25.5.2022 Conference League Finale : Roma vs Feyenoord Nella foto: Ryan Dan Friedkin
(Foto Gino Mancini)
Il 2025 sorride – calcisticamente – ai Friedkin. Di certo molto più del 2024, nel corso del quale si erano prodotti in alcune scelte, chiaramente in chiave romanista, che hanno divelto l’enorme alone di credibilità faticosamente costruita nella capitale negli anni precedenti.
Ma oltre alla ripresa netta della Roma, così come dell’Everton che da quando è stato acquistato è uscita a pieno merito dalla lotta salvezza, anche il terzo club di proprietà della famiglia texana in queste ore ha colto un risultato decisamente clamoroso.
Il Cannes, formazione attualmente in quarta divisione, ieri sera si è qualificata a sorpresa alle semifinali di Coppa di Francia dove potrebbe andare ad affrontare addirittura il PSG.
Nuova imminente uscita di scena nell’organigramma societario giallorosso.
La Roma si prepara infatti a salutare un altro tassello cruciale, Anna Rabuano, attuale Chief Financial Officer, che nell’intenzione dei Friedkin dovrebbe lasciare il posto nei prossimi giorni a Anna Dunkel, fidatissima manager del Friedkin Group.
La motivazione dell’ennesimo ribaltone dirigenziale sarebbe legata, secondo quanto riferito da Repubblica, alle difficoltà affrontate dal club giallorosso nel rispetto di alcuni parametri del Financial Fair Play.
Nella serata di ieri, sugli account social ufficiali del The Friedkin Group sono stati pubblicati dei post celebrativi sulla campagna acquisti realizzata dalla Roma a gennaio.
Dan e Ryan, però, hanno voluto dare il benvenuto ai nuovi cinque arrivi in casa Roma: Nelsson, Gollini, Salah- Eddine, Rensch e Gourna-Douath. “Siamo felici del loro arrivo – dicono i presidente sul post – Questi acquisti dimostrano il nostro impegno nell’offrire un progetto calcistico di fama mondiale”.
We’re happy to announce the arrival of five new players to bolster the @OfficialASRoma roster. AS Roma is a member of the Friedkin family of brands, and these acquisitions demonstrate our commitment to delivering world-class football!⚽ pic.twitter.com/oeYVDg5cp9
Quattordici. Esattamente quattordici sono i nomi finora ventilati dalla stampa sul profilo del nuovo allenatore della Roma. In questa maxi lista va inclusa anche la candidatura di Claudio Ranieri, che fino a metà gennaio, prima delle sue dichiarazioni che hanno spento tale ipotesi, era stata sospinta da diversi media e da una frangia della tifoseria.
Dal Mourinho-bis (che mai e poi mai tornerà con questa proprietà a Roma) al De Rossi-bis (‘è ancora sotto contratto, se devi ripartire dai giovani meriterebbe una seconda chance…‘) passando per una reale stratificazione e altrettanti : i big, Re Carlo Ancelotti (che Ranieri ha smentito nuovamente e che spinge prioritariamente per restare a Madrid), Massimiliano Allegri (libero da mesi ma mai direttamente contattato dal club nonostante le sirene arabe); sotto questa soglia si stagliano profili come quello di Gasperini, che potrebbe rompere con la proprietà dopo le polemiche sul mercato invernale; Pioli – già cercato prima dell’annuncio di Juric, potrebbe liberarsi dal faraonico contratto all’Al-Nassr – Montella, anch’esso contattato due giorni prima del ritorno di Ranieri – ma anche Italiano (difficile da strappare al Bologna visti i risultati eccezionali di questo suo primo anno in terra emiliana), Farioli, contattato a fine dicembre per arrivare ai vari De Zerbi, Mancini, Fabregas frutto anche qui di accostamenti mediatici che non trovano al momento riscontri.
