Con Josè Mourinho sono 40 i gol segnati dalla Roma nell’ultimo quarto d’ora di partita. Tantissime reti arrivate all’ultimo respiro, quando anche gran parte dei tifosi probabilmente avevano perso la speranza e già erano pronti a fare i conti con un pari o una sconfitta. E invece ecco il guizzo, il colpo di classe finale, ma anche la forza di volontà nel provarci fino all’ultimo senza arretrare di un centimetro.
E allora di chi può essere il merito di questo dato se non di Mourinho. Lui, che fino all’ultimo spinge la squadra seguendola perennemente dalla linea laterale, lui che litiga con arbitri e panchine per caricare il gruppo e l’ambiente, lui che ha trasferito la sua mentalità vincente a una squadra che fino a due stagioni fa non aveva vinto nulla.
Come scrive il Corriere dello Sport qualcuno potrebbe obiettare sul valore delle reti arrivate a fine partita, magari a risultato già chiuso in un verso o in un altro. E invece sono addirittura 31 i punti raccolti dentro questi 40 gol nell’ultimo quarto d’ora, un numero importante e che sicuramente ha aiutato la Roma a raggiungere la qualificazione alle coppe europee.
Detto che in Conference il gol all’ultimo è arrivato contro il Vitesse e ha portato alla qualificazione ai quarti di finale contro il Bodo, e in Europa League la Roma è approdata in semifinale con la rete di Dybala allo scadere e poi quelle di El Shaarawy e Pellegrini ai supplementari della sfida col Feyenoord. In Serie A tra Inter e Roma lo Special One ha trovato 24 reti dal 90 in poi e ne ha subite solo 3 (una appena con la Roma, contro il Milan un anno fa). Non può essere un caso, cosi come i punti raggiunti in extremis in questo suo triennio giallorosso.
FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Caldo sì, ma anche buoni segnali. La Roma ha concluso oggi a Trigoria le prime due settimane di ritiro in vista della nuova stagione che scatterà ufficialmente tra un mese, all’Olimpico, contro la Salernitana. La visuale privilegiata dal campo, avuta questa mattina al centro sportivo giallorosso, offre la possibilità di descrivere sfumature e sensazioni utili, sempre ricordando il valore dell’avversario affrontato dagli uomini di Mourinho in amichevole.
Domani la partenza per Albufeira, dopo qualche ora di riposo necessaria per ritemprarsi a seguito dell’intenso lavoro della squadra agli ordini di Mourinho e del suo staff. Contro il Latina un buon test per iniziare a mettere minuti nelle gambe e cominciare a consolidare l’intesa.La Roma è ripartita dal 3-5-2, un sistema di gioco che sì, potrà subire variazioni di natura strategia, in funzione anche degli avversari che via via i giallorossi affronteranno nella nuova stagione, ma che sarà la traccia basica che accompagnerà la terza Roma Mourinhiana.
Si è ripartiti da dove si era lasciato, con un’impostazione che prevede Dybala più centrale al fianco della prima punta e due mezzali in grado di poter a turno o insieme all’occorrenza, inserirsi in area di rigore, rifinendo l’azione o concludendola. Non stupisce dunque la facilità d’inserimento in questi primi giorni giallorossi per Houssem Aouar che oltre a doti tecniche evidenti, in campo è un calciatore carismatico in grado di saper guidare anche il reparto e dettare i tempi delle transizioni.
Sul lato opposto prosegue l’apprendistato di Pagano tra i grandi: il giovane centrocampista della Roma ha le caratteristiche perfette della mezzala di inserimento e potrebbe ritagliarsi uno spazio da settimo nel reparto, in stile Tahirovic, offrendo spunti interessanti all’allenatore che lo tiene parecchio in considerazione. Sempre in attesa del sesto centrocampista, con le medesime caratteristiche, che la Roma proverà a rintracciare (Renato Sanches o no) prima del termine del mercato.
La difesa a tre come detto è il punto di partenza nodale e tale rimarrà. Rispetto allo scorso anno, ad oggi, con Ibanez ancora in rosa, la Roma si è notevolmente rinforzata. Llorente dopo sei mesi di lavoro con il gruppo è considerato da Mou alla stregua dei titolari, complice la sua duttilità e capacità di giocare il pallone in verticale con pulizia tecnica ed efficacia. Smalling e Mancini sono le due certezze, vicino alle quali crescerà anche Ndicka, mancino naturale, che oggi ha disputato la sua prima mezz’ora in giallorosso mostrando un fisico straordinario e buone doti di palleggio.
Fisico statuario anche per Rasmus Kristensen (ascoltato ai microfoni di Retesport al termine del match), che ha avuto modo di mostrare alcuni primi spunti del suo bagaglio fisico sulla fascia. Prima di lui nel ruolo aveva iniziato Karsdorp titolare, preferito a Celik. Il turco è stato schierato come braccetto di destra nel finale, nella difesa a tre. Difficile comprendere ad oggi quali siano le reali gerarchia nel ruolo. Le prossime amichevoli forse da questo punto di vista sgombereranno il campo.
