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Dybala al tavolo dell’Inter ma oggi vede la Roma

 Incontro per Dybala. Dopo i contatti tra Marotta e l’entourage del giocatore avvenuti nei giocatori, ieri, un suo rappresentante – un agente che era già stato coinvolto in occasione del trasferimento poi mancato al Manchester United nell’estate 2019 – si è trattenuto per un paio d’ore nella sede nerazzurra. Come riporta Il Corriere dello Sport, è stato un primo confronto diretto, nel quale sono stati approfonditi tutta una serie di aspetti: da quelli tecnici (assicurato un ruolo da protagonista), a quelli economici. Il club nerazzurro, infatti, ha voluto spiegare che, dovendo ridurre il monte ingaggi del 10-15%, non potrà spingersi oltre certe cifre. All’agente non è stata ancora presentata un’offerta ufficiale, probabile che se ne riparli la prossima settimana, visto che le parti, oltre a lasciarsi con estrema cordialità, si sono prese qualche giorno di tempo. Attenzione, però, alla Roma, che resta pienamente in gioco. E che, proprio oggi, potrebbe incontrare a sua volta un rappresentante di Dybala. 

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Via alle vacanze. Il raduno fissato a inizio luglio

Una festa che ha coinvolto la città fino a notte fonda e che per gran parte dei giocatori della Roma ha sancito l’inizio delle vacanze: soltanto chi dovrà rispondere alla chiamata della propria Nazionale inizierà le ferie con una settimana di ritardo. Il rompete le righe, scrive Il Tempo, è arrivato al rientro dal giro sul pullman scoperto che ha percorso le principali vie del centro. La ripresa dei lavori a Trigoria non è ancora stata fissata ufficialmente, ma la squadra dovrebbe rimanere a riposo fino alla prima settimana di luglio. 

Un anno fa, con il turno preliminare di Conference League da preparare, José Mourinho aveva scelto il 6 luglio come giorno del raduno, per preparare la prima gara di coppa in Turcha il 19 agosto. Stavolta invece – nonostante la qualificazione diretta in Europa League – è il campionato partire prima, nel weekend del 13-14 agosto. Ancora al vaglio invece l’ipotesi ritiro. Dopo l’esperienza in Portogallo dell’estate scorsa, quest’anno il club sembra propenso ad optare per una location differente. Al vaglio ci sono almeno tre opzioni (tutte fuori dall’Italia): si decide nelle prossime due settimane.

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Roma, i piani di Sir José. E Friedkin pensa per lui a un (lontano) futuro dirigenziale

Non date retta a Mourinho quando dice: “Mi dispiace per i miei giocatori, stanchi, che ora devono andare in Nazionale. Io mi metto sulla spiaggia a guardare il mare“.

Tornerà a casa in Portogallo, scrive Il Corriere della Sera, e si metterà al sole, ma sta già pensando alle prossime mosse perché la grande gioia di Tirana, che ieri ha paralizzato la città intera, sia un punto di partenza e non di arrivo.Prima di essere innaffiato di champagne dai suoi giocatori, nella conferenza stampa dopo la finale di Conference vinta contro il Feyenoord, lo Special One stava elaborando il futuro prossimo: “Non avevamo una rosa adeguata per arrivare al quarto posto. Potevamo vincere la Coppa e lo abbiamo fatto“.

Mourinho ha sempre parlato con grande rispetto della famiglia Friedkin, che lo ha legato alla Romacon un triennale, ma ha usato e usa la stessa chiarezza per dire cosa gli piace e cosa non gli piace.  Ora bisogna alzare l’asticella. Gli obiettivi per la prossima stagione sono la qualificazione alla Champions e una buona, meglio se ottima, Europa League.

I Friedkin terrebbero Mourinho a vita, anche con un ruolo dirigenziale top se volesse smettere di allenare o di farlo solo part-time con la nazionale del Portogallo, che ha sempre visto come l’ultima tappa della sua carriera in panchina. Alla Roma sarebbe un sir Alex Ferguson al quadrato.

