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Leicester, Schmeichel: “Roma cinica e organizzata con Mou. Noi vogliamo la finale”

Kasper Schmeichel, portiere del Leicester, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della sfida di Conference League contro la Roma.

Sulla gara di andata.
“Abbiamo giocato molto bene, l’unico rimpianto è non aver segnato di più. Penso che abbiamo controllato la partita e questo ci prepara bene per domani”.

Sulla stagione.
“Non siamo contenti delle prestazioni in campionato, ma è stata una stagione pazza a causa del calendario, del COVID e degli infortuni. Ma vincere i trofei è il motivo per cui giochi a calcio. Possiamo comunque arrivarci”.

Una grande serata per il club.
“È lo stesso rispetto a ogni partita. Non è diversa, dobbiamo giocare la gara. Abbiamo di fronte una grande squadra in uno stadio iconico, ma tutto scompare e dobbiamo concentrarci sulla gara. Te la godi solo se vinci, il messaggio è vincere, la concentrazione deve essere sul vincere”.

Sul club.
“Dovessimo raggiungere la finale, direi che questo è successo che dura nel tempo, in termini di finali raggiunte e trofei vinti. Abbiamo tanto talento, un manager fantastico e un grande proprietario, c’è tutto ciò che serve”.

Il Leicester non si qualificherà in Europa né tramite FA Cup né Premier League. Come lo farà? 
“Non è scontato. È un trofeo europeo, ogni trofeo lo è, ogni competizione che puoi vincere è importante. Non gioco a calcio per arrivare quarto, quinto o sesto. Questi sono quei momenti che i tifosi ed i giocatori penseranno una volta che ci si è ritirati”.

Sull’esperienza in semifinali e finali.
“Non so come è possibile migliorare in fretta. Non so se sia possibile. Credo che venga immagazzinato nel nostro percorso, nella nostra esperienza. Questa è una grande esperienza per tanti giocatori, sono quei momenti a cui potrai pensare quando ne hai bisogno. Tutto contribuisce alla mentalità vincente che costruisci e noi vogliamo costruirne una vincente. Essere in queste situazioni ed arrivare in finale è una possibilità”.

Sulla Roma.
“Sono molto organizzati e ben allenati, non mi aspetterai niente di meno da una squadra di Mourinho. Sono un avversario pericoloso, hanno dimostrato di poter essere cinici. Hanno giocato come volevano. Probabilmente sono stati contenti del sorteggio visto che il passaggio del turno si decide nel loro stadio. Sono una squadra organizzata che sa essere pericolosa. Ad essere onesti siamo maggiormente concentrati su di noi”.

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Leicester, rebus Zaniolo. E Mourinho tesse la sua rete

La notte con il Bodø/Glimt sembrava avergli spalancato le porte per un finale di stagione da assoluto protagonista, la tripletta con la quale aveva strapazzato i norvegesi appariva come l’antipasto del menù da preparare per il grande doppio appuntamento con il Leicester. E invece Nicoló Zaniolo, scrive La Repubblica, ha compiuto nuovamente un passo indietro: a Napoli e con il Bologna ha dato la sensazione di esser fuori dal focus della gara, confermando i numeri di un campionato insufficiente per le sue potenzialità.

E in Inghilterra, sul manto erboso del King Power Stadium, ha offerto più sportellate agli avversari che giocate utili per i compagni. Per questo motivo, la sua presenza da titolare, nella tanto attesa notte dell’Olimpico, è l’unico dubbio che si porterà dietro José Mourinho.

Smalling tornerà al suo posto al centro della difesa, numericamente Sergio Oliveira prenderà il posto dell’infortunato Mkhitaryan e in attacco, logica vuole, che sia Zaniolo ad affiancare Pellegrini alle spalle di Abraham. Ma lo Special One sta ragionando su un’ipotesi di formazione volta a dare meno facilità di lettura al Leicester. La prima ipotesi vede Vina sulla fascia sinistra, con lo spostamento sulla trequarti di Zalewski, pronto ad avanzare il proprio raggio d’azione all’interno di una zona di campo che conosce bene.