Il tema però non è il nome, ma la pianificazione sportiva e quali obiettivi reali il club vorrà perseguire a partire dalla prossima stagione. Con un reale spauracchio all’orizzonte: che a decidere sia in maniera arbitraria e senza costrutto Dan Friedkin.
E ciò oggi non può che spaventare, considerando che la Roma resta una società acefala, senza un amministratore delegato da quasi un semestre, con un direttore sportivo scarsamente considerato e spesso trincerato dallo stesso Ranieri, ma soprattutto con delle scelte sul campo che sembrano indicare una direzione diversa da quella che Friedkin, ha già dimostrato nel recente passato, di prediligere.
Mentre Ranieri ieri dettava tempistiche e linee chiare: “Al momento non ci pensiamo, più avanti quando avremo chiara la situazione faremo una cernita di profili e sceglieremo, ma l’annuncio sarà a fine stagioen”, è altamente probabile che il proprietario attualmente impegnato in altri 100 business del suo gruppo industriale, si svegli tra una settimana, due o tra un mese e decida di puntare il nome X come avvenuto per Mou, scavalcando qualsiasi linea operativa faticosamente costruita a Trigoria.
Con il rischio che si pensi di ingaggiare il grande nome, non per costruire un futuro di successi con abbinata una squadra di altissimo spessore, ma per sedare la piazza. ‘Panem ed circensem’, dicevano i romani. Ma il calcio rivolto ad una crescita reale, strutturata, graduale ma duratura va in un’altra direzione.
Tra strategie mutevoli, un evidente momento prolungato d’empasse e infine una chiusura col botto, la Roma ha portato a termine ieri sera la sua campagna trasferimenti, lasciando diversi punti di domanda che si spera, qualcuno (principalmente Ranieri), potrà evadere.
Al di là delle spiegazioni sulle motivazioni tecnico-tattiche e su quale filosofia abbia spinto Ghisolfi a scegliere determinati profili rispetto ad altri, la Roma ha condotto una mini-rivoluzione della rosa.
Dieci operazioni totali, cinque in entrata e cinque in uscita. Via Ryan, Hermoso, Dahl, Le Fèe e Zalewski; dentro Gollini, Salah-Eddine, Nelsson, Gourna-Douath e Rensch.
Porte girevoli in attesa del rinnovo di Svilar
L’australiano Ryan, scelto la scorsa estate a parametro zero come vice-Svilar, poichè profilo d’esperienza e affidabilità ha disputato in giallorosso una sola partita: Roma-Samp di Coppa Italia. Si aspettava (o gli era stato promesso…) maggior minutaggio, almeno nelle coppe ma ciò non è avvenuto. La Roma ha trovato nel Lens una sponda utile per la sua cessione a titolo definitivo. Incassati 500 mila euro e di fatto reinvestiti subito su Gollini. L’ex portiere dell’Atalanta è arrivato a titolo definitivo ma gratuito con 1 milione di bonus che probabilmente scatterà dopo un tot di presenze. Contratto di due anni e mezzo per l’estremo difensore che negli ultimi anni ha girovagato molto.
Hermoso bocciato, Nelsson era una prima scelta?
Cambiando modulo a ridosso della fine dello scorso mercato estivo, sia con De Rossi poi ancor di più con Juric e Ranieri oggi, la Roma ha visto sorgere una necessità impellente: ripuntare sui difensori centrali.