Scenari affascinanti, ma Mourinho è un pragmatico e le sue prime richieste sono per l’immediato. E sono queste: tre acquisti importanti, uno per reparto. Si fanno tanti nomi, da quelli concreti (Senesidel Feyenoord, Douglas Luiz dell’Aston Villa, Xhaka dell’Arsenal) a quelli non semplici (Raspadori), da quelli difficilissimi (Dybala) a quelli impossibili (Cristiano Ronaldo).

Ma sembrava impossibile anche che Mourinho venisse a Roma. Lo Special One è molto laico per quanto riguarda le cessioni. Mkhitaryan può andare all’Inter e Cristante al Milan, ma nel caso vanno sostituiti con calciatori di pari livello. Il lavoro per Tiago Pinto non manca, ma sarà condiviso con tutto lo staff. Zaniolo si è dato una dimensione europea dopo due anni ai box per infortunio. Rui Patricio e soprattutto Abraham dimostrano che la Roma sa comprare. Zalewski può essere ancora più valorizzato dal Mondiale che giocherà con la Polonia. Spinazzola è il primo acquisto per il 2022-23. Gratis.

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Pressing Mkhitaryan. L’Inter ha in mano il jolly armeno, ma la Roma può rilanciare

Henrikh Mkhitaryan sta vivendo tutto lo spettro delle umane emozioni: la delusione per l’infortunio che gli ha tolto la finale di Conference sul più bello, la gioia per l’ennesimo trofeo della carriera, lo stupore per la marea gialla e rossa attorno al pullman su cui ballava ieri, ma pure l’attesa per la nuova vita che potrebbe iniziare lontano dalla Capitale, scrive  La Gazzetta dello Sport.

L’armeno 33enne è vicino a diventare il perfetto parametro zero su cui l’Inter affonderà i denti in questo mercato estivo: è talentuoso, esperto, abituato a navigare in tutti i mari europei. E, soprattutto, è gratis, dettaglio decisivo in questa fase storica. Mkhitarayan non avrebbe forse lo stesso sapore di Dybala per i tifosi nerazzurri a caccia di rivincita, ma sazierebbe comunque gli appetiti iniziali di Inzaghi. Proprio per questo, sul centrocampista di Mourinho i nerazzurri hanno fatto passi rapidi e velocissimi, sfruttando le difficoltà dell’armeno nel trovare un accordo definitivo sul rinnovo: il 33enne ex United e Arsenal vuole salire oltre i 3,5 milioni del contratto che scade il 30 giugno. Nelle settimane scorse a Trigoria tutto è scivolato avanti, in base alla decisione dei Friedkin di spostare le decisioni sui rinnovi a fine stagione.

L’Inter sì è quindi infilata nel giusto intervallo temporale e, di fatto, ha trovato un’intesa che accontenta le pretese del giocatore: si ragiona attorno ai quattro milioni per due stagioni, con bonus abbastanza facili che potrebbero pure far lievitare più su lo stipendio. La palla passa adesso a ”Micki”, unico arbitro del suo destino. Fino a ieri pareva davvero vicino a dire l’ultimo, definitivo sì all’attivissimo duo di mercato nerazzurro: l’a.d. Beppe Marotta e il d.s. Piero Ausilio hanno, infatti, tenuto i contatti con Rafaela Pimenta, l’avvocatessa che ha ereditato l’impero di Mino Raiola e che ha proposto l’armeno a tempo debito. Quel sì di Henrikh, però, non è ancora arrivato in via definitiva perché, in fondo, esistono ancora dei margini per una offensiva romanista. Vuoi per l’entuasiasmo del successo europeo, vuoi per il pressing di Mourinho che lo considera altamente strategico, i giallorossi sarebbero pronti a uno sforzo in più. A un rilancio su cifre simili, un biennale da 4 netti comprensivi di bonus. Se la mossa del club giallorosso sia stata tardiva, lo si capirà in tempi piuttosto rapidi. Insomma, vedremo presto se quella di mercoledì a Tirana sarà stata l’ultima partita di Mkhitaryan con la maglia giallorossa.