La seconda soluzione prevede l’inserimento di un centrocampista in più (Veretout), che completerebbe la mediana insieme a Cristante e Sergio Oliveira, con l’avanzamento di Pellegrini nel tandem offensivo accanto ad Abraham.

C’è poi un altro fattore di cui tenere conto: la gara può andare avanti fino ai supplementari e avere l’opportunità di giocarsi, a gara inoltrata, la carta Zaniolo può essere un’opzione interessante per le sorti della qualificazione.

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Nainggolan: “Roma mia, ora facci sognare. La città merita un trofeo. Zaniolo devastante”

Radja Nainggolan ha sempre un pezzo di cuore qui, ieri è stato a Trigoria a salutare qualche amico. “Roma mi è rimasta dentro, sono tornato per alcuni impegni personali, un saluto veloce e ora torno in Belgio“, ha dichiarato al Messaggero.

Non vedrà la partita di Conference?

Vediamo, se riesco, torno volentieri.

La Roma è a un passo dalla finale.

Sono contento, non si vince da tanti anni. La piazza, i tifosi, meritano un successo. Senza stare a guardare se si tratti di Champions, Conference o altro. Bisogna tornare a vincere in qualche modo. E basta.

Lei non c’è riuscito.

È il mio grande rimpianto. La mia Roma era fantastica, una squadra con le palle, con grande qualità. Peccato essere andato via e senza vincere.

La notte con il Barcellona vi ha dato la sensazione di poter arrivare al traguardo?

Solo quella squadra poteva ribaltare un risultato negativo come quello di Barcellona.

Quando avete capito che si poteva fare?

Durante la settimana c’erano sensazioni positive, le abbiamo cavalcate ed è venuta fuori quella grande partita. In squadra c’era grande personalità, uomini veri.

Il Liverpool ha rovinato tutto.

Ecco, quella è una partita che mi piacerebbe rigiocare. Con il Var, chissà, magari l’avremmo vinta e saremmo andati in finale. Bastava vedere il mani di Alexander Arnold e sarebbe cambiato tutto.

Lei sbagliò un passaggio a inizio match e tutto si complicò.

Un retropassaggio leggero, peccato. Poi ho anche segnato, ma ormai era tardi. Ma io penso una cosa.

Dica.

Oggi, quella squadra, vincerebbe lo scudetto. In questo campionato può succedere di tutto, le prime della classe sono inferiori alla Juve dell’epoca e noi eravamo lì.

Che partita prevede domani?

La Roma non deve pensare a difendere. Ha bisogno di equilibrio. Non deve fare un’impresa. Se passa questa, il più è fatto: la Roma è più forte di Feyenoord e Marsiglia.

Chi può spostare gli equilibri?

Purtroppo non ci sarà: Mkhitaryan. Uno che ha strappi determinanti, ha la giocata, la qualità, ha forza. Devastante. Peccato non averlo a disposizione.

E Pellegrini?

Lui è forte, ha la giocata decisiva negli ultimi metri. E in più sa tirare i calci di punizione, gli angoli. Il gol può arrivare da lì.

Per il modo in cui si è inserito e per il rapporto con i tifosi, Abraham ricorda molto lei.

Pure lui è un lottatore. A volte troppo e perde lucidità, ma è molto forte.

E Zaniolo?

È un grande giocatore, devastante, ma la sua forza deve essere la forza di tutti. Spesso si perde nell’ultima giocata. Ma è una questione di età, dovrà crescere.

Di Mourinho che pensa?

Mi piace la sua sincerità, anche se a volte può avere effetti negativi sulla squadra. Però è un grande.

Chi regalerebbe della sua Roma a Mou?

Sono ancora legato a quel gruppo, non ne scelgo uno. Dico tutti.

Come va ad Anversa?

Bene, bene. Siamo una squadra giovanissima, io sono il più vecchio e certe volte devo mettere in riga qualcuno.

In Belgio fanno le pulci alla sua vita privata?