Riabilitato Hummels, al fianco di Mancini e Ndicka, Ranieri non è riuscito a dare spazio a Hermoso, che comunque ha dato la sensazione di non essersi mai inserito. Lo spagnolo una decina di giorni fa ha espressamente chiesto la cessione ed è stato accontentato: prestito oneroso da 1.2 milioni al Bayer Leverkusen, ma senza opzioni di riscatto. Il club tedesco coprirà integralmente i 2 milioni lordi, rimasti, del suo ingaggio fino a giugno. Poi in estate si vedrà. Per questo motivo la Roma era a caccia di un’opzione giovane, magari da valorizzare, senza spese folli. E’ stato trattato per quasi un mese Marmol ma il Las Palmas ha preteso senza indugi la clausola da 10 milioni (pagabile in un’unica soluzione). Ciò ha spinto Ghisolfi nel finale a virare prima su Goglichidze (prestito con obbligo da 10 milioni ma con l’Empoli che alle ultime schermaglie ha fatto saltare il banco chiedendo ulteriori bonus) e poi Nelsson. Il danese è arrivato per 500 mila euro di prestito più diritto di riscatto da 10 milioni.
Maquillage sulle fasce: due ex Ajax, nella speranza siano meglio di Karsdorp…
Sugli esterni la Roma ha ragionato su qualità ma anche sulla prospettiva. Dapprima ha chiuso per Rensch, coprendo una casella rimasta vuota colpevolmente nel mercato estivo. Nonostante la compresenza di Saud, Zalewski, Celik e dello stesso Saelemaekers, Ghisolfi che aveva già sedotto (e abbandonato?!) Rensch in estate, lo ha acquistato a gennaio per 6 milioni di euro dall’Ajax pur avendo già un accordo per giugno, quando si sarebbe svincolato.
Poi è stata risolta la grana Zalewski, con una formula che ha il sapore comunque del futuro passaggio a titolo definitivo. L’Inter ha ‘costretto’ la Roma a sottoscrivere un rinnovo ponte, per consentire al polacco di trasferirsi in nerazzurro. Al di là dell’impatto positivo (assist nel derby), la sensazione è che vista l’età e i bassi costi dell’ingaggio, Zalewski rimarrà in nerazzurro. La Roma incasserebbe nel caso 6 milioni di euro, cifra speculare a quella spesa per Rensch.
A sinistra è arrivato poi, in extremis, un investimento necessario. Salah-Eddine è stato prelevato dal Twente per 8 milioni di euro e la speranza di Ghisolfi è che questo affare in entrata sia compensato a giugno dalla cessione di Dahl, che resta un caso anomalo. Arrivato la scorsa estate per circa 4 milioni dalla Svezia, il giovane talento scandinavo non ha mai trovato spazio con i tre allenatori che si sono intervallati sulla panchina giallorossa. Se dovesse essere prelevato dal Benfica a titolo definitivo (tra i club come PSV, Besiktas e altri interessati a Dahl), la Roma incasserebbe 10 milioni, con il 20% su futura rivendita. Intanto Ghisolfi ha messo in cassa 600 mila euro per il prestito, sperando come detto che i lusitani esercitino il diritto di riscatto.
Via Le Fèe, dentro Douath e Ghisolfi tifa Sunderland
Ultimo cambio a centrocampo. Nei primissimi minuti della finestra invernale, la Roma ha ceduto Enzo Le Fèe al Sunderland. Prestito oneroso con diritto di riscatto da 24 milioni che scatterà se il club inglese tornerà a giocare la Premier League al termine della stagione.
Di fatto Ghisolfi recupererebbe con una minima plusvalenza ciò che ha investito a giugno scorso prelevando il francese dal Rennes.
Ieri al posto di Le Fèe, la Roma ha prelevato il giovane Gourna-Douath dal Salisburgo. Prestito con diritto di riscatto, che può diventare obbligo a determinate condizioni per circa 18 milioni.
Conti finali: investimenti e future rendite
Nel complesso dunque una finestra di mercato improntata alla sostenibilità, senza eccessi. E’ mancato l’investimento sulla punta di riserva, così come la cessione di Shomurodov che nei piani del club giallorosso avrebbe dovuto portare altri 6-7 milioni sicuri a giugno.
