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Mourinho punta ancora su Spinazzola e Celik: ecco il gas per l’Europa

La buona notizia di giornata, in casa Roma, è che Rick Karsdorp sta meglio, sta smaltendo il fastidio al ginocchio che ha interessato tutta la gamba e ieri si è allenato in gruppo con quei giocatori che non hanno partecipato alla trasferta di Empoli.

Come scrive La Gazzetta dello Sport, se sarà convocato per la partita con l’Helsinki, dopo aver saltato le ultime due, Mou lo deciderà probabilmente solo oggi, ma intanto l’olandese sta alzando i ritmi per provare a esserci. Niente da fare invece per Zalewski, che anche ieri si è allenato a parte: il polacco proverà a recuperare per l’Atalanta, in coppa spazio ancora a Spinazzola.

Quando vieni da un’inattività così lunga, anche quando fisicamente ti rimetti al 100%, poi hai bisogno di tempo per rientrare in condizione. Vai a strappi, momenti, sensazioni. Mourinho è il primo a sapere che il vero Spinazzola ha ancora bisogno di un po’ di tempo. Un anno e mezzo complicato, prima per gli infortuni muscolari e poi per la lacerazione del tendine d’Achille che, inevitabilmente, lo hanno condizionato.

Non ha di questi problemi Celik che, giorno dopo giorno, si sta adattando al calcio italiano e alla nuova realtà. Se, in fase offensiva, il turco mette in mostra ottime cose, dietro deve ancora lavorare. Ma la base c’è e la personalità pure, che poi è la cosa che a Mourinho piace di più.

Contro l’Empoli ha sbagliato parecchio perché è stato il romanista che ha perso più palle (24) e ha sbagliato più passaggi (17) ma questo dimostra, al netto degli errori, che è stato spesso nel vivo del gioco e i compagni si fidano di lui. Deve imparare a difendere meglio e ad essere più preciso, ma la sensazione è che, da qui a fine stagione, tra lui e Karsdorp ci sarà sempre un ballottaggio.

Anche perché contro il Ludogorets, ad esempio, era stato il romanista con più dribbling positivi e anche questo, per Mou, ha la sua importanza. Domani, salvo sorprese, toccherà di nuovo a lui e Spinazzola giocare dal primo minuto per la terza volta di fila.

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Spinazzola: “Tornerò fra i top del mondo. Con Dybala possiamo alzare l’asticella”

Pronto a ripartire dopo l’assaggio di campo avuto nel finale della scorsa stagione, Leonardo Spinazzola si sta preparando al massimo per la stagione imminente. Il terzino della Roma ha parlato alla Gazzetta dello Sport, affrontando diversi temi.

Si è regalato un tatuaggio particolare in questo anno di stop.

Sul braccio sinistro ho messo la mia famiglia, moglie e figli. Ma devo finire ancora la fenice, faceva malissimo. Ci tengo, simboleggia l’uccello che risorge dalle sue ceneri.

Un giorno ha detto: “Fermarmi mi ha fatto crescere, ora mi sento un leone”. In cosa è cresciuto?

Quando l’ho detto mi sentivo così, subito dopo però mi sono sentito la preda del leone. In tanti potevano mollare e abbattersi, mentre io venivo dall’Europeo, il mio momento più bello a livello calcistico, poteva arrivare di tutto. Dopo l’operazione lavoravo come un matto, poi ho avuto due mesi molto difficili. Ma è il passato.

Poteva arrivare anche il Real Madrid. Ci pensa mai?

L’interessamento di un club di quel livello può fare solo piacere. Lì sapevo di essere uno dei migliori terzini al mondo. Voglio tornare a quei livelli e sono sicuro che ce la farò. Nel mio ruolo sarò ancora un top mondiale.

A sinistra lei dovrebbe essere il titolare, ma Zalewski spinge e chiede spazio.Rivalità normale, che mi fa anche piacere. Nicola è bravo, giovane e può crescere tanto. Se potrò dargli una mano lo farò volentieri. Giocare insieme? Dipende dal mister, dal modulo, magari anche in corsa.

Possiamo alzare l’asticella e ci riusciremo. Il gruppo lavora con il mister già da un anno, in più sono arrivati tanti “doppioni” di qualità. Con una stagione così compressa è quello che serve, altrimenti qualcosa lasci inevitabilmente per strada”.

