benissimo anche mentalmente. Con il Verona ha cambiato la partita, la vetrina se la sono presa Volpato e Bove che hanno segnato, ma lui da quel momento non è più uscito. Mourinho se lo coccola, Bruno Conti e De Rossi lo guardano con orgoglio, la società gli ha rinnovato il contratto fino al 2025 e ne apprezza i progressi e la maturità, la Polonia lo considera già nel giro della nazionale maggiore.