La Roma ha investito nell’immediato circa 15 milioni di euro, incassandone circa 4, con la prospettiva di arrivare a spenderne 28 se dovesse riscattare sia Gourna-Douath che Nelsson, con potenziali 34 (Dahl e Le Fèe) in entrata se arriveranno i riscatti di Benfica e Sunderland.
In sostanza Ghisolfi ha calmierato i suoi investimenti, per evitare ulteriori rischi considerando il futuro, obbligato, riscatto di Saelemaekers e la necessità di trovare soluzioni utili per diversi calciatori come Abraham, Kumbulla, Hermoso e altri potenziali esuberi dell’attuale rosa.
C’è una partita in campo e una fuori, che viaggia su diversi binari: dalla ristrutturazione manageriale, alla questione stadio, passando per la gestione di conti.
La Roma continua a produrre passività, nonostante sia sotto osservazione dall’UEFA, abbia pagato un paio di lievi sanzioni per relativi sforamenti dei paletti imposti dall’accordo transattivo sottoscritto tre anni fa, e stia lavorando ad una riduzione dei costi in termini di ingaggi, con l’obiettivo di ottimizzare le risorse.
I Friedkin hanno ereditato una situazione finanziaria già compromessa, con un paio di bilanci chiusi con passività pari a 200 milioni annui, hanno investito tantissimo, finanziando mensilmente il club, alzato alcune voci di ricavi come botteghino e marketing, ma i risultati sportivi in campionato non sorridono. Tradotto: senza Champions, difficilmente si vedrà il segno + a fine stagione.
A maggior ragione ora con i premi della nuova Super Champions (solo per partecipazione e qualificazione alla fase successiva un club come l’Atalanta incasserà già quasi 90 milioni), tentare di centrare un obiettivo finora realmente sfiorato solo a Budapest, diventerebbe vitale, per accelerare anche i tempi di un ritorno alla competitività tanto sbandierata anche di recente.
Nel frattempo però i conti sono in passivo e restano tali. L’ultimo bilancio si è chiuso con un rosso di 80 milioni. La Roma è il peggior club in Italia, davanti solo alla Juve (-199).
In testa alla classifica dei virtuosi (posizione speculare a quella del campionato attuale) c’è il Napoli con +63, poi la Lazio con +38, la solita Atalanta quarta con +11. Positivo di poco il Milan (+4). Tra le big male l’Inter (-35) ma al pari dei bianconeri gioverà di un gettito enorme proveniente dalla Champions.
Nei giorni scorsi ha lasciato Matteo Signorini, ormai ex head of global partnership development. Addio all’uomo chiamato dai Friedkin per trovare nuove alleanze (e accordi vantaggiosi per la Roma) in giro per il mondo.
Il manager ha rassegnato le sue dimissioni e si trasferirà al Milan dal primo febbraio. La Roma perde così l’ennesima figura apicale all’interno del suo organigramma, in un settore strategico come quello delle sponsorizzazioni. L’addio di Signorini fa il paio con la sospensione dello scorso luglio (poi diventata licenziamento per giusta causa) di Michael Wandell, ex chief commercial and brand officer, allontanato da Trigoria perché colpevole, secondo i Friedkin, di aver autorizzato la produzione della felpa della Roma color celeste, poi tolta dal mercato tra gli sfottò dei cugini laziali.
La Roma è l’unica società di serie A rimasta senza un direttore commerciale. L’ultimo, nonché unico, accordo commerciale chiuso negli ultimi sei mesi è con la Tim, diventato sponsor di maglia della prima squadra femminile e di tutte le giovanili.
Il 2025 della Roma è iniziato in campo con una grande gioia, la vittoria nel derby, che potrebbe riaccendere definitivamente i motori della squadra giallorossa in vista della seconda parte di stagione.
