‘Carpe diem’. Non c’è miglior proverbio latino per rappresentare la scelta della Roma di puntare, a sorpresa, su Mourinho. Un’operazione di mercato di cui erano a conoscenza solo Dan, Ryan Friedkin e Tiago Pinto. Parallelamente alla trattativa per Maurizio Sarri (si racconta che anche l’entourage del toscano sia rimasto spiazzato dall’annuncio a sorpresa di ieri), una decina di giorni fa sono iniziati i primi contatti tra il GM giallorosso e l’entourage portoghese di Mou. Una prima chiamata esplorativa per non lasciare nulla d’intentato e una prima apertura che ha spalancato le porte all’inizio delle trattative.
Mourinho già il 20 aprile, un giorno dopo l’esonero dal Tottenham, ha iniziato a pensare alla possibilità di tornare in Italia e trasferirsi nella Capitale, aspettando però una chiamata da Trigoria senza offrirsi in alcuna maniera e raccogliendo informazioni sulla piazza.
Poi Ryan Friedkin ha sfruttato un’amicizia in particolare: quella con Matthew O’Donohoe, presidente della CAA, società che gestisce i diritti d’immagine e pubblicitari di grandi personaggi dello sport, tra cui Mou. La Roma si è mossa e ha lavorato d’equipe, ma il giorno decisivo per accogliere il sì del portoghese è il 27 Aprile, quando proprietà e dirigenza è volata Londra, ospite a casa di Mou. Si è parlato di progetti, di budget e di prospettive, lasciandosi cordialmente con l’idea di un’intesa più o meno raggiunta.
Lo scorso weekend, dall’appartamento ai Parioli dei Friedkin, nella notte gli ultimi frenetici contatti con l’entourage del portoghese e l’invio dei contratti: un triennale da 7,5 milioni di euro più bonus, l’ingaggio più elevato per un tecnico nella storia della Roma. Mou porterà i suoi 4 fedelissimi: il vice Joao Sacramento, Nuno Santos, Carlos Lalin e il match analyst Giovanni Cerra, romano e tifoso della Roma. La suggestione è di un possibile ingresso nello staff di uno tra De Rossi e Samuel.