La mia vita è la mia vita. Mi devono lasciare in pace e guardare quello che faccio in campo. E finché sto così giocherò.

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Rodgers, vino da 535 euro in regalo. Come ricambia domani Mourinho?

Non sarà un Domaine de la Romanée-Conti del 1945, il vino più costoso del mondo, 558mila dollari per una bottiglia. Ma resta uno dei rossi più prestigiosi in assoluto e anche il preferito di José Mourinho.

È il Barca Velha, il vino che Brendan Rodgers ha regalato a José Mourinho giovedì scorso, a Leicester. “Il migliore sul mercato, gli sarà costato tantissimo“, ci ha scherzato su l’allenatore della Roma. Esattamente 450 sterline, al cambio attuale 535 euro. Perché è un vino con un alto potenziale di invecchiamento, che vede la luce solo in annate straordinarie (fino al 2019 erano state 19 sulle 62 vendemmie di Casa Ferreirinha, l’azienda che lo produce sulle terrazze della regione del Douro, in Portogallo).

Del resto, scrive La Gazzetta dello Sport, l’amore di Mourinho per il buon vino viene da lontano, come la tradizione di regalarlo al tecnico avversario. E domani ricambierà, magari con il vino preferito da Rodgers, che con Mou ha passato 4 anni al Chelsea. Dove José aveva lanciato l’abitudine di scambiarsi una bottiglia con Ferguson, che nella sua casa del Cheshire ha oltre 800 bottiglie. “Il mio preferito è un toscano, il Tignanello”, ha detto Sir Alex.

Mourinho, quando divenne boss dello United, gli regalò proprio un Barca Velha, in una tradizione lanciata con il primo Chelsea di Mou. “Un giorno mi promise questo vino del Douro ma me ne portò un altro – disse Ferguson – Lo rimproverai, la volta successiva mi accontentò”.

E con quel vino Mou festeggia gli eventi speciali: compleanni, traguardi, vittorie. Insomma, quando c’è da stappare una bottiglia Mou sa cosa scegliere. Ma non il 21 dicembre 2017, quando il Bristol City eliminò lo United dalla Carabao Cup. Lee Johnson gli aveva regalato un Barca Velha, lui andò via adombrato. “Ma prima mi diede una bella maglietta personalizzata”, disse il tecnico del Bristol. Del resto, Mou festeggia solo quando si vince…

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Tutto esaurito all’Olimpico, ma c’è allarme per gli inglesi

Ormai il tutto esaurito all’Olimpico non fa più notizia. C’è stato con la Salernitana, con il Bodo, con il Bologna, ci sarà anche con il Venezia, ma quello di domani avrà un sapore completamente diverso. Non nascondiamolo: l’attesa è quella di una finale. Per certi versi la sfida al Leicester assomiglia a quella vista contro il Barcellona nel 2018, il 3-0 di una “remuntada” che ha fatto la storia giallorossa. Ma con due differenze di fondo.

Quattro anni fa, scrive La Gazzetta dello Sport, in pochi credevano nell’impresa e tanta attesa era anche per vedere all’opera alcuni dei migliori calciatori del mondo, a cominciare da Sua Maestà Leo Messi. Stavolta invece sarà diverso. La squadra di Rodgers, ex “allievo” di Mourinho al Chelsea, non comincia la partita coi favori del pronostico.

Gli inglesi sono all’undicesimo posto in Premier League, al 69° nel ranking Uefa (contro l’undicesima posizione della Roma), hanno il loro giocatore più importante, Vardy, non al meglio della condizione e, soprattutto, giocheranno fuori casa in una vera e propria bolgia giallorossa, che di sicuro assorderà l’arbitro Jovanovic, serbo, che ha come unico precedente con i giallorossi proprio in questa stagione, il 3-0 interno col Trabzonspor. Sono attese, tra l’altro, anche delle coreografie speciali che santificheranno una notte che tutti vorrebbero indimenticabile (nel bene).