Claudio Ranieri e il suo ritorno in panchina, è senza alcun dubbio, una delle pochissime scelte azzeccate dalla proprietà americana nell’ultimo anno solare. Tra il via vai dei dirigenti, le cariche ancora vacanti, gli addii tumultuosi di Mourinho e De Rossi, la scelta folle di affidare per 53 giorni la panchina a Juric, i Friedkin hanno eroso fortemente quel consenso quasi unanime costruito nei primi 4 anni di gestione della Roma, acquistata nell’agosto del 2020.
Ora c’è da accelerare il percorso di ristrutturazione interna del club, già avviato da alcune settimane con sguardo anche alle principali tappe extra campo, su tutte la questione stadio.
In primis la questione aperta del nuovo amministratore delegato: dopo l’addio di Lina Souloukou (oggi al Nottingham Forest), la Roma sono diversi mesi – da settembre per la precisione – che non ha un CEO operativo a Trigoria. Sono state spese diverse candidature e altrettanti incontri si sono tenuti a Londra, nel quartier generale del The Friedkin Group. Per il momento un uomo di fiducia – Ed Shipley – ha posto i suoi occhi a guardia della Roma a Trigoria, ma nelle prossime settimane la società annuncerà il nome del nuovo Ad. Resta in corsa Alessandro Antonello dell’Inter, qualcuno sostiene ancora la candidatura di Fenucci, mentre Marzio Perrelli – nome in quota fino a metà dicembre – è in forte calo. La sensazione è che alla fine arriverà un nome a sorpresa in perfetto stile Friedkin.
Mentre Ghisolfi sta operando la ricostruzione del settore scouting, con Ranieri sempre più centrale in ambito sportivo (e lo sarà a maggior ragione nella scelta del nuovo allenatore), la società è concentrata anche sul fascicolo stadio.
Il progetto definitivo del nuovo impianto a Pietralata sarà presentato in Campidoglio entro la prima decade di febbraio. Questa l’ultima indicazione temporale su una questione che si è prolungata oltremodo rispetto alle attese iniziali.
Si tratterà di un impianto dal costo di circa 1 miliardo, che potrebbe elevare di oltre il 40% i ricavi strutturali della Roma. Da capire se, alla luce dell’enorme investimento previsto, sarà un costo che il Friedkin Group affronterà in solitaria – come era stato più volte annunciato rispetto alle precedenti previsioni di spesa – oppure se il fronte degli investitori sul capitolo stadio potrà essere allargato ad altri partners strategici.
A proposito di comparto commerciale, è previsto anche lì l’ingresso di un nuovo direttore marketing. Intanto la Roma, visti i proficui vantaggi ottenuti dalla collaborazione con Adidas, rimarrà ancora legata al marchio storico tedesco con il passaggio nella categoria ‘elitè’.
Dopo l’annuncio dell’acquisto ufficiale dell’Everton, i Friedkin probabilmente dovranno anche chiarire nelle prossime settimane strategie e rapporti diretti o indiretti tra la Roma e il club britannico. Certamente la prossima estate ci sarà una nuova amichevole in casa Everton, con la prossima apertura del nuovo impianto e chissà, forse, anche una nuova tournèe estiva.
Resta aperta un’altra questione, di natura sportiva, legata all’ipotesi della squadra B. Rispetto alla gestione Pinto, in casa giallorossa è un argomento che recentemente è stato discusso. Una possibile svolta comunque non prevista, per motivi di regolamento, a partire dalla stagione 25-26.
L’annuncio ufficiale è arrivato in mattinata, com’era stato anticipato anche nella rassegna stampa: l’Everton Football Club è stato acquisito da Roundhouse Capital Holdings Limited (Roundhouse), un’entità del Friedkin Group (TFG). “L’affare è stato finalizzato a seguito di un accordo tra Blue Heaven Holdings (BHH) di Farhad Moshiri e Roundhouse per la vendita della quota di maggioranza di BHH nel Club – si legge nella nota ufficiale -. L’accordo ha ricevuto le necessarie approvazioni normative da parte della Premier League, della Women’s Professional Leagues Limited, della Football Association e della Financial Conduct Authority”.