Intanto è arrivato Dybala, che lei conosce molto bene.Giocatore incredibile: può segnare o fare la giocata in qualsiasi momento. Uno che ti fa vincere le partite. E ragazzo gentile, tranquillo, uno che si applica sempre. Una grande persona.

Zaniolo, Abraham, Dybala e Pellegrini possono giocare insieme?

Dipenderà dal mister, sono quattro giocatori pazzeschi. Quando ero all’Atalanta e giocavo contro la Juventus mi capitava Cuadrado e al 60’ entrava Douglas Costa. E io mi dicevo: “Ora inizia la partita”, quelli sono i minuti in cui vinci o perdi. Alzare l’asticella vuol dire anche questo: far entrare uno di questi quattro quando gli altri sono stanchi”.

Che rapporto ha con Mourinho?

L’anno scorso mi ha dato una grande mano, mi dava forza e tranquillità. Scherza in campo, ma vuole che si lavori sodo. Se gli dai questo, in cambio ti dà tanto. È una persona trasparente e diretta. E se non hai queste doti non puoi allenare squadre come Real Madrid o Chelsea, con i migliori giocatori del mondo. E soprattutto non puoi vincere ovunque.

Dovesse invece vincere ancora con la Roma, dove festeggerete?

Non lo so, ma so che dopo la vittoria dell’Europeo c’era la metà della metà della gente che ho visto il 26 maggio. Alla Juventus vincere era la normalità. Qui no, ne avevamo bisogno tutti: squadra, città, club e tifosi.

Dovesse arrivare anche Wijnaldum sarebbe più facile.

Con lui alzi tutto: qualità, esperienza. È il discorso dell’asticella…

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Spinazzola: corsa, tanti sorrisi e allenamenti a secco per tornare a volare

 Sorridente in Algarve, Leonardo Spinazzola sta facendo la prima vera preparazione con i compagni dopo l’infortunio degli Europei. Mourinho ha sinistra ha abbondanza: Calafiori – scrive La Gazzetta dello Sport – è rientrato per un problema muscolare, poi ci sono Vina, Zalewski e, appunto, Spinazzola. La concorrenza c’è e per José è solamente un aspetto positivo. Tra l’altro, Leonardo è uno di quelli che è stato più vicino a Nicola e questo è un altro vantaggio: nei periodi più complicati della stagione averli entrambi così affiatati sarà un vantaggio.

Oggi dovrebbe essere titolare nell’amichevole contro il Portimonense e sarà l’occasione per iniziare a mettere minuti nelle gambe. Spinazzola sa benissimo che la rottura del tendine d’Achille a 28 anni gli ha cambiato la carriera e sa perfettamente, avendo sofferto in passato di fastidi muscolari, che la sua struttura fisica prevede un importante lavoro a secco, prima e dopo gli allenamenti classici. Ha fiducia in se stesso e nello staff della Roma, soprattutto perché da gennaio tutto è andato liscio nel suo percorso di recupero. Archiviati i problemi dei mesi precedenti, Spinazzola è pronto a prendersi davvero il posto sulla fascia sinistra, mentre Zalewski è pronto ad essere qualcosa di più di un’alternativa.

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Spinazzola, corte serrata di Real Madrid e Psg. Ma Mourinho lo blinda per la Champions

Leonardo Spinazzola torna nel mirino dei top club europei. Ad Ibiza, dove trascorre le sue vacanze, c’è anche Davide Lippi, suo agente, che riceve telefonate in continuazione in cui gli chiedono informazioni circa il suo assistito.

D’altronde, scrive la Gazzetta dello Sport, Spinazzola tra Roma Nazionale ha già dimostrato di di aver recuperato dal brutto infortunio al tendine d’Achille che lo ha tenuto lontano dai campi per circa dieci mesi. E chi ha messo gli occhi su Spina durante l’Europeo vinto dall’Italia è tornato a pensarci prepotentemente su.

Non è un mistero che Spinazzola, prima dell’infortunio del 2 luglio durante Italia-Belgio, fosse entrato nei radar di due top club europei come Real Madrid Paris Saint-Germain. Poi il crack e un’offerta strozzata sul nascere. Adesso spagnoli e francesi sono tornati sullo stato di cose, sulla situazione attuale di Leo e sul suo rapporto con la Roma.