Ma anche”“le volpi” non saranno da sole. Ad accompagnare gli uomini di Rodgers – che ha qualche dubbio riguardo le condizioni fisiche di Maddison Dewsbury-Hall – ci saranno anche circa 3.500 tifosi inglesi, che procurano qualche apprensione alle forze dell’ordine per quanto riguarda la prevenzione di possibili incidenti.

All’andata, per fortuna, tra i sostenitori inglesi e i 1.600 tifosi giallorossi non è successo niente, e questo lascia ben sperare. Per prevenire, al solito, è già partita la macchina della sicurezza, con circa un migliaio di addetti pronti ad agire. Stamattina, inoltre, è previsto un altro tavolo tecnico in Prefettura, in coordinamento con la Uefa e la polizia inglese.

Il grosso dei tifosi inglesi arriveranno direttamente domani e saranno tutti convogliati a Villa Borghese, dove poi saranno condotti scortati all’Olimpico. I cancelli, secondo programma, dovrebbero aprire alle 18.30, ma non è escluso che si anticipi per consentire un flusso migliore, vista la grande affluenza prevista.

Insomma, la coesione fra l’universo giallorosso e la Roma sembra tornato ai tempi belli. Basti pensare che si sono registrare circa trecentomila richieste di biglietti per la partita. In tribuna, oltre al presidente Dan Friedkin, ci saranno anche i figli Ryan Corbin, affiancati da un nutrito schieramento di vip e politici. Morale: ci sono tutti gli ingredienti per vivere una notte che farà la storia della Roma. Sperando che qualche cane sciolto non decida di rovinare la festa.

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Mourinho, mister di Coppa. Obiettivo: battere il Leicester per inseguire con la Roma l’ottava finale europea

È una storia che parte da lontano, come quelle saghe familiari in cui c’è un ragazzo che sogna e a un certo punto si volta indietro, valutando con un sorriso ciò che ha realizzato. José Mourinho ci ha messo quasi un ventennio per costruire il piedistallo internazionale della sua fama, ma non è adesso il momento giusto per guardarsi alle spalle. Il presente, scrive La Gazzetta dello Sport, è un’ossessione, e quel presente adesso di chiama Roma-Leicester, la porta d’accesso alla ottava finale europea della sua carriera, cinque delle quali finite in trionfo.

Questa straordinaria cavalcata, che domani sarà santificata da un Olimpico tutto esaurito, ha avuto inizio esattamente un anno fa, il 4 maggio 2021, quando il club giallorosso annunciò al mondo, l’ingaggio dell’allenatore portoghese per cominciare un progetto triennale. Un progetto che portava con sé l’onere e l’onore di alimentare la leggenda destinata a muoversi per sempre insieme allo Special One.

A distanza di meno di cinque anni, la caccia è pronta a ricominciare, a patto che le “volpi” del Leicester lascino domani la loro pelliccia all’Olimpico. Per non lasciare nulla d’intentato, come suo costume Mourinho sta curando tutti i particolari, dalla battuta dei calci d’angolo ai penalty, visto che non si può escludere una conclusione oltre il novantesimo. La lista? AbrahamPellegriniZanioloOliveiraVeretout Cristante.

Una cosa è certa: lo Special One sa come si va in finale. Lo dimostra il fatto che, complessivamente, il tecnico portoghese ne ha giocate 25 – fra nazionali e internazionali – vincendone ben 17. Adesso, però, c’è ancora una volta l’Europa che lo attende e Mou è pronto a salire sull’ottovolante.

L’ottavo atto conclusivo di una manifestazione europea lo attende e lui potrebbe vedere inciso il suo nome per primo sulla coppa di Conference League che sarà inaugurata a Tirana il 25 maggio. Con queste premesse non può sorprendere che i tifosi della Roma credano di essere nelle migliore delle mani possibili per ritrovare una vittoria internazionale che manca esattamente da 50 anni (torneo Anglo-Italiano 1971-72). Un digiuno del genere meriterebbe una festa al Circo Massimo. E non ci sarebbe niente di più adatto per celebrare Mourinho I, imperatore di Roma.