Marc Watts, uomo di fiducia dei Friedkin presente già più volte a Roma, sarà il presidente esecutivo dell’Everton Football Club, ed ha espresso il suo entusiasmo così: “Oggi segna un’occasione importante e di orgoglio per il Gruppo Friedkin poiché diventiamo custodi di questa iconica squadra di calcio. Ci impegniamo a condurre l’Everton in una nuova entusiasmante éra sia dentro che fuori dal campo. Fornire stabilità finanziaria immediata al Club è stata una priorità fondamentale e siamo lieti di aver raggiunto questo obiettivo. Anche se riportare l’Everton al posto che gli spetta nella classifica della Premier League richiederà tempo, oggi è il primo passo in questo viaggio”.
Dan Friedkin, presidente e amministratore delegato di TFG, viene proposto come presidente del consiglio di amministrazione. Ha nominato Marc Watts presidente esecutivo, che sarà responsabile in questo ruolo della gestione del club. Nel consiglio di amministrazione faranno parte anche Ana Dunkel, direttore finanziario del TFG, e Colin Chong, amministratore delegato ad interim del club. Nelle prossime settimane verranno fissati ulteriori appuntamenti.
La visione di TFG per l’Everton Football Club si concentra sulla costruzione di un futuro sostenibile e di successo.
Le priorità chiave includono:
• Rafforzare la rosa della prima squadra maschile attraverso investimenti ponderati e strategici.
• Coltivare superstar nostrane attraverso l’Accademia dell’Everton.
• Promuovere una strategia commerciale e in campo distinta per la squadra femminile.
• Rispettare le tradizioni del club e mantenere l’Everton al centro della comunità.
• Massimizzare il potenziale del nuovo stadio attraverso partnership commerciali a lungo termine ed eventi a beneficio della città di Liverpool.
• Migliorare la reputazione dell’Everton come nome unico e storico nel calcio mondiale. Alla luce delle recenti modifiche ai regolamenti sui prestiti degli azionisti della Premier League, l’Everton ha adottato misure proattive prima del completamento della transazione. Questi includevano l’aumento della quota del Club capitale per convertire il debito in sospeso dovuto a BHH in azioni, facilitando così ulteriori investimenti azionari da parte di Roundhouse.
Con questa acquisizione, TFG si impegna a garantire un futuro forte e sostenibile per l’Everton Football Club, ripristinando la sua statura competitiva e mantenendo il suo profondo legame con i tifosi e la comunità.
La lettera di Dan Friedkin:
Cari Evertoniani,
Dopo il completamento dell’acquisizione dell’Everton Football Club, desidero esprimere la mia gratitudine per il vostro continuo supporto e presentare il nuovo presidente esecutivo dell’Everton, Marc Watts. Siamo immensamente orgogliosi nell’accogliere una delle squadre di calcio più storiche dell’Inghilterra nella nostra famiglia globale, The Friedkin Group. L’Everton rappresenta un’orgogliosa eredità e siamo onorati di diventare custodi di questa grande istituzione. Il Gruppo Friedkin è una famiglia eterogenea di aziende con un’impronta globale che abbraccia settori quali lo sport, l’automotive, l’intrattenimento, l’ospitalità e l’avventura. In tutti i nostri sforzi, ci sforziamo di offrire esperienze straordinarie che accendano le passioni delle persone. Siamo entusiasti di portare questa etica all’Everton e nella regione della città di Liverpool. Anche se siamo nuovi nel Club, comprendiamo appieno il ruolo vitale che l’Everton gioca nella cultura locale, nella storia e nella vita degli Evertoniani qui e nel mondo. Siamo profondamente impegnati a onorare questa eredità contribuendo positivamente alla comunità, all’economia e alla gente di questa straordinaria città. Ancora una volta, grazie per il vostro continuo supporto. Cordiali saluti, Dan Friedkin