Trigoria, invece, non è ancora arrivato niente, né come offerte ufficiali né come discorsi intrapresi da intermediari. Ma i due club sono lì alla finestra cercando di capire se ci sono margini per intavolare un’eventuale trattativa. Mourinho in tal senso è stato chiaro: Spinazzola è uno dei punti fermi della Roma. L’allenatore portoghese lo ha aspettato con ansia per un anno intero convinto che fosse il primo rinforzo prima per gennaio, poi per il finale di stagione. E ora che lo ha ritrovato, non ha intenzione di perderlo nuovamente.

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Roma, i tre piani del mercato: il blocco Mourinhiano, gli esuberi e le priorità

(di Francesco Oddo Casano) – Ancora qualche ora di relax in Portogallo, poi per Tiago Pinto arriverà il momento di allacciare le cinture, accendere i motori e iniziare un lungo viaggio nei tortuosi viali del calciomercato estivo. Una sessione che dovrà consegnare a Josè Mourinho una Roma più competitiva rispetto alla stagione appena conclusa con la vittoria della Conference League. Sono tre i piani principali di lavoro che coinvolgeranno il GM giallorosso e i suoi collaboratori: mantenere più o meno intatto il blocco di calciatori su cui Mou ha costruito le basi della sua prima Roma; le priorità in entrata; la necessità di piazzare diversi esuberi, tra calciatori attualmente in rosa e ragazzi che rientreranno dai prestiti.

25.5.2022 Conference League Finale : Roma vs Feyenoord Nella foto: Tiago Pinto (Foto Gino Mancini)

Su queste direttrici chiare, Pinto dovrà innestare anche una necessità finanziaria: realizzare un mercato sostenibile, senza ad oggi obbligatori paletti in termini di attivo di bilancio, nonostante l’imminente possibile accordo con l’UEFA per un graduale rientro nei paletti del nuovo regolamento finanziario, varato dopo l’addio al vecchio FFP.

Il Blocco Mourinhiano

Tra i titolari Mou otterrà la conferma dei seguenti calciatori: Rui Patricio, Mancini (rinnovo fino al 2027 da ratificare nei prossimi giorni), Ibanez, Kumbulla, Karsdorp (non da titolare inamovibile), Cristante (su cui è cambiato lo scenario, dopo l’imminente addio di Mkhitaryan), Spinazzola, Zalewski, Pellegrini e Tammy Abraham. Dieci pedine a cui aggiungere Svilar come secondo portiere, già ingaggiato, Kumbulla, Vina, Shomurodov e Bove che la società ha intenzione di riconfermare, oltre ad El Shaarawy che ad un anno dalla scadenza difficilmente rinnoverà ma ha un ingaggio troppo elevato per rintracciare oggi un’opzione migliore della Roma. Il conto sale a 16 con un grande punto interrogativo, che a mo’ di pendolo oscilla dall’addio alla permanenza con cambiamenti più o meni costanti: Nicolò Zaniolo.

Nic tra affetto, rinnovo e sirene

Mou non ne ha chiesto il sacrificio sul mercato e la proprietà è stata chiara con il suo entourage: per meno di 60 milioni Nic non si muove. La sua partecipazione (secondo qualcuno eccessiva) ai festeggiamenti per la vittoria della Conference certificano il grande affetto del 22 per la piazza giallorossa, ma la questione rinnovo è una spina acuminata nella storia tra Zaniolo e la Roma. Difficile, se non impossibile, che Pinto offra a Vigorelli gli stessi soldi che attualmente percepiscono Abraham e Pellegrini. Il tetto sarà intorno ai 3.5, prendere o lasciare. La valutazione imposta dai Friedkin rassicura però, sempre nello scenario attuale, tutti coloro che vorrebbero fortemente la sua permanenza a Roma.

Il totale dunque è (sarebbe) di 17 calciatori e da qui si partirà per completare la rosa, tenendo conto ovviamente delle suddette priorità: due centrocampisti, di cui un top da inserire in cabina di regia (che rappresenterà salvo problematiche in corso di ritiro che nessuno si augura a Trigoria, il maggiore investimento), un esterno destro che possa rappresentare un upgrade sul piano soprattutto offensivo, con la postilla di Zalewski adattabile come già visto nel finale di stagione anche sulla corsia destra e in terz’ordine un generale restyling del fronte offensivo. Troppi pochi i gol segnati dai giallorossi, a parte il grande rendimento del duo Abraham-Pellegrini (41 reti totali). Si cercherà un vice-Zaniolo, un sostituto di Mkhitaryan se lascerà la Roma destinazione Milano, sponda nerazzurra, un vice Tammy e un altro trequartista/seconda punta.