Pare che la possibilità di giocare la Champions possa orientare la decisione, ma ha un valore anche il progetto tattico che Inzaghi gli ritaglierebbe addosso.Il tecnico pensa a un centrocampo con quattro titolari autentici e riconosciuti: l’armeno prenderebbe numericamente il posto di Vidal, ma almeno in partenza garantirebbe un rendimento molto superiore. Più nel dettaglio, il giallorosso potrebbe occupare tutte le caselle di una mediana di alto livello, perfino quelle a cui è meno abituato. Mou con lui flirtava poco ai tempi del Manchester United, ma a Roma lo ha portato nella prima linea dei pretoriani, al punto da schierarlo addirittura come regista in certe occasioni. E si sa, in nerazzurro dietro a Brozovic c’è stato quasi sempre il vuoto.

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Roma, una festa Colossale. Mou e squadra portati in trionfo da 150mila tifosi

La Roma dei trionfi dei Cesari, in fondo, doveva essere assai simile a ciò che il nostro limitato orizzonte riesce a scorgere, scrive  La Gazzetta dello Sport. A questa onda umana felice e vincente, a questi fumi colorati che si arrampicano verso il cielo, a questa fallibile sensazione d’invincibilità che una volta veniva assicurata dalle legioni e adesso da un manipolo di ragazzi arrampicati su un autobus scoperto, destinati a essere, almeno per un giorno, contemporaneamente piccoli e immensi. Oltre centocinquantamila persone hanno deciso di dire grazie a una squadra di calcio in grado di far sentire ciascuno di loro come parte integrante del flusso della storia.

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Parlare di festa non dà il senso di ciò che si annusa. Quella coppa che si staglia sul pullman che porta i calciatori – il primo di una carovana che arriverà a contarne tre, tutti con la scritta “Roma ha vinto” sulla fiancata – è un contenitore che trascende dal calcio per entrare nelle spire del tempo. La Roma non vinceva un trofeo da 14 anni e proprio per questo si era venuto a creare un gap generazionale che porta i più giovani a vivere una sorta di “prima volta” cosciente di un successo e i più anziani a spolverare i loro ricordi. Davanti a una passione del genere, si capisce perché i programmi originali cambino in corsa.

Sull’autobus dei calciatori è festa da ragazzi. Si parte in maglietta rossa, ma la temperatura bollente fa mettere subito a nudo tutti i tatuaggi. La folla circonda il mezzo, si rischia, così per fare dieci metri occorre mezz’ora. Ma non importa perché si canta e si balla. I cori della curva come le canzoni alla moda. SonoMancini e Zaniolo a guidare la festa, ben supportati da Spinazzola e Ibanez. Nella cascata di slogan entra ben presto la Lazio. Sullo stesso pullman dei calciatori c’è anche Tiago Pinto, mentre quello subito dietro è destinato a Mourinho e al suo staff. José ha l’aria papale. In maglietta rossa saluta la folla con fare benedicente, provando una commozione trattenuta.

La vera meraviglia, però, trova spazio sul terzo autobus, che si aggrega più tardi. Li c’è la famiglia Friedkin al gran completo, che beve champagne ed è quasi incredula per ciò che vede. “Presidente, portaci Dybala” a cui l‘uomo risponde solo con sorrisi. Nei prossimi giorni la Roma sarà ricevuta in Campidoglio dal sindaco Gualtieri, che ha benedetto la festa di popolo. Bene così. D’altronde non è sempre vero che la felicità dura solo un attimo.

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Zaniolo, quel talento che non tutti capiscono

Non ha segnato molto, lo ha fatto nei momenti clou. Pochi ma buoni, preziosi. Un timbro nei quarti, con una splendida tripletta e poi la pennellata in finale a Tirana, decisiva contro il Feyenoord. Vale, questo, per il rinnovo? Non si sa, è una lotta dura, complicata, ed è difficile capire come possa andare a finire, scrive Il Messaggero.