Bene El Shaarawy, sempre pimpante al suo ingresso in campo al posto di un ottimo Solbakken, che sta studiando da seconda punta. Il norvegese abituato da sempre a fare l’ala destra, si sta resettando in ruolo diverso, ma le fasi di studio stanno pian piano lasciando spazi a sprazzi tecnici discreti. Andrea Belotti si è presentato tirato a lucido a questo ritiro. Al pari di Dybala, quest’anno svolgerà integralmente la preparazione con i compagni. Un vantaggio, sul piano fisico, da sfruttare e la voglia di sbloccarsi sotto porta oggi si è vista. Due reti, due grandi occasioni, di cui una sciupata, un legno. Il gallo venderà certamente cara la pelle, a prescindere da chi sarà il titolare che la Roma riuscirà ad ingaggiare in questa tortuosa finestra di mercato, in attesa di Abraham.
Dulcis in fundoPaulo Dybala: tocchi di classe, due reti, assist e la conferma che il pallone tra i suoi piedi abbia un suono diverso rispetto a quando lo stesso attrezzo sferico finisce tra quelli dei suoi compagni. Ottime indicazioni sul piano fisico per l’argentino che dopo il match, al pari di alcuni suoi compagni, tra cui i nuovi, si è fermato per ulteriori sessioni atletiche agli ordini di uno scatenato Rapetti. La Joya è il diamante della Roma, ma non c’era ovviamente da scoprirlo oggi.
La sensazione complessiva è che la Roma abbia un’ottima intelaiatura e abbia immagazzinato, mandando a memoria, un certo modo di giocare, che non sarà magari spettacolare, ma la dovrebbe portare ad inizio stagione ad offrire un calcio più efficace rispetto a quanto avvenuto all’inizio della scorsa annata. I nuovi sono giocatori che saranno considerati alla stregua dei titolari, aumentando così le rotazioni per Mourinho. Manca la prima punta ovviamente, uomo intorno a cui ruotano le potenzialità sportive della Roma, ma la base resta di valore.
14.5.2022 Roma vs Venezia (Serie A) Sport; Calcio;
Nella foto: Spinazzola
(Foto Gino Mancini)
L’avevamo lasciato urlante, sul prato dell’Allianz Arena di Monaco di Baviera, una notte di luglio di due anni fa. Era tornato, sì, ma quasi non ce ne eravamo accorti. E forse nemmeno lui. Tormentato dal pensiero che lo strappo al tendine d’Achille si fosse preso i suoi anni più belli. E invece, quando pareva che quelle corse dovessero restare un ricordo, anzi un rimpianto, Leonardo Spinazzola è tornato se stesso.
Come scrive la Repubblica riecco l’Eurostar, la stella degli Europei: due assist, uno a Belotti e l’altro a Dybala, per i 2 gol al Salisburgo. Quelli con cui la Roma sale sul vagone degli ottavi di finale di Europa League insieme alla Juventus. Solo quattro giorni prima, Spinazzola aveva servito di tacco a Solbakken la palla per il suo primo gol italiano. Mourinho ha saputo aspettarlo. Quando ha nelle gambe la forza di spingere, è praticamente immarcabile.
José a Pellegrini ha chiesto di arretrare per aprire il campo alla corsa dell’esterno, che così diventa ingiocabile. Belotti, spietato in Europa – 9 gol in 12 partite giocate nelle coppe, compresi gli anni al Torino – ringrazia. Idem Dybala, che su azione non segnava dal 15 gennaio: terzo gol europeo per Paulo. Quando si fa sul serio, José Mourinho è dannatamente spietato. E l’Europa è il suo teatro preferito.
Maurizio Costanzo, advisor della comunicazione della Roma, è intervenuto sui 104.2 FM nel corso della ‘Mattina di Rete Sport’. Queste le sue dichiarazioni:
“Mourinho fa una comunicazione spolverata di filosofia, poi è un vincente e questo è l’aspetto più importante. La strategia dei Friedkin è diversa e non cambierà: sono persone disponibili e gentili, continueranno a non parlare, anche perchè sotto di loro hanno costruito una struttura dirigenziale importante: da Fienga, a Scalera, da Pinto a tutti i collaboratori interni oltre alla struttura del Roma Department. La Roma si sta strutturando al pari dei grandissimi club europei”
Sulle strategie comunicative afferma: “Ho trovato una buona impostazione, mi sono soffermato su due punti: l’importanza delle radio e ho incontrato tutti voi e il rapporto sinergico tra squadra, radio e tifosi. Stiamo cercando una soluzione per quanto riguarda le radiocronache, affinchè ci sia una rotazione tra le varie radio sempre in base alle indicazioni formali della Lega di Serie A. Le iniziative di Roma Cares sono fondamentali, a livello sociale, per i bambini, i ragazzi. Ci sarà una giornata per la donazione del sangue, stiamo studiando altre iniziative come ad esempio ‘la giornata del tifoso’, in una particolare location, dove interverrà anche un calciatore. Mi piacerebbe che l’inno della Roma sia cantato Live da altri artisti romanisti, fermo restando che mi piacerebbe sentire lo stesso Venditti e lo starei ad ascoltare tutte le domeniche. Il tifo è tradizione”