Esuberi e Miki via?

Escludendo i tanti ex Primavera che la Roma dovrà sistemare e non considerando i tre-quattro ragazzi dell’attuale formazione di Alberto De Rossi che faranno parte della rosa della prossima stagione (su tutti Volpato), Pinto dovrà poi piazzare i seguenti calciatori: Kluivert di rientro da Nizza, Darboe, Veretout, Diawara, Villar, Felix, Calafiori, Carles Perez, Fuzato, Reynolds, Olsen, Coric.

Restano da verificare due situazioni particolari: Oliveira e Mkhitaryan, con il lusitano rientrato formalmente al Porto che spera in una chiamata definitiva da Trigoria, ma la Roma 13 milioni non li spenderà per il suo riscatto; l’armeno invece ha sul tavolo due proposte, quella nerazzurra e quella ribadita oggi dai dirigenti romanisti. Prendere o lasciare, con la sensazione che la chiamata di Marotta possa avere maggior fascino in questo momento storico per l’ex Arsenal. “Al 31 agosto la Roma sarà più forte di quella attuale” ha assicurato Pinto recentemente. In bocca al lupo.

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Spinazzola ringrazia anche Mourinho: “Mi ha sempre spinto a non mollare”

Leonardo Spinazzola, ovvero l’asso di coppa. Dopo aver vinto l’Europeo, scrive La Gazzetta dello Sport, il terzino sinistro della Roma ha fatto in tempo a tornare per giocare e vincere la Conference League. Adesso, in ritiro con la Nazionale, trova il tempo per ripercorrere il suo calvario, iniziato nel luglio scorso con la rottura del tendine d’Achille.

Grazie al mio carattere non ho mai perso il sorriso – dice ai microfoni della Rai – ma dopo l’infortunio ho vissuto un periodo molto difficile. Alcuni giorni li passavo fissando il vuoto. Non ho avuto paura di non riprendere a giocare, ma di non tornare come prima. Adesso sto bene e sono al settimo cielo, mi hanno aiutato tanto mia moglie, i miei figli e gli amici”.

Ad aiutarlo, anche il rapporto con gli allenatori. “Il c.t. Mancini mi ha trasmesso serenità e lo stesso ha fatto Mourinho, mi ha sempre spinto a non mollare“. Peccato veder sfumare il sogno Mondiale. “Non meritavamo di restare fuori ma il calcio è anche questo. Spero che i giovani ci diano una mano”.

All’orizzonte adesso c’è l’Argentina: “Sarebbe una cosa bellissima, sono certo che non mi farei travolgere dall’emozione. Un messaggio ai tifosi? Stateci accanto e vi faremo innamorare di nuovo“.

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Spinazzola: “Ho temuto di non farcela. Ora sogno la Conference League”

Leonardo Spinazzola ha rilasciato un’intervista al quotidiano. Il terzino sinistro – tornato titolare nelle ultime due partite (Venezia e Torino) dopo lo spezzone finale con la Fiorentina – ha parlato della finale di domani di Conference League, dell’infortunio e di tanto altro. DI seguito le parole del laterale della Roma.

Allora Spinazzola, a che punto siamo?

Boh, non lo so nemmeno io (ride). No, dai siamo a buon punto. Ho fatto i miei primi step contro Venezia e Torino, mi sono sentito a mio agio. Adesso devo giocare, mi serve minutaggio per tornare, acquisire maggiore consapevolezza anche se quella in realtà non l’ho mai persa. In campo mi sono subito trovato bene, come se fosse trascorso poco tempo dall’ultima gara quando invece, guardando indietro, forse è un bene che mi sia dimenticato quanto accaduto.

C’è stato un momento in questo lungo anno lontano dai campi dove ha temuto di non farcela?

Sì, lo ammetto. È successo quando non vedevo i risultati. Lavoravo di continuo, arrivavo a Trigoria alle 9 di mattina, andavo via alle 16 ma niente. La gamba era come morta, non riuscivo a far crescere il muscolo. Quello è stato il momento più difficile. Mi sentivo impotente e lì ho pensato seriamente di non farcela. Poi è cambiato qualcosa e di colpo sono ripartito, iniziando a lavorare meglio.

Ma è cambiato qualcosa a livello psicologico o fisico?

Non lo so, probabilmente doveva trascorrere soltanto del tempo.