Il nodo contratto, che va avanti da mesi ormai, è diventato un tormentone e tutto ciò ci ha regalato uno Zaniolo pieno di alti e bassi. Morale una volta a mille, poi giù all’improvviso. Titolarissimo spessissimo e qualche volte escluso quando meno se lo aspettava, con Spezia e nel derby ad esempio, le partite che sentiva più sue. Ossessionati da Zaniolo, è vero. Perché il talento trasmette emozioni contrastanti, troppo o niente, amori e ossessioni.

Zaniolo a Tirana, forse, ha deciso cosa farà da grande: il campione. Non si può più tirare indietro, se fai gol in finale sei scoperto, tutti – o quasi – ora sanno cosa può uscire da quei piedi.

Lui ha quel contratto ballerino che non lo lascia tranquillo e non lo sono nemmeno i tifosi della Roma, che sognano Dybala ma al fianco di Nicolò e non come suo sostituto. Non sapremo a breve cosa ci sarà davanti alla notte magica di Tirana, ma abbiamo capito che a uno così non si deve rinunciare a cuor leggero. Ballano soldi, tanti, e questo tende sempre a essere un problema.

La qualità non si vende e un progetto ambizioso deve investire sul talento. Nick ne ha, non ci sono dubbi. Ora è l’uomo del destino, quello che fatto il regalo più prezioso alla gente. “Ho realizzato il mio sogno da bambino, vincendo una competizione europea, i tifosi sono fantastici e la vittoria è tutta per loro“. Che si riparta da qui, prima che sia troppo tardi.

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Falcao: “Mourinho la svolta per la vittoria, come quando arrivai io”

“Grandissima”. L’euforia del Divino, da Porto Alegre. Paulo Roberto Falcao si è gustato la vittoria della Roma a Tirana alla televisione.  “So bene come festeggiano i tifosi giallorossi, cori, sciarpe e bandiere nella location più appropriata. Lì è stata scritta la storia della Capitale. Soprattutto so di che cosa sono capaci quando vinciamo” ha detto Falcao intervistato dal Messaggero.

Sì, parla come uno di loro. “Anche se sono passati più di 40 anni, il mio legame rimane lo stesso. Per la città, la squadra e la gente”.

Come ha vissuto la serata di Coppa?

“In diretta tv e anche… dallo stadio in Albania. Il mio amico Marco mi ha inviato via WhatsApp le foto del nostro trionfo. Pellegrini con la coppa, la tifoseria impazzita di gioia, la commozione di Mourinho. È come se avessi seguito la squadra in trasferta, in tribuna pure io. So che la città non ha dormito”.

E per il day after, la gente è tornata al Circo Massimo per applaudire la Roma. Che cosa le viene in mente?

Almeno mezzo milione di persone in strada per il nostro scudetto. Sempre lì. Mai più visto niente del genere.

È stato tra i primi a benedire la scelta dei Friedkin di puntare su Mourinho. Da che cosa nasceva la sua convinzione?

Quando ho saputo che sarebbe arrivato José, ho detto subito: torneremo in alto. A vincere. Perché il successo, da sempre, gli cammina al fianco, è così dall’inizio della sua carriera di tecnico. Quando c’è lui, è automatico il rispetto. Lo riceve proprio per il suo palmarès eccezionale. Che coinvolge i giocatori e, come avete visto, i tifosi. E gli avversari. Unico.

Mou, a furor di popolo, è il testimonial della svolta per il club giallorosso. Se torniamo all’agosto dell’80, il suo sbarco cambiò la mentalità della Roma. La storia, 42 anni dopo, si ripete?

I paragoni non li ho mai fatti. È passato tanto tempo dal mio arrivo e io venni da giocatore. Ma arrivai per vincere con la Roma. Quello che ha fatto Mourinho. Un leader. Se lo sono stato anch’io non me lo posso certo dire da solo….

E come valuta l’allenatore?

Una squadra dipende sempre dai giocatori. Mourinho, però, li migliora. E sa come deve essere il rapporto con loro. Ho sentito parlare il mio connazionale Ibanez. Ha spiegato che il tecnico fa battute, ma quando c’è da lavorare, diventa tosto e pretende il massimo.