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Zaniolo bello di notte, dal Bernabeu alla tripletta con il Bodo: si scalda l’uomo di Coppe

È nato in una notte di metà settembre del 2018, al Santiago Bernabeu. Partita d’esordio in Champions della Roma di Eusebio Di FrancescoUno stadio non qualsiasi per un giocatore non qualsiasi. Quella notte si è accesa una stella, Nicolò Zaniolo. A Madrid, scrive Il Messaggero, riflettori su quel ragazzo arrivato alla Roma quasi per caso (inserito nell’affare Nainggolan con l’Inter) e che oggi lotta per un futuro sempre qui ma non è detto che l’impresa gli riesca, forse quella è la partita più difficile: se ne parlerà a fine stagione, tra il gm Pinto e il suo procuratore Vigorelli.

Lui, Nick, al Bernabeu, ancora non sapeva: trequartista, esterno, mezz’ala. Tutti convergevano sulle sue doti tecniche, che nel tempo sono cambiate ma pur sempre confermate. Di Zaniolo si discute spesso l’atteggiamento, non le qualità calcistiche. Dopo il doppio infortunio consecutivo (al crociato), Nicolò si è irrobustito, ingigantito, la sua classe è stata scavalcata dalla potenza.

Ora a Roma è un titolare, non più una scommessa. Ma quella stella non si è ancora accesa definitivamente, è andata a intermittenza. Le Coppe però le sente, sono nel suo destino. Da quella sera al Bernabeu.

Di notte si è spesso acceso, anche nelle stagioni in cui è mezzo e mezzo, tipo questa. Nick, lo abbiamo visto con il Bodø, no? Tripletta. Alla Zibì Boniek, il bello di notte anni 80, quello che in campionato non convinceva ma poi ha fatto vincere alla Juve la Coppa delle Coppa e quella dei Campioni, seppur in mezzo a una tragedia.

E di notte brave Nicolò ne ha vissute anche in Champions, da ragazzino, appena diciannovenne. E non solo per quell’esordio improvviso, prima ancora di mettere piede in serie A, ma Zaniolo ha fatto centro anche in una serata di fine inverno di quella stessa Champions: allo stadio Olimpico, segna una doppietta contro il Porto, andata degli ottavi di finale di Champions League, 12 febbraio del 2019.

In Coppa, Nick si è spesso fatto valere. Basaksehir M’gladbach le sue vittime nell’Europa League 19-20, TrabzonsporZorya Lugansk Bodø quelle nell’attuale Conference. Ora c’è il Leicester, domani all’Olimpico. Il suo stadio – Mourinho permettendo – per un’altra notte magica. Quella finale.

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Un anno romanista con Mourinho: lavoro, fede, tifosi e… arbitri

Accadde un milione di tifosi fa. Oggi è un anno esatto. L’annuncio della Roma squarciò un pomeriggio sonnacchioso, di distratta pre-vigilia della semifinale di Europa League contro il Manchester United, su cui nessuno faceva grande affidamento dopo il 2-6 dell’andata. “La Roma è lieta di annunciare che José Mourinho sarà il responsabile tecnico della prima squadra…”. Bum. L’allunaggio era pronto.

Come scrive Il Messaggero, iniziava l’era-Mourinho, a spaccare in due la storia recente della Roma, a.M. e d.M.: avanti Mourinho e dopo Mourinho. José si manifestò solo due mesi dopo, nell’afa di luglio a Ciampino. A Trigoria saltò subito su una Vespa, ma almeno in quello l’avevano preceduto i murales.

Sarebbero seguiti mesi molto mourinhani, e ci siamo ancora dentro, tra i suoi due grandi amori romani: Trigoria e il Vaticano, dove ormai è di casa, e chi ne conosceva l’ardente fede cattolica non è stupito. L’effetto più visibile della sua presenza, al di là delle polemiche di prammatica che l’uomo si trascina dietro come Linus la sua coperta, è lo stadio in amore: domani si supererà il milione di presenze in stagione, perché José ha sempre trascinato i suoi popoli.