E allora come è possibile che dopo tre mesi ha dichiarato di voler tornare a novembre?

Assicuro che all’epoca ero consapevole di quello che dicevo. Nei primi tempi vedevo tanti miglioramenti che mi hanno fatto pensare di poter tornare molto prima. Tra l’altro essendomi già rotto un crociato, con la testa che avevo in quel periodo volavo… L’Europeo che avevo disputato mi dava forza e mi son detto, perché no? Stavo bene, lo giuro. I primi tre mesi sono stati in discesa, poi mi sono bloccato, di colpo. Il muscolo che non cresceva, i carichi troppo pesanti che non reggevo, ho dovuto fare un passo indietro. L’importante è avercela fatta.

Mourinho ha definito Roma una grande piazza.

Aggiungo fantastica. C’è un popolo che ti spinge, ti sprona. Caloroso, generoso, come abbiamo visto con il Venezia. Quando vede una squadra con la testa, grinta e carattere ti ripagano con un affetto immenso. Ha vinto poco? Eh vabbè, domani proveremo a portare un trofeo.

All’Europeo è stato protagonista assoluto ma poi si è fatto male e ha visto i suoi compagni alzare la coppa. Stavolta dopo aver visto tutte le partite ai box, sogna il percorso inverso?

Me lo auguro per i miei compagni che hanno fatto un grande percorso, per la città, per i tifosi e anche per me. Chiudere questa stagione con un trofeo e magari giocare la finale sarebbe un sogno.

Vive questa finale come una rivincita per quella che non ha potuto disputare?

Sinceramente no, perché mi sento di aver vinto anche io l’Europeo, giocando o non giocando ho dato il mio contributo e voglio darlo anche domani.

Meglio dall’inizio o in corsa?

L’importante è alzare la coppa. Posso giocare anche un minuto o restare in panchina, l’importante è vincere. Non ci penso a partire titolare o meno. Quello che conta è essere disponibile, perché veramente sono felice di esser tornato, di poter correre, di poter aiutare i miei compagni.

Trova delle similitudini tra il gruppo azzurro che ha trionfato la scorsa estate e questo della Roma?

Sì, come compattezza è simile. È chiaro che poi in nazionale essendo tutti italiani è più semplice. Io ad esempio non so parlare inglese, che gli dico a Maitland e agli altri? Al massimo mi posso esprimere a gesti (ride). Scherzi a parte, l’importante è essere compatti in campo.

Un anno e mezzo fa è stato ad un passo dal lasciare la Roma. Guardandosi indietro, ritiene che alla fine sia andata bene così?

Certamente, ma non lo dico oggi, l’ho sempre pensato. Da quel giorno sono migliorato mentalmente, come persona, come atleta e come uomo. Ringrazio il destino? Sì.

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Torino-Roma, le probabili formazioni: Mou recupera tre titolari. Spinazzola a destra

La buona notizia è arrivata da Fiumicino, poi starà a Mourinho scegliere se schierarli oppure no. La Roma affronterà domani sera il Toro per l’ultima sfida di campionato ma il tecnico lusitano ha recuperato Smalling, Zaniolo e Karsdorp che sono partiti per Torino al seguito della squadra.

Probabile che il centrale inglese parta dalla panchina, al pari dell’olandese, mentre Zaniolo dovrebbe iniziare il match dal 1′ minuto. Dinanzi a Rui Patricio, il terzetto difensivo sarà composto da Ibanez-Kumbulla-Mancini, con Spinazzola largo a destra a centrocampo, Veretout-Cristante in mediana, Zalewski a sinistra favorito su El Shaarawy. Davanti Zaniolo, Pellegrini e Abraham, favorito su Shomurodov che potrebbe partire titolare qualora il 22 iniziasse dalla panchina.

Le Probabili Formazioni

FC TORINO (3-4-2-1): Berisha; Izzo, Zima, Rodriguez; Aina, Lukic, Ricci, Ansaldi; Seck, Brekalo; Belotti.
A disposizione: Milinkovic-Savic, Gemello, Anton, Linetty, Pobega, Vojvoda, Mandragora, Praet, Pjaca, Pellegrini, Warming, Sanabria.
Allenatore: Ivan Juric.
Indisponibili: Fares, Buongiorno, Singo, Bremer.
Diffidati: Aina, Buongiorno, Djidji.
Squalificati: -.