Tocca ai Friedkin. Devono seguire Mourinho che ha subito conquistato un trofeo. I giocatori fanno sempre la differenza. Va bene festeggiare, ma non c’è tempo da perdere. Bisogna allestire una squadra da scudetto. È la svolta… buona.

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Fenomenologia Mourinho

La verità è nell’intero. Ecco perché la vittoria, l’ennesima, dell’uomo che sa solo vincere, è appena solo la parte emersa della storia, scrive Andrea Sorrentino su Il Messaggero.

Ci sono anche la manita, le lacrime, la coppa baciata,Hegel, suo padre, sua moglie e i suoi figli, Dio e il Vaticano, ballare coi ragazzi con la maglia tutta bagnata di bollicine, volergli bene come se fossero figli e quindi trattarli con durezza quando serve, e le interviste con la voce rotta, e quant’è bello piangere perché mi passano tante cose in testa stasera, e rimarrò qui, certo, però: “Bisogna capire cosa vogliono fare i nostri proprietari”.

Tutte queste cose insieme sono José Mourinho. Un turbine di emozioni e magari di contraddizioni, di spigoli e bordi taglienti, ma un uomo e un professionista tra i più sorprendenti che si possano incrociare.

Non prendetelo mai per una sola delle sue parti, José Mourinho, magari quelle che vi irritano: sarebbe troppo facile, rischiereste di giudicarlo in modo superficiale e ingannevole, come fanno sempre tanti, poi arriva inesorabile il giorno in cui li costringe a ricredersi, e a saltare sul suo carro.

È andata ogni volta così, in tutte le sue avventure. Chi lo conosce lo sa. Alla fine, José piazza la zampata, in qualche modo. Poi tira le somme del tutto, si fa una grassa risata sui critici, e si lascia andare. Così a Tirana ecco la manita alla spagnola, subito, per ricordare al mondo che ha vinto cinque coppe in cinque finali.

Che soddisfazione, Tirana. Un’altra vittoria con un club a digiuno da tempo, dopo Porto, Chelsea e Inter. Da dedicare alla famiglia, la moglie e i due figli, la sua vita. A Dio, perché è devotissimo cattolico, come ben sanno prelati e fedeli a San Pietro. Ai giocatori, che ha saputo ipnotizzare anche qui, li ha portati in sella al suo destriero, tra buche e scossoni, finché ci si sono sistemati. E non parliamo delle sue doti di capopopolo, ma anche qui si rischia di considerare una parte, e non il tutto.

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Top Dan in volo. Friedkin pronto per regalare a Mou una Roma da Champions

È un pilota ma così in alto non aveva volato mai. Dan Friedkin è il primo presidente straniero della storia romanista a vincere un trofeo, il secondo americano in Italia questa stagione dopo lo scudetto del Milan di Elliott, scrive Leggo.

È sceso anche lui in campo per baciare la Conference e ricevere l’applauso della Sud mentre ieri si è goduto commosso sul pullman le immagini di una Roma delirante di gioia ad accompagnare la squadra da Terme di Caracalla fino a Circo Massimo. “Un’emozione grande, questa coppa non è mia ma della squadra“.

In due anni il texano ha cancellato la gestione Pallotta e riportato trofei in bacheca e gente allo stadio. Top Dan, ma per volare ancora più su ora serve altro. Lo sa Mourinho che non ha mancato di farlo sapere anche con il viso ancora rigato dalle lacrime di gioia a Tirana. Lo Special One è l’unico allenatore al mondo ad avere vinto tutte e tre le competizioni europee e ha riportato un trofeo a Roma dopo 14 anni.

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Roma, festa a Trigoria: balli, fuochi d’artificio e tuffi in piscina – VIDEO

Grande festa ieri sera a Trigoria tra i giocatori, le famiglie e lo staff Roma. La squadra dopo il corteo nel centro di Roma ha festeggiato un’ultima volta prima del rompete le righe per le vacanze estive. Una serata di festa tra balli, musica, fuochi d’artificio e tuffi in piscina.