L’uomo è rimasto lo stesso e anche l’allenatore: le solite 10 ore al giorno al campo, la rabbia sui giocatori che non lo seguono e le epurazioni, la cura certosina dei dettagli, gli Zalewski e gli Abraham che crescono, altri che non ci riescono, il gioco che non piace a detrattori e antipatizzanti (l’uomo divide per sua natura): e in effetti le squadre di José non rubano l’occhio, semmai vanno a fiammate, dalla cui intensità e frequenza si capisce se il suo lavoro è stato felice. In questa fase positiva, molti stanno ammettendo che però sì, Mourinho ha lavorato bene alla Roma, chi l’avrebbe detto.

Ma l’uomo sa che bisogna temere i doni dei Danai: sono pronti a rovesciare tutto e a infierire se, hai visto mai, domani sera finisse male. Del resto, già dopo Roma-Inter 0-3 c’era chi gli aveva dato del patetico, o del datato. Identica è rimasta la percezione che si ha di lui in Italia, a cominciare dai suoi vecchi amici arbitri, che non l’hanno mai digerito (ricambiati).

Alla lista ha aggiunto nomi nuovi, come i rampanti Rapuano Aureliano, e ovviamente Pairetto figlio di Pierluigi, al quale ha rivolto il gesto più iconico della sua annata, affinando quello già celebre delle manette: stavolta gli è bastato mimare un telefonino, ed ecco due giornate di squalifica.

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Le Voci di Retesport

Giannini a Retesport: “Roma, contro il Leicester servirà grande lucidità. Il nervosismo della panchina non mi piace…”

“Mi aspetto una gara prudente e giocata con grande lucidità dalla Roma. I giallorossi dovranno pensare che si può vincere anche all’85’, questa volta non bisognerà fare nessuna rimonta”. Così Giuseppe Giannini, in esclusiva, ai microfoni di Retesport.

“Per caratteristiche il Leicester è una squadra rapida, che ribalta bene il campo, sul nostro lato sinistro, Mourinho dovrà apportare dei correttivi rispetto all’andata sui movimenti della coppia Ibanez-Zalewski, magari schierando Oliveira da quel lato per dare densità“, ha proseguito l’ex capitano romanista.

“L’agitazione della panchina della Roma a volte è eccessiva. L’allenatore in prima, quindi Mourinho, è giusto che si agiti e protesti, ma questa eccessiva partecipazione della panchina a volte può essere controproducente. La lucidità mentale è anche questa: intorno non creare situazioni di estrema tensione”, ha concluso Giannini.

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Interviste

Zaniolo risponde alle domande di piccoli tifosi: “Un sogno il primo gol all’Olimpico. E poi su Totti…”

Nicolò Zaniolo ha rilasciato una simpatica intervista sui canali ufficiali del club, nell’ambito dell’iniziativa “As Roma Junior Reporter”, in cui alcuni piccoli tifosi giallorossi gli hanno posto delle domande.

È vero che mangi verdure?

“Chi te l’ha detto? (ride, ndr). Si, le mangio ma non mi piacciono tanto”

Che musica ascolti?

“Mi piace la musica italiana, i Maneskin ad esempio…”

Quale emozione hai provato al primo gol all’Olimpico?

“Bellissima emozione, con tutto lo stadio che canta il tuo nome, è il sogno che avevo da bambino”

Cosa ne pensi di Totti?

“È una leggenda, un campione, l’idolo di tutti i romanisti e non solo. Provo tanta ammirazione per lui. Ogni tanto mi rivedo i suoi video, era veramente forte”

Come hai fatto a diventare così alto?

“Bella domanda. Da bambino ero molto basso, poi in un anno ho preso 13-14 centimetri”

Hai fatto altri sport oltre al calcio?

“Ho fatto un anno di tennis, ma ero veramente scarso quindi ho proseguito col calcio”

Quanto porti di scarpe?

“44”

Quale era la tua materia preferita a scuola?

“Ginnastica”

In che ruoli giochi?

“Attaccante, esterno, mezz’ala, non si capisce bene. Secondo te?”