AS ROMA (3-4-2-1): Rui Patricio; Kumbulla, Mancini, Ibanez; Spinazzola, Cristante, Veretout, Zalewski; Pellegrini, Zaniolo Abraham.
A disposizione: Fuzato, Boer, Maitland-Niles, Karsdorp, Smalling, Keramitsis, Vina, Oliveira, Bove, Diawara, Darboe, El Shaarawy, Perez, Shomurodov, Felix.
Allenatore: José Mourinho.
Indisponibili: Mkhitaryan.
Diffidati: Abraham, Cristante.
Squalificati:-.

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Spinazzola: “Ho avuto paura, ma ora sto bene. Pronto a giocare per le due finali” – VIDEO

 Leonardo Spinazzola ha rilasciato alcune dichiarazioni in mixed zone nel corso del Media Day organizzato dalla Uefa. 

Come arrivate alla finale?
“Ci arriviamo bene, ci dobbiamo arrivare bene per chiudere in bellezza questo campionato, Torino è fondamentale. Poi avremo 5 giorni per preparare la finale”. 

Tu come ci arrivi? 
“Ci arrivo bene, motivato, felice di essere qui e di poter giocare queste ultime due partite”. 

Pensavi a Tirana in questo periodo complicato? Ti ha dato forza? 
“Sinceramente no, pensavo a rientrare in gruppo. Pian piano che miglioravo il pensiero di Tirana mi è entrato in testa”. 

Quali sono stati i momenti più difficili in questi mesi? 
“Quando non vedevo progressi nel mio lavoro, battevo la testa sul muro, ma il muro rimaneva integro”. 

Con l’abbraccio dell’Olimpico cosa hai trovato? 
“La gente romanista è stata sempre generosa con me e all’Olimpico è stata un’emozione bella”

Tu e Zalewski insieme? 
“Nico sta facendo bene e deve continuare, poi ci deve pensare il mister”

Come sta approcciando il mister alla finale? 
“Ancora non c’è stato l’approccio alla finale, abbiamo una finale che è venerdì e il mister ci fa concentrare solo su quella”. 

Quanti minuti hai nelle gambe? 
“Non lo so, dipende dalla partita. Se attacchiamo e basta è più facile, se è aperta è normale che abbia più difficoltà fisica. Sono felice, vediamo quanti minuti avrò in queste due partite”. 

La Roma poteva far di più? 
“Siamo una grande squadra, poi è normale che quando giochi il giovedì, la domenica, coi viaggi, qualcosa perdi sempre. Siamo stati l’unica squadra che ha fatto questo percorso, tra il freddo e i campi in sintetico”

Vi sentite favoriti col Feyenoord? 
“Non voglio pensarci. Dobbiamo pensare solo al Torino”. 

La finale più importante per te, dopo quella mancata agli Europei?
“Diciamo di si”.

Italia-Argentina è un obiettivo per te? 
“Vediamo adesso sto cercando di mettere più minuti possibili nelle gambe. Mancini mi ha detto che era contento fossi tornato”. 

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Spinazzola corre verso Tirana

L’incubo è finito: a distanza di 380 giorni Leonardo Spinazzola torna titolare con la Roma, l’ultima volta è stata in Sassuolo-Roma del 3 aprile 2021, scrive  Il Messaggero. Ci è voluto più di un anno per rivederlo indossare la maglia giallorossa dall’inizio. Spina è accolto dall’Olimpico come una star, i tifosi urlano il suo nome all’annuncio delle formazioni come un tempo si faceva con Totti.

Leo non sente la pressione del primo giorno, si piazza sulla sinistra e fa tutto quello che dovrebbe fare un vero terzino: dribbla, prova la giocata, tira da fuori, cerca il gol e torna in difesa ad aiutare Smalling. È sicuro, ha visione di gioco, sembra che il tempo per lui non sia passato, ha ripreso da dove aveva lasciato.

La sua partita è durata 45 minuti, Mourinho lo ha sostituito con Zalewski a inizio ripresa vista la grande intensità che ci ha messo per ogni istante che è stato in campo e, soprattutto, per non rischiare ulteriori infortuni. Sarà un recupero progressivo il suo, la parte cruciale arriverà durante la prossima estate quando lo staff di José strutturerà nel dettaglio la preparazione in vista del prossimo anno. Ieri è finalmente tornato e adesso Mourinho ha un’arma in più da sfoderare nella finale di Tirana.